2084, UN GIORNO QUALUNQUE

Donato Altomare

1. Sveglia.

Quella mattina la sveglia citofonica non funzionò. O, almeno, fu quello che in un primo tempo pensai. Alle sette e trenta minuti in punto il minuscolo letto spacciato per matrimoniale (100 x 160) si aprì nel mezzo separandosi. le due parti distinte ruotarono di 90° scaraventando sul pavimento me e mia moglie.

Mi alzai intontito dal sonno interrotto bruscamente senza riuscire a rendermi conto di cosa fosse successo. Poi velocemente la mia mente (è cacofonico, prova con: Poi in fretta la mia mente) (No, è brutto) (riprova). Poi lesta la mia mente tornò lucida mentre fissavo le due fessure nella parete che avevano ingoiato il letto per risputarlo dall'altra parte nell'appartamento dei nostri vicini. Nel frattempo era comparso un tavolo con ancora i residui del pasto serale.

"Maledizione," borbottai "come al solito non lo puliscono. E tu," continuai puntando l'indice accusatore sul naso di mia moglie "hai nuovamente scordato di inserire la monetina nel citofono per la sveglia. Sai bene che il portiere è un usuraio e non fa credito."

"Io?!" Esclamo quasi offesa lei "ieri era giorno pari, quindi secondo la C.M. (Convenzione Matrimoniale) toccava a te."

"Ti sbagli, 'cara', scordi che siamo andati a dormire DOPO la mezzanotte, quindi, anche se solo per pochi minuti, il giorno era DISPARI."

Mia moglie non tentò di uccidermi solo perché sarebbe stato costretta a smacchiare l'orrendo tappeto. E poi si stava avvicinando l'ascensore-bagno. Mormorò qualcosa di molto volgare contro di me, qualcosa che riguardava mia madre, mia nonna e tutte le componenti femminili della mia generazione (insinuava che da giovani avevano fatto tutte della pubblicità). Non reagii solo perché non potevo essere certo che le mie ave non fossero state coinvolte in quel genere d'attività oscena, e questo la salvò da un pestaggio con i fiocchi.

Lo squillo dell'ascensore-bagno al piano mi strappò da qualsiasi idea di vendetta. Come al solito mia moglie era già sulla porta. Aveva inserito la sua monetina (nei giorni dispari spettava tutto a lei) nell'apposita fessura facendo subito spalancare la porta scorrevole. Avevamo solo sedici minuti per espletare tutte le nostre abluzioni e funzioni corporali. Ovviamente entrammo insieme per guadagnar tempo, dopo anni di vita insieme eravamo una coppia piuttosto affiatata. Un fetore nauseabondo ci fece risparmiare i soldi per la prima colazione. Trattenendo il respiro mi avvicinai al vaso alla turca (nessuno sapeva cosa significasse 'alla turca') e notai che il condomino del piano superiore aveva lasciato tutto lì, senza neanche tirare lo sciacquone. Gli dedicai la più colorita bestemmia del mio repertorio e digitai sull'apposita tastiera una formale denuncia. Chiesi, e ottenni subito, cinque minuti suppletivi per lavare e disinfettare l'ambiente. inoltre mi fu concesso l'uso gratis (ma addebitato all'inquilino del piano superiore) dell'ascensore bagno per ben cinque chiamate straordinarie.

Rivolsi un sorriso radiante a mia moglie. E pensai che quello doveva essere il mio giorno fortunato. Difatti...

2. Lavoro mattiniero. Lui.

Come al solito non avevo nulla da fare.

Non che l'ozio mi dispiacesse, anzi, ma dovevo pur mantenermi in esercizio, no? E non è certo facile per un esperto in processi disgregativi micro-atomici essere pronto ad ogni evenienza. In otto anni d'attività una sola volta c'era stata un'emergenza. E, lo confesso, ero stato colto del tutto impreparato (ma come si può essere preparati a un imprevisto? Se si è preparati significa che lo si prevede, e se lo si prevede che razza di imprevisto è?!) (filosofia Zen). Sì, è vero, me l'ero cavata egregiamente, non tutti gli esami all'Università Intercondominiale li avevo comprati, ma ancor oggi sogghigno al pensiero che la mia 'prontezza' era stata dovuta a un colpo di culo. L'allarme mi aveva svegliato di brutto, e invece del pulsante per la Richiesta Genere Allarme, avevo pigiato quello di Fuori Tutti. Così s'erano salvati decine e decine di condòmini dell'area inquinata. Mi avevano dato persino la Gran Croce al Valor Condominiale. Il fatto poi che alcuni condòmini erano morti non poteva essermi addebitato. Colpa loro se non avevano inserito la monetina per la predisposizione dei vari allarmi. Scordato? No, tutti si limitano a farli a giorni alterni. E' un servizio che costa molto e che quasi sempre non serve a nulla. A parte quella volta in otto anni che ti salva la vita.

L'Amministratore mi aveva dato una pacca sulla spalla, il massimo gesto d'approvazione mai destinato ad un semplice condòmino. E c'era una ragione per questa sua soddisfazione. Aveva una figlia in età da alloggio e doveva assolutamente trovarne uno libero nel Condominio, o sarebbe stato costretto a buttar via un mucchio di soldi per procurarsene uno in un Condominio vicino. C'era anche la possibilità che la ragazza finisse per strada, ma le conseguenze sarebbero state disastrose anche per il suo buon nome.

Ed io penso spesso a questo particolare, come penso spesso a quando scovai la causa della perdita al generatore, causa che aveva tutta l'aria di un sabotaggio. Ma chi avrebbe potuto farlo se non l'Amministratore? Era lui l'unico, oltre me naturalmente, ad avere le chiavi magnetiche della Zona Energetica. Quando gli feci capire con estrema delicatezza che avevo dei sospetti nei suoi riguardi mi aveva sorriso: certo, mio caro condòmino, certo, solo io... e te avremmo potuto sabotare l'impianto... e il Condominio dovrà decidere se addossare la colpa a me, o a te, caro, carissimo condòmino,... e secondo te a chi di noi due crederebbe?

Ero fottuto. E non solo, lui aveva nel cassetto la mia domanda di trasferimento con la richiesta di un alloggio migliore, ai piani superiori non appena se ne fosse liberato uno, mi spettava anche di diritto per la mia categoria e, guarda caso, i pochi morti tra i condomini si erano avuti nei piani superiori. Senza contare che sua figlia, per diritto di nascita, avrebbe potuto avere per sé un letto nella stanza autoclave. Tremendamente fredda, rumorosa e umida, ma pur sempre un letto e un riparo e...

"Meglio lasciar perdere," dissi.

"Meglio lasciar perdere," disse.

"Eppure," aggiunsi "se potessi essere trasferito nell'alloggio liberatosi al 31° piano, certamente dimenticherei subito che quel genere di sabotaggio può essere fatto solo una ventina di secondi prima dello scoppio, dimenticherei che ho le prove registrate ch'ero a dormire, che lei ha usato l'ascensore pochi secondi prima dell'incidente, che proveniva dal cantinato e proprio dalla Zona Energetica. Sa, per scrupolo ho sistemato un personale sistema di controllo. Ma a volte... diciamo... questo sistema non funziona... oppure potrei cancellare involontariamente le registrazioni. Certo la vista della città dal 31° piano mi farebbe dimenticare."

"Credo che lei e la sua gentile consorte stareste davvero bene al 31° piano."

"Grazie, Amministratore, la sua sensibilità verso i Condòmini è proverbiale."

E così ero in quel magnifico appartamento.

Ma torniamo al mio ufficio al piano terra.

Preso da un improvviso scrupolo simulai al computer una esplosione micro-nucleare alla Centrale Smaltimento Rifiuti Solidi. Il mio record nelle simulazioni (dell'ottavo grado di pericolosità per chi ne sa poco di simulazioni) era del 31,67% di mortalità. Invano avevo provato a migliorarlo. Quella mattina ero deciso a farlo, facendo però ben attenzione a non salvare la Zona d'abitazione del Salumiere.

Fu per questo che il cicalio mi fece sobbalzare.

Sollevai il capo incredulo: qualcuno suonava alla porta del mio ufficio. <l'ultima volta era stato tre anni addietro quando l'Amministratore aveva fatto fare un controllo a sorpresa a causa dell'assenteismo.

Abbassai il vetro anti proiettile e innestai il dispositivi di difesa. Allarmato ed eccitato al contempo feci scattare la doppia serratura magnetica e quella elettronica. Attesi col cuore in gola.

Entrò un ometto tarchiato, quasi calvo. Diede rapidamente uno sguardo in giro poi:

"Buona giornata."

Osservai il gonfiore sotto la giacca nera. La pistola che portava doveva essere una colt 52 modello '99, un'arma molto potente ma imprecisa, la preferita degli individui insicuri e con una pessima mira. Questo particolare mi tranquillizzò non poco.

"Buona giornata a lei. Desidera?"

"Mi manda il contabile del 2121SW. Devo ritirare i nuovi macro-processori-instabili. Noi... non abbiamo nessuno in grado di farli." Disse quasi a volersi scusare d'essersi rivolto ad un altro Condòminio.

"Contabile?! Macro-processori?" Aggrottai le sopracciglia (forse meglio la fronte) perplesso. Lui si accorse che qualcosa non andava. Preso dal panico subito chiese:

"E'... è il Condominio 444 di NE?"

Scossi il capo. Come si poteva commettere un errore del genere?!

"Certo," cinguettai mellifluo "è il 321. E il Condominio è il 444. Ma di NNE, non di NE."

Impallidì:

"Ho... sbagliato..." balbettò "mi... scusi..." e si girò il più in fretta possibile (non mi ricordo se ho detto che aveva una pinguedine pronunciata, ma è scontato che un uomo tarchiato, quasi calvo e magari con gli occhiali debba essere anche grassoccio) e toccato il pulsante dell'apertura lo pigiò. Una leggera scossa elettrica gli fece fare un balzo indietro nonostante la sua mancanza d'agilità (non ricordo se ho detto che si muoveva come un pachiderma, ma è scontato che un uomo tarchiato, quasi calvo, magari con gli occhiali e dalla pinguedine pronunciata debba essere anche poco agile).

"Mi faccia uscire," supplicò con vocetta acuta.

"Certo, non è mia intenzione trattenerla. <le aprirò io stesso la porta non appena avrà pagato il dovuto."

"Pagare? Lei è pazzo, io non le devo nulla."

Azionai i dispositivi visivi di minaccia. Due pannelli (due sono sufficienti) si spostarono e un paio di eiettori a raggi fecero la loro minacciosa comparsa.

"Mi stupisce, Condòmino esterno (notare il disgusto nel tono della voce), naturalmente lei è un Condòmino... non certo uno di strada... SPERO (notare il tono di minaccia nella voce)."

Lui annuì piano fissando la punta degli eiettori con occhi sbarrati. Uno di strada sarebbe stato immediatamente arrestato per aver fatto un lavoro condominiale.

"Vorrei allora ricordarle," continuai in tono pacato "l'articolo 7824, terzo comma del R.G.C.C. (Regolamento Generale Concordatario Condominiale): chiunque fornisca una qualsiasi prestazione sia manuale che intellettuale ad un Condòmino non appartenente al proprio Condominio ha diritto ad ottenere, con ogni mezzo, il pagamento della prestazione in base alla T.P.C.C. (Tariffa Professionale Concordataria Condominiale) sancita dall'Art. 1."

L'ometto tentò l'impossibile. Scosse il capo energicamente, tirò fuori la pistolaccia e la puntò verso di me nonostante persino un imbecille come lui avrebbe dovuto riconoscere il tipo di vetro che mi proteggeva. Doveva aver perso la ragione.

"Le rammento," continuai imperturbabile (non c'è nulla che possa turbarmi dietro un vetro anti proiettile) "l'Art. 324, quindicesimo comma. In base ad esso le saranno addebitati tutti i danni causato da un eventuale scontro a fuoco.

L'uso da parte di un'arma non difensiva mi autorizza, Art. 1038, quinto comma, a ricorrere ad armi mortali e non stordenti. Lo stesso articolo, al trentaduesimo comma, decreta la possibilità da parte dell'aggredito, cioé del sottoscritto, di avvalersi di qualsiasi arma per reagire all'aggressione. E poiché odia la vista del sangue ho deciso di usare il gas nervino." Feci una lunga pausa d'effetto (si può far tutto dietro un vetro anti proiettile) e conclusi "a meno che l'assalitore non rinunci allo scontro a fuoco."

L'imbecille si guardò intorno. Persino un ottenebrato di mente si sarebbe accorto di essere in trappola. Con la morte negli occhi rimise la Colt nell'apposita fondina sotto l'ascella e mordendosi le labbra disse:

"Pago."

"Saggia decisione."

"Quanto?"

"15 milioni di M.E.C.C. (Moneta Equalitaria Concordataria Condominiale)."

Il tipetto spalancò la bocca e sgranò gli occhi (avrebbe anche potuto sgranare la bocca tenuto conto del fatto che l'omiciattolo aveva i denti neri e gialli come chicchi marci di melagrana).

"Ma è lo stipendio di un mese di un Condòmino di quinta categoria."

"Esatto. Io SONO un Condòmino di quinta categoria (si noti la sfumatura d'orgoglio). Il mio lavoro, secondo il contratto, consiste nel rispondere ad UNA SOLA domanda al mese. Quindi UNA risposta vale l'intero stipendio."

Ghignai soddisfatto. L'avevo distrutto. Così imparava a ficcare il naso in un Condominio sbagliato. L'omuncolo parve sgonfiarsi. Esalò:

"quindici milioni... sono... sono tre mesi del mio stipendio."

"Lei è un nona categoria?2

"Secondo messo ufficiale."

"Non farà carriera."

"Me l'hanno già detto."

Con le spalle tanto ricurve che quasi sfioravano il pavimento (come diavolo possono le spalle sfiorare il pavimento?) si avvicinò alla macchina contabile e inserì la propria tessera. Poi digitò la cifra richiesta.

DEPOSITO NON CAPIENTE sentenziò con voce antipaticamente metallica la contabile.

"Lo so, stupidissima macchina mangiasoldi" replicò l'ometto che doveva pur sfogarsi con qualcuno (io mi stavo divertendo un mondo) "accredita i cinque milioni dello stipendio depositato, i tre milioni dei miei... risparmi. Gli altri otto li detrarrai direttamente dai prossimi due stipendi."

"Con gli interessi" intervenni.

"Naturalmente, con gli interessi "mi rispose quasi offeso avendolo dato per scontato. La macchina ingoiò la tessera, ronzò e la risputò quasi le facesse schifo.

REGISTRATO.

Così aprii la porta e lo lasciai andare. Certo se la sarebbe vista brutta nei prossimi mesi, forse sarebbe sopravvissuto grazie a qualche furtarello, ma non erano rogne mie. Anzi, ero su di giri, davvero una giornata fortunata quella.

La mia ora di lavora stava per finire e avevo un po' di soldi non registrati da spendere. Ero stato furbo, le macchine contabili registrano all'attivo solo l'effettivo denaro ingoiato. Bastava spendere sotto forma di debito quello che avrei speso e il passaggio sarebbe stato automatico. Nessuno si sarebbe accorto di nulla. Sette milioni di M.E.C.C. LIBERI. Sapevo bene come spenderli.

3. Lavoro mattiniero. Lei.

"Problemi?"

Il superiore le schioccò il solito sguardo tipo - quand'è che ti decidi a venire a letto con me? Il mio appartamento è davvero accogliente e intimo - (ma come si può dire tutto questo con un solo sguardo?) (si può... si può...)

Lei gli rispose con il solito sguardo tipo - quando mi converrà farlo -.

Il superiore allora insiste con lo sguardo tipo - potrei facilitarti la carriera-.

Lei replicò con uno sguardo tipo - dammene una prova e prenderò in considerazione la tua offerta-.

Lui reagì con lo sguardo tipo - mi prendi per un coglione?-.

Lei scosse il capo sfornando lo sguardo tipo - no, per questo non mi fido-.

"C'è una chiamata. 25° piano."

"Piano importante ma non troppo. Chi è?"

"Il 373."

"Ancora lui?"

"Esatto. Afferma che il suo H.C.C. (Home Computer Condominiale) non è sincronizzato. Afferma che gli ha già bruciato il pranzo due volte benché lui batta esattamente i tempi di cottura al programmatore."

Lei intrecciò il muso (giuro che ci ho provato, ma non ci riesco proprio a intrecciare il muso. Tu e quest'idea di trovare a tutti i costi nuovi modi dire).

"Credo sia impossibile. Salterebbero tutti i sincronismi delle altre abitazioni collegate allo stesso H.C.C.."

"Sono convinto anch'io che sta raccontando balle," convenne il superiore "e poi c'è un fatto strano. E' la terza volta che chiama questo mese. E sempre durante il tuo turno di lavoro."

E accompagnò la frase col solito sguardo tipo - non l'hai ancora capito che vuole da te la fichetta?-.

Lei replicò col solito sguardo tipo - gliela darò quando e se mi converrà dargliela-.

"Ecco l'incarico. Può andarci subito, ha anche pagato l'urgenza."

"Bene, prendo gli attrezzi."

"Ehi, che solerzia," commentò ironico il superiore "o forse anche lei ha saputo delle voci che circolano su quell'uomo..."

"Voci?"

"Già," ridacchio "pare abbia una collezione segreta di giornali pornopubblicitari. Giornali di almeno un secolo fa, con VERA pubblicità."

Lei si bloccò di colpo:

"Naturalmente non è vero..."

"Eppure si dice..."

"Vera pubblicità? Quanto VERA?"

"Vera vera."

E lui le rivolse uno sguardo tipo - allora? In cambio di una di quelle riviste gliela darai la fichetta?-.

Lei non esitò a restituirgli uno sguardo tipo - chissà, potrei anche farlo -.

Lui ci rimase molto male. Fors'anche perché non disponeva di una copia delle proibitissime riviste con autentica pubblicità extracondominiale.

"Si muova," esclamò seccato "le ho detto che il 373 ha pagato un'urgenza e non ammetto reclami."

"Volo."

Lei si girò per andarsene.

Lui le lanciò uno sguardo tipo - hai un culo che farebbe drizzare l'uccello ad un ibernato -.

Lei non poté restituire l'occhiata poiché era di spalle. Allora si girò e disse semplicemente:

"Lo so."

Poi uscì sculettando in maniera accentuata.

4. Il rientro

Il salumiere mi aspettava dietro l'angolo con Vigilante di scorta e il Perquisitore Ufficiale. Sbirciò a labbra strette l'anonima borsa a rete in fibre vegetali intrecciate e con un antipaticissimo sorriso disse:

"Ma bene, abbiamo fatto spesa stamattina."

Gli rivolsi un sorriso di circostanza mentre un brivido gelato mi passeggiava per la schiena (passeggiava?! Sì, simpatico e originale).

"E' roba..."

"Dica, dica pure," incalzò il Salumiere "che roba è?"

"Carne," balbettai "carne acquistata alla Macelleria del Condominio, ho qui lo scontrino."

Il Perquisitore me lo strappò di mano e lo lesse attentamente. Poi annuì in direzione del Salumiere.

Ma il Cerbero non voleva mollare così facilmente:

"Carne... soltanto?"

"C'è solo questo nella rete, guardi," e la sollevai mettendogliela sotto il naso. Una narice si sollevò di lato (una narice?! Che si solleva?! Di lato?! BAH!)

"Vedremo." (notare la velata minaccia).

"Cosa intende fare?" Domandai allarmato.

"Solo ciò che sono autorizzato a fare." Con un cenno del capo fece avvicinare il Perquisitore.

"Ma:::" Tentai di protestare.

Il Vigilante abbassò il fucile e me lo puntò al fianco.

"Faccia pure," dissi convinto. Sapevo che non erano rari gli atti sconsiderati dei Condòmini colti in flagrante. Si fa un bel dire che se si è innocenti c'è poco da aver paura. Quando ti trovi dalla parte sbagliata di un fucile, a torto o a ragione si ha una gran fifa.

Restai fermo come una statua di similceramica (che poi non è altro che una plastica durissima e fredda) mentre un rivolo di sudore tentava di farsi strada tra le pieghe della mia pelle.

"Paura?" Chiese con un ghigno il Salumiere.

"caldo," balbettai. E lui ghignò di più.

Il Perquisitore intanto faceva bene il suo lavoro. Aveva cominciato col mettere le mani nella busta della spesa. Aperta la carta stagnola riciclata vide due ali di pollo, tre etti di carne macinata biancastra per l'eccesso di grassi e alcune fettine di lingua di vitello.

"Corrispondono allo scontrino," confermò dispiaciuto.

C'era anche una foglia rinsecchita di sedano. La prese e la mostrò al Salumiere.

"L'ho avuta in omaggio dal Macellaio," mi affrettai a giustificare la sua presenza nella mia borsa.

Lui la fissò vagamente disgustato:

"Lo so, me l'ha comunicato stamattina che avrebbe dato agli acquirenti del giorno il sedano. Quell'uomo vi vizia."

Il Perquisitore rimise il sedano nella rete e cominciò la perquisizione corporale. Affondò subito le mani nelle tasche. Trovò subito il pacchettino. Il viso del Salumiere si illuminò di gioia pura:

"Questo le costerà una bella multa, caro Condòmino. La esorto a mantenere la calma."

Quasi fosse una frase concordata il Vigilante tolse la sicura al fucile (che idiota a tenerla fino ad allora!).

"Non credo," osai contraddirlo "faccia piano."

Il Salumiere mi lanciò uno sguardo indignato solo perché avevo avuto l'impudicizia di parlare in quel frangente molto delicato. Eppure aprì l'involucro con cura.

"Un uovo?!"

"Sì," recitai "questa è la settimana del Libero Scambio Condominiale dei Prodotti Avicoli. Il G.C.C. (Governo Centrale Condominiale) ha varato alcune iniziative per favorire i rapporti tra Condòmini. Questa è una."

"E' vero," confermò il Perquisitore.

"Un uovo... di un altro Condòminio," sputò in terra "lo controlli bene, potrebbe essere avvelenato."

"Lo farò," replicai tranquillo.

"Avrà il pulcino dentro tanto sarà vecchio," rincarò.

"Magari," risposi "così mi alleverò un pollo."

"E il macellaio le appioppa una multa di un milione."

"Scherzavo naturalmente." Quell'energumeno non aveva il minimo senso dell'umorismo.

"Scherzi, scherzi pure, se solo l'avesse sentito il Macellaio l'avrebbe multata per istigazione a delinquere. Ma questi non sono problemi miei, ho già troppi grattacapi per conto mio. Ma faccia attenzione..." e lasciò aleggiare nell'aria quella minaccia che prese a vorticarmi intorno come un avvoltoio che gira, gira, gira, gira (e gira, gira, gira).

"Posso andare?" Chiesi poichè il Perquisitore mi aveva frugato tutto.ù"Uhm." (Grugnito d'assenso).

"Si conservi," lo salutai quasi fosse un pomodoro. E superai i tre con incredibile sangue freddo. Appena fui oltre un profondo sospiro di sollievo sollevò il parrucchino ad un tale cinque metri davanti ame. L'avevo scampata bella! Forse quel bastardo aveva fiutato qualcosa, e questo era preoccupante, poiché il Salumiere era un Burgnich. Una volta che marcava non c'era verso di fargli lasciare la presa. Ed erano dolori. Per l'altro naturalmente.

"Ancora un attimo, Condòmino."

Gelai. Gelarono le incrostazioni di sporcizia sui miei piedi e la forfora nei capelli. Gelarono i peli delle gambe e del pube, gli intestini e il fegato, il cuore. La coratella. Fu l'autocontrollo ad impedirmi di mettermi a correre come un forsennato per beccarmi un colpo di fucile nelle gambe.

"Dica," esalai.

"Mi ascolti attentamente. Forse si crede furbo e forse furbo lo è davvero. Lei non ha commesso l'errore di troncare bruscamente il suo acquisto settimanale di pane e degli altri generi alimentari, no, lei sta riducendo le razioni lentamente, grammo per grammo, giorno per giorno. Vede, ho inserito nel computer tutte le schede alimentari dei componenti il Condòminio. So di quanti grassi, carboidrati, vitamine, proteine, fibre, eccetera ha bisogno ciascuno di voi ogni giorno."

"Ma è scorretto," protestai "solo l'Amministratore ha la facoltà d'accedere a queste segretissime banche dati."

"Con qualche fetta di prosciutto in più ci si fanno tanti amici agli elaboratori."

"Denuncerò il fatto all'Assemblea Condominiale."

Il Salumiere non battè ciglio:

"Lei non ha prove. Lo faccia e sarò io a querelarla per diffamazione. Ma voglio concludere. Grazie al computer riesco a comparare acquisti-consumi. Dispongo di altre tabelle comparative, e tra breve avrò quelle di TUTTI i negozianti relative a TUTTI i Condòmini. E finalmente saprò.

Oh, certo, già conosciamo il nome di qualche disgraziato acondominiale che acquista generi alimentari da Condòmini vicini, altri addirittura dal mercato libero. Ma non abbiamo ancora prove inconfutabili. Presto saprò. E sarò implacabile."

"E cosa c'entro io in tutto questo?" Ingenuamente.

"Lei è furbo, l'ho già detto, ma io la tengo sotto controllo. La legge mi proibisce di eseguire più di tre perquisizioni in una settimana, e devo rispettarla. Ma... ma se la becco una, dico UNA SOLA VOLTA..." portò il pollice al collo e se lo passò da orecchio a orecchio. Poi si girò e, scorreggiando rumorosamente in segno di disprezzo si allontanò tra le risate del Perquisitore (che schioccò un bacio volante. Forse non era stato per eccesso di zelo che aveva indugiato parecchio a perquisire i testicoli) e il Vigilante (che aveva reinserito la sicura al fucile dopo aver verificato che avesse il colpo in canna. SOLO allora l'aveva verificato!). Le mie gambe erano sul punto di cedere, ma con uno sforzo sovrumano mi ressi in piedi. C'era poco da scherzare con quel porco. A piccoli passi entrai nell'androne del portone. Ero fradicio di sudore e un tic mi sollevava l'angolo sinistro della bocca. Mi appoggiai alla parete metallica e cercai di normalizzare il battito cardiaco. Per fortuna il Portinaio di Zona (com'era prerogativa di ogni Portinaio) non c'era. Entrai nell'ascensore.

"Trentunesimo piano," ordinai digitando il mio codice segreto personale. La cabina partì. Ma si fermò a metà del primo piano. Una voce metallica udita mille volte gracchiò:

"Il suo peso è superiore a quello registrato nei miei banchi di memoria. Non vi sono modifiche riguardo un eventuale aumento di peso in misura di cinque etti e trentotto grammi, devo quindi desumere che trasporta qualcosa. La prego di regolarizzare la sua posizione debitoria introducendo nell'apposita fessura 5.000 M.E.C.C. per supplemento peso".

"Vaffanculo," sbottai, neanche questa volta ero riuscito a fregarlo l'ascensore. Ma non ero dell'umore giusto e "piuttosto mi faccio i trenta piani a piedi."

"Come comanda. Introduca 6.000 M.E.C.C. e le apro la porta al piano (giuro che c'era una venatura d'ironia nel tono della voce benché mi chieda come può esserci una venatura d'ironia nel tono d'una voce non umana ma meccanica)."

Infilai i 5.000 M.E.C.C. nell'apposita fessura e rimasi in furente silenzio finché la macchina raggiunse il trentunesimo piano.

"Buon appetito."

"Vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo (e vaffanculo)."

5. Il pranzo.

Mia moglie mi lanciò un'occhiataccia:

"Già qui?" Interruppe lo strip-poker al videocitofono "sai bene che non posso usare il forno prima delle tredici e ventisette."

Mi avvicinai al videocitofono e lo spensi nonostante le sue indignate proteste:

"Oggi niente forno."

"Sei ammattito? Il Fornaio ci chiederà conto del suo mancato guadagno."

"Oh, certo, useremo egualmente il forno, ci sbatteremo dentro il pasticcio di carne."

"Ma se tu lo odi!"

"E chi ha detto che voglio mangiarlo." E ammiccai indicando la borsa in rete vegetale. Lei sporse il labbro inferiore in senso di perplessità. Poi dilatò le pupille e con voce bassissima soffiò:

"vuoi dire che..."

"SI," al colmo dell'eccitazione.

In effetti non stavo più nella pelle. Freneticamente tirai fuori dalla borsa l'involucro della carne macinata, l'aprii e senza curarmi affatto d'aver le mani sporche infilai due dita in quella specie di poltiglia marrone chiaro. Frugai per pochi istanti, poi, trionfante, tirai fuori un tubetto cilindrico lungo una decina di centimetri e glielo mostrai.

"Qui dentro ci sono quattro compresse di autentica carne di maiale liofilizzata, due compresse di verdura di campo e non di cantinato, cinque compresse di fragole vitaminizzate e due, dico DUE di VERO zucchero."

Lei quasi pianse:

"Zucchero... Cielo!... Sono mesi che... Cielo!... come hai fatto?" E i suoi occhi non lasciavano il tubetto in adorante contemplazione.

"Ho preso tutto al mercato libero naturalmente." Mi sedetti, ero esausto, troppe emozioni quel giorno. "sapessi cosa m'ha fatto passare il Salumiere. Giuro che me la son vista davvero brutta."

"Ma i soldi? Dove li hai presi? spero che tu non abbia commesso la follia di ritirarli dal conto personale. Io... io non c'entro nulla, e lo dirò se..."

Le diedi una pacca sul sedere:

"Sta' tranquilla, mi credi un imbecille?"

E le raccontai tutto di quella mattinata e dell'ometto. Quand'ebbi finito lei era sul pavimento a sganasciarsi dalle risate: "Ricielo!" Disse infine tra i singhiozzi "vorrei avere la tua fortuna."

"Per ora accontentati di dividere la mia," risposi vagamente piccato. Quello era genio, non culo.

"Mi preoccupa il Salumiere... è una bestia."

"Lo so. Domattina vado da lui e acquisto un extra. Sarà convinto d'avermi messo paura e quindi due volte soddisfatto."

"perché non ti ha messo paura?"

"Sono tutto bagnato."

"Mutande?"

"No, solo sudore, dappertutto."

"Dovrò buttar via le magliette di carta."

"Non temere, ne compreremo altre al mercato libero. Nessuno se ne potrà accorgere. Andremo senza e torneremo con."

"sei stato allevato a cervello di volpe."

"Forse. Ma ora mangiamo."

"Sì, mangiamo, mangiamo."

"Un momento, queste leccornie le ho comprate con i MIEI soldi. In che modo intendi sdebitarti?"

"Un extra?"

"Due."

"Sei un profittatore." Ridacchiando.

"E' vero. Allora?"

"Vada per due."

Ci sedemmo al tavolo in estasi.

6. Ore 16,00: Assemblea ordinaria di Condominio.

Il videocitofono fu acceso.

L'Amministratore era lì, col suo solito sorriso grasso degno d'un boss della mafia di quartiere. C'era qualcuno che sosteneva appartenesse ad una specie di società segreta dallo stranissimo nome P" (nessuno era mai riuscito a spiegarne il significato). Questa setta (sempre si diceva) era costituita da un ristrettissimo gruppo di Amministratori di alcuni Condomini vicini, un Sottocapo del Governo Centrale e alcuni dei più potenti Capi come il Gran Coltivatore, il Sommo Macellaio e il Padre Salumiere. Insomma, più su c'era solo Dio. Anzi, più su non c'era neanche Dio (ammessa e non concessa la sua discussa esistenza poiché non era mai stata dimostrata in maniera inequivocabile la Sua stretta relazione con il Condominio).

"Buon pomeriggio, caro Condòmino, mi fa un immenso piacere averti con Noi."

Quel 'Noi' era ambiguo. Una sorta di plurale di maestà benché l'Amministratore in alcuni messaggi aveva affermato che si riferiva a TUTTI i Condòmini dell'Assemblea.

"Il suo saluto mi onora, Amministratore."

Erano cent'anni che gli rispondevo a quel modo ed ogni volta lui mi gratificava d'un tale sorriso quasi gli avessi fatto il miglior complimento della sua vita (a proposito, dicono che gli Amministratori sono immortali, ma, benché non abbia mai sentito di un Amministratore morto di vecchiaia, io penso siano tutte cazzate. Certo, è indiscutibile che la oro vita sia almeno tre volte più lunga della nostra, sono pur sempre esseri superiori, ma dovranno anche loro morire prima o poi. Credo...).

Non mi chiamava mai per nome e questo mi induceva a supporre che salutava i Condòmini a trenta o quaranta alla volta attraverso lo schermo senza però ricevere il saluto di risposta di ciascuno (ci pensi, dissi a me stesso, domani gli rispondi: il suo saluto mi asfissia come cacca di diarroico, Amministratore. Sono pronto a scommettere che mi avrebbe sorriso egualmente. Ma possono esserci le registrazioni) (il rischio è troppo grande...) (eppure mi piacerebbe provare) (No, sei pazzo?!) (Eppure).

"ho preventivamente sbrigato l'ordinaria amministrazione" ricominciò "questa volta ho eletto presidente dell'assemblea (onore simbolico ma che comportava un leggero aumento di credito nel Condominio) il nostro caro Rappresentante di Tubi in Poliplastica (breve applauso registrato). Il Segretario è fisso, e curerà le registrazioni.

All'O.d.G. la proposta del Salumiere.

Siamo lieti d'ascoltarla."

Quel verme, pensai, lecca, lecca (e lecca ancora). Certamente sta tentando l'arrampicata agli alloggi ai piani superiori. Ma a scapito di chi? Io ero sotto di lui, quindi mirava davvero in alto.

Emisi un profondo sospiro mentale (vuoi forse dire che avresti voluto emettere un sospiro ma è stato meglio lasciarlo in forma di desiderio represso) e sperai che il suo discorso non facesse vomitare, più che altro per non sprecare lo straordinario pranzo fatto.

"Prima che cominci," aggiunse l'Amministratore secondo la prassi "vorremmo sapere se ci sono lamentele o richieste da inoltrare alla nostra attenzione."

Ovviamente pigiai il pulsante di NO e rimasi in attesa che la consultazione fosse terminata. Era scontato che fossero tutti NO. Se qualcuno aveva richieste o, peggio, lamentele da fare avrebbe dovuto esporle in via preliminare al vice-aggiunto-terzo-segretario personale-dell'assistente-del Consigliere- del sub amministratore della propria zona, poi al terzo-segretario personale-dell'Assistente- del Consigliere-del sub amministratore della propria zona, poi al primo segretario personale-dell'assistente-del sub amministratore della propria zona, poi all'assistente-del sub amministratore della propria zona e ancora al consigliere- del sub amministratore della propria zona. Il tutto ungendo una ruota dopo l'altra al solo fine di inoltrare la richiesta o, peggio, la lamentela ad uno dei quindici ViceAmministratori che, se l'avessero ritenuta fondata o proponibile, l'avrebbero passata al Grande Segretario Privato dell'Amministratore che avrebbe munto il più possibile dal disgraziato questuante prima di affidare la pratica al Gran Cancelliere. Da quel punto in poi si era nell'anticamera del Paradiso poiché una volta ogni sei mesi il Messo Incaricato prelevava i fascicoli (non molti in verità) per raccoglierli in un unico schedario rispettando una priorità direttamente proporzionale all'entità dell'offerta (eufemismo). Lo schedario sarebbe in seguito stato rilevato dal Primo Archivista per finire al Consigliere Delegato per le Questioni Condominiali che l'avrebbe passato... a pensarci bene in qualche modo la pratica sarebbe passata per le mani di Dio prima di finire sul tavolo dell'Amministratore. Insomma c'era stato chi aveva dilapidato lo stipendio di un anno intero solo per far giungere la propria richiesta all'Amministratore... per vedersela bocciata poiché i soldi che gli restavano non venivano ritenuti sufficienti ad ottenere l'approvazione (roba da tirarsi fuori le budella e usarle a mo' di corda per impiccarsi).

"Bene," disse l'Amministratore "fa sempre sapere che tutto va per il meglio nel nostro Condominio.

Ora la parola al Salumiere."

Quell'escremento di lepidottero riempì col suo faccione quadrato il video e cominciò:

"Dal giorno in cui ho avuto il privilegio e l'onore di servire il Condominio (sai quanto t'è costato)..."

In quel preciso momento mia moglie decise di concedermi il primo extra pattuito. Si era inginocchiata sotto il video (fuori campo) proprio di fronte ai miei pantaloni, mi aveva disattivato la cerniera magnetica e aveva cominciato a solleticare non certo con le mani il mio sesso.

"Non ora," ventriloquai a labbra chiuse. Ma lei era già in azione. Ed io incapace di farla smettere.

-... e servire il Nostro Amato Amministratore che nessun'altro Condominio......-

"Dai... che bello..."

-... potrà mai avere, per capacità, perspicacia, saggezza e attività...-

"... su... non rallentare... su..."

-... per questo propongo che il giorno della Sua Entrata in Carica...-

"... su...sì...su...sì..."

-... sia riconosciuto come Festa Condominiale...-

"...su sì su sì su sì su sì (su sì su sì su sì)..."

-... che quindi si festeggi quel giorno per il Sommo bene dell'Umanità...-

"... su su si... sì sì sì..."

-... per questo...-

"...su..."

-... chiedo...-

"... SU..."

-... se vi sono...-

"...sì..."

-... pareri contrari...-

"... SI..."

-... a questa proposta.-

"... SIIIIIIIIIIIIII'."

Ci misi due centesimi di secondo per capire il casino che avevo scatenato. Ci fu prima un silenzio incredulo, poi imbarazzato. Infine indignato. Fu come se una montagna di piombo si fosse adagiata sulle mie spalle.

Ricomparve sul video il volto dell'Amministratore. E questa volta stava guardando SOLO ME (PER DAVVERO) (del resto mia moglie era sempre fuori campo).

"Inquilino, vorrai certo renderci edotti sulle ragioni del tuo dissenso."

Quelle parolo ricordavano una serie di colpi d'ascia alla base di un albero (l'avevo visto in un documentario storico che una volta c'erano degli idioti incivile che tagliavano i tronchi d'albero). Non mi sfuggì il fatto che aveva usato il termine di 'inquilino' e non quello di 'condòmino', e questo significava che in quel momento veniva messa in dubbio persino la mia appartenenza al Condòminio.

"Cos'hai combinato, imbecille!" Sibilò mia moglie.

"E' colpa tua."

"Non ho capito, inquilino, parla ad alta voce." (Si noti nuovamente l'uso della seconda persona in segno di disprezzo).

"E digli qualcosa, imbecille," ringhiò mia moglie.

"Certo... io... sono d'accordissimo..."

"A cosa, inquilino?"

"E diglielo, imbecille," abbaiò mia moglie.

"Alla festività."

"Questo ci fa piacere, ma ci induce anche a credere che tu abbia qualcosa contro il discorso." (Si noti l'aver volutamente omesso 'inquilino' chiaro sintomo d'un leggero ripensamento).

"Sì, digli che è per il discorso, imbecille," squittì mia moglie.

"Sì, è per il discorso."

"Cosa precisamente?"

"Ma se non l'hai neanche sentito il discorso, imbecille," barrì mia moglie.

"Per... il Sommo bene dell'Umanità..." balbettai ripetendo l'unica frase che riuscissi a ricordare.

"Per il bene? Dell'Umanità? E allora?"

"Che cazzo c'entra l'Umanità, imbecille," ruggì mia moglie.

"Già, che c'entra l'Umanità?"

"Si spieghi." (Si noti sempre la mancanza di 'Condòmino', ma anche quella di 'inquilino'. Il passaggio dal 'tu' al 'lei' era segno sempre d'incertezza, ma verso il positivo).

"Ma cosa vai farneticando, imbecille." miagolò mia moglie.

Le mollai un calcio per farla zittire e preso da una improvvisa ispirazione:

"Amministratore, cos'ha mai fatto l'Umanità per noi? Perché dobbiamo sperare nel Sommo bene dell'Umanità che si è sempre disinteressata del NOSTRO BENE?

La ricorrenza dev'essere per il bene del NOSTRO AMATISSIMO AMMINISTRATORE, per il bene del nostro CONDOMINIO, IL PRIMO, IL PIU' GRANDE, L'UNICO."

Anche questa volta il silenzio che seguì alle mie parole fu prima di perplessità. Tutti attendevano che l'Amministratore facesse un qualsiasi segno d'approvazione o di biasimo per quanto detto.

"Caro, carissimo Condòmino, lei ha grande ragione."

E il silenzio si tramutò in applauso fragoroso (non registrato). Che si spense solo quando l'Amministratore riprese a dire:

"Noi la gratifichiamo di una Gran Croce al merito Condominiale. Al contrario siamo costretti, nonostante ci pianga il cuore a riconoscere una Gran Nota di biasimo al Salumiere per l'affronto fatto a noi. Siano verbalizzate le Note. saranno presi i debiti provvedimenti punitivi e di premio.

La riunione è aggiornata."

E il video fu spento.

"Me la son vista proprio brutta," dissi esalando un profondo sospiro mentre seguivo con lo sguardo mia moglie che correva in cucina a sciacquarsi la bocca "è andata davvero bene. Lo dicevo che questa è la mia giornata fortunata."

"Al...Salamiara...ta...splutt..." gorgogliò mia moglie.

"E non parlare mentre fai i gargarismi. Sì, il Salumiere mi sparerà a vista ma non me ne frega nulla. Stamattina mi ha fatto sudar freddo. Gli ho reso la pariglia."

Mia moglie tornò da me strofinandosi il fianco indolenzito dalla mia pedata e sorrise:

"Una Gran Croce al Merito Condominiale... dico... te ne rendi conto?"

"E sì," convenni ergendomi in tutti i miei 168 centimetri capelli esclusi "sono stato particolarmente abile, devi ammetterlo." Poi, "a proposito, chiariamo una cosa. Per il secondo extra deciderò io come dove e quando. Chiaro?"

Mia moglie si passò la lingua sulle labbra carnose e sorridendo arricciò il naso come una bimbetta dispettosa.

7. Sera. Mercato non proprio libero.

"Accendi quel vecchio catorcio."

Mia moglie sbuffò:

"E' la solita purga."

"Vuoi scommettere che indovino i programmi condotelevisivi? Ecco, cominceranno con un quiz a premi, poi il solito film storico sulla 'pazzia di fine secondo millennio', un recital di poesie neoaggregative, il telefilm della serie 'saranno condomini' e infine il condovideogiornale."

Lei l'aveva seguito leggendo dal bollettino:

"Preciso. Eppure siamo appena all'inizio del mese di programmazione pianificata."

"Allora? L'accendi o no?"

"Hai forse intenzione di far tardi?"

"Chissà..."

"Ti illudi, non ne fanno più di film pubbliporno. Oramai nessuna CTV manda in onda vecchie registrazioni con vera pubblicità."

"Chissà..."

"Sei monotono. E poi alla tua età..." ridacchiando.

"Ma se sai bene che la pubblicità eccita un po' tutti. E io sono un uomo assolutamente normale. Quelli che fanno i puritani sono degli ipocriti. Magari in casa hanno qualche registrazione di pornopubblicità."

Lei si avvicinò fusando (cioè facendo le fusa) (Cielo!)

Ho una sorpresa per te questa sera."

"Sorpresa? Di che genere?" Chiesi allarmato.

"Beh, prima parlavi di pubblicità. Ebbene io... io ho una rivista."

Balzai in piedi:

"Vecchia?"

"Vecchia."

"Quanto vecchia?"

"Tanto vecchia."

Non pensai neanche per un istante a chiederle come avesse fatto a procurarsela (ognuno deve pur avere i propri segreti). Dissi soltanto:

"E cosa stiamo aspettando? Tirala fuori." Eccitatissimo.

Fu in quel preciso momento che le luci si spensero e tutta l'energia cessò di rincorrersi nei cavi. Solo due piccole luci d'emergenza al nichel-cadmio rischiaravano l'appartamento.

"Impossibile!" Esclamai incredulo.

E si udì un elicottero che faceva a fette l'aria.

Mi avvicinai all'unica finestra del nostro appartamento di 35 metriquadri (escluso l'ascensore bagno) e diedi un'occhiata fuori. Nel cielo nero senza stelle (ma come può essere il cielo senza stelle?) (Nuvolo) (Volevi forse dire senza luna) (è banale)... nel cielo nero rischiarato dalla luna e butterato dalle stelle (cosa credi d'aver cambiato?!)... nel cielo nero e basta (potresti avere più fantasia, no?)... nel cielo nero illuminato quasi a giorno da un sole dalla luce violentemente bianca del faro dell'elicottero (non avresti qualcosa di più poetico?)... nel cielo nero rischiarato solo dai nostri occhi che riflettevano come una miriade di lucciole policrome i guizzi di luce variegata che circondava l'elicottero. Portava a fianco inciso C999NW che ne indicava il Condominio d'appartenenza, piuttosto lontano dal nostro.

Nel frattempo era scattato il segnale d'allarme automatico, una lugubre e singhiozzante sirena che rompeva (e basta).

Corsi all'ascensore d'emergenza ma pigiai inutilmente il pulsante di chiamata. Era stato disattivato persino il generatore d'emergenza.

"Impossibile!" Riesclamai incredulo.

STATE CALMI E NON VI SUCCEDERA' NULLA:

"Che vogliono?" domandò mia moglie.

Non le risposi, avevo una mezza idea ma non ero certo, quindi era meglio non dirle nulla per non impressionarla. E darsi da fare. Corsi in cucina e dallo stipetto tirai fuori la mia doppietta a canne mozze. Era un'arma antiquata, ma le ero particolarmente affezionato poiché apparteneva alla mia famiglia da molte generazioni. Cercai i proiettili esplodenti e la caricai. Contro quel mostro frullante una pistola non sarebbe servita a nulla. Tornai accanto alla finestra e mi appoggiai allo stipite tenendo il fucile ben saldo nelle mani.

"Cosa fai?"

"Gli scarico addosso un paio di cannonate. Se qualcun'altro del Condominio fa lo stesso forse riusciremo a cacciare quel bastardo (linguaggio western)... quel porco (America anni '60)... quel cattivaccio (gay) ... quel delinquente (polizia italiana) ... quel froscio (America anni '80) ...quel pirla (Italia settentrionale) ...quel fetuso (Chissà...).

"Ma è pericoloso." Ammonì mia moglie.

"Lo so, ma se credi che mi faccia derubare senza reagire ti sbagli di grosso."

Proprio in quel momento da un appartamento tre piani più in basso partirono alcuni colpi di fucile leggero. L'elicottero ruotò sul suo asse verticale (era inutile specificare l'asse, avrei voluto vederlo ruotare intorno al suo asse orizzontale!) e lasciò partire un razzo che centrò l'appartamento. Una esplosione luminosissima e fragorosa disintegrò ogni cosa al suo interno.

"Ripensandoci..." convinto dal fatto che si era reso libero un appartamento tre piani più in su. Il nuovo Condòmino avrebbe solo avuto qualche problema a staccare dalle pareti i grumi di sangue.

NE ABBIAMO ALTRI NOVANTANOVE DI QUESTI RAZZI. NON SARANNO SUFFICIENTI PER TUTTI, MA PER MOLTI SI.

Mi allontanai subito dalla finestra, tolsi le cartucce dal fucile e lo rimisi nell'armadietto

"Del resto," spiegai a mia moglie "la loro proposta è ragionavole."

"Proposta? Ma se non hanno fatto nessuna proposta."

"Quando lo faranno, qualunque essa sia avrà la ragionevolezza di un razzo. Anzi, di novantanove razzi."

"Ma come avranno fatto a bloccare l'energia?"

"Me lo sto chiedendo dall'inizio di questa storia. Dall'esterno è impossibile, tutto il Condominio è ben difeso. Non resta che pensare ad un infiltrato."

"Uno dei due ultimi inquilini provvisori ammessi?"

"E perché no? Entrare e occupare un appartamento libero è solo un problema di denaro. Sai che tanti vivono fuori sino a quando con mezzi più o meno leciti riescono a mettere insieme una cifra sufficiente a soddisfare l'Amministratore."

Il nostro avvincente discorso fu interrotto dalla voce del Rappresentante del Condominio per i Rapporti con gli altri Condòmini che finalmente si era affacciato alla sua finestra:

"Cosa volete?"

SOLO VENDERVI UN NOSTRO PRODOTTO: POI FAREMO RITORNARE L'ENERGIA E CE NE ANDREMO SENZA FAR DANNI.

"Siete pazzi. Noi consumiamo SOLAMENTE prodotti del nostro Condominio."

"Sì, diglielo a quel verme, diglielo."

Un secondo razzo lasciò la scia come un pensiero inutile dietro di sé ed esplose nell'appartamento facendo a striscioline il Rappresentante del Condominio (ma che vai farneticando. Non esistono razzi che fanno a striscioline le persone) (oggi, ma fino al 2084 potrebbero anche inventarli) (impossibile) (dici? Non hanno forse inventato i razzi che fanno le persone a stelline!) (No, NON li hanno ancora inventati) (peccato, sarebbero più allegre le guerre):

Allora si affacciò il Vice Amministratore:

"Cosa volete... venderci?"

CINQUE TONNELLATE DI CINQUE FUNGHI AGARICI IN SCATOLA.

"Ma abbiamo i cantinati stracolmi di funghi freschi, come tutti i Condomini del resto. Per quale ragione ne dovremmo comprare in scatola?"

Un terzo razzo gli esplose alle spalle. Lo spostamento d'aria lo scaraventò fuori. Con un perfetto carpiato finì anguria sulla strada.

"Ottima ragione," commentai sperando che dall'elicottero mi udissero. Intanto in qualche modo gli uomini della S.C. (Sicurezza Condominiale) stavano operando una difesa. Difatti una nutrita (grassoccia?) scarica di fucileria pesante partì da un angolo del tetto più basso investendo l'elicottero che ondeggiò e come un avvoltoio ferito perse quota. Parve lì lì per precipitare, ma ebbe uno scatto in avanti riuscendo a mettersi fuori tiro, poi lasciò partire cinque razzi in rapida successione. L'angolo del tetto fu letteralmente spazzato via con una parte del solaio dell'appartamento sottostante. E non bastò. Altri razzi saettarono fuori dal cannoncino distruggendo a casaccio una mezza dozzina d'appartamenti per fortuna lontani dal mio (era o non era la mia giornata fortunata?)

E finalmente l'Amministratore venne fuori dal suo superattico iperaccessoriato e con incredibile sangue freddo:

"Il prezzo." Disse, solamente questo.

UN MILIONE DI M.E.C.C. A CONTENITORE.

"Da venti scatolette?"

QUINDICI.

'E' un furto,' pensai.

'E' un furto,' pensò l'Amministratore.

"E' un furto," disse mia moglie poiché in simili frangenti le riusciva difficile pensare.

"Metà della cifra totale ve la verseremo in merce di scambio. Lumache cieche." Propose l'Amministratore.

NON CI INTERESSANO.

"Allora un terzo. E non chiederemo fattura totale."

UN QUARTO E FATTURA DIMEZZATA.

"Accettò"

ABBIAMO REGISTRATO IL PATTO.

"Lo so, buonanotte.

Ah, dimenticavo, fate tornare l'energia, stavo seguendo un eccellente programma condominiale alla CTV."

E la luce fu.

Mentre l'Amministratore sprezzante del pericolo dava le spalle all'elicottero e rientrava nella sua abitazione un grande applauso partiva dalle fondamenta del Condominio.

"Che uomo!" Tubò mia moglie con gli occhi umidi.

Io intanto facevo i conti per conoscere quale sarebbe stata la mia razione di funghi da acquistare. Be' temevo peggio, e poi bisognava tener conto del fatto che l'Amministratore era riuscito a piazzare una tonnellata e un quarto di quelle stomachevoli lumache cieche. Non solo, ma sapevo anche che li avrebbe fregati sul peso facendoli ingozzare... di funghi prima dello scambio. Geniale, davvero geniale a scegliere quella merce di scambio. Avrebbero avuto indietro una buona parte dei loro funghi sotto forma di cacca.

Bisognava ammettere che quell'uomo era un geniaccio. Uomo?! Di più. Tornai da mia moglie:

"Dove eravamo rimasti?"

La vidi sdraiata sul letto. Completamente nuda.

"Hai caldo?"

"E' stata una giornata eccitante." Soffiò.

"Sono esausto."

"Tra poco lo sarai di più," risoffiò.

"Ci credo."

Poi nessuno usò più la bocca per parlare.

8. Notte. Giochi d'amore.

"Di nuovo? Sono stanco, e poi domani devo..."

"Che t'importa del domani? Vivi quest'oggi meraviglioso e non pensare al futuro che potrebbe essere davvero brutto."

"Sì, hai proprio ragione."

E il rumore delle pagine dell'antica rivista con vera pubblicità sfogliate con frenesia si confuse con i gemiti di irripetibile piacere.