WILLIAM GIBSON
il "Signor" cyberpunk
Marcello Bonati

William Gibson è il caposcuola indiscusso, se non il creatore vero e proprio, del movimento cyberpunk.

Che non è un movimento letterario come abitualmente lo si concepisce, come lui stesso tiene a precisare:"...la gente ci vede come una sorta di movimento letterario. Non penso sia mai stato un vero movimento, diciamo piuttosto una tendenza.".

Non è che abbia prodotto molto, ma quelle poche cose sono divenute in breve dei "cult" della cultura fantascientifica mondiale, inaugurando, appunto, quella corrente che è andata per la maggiore nella seconda metà degli anni '80.
 

Esordì con Frammenti di una rosa olografica, in cui si racconta di un uomo che passa la maggior parte del suo tempo, o, per lo meno, tutto il tempo che può, nella realtà virtuale indotta da cassette diffusamente distribuite nel futuro in cui vive, e che ha:"...disgusto per il corpo perfetto in cui si svegliava se mancava la corrente..."(pag.56-la sottolineatura è mia).

"Frammenti di una rosa olografica" (Fragments of a Hologram Rose, ’77) [da "La notte che bruciammo Chrome" (Burning Chrome,’86), "Urania" n.1110, ed.Mondadori,’89, traduzione di Delio Zinoni, © by William Gibson-147 pagine-4.000 £, e "iperFICTION", ed.Interno giallo/Mondadori, ‘93-414 pagine-25.000 £, "Oscar bestsellers" n.546 (£ 14.000), "Oscar bestsellers" n.546,"Blues fantascienza","Super blues fantascienza","Oscar fantascienza" n.119,ed.Mondadori,','95,','94-edizione originale:(Ace);© by UnEarth Publications, originariamente apparso in "Unearth", estate '77-5 pagine,pag.51-Altri contributi critici:recensione di Eva Alciati, "Fanzine" n.4, ’93, pag.17;recensione di Roberto Casalini, "Max" n.12, ’93, ed.Rizzoli, pag.176;recensione di Roberto Genovesi, "L’eternauta" n.131, ed.Comic art, ’94, pag.79; "Racconti d'orrori virtuali nell'universo senza tempo", di Sandro Modeo, "Corriere della sera" del 5/11/'95]

Prima di arrivare al primo romanzo, scrisse altri racconti.


Il continuum di Gernsback, bellissimo racconto "sulla" fantascienza, in cui un fotografo di cose il più possibile bizzarre incomincia a "vedere" cose strane, come in un sogno psichedelico, e, per la precisione: "...un gigantesco aeroplano stile Amazing."(pag.45).
Ciò che gli dice un collega è che queste non sono altro che immagini che si riversano in lui dall'inconscio collettivo: "Tutte queste storie di incontri ravvicinati, (...)sono calate nella dimensione fantascientifica che permea la nostra cultura. (...) un immaginario culturale che si è separato e ha acquistato una vita autonoma"(pag.46).

"Il continuum di Gernsback" (The Gernsback Continuum, ’81) [da "La notte…", op.cit.-9 pagine-pag.41-originariamente apparso in "Universe" n.11, ‘81;anche in "Mirrorshades", "I grandi tascabili" n.323, ed.Bompiani, ’94, e "La biblioteca del brivido" n.7.1,ed.Fratelli Fabbri,'95, nella traduzione di Antonio Caronia; antologizzato anche in "Cyber fantasy" n.1, Spagna;ne è stato tratto un film Tv,"Tomorrow Calling", Gb ’95,trasmesso da "Channel 4"]

Johnny Mnemonico, racconto molto duro, rude, con cyborg ed umani che si agitano in un tipico futuro cyberpunk ipertecnologizzato, violentissimo.
Ci sono i Lo-Tek, Low Technology, che si oppongono alla iper tecnologizzazione, ma che non riescono assolutamente a rimanerne immuni, tanto essa permea quella società.
Vi è la Yakuza, la mafia giapponese, divenuta una potente multinazionale, che ritroveremo in Neuromante e nei successivi romanzi della trilogia e uno dei personaggi che saranno di quel romanzo, Molly.

"Johnny mnemonico" (Johnny Mnemonic, ’81) [da "La notte…", op.cit.; finalista Nebula '82; originariamente apparso in "Omni", maggio '81-16 pagine-pag.7; ne è stata tratta la sceneggiatura del film omonimo di Robert Longo, U.s.a. '94, con Keanu Reeves, Dolph Lundgren e Takeshi Kitano] 

La razza giusta, scritto in collaborazione con John Shirley, altro scrittore cyberpunk, è molto più soft dei precedenti, e racconta di una storia d'amore tra due emarginati, che li renderà, alla fine, più integrati, avendo trovato l'uno nell'altra quell'equilibrio che individualmente non possedevano.

"La razza giusta" (The Belonging Kind, '81) [da "La notte…", op.cit.; originariamente apparso in "Shadows" n.4; 11 pagine-pag.103]

La notte che bruciammo Crome, racconto particolarmente importante per capire il concetto di matrice, che, come vedremo, non è per nulla semplice: "La matrice è una rappresentazione astratta delle relazioni fra i sistemi di dati. I programmatori autorizzati si inseriscono nel settore della matrice appartenente ai loro datori di lavoro e si trovano circondati da luminose forme geometriche che rappresentano i dati della società:"(pag.24), e in cui troviamo per la prima volta la figura del cow-boy del cyberspazio che troveremo poi più volte nella produzione del Nostro:"...un cowboy...uno scassinatore, un ladro che perlustrava il sistema nervoso elettronico dell'umanità, raziava dati e crediti nell'affollata matrice, lo spazio monocromatico dove le uniche stelle sono costituite da concentrazioni di dati, e in alto bruciano le galassie delle multinazionali e de fredde braccia a spirale dei sistemi militari:"(pag.25).
E il racconto, appunto, di uno di questi "ladri d'informazioni" in un cybermondo.

 "La notte che bruciammo Chrome (Burning Chrome,'82)[da "La notte…", op.cit.; originariamente apparso in "Omni", luglio '82-finalista Nebula '83;18 pagine-pag.23]

Hinterland, strano racconto di non facile interpretazione, in cui c'è il Paradiso, sorta di ricevente intergalattica: "...come un orecchio avido di un'economia globale affamata di informazioni: Un flusso costante di dati che pulsa in direzione della Terra, una marea di voci, sussurri, segni di traffico transgalattico." (pag.60), in cui gli umani, per ricevere messaggi ed oggetti da civiltà galattiche più progredite ("Ci sono cose che mandiamo lungo l'Autostrada (una donna come Olga, la sua nave, tante altre cose che sono seguite), e cose che tornano indietro (una donna impazzita, una conchiglia, frammenti di tecnologia aliena)"(pag.68)), devono immergersi in un ambiente artificiale, con l'ausilio di droghe ed apparecchiature cibernetiche.
Notevole la descrizione del rapporto gestaltico degli addetti al recupero dei "viaggiatori".
Dicevo che non è di facile interpretazione in quanto non vi sono contestualizzate le premesse alla situazione in atto, ed esse sono difficilmente desumibili.
Si parla di segnali all'idrogeno, di astronavi che svaniscono e poi ricompaiono dal nostro spazio-tempo, ma senza che questo abbia una contestualizzazione precisa, cosa che lo rende alquanto inquietante.

"Hinterland" (Hinterlands, '82) [da "La notte…", op.cit.; originariamente apparso in "Omni", ottobre '81, antologizzato anche in "Terreract", a cura di Judith Merrill (Press Porcepic, '86); ve ne è anche un formato grafico in Freeflight Comic Book; 16 pagine-pag.57] 

New Rose Hotel, racconto piuttosto debole, che racconta una storia di spionaggio industriale in uno scenario moderatamente cyberpunk.
Da questo racconto è stato tratto il film ominimo,diretto da Abel Ferrara,con Christopher Walken e Mira Sorvino]

New Rose Hotel" (New Rose Hotel, '83) [da "La notte…", op.cit.; poi in "Omni", luglio '84;11 pagine-pag.73

Stella rossa, orbita d'inverno, scritto in collaborazione con Bruce Sterling.
In un futuro in cui l'Unione Sovietica è l'unica superpotenza ad avere il monopolio dell'esplorazione spaziale, una loro stazione orbitante viene smantellata; vi si narrano le vicende connesse a questo smantellamento.

"Stella rossa, orbita d'inverno" (Red Star, Winter Orbit, '83)[da "La notte…", op.cit.; originariamente apparso in "Omni", luglio '83, anche in "Mirrorshades", op.cit.,nella traduzione di Antonio Caronia, pag.269;17 pagine-pag.115]


Neuromante.
Primo romanzo, primo della trilogia che comprende anche Giù nel cyberspazio e Monnalisa cyberpunk.
"Neuromante" (Neuromancer, '84) "Cosmo oro" n.80 (12.000 £), "Tascabili fantascienza" n.1 (261 pagine + III-8.000 £), "Narrativa" n.36 (24.000), "I libri mito" n.4 (16.900 £), ed.Nord, '86, '91, '93, '99, traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli
premio Hugo, Nebula, P.K.Dick, Seiun e Ditmar;
ne esistone versioni Graphic Novel,Electronic Book,Videogame e Audiobook narrato da Gibson stesso-
Altri contributi critici
"Presentazione", di Sandro Pergameno, pag.I°;
"Digitare se stessi-Il nuovo "spazio interno" in "Neuromante" di William Gibson", di Antonio Caronia, in "Sf-tradizione e innovazione", "La città e le stelle" n.6, ed.Nord, '87, pag.29;
recensione di Giangiacomo Gandolfi, "Rivista di fantascienza" n.2, inverno '92, pag.43;
"La trascendenza attraverso il Deteurnment in "Neuromante" di William Gibson" (Trascendence Through Deteurnment in William Gibson's "Neuromancer"", '90), di Glenn Grant, "Intercom" n.128/129, '92, pag.41, traduzione di Fabrizio Bernardi; 
"I neuromantici" (The Neuromantics, '86), di Norman Spinrad, "Isaac Asimov Sf Magazine" n.4, ed.Telemaco, '93, pag.135, originariamente apparso in "IASFM", maggio '86, traduzione di Mirko Tavosanis; 
"Ultime grida dal Cyber Spazio", di Fernanda Pivano, "Corriere della sera" del 27/8/'96; 
"La tecnologia e i suoi effetti pericolosi sulla natura e sulla vita umana così come sono percepiti in "Frankenstein" di Mary Shelly e in "Neuromante" di William Gibson", di Orlin Damyanov; 
"Gibson, un pirata nel cyberspazio", di Sandro Modeo, "Corriere della sera" del 25/7/'99]
E' stata la prima opera di Gibson ad essere tradotta qui da noi, ed è comunemente ritenuta la migliore che il movimento cyberpunk abbia saputo esprimere.
Vi è, in essa, molto dell'acid generation americana, molto Ginsberg, più che altro, per stile.
Lirico fin quasi al poetico, raggiunge davvero apici di notevolissimo pathos, unito ad una sensibilità tutta nuova: "Le mani di una ragazza rinserrate dietro il fondo della sua schiena, nell'oscurità sudata di una bara sul lato del porto."(pag.252-3).
Vi è una più precisa ed estesa teorizzazione della matrice, appunto, gibsoniana, ripresa poi da tutto il movimento. "La matrice un tempo gli aveva ricordato i legami proteici di singole cellule specializzate. Allora potevate buttarvi e planare, alla deriva, ad alta velocità, completamente coinvolti ma del tutto separati, e tutt'intorno a voi la danza degli affari, delle informazioni che interagivano fra loro, dati che diventavano carne nei labirinti del mercato nero..."(pag.17-8).
Caronia vi ha riscontrato, e a ragione, molti punti di contatto con la poetica di Delany, più che altro nell'attenzione di entrambi al :"nesso emarginazione urbana/tecnologia..."(pag.29):a me è sembrato di riscontrarne anche alcuni ballardiani: "Case osservo il sole che spuntava sul paesaggio della sua infanzia, sulle scorie frantumate e i gusci arrugginiti delle raffinerie."(pag.86).
Sempre Caronia dice che:"...manca il respiro "filosofico" di molti libri di Dick...analoghi interrogativi sul destino dell'uomo, sulla ricerca di una identità forse per sempre perduta, sulla demarcazione così sfuggente fra la realtà e l'immaginazione, qui subiscono molto più che in Dick il fascino prepotente dell'esistente...Case ha...qualche tratto in comune con gli pseudo-eroi frastornati e impotenti di Dick."(pag.30-1).
Grant, individua nella miscela di "ingredienti" culturali a cui attinge, la particolarità di Gibson, in Neuromante: "Egli piazza la sua rete in profondità, rastrellando da ogni parte del sistema culturale. I suoi libri e le sue storie sono crivellate da riferimenti a: quadri, sculture, architettura (lavori di Dalì, Kandinsky, Duchamp, Ernst, Cornell, e Gaudì appaiono in Neuromante e "Giù nel cyberspazio").Film noir e fantascienza (Howard Hawkes e "Fuga da New York"...il linguaggio di giornali tecnici e pubblicitari...e nomi presi dal rock, fusion, reggae, e musica new wave...Dentro il reame della narrativa mischia elementi di Thomas Pynchon, Alfred Bester, J.G.Ballard, Robert Stone, Dashiel Hammet, John LeCarre, Samuel Delany e Joseph Algren..."(pag.44).
Il neuromante del titolo viene esplicitato solamente verso il finale: "Neuromante... Il sentiero che porta alla terra dei morti...Neuro dai nervi, i sentieri dorati, e negromante.Io evoco i morti."(pag.236).
Su ciò dice Spinrad: "Case è il Neuromante del titolo, e il termine è ovviamente un gioco di parole tra "negromante", che significa mago, e "neuro", che significa "attinente al sistema nervoso". Il neuromante è un mago contemporaneo (o comunque appartiene a un futuro non troppo lontano) la cui magia consiste nell'interfacciare direttamente il proprio sistema nervoso protoplasmatico con il sistema nervoso elettronico della sfera dei computer, manipolandolo (e venendone manipolato) in modo molto simile a quello in cui gli sciamani tradizionali interagivano con regni mitici più classici attraverso droghe o stati di trance."(pag.139).
 
 
"Duello" (Dogfight) [da "La notte...", op.cit.; anche in "L'ottavo giorno della creazione", a cura di Karie Jacobson, ed.Sonzogno, '94, col titolo di "...aereo", nella traduzione di Luigi Schenoni; originariamente apparso in "Omni", luglio '85-finaliasta Nebula '85; 19 pagine-pag.132]

C'è poi un racconto dell''85, Duello, scritto in collaborazione con Michael Swanwick.
Buono, ma per nulla cyberpunk.
Ruota attorno al mondo di un gioco d'azzardo del futuro, consistente in duelli fra modellini di aerei.
Il protagonista gareggia in "doping".


Giù nel cyberspazio.

Secondo romanzo della trilogia può essere considerato un seguito di Neuromante in quanto ambientato in un futuro posteriore a quello in cui quello si svolgeva.
"Giù nel cyberpazio" (Count Zero, '86) ["Altri mondi" n.18, ed.Mondadori, '90, traduzione di Delio Zinoni, 237 pagine-18000 lire, e "Urania" n.1179, "I cinque", ed.Mondadori, '96, '92; 
originariamente apparso, a puntate, su Isaac Asimov's Sf Magazine, 1-3/ '86
finalistaHugo e Nebula '86
ne è stato tratto un film, The Zen Differential
Altri contributi critici
Recensione di Errico Passaro, "L'eternauta" n.87, Comic art, '90, pag.33; 
recensione di Mirko Tavosanis, "Algenib notizie" n.4, '90, pag.9]
Ma unicamente per quello.
I personaggi sono altri, anche se, per atmosfera, è molto, molto simile.
Il concetto di matrice vi è ulteriormente sviluppato, anche se, a tuttora, con tutte le opere cyberpunk pubblicate, non è ancora ben chiaro; è e rimane nebuloso:"...la matrice, il cyberspazio, dove i grandi nuclei dati delle società bruciavano come nove fluorescenti, così densi che bastava cercare di andare oltre il contorno per cortocircuitare il sistema nervoso."(pag.44);"...cos'è il cyberspazio?"..."Il mondo:"(pag.117).
Molto sviluppato, poi, il discorso teologico-religioso, con una religione più diffusa strana ma...interessante: "Il vudu...Non si occupa della salvezza e della trascendenza. Si occupa dio "fare" delle cose...Nel nostro sistema ci sono molti dèi, molti spiriti. Parte di una grande famiglia, con tutti i vizi, tutte le virtù. C'è una tradizione rituale di manifestazioni comuni....Il vudu dice che c'è un Dio, sicuro, Gran Met, ma è Grande, troppo Grande e lontano, per preoccuparsi se sei povero o se non trovi da scopare."(pag.80).
Il linguaggio, come in Neuromante, è molto spinto; il gergo di alcuni (non tutti) personaggi, a volte, rasenta il parodistico, con più scurrilità che parole "normali": "Porca troia...Non ho una sega di soldi, ma voglio i vestiti. Tu e Lucas e Beauvoir mi state tenendo al fresco per qualche cosa, no? Bè, mi sono rotto il cazzo di queste schifezze che mi avete rifilato Rhea, e questi pantaloni che sembra che mi debbano sempre cadere dal culo. E sono qui perchè Due-al-giorno, che è un rottinculo di merda, mi ha fatto rischiare la pelle per permettere a Lucas e a Beavoir di provare il loro fottuto software. Perciò puoi anche comprarmi due stronzi di vestiti, d'accordo?"(pag.150-1).
Divertente e di dickiana memoria la presenza di macchine parlanti: "Siamo a quindici metri a sud-sud est dalle coordinate di atterraggio che mi ha fornito" -disse l'aereo- "Era ancora privo di sensi, Ho optato per la mimetizzazione."(pag.129).
Tavosanis individua nel personaggio di Marly Krushkhova una delle poche cose buone del romanzo, oltre al fatto che vi intravede una sorta di discorso marxista di critica al culto dell'economia e del denaro.
Non mi sembra che nel discorso di Gibson vi siano degli elemento marxiani, ma, direi, più che altro, una critica di tipo sociologico al sistema opprimente delle multinazionali, che risulta castrante per il popolo, la gente comune, che è, quello si, un discorso marxiano, ma non qui.
A me, sinceramente, è piaciuto molto di più questo che il precedente, benchè pluripremiato.
Vi permangono tutti gli aspetti che abbiamo individuato, ma il tutto è migliorato da una scorrevolezza maggiore, da una trama più lineare, più semplice.


"Il mercato d'inverno" (Winter Market,'86) [da "La notte...", op.cit.; originariamente apparso in "Vancouver Magazine", novembre '85, poi in "Interzone" n.15, '86 e in "Stardate", marzo '86;antologizzato anche in "The Year's Best Science Fiction:Fourth Annual Collection", a cura di Gardner Dozios (St.Martin's,'87); anche in "Ucronia" n.2, n.s., ed.Ucronia, '87, nella traduzione di Nicoletta Vallorani-finalista Hugo e Nebula '87;18 pagine-pag.84]
C'è poi Il mercato d'inverno, eccellente racconto veramente cyberpunk, con dei "curatori" che, per delle multinazionali, tramite complesse apparecchiature cibernetiche, estraggono i sogni di personalità particolarmente sensibili, e li commercializzano:"...gli artisti, quelli con cui io lavoro all'Automatic Pilot, sono in grado di rompere la tensione superficiale, di immergersi nel profondo del mare di Jung, e di riemergere riportando...Bè, i sogni...Immagino che certi artisti l'abbiano sempre fatto, con qualsiasi mezzo, ma la neuroelettronica ci permette di entrare in contatto diretto con l'esperienza, e la rete la diffonde dappertutto via cavo..."(pag.89).



Monnalisa cyberpunk

Terzo romanzo della trilogia, ed ha:"...una analogia sia per i personaggi principali sia per quelli secondari...analogia di dinamiche e di intenti" con i precedenti due.
 
"Monnalisa cyberpunk" (Mona Lisa Overdrive, '88) ["Altri mondi" n.25, ed.Mondadori, '91, traduzione di Marco Pensante; 251 pagine-18.000 lire e in "Oscar bestsellers" n.504, "I cinque", ed.Mondadori, '95, '96, "IperFICTION", ed.Interno giallo/Mondadori, '94, £ 14.000
 finalista Nebula e Hugo '89 - premio Locus '89;
Altri contributi critici
Recensioni di Fabio Nardini e Fabio Gadducci, "Algenib notizie" n.9-10, '91, pag.19 e 21;
recensione di Giangiacomo Gandolfi, "Il paradiso degli orchi" n.10, '94, pag.80]
Qui la matrice giunge a prendere coscienza di sè, a divenire consapevole, ma, una volta raggiunta questa consapevolezza, diviene pure cosciente dell'esistenza di un'altra matrice, aliena:"...quando la matrice ha raggiunto la coscienza, si è resa conto che esisteva un'altra matrice, un'altra coscienza. la matrice si è divisa in tutti quegli spiriti e cazzate varie quando ha incontrato quell'altro."(pag.251), "Pensavano che la matrice fosse piena di demoni e altre cazzate."(pag.144).
Vi è anche una vera e propria definizione di cyberspazio, decisamente utile alla comprensione di questo concetto decisamente vago:"...il cyberspazio consiste nella somma totale dei dati del sistema umano..."(pag.251).
Le escursioni dei protagonisti in esso, a cui siamo ormai avvezzi, sono svariate; bella questa descrizione:"...aveva sognato il cyberspazio, come se le linee fluorescenti della griglia della matrice la stessero aspettando dietro le palpebre...un vasto spazio informe, il vuoto irreale del cyberspazio... le linee luminose della griglia della matrice formavano come una gabbia infinita."(pag.45-6).
Ancora una volta troviamo cenni ballardiani: "Fissò il "mandala" bianco e nero sul fondo della vetrina, finché non le apparve per quello che era: un bersaglio."(pag.97).
Sia Gadducci che Nardini hanno trovato questo romanzo inferiore ai precedenti; a me sembra che questo sia ai livelli qualitativi di Neuromante.
Concordo, e non potrei non farlo, sulla tipicità della trama, un po' dickiana, di storie parallele che si intersecano.
Gadducci trova degli aspetti per cui questo romanzo è migliore degli altri della trilogia:"...lo stile, forse meno frettoloso ed affastellato, la tipicizzazione dei personaggi...".


La macchina della realtà

Dopo i romanzi della trilogia Gibson ha scritto anche un romanzo per nulla cyberpunk, La macchina della realtà, in collaborazione con Bruce Sterling.
 
"La macchina della realtà" (The Different Engine, '88) ["Altri mondi" n.33, ed.Mondadori, '92, 406 pagine-29000 lire, traduzione di Delio Zinoni, e "Oscar bestsellers" n.581 (14.000 £), "I cinque", ed.Mondadori, '95, '96, 
finalista Nebula '92; 
parzialmente apparso, col titolo di The Angel of Goliad, in Interzone # 40, '90
Altri contributi critici
"Il mondo di Babbace", a cura di Mirko Tavosanis, "Intercom" n.122/123, '92 ["Macchine differenziali", di Mirko Tavosanis, pag.11-"The Difference Engine-tre evocazioni (incipit, in medio, explicit), pag.13-"Viva" (Vive?, '91), di John Clute, da "Interzone" n.43, gennaio-traduzione di Luigi D'Aurelio, pag.16-"The Difference Engine" (idem, '91), di Glen Grant, da "Science Fiction Eye", n.8, inverno '91-traduzione di Luigi D'Aurelio, pag.18]
"La metafora mancante", di Mirko Tavosanis, "Baliset" n.1, autunno '92, pag.16; 
"L'occhio onniscente della macchina", di Giangiacomo Gandolfi, "Il paradiso degli orchi" n.1, inverno '93, pag.51;
recensione di Roberto Genovesi, "L'eternauta" n.116, Comis art, dicembre '92, pag.23; 
recensione di Mirko Tavosanis, "Isaac Asimov Sf Magazine" n.1, ed.Telemaco, '93, pag.186; 
recensione di Gian Filippo Pizzo, "Future Shock" n.11, giugno '93, pag.31; 
non tradotti:"Diffence Dictionary", di Eileen Gunn, "Sf Eye" n.8]
E' il testo col quale i due maggiori esponenti del movimento hanno voluto, in un certo senso, dire che il movimento stesso era superato, concluso, una sorta di:"...superamento dell'esperienza cyberpunk...".
Ambientato in un'America ucronica della metà del secolo scorso, in cui la Macchina per calcolare che Charles Babbace tentò di far funzionare verso il 1820, viene realizzata.
E questo "computer" altera completamente la realtà, meccanizzandola notevolmente, industrializzandola, conseguentemente e quindi inquinandola.
Le conflittualità sociali conseguenti sono virulente: "Quando avremo costruito barricate in tutta la città, allora dovranno combattere faccia a faccia con la classe lavoratrice insorta, uomini armati del coraggio che infonde la prima vera libertà che abbiano mai conosciuto!"(pag.280), e Marx e Engels ampiamente citati (pag.287-322).
Grant, trova che un'affermazione filosofica verso la fine del romanzo:"...conoscenza che è morire per nascere.", sia un po' assimilabile al:"...l'autoconsapevolezza dell'intelligenza evolutasi dalle macchine-l'immanente entità matrice."
C'è una breve scena di un automa, un vero e proprio robot: "L'automa cominciò a versare da bere.C'era uno snodo nel braccio, coperto dalla manica, e un secondo sul polso. Versava il whisky con un lieve scricchiolio di cavi e un sommesso ticchettio di legno. (...) Non c'è neanche un pezzetto di metallo dentro di lei: tutto bambù, crini di cavallo intrecciati, molle di osso di balena."(pag.164-5).
Ec'è una lunghissima sequenza di scene erotiche di livello non disprezzabile (da pag.215 a pag.229).
"Questo "Engine" mescola assieme elementi delle nostre stesse vite circondate da computer negli anni '90 del ventesimo secolo con l'intero mondo reale degli anni '50 del diciannovesimo secolo, facendoli sembrare entrambi piuttosto strani. Periodi storici diversi compressi in uno solo, combinati con la paranoia della vita sotto l'Occhio vigile del Grande Fratello...".
A me, sinceramente, sono piaciuti molto di più i romanzi della trilogia cyberpunk; questo è molto difficile, :"Per essere apprezzato appieno, infatti, il testo richiederebbe vaste conoscenze sia in campo letterario che in campo storico, filosofico e scientifico...", anche se di notevole qualità, di scorrevolezza e di piacere di lettura.
Gli stili dei due autori sono ampiamente riconoscibili, ed è indubbio che il contributo di Sterling sia superiore quantitativamente a quello di Gibson; non per qualità: spiccano, per bontà di stile, le pagine del Nostro.
Tavosanis riferisce, a proposito del metodo di lavoro dei due:"...consiste nello scrivere e riscrivere parecchie volte, al computer, gli stessi brani, macinando allo stesso modo anche un bel po' di estratti da romanzieri vittoriani, Dickens in primo luogo.

Del lungo periodo fra l'88 di "La macchina della realtà" e il '93 di "Luce virtuale" abbiamo solamente tre racconti e il mitico poema cyberspaziale "Agrippa".
 
 

Il parassita mentale a forma di cappellone hippy, divertentissimo, è, praticamente il resoconto della telefonata di un pazzoide ad uno scrittore di fantascienza, a raccontargli di una sue esperienza, probabilmente, con la droga.

"Il parassita mentale a forma di cappellone hippy" (Hippie Hat Brain Parasite, '89)[da "Cavalieri elettrici", a cura di D.Brolli, "Ritmi" n.7, ed.Theoria, '94; traduzione di Daniele Brolli; 172 pagine,12.000 £; anche in "Strani atrattori", (Semiotext[e] Sf,'89), a cura di Rudy Rucker,Peter Lamborn William e Robert Anton Wilson, nella traduzione di Gianni Pannofino, col titolo di "...mentale del cappellone"; originariamente apparso in " Semiotext[e] Sf" vol.5, n.2-(Altri contributi critici:recensione di K.S.Paulus, "Tau ceti" n.3, '97, pag.31 e recensioni di Franco Ricciardiello e Roberto Sturm, "Intercom" n.146/147, '97, pag.51); 5 pagine-pag.24]

Darwin, brevissimo, è il racconto di un futuro desolato, da parte di un bambino, un futuro di frantumazione mondiale, di droghe, in cui la gente passa gran parte del suo tempo occupata nelle realtà virtuali.

"Darwin" (Darwin,'90) [da "Cavalieri elettrici", op.cit.; originariamente apparso in "Spin", vol.6, n.1, aprile '90; precedentemente, era apparso in versione lievemente differente in ""The Face"; 3 pagine-pag.21]

La camera di Skinner, che è la base su cui poi ha elaborato l'idea di "Luce virtuale", per la precisione dalla versione apparsa nel catalogo di cui dico in nota. Lo scrisse su richiesta di Paolo Polledri, curatore della sezione Archittetura e Design del Museo di Arte Moderna di San Francisco, per la mostra "Visionary San Francisco" del '90. Vi sono l'ambientazione ed alcuni dei personaggi del romanzo, anche se appena abbozzati.

"La camera di Skinner" (Skinner's Room, '91) [da "Millemondiestate 1994", ed.Mondadori, '94, traduzione di Matteo Montanari,  originariamente apparso in "Omni",novembre '91;10 pagine-pag.161; una versione lievemente differente era precedentemente apparsa nel catalogo della "Visionary San Francisco" pubblicato dal museo d'arte moderna di San Francisco-compreso anche, col titolo di "La stanza di Skinner", in "Cyberpunk", "Grandi opere" n.25, ed.Nord, '94, nella traduzione di Nicola Fantini,pag.310]

Agrippa (un libro dei morti), il suo ormai mitico poema che prima si poteva trovare solamente, schermato, in Internet, criptatissimo, con le realizzazioni grafiche di autodistruttive Dennis Ashbaug; poi gli hacker lo hanno "hackerato e sprotetto", e ora è disponibile in diversi siti, anche in questo ScienceFictionWeb altri indirizzi:
http:/www.astro.utoronto.ca/-reid/htmldocs/agrippa.html
http://www.bush.cs.tamu.edu/pub/misc/erich/agrippa
http://www.euro.net/mark-space/bkAgrippa.html
È un vero e proprio poema moderno, cioè senza rime nè metrica, ma poetico, incentrato sul sentimento della nostalgia.
Prende spunto dal ritrovamento di vecchie fotografie, e, in parte, è proprio la descrizione di queste, che ispira, appunto, teneri ricordi d'infanzia.
Il tutto, su "Neural", è introdotto e corredato da note da un hacker, che qui si dice un Templar.

"Agrippa (un libro dei morti)" (Agrippa: Book of the Dead, '92)[da "Neural" n.1, ed.Minus habens records, '93; 60 pagine-6.500 £; traduzione di Linda Griseta, © by Kevin Begos ed., e in "Intercom" n.146/147, '97, nella traduzione di Franco Ricciardiello, pag.18; originariamente apparso in "Spin", volume 6 # 1, aprile '90; disponibile in dischetto per la "Voyager Company", '93, ritrovabile su Mc-Link, con graffiti di Dennis Ashbaugh qui non riprodotti; 2 pagine-pag.II0000 (in numeri binari);Altri contributi critici:non tradotti:recensione di Peter Schwenger, in "Flame Wars", a cura di Mark Dery]

 

Luce Virtuale

Ritorno al cyberpunk dopo La macchina della realtà
 
"Luce virtuale" (Virtual Light, '93) ["iperFICTION", ed.Interno giallo/Mondadori, '94, traduzione di Delio Zinoni,  259 pagine-30.000 £; anche in "Urania" n.1285, "I cinque", ed.Mondadori,'95,'96
premio Prix Aurora (Canada), '95;
Altri contributi critici
"L'apocalisse dell'uomo robot", di Riccardo Chiaberge, "Corriere della sera" del 3/9/'93;
"Virtù del virtuale", intervista a William Gibson raccolta da Marco de Martino, "Panorama" del 6/5/'94;
"Su William Gibson", di Robert J.Killheffer, "Urania" n.1232,  pag.212;
recensione di Roberto Casalini, "Max" n.8, '94, pag.160;"William Gibson o la nuova sociologia americana", di Eleonora Del Poggio, "Il paradiso degli orchi" n.7, '94, pag.60;
recensione di Robero Genovesi, "L'eternauta" n.138,Comic art,'95,pag.104;
recensione di Angela Vistarchi, "Tau ceti" n.1, '94, pag.23] 
La prima cosa che risulta evidente è che in questo romanzo Gibson ha smussato di molto i toni "crudi" della trilogia; c'è molto meno sesso, meno violenza.
La trama, invece, è sempre lineare e molto nitida; qui la protagonista, una fattorina che porta in giro in bicicletta dati che solamente così possono essere veramente sicuri, ruba senza sapere cosa siano, degli occhiali che permettono di vedere la realtà effettuale al di sotto di quella artificiale creata dal cyberspazio e dalle reti telematiche.
Direi che in ciò vi sia veramente molto di dickiano.


Una avvertenza

Vi sono due racconti su "Cyborg" pubblicati a nome di William Gibson e che, in teoria, dovrebbero rientrare all'incirca in questo periodo.
Si tratta, comunque, di due opere che non sono state scritte da Gibson: fanno parte di una serie di falsi d'autore che Daniele Brolli ha scritto e pubblicato in un arco di tempo abbastanza ampio e su diverse riviste (a questa serie fanno parte anche racconti "di" Dick e altri grandi, anche di generi letterari diversi dalla fantascienza).
Per curiosità, i due racconti sono:
"Inferno" ["Cyborg" n.1, ed.Star comics, '91; 2 pagine-pag.31], ambientato in un carcere cyberspaziale: "Siamo nel crepuscolo azzurrino del cyberspazio carcerario..."(pag.32); "Ogni detenuto è inserito nel cyberspazio carcerario con una doppia protezione. Non possiamo uscirne, perchè non siamo neppure veramente dentro."(pag.33),
"La logica dell'alveare" ["Cyborg" n.1, ed.Telemaco, '92; 2 pagine-pag.68], brevissimo, che, invece, è ambientato in un "...vecchio alveare simtim ai bordi della prateria vetroresina..." di una Tokio collocata in uno scenario molto simile a quello della trilogia; qui si rifugiano quattro poliziotti in azione antisommossa, a fare all'amore ("uno nelle braccia dell'altro, con la nudità avvolta nella coltre psichica dell'alveare sintim, credettero di avere scoperto qualcosa che forse non era la felicità ma almeno sfiorava l'oblio" (pag.58)), fino a quando non dovranno difendere le proprie vite da uomini dell'onnipresente yakuza, a cui l'alveare apparteneva.



Aidoru

"Aidoru" (Idoru, '96) ["Superblues", ed.Mondadori, '97, traduzione di Delio Zinoni,; 298 pagine-30.000 £;
ve ne è un'estratto in "Rolling Stone" n.735, maggio '96; vi è anche un audiobook narrato da Gibson stesso; Altri contributi critici
"Postfazione",di Giorgio Giorello, pag.295; 
"Cyberpopstar, ti amerò!", di Alessandra Venezia, "Panorama" del 9/11/'95; 
recensione di Anthony Brown, "SFX cinema" n.10, ed.Hobby & Work, '97, pag.88;
trafiletto, "Max" n.5, ed.Rizzoli, '97, pag.85; 
"Naviga, Laney, naviga in Rete", di Carlo Formenti, "Corriere della sera" del 7/7/97; 
"William Gibson", intervista raccolta da Nanni Delbecchi, "Max" n.8, ed.Rizzoli, '97, pag.182;
"Gibson & Idoru", "Intercom" n.146/147, '97, pag.16]
L'opera lunga più recente di Gibson che abbiamo a disposizione è il romanzo Aidoru , che, più che altro, verte sulla contrapposizione artificiale/umano; è un romanzo dalla trama estremamente rarefatta, quasi inconsistente, che racconta di una cantante di un gruppo rock del passato che si mette in testa di sposare una idoru, una cantante-simulacro che, a Tokyo, canta gli enka, musica popolare giapponese.
Questa contrapposizione, Gibson, la sviluppa lentamente, ma, in ultimo, risulta molto nettamente: "La fisicità. A forza di stare nel virtuale ce ne dimentichiamo, vero?" (pag.203).
È, forse, questa, l'opera in cui più Gibson si avvicina alle tematiche maggiormente umanistiche di Sterling, proprio per questo suo puntare l'attenzione su di questa problematica.
In alcuni punti, mi pare, vi sono degli accostamenti alla poetica di James G.Ballard, indubbiamente creditore di molto a tutto quanto il movimento cyberpunk:"...quel posto appariva come un college di spezzoni di film, ritagli di riviste e di giornali messicani: occhi scuri, zigomi aztechi, una spruzzatina di cicatrici di acne, capelli neri aggrovigliati come volute di fumo." (pag.117).
L'aidoru è, appunto, una creatura unicamente virtuale: "Non è fatta di carne. È pura informazione. È la punta di un iceberg, no, un'Atlantide di dati. Se avesse guadato la sua faccia, sarebbe scattato di nuovo: era un volume di informazioni inimmaginabile. Induceva la visione nodale in una maniera che lui non aveva mai sperimentato: la induceva in forma di narrazione." (pag.186).
Non molti gli elementi di contatto con le tematiche tipiche del cyberpunk: vi è la presenza di una mafia, qui russa, la gumi, che, qui, fà la parte della famigerata yakuza, ed alcuni passaggi, a dire il vero, appunto, non moltissimi, di vera e propria esperienza virtuale, forse, questo, il più significativo: "La gente giocava nei MUD; si creava dei personaggi e recitava.(...)Spazzatura frattale, marciume di bit, il corridoio del loro passaggio coperto da folli svolazzi di linee debolmente luccicanti.(...)Ci fu un fuoco d'artificio retinale..." (pag.191) e il fatto che le idoru siano una delle estensioni delle tanto citate IA.
In appendice al volume, troviamo una molto ben centrata postfazione di Giorgio Giorello, e gli indirizzi Internet in cui trovare informazioni su William Gibson e su Idoru, e sull'idoru reale.



 

Ultima opera che abbiamo a disposizione, è il racconto Tredici immagini di una città di cartone, un non-racconto in cui, semplicemengte, e solamente, si descrive una disabitata e surrealistica città, nella quale, appunto, ci sono solamente oggetti, un’infinità di oggetti, tra i quali spiccano, sicuramente, delle specie di quadri, ovviamente, anch’essi di cartone.

"Tredici immagini di una città di cartone" (Thirteen Views of a Cardboard City, '97) [da "Schegge d’America" (After Yesterday’s Crash-The Avant Pop Anthology, ’95), "AvantPop" n.1, ed.Fanucci, ’98, traduzione di Piergiorgio Nicolazzini, e in "Il gioco infinito" (Year's Best Science Fiction 3, '98), a cura di David G.Hartwell, "Millemondi" n.64, "Millemondi estate 1999", ed.Mondadori, '99, nella traduzione di Antonella Pieretti, col titolo di "...inquadrature..."- © by William Gibson; originariamente apparso in "New Worlds" # 222, '97; pag.90-11 pagine; Altri contributi critici:presentazione di David G.Hartwell, pag.36]

Abbiamo così terminato la nostra breve disanima dei testi tradotti.

L'impressione che rimane, a lettura ultimata, è che Gibson abbia sia uno sfavillante turbinio di idee che un modo più che buono di esporle.
Sul suo stile dice Pensante:"Lo stile di Gibson...nei primi racconti...ha conosciuto l'influsso della New Wave ma anche di una certa narrativa "neo-hard"...Benford...(...)...uno stile pieno di estro e fantasia (nei romanzi da "Luce Virtuale" in poi N.d.A.), una scrittura multiforme perfettamente appropriata ai paesaggi disumanizzati e caotici che descrive. E' uno stile che non rimane mai immobile, quasi come il lampeggiare dei neon che illuminano il panorama delle sue storie."

Sugli influssi letterari del Nostro, invece, interessante l'intervista rilasciata a Colin Greenland:

"Avevo scritto "Neuromancer" quasi completamente sotto l'influenza di un romanziere americano di nome Robert Stone: un narratore abbastanza importante e maestro di un certo tipo di narrativa paranoica da "film noir".
(...)
CG:"Ti ha influenzato Dick?"
WG:"No, non ho letto molto di Dick prima che iniziassi a scrivere. Credo di aver preso tutto quello che si prende da Dick, e forse qualcosa di più, da Pynchon."
A concludere, citerei alcune considerazioni di Caronia che mi paiono particolarmente significative: "E'...un universo aleatorio quello che Gibson ci presenta: un universo in cui il progetto non ha più presa, e in cui vale più abbandonarsi al flusso degli eventi e cogliere un'occasione favorevole(...) Gibson ci parla di un mondo...in cui la manipolabilità e l'intercambiabilità dei corpi li spoglia completamente da ogni residuo carattere sacrale e misterioso per farne elementi di puro segno, dei significanti che abbiano completamente smarrito il loro senso (...) Gibson è il primo autore di fantascienza che sia riuscito a cogliere e a rendere letteralmente credibile il discorso della "immaterialità" della nostra società in bilico tra presente e futuro."

Bibliografia


Saggi di Gibson


 

Opere generiche sul cyberpunk



c o l l e g a m e n t i

William Gibson
Cyberpunk
Bruce Sterling
Pat Cadigan



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