Dan Simmons
Dan Simmons è uno scrittore sorprendente e di difficile collocazione all'interno delle etichette letterarie: non solo riesce a produrre opere di valore nei generi più svariati (fantascienza, fantasy, horror...), ma tutto il suo lavoro ha grossi agganci con i classici della letteratura mainstream. I più evidenti:

The Hollow Men è legato tematicamente a Dante e T.S.Eliot con una struttura che si basa su quella dell'Inferno; Hyperion deve la sua struttura a I Racconti di Canterbury e insieme a The Fall of Hyperion fa un esame dei temi cari a John Keats e si pone le stesse domande che il poeta si pone nei poemi omonimi; Carrion Comfort deriva il titolo e molti temi da una poesia di Gerard Manley Hopkins e un suo racconto del 1993, The Great Lover, trae spunto e forza dalla produzione dei "poeti della guerra" morti quasi tutti nelle trincee durante la prima guerra mondiale.

Nato nel 1948, si è lauretao nel 1971 e si è poi dedicato per circa dieci anni all'insegnamento. Durante questo periodo ha scritto alcuni racconti, li ha spediti alle riviste e questi sono stati accettati. Non ne ha pubblicato nessuno perchè tutte le riviste chiudevano per motivi economici prima di riuscire a pubblicare le sue opere. Sul punto di abbandonare ogni sforzo per diventare uno scrittore professionista, fu incoraggiato da Harlan Ellison che nel 1982 lo iscrisse ad un concorso con il racconto The River Styx Runs Upstream che poi vinse. Tre anni dopo un suo romanzo, Song of Kali, vinse il World Fantasy Award.

Da allora la sua carriera non ha conosciuto soste e ha pubblicato oltre dieci romanzi, due antologie e due libri sulla scrittura. Ha vinto un premio Hugo, due World Fantasy Award, un Theodore Sturgeon Award, otto Locus Award, un British Fantasy and Science Fiction Award e quattro Bram Stoker Award.

Senza dubbio, nonostante la pubblicazioni di altri ottimi romanzi, la fama di Simmons è dovuta ai due romanzi dedicati al pianeta Hyperion (Hyperion e The Fall of Hyperion) conosciuti anche col nome collettivo di Hyperion Cantos, ai quali recentemente ha aggiunto altri due volumi, Hendymion e The Rise of Hendymion.



Recensioni di Marcello Bonati

IL CANTO DI KALI
(Song of Kali, '85), iperFiction, ed.Interno giallo/Mondadori, '93-traduzione di Lidia Perria-© by Dan Simmons-262 pagine-28000 lire
Altri contributi critici.recensione di in "In libreria", "Urania" n.1212, ed.Mondadori, '93, pag.207

Ha vinto il World Fantasy Award ('86), ma è un fantasy molto particolare, non certo quello a cui siamo soliti accostare quel termine.

È, per struttura portante, un giallo; il genere a cui senz'altro lo si può attribuire è il Dark Fantasy, un fantasy cupo, con forti connotazioni horror: "...indossava stracci grigi che avrebbero potuto essere resti di un sudario. I denti scintillavano in un involontario sogghigno spastico... le labbra erano consumate, fatta eccezione per alcuni polipi slabbrati di carne viva. Il naso era quasi scomparso, apparentemente mangiucchiato fino a ridursi a una membrana squamosa umida e pulsante di tessuto vivo... chiazze squamose interrompevano in modo irregolare il cuoio cacapelluto. cappeluto...L'orecchio sinistro era una massa informe... Una pozza di sangue scuro si era già raccolta in un fiotto continuo scorrendo da bocca, orecchie e narici."(pag.168-9-190).

Ambientato a Calcutta ("uno scarafaggio semischiacciato di città"... una vecchia cortigiana moribonda circondata da bambole di ossigeno e bucce d'arancia marce."(pag.113)), è, in breve, la storia della ricerca, da parte di un giornalista, di un manoscritto di un poeta che si credeva defunto, ma che pare non esserlo, con di mezzo una setta segreta e fuorilegge di adoratori della dea Kali: "Kapalika... una setta bandita dalla legge, legata al mondo della criminalità cittadina e ritenuta rea di offrire sacrifici umani alla sua folle divinità."(pag.158).

Ciò che si vuol significare è la contrapposizione fra le forze del Bene e quelle del Male, cosa tipica del fantasy, ma che qui viene fatta molto più sofisticatamente che nei tipici romanzi di quel genere.

Il Male qui è la Volontà di Potenza di nietzchiana memoria portata ai suoi epigoni più deleteri: "Esiste solo il "potere"potere. Il potere è l'unico, grande principio organizzatore dell'universo... il potere è l'unica realtà "a priori"a priori. Ogni violenza è un tentativo di esercitare il potere. La violenza è il potere."(pag.176), mentre il Bene è la ricerca del proprio equilibrio interiore.

Interessante un accostamento di scene oniriche sadomaso alla farneticante esposizione della Volontà di Potenza: "Avevo nove, dieci anni. Sarah aveva sette, otto anni. Nei boschi vicino al limite della riserva forestale. "Abbassa i calzoncini. Subito!"... Schiaffeggiarla suo viso. Una volta. Due. Il fiotto di lacrime e la lenta obbedienza. Le mie dita che lasciavano segni rossi sul suo braccio sottile...l'eccitazione terribile, totale. Nonterribile,tiotale.Non solo per la vista della sua pallidi nudità e per la sua strana intensità sessuale. No, non solo per quello. Era la sua assoluta impotenza. La sua sottomissione. Potevo fare tutto quello che volevo. Tutto quello che volevo."(pag.176-7);personalmente ritengo che il sadomasochismo sia un buon modo di sublimare i propri istinti di sopraffazione, così come quelli di sottomissione; anche nell'essere sottomessi, diceva Nietzsche, vi è Volontà di Potenza.

Alla Volontà di Potenza degenerata si accosta, inevitabilmente, una tendenza ad assecondare la spinta entropica dell'universo: "Ogni violenza è potere. "Lei" è questo potere. Non conosce limiti. Il tempo non ha significato per Lei. Il dolore Le porta l'odore soave del sacrificio. Questa è la "Sua" era. Il "Suo" canto non conosce fine. Il "Suo" tempo è tornato ancora una volta..."(pag.189).

Se questo è il significato simbolico, ciò che lo esplicita nel testo, la dea Kali, ha un aspetto si terrificante, ma anche...erotico:"...Kali era nuda...non semplicemente svestita, ma sfacciatamente ignuda...coperta solo dal manto dell'oscurità...I seni erano coronati da capezzoli rossi, l'inguine era scuro e la lingua era di un cremisi intenso. I lunghi denti erano bianchi, bianchissimi nella penombra, e gli occhi socchiusi ci osservavano..."(pag.64-7).

Divertenti due accenni "critici" ad altrettante opere fantascientifiche: "...romanzi-spazzatura di Stephen King..."(pag.50), e:"...filmetto da adolescenti idioti..."Guerre stellari"..."(pag.105).

Scivolando verso l’incubo
(Vexed to Nightmare by a Rocking Cradlle,’86)
[in “Isaac Asimov Science Fiction Magazine” n.2,ed.Telemaco,’93,192 pagine, £6.000. traduzione di Roberto Di Meglio, originariamente apparso in “Isaac Asimov’s Science Fiction Magazine”, dicembre ’86,6 pagine,pag.109]
molto breve, narra di un mondo post atomico, o, comunque, post disastro, ”...il Grande Errore del ’96...”, in cui una sorta di profeta va di città in città a diffondere la parola del Signore, anche se con qualche distorsione.
Il racconto è basato sulla dicotomia conoscenza/illusione; l’uomo disilluso, o, quanto meno, colto, e una bambina che crede ancora in Babbo Natale.
Il finale è una sorta di ritorno, incredulo e sognante, dell’uomo disilluso, all’illusione.

DANZA MACABRA
(Carrion Comfort, '89), iperFiction, ed.Interno giallo/Mondadori, '92-traduzione di Piero Cavallari-© by Dan Simmons-751 pagine-29000 lire
Altri contributi critici
recensione di Roberto Genovesi, "L'eternauta" n.108, Comic art, '92, pag.21
recensione di Mirko Tavosanis, "Intercom" n.126/127, '92, pag.41
recensione di Eleonora del Poggio, "Il paradiso degli orchi" n.8, '94-'95, pag.76
recensione di Errico Passaro, "L'eternauta" n.143, Comic art, '95, pag.89

Ha vinto il premio Locus '90, nella sezione romanzo horror, e il Bram Stoker award, ed è davvero bellissimo.

La narrazione procede senza esitazioni, corposa, avvincente, ed è davvero impossibile stancarsene, per quanto la mole sia onerosa.

Ci sono i vampiri della mente, poche persone dotate di poteri parapsicologici eccezionali, che riescono a controllare totalmente la volontà di chiunque vogliano.

E chi gli da la caccia per sterminarli.

Su questo fragile assunto di base Simmons riesce a costruire una storia appassionante, ricca di spunti di riflessione, in uno stile "alto", sia per quanto già detto, che per la caratterizzazione dei personaggi e le descrizioni, che sanno rendere emozioni ed emozioni magistralmente.

Esemplare quella della strega-vampiro: "La cosa nel letto era stata una donna I capelli le erano caduti a ciocche, ma quelli che restavano erano stati sapientemente pettinati sicché erano sparsi sull'enorme cuscino come una corona di luce bluastra. l viso era vecchio, raggrinzito, coperto di piaghe e solcato da rughe profonde, con la parte sinistra flaccida come una maschera di cera avvicinata troppo a una fiamma. La bocca sdentata si aprì e si richiuse come le fauci di una tartaruga centenaria. L'occhio destro si muoveva costantemente in modo inconsulto, guardava il soffitto e poi roteava all'indietro facendo scomparire la pupilla, assumendo le sembianze di un uovo infilato in un teschio, coperto da una linguetta di pergamena ingiallita."(pag.614).

Questi vampiri non sono i vampiri a cui la letteratura fantastica ci ha abituati, non si uccidono con i metodi tradizionali: "Gli infiliamo un paletto nel cuore. Gli infiliamo un paletto nel cuore , gli stacchiamo la testa e gli riempiamo la bocca di aglio."(pag.190);essi sono dei "diversi" in senso lato, prevalentemente psichico:"...tutto lascia pensare che questi vampiri della mente sono territoriali come suggerisce il loro uso primitivo dell'ipotalamo.
(...) La loro abilità parapsicologica è una maledizione che non permette loro di andare oltre il livello caratterizzato dalla pretesa di ottenere gratificazioni immediate.
(...)In termini evolutivi sono dei superuomini. Da un punto di vista dello sviluppo psicologico sono dei ritardati. In termini morali sono subumani."(pag.610-11).

Nel finale c'è una scena che non può non ricordare lo stilema horror della Casa che brucia, tipico elemento catartico.

Il romanzo è l'ampliamento di un racconto precedente, dallo stesso titolo originale, e tradotto da noi come "Nefasto gioco di morte" (Carrion Comfort, ’82). [ '82, in "Vampiri" (Blood is not Enougn, '89), a cura di Ellen Dallow, Inverno horror, '92, ed.Mondadori, '92-traduzione di Lydia Di Marco-© by Dan Simmons e, '83, by Omni Publications International- introduzione di Ellen Dallow, 44 pagine, pag.11]

Nella postfazione al racconto dell'autore ci sono delle interessanti annotazioni su :"...il mito del vampiro...";"...pochissimo è stato detto sulla semplice attrazione del "controllo""(pag.54).

E' basato anch'esso sull'abilità" che un gruppo di giovani vampiri esercita nella moderna America.

Le considerazioni sulla violenza della società moderna, sviluppate più ampiamente nel romanzo, sono già comunque contenute anche nel racconto: "Avevo un televisore, ma durante il periodo più violento della guerra in Vietnam decisi di venderlo. Quelle visioni frammentarie di morte, rese impersonali dalle telecamere, non significavano niente per me.(...)Quando la guerra e il conteggio televisivo quotidiano dei corpi ebbe fine, queste stesse masse chiesero altra violenza, sempre di "più", e gli schermi cinematografici e le strade di questa dolce e morente nazione hanno provveduto con una abbondanza massiccia mediocre."(pag.23), invero molto ballardiano.

Evidente la contrapposizione tra chi la violenza del controllo la esercita per necessità (il vampiro):"Allo stesso modo degli esseri umani di cui si nutriva, il vampiro rispondeva alle sue oscure pulsioni. Ma a differenza delle sue meschine prede umane, il vampiro portava i suoi sordidi scopi alle sole possibili conclusioni che potevano giustificare tali azioni: il raggiungimento dell'immortalità."(pag.30, nel romanzo; quasi con le stesse parole nel racconto, e non solo per la traduzione, pag.30), e chi invece per puro piacere sadico, per incapacità di controllare i propri istinti bestiali:"...non capisco se in giro c'è tanta altra gente dotata dell'Abilità oppure se questo mattatoio è semplicemente il moderno stile di vita.(...)Senza l'Abilità, perfino coloro che si nutrono di vite umane non possono assaporare il flusso di emozioni che intercorre tra il carnefice e la vittima...(pag.24, nel romanzo; come per l'altra citazione, pag.22-23 nel racconto).

Sempre nella postfazione al racconto l'autore dice di alcune opere ispiratrici: ""Nefasto gioco di morte" ha la sua genesi in una moltitudine di fonti...una scena (del, n.d.a.) "Dracula" del 1931 (con, N.d.A.) Bela Lugosi (...) E naturalmente ogni racconto o romanzo che tratti dei poteri extrasensoriali di controllo deve riconoscere la paternità di questo genere a (Troppo poco, 1956) di Frank M.Robinson."(pag.55).

Il racconto, con qualche modifica, occupa i primi tre capitoli del romanzo.

Della produzione horror di Simmons sono stati tradotti altri quattro racconti:

HYPERION
(Hyperion, ’89) iperFiction, ed:Interno giallo/Mondadori, '91-traduzione di G.L.Staffilano-© by Dan Simmons-422 pagine-25000 lire
Altri contributi critici

"Osservatorio", di Danilo Santoni, "Intercom" n.113/114, '90, anche per "La caduta..."
recensione di Errico Passaro, "L'eternauta" n.102, Comic art, '91, pag.54
recensioni di Mirko Tavosanis e Fabio Gadducci, "Algenib notizie" n.12/13, '91, pag.28 e 29
"News", di Boris Vani, "Cyborg" n.2, ed.Star comics, ’91, pag.2
"Hyperion al quadrato", di AWF, "Ufo", suppl. a "Uscita di sicurezza" n.9, ’93, pag.13
recensione di Giangiacomo Gandolfi, "Il paradiso degli orchi" n.5, '94, pag, 68

Ha una struttura molto particolare che ricalca quella del "Decamerone", poi ripresa da Chaucher ne i "Racconti di Canterbury", e cioè quella di un gruppo di persone che si raccontano vicendevolmente le proprie storie, cosa li ha portati in quel luogo: "Sembrerebbe che le nostre ragioni per tornare su Hyperion siano così valide che perfino la chiesa Shrike e i servizi segreti probabilistici dell'Egemonia sono d'accordo sul fatto che meritiamo di tornarvi - disse. - Alcune di queste ragioni, le mie, per esempio, sembrano di pubblico dominio, ma sono sicuro che nessuno, tranne chi siede a questo tavolo, conosce ogni singolo motivo. Propongo che ciascuno racconti la sua storia, nei pochi giorni che ci restano."(pag.23).

Qui, sono i racconti di sette pellegrini che stanno compiendo, appunto, un pellegrinaggio verso le Tombe del Tempo, custodite da una sorta di divinità, lo Shrike, sul pianeta Hyperion.

In questo primo volume vi sono, appunto, quasi unicamente queste narrazioni, intercalate da brevissimi excursus nel piano dei narratori.

Di realmente cyberpunk non vi è, però, moltissimo.

Solo ne "Il racconto dell'investigatore" troviamo dei veri e propri motivi caratteristici di questo movimento, quali la matrice gibsoniana: "Conoscete tutti la terribile bellezza del piano dati, delle strade tri-di con il loro panorama di ghiaccio nero, dei perimetri al neon, degli strani anelli e dei grattacieli luccicanti di blocchi-dati sotto le nubi sospese delle IA. Anch'io vidi questo panorama, correndo a cavalluccio sull'onda portante di BB. Fu quasi eccessivo. Troppo intenso. Troppo terrificante. Sentivo perfino le nere minacce dei corpulenti fagi di sicurezza, sentivo l'odore di morte nell'alito dei virus tenia in controspinta, anche attraverso gli schermi di ghiaccio, sentivo il peso della collera delle IA sopra di noi...eravamo come insetti sotto una zampa di elefante, e non avevamo ancora fatto nient'altro che viaggiare su vie dati approvate in una regolare missione d'accesso inventata da BB, una sorta di lavoro a casa per l'ufficio Controllo Flusso Registrazioni e Statistiche.
E portavo cavetti piantati nel cranio, vedevo cose in una versione piano dati simile a un confuso apparecchio TV in bianco e nero, mentre Jhonny e BB ne vedevano la piena versione olo stim-sim così com'era."(pag.347).

Il tutto è ambientato in un futuro remoto, in cui l'Egemonia, la confederazione di pianeti abitati dagli umani, è minacciata da degli alieni, gli Ouster.

"... le Tombe si muovono "a ritroso" nel tempo..."(pag.157), e sono protette da "...campi anti-entropici...I resti di un campo...o di una forza...che ha realmente spinto le Tombe e il loro contenuto a ritroso nel tempo, a partire da chissà quale remoto futuro.(pag.343).

Tutto il racconto dello studioso è basato su questo.

LA CADUTA DI HYPERION
(The Fall of Hyperion, '90) iperFictin, ed.Interno giallo/Mondadori, '92-traduzione di G.L.Staffilano-© by Dan Simmons-463 pagine-28000 lire

Altri contributi critici:
recensione di Errico Passaro, "L'eternauta" n.144, Comic art, '92, pag.23
recensione di Mirko Tavosanis, "Intercom" n.126/127, '92, pag.42
recensione di Giangiacomo Gandolfi, "Il paradiso degli orchi" n.5, '94, pag, 68

Ha la normale struttura temporale di un romanzo, che si sviluppa su due livelli.

I pellegrini portano a compimento la loro missione, mentre la guerra avvampa, complicata dalla rivolta delle Intelligenze Artificiali dell'Egemonia, guidate dal misterioso Nucleo.

Lo scopo di queste ultime è un po' quello dei pellegrini:"...il loro scopo è simile al nostro...Conoscere Dio...O, se non ci si riesce, crearlo."(pag.151), il loro Progetto Intelligenza Finale.

E' proprio questo fattore della rivolta delle intelligenze artificiali quello che rende questo secondo romanzo più prettamente cyberpunk del primo:"...il Nucleo risiede negli interstizi bui fra i telereporter. Le IA credono di essere i nostri padroni. Finché la Rete esiste, finché la nostra amata Egemonia è collegata da telereporter, saranno i nostri padroni. (...) Unità della flotta della FORCE...distrussero le fragili sfere telereporter, usando missili, laser, esplosivi al plasma. (...) Le conseguenze sul resto della Rete e sui suoi cittadini furono immediatamente chiare.
Dopo sette secoli dalla loro creazione e almeno quattro secoli in cui ben pochi ne erano vissuti senza la sfera dati, compresa la Totalità e tutte le bande di trasmissione e di accesso, smisero semplicemente di esistere. Centinaia di migliaia di cittadini impazzirono in quello stesso momento, ridotti in stato catatonico dalla sconvolgente scomparsa di sensi divenuti più importanti della vista e dell'udito."(pag.428-9).

L'intero 33° capitolo è un viaggio all'interno di una Matrice (il Nucleo) (pag.246).

C'è, pertanto, la poetica dickiana della contrapposizione uomo/macchina: "Vi abbiamo costruito noi, ragazzo. Troveremo il vostro Nucleo. e quando l'avremo trovato, vi strapperemo le viscere di silicio!"(pag.262);essendovi anche dei veri e propri androidi biologici:...i cìbridi sono completamente umani...dal punto di vista genetico..."(pag.18).

Ma il vero asse portante del racconto è Rachel, ragazza che contrae una strana malattia, che la fa regredire, ringiovanire, fino a nascere nuovamente:"...la malattia di Rachel...il morbo di Merlino, che l'aveva fatta ringiovanire cancellandole i ricordi ogni giorno e ogni ora che passava."(pag.85).

Dopo essere stata sacrificata allo Shrike, diventata bambina e nata nuovamente, Rachel diviene una sorta di messia, essendo stata predestinata a ciò: "Rachel raccontò la storia breve e interessante di come fosse stata scelta per essere allevata in un futuro dove la guerra finale infuriava fra le IA generate dal Nucleo e lo spirito umano."(pag.448).

Questo messianesimo è anche di un altro personaggio, la figlia attesa da Breawne Lamia, una dei pellegrin i;essa diverrà: "Colei Che Insegna", e "...metterà in moto idee che saranno vitali anche fra diecimila anni...L'unione di spirito umano e logica IA.(pag.461).

"Hyperion" è decisamente una lettura più piacevole.

ENDYMION
(Endymion, '95), traduzione di G.L.Staffilano "Superblues", ed. Mondadori, '97, 527 pagine, 32.000 £

È, questo, il terzo romanzo della quadrilogia di Hyperion; Hyperion (Hyperion, '89, iperFICTION, ed.Interno giallo, '91, traduzione di G.L.Staffilano, 422 pagine, 25.000 £) e La caduta di Hyperion (The Fall of Hyperion, '90, iperFICTION, ed.Interno giallo, '92, traduzione di G.L.Staffilano, 463 pagine, 28.000 £) sono stati molto apprezzati sia dalla critica che dal pubblico, e credo che anche questo subirà la stessa sorte.

Non standovi assolutamente a raccontare alcunché della trama, tanto, ad un certo livello, complicata, quanto, ad un altro, estremamente semplice e lineare, vi vorrei dire che, avendo io letto praticamente tutto ciò che di Simmons è stato finora tradotto, credo di poter dire che, nelle sue opere, ciò che risalta maggiormente, è che il suo è uno scrivere con un ben definito pubblico; si rivolge, prevalentemente, ad un ipotetico pubblico di geni; c'è infatti da ricordare che  è insegnante in una scuola di ragazzi particolarmente dotati, psichicamente, e ciò, mi pare, si riflette in un po' tutte le sue opere, che sono, appunto, dei meccanismi narrativi perfetti, nei quali lo scrittore inserisce innumerevoli, per così dire, trappole, quasi a sfidare il lettore a non cadervi.

Una delle difficoltà dei geni è quella di non riuscire ad essere abbastanza umili, di essere sempre troppo pieni di sé, con conseguenze a volte spiacevoli; ecco, mi è parso che Simmons, in un certo senso, sfidi l'alterigia dei suoi geni, conoscendone questo tallone d'Achille: "I geni incasinano tutto..." (pag.520).

Il quarto romanzo, The Rise of Endymion, è uscito l'anno scorso negli U.S.A.; nel finale di questo vi sono alcuni brevi accenni a quelle che saranno le avventure di quello: mentre Aenea trascorrerà i suoi sei o sette anni su Vecchia Terra, ella dice ad Endymion:"...dovrai andar(e a)...recuperare la nostra nave", e, poi, insieme:"...il viaggio alla Frontiera per vedere gli Ouster." (pag.521-2).

Con questa è stato finalista, giungendo, poi, secondo, al Premio Locus '97.

Altri contributi critici:

"Endymion", "Intercom" n.146/147, '97, pag.46,
"Addio cyberpunk, ritorna la fantascienza", di Carlo Formenti, "Corriere della sera" del 2/10/'97,
"Endymion, romanzo di transizione", di Emiliano Maramonte, "Nuovi mondi" n.0, '97
GLI UOMINI VUOTI
(The hollow man, 1992), Mondadori (I Blues), 1995-traduzione di Josè Campanella-279 pagg. L.22.000
Si tratta del tema della telepatia in maniera molto colta, con gran profusione di dati scientifici che in più punti appesantiscono non poco la narrazione. A parte questo la struttura rasenta la perfezione, accattiva l'attenzione del lettore attraverso una trama che vede intersecarsi due sequenze temporali che confluiscono nel finale. Il protagonista è un telepate che percepisce il brusio delle altre menti, e che dopo la morte di sua moglie, anch'essa una telepate che da quando si erano conosciuti aveva attenuato il suo dolore, cade in una profonda crisi dalla quale uscirà grazie a quella che è l'idea centrale del romanzo.

Infatti riuscirà a riunirsi a sua moglie in un modo veramente insolito: le loro menti nel finale si ritrovano a vivere virtualmente nella mente di un ragazzo in stato di coma:"...Esistiamo tutt'e due come una coppia di personalità ologrammatiche scarabocchiate nella mente di questo ragazzo...Noi siamo veri perchè la nostra struttura olografica è intatta, ma tutto il resto è un artificio che Robby ammette..." "Da come lo dici, sembra che parli di Dio" "Jerry...in un certo senso lui è Dio. Almeno per noi." (Pag.255-6).

Numerose le citazioni anche ironiche di opere di letteratura fantastica: "Leggere fantascienza è un suo (della moglie del protagonista, N.d.A.) vizio segreto, una vacanza dalle letture serie che è solita fare, ma ama così tanto quel genere letterario che a volte deve arrabbiarsi con Jerry che lo chiama con sprezzo "narrativa fantasiosa"" (Pag.41).
I FIGLI DELLA PAURA 
(Children of the night, 1992), Mondadori (I Blues) 1995-traduzione di Riccardo Valla-471 pagg. L.24.000
Ottimo thriller in cui si costruisce un'originalissima narrazione con forti connotazioni horror partendo da un problema attualissimo: l'AIDS. Il suo punto di forza è proprio il connubio che riesce a trovare con uno dei topòi classici della letteratura horror, i vampiri. Evidente ciò che li accumuna: il sangue.

Il discendente diretto di Vlad l'impalatore viene dato in affido ad una dottoressa americana recatasi nella Romania del dopo Ceausescu per uno studio finalizzato agli interventi economici occidentali; ma quando viene sottoposto ad analisi mediche risulta avere nel proprio organismo un virus che rigenera le carenze del sistema immunitario, la cura definitiva per l'AIDS e altre terribili malattie:"...chiude le ferite, fa agire la coagulazione a una velocità impossibile...Quest'uomo è clinicamente morto...Ma se riceverà del sangue intero nelle prossime ventiquattr'ore, il corpo comincerà a ricostruirsi." (pag.416).

Da piuttosto lento e appesantito da cognizioni mediche, il romanzo diviene un thriller dal ritmo sempre più calzante. Veramente ottimo l'approccio al tema dei vampiri, qui denominati Strigoi o Stringoiu, come in Romania e in Valacchia; si ha l'impressione di trovarsi di fronte, finalmente, non più al mito costruito su di essi, ma alla realtà storica che l'ha generato: "I vampiri...non sono creature della notte, con lunghi canini...ma sono i membri di una famiglia costretta a ingerire sangue umano per sopravvivere, a causa dei difetti del loro sistema immunitario." (pag.173).

IL GRANDE AMANTE 
(Lovedeath, ’93) traduzione di Riccardo Valla "I massimi della fantascienza", ed.Mondadori, ’98 con "Vulcano", 562 pagine, 32.000 £
"Modesta proposta: promuovere Dan Simmons, premiatissimo autore di genere, nella categoria degli scrittori e basta. Ci toglierà il piacere di leggerlo di nascosto, ma farà anche piazza pulita di tanti orrorini provinciali. I racconti del "Grande amante"...grondano sangue e letteratura" [Mariarosa Mancuso, "Simmons, maestro clandestino", "7", supplemento del "Corriere della sera" del 21/5/'98]; e così, finalmente, si sono accorti che Simmons è uno scrittore che merita qualche considerazione anche dalla così detta cultura ufficiale; certo, i racconti di questa antologia sono davvero molto più vicini al mainstream che alla fantascienza (o letteratura fantastica, come, forse, è più corretto dire).

Non tanto per, come vedremo, la scarsità degli effettivi elementi fantastici che si possono riscontrare nei racconti che la compongono, ma quanto per lo stile; pare, davvero, di leggere opere di letteratura alta, anche se, forse, l’aver scritto tanti romanzi fantastici possa aver influito, positivamente, sulla fluidità della narrazione.

Vi è un’indispensabile, per la comprensione dell’opera, prefazione dell’autore, in cui, oltre a parlarci dei singoli racconti, ce ne dice della genesi editoriale; vi è anche, un’interessante dissertazione sull’antica questione racconto/romanzo:"...il racconto ha quella lunghezza perfetta che gli permette di esaminare un universo immaginario senza l’inevitabile perdita di concentrazione causata dall’"obiettivo grandangolare" di cui deve servirsi un romanzo....Al contrario, gli editori odiano i racconti, perché sono difficili da vendere." (pag.8).

Ma, direi, andiamo a vedere i singoli racconti e romanzi brevi.

Dunque; da alcune cose che l’autore ci dice nella prefazione, pare di capire che, questi racconti, siano un po’ come una specie di sfogo di uno scrittore che se li sentiva crescere dentro mentre doveva scrivere altro:"...l’ho dovuto scrivere nel peggiore dei momenti....(mentre) ero intento a scrivere un romanzo e stavo fissando la data di scadenza entro cui terminarne un altro. Non avevo programmato di scrivere questi racconti proprio allora, non mi conveniva farlo, e se avessi perso tempo ed energia in questo, gli altri miei progetti letterari ne avrebbero sofferto. Peggio per te, disse la voce dall’interno mentre cominciavano le ben note, almeno per me, doglie letterarie. Adesso scrivo." (pag.7).

E, in effetti, sono davvero molto poco di cassetta, e quindi, davvero buoni.

Io non vorrei dover pensare certe cose, ma mi è proprio venuto da pensare che chissà quanti, invogliati da quel SIMMONS in copertina, abbiano, poi, lasciato a metà la lettura, dopo essersi resi conto di quanto fossero...buoni.
 
L'ESTATE DELLA PAURA 
(Summer of night, 1991), Interno giallo/Mondadori, 1994-traduzione di Riccardo Valla-501 pagg.-L.32.000
In questo premio Locus 1992 gli elementi propriamente horror risaltano maggiormente all'interno di una narrazione mainstream molto ben condotta. I protagonisti sono ragazzini di poco più di dieci anni: la storia è imperniata su una Campana dei Borgia portatrice di sventure della quale parlano sia il Cellini che Crowley. Lo stile è molto disteso, con improvvise alzate di tono nelle scene clou. Molte le citazioni di altre opere fantastiche, da "La macchina del tempo" a "Tarzan nella città perduta", da "Ai confini della realtà" a "La caduta della casa degli Usher", quest'ultimo anche strutturalmente interconnesso.

VULCANO 
(Fires of Eden, ’94), traduzione di G.L.Staffilano "I massimi della fantascienza", ed.Mondadori, ’98, 562 pagine-32.000 £ (con "Il grande amante")
Bel thrilling fantastico, questo confezionato da Simmons, in cui sacro e profano si mescolano, a rendere l’atmosfera davvero intrigante.

Vi si racconta, infatti, di dei pagani che tornano in superficie per contrastare i maneggi di un giovane, arrembante imprenditore, ed il suo villaggio turistico.

Siamo alle Hawaii, e gli dei in questione sono, appunto, quelli del pantheon di quell’isola; esso è dettagliatamente riferito, cosa dovuta ad accurate ricerche, di cui ci si riferisce nei "Ringraziamenti" a fine volume:"...c’era una sola entrata, chiusa da Pele dopo una grande battaglia contro gli dei delle tenebre. Nessuno dei demoni o degli spiriti maligni, e neppure dei molti fantasmi, ha infastidito qualcuno da quando la dea chiuse la porta." (pag.349);"...un ingresso dell’inferno hawaiano, un ingresso che Pele aveva chiuso al termine di una battaglia contro gli dei del male e i malefici demoni che un tempo vagavano per quella costa." (pag.385).

E, infatti, questi mostri cominciano a girare per il villaggio turistico, seminando panico e morte.

Verso l’inizio, Simmons fa un po’ il verso al genere, autoironizzandoci: (il villaggio turistico) "...costruito su un antico terreno sepolcrale indiano e gli spiriti dei morti se la prendono con i turisti? Uff, l’ho già visto in Poltergeist, un mucchio d’anni fa, e in un altro centinaio di film simili." (pag.304);"Quasi s’aspettava che l’uomo alzasse gli occhi...e dicesse: "Oh, no, non vorrà certo andare laggiù, come in un vecchio film dell’orrore della Hammer." (pag.307).

Il racconto, per così dire, principale, è affiancato da uno secondatio, consistente nel diario di un’antenata di una delle protagoniste, che racconta di certe sue avventure, nel 1866;che, poi, man mano che il racconto procede, cominciano ad avere sempre maggiori affinità, fino ad avere, praticamente, un finale parallelo.

È, appunto, un thrilling, perché Simmons gioca molto sull’intreccio, costruito molto sapientemente, sui rapporti fra i personaggi, sul continuo riprendere la trama nei punti dove l’aveva interrotta; ed è un thriller fantastico proprio perché abbiamo questo irrompere dell’elemento destabilizzante, perturbante, nella realtà sociale stabile.

Molto ben caratterizzato è il personaggio dell’imprenditore rampante, tutto azione ed affari, dal gergo triviale, fino alla bestemmia, così come quello di una delle villeggianti, professoressa di Storia dell’illuminismo.

Il finale, purtroppo, mi è sembrato un po’ raffazzonato, quasi un po’ scadente nel decisamente inverosimile.

In ultima analisi, mi è sembrato che Simmons abbia un po’ sprecato una buona occasione; avrebbe potuto essere un buon racconto in cui si dicesse del contrasto fra civiltà e forze primeve, fra cattolicesimo e paganesimo, cose che vi sono, ma che avrebbero potuto essere approfondite meglio.

E, in fondo, credo che, questo, sia proprio quel genere di romanzo che Simmons debba scrivere, mentre avrebbe voglia di scrivere cose come i racconti de "Il grande amante".
 
IL RISVEGLIO DI ENDYMION
(The Rise of Endymion, 1997)
Milano, Mondadori, 1999
(pagine 694, L. 35.000, traduzione di Gaetano Luigi Staffilano)
Recensione di Marcello Bonati





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