Philip José Farmer 

Nato nel 1918 a Peoria nell'Illinois.

E' entrato prepotentemente nel mondo della fantascienza col romanzo breve The Lovers pubblicato nel 1952 su Startling Stories e che nel 1953 gli farà guadagnare un Hugo. The Lovers, che parla di una storia d'amore tra un terrestre e un'estraterrestre, mette in risalto uno dei temi principali di Farmer che è quello di un approccio diretto al sesso con spirito dissacratore e irriverente, in netto contrasto col clima perbenista della fantascienza americana del periodo.

Altri suoi temi caratteristici sono la religione espresso soprattutto attraverso il ciclo di padre Carmody (quattro racconti e il romanzo Night of Light) e quello che possiamo definire tema del 'falso', una ricerca che l'ha portato a rendere reali personaggi fittizi e viceversa, ad appropriarsi di nomi e mondi di altri autori per reinterpretarli (forse il caso più riuscito è il romanzo Venus on the Half-Shell [Venere sulla conchiglia] scritto con lo psudonimo di Kilgore Trout, che è uno scrittore di fantascienza impoverito, inventato da Vonnegut), all'uso di personaggi reali all'interno dei propri romanzi (tipico è l'esempio del suo ciclo più famoso, quello del Riverworld [ciclo del Fiume]).

Seguendo queste sue spinte ha scritto sotto molti pseudonimi: Paul Chapin, Rod Keen, Harry 'Bunny' Maunders, Jonathan Swift Somers III, Leo Queequeg Tincrowder, Kilgore Trout, James Watson...



vincitore premio Hugo 1953, 1972,







 
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