Marcello Bonati
recensioni
James G. Ballard

LA MOSTRA DELLE ATROCITÀ


(The Atrocity Exhibition, '70)
traduzione di Antonio Caronia
"Mistral", ed.Rizzoli, ’91
268 pagine, 24. 000 £

Cult book da molti anni, quando,finalmente, con un ritardo incredibile, venne tradotto anche da noi, fu un evento davvero memorabile; e, a tradurlo, non poteva che essere il buon Antonio Caronia, che da sempre si è molto interessato al rapporto fra media e reale nella nostra società.
Già qualche capitolo era stato tradotto e pubblicato separatamente, ma certo adesso quei contributi acquistano un sapore diverso letti nel loro contesto (1).
In effetti Ballard scrisse i vari capitoli di questo romanzo in un lasso di tempo molto prolungato, ed essi apparvero via via in riviste, ed alcuni di essi possono essere considerati veramente a sè stanti, anche se acquisiscono, come detto, una significanza ben maggiore accostati a tutti gli altri.
Romanzo o antologia,dunque?
Dario Sciunnach, nel saggio di maggior rilievo sull'opera quando ancora questa non era stata tradotta (2), dice che secondo lui è più un'antologia che un romanzo; a me sembra che, ormai, all'interno della definizione "romanzo", stiano una così multiforme varietà di narrativa che anche questo possa, a ragione, rientrarvi, per molti motivi.
Il protagonista dei vari capitoli cambia sempre nome, Travis, Talbot, Traven, Tallis, Trabert, Travers, ma è connotato, molto fortemente, come lo stesso individuo, con le stesse persone che lo attorniano, negli stessi ruoli.
Anche la moglie cambia cognome con lui, ma non il nome.
Certo si può obbiettare che uno dei personaggi collaterali più importanti, Karen Novotny, che asseconda la pazzia del protagonista, muore più volte riapparendo regolarmente al suo fianco nei racconti-capitoli successivi.
Ma c'è da notare che: "Queste tragedie hanno luogo in parte nella sua mente e in parte nel mondo esterno..." (pag.119), e che questa Keren Novotny è più un personaggio dell'inner space che della realtà fenomenica.
E che nel presentare il primo cambiamento di nome del protagonista, Ballard annota: "Talbot è un'altra incarnazione del personaggio centre di "La mostra delle atrocità".L'identità più autentica è Traven." (pag.53).
Queste varie versioni di lui sono altrettante sfaccettature del suo essere: "Il personaggio centrale di "La mostra delle atrocità" è apparso di volta in volta in ruoli diversi, figure accessibili a ciascuno di noi nella sua vita interiore.(...)astratto (Tu, coma e Marilyn Monroe)...quotidiano e terrestre (Cannibali d'estate) apocalittico (Tu, io e il continuum)." (pag.177).
Altri personaggi collaterali importanti sono il dottor Nathan, collega del protagonista, che lo segue, e che ha, più che altro, una funzione razionalizzante, nella pazzia di T...Catherine Austin, altra psichiatra, più volte coinvolta nei folli esperimenti di T...
Margarethe T., la moglie, in un ruolo piuttosto ambiguo, tra gelosie e tentativi di razionalizzare il comportamento del marito.
Koester, il regista che segue T...e Karen Novotny per filmare i loro folli atti.
La storia, dunque, come tutti sappiamo, della pazzia di un uomo, che tenta di ricostruire, di ricreare, alcune morti di personaggi celebri, questa volta dando loro un senso.
Così infatti prosegue la nota di pag.119: "...e rappresentano il suo tentativo di dare un senso a questi drammatici eventi attribuendo loro una dimensione morale, e forse anche una misura e una speranza."
Lo scrittore annota che: "Ma il mio io più giovane, naturalmente, sperava anche di arrivare a capire la morte inscenata della propria moglie." (pag.160).
Comunque: "L'assassinio di Kennedy è un evento che ha un ruolo centrale in "La mostra delle atrocità": per molti versi il libro trae diretta ispirazione da questa tragedia, con tutti i misteri che essa si porta dietro." (pag.74).
Questo fatto di avere celebrità odierne come, in qualche modo, personaggi, è una caratteristica di quest'ultimo periodo produttivo di Ballard, come ho notato nel mio saggio citato, ed è stato giustificato dall'autore col fatto che essi sono la nuova costellazione mitica all'intero della quale ci muoviamo: "...mi sembrano personaggi fittizzi molto più significativi di quelli che uno scrittore potrebbe inventare".(3).
Tutte le citazioni che ho finora riportato, tranne quest'ultima, vengono dalle ricche note che Ballard ha incluso in questa nuova, riveduta ed ampliata versione, a cui, oltre alle note, vero strumento indispensabile alla lettura, tipo il volume a sè stante delle "note" all'"Ulisse" di Joyce, ed interessante per le molte digressioni significative, si aggiunge, nell'appendice, un ultimo capitolo, un vero e proprio racconto a sè stante, senza più alcun personaggio del romanzo, "Storia segreta della terza guerra mondiale", davvero molto bello, e molto orwelliano-dickiano nella sua denuncia delle manipolazioni della realtà da parte del potere per mezzo dei "media", che non era presente nell'edizione del '70.
C'è inoltre da dire che tutta quanta la narrazione, spezzettata, come sappiamo, in brevissimi sottocapitoli, è fortemente impregnanta di una robusta carica erotica: "Quello che Talbert sta cercando è il rapporto sessuale primario, la prima combinazione delle dimensioni temporali e spaziali." (pag.114); infatti le ossessioni del protagonista hanno una forte componente sessuale, spesso datagli da elementi esterni alla sessualità, come gli incidenti automobilistici.
Ci sono, infatti, alcuni episodi in cui: "Compare per la prima volta Vaughan, che più tardi sarà "Scienziato-teppista" nel romanzo "Crash"" (pag.159).

NOTE
(1)-"Tu: Coma, Marylin Monroe" (You: Coma: Marylin Monroe, '66), e "Tu e io e il continuum" (You and Me and the Continuum, '66), in "Nuova presenza" n.37/38, ed.Magenta, '70
"L'arma omicida" (The Assassination Weapon, '66), in "Gamma" n.8, ed.Dello Scorpione, '66
"L'assassinio di John Fitzgerald Kennedy considerato come una corsa automobilistica in discesa" (The Assassination of J.F.Kennedy Considered as a Dowhill Motor Race, '66), in "Gamma '72, ed.De Carlo, '72
"Amore e napalm, U.s.a." (Love and Napalm, U.s.a., '78), in "Aliens" n.8, ed.Armenia, '80; degli ultimi tre tratto nel mio saggio "Dossier Ballard", "L'opera", in "La spada spezzata" n.15, '86, rispettivamente alle pagine 16, 17 e 20

(2)-"J.G.Ballard-The atrocity Exhibition", "City" n.15, '84, pag.2

(3)-da "La fantascienza non può evitare i mutamenti" (Science Fiction Cannot Be Immune from Change, ), intervento allo Sf Symposium svoltosi a Rio de Janeiro nel '69, in "Galassia" n.218, ed.La tribuna, '76, pag.141



Edizioni originali delle parti:



Altri contributi critici:

da "Algenib notizie" n.19-novembre-dicembre '91
 



L'ISOLA DI CEMENTO

(The Concrete Island, '74)
traduzione di Massimo Bocciola
"Ariele" n.11, ed.Anabasi, ’93
198 pagine, 20. 000 £

Questo romanzo è stato per molti anni uno di quei testi mitici di cui tanto si sentiva parlare, ma che da noi non era disponibile.
Questa bella edizione della Anabasi viene così a colmare un vuoto importante sia all'interno della produzione di un autore importante come Ballard, ma anche, più in generale, all'interno dell'immaginario di noi cultori ella Sf.
Sf non è, assolutamente, ma in esso vi sono tutti quei topoi che si ritrovano in tute le opere di Ballard.
Come fa notare il Ricciardiello, non si accenna minimamente, nella breve biografia nel libro, al fatto che Ballard sia, più che altro, un autore di Sf, quasi come se ciò fosse ancora un qualcosa di infamante; Anabasi non ha mai pubblicato nulla di fantascienza; forse la considerano ancora una letteratura di serie b, cosa che ormai è indubbiamente superata dai fatti.
Tornando a noi, qui si racconta una storia di alienazione, dell'alienazione che l'ipercivilizzazione della nostra società porta con sè, dei possibili spazi bui che essa crea.
Qui un uomo naufraga in un'isola spartitraffico, per un incidente automobilistico.
E comincia un'odissea del tipo a cui Ballard ci ha abituati, interiore, nell'inner space del protagonista, che, man mano, si viene a sovrapporre all'esterno; la patina di civiltà va man mano sfaldandosi, e riemergono valenze ancestrali, anche qui non così marcatamente come nelle altre opere del Nostro che noi meglio conosciamo.
Lo stile è scarno, essenziale, anche se non mancano momenti di poeticità, ma di quella poeticità tutta particolare che Ballard sa creare.
Ve lo consiglio senz'altro; non sarà Sf, ma è veramente...fantastico!!



Altri contributi critici: da "Intercom" n.144/145, '97



UN GIOCO DA BAMBINI

(Running Wild, '88)
traduzione di Franca Castellenghi Piazza
"Ariele" n.1, ed.Anabasi, ’92
109 pagine, 15. 000 £

Davvero molto interessante, questo poco più di un romanzo breve di Ballard, una specie di trasposizione narrativa del complesso di Edipo.
Vi si racconta, infatti, di alcuni ragazzini che, in un villaggio dell'Inghilterra meridionale, massacrano in svariati ed inventivi modi i propri genitori.
Sono tutti di tranquille famiglie borghesi, che li cullano in un amore addirittura strabordante; ed è proprio da questa eccedenza d'amore che si vogliono liberare, dalla bambagia in cui li costringono a vivere.
Il racconto procede, a dire il vero, nientaffatto linearmente, ma a sbalzi.
È, infatti, costruito, più che sulla struttura del romanzo, su quella della sceneggiatura filmica; presentazione dello scenario, dei personaggi, ecc…
E c'è, anche, un crescendo di suspance, che porta all'ultimo capitolo, "25 giugno 1988-La ricostruzione del massacro", in cui esplode la carica accumulata predentemente, ancor più filmico.
Del complesso di Edipo è intrisa ogni pagina, ogni parola, quasi che l'autore volesse in continuazione ricordare al lettore che è una allegoria, che non vuole essere un racconto di fatti reali.
Direi senz'altro che è un testo educativo per adulti, e, invece, sconsiglierei il, forse ironico, suggerimento del Ronci di farlo leggere nelle scuole.



Altri contributi critici:

FEBBRE DI GUERRA

(War Fever, '90)
traduzione di Andrea Terzi
"La scala", ed. Rizzoli, ’93
214 pagine, 29. 000 £

Penultima antologia di Ballard (un'altra, dell'autunno del '90, contiene racconti apparsi su "Interzone" ed inediti), originariamente edita in Gran Bretagna da Collins.

originariamente apparso in "The Magazine of Fantasy & Science Fiction", ottobre '89; anche in "Destinazione spazio 2" ("The 1990 Annual World's Best Sf", '90), "Urania" n.1169, ed.Mondadori, '91, nella traduzione di Susanna Molinari - in cui si racconta di una Beirut di un futuro prossimo, in cui si combatte ormai una guerra senza più alcuno scopo reale, unicamente alimentata dall'ingordigia delle multinazionali delle armi.È tutto incentrato sulla figura del protagonista, un idealista, un pacifista, nonostante tutto, e sui suoi travagli interiori, anche di carattere personale, dovuti, questi, alla classica rivelazione di un suo diverso status nei riguardi delle persone a lui più care. originariamente apparso in "Ambit"; anche in "La mostra delle atrocità", come capitolo finale, nella traduzione di Antonio Caronia - tutto tenuto su di un tono scherzoso, ironico, forse meglio, è il racconto di come Ronald Regan, il presidente-attore, scateni la Terza Guerra Mondiale, mentre l'intera audience televisiva americana segue ansiosa ogni minimo cambiamento del suo stato di salute.
"Carghi di sogno" (Dream Cargoes, '90)
in cui si narra di un esperimento a creare una sorta di superuomo, un essere in grado di controllare il tempo e di volare, il tutto, però, descritto con una tale dovizia di particolari nell'ambientazione, e l'autore riesce a creare, attorno a ciò una tale atmosfera di veridicità, che il novum, di per sè, forse, quasi ridicolo, acquista una valenza di validità notevole. originariamente apparso in "Interzone" # 9, '84, poi antologizzato in "Interzone: 1th Anthology", il meglio dei primi 9 numeri, a cura di John Clute, Colin Greenberg & David Pringle (Dent, '85)-in cui si tratta di uno di quei nuovi miti tanto cari a Ballard, i nuovi miti che l'ipervelocità di sviluppo della nostra società fà emergere, a colmare il vuoto di quelli tramontati e a riempire quelli nuovi. Qui, è l'astronauta, assunto a figura mitica, il vero protagonista; la trama, anche se ben costruita, diviene secondaria, e ad andare il primo piano è proprio ciò. originariamente apparso in "Observer" o "Interview", gennaio '89-in cui si ironizza, invero assai amaramente, sulle possibili conseguenze del flagello del secolo, l'AIDS. originariamente apparso in "The Guardian", '89-vi riaffiora un tema caro a Ballard, quello delle spiagge, viste un pò come un luogo mentale, in cui l'Uomo si trova a diretto contatto con quell'elemento ancestrale che è il mare; qui lo tratta attraverso una narrazione decisamente divertente, più che per il racconto in sè per l'idea, decisamente divertente; milioni di lavoratori in vacanza decidono improvvisamente di non tornare al lavoro, ma di restare, appunto, in vacanza per sempre. originariamente apparso in "Ambit", '85-dalla struttura davvero particolare, è, semplicemente, un elenco di cento risposte, a cento domande che non ci sono, che si intuiscono solamente, a volte, ma non sempre.
Si riesce ad intuire che è l'interrogatorio di un omicida, di un uomo che ha ucciso uno scienziato che aveva inventato un qualcosa a riguardo della Vita Eterna, ma è proprio nel gioco dell'indovinare che stà il pregio di questo breve racconto. originariamente apparso in "Bananas", gennaio '75-parecchio strano, in cui, mi sembra, si vuole parlare della problematica della spettacolarizzazione della morte, più in particolare, qui, delle catastrofi.Il tutto, però, viene fatto con molta pacatezza, contrariamente a quanto avviene di solito, attraverso una narrazione che procede senza sbalzi, in un susseguirsi di accadimenti che intrigano il lettore, per concludersi con un finale un pò raccapricciante, ma decisamente toccante. originariamente apparso in "City Limits", '82; antologizzato anche in "Lands of Never: An Anthology of Modern Fantasy", (Allen & Unwin, '84), anche in "Strani attrattori" (Semiotext(e) Sf, '89), a cura di R.Rucker, P.L.Wilson e R.A.Wilson, "Cyberpunkline" n.6, ed.Shake, '96, nella traduzione di Gianni Pannofino, e in "Top fantasy" (Top Fantasy, '85), a cura di J.Pachter, ed.Reverdito, '89, nella traduzione di Claudio De Nardi, col titolo di "Rapporto..."-raccontato per mezzo della tecnica, appunto, della relazione, (rapporti successivi che lo compongono interamente), inizia come un racconto di Sf pura, ma ben presto si intuisce che è altro.Il finale, infatti, rivela la sua vera natura, quella di racconto metafisico, sul tema della concezione cosmogonica dell'universo: "Il nostro sistema solare e i suoi pianeti, i milioni di altri sistemi solari che costituiscono la nostra galassia, e le isole stesse dell'universo giacciono tutti entro i confini della stazione.La stazione del cosmo, e costituisce il cosmo." (pag.125). originariamente apparso in "Interzone" # 13, '85-in cui si torna alla figura mitica dell'Astronauta, qui forse meglio delineata; lo si descrive come un fallito, e non, come altrove, in altre opere ballardiane, come folle, immagine che rievoca i gravi danni psichici che nella realtà vari astronauti hanno riportato.È, anche, un racconto sulla fantascienza; il protagonista, infatti, si riduce a fare il critico di film di fantascienza, e l'accostamento tra la realtà delle missioni Apollo e la Sf è decisamente esplicita. originariamente apparso in "Interzone" # 30, '89-uno dei migliori dell'intera raccolta, è un tipicamente viaggio ballardiano nell'inner space; un uomo regredisce progressivamente a stati di consapevolezza sempre più interiori, nella propria casa, che, alfine si trasforma in uno spazio interamente connotato dei significanti interiori; il così detto insideout. originariamente apparso in "Interzone" # 2, '82-in cui convergono varie tematiche del Nostro, prima fra tutte quella, che abbiamo visto, del diventare, nell'inconscio collettivo, un nuovo archetipo della figura dell'Astronauta, e poi quella, forse principale, della discesa negli abissi della coscienza.Vi si ritrovano, sparsi, altri elementi base che caratterizzano la narrativa di Ballard: la piscina, le casematte, ecc.. qui il racconto è incentrato su un altro dei temi cari a Ballard, quello della pazzia; facente parte di quel nutrito numero di opere sperimentali del Nostro, è composto da una breve frase, in cui quasi ogni parola ha una nota, e la rimanente parte di testo è costituito, appunto, dalle note a piè di pagina ad esso, che è l'unica parte rimasta di un testo compilato da un malato di mente.È, come spesso, in Ballard, una sorta di gioco letterario; alla fine il percorso mentale del lettore è portato ad involversi, ha cadere nel dubbio se, a compilare quelle note, sia un curatore sano o il malato stesso. originariamente apparso in "Bananas", '77-è composto da un'introduzione di una pagina, l'unica di vera narrativa, in cui si danno alcune indicazioni sulla restante parte di testo, composta unicamente, appunto, da un'indice, proprio come quelli che si trovano in appendice ad alcuni libri di saggistica; sarebbe l'unica parte rimasta di un'autobiografia di un eccentrico personaggio fondatore di una setta religiosa.L'idea è divertente, ma se uno avesse voglia di leggere...
Per concludere, un'antologia senz'altro impegnativa, dalla lettura non certo facile, ma che, se presa per il verso giusto, può risultare senz'altro un'esperienza di lettura stimolante; chi intendesse leggere unicamente per divertirsi, per evadere, è vivamente sconsigliato.


Altri contributi critici:



LA GENTILEZZA DELLE DONNE

(The Kidness of Women, '91)
traduzione di Andrea Terzi
"La scala", ed. Rizzoli, '92
342 pagine-30. 000 £

Con questo romanzo Ballard scrive una sorta di proseguimento a "L'impero del sole" (Empire of the Sun, '84) ("La scala", ed.Rizzoli, '86), che prende le mosse proprio là da dove quello finiva, e termina sul set del film di Spielberg che ne è stato tratto.
È, appunto, una sorta di seconda puntata della sua biografia, in cui racconta vari episodi chiave della sua vita, con lo stile sobrio che ormai gli conosciamo, infarcendolo di aneddoti e di non poche scene di buon erotismo.
Il capitolo che, forse, è più interessante per noi cultori di Sf è l'undicesimo, "La mostra", in cui si riferiscono gli accadimenti che ispirano i suoi romanzi "Crash" ("Crash", '73) ("Mistral", ed.Rizzoli, '90) e "La mostra delle atrocità" ("The Atrocity Exhibition", '90) ("Mistral", ed.Rizzoli, '91): "Forse nella loro meditabonda comunione con l'auto accartocciata, essi tentavano di venire a patti con i disastri e i delitti teletrasmessi che incombevano nelle loro menti, e si comportavano facendo quello che potevano per ripristinare una compassione ormai assente." (pag.219); "Mi prese la mano e se la mise tra le coscie.Il cotone dello slip era bagnato, un umidore che le inzuppava la sottana, un flusso arrecato dalla rombante Jaguar....Guidò la mia mano, il mio anulare sulla sua clitoride, allargò le braccia sullo schienale del sedile, come arrovesciata in un auto subito dopo uno scontro spettacolare....Mi inginocchiai davanti a lei, conscio del pannello del cruscotto che mi strusciava la spalla, quell'alloggiamento di strumenti che si protendeva nel buio....Le accarezzai le mammelle, lei mi guardò senza espressione, quasi volesse essere posseduta da una macchina.Tenne la mia testa a qualche centimetro dal capezzolo, su cui tracciò con il dito il diagramma di una mutilazione non sognata.Stava offrendosi non a me, ma ai progettisti della MG...Restammo avvinti, mentre la Jaguar di David perlustrava le vie, una belva che insisteva nel suo strano corteggiamento....Per me, un'auto sconquassata per impatto era il ricettacolo delle più potenti e stringenti emozioni, un simbolo inequivocabile della logica di violenza e di sensazioni che dominava le nostre vite." (pag.222-24) (per gli effettivi riscontri fiction/realtà, vedi "Realtà e invenzione ne "La gentilezza delle donne"", di David Pringle, in "J.G.Ballard, ed.Shake, '94, pag.241).
Anche il capitolo successivo, "Nell'obbiettivo della cinepresa", ci riguarda, in certo qual modo; vi si fa, infatti, in parte, un discorso sulla fantascienza, un pò di autoriflessione dell'autore sul suo aver scritto Sf: "Un festival cinematografico...ti dà una chiara idea di come sarà il futuro."; "Donne belle ma inavvicinabili, uomini distrutti, e un milione di sogni tenuti insieme dall'iperbole?"; "Roba del genere.Metropolis di Lang rifatto a Las Vegas." (pag.232), così inizia.
A dir la verità non è che sia una lettura poi tanto piacevole; non essendo un romanzo di fiction, non vi è una trama che lo unisca tutto, ma solamente narrazioni frammentarie, anche se consequenziali; a sostenerlo, però, vi è lo stile di Ballard, che riesce magistralmente a rendere poetiche immagini che davvero difficilmente, si potrebbe pensare, potrebbero esserlo.
Senz'altro da consigliarsi a chi non ha solamente voglia di escapismo, ma, di un ottimo autore di Sf come Ballard, vuole conoscere anche qualcos'altro.



Altri contributi critici: da "Intercom" n.144/145", '97




James G. Ballard

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