Strani Attrattori

Domenico Gallo 


 

Fine decennio, fine secolo e fine millennio. Questo 2000 non è termine da poco ed è cifra su cui non si può scherzare. Fermandoci a questi ultimi anni, questi ultimi cento anni, appare spontaneo un criterio capace di applicarsi a questo secolo più che ad altri: un particolare aspetto del tempo. Se il ventesimo secolo è privo, come qualcuno osserva, di un contenuto autonomo rispetto all'Ottocento, di cui appare un prolungamento proprio nelle sue manifestazioni più eclatanti, le rivoluzioni e le guerre mondiali, è pur vero che possiede forme proprie. Queste forme altro non sono che la ripetizione delle aspirazioni e degli ideali del diciannovesimo secolo. Il criterio contraddistintivo del ventesimo secolo sta appunto in un derivato diretto del tempo, nell'accelerazione a cui sono state soggette le proprie forme. Questa accelerazione l'abbiamo sotto gli occhi quotidianamente. È nella rapidità con cui un'innovazione tecnologica diventa d'uso quotidiano, è nell'avvicendarsi di governi, ministri e arresti tutti uguali (ma anche tutti diversi), nello stravolgersi della geografia e nell'obsolescenza degli atlanti. Siamo in preda allo choc del futuro descritto da Alvin Toffler. Anche questo è una conferma della mancanza di un contenuto autonomo del Novecento. Il 1989 è stato l'anno della caduta del muro di Berlino, un evento auspicabile e desiderato consciamente e inconsciamente da tempo, ma contemporaneamente un evento che ci arreca inquietudine. Ricordiamo la famosa mappa di Borges, quella appoggiata sul territorio, delizia delle citazioni degli anni Ottanta? Ebbene questa mappa è sì definitivamente marcita, ma sotto le sue lacerazioni non appare un territorio rassicurante e immutabile, irrapresentabile, bensì un brulicare migratorio le cui forme si accavallano come i fotogrammi di una pellicola. Questo tempo che sta scorrendo velocemente verso il 2000 trascina con sé le forme verso un limite fisico molto chiaro: la catastrofe.

Abbiamo sognato e imposto la regolare cadenza della storia ottocentesca; Marx, prima ancora di Freud, aveva compiuto la più grande terapia di gruppo mai concepita. Aveva prodotto un modello della storia capace di dare ideali concreti a chi non ne aveva, a masse sterminate. La fine dell'Ottocento e del suo seguito segna la fine di un mondo egemonizzato dai modi di produzione del capitalismo. La fine di questa egemonia è appunto l'apocalisse.

Può sembrare strano che l'agognata fine del capitalismo coincida con l'avvento di una apocalisse, ma bisogna riconoscere che i teorici e gli intellettuali sono sempre stati collocati a sinistra, e che troppo spesso si è ignorato che il capitalismo, come il socialismo, vagheggiava una propria utopia. Con la caduta del muro di Berlino non cessa solamente di esistere l'esperienza burocratica e liberticida dei paesi dell'Est, ma crolla definitivamente la versione riformista del capitalismo. Sì, il capitalismo aveva avuto una svolta riformista, esattamente come era accaduto nel movimento operaio internazionale con l'avvento delle social-democrazie nel mondo occidentale. Ora non è più tempo di utopie, almeno per i padroni.

L'Ottocento è il secolo della linearità; la storia, la scienza, i fatti sociali trovavano la propria affermazione in una confrontabile entità tra causa ed effetto. Una visione totalizzante del mondo concedeva discrete possibilità di prevedere il futuro. È il secolo di Lagrange e di Laplace, del sogno di poter stabilire una configurazione fisica di un qualche istante del futuro partendo dalla conoscenza di determinate condizioni iniziali.

I prodromi del nuovo millennio hanno già attechito. Le nuove radici si stanno sotteraneamente abbarbicando ad alcuni fatti che, se visti in questo modo, assumono grande importanza.

Un fatto annuncia la caduta del muro di Berlino. Qualche mese prima dell'insubordinazione di una nazione, si era tenuto sulla parte ovest dell'orrendo reticolato un concerto rock. Gruppi spontanei di abitanti dell'est si erano appropinquati al muro per ascoltare la musica, almeno fino a quando ottuse guardie non li hanno cacciati verso settori dove la musica non poteva arrivare. Inaspettati tafferugli sono seguiti a questa ingenua repressione. A questo punto il muro era già caduto. Se il concerto in questione fosse stato quello di Madonna, il muro sarebbe caduto quel giorno stesso.

Un modello lineare per la storia ha permesso 150 anni di lotte per il progresso, di avanzamento culturale, di affermazioni della dignità umana. A questo modello, che potremmo definire macrostorico, se ne è affiancato uno microstorico. Non credo che il nuovo modello possa sostituire quello classico, perché cause economiche e divisioni di classe sono ben lungi dall'essere superate. Piuttosto è la caratteristica dinamica degli avvenimenti, la morfogenesi, che può essere vista in maniera differente.

Se la catastrofe è la lente grazie alle quale possiamo osservare con profitto alcuni avvenimenti degli ultimi anni, in particolare quegli avvenimenti del ventesimo secolo che rappresentano i collegamenti più intensi con il futuro, questa catastrofe non è quella biblica, punitiva e letale. Questa è la catostrofe dei salti evolutivi, del superamento delle fratture, del passaggio tra un sistema e l'altro, dei repentini cambiamenti di forma. Alcuni fatti sociali e culturali sono improvvisi e violenti, sembra che le forze di contenimento che stanno attorno a tutto siano svanite nel nulla. In queste crisi è possibile cogliere lo specifico del ventesimo secolo: interfaccia tra il diciannovesimo secolo e il nuovo millennio. Forse l'Ottocento è stato troppo innovativo e ha avuto bisogno di un secolo successivo per potersi distendere e attuarsi. Contemporaneamente assistiamo all'osmosi di avvenimenti assolutamente strani.

La teoria delle catastrofi scientifica, come sostiene Renè Thom, ha uno statuto epistemologico particolare: non è una teoria scientifica vera e propria, bensì "una metodologia capace di organizzare i dati dell'esperienza". La stessa scienza, sfuggita al programma riduzionista, accetta, seppure con inquientudine, forme di razionalità che precedentemente non riteneva possibili (teoria delle catastrofi, caos deterministico, teorema di Cohen sull'indecidibilità, pluralità della differenziabilità negli spazi 4-dimensionali secondo Freedman e Donaldson). Al di là delle astrusità racchiuse in queste citazioni, sorge spontanea, da parte dei razionalisti, schiacciati dall'impossibilità di cambiare il mondo, la necessità di trovare forme nuove di interpretazione. Lo scopo della scienza è muoversi tra due poli, quello di capire il mondo e quello di agire sul mondo stesso. Lo scopo dell'individuo che vive all'interno di una società è di trasformare il mondo. "Infine, solo per sussurrare un'ipotesi, dal punto di vista della ragione economica e politica, questo razionalismo articolato in tante razionalità diverse implica che un giorno verrà in cui l'opposizione non sarà tra avere e non aver una visione marxiana, ma in cui la descrizione marxiana sarà uno degli strumenti a nostra disposizione, uno strumento adeguato a descrivere molti fenomeni e inadatto per altri, proprio come la meccanica newtoniana ci dice ben poco sulla labile, perfetta, sempre diversa forma del fiocco di neve" (Marco D'Eramo, "L'abisso non sbadiglia più" in Gli ordini del Caos). A distanza di un secolo dalla morte di Marx, se di trasformare il mondo non è certo diminuità la necessità, sicuramente si sente in questi anni un rinnovato desiderio di interpretarlo. Il marxismo è stato la più grande occasione di progresso intellettuale e materiale che sia stato disponibile per gli oppressi. Ha fornito un metodo adatto al suo tempo, ma, soprattutto, ha fornito le premesse di un metodo che incarnasse lo spirito del tempo, che evolvesse assieme alla storia.

La catastrofe e i suoi nemici. Questa catastrofe imminente, o cambiamento di forma improvviso, è attesa, visto l'accumularsi di fatti sociali assolutamente non-lineari. Tangentopoli ne è stato un esempio. L'arresto in flagrante, ormai dimenticato, di Mario Chiesa ha prodotto direttamente una serie di eventi inimmaginabili. Come sosteneva inascoltato Poincarè nel 1908, una piccola differenza delle condizioni iniziali può provocare un errore enorme sul risultato finale. L'arresto di Chiesa è stato il provvidenziale battito d'ali della farfalla.

I fatti di Milano ci fanno soprattutto capire che la catastrofe non sarà necessariamente a discapito delle forze progressiste.

Dunque, che fanno le forze progressiste? Ci sono molte risposte a questa domanda. Molti fatti sono contradditori, e mai come oggi la sinistra ha in sé sia un'attrazione verso il futuro che una insensata nostalgia del passato.

Quasi quindici anni mi separano dall'invenzione di Intercom, a cui ho collaborato dal primo numero, e da un gruppo di iniziative underground (Crash, Fantasia Sociale, Lucifero, Un'Ambigua Utopia, Ubik, Pianeta Rosso, Arcon) che nascevano direttamente dalle prospettive di costruire e organizzare dal basso una cultura che fosse capace di sostituire quella in decadenza di espressione della borghesia. Negli anni '70 la controcultura, come la giustizia proletaria, si collocava come alternativa non solo interpretativa, ma come statuto autonomo. Un sistema che si apprestava a sostituire l'altro senza integrarlo. Al di là dell'efficacia di questo processo spontaneo, che incarnava lo spirito del tempo degli anni '70, e a cui la storia prima o poi darà un giudizio, io credo che da questo sia nato un nuovo modo di vedere i fatti della fantascienza. In tutto il mondo, U.S.A in testa, crolla la credibilità della cultura borghese, della rassicurazione, dello status quo, dell'ereditarietà. La fantascienza, come tutti i generi della cultura di massa, ne incarna le inquietudini, il fermento, la trasgressione, l'interpolazione dei codici e la mutazione.

Quindici anni di Intercom ci hanno concesso di osservare sporadici elementi all'apparenza scollegati, fino all'esplodere inequivocabile di contraddizioni che attraversano la letteratura e l'arte, la politica, la sociologia, la tecnologia e la scienza, la comunicazione, l'etica e la morale. La rivista è cambiata, non solo nelle sue caratteristiche grafiche, ma soprattutto concettualmente, anche se, come quindici anni fa sembra covare la medesima insofferenza. Cos'è la fantascienza? Si tratta di un genere assolutamente autonomo? Quali categorie necessitano essere approfondite per fare luce sui suoi misteri? Quale rapporto intercorre tra la fantascienza e la scienza? Quale con l'epistemologia e la storia della scienza? Quale con il mito?

Ancora è da ricordare che Intercom, senza chiusure o soviet, ha sempre appartenuto alla sinistra e ha spontaneamente portato avanti battaglie culturali in questo villaggio parziale chiaramente progressiste. Ora, con progetto Intercom, io intendo un esperimento che ha lo scopo di usare nuove possibilità di comunicazione, indagare su attrattori sociali, creare una rete informativa, sviluppare la teoria e la pratica letteraria dello spirito del tempo come è il tempo adesso e come ci si aspetta sarà domani. Insomma resistere e cavalcare la catastrofe, fare dei cambiamenti ineluttabili un'occasione di progresso. Compito non facile per la sinistra dilaniata, "corpo ferito a morte attorno al quale piccoli uomini si contendono spoglie e carni", ma la sinistra può arrivere prima dei padroni di questa epoca, può sfruttare le proprietà del caos deterministico e incarnare lo spirito del tempo. Già, L'esprit du temps, l'essere contemporanei, vivere le innovazioni della nostra epoca ed essere orgogliosi e coscienti di appartenere a qualcosa che è stato, qualcosa per cui abbiamo una riconoscenza culturale. Brecht avvertiva saggiamente che "non bisogna partire dalle vecchie buone cose, ma dalle cattive cose nuove".

Senza fare della sociologia si può affermare che la rete di computer scardina quello che era un cardine dei mezzi di comunicazione di massa, cioè laddove esisteva un verso di propagazione dell'informazione (produttore consumatore) rigorosamente unidirezionale (a nulla valgono le telefonate degli spettatori in diretta o i sondaggi), instaura un reale bidirezionalità (). Lo stesso concetto di produttore/consumatore rischia di diventare poco utile. Alvin Toffler, nei suoi lavori, ipotizza la figura sociale del prosumer (pro{ductor-con}sumer), fusione tra produttore e cosumatore. Secondo Toffler la società post-industriale si arricchirà di queste persone, cioè artigiani altamente tecnologicizzati. La fantascienza aveva già proposto figure sociali post-industriali di questo tipo, sia Philip Dick che James Ballard, ma soprattutto William Gibson e tutto il cyberpunk. Cosa altro è l'hacker (o cowboy della consolle) dei romanzi di Gibson, se non un prosumer, cioè qualcuno in grado di usare gli scarti della tecnologia per costruire manufatti esclusi dal ciclo del valore di scambio.

Parimenti bisogna chiedersi se la rete planetaria sarà in grado di mettere in contatto scontenti, asociali, sovversivi, introversi, loser di tutto il mondo, al di fuori dei controlli dei servizi segreti e del Grande Fratello. Internet è la grande rete mondiale attualmente attiva. Nell'ottobre 1992 ha visto il collegamento del milionesimo calcolatore e nel febbraio 1993 si è stimato che la dimensione del network fosse di 1.400.000 unità. Una stima credibile afferma che siano circa otto milioni le persone di tutto il mondo collegate tramite Internet. I servizi che questa rete permette ai suoi utenti sono: 1) accedere a dati remoti 2) mail. Questa rete è destinata a crescere; incolla altre reti, le ingloba. Questa tecnologia è semplice e relativamente a basso costo e implica un rapporto bilateale, in cui il produttore di informazione è anche il consumatore di informazione, tutti gli utenti sono alla pari, non ci sono gerarchie contraddistinte da informazioni riservate inaccessibili ai più, al massimo viene istituito un moderatore in gruppi d'interesse particolari.

Si è già detto del muro di Berlino, ma si potrebbe aggiungere la rivolta di Los Angeles, assedio FBI in Texas, l'alta definizione, il successo di Madonna, le realtà virtuali, la tele-presenza, le nuove stime OMS sull'Aids, il tramonto del CAF (Andreotti, Craxi e Forlani), le bio-tecnologie, l'acquisto degli Usa da parte del Giappone, la genetica, la morte di Superman e quella di Laura Palmer. Questi e altri avvenimenti (o avvertimenti), nel bene e nel male, possono ispirare scenari futuri, costituire spunti predittivi. Cioè possiamo ipotizzare che avvenimenti di questo tipo siano destinati a moltiplicarsi.

In questo tessuto degradato, in cui il ricordo di tempi migliori è solo un lugubre refrain, stenta a partire una reazione verso il futuro che ha deciso di iniziare qui prima che altrove i propri esperimenti. Dovrebbe nascere qui, nell'Italia distrutta e dissanguata da cinquant'anni di D.C. con l'aggiunta del salasso esponenziale del decennio socialista, il prosumer dell'artigianato tecnologico, qui dovrebbero essere infrante le distanze, qui riscritta la disposizione urbanistica della metropoli. Il futuro potrebbe caratterizzarsi in una eliminazione della divisione del lavoro, in cui per passare dalla materia prima al manufatto necessitavano decine di passaggi artificiosi, nella fine del prodotto massificato, prodotto per tutti in un unico posto, e nell'inaridirsi della pubblicità. Questo sarà possibile attraverso la possibilità di agire a distanza, attraverso un allargamento telematico della democrazia, in seguito la morte di vecchiaia dei padroni di questa epoca.

La ricostruzione delle città, una sorta di ecologia metropolitana, parte da una rilettura di quello che già accade, dei suoi avvenimenti. Una rete informatica, come una rete neurale, aumenta in potenza non tanto se aumentiamo i nodi, piuttosto se aumentano le connessioni tra i nodi. Quello che si deve attuare è un collegamento tra gli avvenimenti, un'interpretazione collettiva, l'invenzione di un percorso, una scelta motivata. Torniamo ancora agli attrattori strani, cioè settori dello spazio attorno ai quali il sistema passa infinite volte con traiettorie sempre diverse, ma rimanendo sempre dentro certi confini. Questa reinterpretazione della città avviene definendo degli avvenimenti attrattori.

Non ci si può certo illudere che il futuro sia quello del sepolto positivismo, che una scienza benigna risolverà tutti i problemi, farà lavorare macchine al posto nostro e ci saranno beni in abbondanza per tutti. Non siamo mica scemi. Però il futuro lascia intravedere una scienza più alla portata di tutti, più diffusa, più povera. Molte nuove tecnologia sono di basso costo, sperimentabili nelle case. Alcuni settori di frontiera non sono relegati nei grandi circhi equestri della big-science. Questo lascia sperare uno sviluppo della ricerca scientifica capace di sfuggire alle mafie del sapere. C'è da sperare che molti dispositivi tecnologici siano riadattabili facilmente e destinati ad altri usi.

Se questa scienza ci fa sperare, idealizzando il cyberpunk come testa nella tecnologia e piedi nella strada, la realtà è di fronte a tutti. Lo stato sociale è andato a farsi fottere, la nazione dissanguata dai vampiri del teorema D'Ambrosio (teorema in quanto rigorosamente enunciato e dimostrato, quindi vero nel contenuto della sua tesi), bande naziste, leghiste e berlusconiane. La feccia della società trova nuovi modi per mascerarsi. Così Bossi è il simulacro di Craxi, Berlusconi il simulacro di Andreotti, Segni quello di La Malfa e Fini quello di Fini. L'individuo è quotidianamente soggetto a due forze opposte: sparire e bruciare più lentamente possibile le proprie risorse o cercare nuovi poli a cui aggregarsi, attuare la resistenza umana fino alla vittoria.