Il Giardiniere
[The Gardner

Jim Cowan
illustrazione Antonio Folli


Kyrie
oi, un emissario dello stesso Santo Padre, siete venuto a farmi delle domande? Sono certo che comprenderete la mia sorpresa. Sono un vecchio gesuita che se ne sta seduto al sole a sognare per tutto il pomeriggio in questo giardino tranquillo del seminario. Che cosa c'è che io conosco di tanto importante per Roma? Importante, forse, per il mondo intero, dite voi? Di certo sapete che il mio ordine ha soppresso i miei pensieri per 40 anni. Cos'è successo per far sorgere l'interesse istantaneo del Santo Padre?
Non dite niente... so perché voi siete venuto a scovarmi. Racconterò la storia che siete venuto a sentire e risponderò alle domande che siete venuto a fare. Abbiate pazienza. Sono una persona anziana e può sembrare che parli un po' a vanvera, ma non sono pazzo. Sono un gesuita e un sacerdote ordinato e mi sono laureato alla Sorbona presso l'Istituto di Xeno-tecno-archeologia, proprio qui a Parigi. E' meglio che vi mettiate comodo per stare più attento.

Volete che vi racconti la storia di come io e l'ingegnere quantistico Angstrom siamo andati sul pianeta Pasquale II. Volete che vi racconti della tecnologia aliena di Pasquale. Comunque, devo mettervi in guardia sul fatto che la mia storia risponderà alle domande del Santo Padre, ma dubito che al Santo Padre piacerà la mia risposta.

Non è bello questo giardino? Andiamo lungo questo stradello tra iris e gigli; incantevole, vero? Sediamoci in questo posticino appartato. Io mi siedo col sole alle spalle, voi potete mettervi là, su quella panchina di legno, nell'ombra, così la luce non vi rifletterà negli occhi.

La mia storia inizia venti anni e tre papi fa. Avevo 50 anni (devo aggiungere che ero ben messo e muscoloso) quando si ricevette un segnale da una sonda interstellare che se n'era stata in silenzio per anni e tutti la davano per dispersa. La sonda era una di quelle cattoliche, uno dei tanti automatismi inviati in cerca di pagani.

Cercare i pagani. Tutto questo accadeva prima che voi nasceste, quando si scoprirono i resti abbandonati di una razza aliena in diversi sistemi locali. Gli insegnanti con ogni probabilità non vi hanno parlato del periodo di rovello teologico causato da queste scoperte. L'intelligenza non umana era vista come una minaccia mortale al ruolo centrale dell'uomo nella visione di Dio nell'universo rivelato. No, non vi avranno parlato di tutto il rovello. Al contrario vi avranno parlato del caritatevole compromesso di Roma: gli alieni intelligenti diventavano una fonte integra di paganesimo, rendendo la loro conversione il compito interstellare ovvio della Chiesa. Così la Chiesa, e attraverso la Chiesa l'Umanità intera, fu di nuovo sistemata al posto centrale del piano di Dio.

Queste idee interessanti meritano di essere esaminate. Per prima cosa si deve assumere che gli alieni pagani hanno delle anime reali da salvare, il che da spago a dispute teologiche appassionanti. Si deve anche assumere che qualsiasi conversione si faccia, deve essere fatta da noi e non dagli alieni. Ma ho detto che non volevo divagare. Nei resti abbandonati quei primi esploratori trovarono una tecnologia aliena che era razionale anche se del tutto incomprensibile. Quelle macchine (la parola macchine è fuorviante, ma non c'è altra parola) manipolavano una relazione misteriosa tra pensiero e oggetto. La tecnologia aliena è come il profumo della madreselva in una notte tranquilla e senza luna. L'odore rivela la presenza del fiore, ma non il fiore stesso.

E' vero che Roma ha lasciato abortire quei futili tentativi di trovare la razza aliena? Finalmente Roma è convinta che essi non hanno posto più piede sui loro pianeti abbandonati da circa centomila anni? Forse il nostro giovane nuovo papa è stato convinto da un centinaio di anni di prove. Dopotutto ha studiato da scienziato. Siete sorpreso che un biologo possa essere eletto papa? Se non avessi le prove penserei di sognare.

Non importa. Gli alieni sono scomparsi non si sa dove, lasciandosi alle spalle la loro tecnologia dormiente, e noi xeno-tecno-archeologi annaspiamo in mezzo alla miscela di fisica materiale e metafisica spirituale.

State comodo sulla panchina? Bene. Mi piace riposarmi qui nel pomeriggio: il ronzio degli insetti maschera il rumore del traffico dietro il muro. Al di là del muro del giardino. E' una frase importante. Parlare di idee aliene e molto difficile ed è più facile attraverso la metafora. Nei miei scritti proibiti ho detto che la metafora è la poesia della ragione.

Guardate là, oltre il tiglio… riuscite a vedere l'ula che con pazienza pulisce i fiori? Un giovane ufficiale come voi che lavora all'interno del Vaticano probabilmente non ha esperienza di Ule. Sono creature manufatterizzate, senza voce, cose a due gambe, assemblate in vasca da geni mammiferi assortiti, schiavi allevati per una vita di duro lavoro. Portammo tre ule su Pasquale II. Sono in parte scimmiesche (visto come tiene la zappa coi pollici?) e in parte canine. Hanno la solerzia di un cane e l'intelligenza di una scimmia superiore, è per questo lo stradello che abbiamo fatto prima era così ben tenuto. Anche se i visi pelosi mancano di espressione, si può dire dall'andatura che portano con orgoglio le loro tute. Secondo loro sono più che dei semplici animali.

Ma torniamo alla mia storia. La sonda si era allontanata anni luce dal corso programmato. In seguito vi offrirò una spiegazione per questo fatto. A cinquanta anni luce da qui aveva trovato un pianeta terrestre con un unico resto alieno. Da un'orbita bassa attorno a questo pianeta bianco-blu la sonda (che era equipaggiata con uno stravagante database di figure minori della storia del cattolicesimo) battezzò il pianeta Pasquale II. Anche se noi religiosi ci ritroviamo con abbastanza tempo libero per poter imparare molte cose superflue, voi potreste anche sapere che Pasquale II fu papa dall'Anno Domini 1099 all'Anno Domini 1118.

La sonda orbitante fece rapporto sulla ricognizione di Pasquale II. C'erano oceani coperti da nubi e montagne innevate che degradavo verso foreste oscure. Giungle lussureggianti nascondevano il grosso della biomassa e savane asciutte pullulavano di animali. In cima ad un'altura accanto ad un ampio estuario c'era un palazzo bianco, una cupola massiccia che poggiava su piloni slanciati. Era l'unico segno dell'antica visita aliena. Il tempio, come finimmo col chiamarlo, stava al centro di un'ampia terrazza che guardava all'oceano verso est.

La sonda aveva lanciato diversi bozzoli di strumenti scientifici nell'atmosfera di Pasquale. Si danneggiarono tutti durante la discesa, riferendo negli ultimi secondi l'esistenza di temperature che si avvicinavano allo zero assoluto. Se fosse stato vero, Pasquale II sarebbe dovuto essere una terra desolata di gas ghiacciato. Immediatamente, la piccola comunità di xeno-tecno-archeologi cattolici sospettò che l'intero pianeta era protetto da un CAM, un campo anti macchina. Qualche altro CAM, roba da poco, era già conosciuto a quel tempo, ma si aveva un'esperienza proprio limitata.

Avete letto il mio rapporto sulla spedizione? Avete soffiato via la polvere dalla copertina e lo avete letto in qualche angolo della Biblioteca Vaticana? Allora dovreste già sapere come io a Angstrom abbiamo fatto la discesa dall'orbita, anche se in un CAM tutti i macchinari si immobilizzano e si guastano nel momento, e solo allora, in cui si tenta di usarli. L'interruzione all'uso e il segno della tecnologia aliena.

Quello che ammiro di più della tecno aliena è la sua eleganza. Non c'è struttura, nessun congegno ovvio, nessuna macchina ingegnosa… solo una locazione elegante dove un effetto scatta a seguito di un dato stato della mente. Il mio primo incontro con la tecno aliena è stato come studente laureato sul pianeta Passione. La tecno era una semplice scalinata. Alcuni, salendola a volte, arrivavano in cima col ricordo di cose che non potevano essere successe. Parlavano come se i loro nuovi ricordi fossero reali, ne scrivevano pure, ma scendendo dimenticavano completamente questi ricordi, Non riuscimmo mai a capire cosa facesse scattare questi effetti e non scoprimmo mai lo scopo di questo macchinario, se mi si permette l'uso della parola. Non siamo mai riusciti a comprendere il funzionamento di nessuna tecno aliena.

I CAM sono forme rare di tecno aliena. Ne sono stati trovati pochi e solo su tre o quattro pianeti. Ognuno protegge una piccola porzione di spazio e, dato che in due occasioni un CAM è apparso e poi scomparso, potrebbero anche proteggere piccole aree temporali.

Lo sapevate che sono stato io a scoprire la Torre dell'Eco? No? Non avete mai sentito parlare della Torre dell'Eco? Be', non mi sorprende. Prometteva proprio d'essere pericolosa… per Roma, voglio dire. Ma la Torre è un'altra storia, e io ho promesso di non divagare.

Pasquale II è ancora l'unico pianeta protetto completamente da un CAM, trasformandolo istantaneamente in una specie di Santo Graal.

Fate contento un vecchio per un momento. Quando vi trovavate nella biblioteca e leggevate il mio rapporto, non è che avete scorto i miei saggi vietati che prendevano polvere in qualche angolo nascosto? Non è che avete dato un'occhiata a qualche mia opera? No? Forse non sapevate che i miei scritti sono stati la ragione per cui sono andato su Pasquale.

Da giovane esprimevo i miei pensieri in piccoli saggi che mostravo agli amici. Le mie idee venivano accolte bene da un cerchio sempre più ampio di lettori accorti e iniziarono ad avere una vita propria, samizdat elettronico, Col tempo i miei saggi arrivarono all'attenzione dell'Ufficio della Congregazione della Fede. Che nome benigno (Ufficio della Congregazione della Fede) per quello che una volta si chiamava Inquisizione. Se non fossi un gesuita, direi con una punta d'orgoglio di credere che il mio lavoro venisse letto dallo stesso Santo Padre.

Nell'arco di 20 anni ho avuto molti colloqui con ufficiali della Curia. Ad ogni colloquio seguivano mesi e persino anni di esame preparatorio dei documenti mentre io aspettavo, muto, l'approvazione magari di un singolo saggio. L'unico premio che mi veniva concesso erano lunghe liste di richieste di revisioni che avrebbero potuto, in seguito, rendere la mia opera accettabile per la pubblicazione ufficiale.

Durante tutto questo tempo io continuavo il mio lavoro come xeno-tecno-archeologo. I miei scritti scientifici non interessavano la Chiesa, ma, all'insaputa di Roma (ma all'inizio anche a mia insaputa) la mia opera scientifica lentamente si andava fondendo con le mie convinzioni religiose. Quando avevo circa quarantacinque anni riunii le miei idee in un libro che racchiudesse tutte le mie convinzioni: l'Evoluzione Spirituale della Materia: Polvere, Uomo e Aldilà.
Dopo qualche settimana che il mio manoscritto era arrivato a Roma, la Congregazione della Fede rivolse l'accusa specifica e seria di Dottrina Fallace. L'Evoluzione Spirituale della Materia contraddiceva il dogma cattolico fondamentale espresso da San Tommaso un migliaio di anni fa. San Tommaso aveva detto che la materia era semplicemente materia e destinata a passare, mentre lo spirito era spirito eterno. Diversamente da massa e energia (che sono equivalenti) la materia effimera non potrà mai diventare spirito eterno. Avete un po' di conoscenze scientifiche, quanto basta per sapere che la materia può essere trasformata in energia? Bene.

Questa volta non c'erano passaggi difficili, non c'erano sezioni a cui suggerire una revisione, non mi fu assegnata nessuna autorità che mi aiutasse a rendere chiarii miei pensieri. Mi dissero semplicemente che l'Evoluzione Spirituale della Materia: Polvere, Uomo e Aldilà era profondamente eretico e non sarebbe mai stato possibile pubblicarlo.

Se mi è permessa la digressione di un momento, potreste essere interessato a sapere che trovo l'eresia intrigante. E' uno stato di grazia a cui si è sottoposti. Una volta stabilito come eretico, il proprio pensiero non autorizzato viene autorizzato formalmente. Pensieri non Autorizzati. E' una convalida e come le erbacce del giardino non si possono sradicare completamente.

Credo che la metafora sia la poesia della ragione. L'ho già detto? Be', la mente umana è un giardino del pensiero. Ci sono i fiori del pensiero umano: le annuali dell'arte e della scienza e le perenni della fede. Ci sono anche le infestanti. Ma che c'è al di là del muro del giardino? C'è soltanto un deserto che s'allunga fino ad un orizzonte indistinto, o ci sono altri giardini: giardini alieni di pensiero dove si potrebbe vagare se solo si riuscisse a trovare lo stretto cancello nel muro del nostro piccolo giardino? E' possibile che le erbacce del nostro giardino possano essere dei fiori in altri giardini alieni? Ma nel nostro giardino umano le mie erbacce eretiche erano intollerabili e Roma disse che non dovevo scrivere.

Sono un gesuita che è legato a vita da un giuramento di obbedienza. Noi che abbiamo giurato di obbedire sappiamo che, mentre Dio si acciglia nei confronti di coloro che usano l'autorità in modo irrazionale, Egli sorride a coloro che irrazionalmente obbediscono. Sentii che Egli mi stava sorridendo quando due anni dopo la sonda perduta di Roma scoprì Pasquale II.

Non c'era niente per me qui sulla Terra. Chiesi di essere inviato sul nuovo pianeta. Sapevo che doveva esserci un grande segreto su un pianeta protetto da un CAM. Diversamente dagli altri XTA, io non avevo nulla da perdere nell'andare su Pasquale II. Anche se non fossi tornato avrei servito Dio. Se fossi riuscito a scoprire come sconfiggere il CAM allora, non solo sarei tornato sulla Terra, ma ci sarei tornato in trionfo.

E per quanto riguarda il mio amico Angstrom, perché venne con me? Nel mio rapporto non penso di aver menzionato il fatto che Angstrom era il figlio di un cuoco parigino. Angstrom ha ereditato l'amore di suo padre per il cibo. Per tutti gli anni che ho lavorato con lui, non ha pesato mai meno di 150 chili. Archi di sudore macchiavano le ascelle delle sue camicie e quelli che lavoravano accanto a lui respiravano sempre l'odore vago del sudore.

Sebbene i sui colleghi fossero disgustati dalla sua obesità, erano costretti a rispettare il suo intelletto. Alla fine della sua carriera la sua fame di verità, e non di cibo, lo portò alla disgrazia professionale e all'ostracismo. Ma di questo ne parleremo meglio in seguito. Tutto ciò che dovete sapere di Angstrom a quel punto è che era un uomo gentile e che la possibilità di una ricerca incerta su Pasquale II gli offriva molto di più delle certezze miserabili della sua vita solitaria sulla Terra.

E qual era lo scopo della nostra missione? Penso che comprendiate che era quello di spegnere il CAM e di scoprire il segreto che era nascosto su Pasquale II.
 
 

Gloria

on mi sono mai piaciuti i viaggi spaziali. Come molte cose che si crede siano eccitanti, il viaggio spaziale è soprattutto noioso.

Viaggiammo verso Pasquale II su una nave che ribattezzai Teilhard de Chardin, dal nome di un mio predecessore. Era un mercantile vecchio e poco sicuro, che andava a velocità superiore della luce e apparteneva a una delle compagnie labirintiche del Vaticano. Roma aveva detto che potevamo usarlo perché lo Chardin si trovava sulla rotta della rottamazione. Capite perché una nave ormai inutile per lo spazio era l'ideale? No? Di sicuro avete visto che ero un eretico certificato, mi era stato vietato di parlare, ma ero ancora capace di pensare. Qui sulla Terra ero una minaccia costante. Una morte sfortunata nello spazio sarebbe stata una tragica perdita che si sarebbe dimenticata in fretta. E anche se la Chardin non fosse frantumata nell'iperspazio, Roma sarebbe rimasta contenta nel vedermi intrappolato su Pasquale II dietro il velo impenetrabile del CAM. Ah, dall'impercettibile inclinazione della vostra testa posso vedere che non siete un neofita dei metodi vaticani. Forse sapete che il piano per la seconda spedizione, completamente equipaggiata, quella che sarebbe stata inviata dopo la nostra sfortunata scomparsa, era già in progettazione.

Prima di lasciare la Terra avemmo le nostre dosi di anticorpi universali, così da poter bere, per esempio, l'acqua su Pasquale II. Come noi, le tre ule ebbero la loro dose di anticorpi, insieme alla dose a lunga azione di antigonatropina per continuare la soppressione del loro comportamento auto-replicante. Nell'allevare intelligenze mammifere in vasca ci sono comportamenti che apparentemente non si possono eliminare. Al posto delle medicine io avevo il mio voto di castità e per quanto riguarda Angstrom, be', per quanto ne posso sapere era funzionalmente asessuato.

Perché portavamo le ule? Le ule sarebbero stati i nostri portatori, ci avrebbero sorretto. Senza macchinari saremmo stati costretti ad esplorare Pasquale come avventurieri del 17° secolo, durante l'Età delle Scoperte in Europa, quei giorni gloriosi in cui era raro che si doppiasse un capo o si esplorasse un fiume senza che ci fosse un gesuita a bordo.

Per due giorni ci allontanammo cabotando dal campo gravitazionale della Terra. Per passare il tempo io tirai fuori il telescopio a riflesso in ottone tutto scassato che mi era stato regalato da giovane da un mio insegnante. Le stelle apparivano come succede solo dallo spazio, una miriade di soli che ruotano nel vuoto. Col tempo ogni sole morirà in una breve nova o in una più rara supernova, eruttando nubi gassose di materia stellare. Col passare degli eoni questa polvere si raffredderà e si condenserà in nuovi soli e in nuovi pianeti. In una piccola frazione di questi pianeti dalla roccia sprizzerà dell'acqua allo stato liquido e inizierà la lunga processione della vita. Per primo del fango semi vivente, poi dei batteri che per miliardi di anni avrebbero raffinato le pareti delle cellule e i nuclei, poi altri miliardi di anni di esseri multicellulari microscopici la cui progenie, nell'arco di qualche altro miliardo di anni, sarebbe diventata pesce e uccello e mammifero e creatura come l'uomo, con l'anima.

State attento. State ascoltando idee pericolose, mio giovane amico.

L'ho già detto che le tre ule erano il regalo di Roma alla nostra spedizione? Un altro esempio della generosità stantia di Roma. Erano ule agricoli in sovrappiù un questo seminario. Le ule in sovrappiù sono un problema: buttarle è una questione morale difficile. L'industria le eutanatizza in silenzio, ma la Chiesa ha principi più alti (o più cauti) e assegna le ule in sovrappiù, come suore invecchiate, a lavori sempre più leggeri. Queste tre ule, comunque, furono assegnate alla nostra missione per vivere o morire, a piacimento di Dio, disperse con me e Angstrom.

Sedate, dormirono tutte e tre per tutto il viaggio di cinque giorni attraverso gli anni luce. A volte le controllavo mentre stavano nelle strette cuccette della stiva del cargo. M. Jules era forte e volonteroso, mentre M.lle Marie era una creatura delicata che trovavamo spesso in compagnia di M. Jules. M. Alain aveva un'aria truculenta come se rinfacciasse a tutti gli uomini non solo di essere una mutazione costruita, ma anche di essere nato schiavo. Sebbene fossero privi di anima ci indirizzavamo a loro coi termini di Monsieur e Mademoiselle. Erano più che degli animali e queste onorificenze calmavano il quieto sconforto che provavamo in loro presenza.

Una volta addormentate nella stiva della Chardin, i loro visi pelosi era impassibili. Mentre dormivano non c'era alcun movimento sotto le palpebre, nessuna contrazione, nessun debole lamento. Poco prima del salto nell'iperspazio, Angstrom, curvo sopra una sotto-unità della guida quantistica nella sala motori della Chardin, mi fece in tono secco e villano, "Le ule sono come tutti gli altri animali, sembra che sognino e basta."

Ho descritto Pasquale II? Penso di avervi detto che questo pianeta era più terrestre di altri scoperti a quel tempo. Come la Terra, Pasquale aveva perfino un'unica luna senz'aria. Dall'orbita osservavamo l'estuario e il tempio sulla collina. La sorgente del fiume sembrava sprofondare nelle foreste lussureggianti che si allungavano nelle terre superiori fino al limite di una lunga scarpata. Il fiume si infilava attraverso questa scarpata verso le giungle a valle dove era una grossa cosa scura che per chilometri e chilometri la feriva fino a che non raggiungeva il mare.

La discesa sulla superficie fu spaventosa. Angstrom, immaginando che una superficie passiva di sostenimento non avrebbe fatto scattare il CAM, aveva costruito un aliante (una mono-vela senza superfici di controllo del movimento o altri congegni meccanici) che era disegnata per volteggiare in modo erratico, come una foglia che cade dall'orbita, non volando mai più velocemente di 200 chilometro all'ora.

"Nessuna ritirata. Speriamo di riuscire a spegnere quel dannato affare, una volta là," aveva detto. Si riferiva al CAM, naturalmente, non all'aliante. Premette l'interruttore rosso per far esplodere i bulloni che ci tenevano sotto la Chardin. Ci fu un tonfo ovattato e ci sganciammo da sotto la nave. Sopra di noi vedemmo lo scafo della shuttle della Chardin appeso al suo posto.

Legati, rimanemmo seduti nell'oscurità, ascoltando il fischio dell'aria e lo scricchiolio della tela pre-tesa, non provando altro che nausea e paura. Eravamo in attesa del freddo istantaneo del CAM o dello spezzarsi di un puntone fratturato, seguito dal flusso dell'aria mentre saremmo caduti dall'aliante frantumato precipitando verso la morte. Di fianco a noi le ule, che avevamo svegliato di buon'ora perché potessero andare incespicando fino ai loro posti dentro l'aliante, frignavano in modo pietoso. Un fulmineo odore di vomito ci avvertì che una aveva rigettato. Per ore vivemmo col suono dei loro conati e con la nostra paura e con la vertigine nella caduta a piombo.

Era notte quando colpimmo il terreno alcuni chilometri ad ovest del tempio. Come aveva previsto Angstrom, la forza dell'impatto squarciò la fusoliera. Un boccaporto sarebbe stato inutilizzabile. Cardini e chiavistelli si sarebbero gelati nel momento stesso in cui avremmo cercato di usarli nel campo anti macchina. L'aliante scivolò e rotolò finché non si arrestò. Nuvole di polvere entrarono dalla fusoliera squarciata per posarcisi sulle labbra e dentro il naso. La polvere aveva un sapore asciutto e in qualche modo pulito.

Saltai fuori e gli stivali mi scricchiolarono su sabbia e ghiaia. Ci trovavamo su delle terre alte, anche se vicini in modo allarmante ad un burrone. Potevo vedere il tempio illuminato dalla luna lontano verso est, accanto all'oceano scuro. Un lago nero riempiva un cratere in fondo al pendio sotto di me; montagne irregolari si alzavano dietro di noi. L'intero panorama era evocativo in modo elusivo. Respirai l'aria fredda della notte e mi ricordai dell'infanzia nell'Auvergne. Forse il panorama spettrale di Pasquale mi ricordava le colline desolate dove mio padre mi portava ad ascoltare i contadini che raccontavano storie di cerche mistiche in cui l'eroe tornava col suo Santo Graal. Quando crebbi capii che l'eroe veniva sempre ferito in modo indefinibile dalla sua cerca.

L'aliante, raffreddandosi crepitava e batteva. Angstrom infilò la propria mole nel buco nella fusoliera. Portava la vecchia sahariana con tutte le tasche per attrezzi e oggetti. Mi chiesi cosa avesse programmato di mettere nelle tasche qui su Pasquale. Da buono scienziato fece il giro dell'aliante per esaminare la mono-vela e per vedere come il suo disegno aveva sopportato l'unica caduta a piombo. Toccò il bordo d'entrata ma ritrasse velocemente il dito e si succhiò la punta.

Afferrò un palanchino nell'oscurità all'interno della fusoliera e incastrò una estremità sotto una pietra. Poggiando la spalla sul palanchino fece forza. La barra si spezzò improvvisamente e Angstrom andò a finire addosso alla pietra. Ai suoi piedi le due metà della barra erano già coperte di ghiaccio brinato e il metallo si sbriciolava in una polverina ghiacciata.

"E per le leve questo tutto," disse. Tirò fuori un bullone filettato dalla tasca. "Proviamo la vite." Avvitò un dado nel bullone ma dopo un giro o due il dado si gelò sul bullone e lui li lasciò cadere sulla sabbia per succhiare il ghiaccio sui polpastrelli. "La vite è andata. Questo significa che il piano inclinato e il cuneo non funzionano. Questo CAM è uguale a tutti gli altri. Perfino le macchine semplici di Archimede non funzionano, non parliamo poi di qualcosa di più complicato."

Anche i nostri corpi erano pieni di congegni meccanici, muscoli, tendini, giunture…, ma la tecno aliena non scattava per via del congegno, scattava con l'intento della mente di muovere materia inanimata e di usarla come strumento. Uno strumento, vedete, è un matrimonio di materia e spirito: il movimento della sostanza materiale dello strumento e l'intento consapevole della mente.

Tornammo ad arrampicarci dentro l'oscurità pungente della fusoliera per aiutare le ule a raccapezzarsi sulla sabbia. Miagolavano e frignavano una verso l'altra. Era che avevano paura o che erano sorpresi? Chi può dirlo? Erano irrefrenabili, annusavano l'aria e scrutavano le stranezze tutt'intorno. Dissi che fino a che fossero state occupate, non avrebbero rappresentato problemi.

Quando il cibo e le altre scorte (vestiti, corde, la mia Bibbia e tutto l'apparato da prete) fu sistemato nei pacchi, mostrai alle ule come sistemare le fibbie a frizione sulle cinghie a spalla. Cito le fibbie per mostrarvi come avevamo programmato la nostra spedizione. L'esperienza ci aveva mostrato che altri CAM non avevano effetto sulla frizione statica. Rinunciammo alle solite fibbie con la linguetta che passa attraverso il buco della stringa e scegliemmo solo fibbie senza parti mobili.

Le ule vennero fuori nella mezza luce grigia. Angstrom le conduceva e M. Jules seguiva. Le altre due trascinavano il passo in fila indiana. Le mantelline senza forma li facevano apparire sconclusionati.

Andai fino all'aliante spezzato per controllare che il telecomando per far scendere dall'orbita lo shuttle stesse ancora al suo posto nella paratia della carlinga. Soddisfatto, seguii gli altri verso il tempio. Per quando li raggiunsi il sole stava sorgendo sull'oceano orientale.

A metà mattina stavamo attraversando un'ampia savana. Branchi di para-cervi alati pascolavano sull'erba asciutta. (Noi XTA non siamo interessati a dare il nome alle specie: aggiungiamo semplicemente il prefisso para- al nome di quell'animale terrestre che si adatta meglio.) Una volta, lontano, vedemmo un predatore con le corna e striato buttare giù un erbivoro saltellante e squarciargli il ventre. Le ule annusarono con ansia, penso che il vento portasse loro l'odore del sangue. Angstrom si fermò a guardare. "Pensi che noi figuriamo come prede?"

Raccolsi una pietra e la soppesai in mano, pensando alle ule e a come poterle difendere in caso di attacco da parte di una para-tigre. La pietra divenne immediatamente gelida come ghiaccio (no, molto più gelida) nella mia mano. La lasciai cadere prima che mi gelasse la pelle e dissi: "Non è che possiamo fare molto in caso affermativo."

Ci avvicinammo al tempio verso la metà del pomeriggio e ci trovammo di fronte ad una grossa scalata lungo una scalinata incurvata che saliva verso la terrazza in cima alla collina. L'altezza e la larghezza di ogni gradino era differente, tipico dell'architettura aliena. Alcuni studiosi dicevano che gli alieni tenevano in considerazione soprattutto la diversità, ma mi chiedo come si fa a sapere cosa valutassero gli alieni. Perfino il concetto di valore potrebbe essere troppo umano.

Con cautela Angstrom mise il piede sul primo gradino. Attese e il sudore filtrò appena attraverso la schiena della sahariana. Sembrava che non accadesse nient'altro. Ci affrettammo a raggiungere la cima, col fiatone, 15 minuti dopo. Ancora una volta attese sull'ultimo gradino monitorando tutti noi in cerca di eventuali cambiamenti. Una balaustra cadente che segnava l'orlo della terrazza correva in lontananza proprio sul limite della collina. Il vento che ci faceva ondeggiare i capelli odorava di ozono e aveva un leggero sapore salato.

Posammo i piedi sulla terrazza. Le prime pietre bianche del selciato erano sconnesse, rotte e rovinate dal tempo, ma dopo qualche passo le pietre sotto i nostri piedi coincidevano perfettamente. Era quello che ci aspettavamo, il tempio era protetto da un campo di mantenimento. Questi campi, usando qualche misteriosa energia immagazzinata, collassavano lentamente (pochi centimetro ogni secolo) e una decadenza periferica come questa si ritrovava in molti siti alieni preservati perfettamente.

Ci dirigemmo verso il tempio. La cupola bianca brillava al sole, la superficie ellissoidale poggiava su colonne che avevano la forza sottile degli steli dei calici. Gran parte delle strutture aliene è basata si questa geometria pseudo-conica (superfici ellissoidali o paraboliche, spesso con curvature negative) che sfida l'analisi matematica convenzionale. Io e Angstrom ci avvicinammo lentamente; le ule restarono indietro, annusando la brezza marina.
All'interno del tempio c'era una sfera tralucente che luccicava in modo tremulo, forse 20 m. di diametro che galleggiava a due metri da terra. La superficie della sfera tremolava nella brezza come se fosse viva.

Facemmo un giro della sfera ma non imparammo niente. Angstrom allungò il dito e la toccò. Ritirò il dito, mi guardò e disse, "Prova."

Toccai la sfera. La superficie era fresca… ma non c'era superficie! Il dito sprofondò nella sostanza della sfera e fu circondato dalla freschezza. Delle increspature si diffusero attraverso la curvatura sopra la mia testa. Ritirai il dito. Non c'erano danni.

"Sorprendente," disse Angstrom. "Se solo potessimo sapere… se solo potessimo sapere a che serve, come galleggia… se solo potessimo dare un'occhiata a come funziona…" Ma un'altra ora passata al tempio non ci insegnò niente. Era un altro enigma alieno, magnifico anche completamente frustrante. Rinunciammo a pensare a ciò che avevamo visto. Almeno non avevamo fatto scattare nessun effetto indesiderato.

Le ule avevano gironzolato in giro fino alla balaustra per guardare l'oceano.

Le chiamai. Sul limite occidentale della terrazza, lontano dall'oceano, trovammo riparo dalla brezza marina in una macchia di alberi.

Vivendo in Vaticano voi probabilmente non avete mai realizzato che occorrono degli attrezzi per accendere un fuoco. In un CAM non ci possono essere fuochi di campo per cucinarci del cibo o per scaldarsi di notte. Non è che fossi entusiasta di mangiare le nostre razioni gelate e di dormire all'aperto fasciato di coperte, ma con mia grande sorpresa Angstrom raccolse dell'erba secca, delle foglie e dei bastoncini e li sistemò a forma di piramide.

"Un esperimento," disse. Dalla tasca della sahariana estrasse una lente di ingrandimento. C'era ancora un po' di calore nella luce del sole e nel giro di due minuti aveva creato una fiammella che lambiva i viticci della vegetazione secca. "Passiva, come la goccia di rugiada che focalizza il sole mattutino per dare il via all'incendio di una foresta," disse. Le ule occhiavano il fuoco a distanza. Erano circospette, inquiete. Durante la loro vita di reclusione nel giardino del seminario non credo che avessero mai visto una fiamma viva.

Portai dell'acqua dal fiume per bere. Noi umani mangiavamo con le mani mentre le ule posarono le tazze a terra e leccarono rumorosamente. Sembravano più a loro agio con la sistemazione per la cena di quanto non lo fossimo io e Angstrom.

La luna era sorta e ci sistemammo per dormire, le ule accovacciate accanto a noi come cani in un campo di caccia. Ero stanco per gli sforzi della giornata ed ero già mezzo addormentato quando sentii una delle ule che si alzava. Era M. Jules. Si dirigeva a passi felpati verso la riva del fiume, pensai per bere. La luna brillava sull'acqua immobile. Guardò su verso la luna e gettò la testa indietro coi tendini del collo che sporgevano in un rilievo rigido. Ululò. Era un lamento, un suono solitario e scemava verso l'acqua, salendo attraverso l'aria in direzione della luna. Non ci fu risposta.

Non aveva mai sentito prima di allora nessuna ula fare un suoni di quel tipo. Con attenzione M.lle Marie e M. Alain si diressero verso di lui sulla riva dell'acqua. M.lle Marie buttò indietro la propria testa e ululò insieme a lui. La loro canzone bestiale era un duetto commovente, rozzo ma bello. M. Alain aggiunse il proprio basso. Il vento fresco della notte portò la loro fuga bestiale attraverso l'acqua . Avevano nostalgia di casa? Sapevano forse che il tranquillo giardino del seminario era lontano 50 anni luce e orbitava attorno a una debole stella nel cielo notturno sopra di loro? Dopo aver spento le loro crude emozioni tornarono con andatura trascinata al campo e si distesero di nuovo.

Disturbato, sentii il bisogno di solitudine e di preghiera. Mi incamminai verso il limite orientale della terrazza e mi sporsi dalla balaustra per guardare l'estuario e l'oceano oscuro. Le onde si infrangevano ai piedi della scarpata e ancora una volta sentii lo spruzzo salato dell'oceano.

Rimasi là a lungo mentre le costellazioni sconosciute di Pasquale sorgevano dall'oceano orientale e si alzavano nel cielo. Ripieno di un senso di pace mi volsi ad osservare il tempio dove le stelle nascenti si riflettevano sulla sfera. Fui sorpreso di scoprire che semplicemente sapevo, senza i lenti pesi della ragione, che la sfera era una lente e che il tempio era un faro che lanciava il suo raggio invisibile attraverso i chilometri dell'oceano e gli anni luce del vuoto stellato tutt'intorno. Emozionato, sentii che questo raggio aveva trovato la sonda partita da Roma e l'aveva attirata su Pasquale.

Ricordate? Vi avevo detto che vi avrei raccontato come aveva trovato Pasquale la sonda. State ancora comodo? Bene. Guardate al selciato ai vostri piedi. Vedete il sole che passa attraverso i miei capelli, creando una specie di alone attorno all'ombra della mia testa? Lo sapete che la parola alone deriva dal greco? Alone significa piano di trebbiatura, dove si raccoglie il grano e si scarta la crusca. Strano come noi religiosi raggiungiamo una conoscenza inutile. L'aria della sera non è troppo fredda? Bene.

Immediatamente e senza alcuno sforzo da parte mia, capii che la lente del tempio era fatta d'acqua perché su Pasquale II la tecno aliena era nell'acqua del mondo, nascosta nei fiumi e nelle piogge e negli spruzzi salati dell'oceano che mi incrostavano le labbra.

La mattina dopo Angstrom chiese: "Se la sfera è un faro, segna forse un porto di salvezza per i viaggiatori attraverso gli anni luce o segna invece un pericolo nascosto che ci distruggerà tutti?"

"Segna il fiume," dissi. "Sicuro o pericoloso, la fine della nostra ricerca sta alla sorgente del fiume."

Il fiume era grosso, scuro e lento. Dopo qualche chilometro lungo il corso entrammo in una foresta a volta. Creature rauche con occhi bulbosi e più di quattro zampe ci strillarono contro dalla cima degli alberi. Dei succhioni sottili scendevano dalla volta e dove toccavano terra sviluppavano radici e corteccia finché non si distinguevano più dai tronchi che salivano. La luce che ci raggiungeva era filtrata da molti strati fogliari traslucidi 50 metri sopra la nostra testa. Quando i venti gentili di Pasquale II arruffavano le cime degli alberi, le ombre maculate calavano e scorrevano ai nostri piedi. Camminare attraverso quelle ombre verdi era come camminare sott'acqua e camminammo così per diversi giorni, col fiume scuro a destra e la giungla verde a sinistra.

Costruire una barca era stata l'idea principale, ma risultava impossibile senza attrezzi. Perfino una zattera di tronchi fissati con le corde dei nostri zaini era al di là delle nostre possibilità. Non c'era modo di abbattere gli alberi o di tagliarli a misura. Inoltre il CAM avrebbe distrutto i remi o i pali che ci sarebbero occorsi per navigare.

Una mattina trovai le ule che mangiavano frutta dagli alberi. Ero arrivato tardi per fermarli. Li osservai con ansia per tutto il giorno: se si fossero ammalati non avremmo potuto continuare la risalita del fiume dato che io e Angstrom potevamo portare solo il cibo per pochi giorni. Alla fine della giornata sembrava che i frutti non gli avessero fatto molto male.

Ogni mattina ci alzavamo all'alba, camminavamo fino a metà pomeriggio e ci accampavamo. In una buona giornata facevamo una ventina di chilometri. Dopo un mese i nostri vestiti erano sporchi e stracciati, i capelli ispidi e le barbe incolte, ma eravamo abbronzati e allenati e Angstrom aveva perso circa 20 chili.

Gli insetti (ce n'erano innumerevoli specie) apparivano più come rettili volanti che come scarafaggi chitinosi. Non ci davano fastidio, né lo facevano gli animali più grossi che cacciavano le loro prede nella giungla. Di notte udivamo a volte le urla di qualche vittima.

"E' come se fossimo invisibili," disse Angstrom mentre stavamo stesi attorno al fuoco una sera.

"Lo siamo. Ma Pasquale ci sta proteggendo o ignorando?" mi chiesi.

L'ho già detto che la metafora è la poesia della ragione? Si? Bene. Be', ho raccontato ad Angstrom una storia tratta dalla vita di un prete gesuita di cui avevo letto la biografia. Era un missionario nell'Africa del XXI secolo che passò la propria vita nell'intersezione tra cristianesimo, islamismo e animismo. Assistendo i feriti durante una delle guerre crudeli e minori di quel periodo vide una giovane donna che conduceva un'armata raccogliticcia vestita con tute sbrindellate. La seguivano lungo una strada sporca verso il nemico. La donna era nuda e camminava all'indietro. Teneva uno specchio davanti al viso per guardarsi alle spalle e studiare la strada mentre camminava.

Un giovane missionario che giocherellava con la sicura del fucile automatico disse al prete: "Dato che è nuda e non guarda il nemico coi suoi occhi, non possono vederla, è invisibile." La donna passò sopra ad una mina e non rimase altro che qualche macchia di sangue nella polvere.

Noi religiosi vediamo cose che pochi altri vedono.

Per esempio ho visto la Torre dell'Eco, una torre ventosa nelle mura di una città aliena. In cima alla torre, dove si accede solo con una scala a chiocciola, c'è uno spazio aperto che dà sulle rovine della città e sul deserto solitario che la circonda. C'era un'eco contraddittoria in quello spazio ventoso, un luogo dove non ci sarebbe dovuta essere nessuna eco.

Contraddittoria? Sì. La forza dell'eco variava con… be', variava con la verità di ciò che veniva detto. I teoremi matematici facevano una buona eco, ma alcuni erano migliori di altri, il che è strano. Gli echi della musica di Mozart erano molto forti mentre gli echi di Brahms erano molto più quieti (questo l'ho scoperto da solo). Frasi deliberatamente sbagliate (due più due fa tre) non avrebbero generato nessun suono di ritorno.

Fummo molto cauti. La tecno aliena è pericolosa. Si pensa che un errore da parte di un XTA che investigava su Pio III abbia fatto collassare l'intero asteroide in un buco nero dalla forma di un buco di spilla. L'intera squadra andò persa. Per quanto ne sapevamo una frase errata sulla Torre dell'Eco avrebbe potuto spegnere la tecno, o anche peggio. Come sempre, tutto quello che facevamo riceveva una autorizzazione da parte del Vaticano.

Suggerii ai miei superiori che si potevano fare affermazioni più complesse, incluse alcune che Roma sentiva che fossero non vere. Suggerii, per esempio, che si sarebbe potuto dire 'La materia lentamente evolve in spirito'. Sfortunatamente furono soppresse ulteriori investigazioni, forse per ordine dello stesso Santo Padre, e ci fu ordinato di tornare a casa perché 'Non comprendiamo le opere della tecno aliena e non abbiamo nessuna certezza che la torre sia una macchina per distinguere la verità. Il suo scopo è sconosciuto e potrebbe essere solo quello di trarre in inganno.'

La notte prima di partire mi chiesi se potevo tornare alla torre un'ultima volta e fare affermazioni tratte dalla mia opera, e forse altre affermazioni del tipo 'Dio fece l'uomo a sua immagine' Pensai anche di dire 'Gesù Cristo era il figlio di Dio', solo per vedere cosa sarebbe successo.

La Torre dell'Eco (una macchina che riconosce la bellezza e la verità materiale, e forse anche la verità spirituale) è l'esempio migliore di come la tecno aliena mescoli principi di fisica e di metafisica, tenendo assieme i mondi della materia e dello spirito. Devo ammettere che fui molto tentato di saggiare il dogma di San Tommaso.

Risalivamo il corso per sei giorni alla settimana e ci riposavamo di domenica quando dicevo messa per Angstrom, aprendo il sacchetto delle ostie che avevo portato dalla Terra. A posto del vino benedivo l'acqua del fiume. La legge canonica richiede almeno un fedele a messa. Vi potreste chiedere se la legge canonica si applica a 50 anni luce dalla Terra, ma la risposta è semplice. La legge canonica si applica laddove ci sono dei cattolici. Le ule ci osservavano in modo ozioso, grattandosi e annusandosi l'un l'altra mentre noi pregavamo. Il loro comportamento animale mi distraeva. Dei cani che si fossero annusati non mi avrebbero offeso, ma compresi che desideravo che le ule stessero attente. Trovavo difficile credere che la materia si evolve nello spirito mentre le ule si leccavano i genitali quando dicevo messa. Dissi ad Angstrom mentre mettevo via le ostie: "So che è sbagliato, ma a volte le ule mi disgustano."

"Forse dovresti insegnare loro a pregare," replicò. Non penso lo dicesse seriamente.

Iniziarono a dormire dall'altro lato del fuoco rispetto a me e a Angstrom. Mi chiesi se avevano capito il mio appunto, ma questo era impossibile.

Le ule iniziarono a darci problemi più seri. M. Alain sviluppò la brutta abitudine di allentare le fibbie nelle stringhe del suo zaino. Non lo beccai mai mentre lo faceva, ma molte volte al giorno lo zaino gli cadeva dalle spalle. Ero sicuro che stesse cercando di perdere silenziosamente il carico così legai le cinghie. In qualche modo imparò a sciogliere i nodi e faceva cadere lo zaino dalle spalle quando meno me lo aspettavo. Con rabbia riallacciavo le cinghie e, con un po' di fortuna, le avrebbe lasciate in pace per qualche altra ora.

Una sera scoprii le ule che si stavano mangiando le ostie dal mio zaino. M. Alain aveva il sacchetto in mano e masticava l'ultima ostia. Le altre due avevano delle molliche sui visi pelosi. Agguantai il sacchetto vuoto dalle sua mani. "Via di qua," urlai scuotendo verso di loro il sacchetto, come se stessi esorcizzando dei diavoli. Sgattaiolarono via come cani bastonati. Dopo qualche attimo mi sentii più calmo. Ripensai al fatto che le ule possono essere colpevoli per un'azione, ma sono sempre innocenti per quanto riguarda il motivo.
 


Credo

ome fu il viaggio? Che provammo? Mi mancava la terra, e i fratelli gesuiti e gli amici studiosi? Sì, la loro compagnia mi mancava. Mi preoccupava la possibilità che non avremmo trovato la fonte del CAM o che saremmo stati incapaci di estinguere il campo? Sì, ma stranamente non è che mi preoccupassi molto. Per la maggior parte del tempo ero semplicemente soddisfatto.

Angstrom era una buona compagnia. Alla fine del viaggio della giornata accendeva il fuoco con la sua lente di ingrandimento e con l'oscurità parlavamo accanto al fuoco, distesi sotto quelle stelle straniere di quel cielo alieno.

"Qual è la tua tesi?" mi chiese una notte. "Con tesi intendo dire qual è l'idea centrale da cui sorge tutto il tuo pensiero?"

Risposi pensoso: "Quando avevo cinque anni mi sedetti accanto al fuoco la prima volta che la mamma mi tagliò i capelli. Tagliò una ciocca e la gettò tra le fiamme. Si contorse, bruciò e scomparve. Vidi quanto fossi fragile e con quanta facilità le parti del mio corpo potevano scomparire. Il giorno dopo seppellii una vecchia e pesante chiave in giardino, cercando di provare a me stesso che almeno qualche cosa era permanente. In seguito scavai e scavai, ma non la ritrovai. Questi due eventi mi preoccuparono enormemente e, sotto certi aspetti, mi aiutarono a decidere di diventare un sacerdote. Desideravo disperatamente di entrare nel mondo dello spirito, vedi, perché il tenue e insostenibile mondo dello spirito è quello che sopravvive."

"E il tuo viaggio su Pasquale?" chiese Angstrom.

"Noi umani esploriamo il mondo materiale usando la ragione come un nostro strumento," dissi. "Osserviamo, sperimentiamo, chiediamo, facciamo ipotesi, rigettiamo o raffiniamo le nostre idee. Ma nel mondo spirituale il nostro strumento è la fede. La sperimentazione è espressamente vietata e, per definizione, il dogma non può essere rigettato con la ragione. In sfida a questa separazione, la mia tesi è che il mondo materiale della ragione e il mondo spirituale della fede sono delle deboli interpretazioni umane di una singola realtà più profonda."

Come esperto in teologia, sapete che questa dicotomia tra ragione e fede pervade il nostro pensiero cristiano e anche tutta la nostra scienza. Ma gli alieni non pensano in termini di ragione o fede. I loro macchinari usavano sia la fisica che la metafisica. Ho citato la Torre dell'Eco? Sì, mi ricordo di sì. Ma vedo che sembrate sorpreso. Vi ho detto che ero un eretico, a volte in maniera subdola, ma a volte più sfrontato. Rimettetevi seduto sulla panchina mentre finisco il mio racconto. Potete sempre dire le vostre preghiere più tardi, quando avrò terminato.

Quanto ad Angstrom, aveva la sua tesi. Disse: "Come te sono venuto su Pasquale per rispondere ad una domanda. Come te, lavoravo con una dicotomia impossibile, ma la mia è tra onde e particelle, tra velocità di accelerazione e posizione, il paradosso EPR. Eppure questa dicotomia quantistica funziona. I motori gravitazionali quantistici hanno sollevato la Chardin tutta scassata attraverso 50 anni luce, ma la teoria quantistica non ha senso alcuno. Al di là dell'impossibilità ci deve essere una verità migliore, più completa. Forse le menti aliene hanno delle logiche differenti che risolvono questi problemi."

"Una verità che troverai qui su Pasquale?" chiesi.

"Spero di riuscirci. I macchinari alieni manipolano il tempo e lo spazio in modi ingegnosi. Le menti umane riescono appena a capire cosa sta succedendo, figuriamoci per quanto riguarda il come succede."

La maggior parte della carriera di Angstrom era stata dedicata all'avanzamento della tesi delle logiche alternate che, naturalmente, veniva ridicolizzata dai suoi pari. Ricordo Angstrom su di un podio di fronte ad una platea di cinquecento scettici ad un incontro dell'American Academy of Xeno-Tecnoarcheology a New York. Le luci erano forti per via delle telecamere e il sudore gli brillava sulla testa pelata. Dopo aver terminato la presentazione, la prima domanda della platea fu, "State proponendo sul serio l'esistenza di una logica che è illogica per la mente umana, eppure logica per altre menti e, sebbene illogica, che porta a conclusioni che sono corrette?" Quello che aveva posto la domanda era un giovane, sicuro di sé, che sentiva l'odore del sangue e che era smanioso di fare impressione sui suoi professori. Veniva da quella che in America chiamano la Ivy League School. Ci fu qualche risata e l'interrogante lasciò alla platea il tempo di gustarla poi aggiunse, "Forse voi avete usato questa nuova logica per scrivere la vostra relazione. Il che spiegherebbe molte cose."

Angstrom strinse i fianchi del podio con le sue mani gigantesche e iniziò la replica ma le sue parole si persero tra gli scienziati che si contendevano a spintoni le uscite.

Dopo questo fatto il sudato, maleodorante e iconoclastico Angstrom fu accolto in ogni riunione scientifica con lo stesso entusiasmo che aveva provato il Vaticano per Martin Lutero. I suoi scritti, indesiderati negli uffici editoriali delle pubblicazioni nel nostro campo, venivano spediti ai critici più accaniti per le recensioni.

Quando il mio libro fu rifiutato dalla Curia, Angstrom aveva ancora il suo incarico permanente, penso fosse nel Quebec. Ma al momento della scoperta di Pasquale II il suo dipartimento era stato eliminato completamente. Una decisione puramente finanziaria, gli era stato detto, e nulla a che vedere col fatto che questo era l'unico modo per licenziare un professore con incarico permanente. A 50 anni, senza famiglia o amici o futuro professionale, Pasquale II per lui era una destinazione ottima quanto lo era per me.

"La convalida professionale è così importante?" chiesi.

"No, ma la verità sì," rispose e si girò per dormire. Il modo in cui si tirò le coperte sulle spalle mi fece pensare che era era confortato dalla scoperta che stavamo seguendo strade molto più simili di quanto si poteva pensare.

Io ero meno sicuro. Disteso al buio pensavo alla Torre dell'Eco. Il poeta latino Virgilio scrisse che le api venivano uccise dall'eco. (Quelli di noi che hanno tempo da perdere acquisiscono una informazione arcana. E' un rischio occupazionale del fatto di essere preti.) Mille e ottocento anni dopo Gilbert White, un curato inglese che era ben allenato su Virgilio e un eccellente diarista, scrisse che aveva passato un pomeriggio estivo piegato sui suoi alveari ad urlare in un megafono per vedere se le sue api sarebbero morte.

Ho già menzionato il mio amore per la metafisica.
 


Sanctus


l giorno dopo arrivammo alla cascata. Il fiume si riversava dalla scarpata che era una scogliera ripida e sassosa alta 200 metri. Scegliemmo di salire vicino al bordo della cascata laddove le inondazioni invernali avevano staccato lastre di pietra dalla muraglia, offrendo una serie di sporgenze e maniglie. Dissi una piccola preghiera ed iniziai la scalata. Angstrom sarebbe venuto per ultimo. Anche se su Pasquale aveva perso peso in maniera notevole, pensavo di riuscire ad usare le ule per tirarlo lungo la scogliera.

La roccia era umida per gli spruzzi e scivolosa per i depositi verdi di tutte le alghe. Salii per un'ora, tutto fradicio e con i capelli impastati sulla testa. Mi riposavo ogni pochi minuti infilando gli scarponi con le suole dentellate in qualche piccola crepa. Era irritante il fatto che i lacci mi si sciogliessero mentre scalavo e non facevo a tempo a legarne uno che si scioglieva l'altro. Se guardavo in basso (cosa che per paura non facevo spesso) potevo vedere le quattro figure che si rimpicciolivano giù sotto, finché non furono altro che piccole bambole che si intravedevano appena accanto al biancore agitato ai piedi della cascata. Il rumore dell'acqua sommergeva i miei tentativi urlati di rassicurarli. Le braccia e le spalle, le cosce e i polpacci iniziarono a tremarmi finché non scavalcai la cima, scaricai lo zaino a terra e mi accasciai tra le pietre bagnate come un pesce tirato a riva.

Dopo aver ripreso fiato legai assieme con cura due pezzi di corda, assicurai un capo ad un albero piantato con sicurezza tra le rocce piatte accanto al fiume e gettai l'altro oltre il bordo. Era una cosa nera che si divincolava nel cadere attraverso la nebbia. Angstrom gli corse incontro e potei sentire il suo strattone. Allungo la corda ad una delle ule.

L'ula salì lentamente, capendo il grosso pericolo. Dopo circa 50 metri il suo zaino si sciolse. Lo zaino ondeggiava da una cinghia. "Dio," mormorai. "perché Angstrom non ha controllato i nodi?"

Lo zaino ondeggiò via dalle spalle dell'ula, la seconda cinghia si aprì e lo zaino cadde, ruzzolando attraverso gli spruzzi, giù nella schiuma ondeggiante. Angstrom agitava le braccia verso di me come per avvertirmi.

L'ula continuò a salire. Guardavo il suo movimento ondeggiante, un braccio dopo l'altro, molto scimmiesco, e quando giunse quasi a metà della scogliera, proprio sotto il nodo, vidi che l'ula era M. Alain. Quando stava per raggiungere il nodo cadde.

All'inizio pensai che si fosse spezzata la corda, ma poi mi resi conto che il mio nodo elaborato si era sciolto. M. Alain cadde via dalla scogliera con la corda sciolta che ondeggiava nell'aria attorno a lui nel biancore. Ruzzolò nel cuore del vortice ai piedi della cascata. Vidi per un attimo la testa che cercava di rimanere fuori dall'acqua e poi fu andato.

Angstrom e le altre due ule attesero a lungo, cercando sulla riva il corpo di M. Alain. Verso la fine del pomeriggio scalarono la cascata con le ule che seguivano ciò che era rimasto del mio odore sulle rocce bagnate mentre Angstrom, che si dimostrò essere un abile scalatore, le incitava da dietro. Era sera quando arrivarono in cima e il sole era troppo basso per accendere un fuoco. M. Jules prese a guardare giù verso le cascate. M.lle Marie strisciò sotto un cespuglio e si raggomitolò in una posizione fetale.

"Forse dovresti dire un breve requiem per lui," disse Angstrom.

"Non posso farlo per una ula. Non aveva un'anima."

"Le altre due potrebbero sentirsi meglio, se lo facessi. Chi verrebbe a saperlo? Stiamo a 50 anni luce da Roma."

Ma la legge canonica si applica ovunque ci siano dei cattolici, così lessi qualche parola di conforto in modo cerimoniale, uno paseudo servizio di nessun significato più profondo.

Mangiammo razioni fredde e ci sistemammo per una notte miserevole tra i boschi, tremando nei vestiti umidi.

Sarò sempre grato ad Angstrom per non aver detto niente quella notte sulla mia superficialità riguardo al nodo. Mi allontanai dal campo per pregare e chiedere perdono per la mia superficialità. Soltanto quelli con una certa familiarità con la confessione possono capire l'angoscia che causava questo peso per la mancanza di un confessore.

Mi svegliai presto e rimasi quieto in quella tranquillità che arriva alla fine della notte. Quassù, sopra alla cascata il tetto della foresta era più basso e meno fitto e c'erano radure erbose sparse. I rauchi uccelli scimmia erano assenti, ma c'erano molte nuove varietà di creature volanti, para-farfalle che battevano le ali iridescenti verde-blu e che gorgheggiavano canti che facevano piacere all'orecchio.

Mi vestii quietamente ma i miei lacci non volevano saperne di rimanere legati. Dopo il terzo tentativo Angstrom, che era rimasto su un fianco ad osservarmi ad occhi socchiusi, disse: "Penso che stai perdendo il tuo tempo. Qua, sopra alla cascata, siamo più vicini alla fonte del CAM. Dobbiamo essere entrati in una regione dove la frizione meccanica è neutralizzata. I tuoi lacci si fondano sulla frizione. Al di sopra della cascata i nodi sono macchine."

Aveva ragione. Per giorni la mente bestiale di M. Alain deve essere stata più sensitiva nei confronti del CAM. Ero ancora responsabile per la sua morte, non per superficialità, ma per cieca stupidità, il che è peggio.

Misi da parte i miei scarpone. Le fibbie a frizione degli zaini erano inutili e noi non potevamo annodare le cinghie. I bottoni dei nostri vestiti stracciati erano anch'essi inutili. Eravamo obbligati a lasciare indietro i bagagli con tutte le scorte e il cibo. Incartai con cura gli scarponi sperando di recuperarli nel viaggio di ritorno. Avevamo un passo lento perché le piante dei piedi erano sensibili. Due o tre chilometri dopo, mentre salivamo sopra qualche macigno, la lente di ingrandimento di Angstrom cadde dalla sua tasca e si ruppe in mille pezzi sopra una roccia. La cucitura del fondo della tasca era partita.

"Cucire, tessere… entrambe si basano sulla frizione."

Mentre risalivamo il corso del fiume tutte le nostre cuciture si aprirono. Le tute delle ule cadevano a brandelli e per l'ora di mangiare i vestiti ci erano caduti letteralmente di dosso. La carne bianca di Angstrom ballonzolava sul suo corpo ma le ule si muovevano con una certa grazia muscolosa che non avevo notato in precedenza. Senza la lente di ingrandimento non potevamo accendere un fuoco per quella notte e così dormimmo su giacigli di foglie secche, ancora calde per il sole pomeridiano.

In tale maniera, cioè nudi, vagammo per giorni attraverso questo paesaggio idialliaco, sempre stando accostati al fiume. Mangiammo frutti dagli alberi e potevo vedere il grasso che si riduceva dal corpo flaccido di Angstrom. All'inizio provai una certa vergogna per le nostre nudità. Dopotutto ero un prete celibe. Ma col passare del tempo iniziai a sentirmi meno a disagio nei confronti della nostra situazione.

Ad un tratto comminammo per molti giorni attraverso radure erbose piene di fiori selvatici. A volte il ruscello (era questo ciò che il fiume era diventato) si allargava e potevamo bagnare i nostri corpi scuri in una pozza calda. Altri giorni la pioggia lavava sudore e sporco dalla nostra pelle.

M. Jules e M.lle Marie si assentavano per ore e quando tornavano c'era un certo rossore su di loro. Si poteva pensare che avessero qualcosa da nascondere, ma non era il caso. Si allontanavano semplicemente, come se, essendo animali, erano libere di fare ciò che volevano. Naturalmente, ora che non avevano bagagli, per loro non c'erano lavori da svolgere. Eravamo ancora noi i padroni, ma non avevamo comandi da impartire. Passavano sempre più tempo da sole. Suppongo che quando desideravano tornare da noi, ci rintracciassero attraverso l'odore.

Io e Angstrom, nudi, coi capelli spettinati e le barbe lunghe sembravamo proprio delle ule. Giravamo assieme attraverso i boschi screziati, mangiando quando avevamo fame e riposando quando eravamo stanchi. Camminavamo in silenzio, ognuno con i propri pensieri. Come le ule, non avevamo più alcun compito.

Dopo la cascata il nostro pensiero era più chiaro. "Tu cerchi una singola verità che si trova dietro la dicotomia di ragione attenta e fede dogmatica," disse Angstrom. "Io cerco una verità unica che si trova dietro la dicotomia della meccanica quantistica. Quelle uniche verità che cerchiamo potrebbero essere la stessa verità."

Aveva ragione. Appena l'ebbe detta, l'idea sembrava proprio ovvia. "La tecno aliena mescola fisica e metafisica, spirito e materia," dissi. "Dietro la natura apparentemente duale del pensiero, c'è un'unica verità fondamentale. La tecno aliena è costruita su questa verità. Questa verità è il segreto che gli alieni hanno nascosto qui su Pasquale e il perché hanno messo il loro faro per segnare il nascondiglio."

Il fiume era diventato molto più piccolo. Senza spiegazione le ule iniziarono a fare molte meno scorribande tra i boschi. Un pomeriggio arrivammo alla sorgente del fiume. Uno zampillo usciva dalla base di una grossa roccia in una pozza. L'acqua era quasi chiara e non c'era nient'altro a monte se non un ammasso di pietre.

Mi inginocchiai al limite e affondai le mani nell'acqua. Sulla superficie immobile si allargarono i cerchi concentrici. Misi le mani a coppa e le sollevai: l'acqua mi correva tra le dita e si rituffava nella pozza.

Le ule guardavo con attenzione, in attesa di vedere cosa avremmo fatto.

"Bevi per primo," disse Angstrom.

Di nuovo affondai le mani a coppa nella pozza e questa volta portai l'acqua alle labbra. L'acqua era fredda e rinfrescante.

Non mi sentii cambiato, sulle prime.

Angstrom mi stava guardando, teso per la curiosità.

"Besi," dissi. "Vedrai da solo."

Si inginocchiò accanto a me, piegò la testa sulla superficie dell'acqua e la leccò come un animale. Quando si risollevò non si pulì l'acqua dalle labbra e dal mento che cadde a terra in gocce luccicanti.

"Sì," disse con lentezza. "Vedo."

Come me, non disse cos'era che vedeva. Ma penso vedesse logiche che non erano umane, modi di ragionare che erano sorprendenti e completamente alieni, alludendo a verità più ampie di quelle che avevamo conosciute prima.

Ci sedemmo all'ombra di un piccolo boschetto cedo accanto alla pozza.

"Il tempio è una libreria," dissi.

Sedemmo in silenzio per molti minuti, ispezionando i contenuti delle nostre menti. Non dovete pensare che avessimo sperimentato una trasformazione. Ninete era così semplice. La miglior cosa da fare e dirvi che ci era stato garantito il potenziale per trasformarci, ma il compito completo che ci era stato assegnato avrebbe richiesto un grosso sforzo e ci sarebbero voluti molti anni.

L'idea di trasformazione mi affascina. Sono arrivato a ritenere che un uomo che si trasformi realmente acquista l'abilità misteriosa di aiutare gli altri a trasformarsi. Non siete d'accordo? Penso che un qualsiasi studioso di religione debba esserlo.

Conoscemmo alcune cose nuove che immediatamente ci apparvero ovvie. "Possiamo spegnere il CAM in qualsiasi momento," disse Angstrom.

"Lo so."

Come tutta la tecno aliena, l'interruttore stava nell'intento. Per spegnerlo l'unica cosa che si doveva fare era di non voler spegnerlo. Ci pensai su per un momento e mi alzai in piedi, raccolsi da terra un grosso ramo morto, poggiai un estremo sotto una roccia e sollevai il masso dal posto dove stava. Dozzine di insetti nero spento corsero via alla luce repentina del sole, lasciando dietro centinaia di uova luccicanti. Esaminai il bastone. Non c'era gelo sul ramo, nessuna fragilità o frattura nel legno nodoso e le mie mani erano ancora calde. Guardai verso Angstrom e vidi, dietro di lui, le ule che inginocchiate fianco a fianco bevevano nella pozza, leccando rumorosamente.

Sollevarono la testa per guardare verso di noi. L'acqua cadeva dai musi e i visi erano impassibili. Tornarono a voltarsi verso l'acqua e bevvero di nuovo. M. Jules si sollevò e ci guardò in modo sfrontato, curioso. M.lle Marie intinse un dito nella pozza, si diresse verso di me e mi si mise di fronte, la mano di fronte a me e le dita volte verso il basso. Una goccia lucente pendeva dal suo dito.

"Inginocchiati. Apri la bocca," mi fece Angstrom in modo rauco.

Aprii la bocca. Tenne il dito bagnato sopra la mia lingua in attesa. Un'unica goccia mi cadde in bocca. Inghiottii.

Le ule si volsero e si diressero verso il bosco che si andava oscurando. In un attimo erano sparite tra gli alberi.
 

 

Agnus Dei

l mattino dopo io e Angstrom iniziammo il viaggio verso la cascata lungo il corso del fiume.

Il tempo dopo un grosso evento è come il periodo di acqua stagnante dopo un'alta marea: tutto il lavoro è stato fatto, non c'è posto per il movimento determinato. Durante i giorni impiegati per tornare alla cascata, io e Angstrom trovammo che era il pensiero, e non il movimento, che fosse ridondante.

In cima alla cascata slegai la corda dall'albero e me la arrotolai attorno alle spalle. Dopo essere scesi accanto al torrente costruimmo una zattera di relitti legati con la corda a ci inserimmo nella corrente lenta.

In una delle tante serate passate supini a navigare sotto le stelle, Angstrom chiese: "Se gli alieni avevano uno scopo, allora qual è lo scopo di Pasquale?"

"E' un faro," dissi.

"Che segna un magazzino immenso di conoscenze?"

"Sì, una fonte di conoscenza. Ma c'è dell'altro. Pasquale è un incubatore evoluzionario, un macchinario per arrestare l'evoluzione materiale della materia allo scopo di accelerarne l'evoluzione dello spirito. Quello che abbiamo visto è l'evoluzione dell'evoluzione."

Ma perché il CAM?"

"Per asportare gli oggetti e i pensieri che abbiamo fatto, che ci hanno reso quello che siamo. Solo dopo aver scaricato i nostri fardelli costruiti possiamo passare attraverso il piccolo e unico cancello del nostro giardino e passare negli altri giardini."

Angstrom rimase davanti al tempio dove la conoscenza di una razza antica era immagazzinata in una goccia d'acqua. Era impaziente di far passare la sua figura attraverso lo stretto cancello.

Sulla via del ritorno verso il luogo della caduta dell'aliante pensai a un dipinto di Van Gogh dal titolo I Bevitori.

Una copia era appesa sul muro della mia stanza sbiancata. Per inciso, si dice che Van Gogh fosse pazzo, ma ne dubito. Quattro figure, un bambino, un giovane, un uomo di mezza età e un vecchio stanno attorno ad un tavolo e bevono da un'unica brocca. Il bambino beve latte, il giovane acqua, l'uomo di mezza età caffè e il vecchio vino, tutti da quell'unica brocca magica. Le figure di Van Gogh crepitano di energia nei loro tentativi disperati di spegnere le diverse seti. Come ho detto, dubito che Van Gogh fosse pazzo.

Tornai al luogo dello schianto dell'aliante, estrassi il telecomando dalla tasca nella fusoliera e chiamai lo shuttle dalla stiva della Chardin vuota. Roma fu sorpresa al mio ritorno. Dopo tutto, l'arrivo nell'orbita terrestre di un prete nudo, barbuto, coi capelli lunghi, abbronzato e apparentemente incoerente, non è un evento comune.

Nessuno credette alla mia storia, naturalmente. Un po' avevo sperato che potessero vedermi come un profeta che esce dal mondo selvaggio, ma fui rispedito in questo seminario e mi dettero da fare lavori leggeri, come se fossi una vecchia suora. In modo obbediente ho fatto come desiderava il mio ordine. Ho mantenuto la mia pace e qui ho lavorato in quiete, pensando, facendo sogni. Venti estati e tre papi sono venuti e se ne sono andati e io ancora svolgo i compiti che mi sono stati assegnati. Tutti.

Ma la sera si sta facendo fredda attorno a noi, la panchina di legno su cui sedete è abbastanza dura e dobbiamo concludere il nostro affare. Avete ascoltato la mia storia e ora devo rispondere alla vostra domanda.

Ah, non parlate ancora! Non vi ho detto che io lo so cos'è che siete venuto a chiedermi? Ci può essere solo una ragione per cui il Santo Padre vi ha mandato qua ad interrogarmi in questo giardino tranquillo. E' successo qualcosa, qualcosa di abbastanza inatteso. Il Santo Padre ha ricevuto un messaggio e pensa che provenga da Pasquale II.

Forse un incrociatore di passaggio ha raccolto un segnale e lo ha rispedito a Roma, o forse un messaggio subspaziale dal pianeta è stato ricevuto direttamente da un'antenna vaticana a Castel Gandolfo, là negli Appennini. Non proprio. So che il messaggio è arrivato in sogno. Sì, il Santo Padre ha sognato in un modo così realistico che non ha potuto ignorare il suo sogno.

Cosa c'è di così sorprendente nell'idea del Papa che riceve un sogno? Dopotutto la Bibbia dice che Dio ha parlato a molti uomini attraverso i loro sogni.

Avete mai notato che i sogni sono molto più potenti al cambio delle stagioni? Noi religiosi abbiamo il tempo per prendere nota di cose sottili come questa.

Insomma, chi ha spedito il messaggio? Pensate probabilmente che sia stato inviato dalle ule, o dai loro figli che devono essersi sviluppati in modi inimmaginabili mentre crescevano su Pasquale? O il messaggio veniva da Angstrom, che offriva verità aliene al posto della conoscenza umana? Lasciate che vi assicuri che né Angstrom, né le ule (e neppure gli alieni, se è quello a cui state pensando) hanno alcun interesse a parlare al Santo Padre.

Non sa chi ha inviato il messaggio.

Ma io sì, anche se il sogno che ha ricevuto era un invito anonimo. Al Santo Padre è stato chiesto di visitare Pasquale II. Sente di essere stato convocato. Si chiede se deve pensare al viaggio come ad un pellegrinaggio. Si preoccupa che il messaggio potrebbe non essere un invito ma una falsa tentazione inviata da Satana.

Il Santo Padre vuole sapere se deve andare. E' giovane e abituato a trattare con i fati, non coi sogni. Dopotutto è uno scienziato, un biologo di buona fama, ho sentito dire. Non siete stato sorpreso che uno scienziato, un biologo, uno studioso dell'evoluzione, potesse essere eletto papa?

Mi chiedo come ciò sia successo.

Non ha importanza. Questa è la mia risposta alla sua domanda: Quando farà questo pellegrinaggio si deve ricordare i racconti popolari dell'Auvergne.

Pensate che non sia una risposta? Credevo che voi, un acuto ufficiale del Vaticano, avreste apprezzato la mia risposta indiretta! Permettetemi di spiegare.

Come un eroe popolare dell'Auvergne, allorché il Santo Padre tornerà da Pasquale, sarà cambiato e sottilmente ferito. Capite ora?

Cosa farà questo al mondo? Be', ho buone ragioni per essere certo che S. Tommaso d'Aquino si fosse completamente sbagliato. (Avete ragione a sospettare… prima del mio viaggio su Pasquale la mia obbedienza non era stata sempre perfetta.) Il Santo Padre tornerà da Pasquale con un'unione radiante di fede e ragione che ferirà il mondo.

Capite ora?

Bene. Perché non restate seduto nell'oscurità quieta, sotto questa pergola proprio alla fine di questo sentiero di pietre grigie e consumate, e pensate a ciò che ho detto?

Io devo scusarmi e andare a letto. Oggi era l'ultimo giorno d'estate e domattina devo alzarmi presto per lavorare. Nella nuova stagione sarò molto impegnato a potare, tagliar via getti morti e a strappare dalle radici la vegetazione indesiderata. In seguito pianterò profondamente nella terra di modo che fiori nuovi sbocceranno in primavera.

Dopo tutto, questo è un grosso giardino e il Santo Padre sarebbe contento di sapere che di recente ne sono diventato il giardiniere.

illustrazione Antonio Folli



Jim Cowan, the Gardner, InterText vol.4 N°5, September-October 1994, tr.it. D. Santoni