GO TO LABEL ZERO

Domenico Gallo

Lester entrò nel saloon con grande circospezione, ma, nonostante tutte le precauzioni, le pesanti porte girevoli produssero uno scricchiolio amplificato dal silenzio circostante. Passò minuziosamente in rassegna tutto l'ambiente, con la colt cromata rivolta con la canna verso l'alto, vicino alla tempia destra, cercando d'identificare una qualsiasi presenza di vita. Lester, constatata la solitudine di quel luogo, rasentando la parete con la schiena, si diresse verso una rampa di scale di legno, con l'intenzione di salire al piano superiore.

Acquattato dietro ad una porta del primo piano, David osservava il lento avvicinarsi di Lester, il suo avversario. Il fatto che fosse Lester a doverlo scovare lo poneva in una indiscutibile posizione di vantaggio. Non appena Lester avesse varcato la soglia della stanza, David gli avrebbe sparato. Doveva solo attendere il momento propizio.

Salendo le scale Lester inciampò rumorosamente, colpendo la punta di uno stivale contro un'asse sconnessa. Rialzandosi notò, impresse nella polvere che copriva copiosamente il pavimento, alcune impronte ben delineate, recenti, completamente diverse da quelle che Lester lasciava dietro di sè. Le impronte erano state lasciate da degli zoccoli.

Lester tirò indietro il cane della colt; il tamburo, inquadrato in primissimo piano, ruotò fino a fermarsi con uno scatto sordo. La vicenda era prossima alla conclusione. David era al piano di sopra, probabilmente nascosto dietro la porta di una delle camere. Non poteva più sfuggirgli.

L'immagine di Lester che saliva le scale si dissolse gradatamente, con continuità, fino a compenetrarsi, per poi sparire, con l'ologramma di Jesus Christ Mister Star.

Seduto su una comoda poltrona girevole, in totale immobilità, l'uomo dall'aspetto regale e maestoso fissava un punto non ben definito. La musica d'organo, già flebile, cessò, e dopo una misurata pausa, l'uomo si mosse. Prima le dita, grosse e perfettamente curate, iniziarono a muoversi lungo il bracciolo di pelle della poltrona, poi i piedi, inguainati in spartani sandali di cuoio, scartarono con delicatezza sulla moquette verde, ondeggiando la tunica di cotone bianco che si drappeggiava fino a terra. I forti occhi grigi fissarono gli interlocutori, trasmettendo contemporaneamente dolcezza e decisione; la voce suadente, calda, misurata, senza particolari intonazioni, ma tagliente, vigorosa, modulò senza incertezze.

- Beneamati cittadini, Jesus Christ Mister Star è con voi, come ogni giorno, per assistervi durante la vostra scelta, per verificare la vostra fede. Avete appena osservato nei vostri schermi Lester Bowie e David Bowie, avete studiato i loro comportamenti. Ebbene, chi dei due è stato invasato da Gamma Roth, l'Alchemico, il nostro nemico comune, colui che si oppone all'organicità? Selezionate! Lester oppure David? Organicità o Alchimia? Venti secondi dal segnale luminoso e acustico.

Abdullah Ibrahim inserì nella fessura la scheda, ottenendo, dopo un sottomesso ronzio, lo sblocco della tastiera. I due pulsanti si illuminarono, Ibrahim premette con decisione quello su cui spiccava la lettera "D". Altrettanto fece, davanti ai rispettivi monitor, il resto della famiglia Ibrahim. Agli occhi allenati dei cittadini non era certo sfuggito che le impronte lasciate da David sulle assi della scala non erano umane. Gli zoccoli erano un evidente simbolo della possessione demoniaca. Lo schiavo di Gamma Roth era, senza ombra di dubbio, David.

Milioni di cittadini esercitarono la scelta nei medesimi termini.

Jesus Christ Mister Star si immobilizzò durante i venti secondi concessi ai cittadini per tabulare la risposta. Poi il suono di un carillon lo riportò alla vita.

- Sono certo, - disse J.C.M.S. - Che la fede fosse forte in voi, e che l'Alchemico sia stato riconosciuto. Ma vediamo con i nostri occhi la fine dell'episodio...

Lester seguì le impronte degli zoccoli fino ad una porta. Si immobilizzò come un felino prima dell'agguato, serrò la colt con entrambe le mani, si rannicchiò leggermente e si concentrò per qualche secondo; poi, con un calcio, aprì la porta. Balzò nella camera con l'arma pronta a sparare, gli occhi indagatori, il respiro congelato. David premette il grilletto, ma il meccanismo produsse un clangore incongruente, quasi un urlo soffocato. Lester si girò, sparò cinque colpi contro David, colpendolo a morte.

Campo medio: il corpo era steso al centro della stanza, scomposto.

Macchina in avanti: ripresa verso la fronte trapassata da un proiettile. Sangue attorno alla ferita.

Primissimo piano: sotto il sangue si intravedono segni di bruciature, il foro d'entrata è slabbrato, forse a forma d'ellisse schiacciata.

Ibrahim, concluso l'obbligo della trasmissione, tabulò la sequenza di caratteri per spegnere il monitor e si alzò. Anche quel giorno, come sempre, aveva riconosciuto quale dei due fosse stato posseduto dall'Alchemico, quale simulacro avesse scelto per celarsi.

Soddisfatto e rilassato, addirittura sereno, stato che compete a chi sia stato scrupoloso nel compiere il proprio dovere, Ibrahim si diresse verso l'uscita del condominio di residenza. Con la mano sfiorava le lamiere delle pareti del lungo corridoio, seguendo con i polpastrelli i punti di unione tra i pannelli.

Giunse nell'ampio atrio illuminato dai neon, e si diresse verso l'enorme tavolo circolare posto al centro della stanza. Compilò puntigliosamente la scheda video, con l'ausilio della matita ottica, comunicando l'intenzione di uscire.

Yukio Tenkatsu, professione guardiano d'ingresso, richiamò la sua attenzione con un cenno. Il grosso viso giallo si tese in un sorriso cordiale.

- Ibrahim, carissimo, - disse Tenkatsu con affabile professionalità. - Proprio ieri parlavamo di te. Notavamo che, negli ultimi tempi, non hai frequentato più tanto assiduamente il Circolo Ricreativo Condominiale. Pensavamo ti avessero trasferito ad un'altra Unità Urbana. Perchè non vieni stasera ad assistere all'ultimo ologramma di teatro punk?

- Purtroppo non posso, - disse Ibrahim con sollievo. - Mi dispiace, non posso. Sono stato selezionato per turni di lavoro suppletivi al Centro di Smistamento Dati Des Halles. Le trasmissioni sperimentali in fase di sonno rem sembrano avere delle frequenze spurie con risultati ipnotici.

- Oh, ma è terribile. Io impazzirei immediatamente. Sai, io faccio parte dei volontari per questa sperimentazione.

- Sì, lo sapevo. Ora, però, devo proprio andare, - tagliò corto Ibrahim. - Non devo arrivare in ritardo.

- Aspetta, - lo richiamò Tenkatsu. - Che disturbi si provano...

- Mi dispiace devo andare, - rispose allontanandosi, soddisfatto di essersi divincolato dall'attacco verbale del grasso ed untuoso guardiano.

Ibrahim si appuntò sul bavero della tuta il contrassegno di identificazione, obbligatorio al di fuori delle unità di residenza, e trasse dall'armadietto metallico un piccolo respiratore a filtri e capsule di ossigeno. Uscì nella caligine dell'esterno, aprì l'erogatore, e si infilò nel flusso ordinato della gente. Pioveva, dal cielo striato di ocra scendeva una pioggia molle e sporca; cessava raramente, come il caldo umido, la luminescenza diffusa e la folla. Sembrava che la città alitasse di continuo da una bocca enorme e malsana. Infilato nella calca scese negli abissi della città fino al marciapiede dei metrò.

Mentre attendeva l'arrivo della vettura per il terminal Des Halles si ritrovò a fantasticare sulla figura di Yukio Tenkatsu. Il grasso orientale, a causa del lavoro che svolgeva, era sicuramente uno dei personaggi più potenti del condominio. Era lui, infatti, che controllava le entrate e le uscite, l'apparato del C.R.C., l'integrità degli abitanti. Per questo veniva molto riverito, tutti gli si rivolgevano sorridendo, ma era anche una persona a cui non veniva mai data una reale confidenza. Questa asetticità, però, non sembrava rammaricarlo, anzi forse si poteva cogliere una mal celata soddisfazione.

Mentre si apprestava a salire sulla vettura, il trasmettitore da polso prese a vibrare con insistenza. Si immobilizzò e la folla lo lambì frenetica, come fosse il pilastro di un torrente durante il dirompere di una piena.

Corse alla più vicina cabina di comunicazione. Si sedette su una poltroncina dal rivestimento sintetico nero, fissò lo schermo opaco con riverenza ed apprensione. Introdusse la chiave, che penzolava dal trasmettitore da polso, appesa a una catenella, in una minuscola serratura e il monitor rutilò di colori per un istante. Ibrahim tabulò sulla tastiera il numero che lampeggiava sul display a cristalli liquidi del trasmettitore.

 

Mentre le stringhe che erano apparse sul monitor passavano al printer, Ibrahim comunicò il cambio di destinazione lavorativa. Strappato il foglio dalla stampante, estrasse la chiave, disinserì il terminale, e, inforcando nuovamente il respiratore, si recò verso gli studi di produzione televisiva.

Occhi ciechi lo scrutarono all'entrata degli studi, le telecamere ruotarono, seguendone l'incedere, con un sommesso ronzio. Spie color rubino tremolarono inquiete non appena Ibrahim calcò la pedana d'entrata; una porta a vetro si ritirò dentro il muro, lungo binari d'acciaio, permettendogli d'entrare.

L'edificio, pur essendo uno dei centri vitali dello Stato Organico, non si differenziava dall'essenzialità architettonica delle unità residenziali: corridoi apparentemente senza uscita che si snodavano in un inseguimento di angoli retti, le pareti di pannelli quadrati metallici, i pavimenti di plastica grigia su cui correvano le scritte colorate che segnalavano i percorsi per raggiungere le diverse sezioni, le calotte fluorescenti poste sul soffitto. Tutto era familiare, i colori, gli odori delle plastiche, la ruvidità degli allumini anodizzati, i bagliori stancanti dei neon.

Ibrahim seguì la linea rossa, un filo di lana attraverso il labirinto d'acciaio, arrivò, senza mai incontrare nessuno, al centro controllo A1A.

Entrò nella stanza deserta rivestita di monitor. I monoscopi erano quasi tutti in regolare, frenetica, attività. Le tastiere, invece, dovevano essere inutilizzate da anni, erano tutti modelli sorpassati con i caratteri base; anche i drive erano solamente per floppy a bassa densità. Cifre, caratteri ortografici, figure in lento movimento, si alternavano monotone, cullate dal monocorde concerto d'assieme dei ventilatori. Una scena di pace, un sapore di noia.

Ibrahim fissò uno dei monitor.
 

Le stringhe apparivano e sparivano, scorrevano magicamente nelle striature dei fosfori, seguendo la danza sincrona dei clock.

Ibrahim iniziò il proprio lavoro, cioè la verifica delle risposte del sistema in funzione a stimolazione di programmi test di tipo standard. Sbloccò una tastiera e iniziò a tabulare le sequenze necessarie. Non pensava, per quel tipo di lavoro non era necessario.

Verificato il primo test, anziché passare al secondo, come sarebbe stato logico, si stirò sulla poltroncina, inarcandosi all'indietro. Poi oziò, scrutando la stanza e cogliendo particolari che precedentemente non aveva notato. In alto, sul lato della porta da cui era entrato, era posizionato un monitor multisinc, ad alta definizione. Lo schermo era spento, e la striscia di cavi con cui era connesso non derivava dall'impianto generale. Si alzò, osservò il video con circospezione, si guardò in giro, poi lo accese, alzando lo switch dell'alimentazione.

I pixel impazzirono per una frazione di secondo, poi si quietarono delineando l'immagine che arrivava dai cavi. In primo piano si vedeva Lester Bowie.

L'immagine, quasi sicuramente proveniente da un circuito di ripresa interno, ritraeva il giovane negro che giocherellava con una sottile spada. L'arma roteava nell'aria attorno a Lester, e lo spadaccino sembrava ricavare da questo un futile piacere; almeno così sembrava dal sorriso disegnato sulle labbra. Forse ascoltava il sibilo provocato dall'arma mentre fendeva l'aria, rumore che Ibrahim, non disponendo di un apparato audio, non poteva ascoltare, ma solo immaginare.

La parte inferiore, solo una fetta sottile, non era occupata dallo schermo. Un menu colorato di verde offriva alcune opzioni. Ibrahim collegò un mouse alla porta seriale e selezionò la prima opzione. L'inquadratura sul monitor cambiò. Il menu agiva su una telecamera.

Dal piano americano si passò ad un campo medio, e Ibrahim riuscì a distinguere quello che si muoveva oltre Lester. Dietro i capelli ricci, tagliati abbastanza corti, apparve una casa scalcinata. Da un esame più attento ci si poteva accorgere che era costituita solo da un sottile pannello, sistemato sul lato di un'impalcatura metallica, che ne costituiva l'esterno.

Ibrahim tornò a concentrarsi su Lester. Il giovane era vestito con un costume pittoresco di seta verde, in mano aveva un cappello a tesa molto larga, adorno di piume; una sciarpa di seta nera gli cingeva la vita. Era armato di un paio di pistole monocolpo, con il calcio istoriato d'argento. Lo sguardo annoiato, che misurava con sonnolenza l'ambiente, stonava con la tenuta da avventuriero. Da fuori campo, alla sinistra, arrivò David Bowie. Parlava animatamente con un uomo in camice bianco. David, dai capelli biondi e lunghi raccolti in una coda, calzava alti stivali di cuoio fin sopra le ginocchia, e pantaloni di velluto rosso infilati dentro.

I due si avvicinarono a Lester.

Ibrahim selezionò nuovamente il piano americano e i tre tornarono vicini. Con l'immagine ingrandita sul monitor si concentrò su Lester e su David, in cerca di qualche particolare poco evidente. Infatti, passando ad un primissimo piano, vide sull'elsa della spada di David, incisa in una bella calligrafia corsiva, la parola "Rantan".

Ibrahim rimase immobile, congelato in un attimo, con gli occhi fissi rivolti alla scena televisiva

David, Lester e l'uomo con il camice discutevano tra loro, agitando le mandibole, mute come pesci in un acquario. Discutevano tra loro...

Ibrahim arretrò di qualche passo, allontanandosi dallo schermo, ma continuando a fissarne l'immagine. Il panico lo prese, senza alcuna ragione. Freneticamente azionò il mouse, alterando la profondità di campo. Ottenne il campo medio, con la casa dalla parete falsa che aveva già visto, poi passò al campo lungo e l'immagine esplose di tecnici, cavi, riflettori, di gente che si muoveva frenetica sullo sfondo di un porticciolo e di case bianche e basse. Il campo lunghissimo, l'ultimo del menu, spinse al massimo lo sguardo; la cittadina marinara mutò in un enorme stanzone, di cui poteva distinguere distintamente il soffitto e le pareti.

Spense il monitor.

Ibrahim si ritrovò fermo al centro della stanza con i video, ormai inebetito. Il respiro, irregolare e rumoroso, gli bruciava i polmoni; una stanchezza insidiosa si impossessò delle sue membra, minacciandone la posizione eretta. Si avvicinò con fatica alla consolle, tra il pulsare delle tempie e uno strano eco nei polsi; la mano destra, appoggiata con il palmo rivolto verso il basso, tremava contro il bordo di lamiera del ripiano.

Sul terminale 07 di alternavano incuranti sequenze alfanumeriche.
 

Ibrahim, nel tempo che gli restava, riuscì a fare solo la verifica di un settore e non trovò i guasti segnalati. Sarebbe dovuto tornare, l'indomani, per finire il lavoro.

Attraversò i meandri sotterranei della città, incapsulandosi nella folla dai lineamenti stanchi; giunse al Boulevard Bineau quasi senza rendersene conto. Attraversò l'atrio velocemente, evitando l'onnipresente Yukio Tenkatsu, e s'infilò nel proprio appartamento.

Seduto su una poltrona di plastica nera, Ibrahim cercò di indagare sulle origini della propria agitazione. I pensieri iniziarono a vagare e le immagini viste al monitor tornarono a rivivere nella memoria.

Gli schermi di casa si accesero, come in ogni casa, e la musica accattivante che precedeva lo show di Jesus Christ Mister Star chiamò a raccolta i teleutenti, come un tempo il suono delle campane a martello raccoglieva gli abitanti dei villaggi per contrastare una minaccia.

Tutto il nucleo familiare di Ibrahim era alle consolle, sui monitor stava assumendo la propria rilevanza spaziale il volto sorridente e bonario di J.C.M.S.

- Beneamati cittadini, eccoci ancora insieme, come ogni giorno. Su quale dei due personaggi calerà l'ombra fetida di Gamma Roth, Signore del disordine e dell'alchimia? Chi si opporrà all'espandersi dell'entropia nello stato organico?

L'ologramma del presentatore si dissolse come si era creato e al suo posto, come osservando una crescita frattale, il monitor si colorò delle tinte estive di un paesaggio marinaro.

Lester, vestito con abiti dai colori sfarzosi, entrò compito all'interno di una dimessa osteria. Scese una rampa di gradini, e attraversando l'ampio locale dal soffitto basso, si diresse ad un tavolo libero. Pochi avventori, immersi nella penombra, facevano tintinnare le tazze di coccio; un brusio indistinto rimbalzava tra i muri di tufo.

Lester si sedette scompostamente su uno sgabello di legno e urlò, rivolto all'oste stravaccato lungo il bancone.

- Alicante, e fate presto.

L'oste, un grassone dall'aria bonaria, incurante della maleducazione del ricco avventore, attraversò la stanza e portò al tavolo di Lester una tazza e una brocca smaltata. Poi si allontanò, in silenzio, tornando ad occuparsi di attività a lui più abituali, come il discorrere futilmente con gli sfaccendati del luogo, elementi sempre presenti in quel genere di locali.

Lester prese tra le mani la tazza di terracotta che aveva d'innanzi, e con solenne gravità centellinò il vino.

L'afa del pomeriggio penetrava nello scantinato attraverso due lucernari che si affacciavano sulla strada. Lester beveva e giocherellava con le proprie armi: due pistole monocolpo e una spada. Ogni tanto fletteva l'arma, quasi attendesse il verificarsi di un evento dal quale era impossibile sottrarsi.

Abdullah Ibrahim, teso sulla propria poltrona, era in preda a scariche di crampi allo stomaco; una nausea profonda lo prendeva, oscillando negli spami con il ritmo della risacca. Riconosceva tutto quello che aveva visto precedentemente: i costumi, gli ambienti. L'angoscia lo avvolse, tenera come un bacio, spandendo un tepore per tutto il corpo. Ora attendeva, coinvolto nella vicenda come mai gli era accaduto, il momento in cui David si sarebbe mostrato.

Un atletico cavallo baio, lucido, con i muscoli gonfi, cavalcava in un turbinio di polvere alzata dalla strada secca e arida. Sulla groppa, un cavaliere vestito di rosso, oscillava al ritmo dei garretti al galoppo; le gambe, chiuse in alti stivali di cuoio, serravano il ventre della bestia, mentre le staffe luccicavano impazzite. David andava incontro al proprio avversario.

Il cavaliere arrivò nella locanda in cui si trovava Lester, lasciò libero il cavallo ed entrò. Scese le scale, si fermò nel centro del locale per qualche secondo, quasi volesse respirare l'aria che era dentro. Poi si voltò, lentamente, girando il collo, la mano destra ferma sull'elsa, vivisezionando lo spazio della stanza, cercando Lester. I due si fissarono negli occhi, senza astio, ma con evidente decisione di scontrarsi.

Lester, con un ampio movimento del braccio, spazzò il tavolo e vi balzò sopra, sguainando l'arma.

Il taverniere e gli avventori sgomberarono la stanza frettolosamente, chi dirigendosi in cucina, chi scappando in strada; si udì un gran tramestio di passi, di sgabelli che ruzzolavano e di cocci che s'infrangevano.

David arretrò e contrastò l'attacco di Lester, le armi s'incrociarono. Ben in vista, inquadrata in primo piano, tutti gli spettatori videro una parola incisa sull'elsa della spada: "Rantan". La chiara prova della possessione di David si era irradiata via etere.

Le telecamere inquadrarono i lunghi capelli di J.C.M.S., che scendevano lungo le spalle, ripresi da dietro. Poi si voltò facendo forza sulle rotelle della poltrona, e fissò gli spettatori negli occhi.

- Beneamati cittadini, Jesus Christ Mister Star è con voi, come ogni giorno, per assistervi durante la vostra scelta, per verificare la vostra fede. Avete appena osservato nei vostri schermi Lester Bowie e David Bowie, avete studiato i loro comportamenti. Ebbene, chi dei due è stato invasato da Gamma Roth, l'Alchemico, il nostro nemico comune, colui che si oppone all'organicità? Selezionate! Lester oppure David? Organicità o Alchimia? Venti secondi dal segnale luminoso e acustico.

Ci fu una pausa, quasi un silenzio d'orchestra, lunga quanto l'intervallo tra la luce ed il suono.

Ibrahim si accorse in quel momento che J.C.M.S. ripeteva sempre la stessa frase: "Beneamati cittadini, il vostro ...".

Ibrahim, con movimenti automatici, sbloccò l'apparato di tabulazione e, senza guardare, premette, con i polpastrelli sudati che scivolavano sulla plastica, il bottone su cui era impressa la lettera "L".

J.C.M.S. fu richiamato alla vita dal dolce suono del carillon.

- Sono certo, - disse J.C.M.S., con un sorriso - Che la fede fosse forte in voi, e che l'Alchemico èstato riconosciuto. Ma vediamo con i nostri occhi la fine dell'episodio...

Lester si lanciò in avanti, con la spada tesa, minacciando di trapassare l'avversario; David si fece un balzo all'indietro e si mise in guardia. Lester tirò un colpo furioso, ma David fu lesto a parare. Ci fu un momento di calma, i due avversari si studiarono, le gambe leggermente flesse e gli occhi fissi a percepire un qualsiasi movimento, un po' rannicchiati, come animali, per non offrire troppo bersaglio ai colpi.

David stese il braccio in avanti, torcendo leggermente il polso, con la mano sinistra appoggiata sul pavimento. Dopo un attimo, come un felino in agguato, David scattò con un impeto terribile. La sua lama scintillò diretta al cuore di Lester, solo un balzo laterale lo salvò. Il biondo rovinò contro un tavolo perdendo la spada.

I due si fermarono. Lester allontanò con un calcio l'arma caduta a terra, si avvicinò a David riverso a terra, e appoggiò la propria lama alla gola dell'avversario.

Il tempo si fermò. La lama, in primo piano, fremeva, riflettendo una cascata di schegge di luce. Poi la condanna, ormai inevitabile, venne eseguita; la lama penetrò nella gola di David, come un chiodo incandescente che perfori un laminato plastico.

Attonito, incapace di decidere un qualsiasi movimento, Ibrahim rimase immobile sulla poltrona. I suoi pensieri, solitamente logici, sequenziali, quasi computerizzati, ora sembravano adeguarsi ad un geometria nuova che lo alienava, sempre più, dalla sua realtà.

Il monitor, che nessuno aveva provveduto a spegnere, trasmetteva un seminario intitolato "Analisi delle funzioni a variabile complessa - parte XXII". Ibrahim, frastornato dall'accavallarsi dei pensieri, non sembrò accorgersene.

La notte si protrasse per un tempo indefinibile, si alzò, più per abitudine che per una scelta precisa, e si diresse, inconsciamente, verso l'esterno, verso il suo obbligo non consumato: verso il lavoro.

Yukio Tenkatsu, protetto ed esaltato dall'imponente scrivania toroidale che lo circondava, chiamò Ibrahim.

- Oh! Ecco il nostro Ibrahim, - strombazzò l'omaccione. - Sempre al lavoro, industrioso come un piccolo insetto.

Ibrahim si diresse verso l'uscita senza rispondere.

- Ehi! Sei in vena di scherzi? Stai uscendo senza aver compilato la tua scheda di reperibilità.

Ibrahim si recò al terminale; frettolosamente tabulò i contenuti dei campi ed inserì il record.

Tenkatsu cercò di attirare la sua attenzione, chiamandolo per nome, ma Ibrahim si infilò all'esterno. Cullato dal rollio dei nastri trasportatori, scendendo verse le linee sotterranee, cercò di ragionare concretamente sull'episodio. In quell'istante gli si delineò in mente un preciso problema, qualcosa che si astraeva nitidamente dal pulsare caotico delle sensazioni di quel giorno. Cosa gli sarebbe accaduto per aver sbagliato selezione? Numerose possibilità gli si affastellarono sotto forma di immagini. Morte, prigione, interrogatori, forse perdono. Forse Jesus Christ Mister Star gli avrebbe parlato, l'avrebbero convocato.

Occhi ciechi, dalle iridi opache, lo scrutarono, mani invisibili gli aprirono la porta del centro televisivo.

La stanza A1A gli si presentò immutata. Su un monitor un continuo scroll di stringhe si alternavano visioni di fosforo verde sullo schermo nero.
 

Ibrahim ignorò tutti i doveri di lavoro e si diresse immediatamente al monitor multisinc. Montò il mouse e lo attivò.

Questa volta era inquadrato un uomo con un camice che gesticolava verso qualcuno oltre i limiti dello schermo. Allargando il campo visivo riuscì a scorgere il paesaggio: una riposante collina verde. Nel lato destro dello studio era stato montato una riproduzione ridotta di cartapesta di un castello medievale.

Tra i punti che si agitavano sul monitor, come pulviscolo impazzito, Ibrahim riuscì a distinguere i protagonisti della trasmissione di J.C.M.S. Sistemò una poltroncina davanti al monitor e si accomodò per assistere alla realizzazione del film. Le sequenze si susseguivano assurde, ripetendosi più volte, alternandosi secondo linee schizofreniche che non seguivano l'evoluzione della storia, ma la stravolgevano e la frammentavano. Gli scontri di un torneo medievale, gli inseguimenti lungo le scalinate illuminate dalle torce, i duelli con gli spadoni a due mani, divampavano di fronte a lui come allucinazioni psichedeliche incontrollabili.

L'interagire insignificante di quei burattini, sprovvisti di un seppure simbolico filo ordinatore, cominciò ad annoiarlo; si passò una mano tra i riccioli crespi, da tempo spruzzati di un bianco candido, e cercò di stirare i muscoli stanchi. Sul monitor lo spettacolo continuava, senza fine, frammentato ormai in un protrarsi di scontri individuali. Alla fine ruotò sulla sedia girevole per posizionarsi davanti al video identificato con la sigla 02.

Le mani veloci e sicure, risultato di un'infanzia dedicata all'addestramento, iniziarono a correre sulla tastiera.
 

Ibrahim percepì una calma interiore che gli si propagava nel corpo, quasi si manifestasse con un calore che si irradiava dal tronco verso le estremità. Che si trattasse della calma dell'incoscienza o dell'autocoscienza aveva, a quel punto, scarsa importanza. La mano destra stringeva saldamente il corrimano rivestito di gomma nera della silenziosa vettura del Trasporto Sotterraneo. Osservò la carnagione scura del proprio pugno, quasi con stupore, come se la osservasse per la prima volta, con la curiosità che andrebbe dedicata ad un fenomeno insolito. Si rese conto di provare anche un'indiscutibile soddisfazione, forse cinica, ma senz'altro reale, per aver visto, e compreso, ciò che altri, molti altri, non erano in grado nè di vedere, nè di capire. Forse lui era l'unico ad aver avuto accesso ad uno spiraglio dietro il pesante tendaggio, oltre al quale si cela l'anima di ogni uomo.

Attraversò l'atrio della propria unità urbana ignorando l'espressione gioviale di Tenkatsu, un evidente invito a fermarsi per parlare. Ibrahim tirò diritto, guardando il pavimento, transitando velocemente sotto il tremolare dei neon. Attorno a lui un insensato movimento frenetico, un continuo urtarsi, alzare il capo e riabbassarlo, salutarsi, cigolio di porte scorrevoli, ronzio di ventilatori.

Ibrahim si sentì improvvisamente solo, martoriato dal desiderio di rivelare a qualcuno l'ambientazione di quello che avrebbe dovuto essere il nuovo episodio, e allo stesso tempo conscio dell'assoluta inutilità di quel gesto.

Solita musichetta. Faccione bonario, denti grossi e bianchi, sorriso accattivante. Primo piano. Beneamati cittadini, eccoci ancora insieme...

1) David entra in scena con una pesante armatura. Lo scudo, alto circa un metro, raffigurava l'uccisione di un drago da parte di un cavaliere; l'umbone, forse d'oro, brillava alla luce delle lampade al magnesio. Sul lato destro dello schermo era stata posizionata un'insolita tavola rotonda; cavalieri e dame pranzavano in allegria. Dialoghi di riempimento, senza importanza ai fini dello svolgimento della trama, tra David e una dama bionda.

2) Scene di un torneo medievale. David vince. In primo piano viene ripreso Lester, seduto sul palco della corte, mentre osserva lo svolgersi del torneo. David viene premiato con la spada del vecchio re. Inquadratura in primo piano della principessa che sorride a David.

3) Lester, in antro scuro illuminato dalle vampate di un braciere, prepara una pozione magica che ribolle in un matraccio. Lester è il simulacro di Gamma Roth. Lester bagna la propria spada nella pozione di colore rosso sangue.

4) Capelli di J.C.M.S., occhi di J.C.M.S. Beneamati cittadini, il vostro Jesus Christ Mister Star è con voi com...

Ibrahim premette, seppure con un vago tremito ed un velo di sudore sui polpastrelli, il bottone con la lettera "D".

5) David e Lester si incontrano di notte. Si fronteggiano in un salone deserto. Combattono. Lester sembra avere la meglio. David è a terra, la cotta di maglia di ferro è squarciata. Tra i fili tranciati e ritorti compare una grossa croce d'oro. La spada di Lester freme, comincia a perdere consistenza, si dissolve. Lester cade a terra come fulminato. David si rialza a fatica, raccoglie la propria spada. Raggiunge il corpo di Lester. Affonda la spada nella gola di Lester. Inquadratura di dieci secondi sulla spada che spezza la gola e affonda nella carne.

6) Sigla di chiusura.

7) Programma successivo: seminario intitolato "Definizione di Spazio Coniugato" per la serie "Funzioni a Variabile Complessa".

Sbagliare non doveva avere alcuna importanza, si ritrovò a pensare, sempre con maggiore insistenza, Ibrahim. Il perchè dover selezionare tra David e Lester gli risultava, comunque, assolutamente oscuro. Nessuno controllava le selezioni dei cittadini, altrimenti l'avrebbero già scoperto. Ibrahim aveva forse vinto una sfida, forse unilaterale, contro un avversario labile ed indefinito, al quale non sembrava importare nulla.

Il giorno seguente tornò agli studi televisivi.

Dedicò solo poche occhiate al monitor che riprendeva i set dello spettacolo di J.C.M.S. Tute spaziali e armi a raggi colorati balenavano contro un fondale scuro. Una astronave in miniatura era appesa a fili trasparenti.

Ibrahim terminò il proprio lavoro di manutenzione; in alto, sul monitor rimasto acceso, si muovevano lontane, ormai indifferenti, le figure del programma.

Sedia girevole, plastica rossa con zigrinature, telaio inchiodato al pavimento di linoleum, tavolo bianco, armadi a muro con rivestimenti in alluminio, neon.

Ibrahim ruotava lentamente sulla sedia, sospinto dalle coscie, chino sul tavolo, la testa reclinata sull'avambraccio. Tra i pensieri, incontrollabili e liberi come il volo di uno stormo d'uccelli, si insinuava continuamente una riflessione che, pur essendo stata sempre latente, non si era mai formata esplicitamente. Se non era importante digitare la risposta giusta, che significato poteva avere l'atto stesso della selezione? Affrontando razionalmente il problema nè Lester, nè David, nè Jesus Christ Mister Star, potevano essere entità reali, anche se, inconsciamente, non aveva mai pensato a loro e alle loro storie come fittizie, immaginarie. Soprattutto questo lo stupì, il fatto di non aver mai pensato ai filmati come una trasmissione, e agli interpreti come attori. Lo Stato Organico non faceva nulla senza uno scopo preciso; tutto l'apparato legato a J.C.M.S., diffuso in ogni abitazione, doveva avere una ragione pratica, altrimenti non sarebbe esistito.

Un gioco, uno stupido gioco, la cui soluzione era troppo semplice per non essere evidente a chiunque. Ma la soluzione dell'enigma dell'esistenza di J.C.M.S. era complessa, coinvolgeva la comprensione delle teorie sociali, della lotta tra entropia e ordine, tra le incarnazioni di Gamma Roth e di Jesus Christ, tra una società programmata dall'alto e il caos.

Una soluzione poteva anche esistere, pensò Ibrahim, non che dovesse essere quella esatta, ma fino a quando non si poteva confutarla con un altra teoria più efficace, rimaneva l'unica descrizione di una possibile verità. Attraverso la trasmissione i cittadini partecipavano alla grande lotta cosmica tra entropia e ordine, creavano un gigantesco organismo biologico che, assieme a Jesus Christ Mister Star, garantiva la stabilità della società. Scoprendo il simulacro di Gamma Roth diventavano garanti e responsabili dell'esistenza della società, o si illudevano di farlo. Qualcuno, e solo in quel momento scoprì di non conoscere l'identità di alcuna personalità dello stato, decideva, valutava, pianificava.

Giunse l'ora del rito, Gli schermi si accesero in una sinfonia di sommessi ronzii, la musica si spandé negli appartamenti, fino nei meandri più nascosti, come un gas nel vuoto.

I fedeli erano tutti ai loro posti.

David era all'interno di una angusta nave spaziale. Seduto davanti ad un complicato quadro comandi osservava un pianeta avvicinarsi velocemente; le mani, calzanti guanti neri, compivano incomprensibili manovre, probabilmente da collegarsi con il moto del velivolo. Un sussulto nell'immagine e un assordante rumore di macchinari, ripreso assieme ad un irrigidirsi dei muscoli del volto, rappresentarono l'avvenuto atterraggio.

David si allontanò dall'astronave. Vestiva una tuta rossa molto aderente, sulle spalle erano ricamate due mostrine in argento. Sul petto, a fianco ad un apparecchio elettronico che penzolava, era stampata una folgore d'oro. Il casco aveva l'oblò aperto; evidentemente l'aria del pianeta era respirabile. Gli stivali, neri con il bordo rosso, calpestavano ritmicamente una striscia d'asfalto.

Un agglomerato di costruzioni si rivelò improvvisamente, tagliando un paesaggio desertico con un turbinare di folla vociante e chiassosa. Gli elementi architettonici più vistosi consistevano in corone circolari metalliche che circondavano gli edifici ad ogni piano.

Lester si muoveva tra i tavoli di una casa da gioco con circospezione, osservando in silenzio lo svolgersi delle giocate. Calzava una tuta di pelle nera, aderente, e sul fianco destro, chiusa in una fondina, penzolava un'arma; chiuso in un rigoroso silenzio, scambiava rapide occhiate d'intesa con i croupier. Pile di fiches multicolori cambiavano proprietario assai velocemente.

David varcò l'entrata del locale, salutato con formalità da un addetto in livrea. Si aggirò tra i tavoli, studiando i giochi, e cercando un modo conveniente di investire il proprio denaro. Si appostò nei pressi di una roulette, una lastra semitrasparente si accendeva indicando le giocate vincenti. Una vecchia dai capelli rossi, vestita di una cappa trasparente che le metteva in mostra i seni, si alzò abbandonando al tavolo le ultime fiches. David prese il suo posto.

Non iniziò subito a giocare, prima impilò le fiches disponendole per colore, poi infilò la mano sinistra in una apertura della tuta all'altezza del torace, strofinò un amuleto che penzolava da una pesante catena chiusa attorno al collo.

Il filmato diede molta enfasi, usando inquadrature in primissimo piano, allo strofinio dell'amuleto. Anche i tempi del montaggio vennero estremamente dilatati, creando un rilevabile squilibrio tra il tempo dell'azione, l'episodio non era iniziato da più di quattro minuti, e il tempo in cui veniva descritta la possessione, almeno quaranta secondi.

David vinceva regolarmente ad ogni puntata; le file di fiches, poste davanti a lui, cominciavano a formare una spessa barriera colorata. Una piccola folla iniziò a raccogliersi attorno a lui, accompagnando le sue vittorie con brusii di incredulità sempre più sostenuti. Lester venne attirato dall'anomala agitazione e si diresse speditamente alla roulette dove era seduto David.

Com'era prevedibile i presenti iniziarono a copiare le puntate di David, iniziando a giocare tutti assieme contro la casa da gioco.

Ancora una volta venne inquadrato in primissimo piano lo strofinio dell'amuleto.

Lester si fece largo tra la folla eccitata, spintonando la calca. Raggiunto il bordo del tavolo premette un bottone poco in vista. La lastra illuminata si affievolì, spegnendosi.

Un brusio di disapprovazione si levò nella sala.

- Siamo dolenti con i giocatori, ma la Direzione, in conformità con le leggi in vigore su Sirius IV, chiude il locale. Siete pregati di avviarvi all'uscita con ordine. Grazie.

Pur protestando, anche ad alta voce, la folla dei giocatori si avviò svogliatamente all'uscita, eseguendo gli ordini di Lester. Solo David, che stava raccogliendo l'enorme vincita, rimaneva nella sala assieme al personale.

- Il signore è pregato di recarsi alla cassa per cambiare in valuta corrente la vincita. Mi segua, prego. - Disse Lester gentilmente, chinandosi verso David che era ancora seduto.

- Certo. Faccio in un attimo.

David cambiò la vincita, poi si diresse verso l'uscita.

- Sarà meglio che lei esca dalla porta di servizio. - Disse Lester stringendogli un braccio con decisione. - Non capita di frequente una vincita così alta.

Lester spinse una pesante porta metallica, che si mosse cigolando, aprendo la vista su uno squallido vicolo male illuminato. David scese qualche gradino e, senza parlare, si avviò, allontanandosi.

Lester estrasse l'arma, l'accese agendo su una piccola leva, inquadrò David nel reticolo del mirino, e premette il grilletto. Un sibilo di luce tagliò il vicolo.

David, quasi avesse immaginato preventivamente l'attacco, rotolò dietro a un provvidenziale bidone, e rispose al fuoco.

- Beneamati cittadini, Jesus Christ Mister Star è con voi, come ogni giorno, per assistervi durante la vostra scelta, per verificare la vostra fede. Avete appena osservato nei vostri schermi Lester Bowie e David Bowie, avete studiato i loro comportamenti. Ebbene, chi dei due è stato invasato da Gamma Roth, l'Alchemico, il nostro nemico comune, colui che si oppone all'organicità? Selezionate! Lester oppure David? Organicità o Alchimia? Venti secondi dal segnale luminoso e acustico.

Ibrahim sbloccò la tastiera, inserendo la scheda, e si fece forza per non premere il bottone "D", come l'abitudine lo induceva. Si sorprese a pensare quanto la sua esistenza fosse costellata di scelte inutili, da rituali espropriati del proprio senso, da una convenzionalità di movimenti. La sua esistenza gli sembrava ora angosciosa e nullificante. Bottone "L" oppure bottone "D", elementi assolutamente intercambiabili.

- Basta, - bofonchiò Ibrahim tra se. - Non posso continuare ad illudermi. Scelgo il rifiuto.

Le dita artigliarono il bracciolo della poltrona, quasi volesse graffiarlo, come un relitto nella tempesta.

- Sono certo, - disse J.C.M.S. al dolce suono campionato del carillon, - che la fede fosse forte in voi, e che l'Alchemico sia stato riconosciuto. Ma vediamo...

Sullo schermo si avviò la solita scaramuccia. Lester venne ferito, ma il colpo mortale fu per David.

- Ibrahim Abdullah, la tua consolle è guasta. - Disse Yukio Tenkatsu, entrando nell'appartamento accompagnato da due portieri.

- No, non è guasta. Perchè dovrebbe esserlo?

I tre si scambiarono espressioni di sospetto.

- Certo che è guasta. - Continuò Tenkatsu, insistendo. - All'apparato di controllo non è giunta alcuna selezione. C'è stato un errore.

- No, nessun errore. Io non ho premuto bottoni. Non ho selezionato.

- Sei impazzito, Ibrahim? Non hai riconosciuto l'Alchemico?

- Non c'è Alchemico. Non c'è Organico. Non c'è niente. E' tutto finto. E ora, - gridò Ibrahim affannato, - fuori di qui. Andatevene.

- Ibrahim, vieni con noi. Ti portiamo al C.R.C. - Tenkatsu si avvicinò lentamente. - Hai detto cose molto gravi. Non agitarti, vieni con noi.

- Via, andatevene. - Urlò, sempre più eccitato. - Voi non siete niente.

Un piccolo gruppo d'inquilini si era raccolto nello spazio antistante la porta di Ibrahim.

- Non esiste Alchemico. Jesus Christ Mister Star è un attore. E' una presa in giro. Non selezionate più...

Sempre più gente si era raccolta nello spazio antistante la porta aperta di Ibrahim.

Tenkatsu estrasse una pistola (primissimo piano della piccola mano ferma e dell'arma lucida). Ibrahim non smetteva di urlare.

Tenkatsu sparò. Ibrahim smise di urlare.