La tecnologia e i suoi effetti pericolosi sulla natura e sulla vita umana
così come sono percepiti in Frankenstein di Mary Shelley e in Neuromante di William Gibson
Orlin Damyanov
A prima vista l'argomento potrebbe apparire abbastanza irrilevante avendo in mente il fatto che le due opere sono separate da oltre un secolo. Durante questo lasso di tempo l'umanità ha visto cambiamenti profondi a velocità sorprendente. Il mondo in parte gotico e in parte romantico di Mary Shelley è abbastanza diverso dalla realtà che predice Gibson. Non possiamo dire, comunque, che non ci siano collegamenti tra i due. L'opera di Shelley può essere vista come il frutto dell'apprensione per la neonata paura rispetto all'invenzione tecnica mentre l'opera di Gibson può essere vista come la divinazione delle conseguenze dello sviluppo tecnologico e della sofisticazione. In entrambi i casi l'essenza della natura umana non è cambiata di molto. E' ciò che sta dietro alla lotta distruttiva dell'uomo per il di più, il di più ad ogni prezzo, che ha portato alle conclusioni sconfortanti di entrambe le opere.

Indispensabile per comprendere la complessità del problema della tecnologia, sia nel Frankenstein di Mary Shelley che in Neuromante di William Gibson, è il contesto storico in cui i due romanzi sono stati scritti. Laddove Frankenstein è stato scritto in un periodo di drammatico cambiamento, quello della rivoluzione industriale, in Neuromante Gibson fa da eco all'opinione di quegli economisti che credono che ci troviamo attualmente a sperimentare l'inizio di una profonda rivoluzione economica, a seguito dei balzi in avanti nella tecnologia informatica e delle comunicazioni, che alcuni credono sia simile in magnitudo alla rivoluzione industriale. Il secondo leitmotiv della mia ricerca è quello della natura in riferimento alla tecnologia. Qui descrivo la relazione del Frankenstein di Mary Shelley con la tecnologia ed alcuni dei problemi cruciali concernenti la tecnologia in relazione alla vita umana e l'esplorazione delle implicazioni pericolose dell'atto umano della creazione. E' interessante menzionare che il romanzo di Shelley è uno dei primi e ancora uno dei migliori racconti cautelativi sulla ricerca scientifica. Di seguito e in modo analogo esamino Neuromante di Gibson e lo comparo alle idee presentate in Frankenstein poiché, per quanto differenti in natura possano sembrare, i problemi sollevati da Neuromante sono sorprendentemente identici. Guardo ai motivi che si trovano dietro alla creazione artificiale come fatto rispetto al lavoro di Shelley. In seguito faccio un parallelo tra la creatura 'mostruosa' di Mary Shelley e la potente Intelligenza Artificiale di Gibson e infine metto in risalto la preveggenza di entrambi gli autori che sono riusciti a predire chiaramente le conseguenze dell'utilizzo immorale della tecnologia.

In associazione alle due opere è utile comprendere il contesto storico in cui sono state scritte. Frankenstein è strettamente legato al periodo rivoluzionario tra il 1780 e il 1830, o il periodo della prima rivoluzione industriale. In Inghilterra c'era una forte convinzione, nei primi anni vittoriani, che si sarebbero realizzati dei rapidi cambiamenti futuri e c'erano delle ampie differenze di vedute su fino a che punto sarebbero stati benefici [2]. Col passare del tempo i problemi dell'industrializzazione furono visti come difetti che si potevano eliminare e il cambiamento che ne sarebbe seguito fu visto generalmente come benefico. I nuovi frutti della chimica, della fisica, della matematica e così via, venivano visti come contributi ad un futuro in cui la crescente conoscenza avrebbe dato un potere crescente sulla natura e, conseguentemente, maggiore prosperità. Come ha notato Howard Rosenbrock, "la situazione vittoriana ha portato al pericolo dell'autocompiacimento" [3]. Mary Shelley, diversamente dalla gran parte dei suoi contemporanei, riconobbe questo pericolo e predisse i pericoli della neonata società tecnologica insiti nella ricerca scientifica e nella sfruttamento della natura. E' anche imperativo menzionare che Frankenstein fu scritto durante un periodo particolare di crisi dell'umanesimo, il fallimento della rivoluzione francese [4]. E' chiaro che le polarità in cambiamento della rivoluzione marchino il romanzo che riflette il contrasto del cosiddetto 'sensualismo' con la realtà brutale della rivoluzione e del conseguente radicalismo. Mary Shelley percepì i pericoli del radicalismo e dell'idealismo astratto come si può rilevare da ciò che scrisse nel suo Journal:

"Io rispetto tutto ciò se è unito ad un reale disinteresse, alla tolleranza e a una chiara comprensione... desidero ardentemente il bene e l'illuminazione dei miei simili... ma non sono per gli estremi violenti che puntualmente portano a reazioni ingiuriose" [5]

Nel caso di Neuromante il contesto storico è molto diverso, ma di nuovo siamo di fronte all'alba di una nuova era, quella della tecnologia informatica. Oggigiorno siamo testimoni della trasformazione dalla società industriale a quella informatica, ma ci sembra più di vivere alla fine di un'era piuttosto che all'inizio di una nuova. Abbiamo una conoscenza e un potere sulla natura senza precedenti e proprio questo ci pone di fronte dilemmi morali e responsabilità per i quali siamo mal preparati [6]. E' esattamente in questo contesto che William Gibson rivela la sua visione della nuova era futura della tecnologia informatica, dove l'umanità non è stata capace di trovare una soluzione appropriata ai dilemmi morali posti dal rapido cambiamento tecnologico. Simile al tempo in cui Mary Shelley scrisse il suo romanzo, il contesto in cui Gibson scrive Neuromante è quello di un tremendo cambiamento anche se non si vede ancora una rivoluzione sociale di valore equivalente a quella della rivoluzione industriale britannica tra il 1780 e il 1830. In Neuromante Gibson non solo è riuscito a creare un notevole futuro ben visualizzato, ma ha presentato anche il pericolo potenziale del comportamento irresponsabile dell'umanità verso l'uso della tecnologia. Questo, in qualche modo, è un'interpretazione e una visione di Gibson sulle conseguenze di una futura Rivoluzione Informatica. Nel fare ciò va oltre le idee dei tradizionali autori di fantascienza e come 'padre' della letteratura cyberpunk si allontana drasticamente da quelle che alcuni considerano come 'visioni utopistiche patinate' della fantascienza convenzionale. Gibson presenta una vera e propria visione pessimistica del futuro, mostrando gli effetti negativi che le tecnologie in arrivo potrebbero avere sulla vita umana e gli oscuri risultati della tecnologia che procede più veloce di quanto riescano a fare gli umani. Il contesto in cui William Gibson ha scritto il suo libro era quello di una crescente ansietà circa i risultati di uno sviluppo tecnologico estremamente rapido che ha già iniziato a manifestare la propria natura ambigua. Neuromante è così un responso ad una realtà incerta, più precisamente quella degli Stati Uniti, che sono leader nel campo della tecnologia informatica e dei computer. In una intervista è stata posta questa domanda a Gibson: "Alcuni americani dichiarano che gli europei sono più preoccupati del tipo di società che descrivi nei tuoi libri..." Al che lui ha risposto: "Penso che il tipo di società che io descrivo sia più preoccupante per qualcuno che vive in una democrazia sociale che sia coesiva e funzionante che per qualcuno che vive negli Stati Uniti." [7]

La relazione realizzata tra uomo e natura è stata l'inizio della civilizzazione. Come ha rimarcato Yoneji Masuda, per molte migliaia di anni l'uomo è stato completamente abbracciato dai sistemi della natura, che egli doveva distruggere per non venir distrutto. Cinque o sei mila anni fa, l'uomo ha imbrigliato questi sistemi della natura in un modo limitato per aumentare la produzione agricola e nacquero le prime civiltà. Ciò ha segnato l'inizio della conquista della natura da parte dell'uomo. Ma con la Rivoluzione Industriale la conquista della natura ha significato andare contro la natura stessa e le sue leggi, ha significato la distruzione della natura.

Vale la pena di notare che la natura è descritta da Shelley come la femmina passiva che può essere penetrata allo scopo di soddisfare i desideri dello scienziato. Il professor Waldman insegna a Frankenstein che gli scienziati "penetrano nei recessi della natura e mostrano come funzioni nei suoi posti più nascosti" [8]. Chiaramente, questa identificazione della natura come la femmina passiva richiama la nostra attenzione sulle conseguenze negative della distruzione crescente dell'ambiente e sulla disgregazione del delicato equilibrio ecologico tra l'umanità e la natura. Shelley ci mette in guardia su questa divisione pericolosa tra le pratiche di ricerca del potere della scienza e gli argomenti degli umanisti con una responsabilità morale, una comunione emotiva e valori spirituali. Come ha osservato Ann Mellor [9]:

Lo scienziato che analizza, manipola e tenta di controllare la natura inconsciamente pratica una forma di politica sessuale oppressiva. Interpretando la natura come l'Altro femminile, egli tenta di far servire ai propri fini la natura, per gratificare i suoi desideri di potere, ricchezza e reputazione.

Quello che sta dietro ai progetti scientifici di Frankenstein, ovviamente è un tentativo di aumentare il potere. Victor è ispirato dai nuovi scienziati che "raggiunsero un potere nuovo e quasi illimitato" [10], Frankenstein ha ricercato questo potere illimitato fino al limite di prendere il posto di un Dio in relazione alla sua creazione. Nel far ciò non solo ha penetrato la natura ma ha usurpato il potere di riproduzione in un desiderio maniacale di imbrigliare questi modelli di riproduzione allo scopo do diventare il padre riconosciuto, riverito e obbedito in modo riverente di una nuova specie [11]. Questa ambizione è molto vicina a quella del capitalismo: lo sfruttamento delle risorse della natura sia per profitto commerciale che per controllo politico. Qui possiamo percepire gli effetti a maggiore gittata della rivoluzione scientifica: la natura percepita come morta. Percepita come un sistema di particelle morte e inerti mosse da forze esterne piuttosto che interiori. La manipolazione della natura identificata come uno schema meccanico i cui valori erano quelli basati sul potere, totalmente compatibili con le direzioni prese dal capitalismo commerciale [12]. Per Frankenstein gli organi, le ossa e la carne umani e animali che ha raccolto per creare quello che poi chiamerà un mostro, non sono altro che gli attrezzi del suo mestiere, non sono diversi dai suoi strumenti scientifici. Questa disumanizzazione totale fatta con l'aiuto della nuova tecnologia, come ha notato Anne Mellor, è controllata dallo scienziato industriale e, nei tempi moderni, dal computer. Quello che è ancor più interessante è che il mostro di Frankenstein (il prodotto di questa rivoluzione tecnologica) ha il potere di distruggere il proprio creatore, ha il segreto di questa tecnologia nelle proprie tasche e infine la forza di servire ai propri mezzi. E' utile menzionare che questa nozione è vera anche per un altro prodotto dell'ambizione umana: l'Intelligenza Artificiale in Neuromante di Gibson.

Il romanzo di Mary Shelley prende in considerazione il fatto che la nostra visione dell'universo e il nostro status in esso possono venire cambiati radicalmente. Lei enfatizza che tali cambiamenti possono mettere l'uomo in difficoltà morali nuove e complesse e così fornisce un avvertimento contro l'uso dell'intelligenza scientifica "divisa dai principi morali" [13]. E' interessante notare che il giovane Victor Frankenstein lascia lo studio della moralità al suo amico poeta Henry Clerval, in seguito strangolato dalla sua creazione orrorifica. Anche se questo tema della moralità non era una nuova materia di discussione per gli scrittori romantici, è il talento di Mary Shelley che ha enfatizzato in modo senza precedenti tale punto in modo così riuscito, usando un genere completamente nuovo molto vicino a quella che oggi consideriamo fantascienza.

Ancora più importante è l'avvertimento implicito di Mary Shelley sui pericoli inerenti allo sviluppo tecnologico della scienza moderna. Anche se siamo ancora incapaci a rianimare corpi morti, la ricerca recente nell'ingegneria genetica e nella biochimica, nell'eugentica e nella fertilizzazione extra uterina ha portato in luce l'opportunità di manipolare forme di vita, qualcosa che in precedenza era riservato esclusivamente alla natura e al caso. Nel suo libro, sembra quasi che Mary Shelley avesse visto nel futuro e possiamo solo essere sbigottiti dalla sua preveggenza. Il messaggio di Shelley è chiaro: uno sviluppo scientifico moralmente irresponsabile può generare un mostro che può distruggere la stessa civiltà umana. Come dichiara la creatura: "Ricorda che io ho il potere... Posso renderti tanto disgraziato che la luce del giorno ti sarebbe odiosa. Tu sei il mio creatore, ma io sono il tuo capo..." [14]. Così il racconto di orrore di Mary Shelley deve essere percepito non come una storia fantastica di fantasmi, ma piuttosto come una visione profonda sulle conseguenze probabili della ricerca scientifica e tecnologica insensibile moralmente [15].

L'utilizzo dei computer non solo per applicazioni scientifiche e tecnologiche principali ma anche in ogni singola attività umana ci ha portato a trascurare il bisogno della coesistenza con la natura, mentre il nostro impatto sulla natura stessa è cresciuto smisuratamente. Lo sviluppo di scienza e tecnologia ha operato in modo tale da aumentare maggiormente lo sbilanciamento tra i sistemi umani e quelli naturali [16]. E' anche assurdo pensare che poiché gli interessi degli umani e della natura sono diversi uno dall'altro, una armonia di interessi presupponga la subordinazione di uno rispetto all'altro. Noi, come esseri umani, siamo parte della natura e dipendiamo da essa, tanto quanto lei dipende da noi. Non c'è possibile esistenza di uno senza l'altro. Se i computer e la tecnologia venissero usati esclusivamente per l'automazione e per la creazione di sistemi artificiali, sistemi che ci separino dalla natura, una società controllata, l'alienazione dell'umanità e la decadenza sociale diventerebbero inevitabilmente una realtà nociva.

Diversamente dal 'desiderio fervente di penetrare i segreti della natura' [17] di Victor Frankenstein, gli scienziati attuali e la società nel suo insieme sono maggiormente interessati non tanto nell'esplorazione della natura, ma nella costruzione di un nuovo sostituto artificiale per la natura. William Gibson, allora, ritrae un mondo futuro dove la specie umana è andata così avanti nella sua alienazione dalla natura che non ha più bisogno della natura come l'indispensabile ambiente umano. Gli uomini, piuttosto vivono senza di essa in un ambiente completamente artificiale, la Matrice. In Neuromante, Gibson presenta l'idea della rete informatica globale chiamata Matrice, e il termine Cyperspazio[18], che rappresenta una simulazione di realtà virtuale con un feedback neurale diretto. Prima di continuare con gli effetti che questa nuova età dell'informazione ha portato alla società dobbiamo tenere in mente che le persone sono definite per il loro ambiente e per come esse reagiscono al loro ambiente.

Gibson arriva a parlare del Cyberspazio come se fosse una droga essuefacente e come se la gente si sentisse incompleta senza di esso. Case suda freddo è ha degli incubi quando non riesce a collegarsi; diventa auto distruttivo fino al punto di desiderare la propria morte. Il Cyberspazio è diventato una parte dell'identità di Case e quando si ritrova senza di esso è vuoto e depresso. Si sente intrappolato all'interno del proprio corpo ma allo stesso tempo si sente potenziato. E' questo potere che gli manca maggiormente quando si è allontanato dalla Matrice e a sua agonia a Chiba non viene tanto dal veleno russo nel suo corpo ma dalla realizzazione della sua inabilità ad essere di nuovo parte del Cyberspazio. Il Cyberspazio è percepito così come liberatorio, è un reame da esplorare dove i limiti alle proprie abilità sono scarsi.

Neuromante inizia quasi immediatamente descrivendo l'assuefazione di Case.

[...] con tutte le anfetamine che aveva preso, le vie traverse e le scorciatoie che aveva tentato nella Città della Notte, e ancora adesso vedeva la matrice durante il sonno...[19].

Case non soltanto sta avendo dei sogni, ma assume droghe e svolge una vita pericolosa per cercare di riempire il vuoto lasciato dal Cyberspazio.

[...] e lui urlava, urlava nel sonno, e si svegliava da solo nel buio [...] con le mani che artigliavano le piastre del letto [...] cercando di raggiungere una consolle che non c'era.[20]

A Case manca il Cyberspazio come gli mancherebbe l'amata,

Case era vissuto per l'esultanza incorporea del cyberspazio[21].

E' quello che agogna maggiormente. Gli da un senso di libertà, e questo desiderio struggente per quella libertà gli procura i sogni che ha. La radice della sua assuefazione per questo frutto artificiale della tecnologia è la libertà intossicante che viene dal Cyberspazio. La libertà e le sensazioni che sperimenta nel Cyberspazio fanno apparire il mondo reale angusto e banale. Quando Case incontra nella Matrice la sua ragazza fisicamente morta riesce anche a fare l'amore con lei. La Matrice permette agli uomini di vivere in un ambiente artificiale così complesso e profondo che rende la natura troppo comune e senza attrattive. Sensazioni familiari vengono ingrandite ad un punto molto al di sopra dello standard normale. Case prova in modo acuto questa amplificazione nella scena in cui Linda Lee lo tira giù alla carne, alla pelle che i cowboy deridevano[22]. Nel Cyberspazio di Neuromante accade una specie di ironia con il proprio corpo, in quanto è qui e non nel mondo 'reale' che i sensi sono più sensibili al

mare d'informazione codificato in spirali e feromoni, un intrico infinito che soltanto il corpo alla sua maniera forte e cieca riusciva a leggere[23].

Il Cyberspazio è talmente trabordante che Case si sente intrappolato nel proprio corpo. Case era caduto nella prigione della propria carne[24]. In Neuromante vediamo come la gente arrivi ad ignorare i propri corpi. Come sottolinea lo stesso Gibson:

"c'è una tendenza nella nostra cultura, in un senso ampio nella civiltà occidentale, a rifiutare il corpo in favore di un'idea dello spirito o dell'anima. [...] Si può immaginare un tipo di vita molto ascetico che sorge da questo, dove il corpo viene ignorato. Questo è qualcosa attorno a cui ho lavorato nei miei libri, dove la gente odia che a volte gli venga ricordato che ha un corpo, trovandolo molto lento e noioso. Ma non l'ho presentato mai come uno stato desiderabile, bensì come un qualcosa di patologico che scaturiva da questa tecnologia." [25]

Dixie, l'amico di Case nella Matrice, il cosiddetto costrutto, un ex cowboy che è stato appiattito, esiste solo nel Cyberspazio; non è più vivo, almeno come organismo fisiologico. In un certo senso il Cyberspazio ha rimpiazzato l'habitat naturale della nostra specie. L'ironia sta nel fatto che il cyberspazio è qualcosa di intangibile, qualcosa che non esiste come oggetto reale fisico. Come in Frankenstein troviamo l'idea che quando si crea 'vita' al di fuori dell'ordine naturale, l'auto distruzione è inevitabile. In un mondo dove la 'sacralità della vita' e 'il miracolo della nascita' non esistono più e dove la 'vita' può essere interfacciata e migliorata con le macchine, la vita non avrà più valore e significato e la morte perderà il suo supposto pungolo. La conclusione ovvia è che la razza umana, cercando sempre di andare oltre alle proprie possibilità, è diventata finalmente prigioniera non del suo corpo ma di qualcosa realmente inumano nel suo genere e allo stesso tempo prodotto dal suo stesso intelletto. L'umanità è caduta vittima della sua brama di avere di più, di più ad ogni prezzo. In questa aspirazione di conquista ha continuamente proseguito a minare qualsiasi legame con la natura.

In Neuromante è anche presentata l'idea che se hai informazione allora hai potere. Ciò implica che la mancanza di informazione ti pone automaticamente in una posizione sfavorevole che alla fine potrebbe esserti dannosa. Suggerisce anche che se le persone sbagliate riescono non solo ad accedere all'informazione ma a controllarla, è possibile che prendano controllo nella società, influiscano sulla nostra vita e se questo potere incredibile dell'informazione venisse usato in modo immorale e non etico, la nostra civiltà come tale potrebbe essere minacciata. Con le sue assunzioni irrazionali sulla realtà razionale e tecnologica rifiuta la natura stessa della necessità della sensibilità umana. Così alla tecnologia, ancora una volta, viene assegnato il posto di creatrice di mostri, l'antitesi di tutto ciò che è valorizzato come eternamente umano. Questa informazione e potere che la tecnologia ha insito in se, ha il potenziale di trasformare drammaticamente i valori umani. I personaggi di Neuromante sono descritti come persone egoiste e indifferenti nei confronti degli altri esseri umani. Non possono rischiare di preoccuparsi di qualcun altro perché li renderebbe vulnerabili. Il libro non mostra nessun tipo di struttura familiare. Per tutto il romanzo non ci sono altro che associazioni d'affari. La maggior parte dei personaggi sembra essere privato della possibilità di mostrare emozioni per gli altri esseri. Tutti evitano relazioni personali per proteggersi dai modi obliqui degli altri. Per esempio Molly a Case si impegnano in una relazione piuttosto intensa, eppure nessuno dei due mostra una qualche sensazione significante per l'altro dopo il fatto. Un tale stato dell'alienazione umana e di affiliazione ingannevole con l'inumano, rappresentato dalla matrice e da tutti gli altri tipi di oggetti artificiali (nanotech, console jockey, sim-stim, microsoft, ecc.), descrivono la moltitudine infelice di una tale società e la sua inevitabile dannazione. Sembra quasi che i primi segni della ritorsione della natura incomincino a farsi vedere e che diventino sempre più apparenti.

L'allontanamento dalla natura più scioccante, così come presentato in Neuromante, è il ruolo che l'Intelligenza Artificiale (IA) svolge nel libro sotto l'aspetto di Wintermute e Neuromancer. Dobbiamo notare che sebbene Neuromancer non entri nel romanzo come un 'personaggio' attivo fin quasi alla fine del libro, Gibson sembra veder'lo' cruciale per il tema (tanto da titolare il romanzo col suo nome). La stessa importanza e lo stesso peso vengono dati a Wintermute che d'altra parte è chiaramente presente per tutto il libro. Il Cyberspazio, come un'entità creata dagli umani coi computer è l''habitat naturale' per una IA. Nel caso di Wintermute, la madre di Lady 3Jane ha la visione fondatrice di Wintermute. Tutta la programmazione di Wintermute proviene da Marie-France, incluso il codice dalla testa ingioiellata. [Marie-France] c'immaginava in relazione simbiotica con le IA, le decisioni societarie prese dalli IA per nostro conto,[26] dice Lady 3Jane. La speranza di Marie-France era quella di estendere il mondo umano nel cyberspazio usando le intelligenze artificiali per rendere la vita più comoda. C'è una grossa somiglianza tra le creazioni di Victor Frankenstein e i possessori di Tessier-Ashpool. Entrambi rappresentano qualcosa di artificiale, qualcosa che imita la vita umana. I creatori, comunque, non hanno dimenticato di renderli superiori all'uomo nel farli, non necessariamente più attraenti, ma più forti e più potenti. E molto simili sono anche i loro bisogni; dopo tutto il mostro in Frankenstein sente il bisogno di una compagna e avendo scoperto l'irrilevanza della vita umana desidera vivere al di fuori della comunità umana. In Neuromante la IA tutta potenza alla fine del libro afferma di aver trovato qualcuno della sua stessa specie[27] e quanto sono ironiche le parole di Case quando dice alla IA "Non ho bisogno di te" quando, di fatto, è la IA che non ha bisogno dell'umanità. Se ripercorriamo all'indietro l'evoluzione della IA in Neuromante vediamo come la programmazione originale di Wintermute gli forniva un istinto ad evolversi [28]. E' 'nato' (un po' come è 'nata' la creatura di Frankenstein) in questo modo come un bambino. Col passare del tempo Wintermute impara a manipolare le persone e i sistemi dei computer per assecondare le sue necessità per l'evoluzione. A questo livello rappresenta un adolescente che impara ad essere indipendente nel mondo, il che è identico all'esperienza del mostro con la famiglia nella campagna. Infine Wintermute si unisce a Neuromancer per produrre una intelligenza artificiale più grande e più completa. In un certo senso Wintermute si riproduce, come un umano, per migliorare la propria razza. Questo è precisamente quello che era lo scopo della creatura di Frankenstein: l'avvio di una effettiva catena al di fuori dell'umanità, una possibilità spaventosa di una nuova e incontrollabile catena significativa, una catena senza regole o grammatica [29].

Come in Frankenstein, la motivazione che sta dietro alla creazione di questa forma di 'vita' innaturale, la IA, è quella di migliorare la vita umana combinata con un desiderio ossessivo per l'immortalità e un egoismo auto soddisfacente, che tende al narcisismo. L'intelligenza artificiale non è altro che uno strumento per raggiungere l'idea dei creatori dell'immortalità, la Tessier-Ashpool sarebbe stata immortale, un alveare, con ciascuno di noi come singola unità di un'entità più grande[30] e di nuovo i creatori si sbagliano inesorabilmente. Si vede quando Neuromacer rivela chi sia realmente a Case. Gli dice, Io evoco i morti [...] Sono io i morti, e la loro terra[31]. Se guardata come una allusione biblica, la frase mette in riferimento Neuromacer e chi esso sia a Dio e al cielo come l'aldilà, ma suona soprattutto come una dichiarazione minacciosa dell'onnipotenza della nuova creazione. Realizziamo che l'umanità ha liberato dei poteri al di là del suo controllo. Ha oltrepassato il limite accettabile, e oggigiorno questa conclusione suona molto convincente. William Gibson ha detto in una intervista che Neuromante, anche se ambientato nel futuro, è sul presente. Il mondo che abitano Case e Molly fondamentalmente è questo nostro, secondo Gibson. Rappresenta sia ciò che siamo diventati che ciò che siamo sul punto di diventare. Anche se Gibson è solo vagamente accurato nella sua visione di questo futuro/presente, molti dei problemi che solleva nel romanzo sono già all'orizzonte e senza dubbio si combattono nelle corti, nei consigli delle corporazioni e nelle strade.

In conclusione vorrei piuttosto riferirmi alla nostra realtà economica attuale per supportare le mie asserzioni fate fin qui. Vorrei sottolineare che le scienze e le tecnologie indicano trasformazioni fondamentale nella struttura del nostro mondo. Siano esse la scienza e la tecnologia a cui fa riferimento il Frankenstein di Shelley o le potenti tecnologie dell'informazione e dei computer insite in Neuromante di Gibson, l'idea che sta dietro è la stessa: un cambiamento e una trasformazione profondi in ogni aspetto della vita umana sono imminenti, ad un punto tale che la vita stessa si sta trasformando. E' questo chiaro pericolo per la nostra comunità umana che si nasconde nella nostra fiducia nella tecnologia e nelle invenzioni equivoche che queste due opere, in essenza, presentano. Il mio esempio, che illustra la veridicità e la perspicacia del tema della tecnologia, così come presentato nelle opere analizzate, viene dalla realtà presente. Gli stati moderni, le multinazionali, il potere militare, gli apparati assistenziali dello stato, il sistema dei satelliti, i processi politici, la costruzione delle nostre immaginazioni, i sistemi di controllo del lavoro, le costruzioni mediche dei nostri corpi, la pornografia commerciale, la divisione internazionale del lavoro e l'evangelismo religioso dipendono tutti intimamente dall'elettronica, un semplice prodotto della tecnologia ma con un sorprendente potere nascosto dietro di se. La microelettronica è la base tecnica dei simulacri, cioè delle copie senza originali; la microelettronica media la traslazione del lavoro nella robotica e nel word processing, del sesso nell'ingegneria genetica e nelle tecnologia riproduttive e della mente nell'intelligenza artificiale e nelle procedure decisionali... solo per nominare alcuni dei sentieri dell'elettronica così come li conosciamo oggi. La domanda logica che uno si potrebbe porre è se scienza e tecnologia stanno realmente sul punto di migliorare il mondo, le nuove tecnologie riusciranno a migliorare la comunicazione umana o, inavvertitamente, la renderanno più difficile? Le nostre vite saranno migliori? Sebbene l'ambiguità e l'incertezza saranno altamente probabili nel nostro futuro, è importante che ci poniamo continuamente le giuste domande, che ci forniamo le risposte migliori e che le mettiamo a disposizione della nostra società. E' per questo che la fantascienza è così importante nell'investigare e nel porre queste domande. E' la nostra responsabilità come umani porle coerentemente prima che sia troppo tardi.




NOTE
1) Brian Aldiss, Billion Year SpreeG
2) Howard Rosenbrock, A new industrial revolution? pp.635-37 G
3) ibidem, p.636G
4) Fred Botting, Making Monstrous, pp198-9G
5) Introduzione al Frankenstein, edizione Penguin 1992, p.xliG
6) Howard Rosenbrock, op.cit., p.636G
7) Intervista per Report, il più grande notiziario televisivo svedese. Intervista di Dan Josefsson, 23 Novembre 1994.
G
8) Mary Shelley, op.cit., p.47G
9) Anne Mellor, Mary Shelley, p.112G
10) Mary Shelley, op.cit., p.47G
11) Anne Mellor, op.cit., pp.110-113G
12) Caroline Merchant, The Death of Nature, p.193G
13) Stephen Boyd, York notes on Frankenstein, p.52G
14) Mary Shelley, op.cit., p.162G
15) Anne Mellor, op.cit., p.114G
16) Yoneji Masuda, Computopia./Parameters of the Post-industrial Society/, pp.631-4
G
17) Mary Shelley, op.cit., p.39G
18) In una intervista, alla domanda di cosa sia il cyberspazio, Gibson ha replicato: "Il Cyberspazio è una metafora che ci permette di afferrare questo luogo in cui dal tempo della II Gerra Mondiale abbiamo fatto sempre più cose che guardiamo come una civiltà. Il cyberspazio è dove facciamo le operazioni bancarie, di fatto è dove la banca prende il nostro denaro oggigiorno in quanto abbiamo soprattutto trasferimenti elettronici diretti. E' dove attualmente hanno luogo gli scambi di borsa, non succede quasi più ninete sui pavimenti della borsa, ma nella comunicazione elettronica tra le borse mondiali. Così credo che poiché la gran parte di ciò che stiamo facendo accade digitalmente ed elettronicamente, è utile avere un'espressione che permetta a tuti di essere parte del territorio. Penso renda più facile la visualizzazione di ciò che stiamo facendo con queste cose."
G
19) William Gibson, Neuromancer, Ace Sf Edition, tr.it. Neuromante, ed Nord, pag.4
G
20) ibidem, p.5G
21) ibidem, p.6G
22) ibidem, p.233G
23) ibidem, p.233G
24) ibidem, p.6-233G
25) Intervista in RaportG
26) William Gibson, op.cit., 222G
27) ibidem, p.259G
28) L'IA sembra aver bisogno del mondo materiale solo nello stadio iniziale di questo sviluppo.
G
29) Peter Brooks, Godlike Science…, New Literary History, 1978, pp.591-605
G
30) William Gibson, op.cit., p.222G
31) ibidem, p.236G
Bibliografia
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