La Fantascienza

(il mondo fantastico)

è anche poesia!

 

- … PASSANDO DA VIRGILIO, OMERO, DANTE, ARIOSTO FINO A VIRGINIA WOOLF…

ARRIVANDO A M. Z. BRADLEY, J.R.R. TOLKIEN, D. ADAMS, G. BENFORD… -




Giuseppe Iannozzi




1 - PROTOFANTASCIENZA: OMERO & Co.  COME JULES VERNE!

2 - IL FANTASTICO MODERNO: MA DOV’E’ LA POESIA? SCOPRIAMOLA INSIEME ATTRAVERSO ALCUNI AUTORI MOLTO POETICI O CHE ALMENO TENTANO DI ESSERLO

3- FACCIAMO IL PUNTO: LA POESIA DIMENTICATA NELLA FANTASCIENZA MODERNA!

 

In linea di massima nel primo capitolo di questo lungo saggio è stato evidenziato quanto segue (riassumiamo i punti fondamentali della protofantascienza perché possano essere chiari a tutti):

 

L’Iliade, l’Odissea e l’Eneide sono stati i tre maggiori poemi di fantasia (almeno massima parte del loro contenuto è frutto dell’ingegno fantasioso degli autori) dell’antichità greca e romana: senza questi testi, se per immane disgrazia non ci fossero pervenuti, non solo avremmo perso un valore poetico inestimabile, ma con tutta probabilità oggi non saremo in grado di inventare la fantasia così come la inventiamo giorno dopo giorno. Ciò detto, grazie a questi tre grandi poemi, poeti come Dante, Ariosto e tanti altri nel primo medioevo e nel tardo medioevo hanno regalato al mondo intero opere di fantasia poetica tanto grandi che impossibile tentare anche solo imitare. Più si guarda ai prodotti dell’immaginazione moderna, più ci si rende conto che nei confronti di Virgilio e Omero il mondo intero ha un debito inestinguibile: tutti, volenti o nolenti, hanno saccheggiato idee, accenni di mondi fantastici, incubi e sogni dai forzieri della cultura greca e romano.

 

Beowulf è sempre stato considerato un testo classico; per il mondo anglosassone Beowulf rappresenta la nostra Eneide, quindi un testo di importanza fondamentale. L’intreccio avventuroso di Beowulf, le creature maligne con il marchio di Caino, il drago, sono elementi fantastici che possono essere ricondotti al genere fantasy. Senza la conoscenza di questo testo, ben difficilmente J.R.R. Tolkien e tutta la schiera degli autori fantasy avrebbero potuto concepire i loro mondi fantastici. O, comunque, l’evoluzione del genere fantasy, se Beowulf non fosse arrivato a noi contemporanei, sarebbe stata molto ma molto diversa.

 

Con L’Orlando Furioso, forse, per la prima volta, è possibile parlare di protofantareligione: l’uomo sfida i limiti impostigli dalla sua condizione e si reca fin sulla Luna. Astolfo, cugino di Orlando che ha perso il senno dopo che una faccenda di cuore gli è andata storta (sintetizziamo molto alla buona così la causa che conduce alla pazzia Orlando), si reca addirittura sulla Luna per ridare la ragione a Orlando.

 

Con La Divina Commedia, l’Inferno, il Purgatorio, il Paradiso, al di là dell’interpretazione religiosa cristiana, sono luoghi di fantasia abitati da esseri spaventevoli e/o fantastici comuni alla fantasia collettiva del mondo: i nostri avi, quando ancora le religioni non erano dottrine e solo ci si affidava all’istinto, hanno visto con gli occhi dell’immaginazione un dove tetro e un dove di luce e un dove indefinito, hanno guardato la terra come ad una immensa bara, o meglio un dove che nascondeva chissà quali ferali paure, poi hanno guardato al cielo e hanno cominciato a sentire che doveva esserci qualcosa al di là del cielo, qualcosa di bello, il mondo (i mondi) che non gli era dato di conoscere se non con gli occhi della fantasia (ma anche il cielo, spesse volte, ha rappresentato per i primi uomini un dove dove tutto era possibile, ma a differenza della terra, il cielo appariva immenso e quindi più favorevole ad ospitare cose belle e brutte – il cielo, comunque, è sempre stato visto come una via di fuga dalla prigione mortale della Terra), poi hanno intuito che doveva esistere un dove che non poteva essere né terra né cielo e di più non seppero spiegarsi ma forse sospettavano che qualcuno (o qualcosa) questo dove indefinito lo abitava.

 

Ed ancora, i romanzi di Virginia Woolf le cui figure (i simulacri) sono  proiezioni nel cervello labirintico dell’autrice, non riescono mai a trovare l’uscita dal dedalo delle identità e alla fine rimangono imprigionate nella mente dell’autrice diventando una ossessione impossibile da scacciare.

 

Nel primo capitolo di questo saggio si è fatta una analisi assai importante, rinfreschiamo la memoria: “la fantasia, la fantascienza e la poesia sono tra di loro legate da un legame di partecipazione emotiva indissolubile, un legame che si perde nella notte dei tempi, quando l’uomo non sapeva ancora cosa fosse la parola e solo tentava di comunicare a gesti coi suoi simili, eppure già sapeva a livello istintivo cosa fossero la fantasia, la fantascienza e la poesia”.

Bene. La fantascienza come si è visto è soprattutto fantasia. Il termine “fantascienza” è un neologismo che è ormai d’uso comune da circa un cinquantina d’anni, tuttavia ciò non significa affatto che la fantascienza prima del 1950 non esistesse, anzi come si è avuto modo di evidenziare nel primo capitolo di questo saggio, la nascita della fantascienza si può far risalire addirittura ai tempi di Omero. Omero raccontò di Odisseo e tanti altri personaggi e nell’Odissea e nell’Iliade e lo fece attraverso la poesia (il poema epico): in questa sede è già stato evidenziato che la poesia omerica investiga il non-conosciuto attraverso gli occhi della fantasia per dar maggior corpo e sensibilità a quella parte del mondo (o dello scibile umano) identificato come conosciuto. Dubito ampiamente che oggi la fantascienza esisterebbe se Omero, Virgilio, Dante, Ariosto e tanti altri non avessero tradotto le loro fantasie in poesia. Il fatto che oggi si preferisca scrivere in prosa piuttosto che in versi, non significa che la fantascienza abbia dimenticato la poesia; è si vero che in molti casi la poesia è qualcosa di latente all’interno del costrutto narrativo fantascientifico moderno, ma la poesia che il costrutto narrativo contiene con un minimo di occhio (di seria indagine) viene fuori con tutta la sua forza e vitalità. Molte volte, come già analizzato nel secondo capitolo di questo saggio, gli autori di SF utilizzano la poesia in modo esagerato e inconsapevolmente, ma non sono rari i casi in cui gli autori la utilizzano con cognizione di causa e con piena coscienza. Gli archetipi della poesia sono utilizzati dagli autori di SF per dar corpo ad avventure moderne e intelligibili al pubblico moderno, questo mi sembra un dato piuttosto chiaro. La protofantascienza ha avuto inizio (per comodità in questo scritto ho fatto sì che la protofantascienza iniziasse con Omero) nella notte dei tempi, con Omero, e forse ancora prima; si può comunque cominciare a parlare di fantascienza vera e propria con Jules Verne. Le opere di Jules Verne, primo autore storico della fantascienza, per dar corpo e credibilità ai suoi personaggi, ha fatto ampio uso degli archetipi poetici della protofantascienza, probabilmente in via del tutto inconsapevole, comunque ciò non nega il fatto che il Capitano Nemo, ad esempio, può essere identificato come una versione moderna di Odisseo.

La fantascienza moderna, quella che è iniziata con George Orwell per arrivare fino agli autori moderni che meglio conosciamo come William Gibson, P. K. Dick, Ursula K. Le Guin, J. H. Rosny, G. Benford, J. O. Curwood, E. Cooper, P. Boulle, ecc., ancor oggi si avvale degli archetipi poetici che la protofantascienza ha creato. Soprattutto il genere fantasy non può fare a meno di ricercare negli archetipi poetici una fonte inesauribile di ispirazione: senza questi archetipi, J. R. R. Tolkien, M. Ende, T. H. White, ecc., non sarebbero stati in grado di dar vita ai meravigliosi mondi fantastici, che sono ormai diventati patrimonio dell’immaginario collettivo. Persino il genere noir (vedasi Dorothy Porter) non può fare a meno di guardare agli stereotipi della poesia per dar corpo alle sue storie (come già si è evidenziato, la Porter scrive storie nere in versi); addirittura quel filone di letteratura di genere detto grottesco non esita a utilizzare la poesia nei suoi costrutti narrativi per dar voce e corpo ai suoi personaggi. Per quel tutto sino ad ora spiegato ecco perché la fantasia, la fantascienza e la poesia sono tra di loro legate da un legame di partecipazione emotiva indissolubile, un legame che si perde nella notte dei tempi.

 

4- CONCLUSIONI