"IL REGNO DEI LUPI"

"LA REGINA DEI DRAGHI"

(ciclo di "A Song of Ice and Fire", "A Clash of Kings", ’99; edizione originale: (HarperCollins, '99), più venduto, negli States, fra i rilegati e i tascabili, agosto '99, settembre '99)

George R.R. Martin

traduzione di Sergio Altieri

"Omnibus", ed.Mondadori, 2001

522-510 pagine, 34.000 £, 17,56 € l’uno

 recensione di Marcello Bonati

  

 

 

Secondo romanzo di questa colossale saga, e, ancora una volta, come per "Il trono di spade" e "Il grande inverno", diviso in due parti.

Vi si ritrovano, ovviamente, gli intrighi di palazzo e le battaglie immani che caratterizzano tutto il ciclo, e, qui, si racconta della scontro fra re, appunto, per la conquista della corona dopo la morte del vecchio, re, che avevamo visto nel primo.

Ma, a parte ciò, mi pare di poter fare due considerazioni di carattere, per così dire, generale.

La prima, è sulle battaglie e i duelli, che, come abbiamo detto, e come è buon uso di ogni romanzo fantasy, lo costellano; ecco: qui, contrariamente ai molti (troppi) pessimi romanzi fantasy che ci sono in circolazione, anch’essi sono descritti con un realismo, una vividezza, che ce li rende umani, non quel qualcosa di quasi astratto di quelli.

E, partendo da questo, si può arrivare a dire l’altra cosa, ben più importante; mi è sembrato di capire che Martin abbia voluto dire qualcosa, col suo descrivere, in tutto questo ciclo, di questo medioevo fantastico in maniera molto realistica, appunto, cruda, senza i soliti indoramenti che il fantasy, normalmente, ci propina, ma quasi fosse un romanzo storico; nel senso che i re, i castelli, i loro troni, sono ricondotti fuori dalla loro aura mitica, e riportati in quella concreta, non certo rosea, di un medioevo che, per quanto trasposto in questo scenario di Science fantasy (un pianeta nel quale le stagioni si susseguono a distanza di anni, e con due lune, sul quale ci sono morti che camminano, e draghi), ci risulta concretissimo ed umano, appunto.

E che, da tutta questa arretratezza, questo vivere la politica come inganno, assassinio, guerra fraticida, e oltre, sorga spontaneo poter guardare all’oggi con più buon sentire, per la strada che abbiamo fatto, come umanità: "…insegna a tutte noi una via più gentile." (pag.324 di "La regina…"), si legge ad un certo punto, in una preghiera delle donne per i loro uomini andati alla guerra, e, poco dopo: "…era l’amore la via più diretta per ottenere la lealtà della gente, non l’inganno." (pagg.356-7), che, mi pare, dicano.

Come abbiamo detto per l’altro, poi, anche qui abbiamo, accanto alla trama principale, molti episodi davvero notevoli, anche se, alcuni capitoli, risentendo delle necessità di tenere insieme una narrazione così lunga, risultano decisamente noiosi.

Come, ad esempio, quello nel quale la regina dei draghi attraversa un immenso deserto, e trova, quando ormai tutto sembrava perduto, una città fantasma, o quello in cui, sempre quella, va nella dimora di antichi che hanno scoperto il segreto della vita eterna, per farsi rivelare misteri importantissimi; ed infiniti altri, nei quali l’ottima qualità dello scrivere del Nostro si esaltano, raggiungendo notevoli risultati.

Molto, non ultimo il non riassestarsi di molti fili della narrazione, fanno pensare che non sia l’ultimo; e, d’altronde, di bilogie non si sa molto, di tri, o penta, o altro, si.

Vedremo.