Mario Fabiani

L'Informazione Critica

 

Raramente la rubrica di recensioni di una qualsiasi rivista letteraria si pone il problema di stabilire un "programma di lavoro" da cui prendere l'avvio per l'esame dei testi. La coerenza della rubrica si basa di solito esclusivamente sulla costante presenza "stilistica" del curatore, il quale di per sé propone ovviamente una sua visione critica, ma senza darne conto al lettore in via preventiva. In mancanza di una fase di programmazione del lavoro ben delineata, il recensore può sbizzarrirsi senza alcun limite nel proporre le proprie "letture". Questo perché' si tende in genere ad attribuire alla formula della recensione una funzione informativa generica, alla quale non necessitano impegnativi modelli d'analisi.

È importante, in realtà, dare sì largo spazio all'informazione, ma ad una informazione critica che non si limiti al "riassunto della trama" dell'opera in questione (come spesso capita di vedere su pubblicazioni che abbiamo quotidianamente sotto mano) e nemmeno ad uno sporadico uso di approcci critici che non hanno poi un seguito. Nel primo caso l'operazione non riveste ovviamente alcun interesse culturale, e non fornisce alcuna reale "informazione" al lettore attento. Nel secondo caso la recensione "colta" si pone come episodio eccezionale e non incide sulla competenza critica del fruitore.

Nasce quindi l'esigenza di rapportarsi ad una certa metodologia di analisi che possa rendere conto, nei limiti resi possibili da poche pagine di scritto, di una lettura critica dell'opera e quindi delle modalità formali, di espressione e di contenuto, attraverso le quali essa si manifesta. Inoltre, e ritengo questo aspetto altrettanto importante, la continuità nell'attenersi a determinati e rigorosi metodi d'approccio nelle recensioni è anche un'esigenza editoriale, in grado di garantire una certa coerenza dì impostazione all'intera rivista e un punto di riferimento sicuro al lettore, il quale potrà evitare di affidarsi a metatesti frammentari e "filosoficamente" eterogenei, ma potrà contare su una serie di contributi anche confrontabili nell'ottica della stessa "visione" critica.

È proprio partendo da queste necessarie premesse che credo di poter delineare quella che sarà la "linea" metodologica dei miei contributi a lntercom. È una linea che ovviamente non si pone come esclusiva rispetto ad altre, ma solo come un tentativo nei mondo dei possibili accostamenti all'opera letteraria.

In qualsiasi tipo di testo artistico, la significazione può organizzarsi, e di fatto si organizza, secondo relazioni di opposizione. E ciò può avvenire indifferentemente sul piano della forma dell'espressione quanto su quello della forma del contenuto. Un metodo di analisi che ponga il modello oppositivo come base di partenza per l'esame del testo si pone quindi già un passo avanti verso la costruzione di un modello, supportato da una verifica continua sulle attualizzazioni del testo stesso. Naturalmente la semplificazione della struttura di un'opera artistica a semplice meccanismo oppositivo potrebbe scatenare le ire di quanti vedono in questo tipo di analisi un metodo riduttivo e irriguardoso verso la "molteplicltà" del messaggio artistico. In realtà, tralasciando il fatto che qualsiasi tipo di modello critico è di per sé riduttivo, dato che esso non può che porsi come metatesto parziale nel confronti dell'opera a cui si riferisce, l'analisi tramite evidenziazione dei tratti oppositivi non è così semplificativa come si potrebbe pensare; la capacità generativa di questo tipo di modelli è notevole, tale da dare luogo a numerose diramazioni interessanti. In ogni caso penso di poter lasciare ad altri il possibile dibattito, del resto non certo originale, sul "grado di approssimazione" che una simile metodologia di analisi può avere rispetto al fatto artistico. Ciò che più mi importa in questa sede è di stabilire una solida piattaforma dl partenza per quelli che saranno gli interventi critici futuri.

Il metodo oppositivo ben si attaglia alla narrativa di fantascienza, principalmente perché si tratta di letteratura in un certo qual modo "standardizzata", all'interno della quale i modi di produzione del testo sono tutto sommato abbastanza conosciuti e prevedibili. In effetti i modelli oppositivi del "genere fantascienza" sono probabilmente identificabili con facilità, così come si manifestano nella gran parte della produzione narrativa, e così come si cercherà di evidenziare anche in fase di recensione. Ciononostante, se potessimo considerare questa affermazione come dato di fatto, dovremmo ammettere di poter condensare le "idee" (e qui mi torna alla mente una vecchia discussione...) espresse dalla SF in poche righe di commento vagamente estendibili a tutto il genere. Lungi da me l'idea di proporre un simile modello "totale" (così totale da essere probabilmente del tutto non significativo, anche se non mi sento di escludere che un simile modello esista). È chiaro che la produzione letteraria, anche all'interno di un genere codificato come la fantascienza, si differenzia a molti livelli, intertestuali e testuali, e semmai si tratta di stabilire una "gerarchia di modelli" che si attagli al singolo testo, e alle singole parti del testo, cosicché nel caos delle gerarchie l'identità generale andrebbe irrimediabilmente persa.

La formula della recensione, con la sua forzata stringatezza, costringe ad una analisi limitata nell'approfondimento, e perciò necessita di strumenti incisivi ed efficienti in grado dl fornire una "visione" (o allucinazione?) del testo in esame che risponda a criteri non completamente soggettivi ma fondati, seppure non in modo rigoroso, su di una lettura critica.

Uno dei più celebri modelli oppositivi della critica letteraria moderna è quello proposto da A. J. Greimas. Questo modello prevede l'individuazione di una "struttura profonda" del testo, una struttura basata su un reticolo relazionale di quattro elementi che si rapportano tra loro nel modo che segue:

dove I diversi tipi di tratto sono ad indicare le relazioni di contraddizione (S1 e S1, S2 e S2), di opposizione (S1 e S2, S1 e S2) e di implicazione (S1 e S2, S2 e S1)

Un simile modello, come detto, rende conto solamente del livello più profondo e si situa ad un livello concettuale. Nell'attualizzazione di questa struttura a livello testuale, in una narrazione che prevede determinati personaggi che svolgono precisi ruoli, il modello subisce un "investimento antropomorfico" che genera i cosiddetti "attanti". Gli attanti non sono i personaggi, gli "attori" della vicenda, ma definiscono delle ben determinate sfere d'azione funzionali (derivanti per certi versi dalle funzioni dello studioso russo Propp, autore di una ricerca sulle strutture dei personaggi nelle fiabe) all'interno del racconto, e rappresentano i poli trasformazionali entro i quali l'azione si sviluppa. Ad un agente possono corrispondere uno o più "attori" o personaggi veri e propri, così come uno stesso attore può rientrare in due diverse categorie attanziali. Il modello attanziale proposto da Greimas è di tipo comunicazionale, e si presenta nel modo seguente

Tutte le linee dì sviluppo del racconto seguono il modello attanziale configuratosi secondo una dinamica dl congiunzioni e disgiunzioni Incentrate sull'oggetto. La relazione principale è quella centrale Soggetto - Oggetto, basata sul desiderio. Il Destinatore è colui che pone l'oggetto come tale nella comunicazione, e come "messaggio" nei confronti del Destinatario che può anche, e molto spesso accade, coincidere con il Soggetto. L'Aiutante e l'Oppositore hanno la funzione rispettivamente di favorire ed interferire la comunicazione.

Naturalmente l'attribuzione delle categorie attanziali deriva da un'attenta analisi dello statuto dei diversi personaggi del racconto. E questo statuto non comprende unicamente le competenze funzionali (chè altrimenti tutto verrebbe ricondotto all'analisi di Propp), ma anche le caratteristiche cosiddette "anagrafiche": fisiche, psicologiche, culturali, evincibili dal testo, nonché le competenze spazio-temporali (vedi a questo proposito l'ottimo saggio di F.Jameson sull'opera di Dick, After Armageddon, Character System In Dr Bloodmoney; in Science Fiction Studies, n.5, 1975.

La metodologia di analisi elaborata da Greimas prevede anche un terzo livello di "investitura" del modello, quello propriamente stilistico-linguistico, che lo studioso ritiene meno importante ai fini dell'interpretazione. In questa sede, senza entrare nel merito della questione, mi limiterò a rilevare l'assoluta inconsistenza di una eventuale analisi stilistica profonda su di un testo non in lingua originale. Il problema della lingua, oltre a presentare problemi da parte della mia competenza specifica, si pone anche rispetto allo scopo della rubrica, che è quello di fornire notizia sulle uscite italiane di fantascienza.

Naturalmente una simile analisi del testo narrativo non può prescindere da considerazioni riguardanti altri aspetti della forma dell'espressione, quali le tecniche di rappresentazione, lo spazio-tempo, ecc., ma del resto, le possibilità del modello generativo greimasiano sono dinamicamente espandibili, proprio per il carattere "elementare" del modello stesso, al dì là dello schema attanziale, che comunque rimarrà centrale nell'approccio critico. Ciò di cui si deve rendere conto è la complessità del testo, che può o no giustificare l'adozione di un maggior numero di ottiche d'esame per raggiungere un'approssimazione accettabile. La mia prima impressione è che comunque, come detto precedentemente, in molti casi la narrativa di fantascienza ben si presti ad un'analisi semplificativa data la abbastanza diffusa standardizzazione dei moduli espressivi del genere (vedi a questo proposito I, Robot: L'immaginario Tecnologico e la Natura Addomesticata in Arcon n.1, dove si analizza una delle forme più standardizzate di narrativa di SF: quella di lsaac Asimov).

In ogni caso anche la "dinamica trasgressiva" dell'opera nei confronti del modello ipotizzato non è altro che un'ulteriore indicazione delle potenzialità dell'opera stessa e uno stimolo alla costruzione di un modello maggiormente complesso che sia capace di significare una maggiore quantità di informazioni. In altre parole, e la cosa mi pare fondamentale, è sempre e comunque il testo l'elemento primario da cui devono scaturire le modalità dell'analisi e la scelta degli strumenti più adatti.

Un'ultima considerazione sul linguaggio. La complessità del termini derivanti dalla metodologia greimasiana è molto più elevata di quanto non possa apparire da questa grossolana presentazione. Tuttavia, non essendo lntercom una pubblicazione dedicata alla critica specialistica ma all'informazione, seppure intelligente; lo sforzo sarà quello di rendere l'analisi nella maniera linguisticamente più semplice possibile. E' questo un impegno notevole, soprattutto nei confronti delle mie possbilità espressive. Perciò credo che mi si scuserà se ogni tanto potrà sfuggirmi un termine un tantino più "tecnico". A volte il compromesso è inevitaile. Per un approfondimento comunque dei temi metodologici si rimanda ai testi originali riportati in bibliografia e, nei suoi limiti, ad Arcon n.1.

Queste sono le basi dalle quali mi riprometto di partire in quest'opera di "informazione critica" sulle uscite editoriali di fantascienza in Italia. Naturalmente non si escludono digressioni. Del resto il metodo esiste anche per essere discusso e trasgredito, purché in modo fruttuoso e controllato. Anche per questo sono pronto ad accettare critiche e suggerimenti da parte dei lettori nell'obiettivo di migliorare l'efficacia e l'utilità della rubrica. La ricerca è solo al suo inizio.



bibliografia

Recensioni


Joanna RUSS, Female Man (Female man)
Dick e il "problema dello spazio": un inizio
Michael Swanwick, L'intrigo wetware (Vacuum Flowers)
Richard Bachman (Stephen King), L'Uomo In Fuga (The running man)



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