Recensioni opere di Philip K. Dick


Marcello Bonati


 
IL MONDO CHE JONES CREÒ
(The World Jones Made, '56), "Galassia" n.50, ed.La tribuna, '65, "Classici Urania" n.118, ed.Mondadori, '87, nella traduzione di Lella Pollini, 187 pagine, 4.000 £; © by Angus Derleth, rinnovato by The Estate of Philip K.Dick

Altri contributi critici

"Profilo di Philip Kindred Dick", di Sandro Pergameno, "Guida alla fantascienza" n.25, ed.Libra, '77, pag.36
"La realtà di Philip K.Dick" (The Reality of Philip K.Dick, '77), di John Brunner, "Futuro" n.45, ed.Fanucci, '79, pag.15
In esso troviamo uno dei temi classici della poetica dickiana,quello dei mutanti.

In uno sfondo postatomico,mutanti naturali da radiazioni,e mutanti governativi,tenuti in un rifugio dove vengono artificialmente ulteriormente mutati,per essere adattati alla vita su Venere:"È stato costruito per ovviare ai loro bisogni,è un ambiente chiuso progettato per mantenerli in vita.(...)Loro non possono vivere fuori di qui,e non non possiamo vivere qui dentro.Quindi,è necessario che questo Rifugio sia mantenuto in perfetta efficienza." (pag.108)
 

"Lavorano nel rifugio;discutono e parlano e litigano e fanno all'amore.Sono una comunità completa.Il Rifugio è il loro mondo,e in questo rifugio formano una società totale e organica. (...)
Dovranno vivere su Venere.(...)
Rifugio, questo micromondo,è la copia esatta delle condizioni che i nostri ricognitori hanno trovato su Venere." (pag.110)


Jones,un mutante naturale,è una specie di Anticristo:"Ci siamo messi contro un profeta...(...)Il Secondo Avvento...dopotutto,non è detto che Lui doveva ritornare?" (pag.83)

Vi sono anche gli alieni,:"...ciò che noi chiamiamo fluttuanti sono il polline di esseri simili a piante,immensamente complessi,così remoti e progrediti che noi ne avremo soltanto un'idea vaghissima,anche in futuro." (pag.151);ma ciò che emerge,innanzitutto è ancora una volta o,forse meglio,di già,il feeling dei deboli che,ignari,subiscono le vessazioni del potere,e quello della realtà artificiale,di un livello di realtà posticcio,appositamente messo in atto dal potere,con intenzionali scopi repressivo-ingannatori nei riguardi dei deboli.

Stupendo il personaggio di Ninas,forse uno dei più riusciti,con quello di Tessa,fra le figure femminile dickiane,che,come forse saprete,hanno molta importanza nella sua produzione.

Il tutto è ottimamente introdotto da Curtoni.
 
CACCIATORE DI ANDROIDI
(Do Androids Dreams of Electric Sheeps?, '68), "Cosmo oro" n.78, ed.Nord, '86, traduzione di , 232 pagine, £; © by Philip K.Dick

Altri contributi critici

"Philip K.Dick e l'ombrello della luce" (Can God Fly?Can He Hold Out His Arms and Fly?, 73), di Angus Taylor, "Futuro" n.26, ed.Fanucci, '76, pag.296-309-310-316
"Philip K.Dick: una visione parallattica" (Digressions Toward a Study of Philp K.Dick's "A Scanner Darkly", di Terence M.Green, "Astralia" n.13-14, pag.35

"Il cacciatore di androidi", di Antonio Caronia, "Linus" n. 12, ed.Milano libri, '82, pag.110

e, ancora non tradotto: "Critics Dream of Electrich Dick", di Angus Taylor, in "Foundation" n.10, giugno '76

Romanzo che fa parte del periodo iperproduttivo del Nostro,in cui Dick è sempre più ossessionato da problematiche epistemologiche essenziali,incentrate sulla struttura del reale;la droga è sempre presente,le trame più sfaccettate;direi,in sintesi che il suo desiderio di trascendenza dalla realtà quotidiana si fa sentire sempre più pressante;la pazzia,in tutte le sue manifestazioni,è rappresentata nei suoi personaggi con sempre maggiore chiarezza,se così si può dire.In questo senso,mi sembra di percepire nel complesso delle sue opere,un certo intensificarsi del dubbio,direi quasi un decelerare,un non essere più convinto,un approssimarsi,insomma,della crisi che lo getterà nello sconforto degli anni successivi.Quello che emerge,secondo mè,è il fatto che nel suo essere doveva cominciare a trapelare il sospetto che quella sua ricerca spasmodica della realtà con la R maiuscola non fosse altro che desiderio di morte;che in lui cominciasse a germogliare quel qualcosa che lo farà entrare in una crisi profonda,e poi resuscitare,in un certo senso,a una posizione di condanna delle droghe pesanti.

Anche il fatto della iperproduttività,del superlavoro di quegli anni,secondo me è un segno.

Dick aveva,in quegli anni,molto bisogno di sublimare una quantità esorbitante di materiale inconscio accumulatosi,prevalentemente,a causa dei mille e più sogni a occhi più o meno aperti dell'eroina e dell'LSD.

Ebbe la sua prima edizione in Galassia n.152,ed.La tribuna,nel '71,ed è,come probabilmente saprete,il soggetto dal quale è stato tratto il "Blade runner" di Ridley Scott 5-27 .

Non certo una delle sue cose migliori,vi si ritrovano alcuni riferimenti ad alcune sue opere dello stesso periodo,"Ubik","Redivivi S.p.a." e "Labirinto di morte";il "kipple",assimilabile al "putrio" del primo,l'idea del tempo che si inverte e che riporta in vita i morti,dal secondo,e l'entropicità dell'universo dal terzo,del quale si ritrova lo stupendo personaggio del Distruttore formale,anche,quasi,con la stessa denominazione:il distruttore della forma.

L'idea più originale che vi si riscontra è quella di una macchina che può dispensare ogni tipo di emozione,a richiesta.

Come introduzione troviamo un vero e proprio saggio "Uomini e androidi".
 
DIVINA INVASIONE
(Divine Invasion, '81), "Urania" n.1031, ed.Mondadori, '86, e in "La trilogia di Valis", ed.Interno giallo/Mondadori, '93, traduzione di Vittorio Curtoni, 1°: 175 pagine, 3.000 £, 2°: 583 pagine, 32.000 £, con "Valis" e "La trasmigrazione di Timothy Archer"; © by The Estate of Philip K.Dick

Altri contributi critici

"Intervista con Philip K.Dick", raccolta da Daniel De Prez, '76, "Galassia" n.235, ed.La tribuna, '79, pag.23
"Intervista a Philip K.Dick" , raccolta da Charles Platt, "International Science Fiction" n.5, gennaio '86, pag.17
Elemento emergente delle opere di questo ultimo periodo,oltre alla condanna della droga,è un certo misticismo che appare soprattutto in "Deus Irae",grandiosa metafora religiosa.

Notiamo,comunque,che questo tema era già presente in opere precedenti come "Labirinto di morte",e che riappare in questo.

Gli ultimi libri di Dick non sono probabilmente fra i suoi migliori,ma ancora ben colmi di spunti e di idee illuminanti.

Inoltre sono indispensabili per capire l'uomo Dick.

Dick dice di averlo scritto mentre era impossessato da un'entità cosmica:"Un qualche potere divino trascendentale che non era affatto malvagio,ma buono,intervenne per ristorare il mio spirito e curare il mio corpo,dandomi la nozione della bellezza,della gioia e dell'equilibrio in questo mondo." 7-27 .

Se il tema base è la religione,io vi ho riscontrato,di interessante,una abbastanza evidente contrapposizione fra la volontà di potenza nietzschiana:"Per dominare bisogna essere forti.Sono i forti che dominano,e dominano i deboli",e il tao orientale:"Il forte deve proteggere il debole.(...)...l'uomo dovrebbe difendere ciò che è svantaggiato..."

"...il forte deve proteggere il debole e il debole in cambio deve offrire lealtà e devozione al forte..." (pag.156),in cui si avverte,nel concetto di volontà di potenza,la sfumatura che essa è anche del sottoposto,che proprio nell'essere tale trova la sua esplicazione.

Di nietzschiano,molto altro;la contrapposizione apollineo-dionisiaco:"Un bel sogno non è meglio di una realtà crudele?Preferisci soffrire nella realtà anzichè divertirti nel regno dell'(...)ebrezza(di danze e di gioia..." (pag.106),e,soprattutto,l'eterno dir di si di Zarathustra:"Il tempo è un bambino che gioca,gioca a scacchi;di un bambino è il regno." (pag.91).

Di magico,altrettanto,soprattutto il personaggio che fra tutti,spicca maggiormente,Zina,fata,in rumeno,e la Shekhina,"La parte femminile di Dio.(...)Tu,la mia parte dolce." (...)"La parte piena di compassione.E io la parte terribile,che suscita paura e tremore.Assieme formiamo un'unità.Separati,non siamo interi;soli,presi individualmente,non siamo sufficienti." (pag.131);una stupenda concezione della sessualità.

Anche questo,come "Redenzione immorale",ha una breve postfazione del Curtoni.
 
ATTENZIONE, POLIZIA!
"Impact" n.1, ed.Telemaco, '92
63 pagine-10.000 £

Questo agile fascicoletto della Telemaco, curato da Antonio Caronia, va a dare il primo, piccolo contributo a quell'amplissima massa di opere di Philip Dick inedite.

Qui si presentano un'intervista all'autore raccolta poche settimane prima della sua morte da Gwenn Lee e Doris E.Sauter, "Parole e immagini" (Thinker of Antiquity), apparsa originariamente su "Starlog" n.150 nel gennaio dell'80.

Una lettera a Bertram Berman a proposito dell'adattamento cinematografico di "Cacciatore di androidi", "Blade runner secondo Philip K.Dick-Osservazioni sulla trasposizione cinematografica di "Do Androids Dream of Electric Sheep?"", (PKD's Blade Runner: 1968 Notes on How t Film Do Androids Dream of Electric Sheep?), apparsa originariamente su "The Philip K.Dick Society Newsletter" n.18, nell'agosto '88.

E una sceneggiatura per una puntata di "The Invaders", sceneggiato televisivo americano che fu trasmesso tra il '67 e il '68, poi mai realizzata, "Attenzione, polizia!" (Warning: You Are Your Police) scritto nel '66, inviato e rifiutato nel '67.

Tutte e tre le cose sono estremamente interessanti, forse più delle altre la prima, contenente affermazioni dell'autore direi illuminanti.

La lettera su "Blade runner" è, direi, utopica; quello che Dick avrebbe voluto dal film è davvero incredibile.

La sceneggiatura, che non è assolutamente quello che comunemente si intende per tale, e nemmeno un soggetto, ma un miscuglio tra queste due cose ed un racconto, è divertente ma assolutamente nulla di trascendentale; vi spicca l'ormai nota visione paranoica della vita di Phil Dick.

Il tutto è ottimamente, e lungamente, introdotto da Antonio Caronia.

La Telemaco è scomparsa, ma se riuscite a procurarvi questo volumetto vi troverete delle cose interessanti.
 
CONFESSIONI DI UN ARTISTA DI MERDA
(Confessions of a Crap Artist, '75) traduzione di Maurizio Nati, "Estremi" n.1, ed.Fanucci, '96 248 pagine -18.000 £

Uno dei cinque romanzi mainstream di Dick, che fino alla pubblicazione di questo volumeerano inediti, sto parlando di:

E' un'autobiografia romanzata, che, risalendo al '75, non risente della discesa nell'abisso della droga, successivo.

Jack Isidore, il protagonista, è l'alter ego di Dick, attorno al quale si muovono pochi altri personaggi, ma perfettamente tratteggiati.

Molto importante per capire quest'opera è la lettura del saggio di Emmanuel Carrère "Io sono vivo e voi siete morti", "Confini" n.46, ed.Theoria, '95, dalla lettura del quale si può constatare quali elementi, molti, della vita di Dick siano andati a confluire in quest'opera.

Il volume è ottimamente introdotto da P.Williams, che inserisce una lettera di Dick molto esplicativa.

Altri contributi critici

"Cybermenti e cybercattivi", di Sandro Modeo, "Corriere della sera" del 19/5/'96
"Dietro "Blade runner" i deliri di un poeta maledetto", di Fernanda Pivano, "Corriere della sera" del 5/7/'96
I RACCONTI INEDITI di Philip K. Dick
"Economica tascabile" n.30-31, ed.Fanucci, '95, traduzione di Maurizio Nata, 1° vol. 248 pagine, £ 12.000; 2° vol. 252 pagine, £ 12.000

Di Dick era stato tradotto molto, nel nostro paese, ma molti racconti dei primi anni della sua produzione non lo erano ancora stati.

Queste due antologie della Fanucci, assieme ai quattro volumi de "Le presenze invisibili" della Mondadori, vengono così a colmare un vuoto, ma non in maniera completa.

Rimangono, infatti, una quindicina di racconti del periodo '52-'56, che forse diverranno meno coll'apparire del 3° e 4° volume della Mondadori, finora arrivati al '54.

Vi sono tre antologie personali inedite, di cui, però non so quanti racconti siano effettivamente intradotti:

Per quanto riguarda i romanzi, la recente traduzione di "Nick and the Glimmung", presso la Mondadori, ha fatto avviare la pubblicazione di quelli non ancor tradotti: Alcuni racconti sono stati tradotti sia qui che nelle antologie della Mondadori, ed è un peccato, visto che ne sono stati lasciati fuori degli altri.

Ma andiamo a vedere uno ad uno quelli contenuti in queste.

Nel primo volume, abbiamo:

"I marziani arrivano a frotte" (Martians Come in Clouds, '54)
originariamente apparso in "Fantastic Universe" n.6/7, giugno/luglio '54; anche in "Le presenze invisibili", vol.2°, ed.Mondadori, '95, £ 32.000, nella traduzione di Vittorio Curtoni, col titolo di "Nuvole marziane", pag.156

- in cui si racconta di un ragazzo che entra in contatto con degli alieni intenzionati ad invadere la Terra; molto bello il brano in cui si descrive tale contatto.

"La cripta di cristallo" (The Crystal Crypt, '54)
originariamente apparso in "Planet Stories", gennaio '54; anche in "Le presenze invisibili", vol.2°, op.cit., nella traduzione di Vittorio Curtoni, pag.13

- una specie di giallo fantascientifico, in cui dei Prefetti marziani indagano sulla scomparsa di una loro città; il novum specifico è abbastanza originale, e si inserisce in un contesto di rivalità commerciali fra la Terra e Marte.

"James P.Crow (James P.Crow, '54)
originariamente apparso in "Planet Stories" n.5, maggio '54; anche in "Le presenze invisibili", vol.2°, op.cit., nella traduzione di Vittorio Curtoni, pag.118

- forse uno dei primi racconti in cui Dick affronta uno dei temi che saranno poi centrali nella sua poetica; il rapporto uomo-naturale uomo-artificiale.

Qui è, evidentemente, ancora allo stadio larvale, affrontato per mezzo di una trama davvero grezza, quasi infantile (è ambientato in un mondo dopo: "...che la Guerra Totale devastasse la società umana distruggendo tutte le sue tradizioni..." (pag.75) e in cui i robot di cui "...nel corso della guerra gli umani...hanno perduto il controllo..." (pag.82) sono i padroni incontrastati), ma già si ha un primo abbozzo, anche se certo non avvalorato dalle profonde elucubrazioni filosofiche che contraddistingueranno le sue opere più mature sull'argomento, : "Uomini e robot sono del tutto diversi. Noi umani sappiamo cantare, recitare, scrivere tragedie, racconti, opere, sappiamo dipingere, progettare apparecchi, serre, palazzi, cucinare pranzi deliziosi, scarabocchiare delle poesie sui menù...e i robot non sanno farlo.Ma i robot sanno costruire grandi città e macchine che funzionano perfettamente, possono lavorare per giorni senza riposare, pensare senza interruzioni emotive, gestire dati complessi senza ritardi." (pag.71).

"Non avrai altro Dio", (Prominent Author, '54)

originariamente apparso in "If", maggio '54;25 pagine-pag.87 anche in "Le presenze invisibili-vol.2" (vedi) nella traduzione di Vittorio Curtoni, col titolo di "Un autore importante", e in "L'eterno Adamo" n.8, '92, col titolo di "Autore egregio"

-altro racconto in cui si tratta per la prima volta di uno degli elementi fondamentali di quella che sarà la poetica dickiana; qui è l'intersecarsi e il confondersi delle coordinate spazio-temporali, a creare una realtà oggettiva del racconto discrepata, sfaldata, la cui realtà ontologica è su di un baratro.

Qui si ipotizza, addirittura, che il Dio che apparve agli ebrei non fosse altro che l'immagine distorta di un uomo di un futuro in cui si sia inventata una macchina per spostarsi istantaneamente da un luogo ad un altro, a causa di un difetto ad una di esse, e che la Bibbia sia il risultato del suo carteggio con essi: "Stavano pensando una nuova religione tutta per lui. Non c'erano dubbi...avevano sviluppato un rituale vero e proprio; processioni, fiaccole e quelli che sembravano essere dei canti o degli inni. C'erano dei sacerdoti con lunghe tuniche, e le solite offerte profumate." (pag.104).

"Mutazione imperfetta" (The Hood Maker, '54)

originariamente apparso in "Imagination", giugno '55; anche in "Le presenze invisibili-vol.3", op. cit., col titolo di "Il fabbricante di cappucci", nella traduzione di Vittorio Curtoni, pag.82, e in "Blade runner" n.12, '92, nella traduzione di Paolo Lombardi, col titolo di "Immunità", pag.3

- qui, il tema dickiano affrontato è quello della paranoia verso il Potere, esplicitato nella tipica lotta di una specie di partigianeria contro l'oppressore, qui una razza di mutanti.

"Il melo sulla collina" (Of Whitered Apples, '54)

originariamente apparso in "Cosmos Sf and Fantasy Magazine", luglio '54; 12 pagine-pag.135

- racconto horror, del tipo vegetale, vedi, a proposito, "Le radici del male" (Roots of Evil, '76), a cura di Carlos Cassaba e Michel Parry, "Robot" n.36, ed.Armenia, '79, in cui elementi del mondo, appunto, vegetale, si inseriscono in un contesto narrativo in maniera disturbante, terpurbante.

"Un pezzo da museo" (Exhibit Piece, '54)

originariamente apparso in "If", agosto '54; antologizzato in "A Handful of Darkness" (Granada, '80 (G.b.));21 pagine-pag.147; anche in "Le presenze invisibili-vol.2°", op.cit., nella traduzione di Vittorio Curtoni, col titolo di "Il padiglione del passato", pag.207

- altro racconto in cui, forse per la prima volta, Dick affronta uno dei temi che saranno poi centrali nella sua poetica; qui è quello, forse uno dei più importanti, della realtà fittizia, vissuta come non reale, in cui, mi sembra, ci sia un po' ancora del concetto platonico del mondo come proiezione di un mondo altro, quello si, reale: "...la realtà all'interno della quale questa è solo una specie di mondo ombra." (pag.159).

Qui è un mondo del passato ricostruito dagli storici del XXII° secolo, in cui il protagonista vive gran parte della narrazione, che poi, tipicamente, in Dick, si rivelerà essere davvero falso, nella migliore realizzazione dei sogni dei paranoici.

A questo proposito non si può non ricordare "L'uomo dei giochi a premio" (Time Out of Joint, '59), in cui si affronta in maniera più organica questo tema.

"Souvenir" (Souvenir, '54)

originariamente apparso in "Fantastic Universe", ottobre '54; 19 pagine-pag.169; anche in "I racconti di Philip K. Dick", "l'Unità Cinema" n.53, ed.de "l'Unità", '98,e in "Le presenze invisibili-vol.2°", op.cit., nella traduzione di Vittorio Curtoni, pag.256

- racconto, direi, di tipo sociologico, in cui si vuole esprimere, mi sembra, il dubbio sull'eticità del ricorrere alla violenza per preservare una condizione positiva di stabilità.

Vi si narra, infatti, di una Civiltà Galattica futura in cui la guerra è stata debellata facendo ricorso al livellamento della varie culture, e della distruzione di un pianeta ribelle, che non voleva uniformarsi.

"Progenie" (Progeny, '54)

originariamente apparso in "If", novembre '54;25 pagine-pag.189; anche in "I racconti di Philip K. Dick", "l'Unità Cinema" n.54, ed.de "l'Unità", '98, e in "Le presenze invisibili-vol.2°", op.cit., nella traduzione di Vittorio Curtoni, pag.308

- racconto incentrato sull'educazione, in cui si ipotizza un mondo futuro in cui i ragazzi particolarmente dotati vengano istruiti dai robot in quanto: "...i robot non si arrabbiavano, non tormentavano i bambini, non facevano moine, non li picchiavano, nè li sgridavano, e non impartivano loro ordini conflittuali.Non litigavano fra loro e non si servivano dei bambini per i loro scopi.E con solo robot intorno, non poteva nascere alcun complesso di Edipo.

Nessun complesso, anzi.Era stato scoperto molto tempo prima che le nevrosi potevano risalire all'educazione ricevuta nell'infanzia.Al modo in cui i genitori avevano educato il figlio.

Alle inibizioni che aveva subito, agli atteggiamenti, agli insegnamenti, alle punizioni, alle ricompense.Nevrosi, complessi, comportamenti devianti, tutti derivavano dalla relazione di sudditanza fra il bambino e il genitore.Eliminando il genitore come fattore di...

I genitori non avrebbero mai potuto avere un rapporto oggettivo con i propri figli.Avrebbero sempre scaricato su di loro le proprie proiezioni emotive e deviate.Era inevitabile, che la visuale di un genitore fosse distorta.Nessun genitore poteva essere l'educatore giusto per suo figlio." (pag.199).

In appendice al volume vi sono due Outlines, due canovacci per altrettanti romanzi che Dick aveva intenzione di scrivere, e che, per una ragione o per l'altra, non scrisse mai.

Ad introdurli, un articolo di Paul William, in cui si spiega, appunto, il perché e il percome Dick non li scrisse.

Il secondo volume contiene otto racconti, dal '54 al '59, più un saggio su Dick di Anthony Wolk, "La foresta assololata: una guida alla narrativa breve di P.K.Dick", una bibliografia di Dick di Maurizio Nati e un saggio inedito di Dick, "Uomo, androide e macchina" (Man, Android and Machine, '78), originariamente apparso in "Explorations of the Marvellous", ed.P.Nicholls.

"Paradiso alieno" (Strange Eden, '54)
originariamente apparso in "Imagination" n.12, dicembre '54; 18 pagine-pag.5; anche in "Le presenze invisibili-vol.2°", op.cit., nella traduzione di Vittorio Curtoni, col titolo di "Strano Eden", pag.377 e in "I racconti di Philip K. Dick", "l'Unità Cinema" n.52, ed.de "l'Unità", '98

- in cui si racconta del contatto di alcuni umani con degli alieni che, tipicamente, in Dick, rivelano una realtà ontologica sovrastante, scardinante ogni concezione dell'Uomo.

Qui questi alieni svelano di essere padroni di mezzo universo, e di avere più volte visitato la Terra, concedendo briciole del loro immenso sapere, che hanno fatto man mano progredire l'umanità: "Voi ci avete contattato, ci avete dato delle cose.Avete fatto delle cose per noi."..."Si.Immagino che abbiamo fatto delle cose per voi.Mentre eravamo di passaggio." (pag.15).

"L'astronave rubata" (Prize Ship, '54)
originariamente apparso in "Thrilling Wonder Stories", inverno '54; 29 pagine-pag.23; anche in "Le presenze invisibili-vol.2°", op.cit., nella traduzione di Vittorio Curtoni, col titolo di "L'astronave nemica", pag.388

- su di una struttura hard Sf, si costruisce un racconto, direi, di science fantasy, in cui elementi prettamente fantascientifici si mescolano con altri derivanti dalla tradizione popolare; qui si fa esplicito riferimento ai "Viaggi di Gulliver" di Jonathan Swift.

"Incursione in superficie" (A Surface Raid, '55)
originariamente apparso in "Fantastic Universe" n.7, '55; 26 pagine-pag.53

- ambientato in un mondo del dopo-bomba, vi si racconta di una razza di mutanti genetici che vivono nel sottosuolo, per la quale gli umani sopravvissuti non sono che reietti sottosviluppati, ma che per loro sono solamente dei mostri: "Cose che vivono sottoterra...Simili a uomini ma non uomini...Cose che scavano gallerie, che estraggono metalli...Cose che sono cieche ed hanno grandi mani e grandi piedi e la pelle bianca come la farina." (pag.78).

"Oltre il recinto" (The Chromium Fence, '55)

originariamente apparso in "Imagination", luglio '55;21 pagine-pag.79; anche in "Le presenze invisibili-vol.3", op.cit., col titolo di "Saltare il fosso", nella traduzione di Vittorio Curtoni, pag.126

- in una Terra del futuro prossimo si scatena una lotta per l'approvazione di un emendamento favorevole ad una esasperata igene, ai limiti dell'asetticità fra i Puristi e i Naturalisti.

È la storia di un indeciso, o, meglio, di un individualista totale che si rifiuta di scegliere tra le due parti, anche se, di indole, propenderebbe per i Naturalisti, ed il figlio minorenne, Purista.

"Allucinazioni" (Misadjustment, '57)

originariamente apparso in "Sf Quarterly", febbraio '57;25 pagine-pag.101; anche in "Le presenze invisibili-vol.3", op.cit., col titolo di "Le illusioni degli altri", nella traduzione di Vittorio Curtoni, pag.316

- altro racconto in cui per la prima volta Dick affronta uno dei temi che in seguito caratterizzeranno la sua produzione; qui è quello dei telapati, temuti e osteggiati dal Potere.

"Zero-o" (Null-O, '58)

originariamente apparso in "If", dicembre '58, precedentemente apparso col titolo "Loony Lemuel"; 14 pagine-pag.127; anche in "I racconti di Philip K. Dick", op.cit., e in "Le presenze invisibili-vol.3", op.cit., col titolo di "Non-o", nella raduzione di Vittorio Curtoni, pag.361

- in cui si sviluppa una delle più frequenti ossessioni dei paranoici puri; quella di volere distruggere il mondo, in quanto: "...se gli altri se ne accorge(ssero, n.d.a.)...tenter(ebbero, n.d.a.) di distrugger(lo, n.d.a)" (pag.130).

Qui, addirittura, si ipotizza una razza mutante, gli Zero-o, appunto ("...orecchie mobili e allungate, attraverso le quali il mutante Zero-o percepiva le minime vibrazioni nell'aria anche a grande distanza."(pag.133)), metafora neanche tanto larvata dei nazisti, che progettano, e quasi ci riescono, a distruggere prima la Terra, poi il Sistema Solare, le galassie, l'universo...

Il tutto, ovviamente, è tenuto su di un tono ironico che risulta abbastanza divertente.

"Meccanismo di richiamo" (Recall Mechanism, '59)
originariamente apparso in "If", luglio '59; 23 pagine-pag.141; anche in "Le presenze invisibili-vol.3°", op.cit., nella traduzione di Vittorio Curtoni, col titolo di "…ricordo", pag.379

- bellissimo racconto in cui si ipotizza un futuro in cui gli psicoanalisti possiedono una macchina che consente loro di far rivivere le esperienze traumatiche che hanno portato ai loro pazienti le loro fobie od ossessioni.

Qui il racconto è incentrato sull'analisi di un precog latente, per il quale l'episodio scatenante la sua fobie non è, come normalmente, nel passato, ma nel futuro, che il suo inconscio riesce vagamente ad avvertire.

"Una preda allettante" (Fair Game, '59)

originariamente apparso in "If", settembre '59; 19 pagine-pag.165; anche in "I racconti di Philip K. Dick", op.cit., e in "Le prersenze invisibili-vol.3", op.cit., col titolo di "Selvaggina pregiata", nella traduzione di Vittorio Curtoni, pag.393

in cui si narratizza un'altra delle più frequenti fantasie dei paranoici, quella di essere osservati, costantemente, da un'entità più o meno ultraterrena.
 
LE PRESENZE INVISIBILI
(The Collected Stories of Philip K.Dick, '87)
iperFiction, ed.Interno giallo/Mondadori, '94 traduzione di Vittorio Curtoni e altri, 490 pagine

È, questo, il primo dei quattro volumi in cui viene finalmente tradotta l'antologia completa dei racconti di Dick, uscita nell''87 presso Underwood-Miller, in cinque volumi.

Ve ne è poi stata un'edizione inglese, presso Grafton, ed una francese, presso DeNoel, comprendente anche articoli e lettere, in più di sei volumi.

In questo prima raccolta vengono antologizzati tutti i racconti del '52 e del '53, fra i quali molti già tradotti in varie antologie.

In totale sono trentatre, di cui diciassette già precedentemente tradotti:

"Ora tocca al Wub" (Byond Lies the Wub, '52), in "Le voci di dopo" (The Preserving Machine, '69), "Futuro" n.26, ed.Fanucci, '76, là nella traduzione di Maurizio Nati;

"Minibattaglia" (The Little Moviment, '52, in "Nuove strade dell'invasione", "Urania" n.473, ed.Mondadori, '67, nella stessa traduzione di Beata della Frattina;

"I difensori della Terra" (The defender, '53), in "I difensori della Terra" (The Book of Philip K.Dick, '73), "Futuro" n.34, ed.Fanucci, '77, là nella traduzione di Maurizio Nati e Sandro Pergameno;

"I pifferai" (Piper in the Wood, '53), in "Racconti di fantascienza", "Cultura politica" n.182, ed.Savelli, '77, là nella traduzione di Walter Saudi, col titolo di "Musici nei boschi";

"Ruug" (Roog, '53), in "Le voci di dopo", op.cit., là nella traduzione di Maurizio Nati;

"Invasione oculare" (The Eyes Have It, '53), in "L'eterna Adamo" n.7, '92 , là nella traduzione di Paolo Lombardi, col titolo di "Aveva gli occhi";

"La macchina salvamusica" (The Preserving Machine, '53), in "Le voci di dopo", op.cit., là nella traduzione di Maurizio Nati;

"Impostore" (Impostor, '53), in "Il meglio di Philip K.Dick" (The Best of Philip K.Dick, '77), "Il meglio della fantascienza", ed.Siad, '80, là nella traduzione di Maurizio Nati;

"Previdenza" (Paychek, '53), in "Il meglio di Philip K.Dick", op.cit., là nella traduzione di Maurizio Nati;

"Colonia" (Colony, '53), in "Il meglio di Philip K.Dick", op.cit.,;

"Pirati cosmici" (The Cosmic Poachers, '53), in "I guerrieri delle galassie", "Grandi opere" n.12, ed.Nord, '86, là nella traduzione di Marina Nunzi, col titolo di "I bracconieri dello spazio";

"Un uomo a rischio" (Expendable, '53), in "Il meglio di Philip K.Dick", op.cit., là nella traduzione di Maurizio Nati, col titolo di "Vittima designata";

"L'uomo variabile" (The Variable Man, '53), in "L'uomo variabile", (The Variable Man and other Stories, '57), "Futuro" n.45, ed.Fanucci, '79, là nella traduzione di Maurizio Nati e T.Tagliamonte;

"Il sobborgo dimentico" (The Commuter, '53), in "I difensori della Terra", op.cit., là nella traduzione di Maurizio Nati, qui di Beata della Frattina;

"Il re degli elfi" (The King of the Elves, '53), in "Non saremo noi" (The Golden Man, '80), "Urania" n.896, ed.Mondadori, '81, sia là che qua nella traduzione di Delio Zinoni ;

"Il pianeta impossibile" (The Impossible Planet, '53), in "Space opera", (Space Odyssey, '74), "Enciclopedia della fantascienza" n.1, ed.Fanucci, '77, là nella traduzione di Roberta Rambelli;

"Pianeta alieno" (Planet for Transient, '53), in "I Mutanti" "Grandi opere" n.9, ed.Nord, '83, là nella traduzione di Roberta Rambelli, col titolo di "Pianeta di transito".

Certamente in questi primi lavori non si trovano ancora nè il buon stile ne la maturità delle idee che Dick riuscirà solo in seguito, nei romanzi degli anni '60, a sviluppare appieno, ma, comunque, già vi si trovano alcune delle idee base di quella che sarà la sua poetica.

Il primo dei racconti inediti è "Stabilità" (Stability, '47) (11 pagine-pag.-15),che è anche il primo racconto scritto da Dick che si conosca, e che è stato pubblicato per la prima volta in questa antologia; vi si racconta di una città maledetta del passato che trova il modo di farsi trasportare nel futuro, e di tornare a vivere.

Ci sono, poi, due racconti del '52, "Il cannone" (The Gun) (originariamente apparso in "Planet Stories", settembre '52; 12 pagine-pag.33), in cui si racconta di un tipicissimo sbarco di un'astronave terrestre su di un pianeta alieno, sul quale trovano i resti di una civiltà completamente autodistruttasi; e "Il teschio" (The Skull) (originariamente apparso in "If", settembre '52; 9 pagine-pag.45),alquanto messianico,incentrato sui paradossi del viaggio nel tempo.

Gli altri sono tutti del '53, a cominciare da "La mente dell'astronave" (Mr.Spaceship) (originariamente apparso in "Imagination", gennaio '53; 25 pagine-pag.92), si trova un primo accenno alla sua problematica del confondersi dell'umano e del meccanico; in "Il mondo che lei voleva" (The World She Wanted) (originariamente apparso in "Science Fiction Quarterly", maggio '53; 14 pagine-pag.139), c'è, invece, un primo accenno alla problematica della soggettività del reale, portata alle estreme conseguenze, paranoiche; "Cavie" (The Infinites) (originariamente apparso in "Planet Stories", '53; 18 pagine-pag.156), è il primo racconto di Dick in cui si sviluppi un certo qual discorso filosofico, con i primo accenni ad una visione cosmogonica.

Di qui inediti, poi, ci sono "La signora dei biscotti" (The Cookie Lady) (originariamente apparso in "Fantasy Fiction", giugno '53; 7 pagine-pag.182), bellissimo, in cui si racconta di una vecchia che succhia via la giovinezza ad un ragazzo, e torna giovane; molto d'atmosfera; "L'infaticabile ranocchio (The Indefatigable Frog) (originariamente apparso in "Fantastic Story Magazine", luglio '53; 9 pagine-pag.326), brutto raccontino su di una disputa scientifica risolta in maniera decisamente insolita,"In giardino" (Out in the Garden) (originariamente apparso in "Fantasy Fiction", agosto '53; 7 pagine-pag.346), strano racconto quasi del tutto non fantastico, ma che mi pare possa, in una qualche maniera, ricordare la comunione segreta che Dick impartì ad uno dei suoi figli, e "Il mondo in una bolla" (The Trouble with Bubbles) (15 pagine-pag.370), che si basa su di uno dei primi esempi di una di quelle che saranno le fondamentali tematiche del suo scrivere, ovvero su di una visione ontologica paranoico-terrificante, ma (o, forse, proprio per questo) d'incredibile impatto emotivo.

Vi è anche "Il grande C" (The Great C) (originariamente apparso in "Cosmos Science Fiction and Fantasy", settembre '53; 12 pagine-pag.385; anche in "Visto", '54), alcune delle cui parti sono poi state rielaborate per il buon romanzo "Deus irae" (Deus Irae, '76), scritto in collaborazione con Roger Zelazny.

Ci sono, poi, "Tony e i coleotteri" (Tony and the Beetle) (originariamente apparso in "Orbit Science Fiction" n.2, '53; 12 pagine-pag.397), in cui, col pretesto di raccontare una guerra intergalattica, si fa un discorso sul razzismo, "Un certo tipo di vita" (Some Kinds of Life) (originariamente apparso in "Fantastic Universe", ottobre '53; 10 pagine-pag.409), il primo racconto antimilitarista di Dick; "L'impiccato" (The Hanging Stranger) (originariamente apparso in "Science Fiction Adventures", dicembre '53; 13 pagine-pag.440), un primo, e significativo, racconto tipicamente "paranoico"; "Progetto: Terra" (Project: Earth) (originariamente apparso in "Imagination", dicembre '53; 18 pagine-pag.453), il primo racconto paranoico "planetario", in cui si ipotizza una visione cosmogonica, ancora una volta, paranoica, e, per finire, "La barca" (The Builder) (originariamente apparso in "Amazing", dicembre-gennaio '53, '54; 10 pagine-pag.471), in cui si racconta di un uomo che si diverte a costruire una barca immensa, per poi, però, accorgersi non non aver pensato a nessun sistema propulsivo per farla muovere, che pare, fino all'ultimo paragrafo, non contenere alcun elemento fantastico: "Capì solo quando cominciarono a cadere le prime, grandi gocce di pioggia nera"; aveva costruito, inconsciamente, la seconda Arca.

In conclusione, senz'altro un'antologia utile per i "fan" di Dick, ricca di informazioni e curiosità (vi sono anche delle note personali di Dick), ma non è certo in questi racconti che si trova il meglio del grande autore americano.
 
LE PRESENZE INVISIBILI-2° Vol.
(The Collected Stories of Philip K.Dick, '87) ed.Mondadori, '95, traduzione di Vittorio Curtoni e altri; 441 pagine-32.000 £

Questo secondo volume di Dick contiene moltissimi racconti già precedentemente editi, e solamente due inediti.

Purtroppo questa iniziativa della Mondadori finisce molto spesso col sovrapporsi ad una analoga della Fanucci [vedi], lasciando peraltro fuori altri racconti; ben nove racconti di questa antologia sono compresi anche là:

là tutti nella traduzione di Maurizio Nati e qui di Vittorio Curtoni.

I racconti contenuti in altre antologie sono:

tutti nella stessa traduzione della prima edizione, e Ed andiamo dunque a vedere gli unici due racconti inediti. "Squadra di ricognizione" (Survey Team, '54)
originariamente apparso in "Fantastic Universe", maggio '54; 11 pagine-pag.145; anche in "Le formiche elettriche", "Piccola biblioteca Oscar" n. 160, ed.Mondadori, '97, nella traduzione di Vittorio Curtoni

- racconto ecologista, in cui vi è il tipico monito della Sf sociologica a non sfruttare troppo le risorse del nostro pianeta, se non vogliamo che le generazioni future ereditino una Terra precariamente vivibile.

Qui, i terrestri, in cerca di un altro pianeta su cui andare ad abitare, scoprono di essere, in realtà (la tipicamente dickiana scoperta ontologica) marziani, che dopo aver distrutto il loro pianeta, andarono sul nostro pianeta.

"Mele avvizzite" (Of Whithered Apples, '54)
originariamente apparso in "Cosmos Science Fiction and Fantasy", luglio '54; 7 pagine-pag.192

- decisamente atipico all'interno della produzione dickiana, è un racconto horror d'atmosfera, in cui si racconta della strana amicizia fra una donna ed un albero, che porterà lei alla morte.

Per chi si accostasse per la prima volta alla narrativa breve di Dick queste antologie della Mondadori vanno certamente molto bene, ma, ovviamente, per chi avesse letto le sue vecchie antologie, il prezzo non vale due striminziti raccontini, se non ad un collezionista incallito come me.
 
LE PRESENZE INVISIBILI-3° Vol.
(The Collected Stories of Philip K.Dick, '87)
ed.Mondadori, '96 502 pagine-32.000 £

Questo terzo volume della raccolta completa dei racconti di Dick contiene un solo inedito:

"Al servizio del padrone" (To Serve the Master, '56)
originariamente apparso in "Imagination", febbraio '56; originariamente intitolato da Dick "Be As Gods!"; 11 pagine-pag.260

, uno dei moltissimi racconti in cui Dick tratta del tema dei robot; qui, si ipotizza un futuro in cui ci sia stata una terribile guerra che ha semi distrutto la civiltà.

Ciò su cui verte è la soggettività del reale; quella del rottame di robot, ma ancora semifunzionante che ne è il protagonista (o, meglio, uno dei protagonisti!!), è completamente differente da quella degli umani di quel futuro.

Entrambe sembrano credibili, entrambe hanno una loro assoluta coerenza interna; quale quella vera?

Evidentemente vi è, ad un altro livello, il vero significato, che richiama un altro tema classico della poetica di Dick, ovvero quello dell'umanità dei robot contrapposta all'inumanità degli uomini; potendo leggere questo racconto ora, si può dire senz'altro che è la versione dei fatti del robot-protagonista, quella vera, e quella degli umani, in quest'ottica, ne rafforza la veridicità.

Per il resto si tratta di ristampe di racconti già tradotti.

Da "L'uomo variabile" (The Variable Man and Other Stories, '57),op.cit., sono stati ristampati i racconti "Autofac" (Autofac, '55), originariamente apparso in "Galaxy" nel novembre, e antologizzato anche in "Il meglio di Philip K.Dick", op.cit., in "Galaxy" n.1, anno II°, ed.Due mondi, '59, in "L'ombra del 2000", a cura di Carlo Fruttero e Franco Lucentini, "Omnibus", nella traduzione di Hilia Brinis e/o Ginetta Pignolo, in "Le formiche elettriche", "Piccola biblioteca Oscar" n.160, ed.Mondadori, '65, '97, "Rapporto di minoranza" (The Minority Report, '56), originariamente apparso in "Fantastic Universe", nel gennaio, anche in "Urania" n.385, ed.Mondadori, '65,"Memoria totale", "Altri mondi" n.23, ed.Mondadori,'90, e "Modello due" (Second Variety, '58), un romanzo breve originariamente apparso in "Space Science Fiction" nel maggio, antologizzato anche in "Contatto col nemico", "Urania" n.359, "Urania" n.385, ed.Mondadori,'64, '65, in "Memoria totale", op.cit., e in "Il meglio di Philip K.Dick".

Già apparsi in "Le voci di dopo" (The Preseving Machine, '69), op.cit., ci sono: "Veterano di guerra" (War Veteran, '55), originariamente apparso in "If", nel marzo, "Commercio temporale" (Captive Market, '55), originariamente apparso sempre in "If", nell'aprile, anche in "Le grandi storie della fantascienza" n.17, a cura di Isaac Asimov e Martin H. Greenberg, ed.Armenia, '88, "I grandi tascabili" n.612, ed.Bompiani, '99 col titolo di "Mercato prigioniero", nella traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli, "Il gioco della guerra" (War Game, '59), originariamente apparso in "Galaxy, nel dicembre, che Dick dapprincipio aveva intitolato "Diversion", anche in "Galaxy" n.3, anno IV°, ed.La Tribuna, '61, nella traduzione di Vanna Lombardi, "Presidente di riserva" (Top Stad-By Job, '63), originariamente apparso in "Amazing", nell'ottobre, "Se non ci fosse Benny Cemoli" (If There Where No Benny Cemoli, '63), originariamente apparso in "Galaxy", nel dicembre, che Dick aveva dapprima intitolato "Had There Never A Benny Cemoli", e che è stato antologizzato anche in "Galassia" n.44,ed.La Tribuna,'64, "Il meglio di Philip K.Dick", in "Contatto col nemico", "Urania" n.359 e "Le grandi storie della fantascienza: 1963" (The Great SF Stories: 25 (1963)", a cura di Isaac Asimov e Martin H.Greenberg , "Classici urania" n.222 e "I libri di Urania" n.30 in "Le presenze invisibili-vol.3°", ed.Mondadori, '64, '95, '95, '96, e "Diffidate dalle imitazioni!" (Pay for the Printer, '56), originariamente apparso in "Satellite Science Fiction" nell'ottobre, e che Dick aveva intitolato "Printer's Pay", anche in "Fantascienza" n.2, anno 1°, ed.Ciscato, '76 e in "Le metamorfosi", "Nova Sf*" n. 20, ed.Perseo Libri, '91, col titolo "Il costo della creazione", nella traduzione di Stefano Carducci.

Di già antologizzati, invece, in "I difensori della Terra" (The Book of Philip K.Dick, '73), op.cit. ci sono: "Nanny" (Nanny, '55), originariamente apparso in "Starling Stories, nel numero di primavera, "Psi" (Psi-Man, '55), originariamente apparso in "Imaginative Tales" col titolo di "Psi-Man Heal My Child!", e che Dick aveva da principio intitolato "Outside Consultant".

Già compresi in "Il meglio di Philip K.Dick" (The Best of Philip K.Dick, '77) vi sono, oltre a quelli che abbiamo visto essere stati antologizzati anche altrove: "Servizio assistenza" (Service Call, '55), originariamente apparso in "Science Fiction Stories" nel luglio, anche in "L'uomo che fu dimenticato", "Galassia" n.210, ed.La Tribuna, '75, col titolo "Un'occhiata allo svibblo", nella traduzione di Vittorio Curtoni, "Umano è" (Human Is, '55), originariamente apparso in "Starling Stories" nel numero dell'inverno, "Foster, sei morto" (Foster, You, are Dead, '55), originariamente apparso in "Star Science Fiction Stories" n.3, a cura di Frederik Pohl e "I giorni di Perky Pat" (The Days of Perky Pat, '63), originariamente apparso in "Amazing" nel dicembre.

Dall'antologia "Non saremo noi" (The Golden Man, '80-1° parte) sono stati ristampati: "Yancy" (The World of Yancy, '55), originariamente apparso in "If" nell'agosto e "La macchina" (The Unreconstructed M, '57), originariamente apparso in "Science Fiction Stories" nel gennaio.

Da "Ricordi di domani" (I Hope I Shall Arrive Soon, '85) sono stati ristampati: "Tornando a casa" (Explorers We, '59), originariamente apparso in "The Magazine of Fantasy and Science Fiction" nel gennaio e "Che ne facciamo di Ragland park?" (Whatt'll We Do with Ragland Park?, '63), originariamente apparso in "Amazing" nel novembre e che Dick aveva da principio intitolato "No Ordinary Guy".

Molti i racconti ritradotti da Vittorio Curtoni da "I racconti inediti-vol.2", op.cit., là tradotti da Maurizio Nati: "Un'incursione in superficie" (A Surface Raid, '55), là col titolo di "Incursione..."originariamente apparso in "Fantastic Universe" nel luglio, "Saltare il fosso" (The Chromium Fence, '55), là tradotto col titolo di "Oltre il recinto", originariamente apparso in "Imagination" nel luglio, "Le illusioni degli altri" (Misadjustament, '57), là tradotto col titolo di "Allucinazioni", originariamente apparso in "Science Fiction Quarterly" nel febbraio, "Non-o" (Null-O, '58), là col titolo di "Zero-o", originariamente apparso in "If" nel dicembre e che Dick aveva da principio intitolato "Loony Lemuel", anche in "I racconti di Philip K. Dick", "l'Unità Cinema" n.51, ed.de "l'Unità", '98, "Meccanismo di ricordo" (Recall Mechanism, '59), là col titolo di "...richiamo", originariamente apparso in "If" nel luglio, e "Selvaggina pregiata" (Fair Game, '59), là col titolo di "Una preda allettante", originariamente apparso in "If" nel settembre, anche in "I racconti di Philip K. Dick", op.cit..

C'è anche un racconto che fino ad ora era stato tradotto solamente su di una fanzine, "Il fabbricante di cappucci" (The Hood Maker, '55), apparso su "Blade runner" n.12, '92, col titolo di "Immunità", nella traduzione di Paolo Lombardi, originariamente apparso in "Imagination" nel giugno, e che Dick aveva da principio intitolato, appunto "Immunity".

In appendice vi sono delle note ai racconti, con, in alcuni casi, dei brevi commenti di Dick, quasi sempre ritraduzioni di quelli in appendice a "Il meglio di Philip K.Dick" e "Non saremo noi", tranne che quello, lungo, a "I giorni di Percky Pat", scritto in occasione della sua ristampa in una qualche antologia che non sò.

Il tutto è ottimamente introdotto da Vittorio Curtoni col saggio "Tra le macerie dell'universo".

Direi che è, sicuramente, un volume esclusivamente per chi si accosta solo oggi a Dick, o per chi, come me, vuole avere anche quell'unico racconto inedito.
 
LE PRESENZE INVISIBILI-4° Vol.
(The Collected Stories of Philip K.Dick, '87)
traduzioni di Vittorio Curtoni, Mario Galli, Delio Zinoni, Hilija Brinis, Claudio Lo Monaco, Paola Andreaus ed.Mondadori, '97, 512 pagine-

È, questo, il quarto, e conclusivo, volume di questa raccolta di tutti i racconti di P.K.Dick; con questi, più tre compresi in "I racconti inediti-vol.1°" [vedi], sono stati tradotti quasi tutti i racconti del grande Philip Dick; dico quasi perchè, probabilmente, ve ne sono alcuni altri del periodo '52/'56.

Ben otto i racconti mai precedentemente tradotti, che vedremo poi uno ad uno.

Quelli già precedentemente pubblicati qua da noi sono: "Pulce d'acqua" (Waterspider, '64), già compreso in "I traditori ed altri racconti", "Urania" n.336, nella stessa traduzione di Bianca Russo di qui, in "Memoria totale", "Altri mondi" n.23, e in "Fantashow", "Urania" n.1273, nella traduzione di Maria Barbara Piccioli, ed.Mondadori, '64, '90, '95, e in "Il mago" n.10, '80; "Oh, essere un Blobel" (Oh, to Be a Blobel!, '64), originariamente apparso in "Galaxy", febbraio '64, col titolo di "Well, See, There Were These Blobels...", già in "Anonima stregoni", "Galassia" n.49, ed.La tribuna, '65, "I difensori della Terra", "Futuro" n.34, ed.Fanucci, '77, nella stessa traduzione di Vittorio Curtoni di qui, e in "Il meglio di Philip K.Dick", ed.Siad, '82, nella traduzione di Maurizio Nati; "Bacco, tabacco e Fnools" (The War with the Fnools, '64), originariamente apparso in "Galactic Outpost", primavera '64, già in "Margherite per Dorothy", "Urania" n.520, in "Questa notte attenti agli Ufo", a cura di Carlo Fruttero e Franco Lucentini, "Omnibus", col titolo "Il punto debole degli Sfnul", in "Piccola città", "Urania" n.897, nella stessa traduzione di Mario Galli di qui, in "Memoria totale", nella traduzione di Beata della Frattina, op.cit., ed.Mondadori,'69,'78,'81,'90; "Quel che dicono i morti" (What the Dead Men Say, '64), originariamente apparso in "Worlds of Tomorrow", giugno '64; precedentemente apparso col titolo "Man with a Broken Match", già in "Le voci di dopo", "Futuro" n.26, ed.Fanucci, '76, nella traduzione di Maurizio Nati, col titolo di "Le voci di dopo", qui nella traduzione di Vittorio Curtoni; "Giocate e vincete" (A Game of Unchance, '64), originariamente apparso in "Amazing Stories", luglio '64, già in "Piccola città", op.cit., nella stessa traduzione di Delio Zinoni di qui; "I seguaci di Mercer", (The Little Black Box, '64), originariamente apparso in "Worlds of Tomorrow", agosto '64, precedentemente apparso col titolo "From Ordinary Household Objects", già in "Non saremo noi", "Urania" n.896, ed.Mondadori, '81, nella stessa traduzione di Delio Zinoni di qui; "Il gatto" (Precious Artifact, '64), originariamente apparso in "Galaxy", ottobre '64, anche in "L'ultima Ferrari ed altri racconti", "Urania" n.372, in "Memoria totale",op.cit., , ed.Mondadori, '65, '90, nella stessa traduzione di Giovanna Boselli di qui; "Sindrome regressiva" (Retreat Syndrome, '65), originariamente apparso in "Worlds of Tomorrow", gennaio '65, già in "I difensori della Terra", op.cit., nella traduzione di Maurizio Nati e Sandro Pergameno, qui nella traduzione di Vittorio Curtoni; "Memoria totale" (We Can Remember It for you Wholesale, '66), originariamente apparso in "The Magazine of Fantasy & Sf", aprile '66, anche in "La sposa n. 91", "Urania" n.490, nella traduzione di Beata della Frattina, in "Memoria totale", op.cit., nella traduzione di Mario Galli, ed.Mondadori, '68, '90, coi rispettivi titoli di "Chi se lo ricorda" e "Memoria totale", in "Racconti di fantascienza", a cura di Pietro De Angelis, "Italsider" n.20, ed.Edindustria, '71, col titolo "Ricordi per tutti", nella traduzione di Pietro De Angelis, in "Brivido a 35 mm", a cura di Sebastian Wolfe, "Horror story" n.14, ed.Garden, '93, col titolo di "Memoria totale", in "Le formiche elettriche", "Piccola biblioteca Oscar" n.160, ed.Mondadori, '97, nella traduzione di Mario Galli, e in "I difensori della Terra", op.cit., nella traduzione di Maurizio Nati e Sandro Pergameno, col titolo di "Ricordi in vendita", qui nella traduzione di Beata della Frattina; "Teologia per computer" (Holy Quarrel, '66), originariamente apparso in "Worlds of Tomorrow", maggio '66, anche in "Il libro del servizio segreto", "Urania" n.452, nella traduzione di Bianca Russo, col titolo di "F.b.i. non risponde", in "Ricordi di domani", "Urania" n.1068, in "Memoria totale", op.cit., ed.Mondadori, '67, '88, '90, nella stessa traduzione di Vittorio Curtoni di qui; "Partita di ritorno" (Return Match, '67), originariamente apparso in "Galaxy", febbraio '67, già in "Non saremo noi", op.cit., nella stessa traduzione di Delio Zinoni; "La fede dei nostri padri" (Faith of Our Fathers, '67), già in "Il meglio di Philip K.Dick", op.cit., nella traduzione di Maurizio Nati, e in "Dangerous visions", (originariamente apparsovi) "Varia fantascienza", ed.Mondadori, '91, nella stessa traduzione di Paola Andreaus di qui; "Legatura in pelle" (Not by its Cover, '68), originariamente apparso in "Famous Sf", estate '68, già in "Non saremo noi", op.cit., nella stessa traduzione di Delio Zinoni di qui; "Le formiche elettriche" (The Electric Ant, '69), originariamente apparso in "The Magazine of Fantasy & Sf", ottobre '69, anche in "Vedremo domani", "Urania" n.534*, in "Memoria totale", op.cit., nella traduzione di Beata della Frattina,ed.Mondadori,'70, '90, in "Robotica","Grandi opere" n.6, ed.Nord, '80, col titolo di "La formica...", nella stessa traduzione di Angela Campana di qui* ,e in "Le formiche elettriche", "Piccola biblioteca Oscar" n.160, ed.Mondadori, '97, in "Il meglio di Philip K.Dick", op.cit., nella traduzione di Maurizio Nati; "Le pre-persone" (The Pre-Persons, '74), originariamente apparso in "The Magazine of Fantasy & Sf", ottobre '74, già in "Piccola città", op.cit., nella stessa traduzione di Delio Zinoni di qui ; "Temponauti" (A Little Something for Us Temponauts, '74), originariamente apparso in "Final Stage", già in "Robot" n.15, ed.Armenia, '77, nella traduzione di Abramo Luraschi, col titolo di "Noi temponauti", "Ultima tappa" (Final Stage,74), "Oscar" n.815, ed.Mondadori, '77, in "Il meglio di Philip K.Dick", op.cit.,* col titolo di "Qualcosa per noi temponauti", e in "Il colore del male" (The Dark Descent,'87), a cura di David G. Hartwell, ed.Armenia, '89, nella traduzione di Maurizio Nati* ,qui nella traduzione di Hilia Brinijs e Claudio Lo Monaco; "L'ultimo test" (The Exit Door Leads In, '79), originariamente apparso in "Rolling Stone College Papers", autunno '79, "Il caso Rautavaara" (Rautavaara's Case, '80), originariamente apparso in "Omni", ottobre '80, "Spero di arrivare presto" ( Hope I Shall Arrive Soon, '80), originariamente apparso in "Playboy", dicembre '80, col titolo "Frozen Journey", anche in "L'ottavo giorno della creazione", a cura di Karie Jacobson, ed.Sonzogno, '94, "Catene d'aria, ragnatele d'etere" (Chains of Air, Web of Aether, '80), originariamente apparso in "Stellar" # 5, '80, precedentemente apparso col titolo "The Man Who Knew How to Lose", incluso in "Divina invasione", "La mente aliena" (The Alien Mind, '81), originariamente apparso in "The Yuba City High Times", 20 febbraio '81, anche in "Racconti di fantascienza", a cura di Alvaro Torchio, ed. La scuola, '91 e "Strani ricordi di morte" (Strange Memories of Death, '84), originariamente apparso in "Interzone", estate '84, anche in "Mutazioni", "Interzone", ed.Feltrinelli, '97, col titolo di "Strane memorie...", nella traduzione di Gianni Pannofino, da "L'ultimo test", tutti già in "Ricordi di domani", op.cit., nella stessa traduzione di Vittorio Curtoni di qui.

Ma andiamo a vedere quelli che erano rimasti fin'ora intradotti: molti di essi sono del '64

"Uno show originale" (Novelty Act, '64)
inizialmente intitolato "At Second Jug", "Alla seconda brocca", originariamente apparso su "Fantastic", febbraio; 25 pagine-pag.36

racconto che è poi stato ampliato nel romanzo "I simulacri" (The Simulacra) ["Cosmo oro" n.42, ed.Nord, '80, "La bussola" n.6, "S.f.b.c." n.22, ed.La tribuna ], dello stesso anno; infatti, ritroviamo i vari paragrafi del racconto, in buona parte invariati, nel 2° capitolo, alle pagine 49-54 del 5°, 76-77 del 7°, 90-93 dell'8°, 109-117 del 9°, 159-171 del 12°; certo, nel romanzo Dick ha aggiunto tutta una parte di trama, ma, sostanzialmente, vi si racconta la stessa storia, di quel paranoico futuro in cui Le Autorità, si viene a scoprire, sono solamente, appunto, simulacri: "Questa donna non è Nicole, e ancora peggio non esiste nessuna Nicole; esiste solo l'immagine televisiva, l'illusione..." (pag.58).

"Odissea sulla Terra" (A Terran Odyssey, '64)

26 pagine-pag.88

è uno strano esempio di racconto ricavato da un romanzo; è, infatti, composto da una specie di collage di parti di "Cronache del dopobomba" (Dr.Bloodmoney, or How He Got Along After the Bomb, '65) ; ve ne sono molti dei personaggi, è, ovviamente, ambientato nello stesso mondo dopobomba, e racconta una parte della storia là narrata.

"Orfeo dai piedi d'argilla" (Orpheus with Clay Feet, 64)
originariamente apparso in "At Escapede" attorno al '64, con lo pseudonimo di Jack Dowland; 12 pagine-pag.210

è un racconto umoristico, o, perlomeno, di quell'umorismo sempre piuttosto venato di soffusa tristezza che è tipico di Dick; è un tipico racconto sui viaggi nel tempo, incentrato proprio sui paradossi temporali, ma, il vero novum, per modo di dire, ovviamente, qui stà nella confusione che si viene a creare fra lo pseudonimo col quale l'ha pubblicato, la storia che racconta, e lo pseudonimo usato dal personaggio...Jack Dowland: "Un raccontino intitolato "Orfeo dai piedi d'argilla", sotto lo pseudonimo Philip K. Dick." (pag.220).

Ovviamente, è un modo che Dick ha usato per fare, per così dire, della biografia, e, anche, un discorso sulla fantascienza: "...chi la legge quella roba? Adolescenti coi brufoli. Disadattati. Ed è pattume. Citami un bel racconto di fantascienza, uno solo. Una volta...ho trovato una rivista su un autobus. Pattume! Non scriverei quella spazzatura nemmeno se mi pagassero bene, e mi sono informato non pagano bene. Qualcosa come mezzo cent a parola. E chi riesce a vivere con quei soldi?" (pag.218).

"Il suo appuntamento è fissato per ieri" (Your Appointment Will Be Yesterday, '66)
originariamente apparso in "Amazing Stories", agosto; 18 pagine-pag.281

è un altro racconto, come il primo di cui abbiamo trattato, che, successivamente, Dick ha ampliato a romanzo; questo è quello dal quale è stato poi tratto "Redivivi S.p.a." (Counter-clock World, '67)[ "Andromeda" n.4, ed.Dall'Oglio, '72, traduzione di Maria Silva, © '67, by Philip K. Dick, 220 pagine, e "Il libro d'oro della fantascienza" n.27, ed.Fanucci, '89, col titolo di "Ritorno dall'aldilà"]; anche qui, chiaramente, ritroviamo quel mondo davvero bizzarro nel quale il tempo scorre alla rovescia; è una storia strutturalmente molto ben congegnata: si viene a sapere, per gradi, della natura di quel mondo, attraverso la narrazione del processo di concellazione (bisogna proprio leggere la storia, per capirlo!!) di un'opera scientifica, per poi arrivare ad un finale in cui si tirano, classicamente, le fila, e si apprende che quel mondo cesserà di esistere, in quanto quell'opera era proprio quella dalla quale era stato ricavato il procedimento dell'inversione temporale.

"Il racconto che mette fine a tutti i racconti" (The Story to End All Stories for Harlan Ellison's Anthology DANGEROUS VISIONS, '68)
originariamente apparso in "Niekas", autunno ; 1 pagina-pag.347

"Niekas" è, o meglio, era, una fanzine di fans di Dick; probabilmente questo...racconto...è stato un omaggio, più o meno estemporaneo, a quei fans; nell'edizione italiana di "Dangerous visions", questo racconto non c'è, e dubito che vi sia in quella originaria; penso che Dick abbia voluto dire, semplicemente, che era sperimentale, cosa assolutamente indubitabile; è, infatti, una specie di farneticante narrazione concisissima (10 righe in tutto), di amplessi alieni e bambini/Dio.

"Cadbury, il castoro scarso" (Cadbury, the Beaver Who Lacked, '71)

16 pagine-pag.364

decisamente anomalo, all'interno della produzione dickiana (e non credo sia un caso che non sia mai stato pubblicato precedentemente), è una sorta di fiaba, o, meglio, comincia come una fiaba, ma poi, diventa qualcos'altro, direi, più che altro, uno specchio di quella che era la visione della Donna di Dick, così centrale nella sua poetica; davvero struggente, non contiene alcuno degli elementi che caratterizzano la sua restante produzione, ne in quanto a struttura della trama, ne in quanto a temi, tranne, appunto, quello della Donna, decisamente, qui, molto personale; non ci sarebbe da stupirsi se, questo racconto, fosse stato trovato fra le carte di Dick, ovvero se non lo avesse mai voluto spedire ad alcuna rivista od editore.

"L'occhio della Sibilla" (The Eye of the Sybil, '75)

9 pagine-pag.420

un racconto nel quale si riverberano molte delle ossessioni paranoiche tipiche di Dick, ma dalle quali emerge uno dei pensieri che predomineranno le sue ultime opere, e quella "Esegesi", raccolta dei suoi pensieri più improbabili, quello per cui la civiltà occidentale, e più in particolare quella americana sarebbero obnubilate alla verità, secondo una teoria per cui, col passare dei secoli, la Verità si è andata man mano, per così dire, sbiandendo, per, praticamente, essere scomparsa, oggi, dalle menti degli uomini: "La vista è stata loro rubata da mille anni di repressione; sono stati torturati e imprigionati..." (pag.427).

Vi è un forte elemento autobiografico, e quel discorso sulla fantascienza che abbiamo trovato in "Orfeo dai piedi d'argilla": "...la fantascienza era idiota e soltanto i tipi foruncolosi la leggevano.Così io decisi di scriverla senz'altro, perchè i tipi foruncolosi devono avere qualcuno che scriva per loro; non sarebbe giusto scrivere solo per chi ha la carnagione liscia." (pag.424).

"Il giorno che il signor Computer uscì di testa" (The Day Mr.Computer Fell out of its Tree, '77)

7 pagine-pag.429

in cui si racconta del tipico mondo in cui la tecnologia sfugge di mano all'uomo: "Era stata pessima idea fin dall'inizio, nel 1982, quella di affidare ogni meccanismo a un controllo centrale." (pag.430), ma in cui Dick apporta una variante, per così dire, nel suo stile; infatti, si viene a sapere che il motivo del guasto al computer centrale è alquanto strana: "...il Signor Computer è uscito di testa per colpa della sua (del protagonista, una sorta di controfigura di Dick stesso, N.d.A.) mancanza d'amore per la vita." (pag.434).

Il signor Criticabile è, infatti, un "...impiegato di un negozio di dischi..." (pag.433), mestiere che Dick svolse per alcuni anni; anche qui, poi, il discorso sulla fantascienza che abbiamo visto, anche se in toni decisamente più...leggeri: "...il Signor Computer è ancora più balordo del solito. Avrà letto vecchi racconti di fantascienza di Phil Dick..." (pag.429).

Direi senz'altro che questo quarto volume è appetibile, per noi appassionati, quasi quanto il primo, contenente moltissimi inediti, sicuramente più del terzo, che ne conteneva solamente due, e del terzo, in cui ve ne era uno solo; questi due vale la pena di comprarli, quelli....

Completano il volume una bella introduzione di Vittorio Curtoni, che è decisamente un'autorità, in quanto a conoscenza del Nostro, "Ahimè, Philip Dick è morto", a pag.5, e le consuete "Note" di Dick, nelle quali vi sono alcune curiosità direi rilevanti: in quella a "Oh, To Be a Blobel!", c'è una considerazione direi illuminante per capire lo spirito di "The Man in the High Castle": "Una volta Hitler disse che la vera vittoria del nazismo sarebbe stata costringere i suoi nemici, in particolare gli Stati Uniti, a diventare come il Terzo Reich, cioè società totalitarie, per poter vincere." (pag.506); in quella a "The Little Black Box" c'è questa frase, che credo contenga tutta quanta la sua poetica: "Il concetto di caritas (o agape) emerge nei miei scritti come chiave dell'autentico essere umano." (pag.507); in quella a "The Pre-Persons", Dick ci dice che, a seguito della pubblicazione di quel racconto, ricevette molte lettere indignate, da Joanna Russ, femminista dichiarata, da molti privati cittadini e da "...organizzazioni favorevoli all'aborto volontario." (pag.510), cosa di cui non dubitiamo assolutamente.

Sempre dalle "Note", veniamo a conoscenza di vari dati bibliografici che fin'ora non erano a noi disponibili: il racconto "Waterspider" apparve originariamente su "If" nel gennaio, '64, "Retreat Syndrome" apparve nel numero di giugno, del '65, non in quello di gennaio come apprendiamo da "Le voci di dopo", "Holy Quarrel" apparve sul numero di maggio, '66, di Worlds of Tomorrow", "Return Match" su quello di febbraio, '67, di "Galaxy", "Not by Its Cover" nel numero estivo di "The Magazine of Fantasy & Science Fiction", "The Electric Ant" nel numero dell'ottobre '69 di quella stessa rivista, "The Pre-Persons" in quello dell'ottobre '74 sempre di "TMF&SF", "A Little Something for Us Temponauts" nell'antologia "Final Stage", a cura (e questo lo si poteva dedurre), di Edward L.Ferman e Barry N.Malzberg, "The Exit Door Leads In" in "Rolling Stones College Papers" dell'autunno '79, "Rautavaara's Case" nel numero dell'ottobre '80 di "Omni", "I Hope I Shall Arrive Soon" nel numero di dicembre, '80, di "Playboy", col titolo "Frozen Journey", "Viaggio congelato", "Chains of Air, Web of Aether" nell'antologia "Stellar 5", a cura di Judy-Lynn Del Rey, e che "The Alien Mind" apparve in "The Yuba City High Times" del 20/2/'81, oltre a quasi tutte le date di stesura originali.
 
RADIO LIBERA ALBEMUTH
(Radio Free Albemuth, '85), traduzione di Maurizio Nati, "Il libro d'oro" n.90, ed.Fanucci, '96, 252 pagine-22.000 £

È, questo, uno degli ultimi inediti di Dick.

Rimasto tale anche negli States fino alla sua morte, benchè, come si apprende dall'intervista in calce al volume ["Intervista con Philip K.Dick", a cura di Daniel DePrez, anche in "Galassia" n.235, ed.La tribuna, '79], fosse in via di pubblicazione presso la Bantam nel '76, fu riscoperto nel luglio dell'85, e pubblicato dalla Arbor House.

È, per così dire, la prima versione di "Valis", quello che con molta probabilità di non sbagliarsi si può considerare la summa del pensiero dickiano, insieme a "The Trasmigration of Timothy Archer".

Originariamente intitolato "Valisitem A", è la storia del disvelamento, da parte di un satellite alieno proveniente da: "Albemuth...il nome corretto della stella che noi chiamiamo Fomalhaut" (pag.191), in orbita attorno alla Terra, della reale entità del presidente degli Stati Uniti, un presidente che si può individuare come Nixon, ad un ristretto numero di terrestri.

Il satellite è denominato "Valis", che sta per Vast Active Living Intelligent System.

Più in profondità, è la narrazione del conflitto interiore dell'autore che si esplicita, a livello di trama, nell'inserimento, a livello strutturale, tramite la presenza di due personaggi, della dicotomia schizoide in cui viveva, scisso fra una personalità che credeva a determinate cose, ed un'altra per la quale esse erano quello che erano, ovvero un'accozzaglia di idiozie.

Scritto in appena dodici giorni, è forse più leggibile, più avvincente, del successivo "Valis", ma decisamente meno esplicativo di ciò che l'autore voleva esplicitare.

In "Valis", infatti, il corollario di elementi di trama si fa ben più esile, per porre totalmente l'attenzione sul lato teoretico del pensiero dickiano.

In effetti "Valis" è il tentativo di rendere in forma di romanzo un'incredibile numero di fogli sui quali Dick aveva cercato di esporre la propria convinzione religiosa personale; "Esegesi", la intitola, ed occupò un gran numero di anni della sua vita.

Questo è, decisamente, di molto più facile lettura, anche se alcuni concetto base del Dick-pensiero sono stati poi esposti più ampiamente ed argomentatamente in "Valis", benchè due o tre passaggi essenziali vi si ritrovino praticamente invariati.
 
SE QUESTO MONDO VI SEMBRA SPIETATO, DOVRESTE VEDERE COSA SONO GLI ALTRI
(The Metz Speech, '77), Piccola bibliteca morale n.6, ed.E/o, '96, traduzione di Alberto Cristofori; 71 pagine-8.000 £

Veramente molto importante per capire il senso dell'opera di Dick, è, praticamente, una lungo atto di costrizione dello scrittore nei riguardi nei suoi lettori, uno sfogarsi del senso di colpa che lo tormentava, per propinare, attraverso i suoi scritti, idee che, in seguito, aveva capito essere non solamente strampalate, ma potenzialmente dannose.

Parla prima del suo concetto, molto particolare, di universi paralleli, dando ad intendere che, ovviamente, è un'idea balzana: "Non ce ne può essere una (di spiegazione razionale-scientifica degli universi paralleli, N.d.A.) perchè naturalmente, come tutti sappiamo, una tale ipotesi è solo una premessa romanzesca; nessuno di noi, nel pieno delle sue facoltà, considera neppure per un istante l'idea che tali universi alternativi esistano realmente. Ma ammettiamo, solo per scherzo, che essi esistano." (pag.24-5), ma poi, progressivamente, passando a parlare di altre sue opere, comincia a scivolare, e, comincia a parlare di rivelazioni, in tono quasi messianico.

E rivela, cosa che già sapevamo, che le sue opere lui le ha scritte credendo a quello che scriveva, erano autobiografiche, descrivevano sue esperienze reali.

E, questo, come in molte sue opere; ed è proprio di ciò che egli, probabilmente, si sentiva in colpa: il suo era un senso di colpa dovuto al fatto di aver intenzionalmente ingannato i suoi lettori sulla natura di ciò che scriveva.

In sintesi, direi che qui finalmente Dick riesce ad esprimere, uscito dal tunnel della droga e, probabilmente, resosi conto che nella stragrande maggioranza delle sue opere non aveva che veicolato la sua paranoia acuta, il suo sfasamento dei normali parametri spazio-temporali, questo suo senso di colpa.

Si rende conto, cioè, che la sua opera, in un qualche modo, può aver ostacolato il normale evolversi degli avvenimenti verso un normale miglioramento, cioè, appunto, che era lui che era sfasato, e non il resto del mondo; è proprio questa presa di consapevolezza che il divenire dell'essere è sostanzialmente diretto, naturalmente, verso un'evoluzione positiva, che, probabilmente, lo ha fatto guarire

Ciò, ovviamente, deve avergli provocato dei non modesti, come dicevamo, sensi di colpa che qui, in parte, riesce a comunicare: "E forse nei miei romanzi e nei miei racconti ho fatto male spingendovi a ricordare." (pag.71)

Il volume è introdotto da Stefano Benni, con un intervento precedentemente apparso in "Linea d'ombra" del gennaio '92.

Il saggio apparve, originariamente, in "L'Année 1977-78 de la S.F. et du Fantastique" (Juilliard, '78), a cura di Jacques Goimard, e successivamente, in "PKDS Newsletter" n.27, agosto '91.

È compreso anche in "Mutazioni", "Interzone", ed.Feltrinelli, '97.
 
UBIK-LA SCENEGGIATURA
(Ubik, ’74), traduzione di Gianni Montanari, "Economica tascabile" n.81, ed.Fanucci, ’98, 506 pagine (con "Ubik" il romanzo), £ 9.900 

E dunque, finalmente, anche questa sceneggiatura che Dick trasse da quel suo famosissimo romanzo, giunge anche a noi.

È, come forse saprete, una sceneggiatura che non venne mai realizzata, per dei motivi non troppo chiari che, comunque, vengono abbondantemente spiegati nella prefazione di Paul Williams.

E, è una sceneggiatura estremamente sui generis; non vi è la benché minima indicazione, per il regista, quelle che vi sono in tutte quante le sceneggiature che si rispettino, mentre, invece, vi sono un’infinità di brani in cui Dick, evidentemente, si lascia prendere la mano, e si mette a raccontare come se stesse scrivendo un romanzo.

Sempre Williams, infatti, ci dice che Dick aveva pochissima esperienza, in questo genere di scrittura: "...aveva lavorato su qualche testo radiofonico negli anni cinquanta, e aveva scritto...la trama di un episodio della serie televisiva "The Invaders"..." (pag.9).

Nonostante i cinque anni che intercorrono fra la pubblicazione del romanzo e di questa, e, soprattutto, essere stata scritta dopo quell’esperienza trascendentale che gli trasformò la vita, Dick lascia praticamente invariata la trama, e, come giustamente fa notare Powers nella premessa, ne risulta: "...una storia rielaborata, e al tempo stesso una storia presentata in modo più diretto di quello che poteva offrire la forma del romanzo." (pag.22).

Interessante un’osservazione sulla modalità dello scrivere sceneggiature, sempre dalla prefazione di Williams, che, appunto, contiene anche un breve estratto da un’intervista:

"Quando stavo scrivendo la sceneggiatura, ho capito di avere un piccolo schermo in testa, e la gente ci cammina dentro.
(...) Finché non ho cominciato a lavorare sulla sceneggiatura, non mi ero mai reso conto di essere costretto a visualizzare, e a quel punto mi accorsi che non dovevo farlo perché lo stavo già facendo, non conoscevo altri modi." (pag.11).

Oltre alla prefazione e alla premessa che abbiamo detto, c’è anche una divertente ingerenza di un politico; infatti, prima di tutto, c’è una, incredibile, introduzione di...Sergio Cofferati!

Assolutamente imperdibile per chiunque sia un appassionato del grande di Chicago.
 
VALIS
(Valis, ’81), in "La trilogia di Valis", ed.Interno giallo/Mondadori, traduzione di Delio Zinoni, 196 pagine-32.000 £

L'intero volume, comprendente anche "Divina invasione" (The Divine Invasion, '81) e "La trismigrazione di Timothy Archer" (The Trasmigration of Timothy Archer, '82)

Finalmente anche "Valis" e "La trasmigrazione...", opere conclusive di Philip K.Dick, sono state rese disponibili nella nostra lingua.

"Valis" è uno strano romanzo; sempre che di romanzo si possa parlare.

In effetti è una via di mezzo fra il romanzo ed il trattato filosofico.

E sono proprio le idee e le illuminazioni di un immenso trattato filosofico che Dick ha scritto quelle che ha voluto qui trasporre in forma romanzata, per poter essere accessibili ad un pubblico più vasto...o ad un qualche pubblico, per lo meno.

Queste idee ed illuminazioni derivano da un'esperienza reale che Dick ha vissuto nel '74, di un'entità che lo ha invaso, parlandogli e rivelandogli varie verità.

Il romanzo è quindi un tentativo dell'autore di cercare di capire che cosa gli sia successo in quell'occasione, nella forma a lui, romanziere, più congeniale.

Ma quello che ne risulta non è, appunto, del tutto un romanzo; vi sono lunghe parti in cui la narrazione vera è propria è nulla, e in cui invece si fa della filosofia pura.

Solo gli ultimi capitoli sono di vera e propria narrazione; i primi ne contengono un po', anche se poca, e quelli centrali alcuna.

Il protagonista, Horselover Fat, traslitterazione di Philip Dick, è esattamente l'autore stesso, in uno sdoppiamento patologico che si verrà a ricomporre, arrivando all'equilibrio: "Io sono Horselover Fat, e sto scrivendo in terza persona per amore di obiettività"(pag.23).

In effetti, è proprio la storia della guarigione di Dick, del suo essere tornato alla normalità una volta uscito dall'abisso della droga: "Non vi è accesso a Dio attraverso la droga; questa è una bugia smerciata da gente con pochi scrupoli."(pag.29).

La Palusci ["Alla ricerca della sorella perduta: Philip K.Dick e l'immaginario femminile", in "Il sogno dei simulacri", "La città e le stelle" n.7, ed.Nord, '89, pag.90], fa notare che : "...Gloria Knudsen si suicida all'inizio di Valis (1981) e lascia nello sconforto Horselover Fat: Come ha precisato Dick: "il tentativo di trovare mia sorella perduta è stato per decenni la storia della mia vita e si può trovare in Valis.E' uno dei temi di Valis".

Dick ebbe una sorella gemella Jane, morta a soli 40 giorni di vita di denutrizione.

Io ho ritrovato questo soprattutto in questo passaggio di una delle citazione del "Tractatus. Cryptica scriptura", che fa da appendice al romanzo: "La mutevole informazione che noi percepiamo del Mondo è una narrazione in via di svolgimento. Racconta della morte di una donna (corsivo mio).Questa donna, morta molto tempo fa, era una delle gemelle primordiali."(pag.44).

Quell'esperienza ebbe, prevalentemente, un carattere teologico, e le disquisizioni filosofiche vertono infatti più che altro proprio su Dio: "...Dio...è un nome arcaico dato a tale entità dalle società del passato, e dalla gente che ancora oggi è prigioniera di un pensiero anacronistico. Abbiamo bisogno di un nuovo termine, ma ciò con cui abbiamo a che fare non è nuovo."(pag.112).

Direi che forse questo un po' il fulcro della questione, di ciò che Dick ci vuol comunicare: un nuovo tipo di intendere ciò che è il sacro, la religiosità; ma forse per nulla nuovo, ma solamente molto diverso da quello che intendiamo oggi in occidente.

Si fa molto riferimento a Siddharta, ed è proprio il riferimento esatto.

E' un tipo di religiosità alla Siddharta quello che vi si esprime.

Valis (Vast Active Living Intelligent System) è un IA, Intelligenza Artificiale, come il cyberpunk ci insegna, una "...rete di comunicazioni inter-sistemi...(che) si estende fra le stelle, collegando tutti i sistemi stellari con Albemuth...(...)E' ancorato qui sulla Terra, letteralmente ancorato. Ma dal momento che per esso spazio e tempo non esistono, VALIS può essere in qualsiasi tempo e in qualsiasi luogo desideri. E' qualcosa che hanno costruito per programmarci dalla nascita; normalmente trasmette brevissime raffiche di informazioni ai bambini appena nati, imprimendo nel loro cervello istruzioni che filtreranno dall'emisfero destro a intervalli stabiliti nel corso della loro vita, negli appropriati contesti situazionali."(pag.166).

Il novum specifico dell'opera si individua, quindi, nella verità escatologica che la realtà di VALIS rivela: Noi tutti veniamo da Albemuth. Questa atmosfera ci avvelena e ci rende dementi. Perciò loro, quelli che sono rimasti nel sistema di Albemuth, hanno costruito VALIS e l'hanno mandato qui per trasmetterci informazioni razionali, per contrastare la patologia creata dalla tossicità dell'atmosfera.(...)...eravamo dei costruttori tanto abili da poter costruire un labirinto con una via d'uscita, ma che mutava costantemente in maniera che, malgrado la via d'uscita, in effetti non c'era per noi via d'uscita perchè il labirinto (questo mondo) era vivo. Per rendere il gioco vero, qualcosa di più che un esercizio mentale, decidemmo di perdere le nostre facoltà eccezionali, di abbassarci di un intero livello. Questo, sfortunatamente, comportava anche una perdita di memoria...la perdita della conoscenza delle nostre vere origini. Ma cosa peggiore, ed è qui che noi in un certo senso riuscimmo a sconfiggere noi stessi, a concedere la vittoria al nostro servitore, al labirinto che avevamo costruito..."(pagg.167-168).

In conclusione, un romanzo decisamente molto interessante, ma forse un tantino al di sopra delle capacità del lettore medio di Sf; Dick spesso si è lamentato del fatto che la Sf sia quella letteratura di serie B che un po' tutti considerano.

Dice delle cose molto importanti; è di lettura molto difficile, spesso risulta tedioso, ma se lo si riesce ad afferrare, risulta davvero molto rivelatore.

Altri contributi critici:

L'UOMO DAI DENTI TUTTI UGUALI
(The Man Whose Teeth Were All Exactly Alike, '60), "AvantPop" n.6, ed.Fanucci, '99, traduzione di Vittorio Curtoni, 315 pagine-16.000 £

In questo romanzo mainstream di Dick del ’60, ma pubblicato postumo nell’’84, non troviamo molte delle caratteristiche che siamo soliti trovare nei romanzi di Sf del Nostro.

Di quelli, solamente, direi, rimane quel risentimento di fondo che li pervadeva, e che, qui, risulta essere, per così dire, molto più marcato.

Come ben dice Dario Voltolini nella postfazione, "Scontri", infatti, la narrazione procede lenta, senza quei picchi che contraddistinguono la narrativa Sf: "Il cristallo dei rapporti agonistici fra le varie parti in gioco...ruota lentamente.Non ci sono accelerazioni nella corsa verso il buio, così come (meglio:quindi) non ci sono rallentamenti." (pag.313).

Il pessimismo di fondo di Dick si esplica, quindi, qui, con maggiore virulenza che nei suoi romanzi di Sf, dove, ad allegerirlo, c’erano le sue mirabolanti invenzioni e trovate, che lo stemperavano alquanto: "...la possibilità dell’orrore alla fine diventerà in un modo o nell’altro la realtà dell’orrore....l’orrore è una caratteristica del futuro, del luogo in cui tutti stiamo andando." (idem).

Di Sf se ne parla, e solamente di straforo, una sola volta, ma nella quale mi pare di poter riscontrare quello che Dick, così come altri, dovette sopportare per essere uno scrittore di Sf, il disprezzo delle persone comuni: "L’anno prima, come scherzo del club, Dombrosio aveva preparato maschere e costumi da invasori spaziali, persino un disco volante che Timmons aveva trasportato col camion a Drake’s Landing.Di notte avevamo scaricato in mezzo a un pascolo i costumi e le maschere, armati delle pistole spaziali comperate al drugstore, in quattro avevamo salito i gradini esterni della casa dove si radunavano gli ufologi.

(...)

"Ma io nutro solo disprezzo per quei fanatici dei dischi volanti"" (pag.82).

In un certo qual senso, però, anche questo romanzo lo si potrebbe considerare di Sf; infatti, ha il suo bravo novum, e anche abbastanza originale; vi si immagina, infatti, che l’uomo di Neanderthal, in un qualche modo, attraverso i secoli, sia giunto fino a noi (""Allora negli uomini del giorno d’oggi potrebbe esserci sangue Neanderthal."" (pag.85))...ma, fino ad un certo punto, e, poi, subentra la sospensione del giudizio, fra un’ipotesi razionale ed una fantastica.

In un certo senso, quindi, si ha una sorta di ribaltamento, non più il reale nel quale si viene ad inserire un’ipotesi fantastica, ponendo il/i protagonisti nella sospensione del giudizio (così come il lettore), ma, appunto, l’inverso.

Da un punto di vista psicologico, è molto evidente che qui Dick ha riversato molto del suo risentimento nei confronti, per così dire, di tutte quelle persone che, per un verso o per l’altro, lo irridevano: ""Si può capire dai denti che tipo di retroterra abbia una persona.Se hanno denti storti, nessuno se ne accorge, e tanto meno si pensa di spendere migliaia di dollari per raddrizzarli." (pag.141).

Il tema di fondo, infatti, è quello del razzismo, così fortemente vissuto, negli States.

C’è poi da dire che anche qui si trova la tematica della precarietà dei rapporti di coppia, sentiti come quel qualcosa di enormemente importante che sono, ma non vissuti bene, pienamente.

Per quanto riguarda il titolo, così strano, è semplicemente un riferimento alla dentatura, appunto, dei Neanderthal, che, pare, l’avessero alquanto differente dalla nostra: "I denti sono un tutto unico, indifferenziato...I denti sono tutti esattamente uguali!" (pag.186).

E, così, ora, le opere del Nostro che rimangono ancora da tradurre restano veramente poche, anche in ragione dell’annunciata uscita di quella di "In Milton Lumky Territory" per i tipi della Feltrinelli.
 
 
NICK E IL GLIMMUNG
(Nick and the Glimmung, '89), "Junior" n.41, ed.Mondadori, '94, traduzione di Ivla Tron, edizione originale: (Galluncz,'89), 141 pagine-10.000 £

È, questo, un juveniles che Dick scrisse negli anni '60, ma che è rimasto inedito fino all'88, ritrovato fra i suoi scritti nel lavoro di ricerca editoriale avvenuto dopo la sua morte.

È assolutamente anomalo, all'interno della sua produzione; non contiene alcuno degli elementi che caratterizzano la sua opera, ma è un delicato raccontino educativo per bambini, direi, in età già scolare, divertente, lineare al massimo, scorrevolissimo e veramente leggibile in un batter d'occhio.

Inoltre è ottimamente illustrato da Paul Demeyer, i cui bei disegni sono stati riprodotti, credo fedelmente, dall'edizione originale.

La trama è davvero minima, e, appunto, rivolta ad un pubblico infantile (anche i caratteri di "Junior", ovviamente, sono belli grandi!!); principalmente si punta su tema del doppio, chiamando in causa il classico "L'invasione dei trifidi" di John Wyndham, con i mitici baccelloni, per fare un discorso, direi, di avvertimento alle giovani generazioni sul pericolo di poter non essere più se stessi.
 
IN TERRA OSTILE
(In Milton Lumky Territory, '58), traduzione di Daniele Brolli, "Vertigo" n.614, ed.Einaudi, '99, 263 pagine-15.000 £; edizione originale: (Dragon Press, '85)

Nei primi anni della sua carriera, Dick scrisse, oltre alle opere di fantascienza che sappiamo, anche alcuni romanzi maenstream, che rimasero, però, inediti, anche se pare che qualcuno lo riuscì a vendere, fino alla loro riscoperta postuma, quando, cioè, si iniziò a rivalutare la sua opera.

E così, ecco che Einaudi ce ne propone uno, dopo che la Fanucci ha fatto lo stesso con un altro, quel "The Man Whose Teeth Were All Exactly Alike", del '60 (vedi).

Gli altri, per il momento non tradotti, sono "Gather Yourself Togheser", del '49 (5), "Mary and the Giant", del '53 (2), "The Broken Bubble", della metà degli anni '50 (3), "Puttering About in a Small Land", del '57 (4) e "Humpty Dumpty in Oakland", del '60 (5).

Brolli, nella postfazione, dice di come Dick si sia sempre tenuto molto distante dalla letteratura maenstream, e di come, anche nei suoi romanzi che lo sono, si sentano degli echi fortissimi di quel suo modo di scrivere, così incredibilmente immaginifico, che lo ha contraddistinto.

E, in effetti, qui, quello che risalta maggiormente è proprio, nella piattezza quasi insopportabile della narrazione, nel finale, una specie di salto, in cui si dice di una sorta d'intento dello scrittore: "Credo che scriverò quello che succederà…Immaginerò il futuro tra qualche mese.Ancora di più: tra diversi anni." (pag.245), che segue ad una scena nella quale il protagonista, ancora bambino, è in classe con la professoressa con la quale si è sposato e ha vissuto le traversie di tutto il romanzo.E dove, quella, dice: "Voglio che immaginiate di fare un viaggio verso est, a New York.", cosa che Bruce non vuole fare: "Perché non vuoi scrivere di New York?"-"Non ci sono mai stato…"(…)"Pensa solo a come sarebbe" (Idem-le sottolineature sono mie), in cui mi pare di poter scorgere una sorta di recriminazione contro l'incapacità ad immaginare, di fare quel qualcosa che è alla base della Sf, porsi, appunto, la domanda "come sarebbe se…".

La storia che vi si racconta, infatti, è quanto di più scialbo si possa…immaginare; un rappresentante, in viaggio per affari, incontra una sue ex insegnante, i due si innamorano, si sposano, mettono su un'impresa, che fallisce per il maldestro senso degli affari di lui.

Il tutto condito di qualche, sparuta, spruzzatina di psicoanalisi decisamente un po’ forzata.

Il Brolli dice che, come molti dei personaggi dei romanzi fantascientifici del Nostro, anche Bruce agisce in uno scenario che: "…gioca un ruolo ineluttabile, soverchiante, e non lascia scampo ai protagonisti.", che, qui, diventa "…una trappola da cui non si esce.L'unica soluzione è arrendersi alle sue regole." (pag.261).

E che ha uno "…stile ordinario spesso minato da un lessico limitato e da un linguaggio anonimo." (pag.260), cosa sulla quale non si può assolutamente non essere d’accordo.

Una parte dell'ultimo paragrafo mi pare piuttosto significativa a riguardo di quanto ho detto precedentemente; Bruce, in un happy end anch'esso piuttosto anomalo, in Dick, nel quale il fallimento è stato rimediato, si addormenta sul divano, accanto alla figlia (non sua), che stà guardando la televisione: "Le avventure subacquee, la lotta per la sopravvivenza del sottomarino contro oscuri mostri marini e mine atomiche sovietiche e poi i cowboy e gli astronauti e gli investigatori e tutte le interminabili e fracassone avventure western…" (pag.256), in cui il riferimento esplicito ai generi, e alla loro fruibilità, e quindi, commercializzazione, accanto a quel "lotta per la sopravvivenza", che è stato, poi in fondo, il tema vero di tutta la storia che ha raccontato, mi pare, la dicano lunga.

Dick, infatti, ha, per la maggior parte della sua vita, dovuto realmente combattere per la sopravvivenza, e, forse, questo suo tentare di scrivere romanzi veri era un tentativo di darsi una connotazione che non fosse solamente di scribacchino di quel sottogenere, allora assolutamente non considerato.

NOTE: (1)-Edizione originale: (Wcs Book, '74); ve ne sono due estratti in "Mutazioni", "Interzone", ed.Feltrinelli, '97, nella traduzione di Gianni Pannofino, pag.35

(2)-Edizione originale (Arbor House, '87), edizioni inglesi: (Ultramarine Publishing, '87, in tiratura limitata), (Gollancz, '88), (Grafton Books, '89)

(3)-Edizione originale: (Arbor House, '8?)

(4)-Edizione originale: (Academy Chicago)

(5)-Edizione originale: (Gollancz,'86),edizione inglese: (Grafton Books), ultima (Paladin,'88) se stessi


speciale Philip K. Dick

Mondo - Ultimi arrivi - Autori - Argomenti - Testi in linea - Speciali
Premi della SF - IntercoM rivista - Collegamenti - Ansible