William Gibson è il caposcuola indiscusso, se non il creatore vero e proprio, del movimento cyberpunk.
Che non è un movimento letterario come abitualmente lo si concepisce, come lui stesso tiene a precisare:"...la gente ci vede come una sorta di movimento letterario. Non penso sia mai stato un vero movimento, diciamo piuttosto una tendenza.".
Non è che abbia prodotto
molto, ma quelle poche cose sono divenute in breve dei "cult" della cultura
fantascientifica mondiale, inaugurando, appunto, quella corrente che è
andata per la maggiore nella seconda metà degli anni '80.
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Esordì con Frammenti di una rosa olografica, in cui si racconta di un uomo che passa la maggior parte del suo tempo, o, per lo meno, tutto il tempo che può, nella realtà virtuale indotta da cassette diffusamente distribuite nel futuro in cui vive, e che ha:"...disgusto per il corpo perfetto in cui si svegliava se mancava la corrente..."(pag.56-la sottolineatura è mia). |
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Prima di arrivare al primo romanzo, scrisse altri racconti. |
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Il continuum di Gernsback, bellissimo racconto "sulla" fantascienza, in cui un fotografo di cose il più possibile bizzarre incomincia a "vedere" cose strane, come in un sogno psichedelico, e, per la precisione: "...un gigantesco aeroplano stile Amazing."(pag.45). Ciò che gli dice un collega è che queste non sono altro che immagini che si riversano in lui dall'inconscio collettivo: "Tutte queste storie di incontri ravvicinati, (...)sono calate nella dimensione fantascientifica che permea la nostra cultura. (...) un immaginario culturale che si è separato e ha acquistato una vita autonoma"(pag.46). |
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Ci sono i Lo-Tek, Low Technology, che si oppongono alla iper tecnologizzazione, ma che non riescono assolutamente a rimanerne immuni, tanto essa permea quella società. Vi è la Yakuza, la mafia giapponese, divenuta una potente multinazionale, che ritroveremo in Neuromante e nei successivi romanzi della trilogia e uno dei personaggi che saranno di quel romanzo, Molly. |
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La razza giusta, scritto in collaborazione con John Shirley, altro scrittore cyberpunk, è molto più soft dei precedenti, e racconta di una storia d'amore tra due emarginati, che li renderà, alla fine, più integrati, avendo trovato l'uno nell'altra quell'equilibrio che individualmente non possedevano. |
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E il racconto, appunto, di uno di questi "ladri d'informazioni" in un cybermondo. |
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Hinterland, strano racconto di non facile interpretazione, in cui c'è il Paradiso, sorta di ricevente intergalattica: "...come un orecchio avido di un'economia globale affamata di informazioni: Un flusso costante di dati che pulsa in direzione della Terra, una marea di voci, sussurri, segni di traffico transgalattico." (pag.60), in cui gli umani, per ricevere messaggi ed oggetti da civiltà galattiche più progredite ("Ci sono cose che mandiamo lungo l'Autostrada (una donna come Olga, la sua nave, tante altre cose che sono seguite), e cose che tornano indietro (una donna impazzita, una conchiglia, frammenti di tecnologia aliena)"(pag.68)), devono immergersi in un ambiente artificiale, con l'ausilio di droghe ed apparecchiature cibernetiche. Notevole la descrizione del rapporto gestaltico degli addetti al recupero dei "viaggiatori". Dicevo che non è di facile interpretazione in quanto non vi sono contestualizzate le premesse alla situazione in atto, ed esse sono difficilmente desumibili. Si parla di segnali all'idrogeno, di astronavi che svaniscono e poi ricompaiono dal nostro spazio-tempo, ma senza che questo abbia una contestualizzazione precisa, cosa che lo rende alquanto inquietante. |
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New Rose Hotel, racconto piuttosto debole, che racconta una storia di spionaggio industriale in uno scenario moderatamente cyberpunk. Da questo racconto è stato tratto il film ominimo,diretto da Abel Ferrara,con Christopher Walken e Mira Sorvino] |
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Stella rossa, orbita d'inverno, scritto in collaborazione con Bruce Sterling. In un futuro in cui l'Unione Sovietica è l'unica superpotenza ad avere il monopolio dell'esplorazione spaziale, una loro stazione orbitante viene smantellata; vi si narrano le vicende connesse a questo smantellamento. |
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| "Neuromante"
(Neuromancer, '84) "Cosmo oro" n.80 (12.000 £),
"Tascabili fantascienza" n.1 (261 pagine + III-8.000 £), "Narrativa"
n.36 (24.000), "I libri mito" n.4 (16.900 £), ed.Nord, '86, '91,
'93, '99, traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli
premio Hugo, Nebula, P.K.Dick, Seiun e Ditmar; ne esistone versioni Graphic Novel,Electronic Book,Videogame e Audiobook narrato da Gibson stesso- Altri contributi critici "Presentazione", di Sandro Pergameno, pag.I°; "Digitare se stessi-Il nuovo "spazio interno" in "Neuromante" di William Gibson", di Antonio Caronia, in "Sf-tradizione e innovazione", "La città e le stelle" n.6, ed.Nord, '87, pag.29; recensione di Giangiacomo Gandolfi, "Rivista di fantascienza" n.2, inverno '92, pag.43; "La trascendenza attraverso il Deteurnment in "Neuromante" di William Gibson" (Trascendence Through Deteurnment in William Gibson's "Neuromancer"", '90), di Glenn Grant, "Intercom" n.128/129, '92, pag.41, traduzione di Fabrizio Bernardi; "I neuromantici" (The Neuromantics, '86), di Norman Spinrad, "Isaac Asimov Sf Magazine" n.4, ed.Telemaco, '93, pag.135, originariamente apparso in "IASFM", maggio '86, traduzione di Mirko Tavosanis; "Ultime grida dal Cyber Spazio", di Fernanda Pivano, "Corriere della sera" del 27/8/'96; "La tecnologia e i suoi effetti pericolosi sulla natura e sulla vita umana così come sono percepiti in "Frankenstein" di Mary Shelly e in "Neuromante" di William Gibson", di Orlin Damyanov; "Gibson, un pirata nel cyberspazio", di Sandro Modeo, "Corriere della sera" del 25/7/'99] |
| "Duello" (Dogfight) [da "La notte...", op.cit.; anche in "L'ottavo giorno della creazione", a cura di Karie Jacobson, ed.Sonzogno, '94, col titolo di "...aereo", nella traduzione di Luigi Schenoni; originariamente apparso in "Omni", luglio '85-finaliasta Nebula '85; 19 pagine-pag.132] |
Secondo romanzo della trilogia può essere considerato un seguito di Neuromante in quanto ambientato in un futuro posteriore a quello in cui quello si svolgeva.
| "Giù
nel cyberpazio" (Count Zero, '86) ["Altri mondi" n.18, ed.Mondadori, '90,
traduzione di Delio Zinoni, 237 pagine-18000 lire, e "Urania" n.1179, "I
cinque", ed.Mondadori, '96, '92;
originariamente apparso, a puntate, su Isaac Asimov's Sf Magazine, 1-3/ '86 finalistaHugo e Nebula '86 ne è stato tratto un film, The Zen Differential Altri contributi critici Recensione di Errico Passaro, "L'eternauta" n.87, Comic art, '90, pag.33; recensione di Mirko Tavosanis, "Algenib notizie" n.4, '90, pag.9] |
| "Il mercato d'inverno" (Winter Market,'86) [da "La notte...", op.cit.; originariamente apparso in "Vancouver Magazine", novembre '85, poi in "Interzone" n.15, '86 e in "Stardate", marzo '86;antologizzato anche in "The Year's Best Science Fiction:Fourth Annual Collection", a cura di Gardner Dozios (St.Martin's,'87); anche in "Ucronia" n.2, n.s., ed.Ucronia, '87, nella traduzione di Nicoletta Vallorani-finalista Hugo e Nebula '87;18 pagine-pag.84], |
Terzo
romanzo della trilogia, ed ha:"...una analogia sia per i personaggi principali
sia per quelli secondari...analogia di dinamiche e di intenti" con i precedenti
due.
| "Monnalisa
cyberpunk" (Mona Lisa Overdrive, '88) ["Altri mondi" n.25, ed.Mondadori,
'91, traduzione di Marco Pensante; 251 pagine-18.000 lire e in "Oscar bestsellers"
n.504, "I cinque", ed.Mondadori, '95, '96, "IperFICTION", ed.Interno giallo/Mondadori,
'94, £ 14.000
finalista Nebula e Hugo '89 - premio Locus '89; Altri contributi critici Recensioni di Fabio Nardini e Fabio Gadducci, "Algenib notizie" n.9-10, '91, pag.19 e 21; recensione di Giangiacomo Gandolfi, "Il paradiso degli orchi" n.10, '94, pag.80] |
Dopo i romanzi della trilogia
Gibson ha scritto anche un romanzo per nulla cyberpunk, La macchina
della realtà, in collaborazione con Bruce Sterling.
| "La
macchina della realtà" (The Different Engine, '88) ["Altri mondi"
n.33, ed.Mondadori, '92, 406 pagine-29000 lire, traduzione di Delio Zinoni,
e "Oscar bestsellers" n.581 (14.000 £), "I cinque", ed.Mondadori,
'95, '96,
finalista Nebula '92; parzialmente apparso, col titolo di The Angel of Goliad, in Interzone # 40, '90 Altri contributi critici "Il mondo di Babbace", a cura di Mirko Tavosanis, "Intercom" n.122/123, '92 ["Macchine differenziali", di Mirko Tavosanis, pag.11-"The Difference Engine-tre evocazioni (incipit, in medio, explicit), pag.13-"Viva" (Vive?, '91), di John Clute, da "Interzone" n.43, gennaio-traduzione di Luigi D'Aurelio, pag.16-"The Difference Engine" (idem, '91), di Glen Grant, da "Science Fiction Eye", n.8, inverno '91-traduzione di Luigi D'Aurelio, pag.18] "La metafora mancante", di Mirko Tavosanis, "Baliset" n.1, autunno '92, pag.16; "L'occhio onniscente della macchina", di Giangiacomo Gandolfi, "Il paradiso degli orchi" n.1, inverno '93, pag.51; recensione di Roberto Genovesi, "L'eternauta" n.116, Comis art, dicembre '92, pag.23; recensione di Mirko Tavosanis, "Isaac Asimov Sf Magazine" n.1, ed.Telemaco, '93, pag.186; recensione di Gian Filippo Pizzo, "Future Shock" n.11, giugno '93, pag.31; non tradotti:"Diffence Dictionary", di Eileen Gunn, "Sf Eye" n.8] |
Del lungo periodo fra l'88
di "La macchina della realtà" e il '93 di "Luce virtuale"
abbiamo solamente tre racconti e il mitico poema cyberspaziale "Agrippa".
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Il parassita mentale a forma di cappellone hippy, divertentissimo, è, praticamente il resoconto della telefonata di un pazzoide ad uno scrittore di fantascienza, a raccontargli di una sue esperienza, probabilmente, con la droga. |
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Darwin, brevissimo, è il racconto di un futuro desolato, da parte di un bambino, un futuro di frantumazione mondiale, di droghe, in cui la gente passa gran parte del suo tempo occupata nelle realtà virtuali. |
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La camera di Skinner, che è la base su cui poi ha elaborato l'idea di "Luce virtuale", per la precisione dalla versione apparsa nel catalogo di cui dico in nota. Lo scrisse su richiesta di Paolo Polledri, curatore della sezione Archittetura e Design del Museo di Arte Moderna di San Francisco, per la mostra "Visionary San Francisco" del '90. Vi sono l'ambientazione ed alcuni dei personaggi del romanzo, anche se appena abbozzati. |
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Agrippa (un libro dei morti), il suo ormai mitico poema che prima si poteva trovare solamente, schermato, in Internet, criptatissimo, con le realizzazioni grafiche di autodistruttive Dennis Ashbaug; poi gli hacker lo hanno "hackerato e sprotetto", e ora è disponibile in diversi siti, anche in questo ScienceFictionWeb http:/www.astro.utoronto.ca/-reid/htmldocs/agrippa.html http://www.bush.cs.tamu.edu/pub/misc/erich/agrippa http://www.euro.net/mark-space/bkAgrippa.html Prende spunto dal ritrovamento di vecchie fotografie, e, in parte, è proprio la descrizione di queste, che ispira, appunto, teneri ricordi d'infanzia. Il tutto, su "Neural", è introdotto e corredato da note da un hacker, che qui si dice un Templar. |
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Luce Virtuale
La trama, invece, è sempre lineare e molto nitida; qui la protagonista, una fattorina che porta in giro in bicicletta dati che solamente così possono essere veramente sicuri, ruba senza sapere cosa siano, degli occhiali che permettono di vedere la realtà effettuale al di sotto di quella artificiale creata dal cyberspazio e dalle reti telematiche. Direi che in ciò vi sia veramente molto di dickiano. |
Vi
sono due racconti su "Cyborg" pubblicati a nome di William Gibson e che,
in teoria, dovrebbero rientrare all'incirca in questo periodo.
Si
tratta, comunque, di due opere che non sono state scritte da Gibson: fanno
parte di una serie di falsi d'autore che Daniele Brolli ha scritto
e pubblicato in un arco di tempo abbastanza ampio e su diverse riviste
(a questa serie fanno parte anche racconti "di" Dick e altri grandi, anche
di generi letterari diversi dalla fantascienza).
Per
curiosità, i due racconti sono:
"Inferno"
["Cyborg" n.1, ed.Star comics, '91; 2 pagine-pag.31],
ambientato in un carcere cyberspaziale: "Siamo nel crepuscolo azzurrino
del cyberspazio carcerario..."(pag.32); "Ogni detenuto è inserito
nel cyberspazio carcerario con una doppia protezione. Non possiamo uscirne,
perchè non siamo neppure veramente dentro."(pag.33),
"La
logica dell'alveare" ["Cyborg" n.1, ed.Telemaco, '92; 2 pagine-pag.68],
brevissimo, che, invece, è ambientato in un "...vecchio alveare
simtim ai bordi della prateria vetroresina..." di una Tokio collocata in
uno scenario molto simile a quello della trilogia; qui si rifugiano quattro
poliziotti in azione antisommossa, a fare all'amore ("uno nelle braccia
dell'altro, con la nudità avvolta nella coltre psichica dell'alveare
sintim, credettero di avere scoperto qualcosa che forse non era la felicità
ma almeno sfiorava l'oblio" (pag.58)), fino a quando non dovranno difendere
le proprie vite da uomini dell'onnipresente yakuza, a cui l'alveare apparteneva.
| "Aidoru"
(Idoru, '96) ["Superblues", ed.Mondadori, '97, traduzione di Delio Zinoni,;
298 pagine-30.000 £;
ve ne è un'estratto in "Rolling Stone" n.735, maggio '96; vi è anche un audiobook narrato da Gibson stesso; Altri contributi critici "Postfazione",di Giorgio Giorello, pag.295; "Cyberpopstar, ti amerò!", di Alessandra Venezia, "Panorama" del 9/11/'95; recensione di Anthony Brown, "SFX cinema" n.10, ed.Hobby & Work, '97, pag.88; trafiletto, "Max" n.5, ed.Rizzoli, '97, pag.85; "Naviga, Laney, naviga in Rete", di Carlo Formenti, "Corriere della sera" del 7/7/97; "William Gibson", intervista raccolta da Nanni Delbecchi, "Max" n.8, ed.Rizzoli, '97, pag.182; "Gibson & Idoru", "Intercom" n.146/147, '97, pag.16] |
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Ultima opera che abbiamo a disposizione, è il racconto Tredici immagini di una città di cartone, un non-racconto in cui, semplicemengte, e solamente, si descrive una disabitata e surrealistica città, nella quale, appunto, ci sono solamente oggetti, un’infinità di oggetti, tra i quali spiccano, sicuramente, delle specie di quadri, ovviamente, anch’essi di cartone. |
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Abbiamo così terminato la nostra breve disanima dei testi tradotti.
L'impressione che rimane,
a lettura ultimata, è che Gibson abbia sia uno sfavillante turbinio
di idee che un modo più che buono di esporle.
Sul suo stile dice Pensante:"Lo
stile di Gibson...nei primi racconti...ha conosciuto l'influsso della New
Wave ma anche di una certa narrativa "neo-hard"...Benford...(...)...uno
stile pieno di estro e fantasia (nei romanzi da "Luce Virtuale"
in poi N.d.A.), una scrittura multiforme perfettamente appropriata ai paesaggi
disumanizzati e caotici che descrive. E' uno stile che non rimane mai immobile,
quasi come il lampeggiare dei neon che illuminano il panorama delle sue
storie."
Sugli influssi letterari del Nostro, invece, interessante l'intervista rilasciata a Colin Greenland:
Bibliografia
Saggi
di Gibson
Opere generiche sul cyberpunk
c o l l e g a m e n t i
William
Gibson
Cyberpunk
Bruce
Sterling
Pat
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