Il Virologo Morale
[The Moral Virologist]

Greg Egan 

Là, sulla strada, nella luce accecante di una calda mattina di Atlanta, una dozzina di ragazzini stava giocando. Si rincorrevano, lottavano e si abbracciavano l'un l'altro, ridendo e strillando, pazzi e felici per nessun'altra ragione che quella d'essere vivi in una giornata così. All'interno del palazzo bianco e luccicante, comunque, dietro le doppie finestre, l'aria era leggermente gelata (era così che la preferiva John Shawcross) e non si poteva sentire nient'altro che il condizionatore e un debole ronzio elettrico.

Il prospetto schematico della molecola proteica vibrò molto leggermente. Shawcross sogghignò, sicuro già del successo. Appena il valore del pH in alto a sinistra nello schermo superò il livello critico (il punto in cui, secondo i suoi calcoli, l'energia della conformazione B sarebbe scesa sotto quella della conformazione A) la proteina ebbe una convulsione improvvisa e si rivoltò completamente. Fu esattamente come aveva previsto, e i suoi studi approfonditi avevano aggiunto un valido supporto, ma il vedere la trasformazione (per quanto complessi fossero gli algoritmi che avevano portato dalla realtà allo schermo) fu naturalmente la prova più soddisfacente.

Fece ripetere l'evento avanti e indietro parecchie volte, completamente affascinato. Questo apparecchio meraviglioso avrebbe facilmente giustificato gli 800.000 che era costato. Quello che glielo aveva venduto aveva fatto molte dimostrazioni impressionanti, naturalmente, ma questa era la prima volta che Shawcross aveva usato l'apparecchio per il suo lavoro. Immagini di proteine in soluzione! La normale diffrazione ai raggi X funzionava solo con campioni cristallini, in cui una configurazione della molecola spesso aveva pochissima rassomiglianza con la sua forma acquosa e biologicamente rilevante. La chiave era una fase liquida stimolata ultrasonicamente e semi-disposta, senza menzionare alcune innovazioni importanti nel campo del computing; Shawcross non poteva seguire tutti i dettagli, ma questo non rappresentava un impedimento nell'uso della macchina. Augurò, generosamente, all'inventore il premio Nobel per la chimica, per la fisica e per la medicina, osservò ancora una volta i risultati sorprendenti del suo esperimento, si stiracchiò, si alzò in piedi e uscì in cerca di un pranzo.

Lungo la strada che portava al negozio di specialità gastronomiche passò come sempre davanti a quella libreria. Un lurido poster in vetrina (era nuovo) attirò il suo sguardo: un ragazzo nudo, allungato su un letto in uno stato di languore post-coitale, con solo un angolo di lenzuolo a nascondergli l'inguine. Magnificato in cima al poster, ad imitazione di un'insegna di uno splendente neon rosso, c'era il titolo del libro: Il sesso sicuro di una notte calda. Shawcross scosse la testa con rabbia mista ad incredulità: Che c'era che non andava nella gente? Non avevano letto il suo annuncio? Erano forse ciechi? O stupidi? O arroganti? La salvezza stava solo nell'obbedienza delle leggi di Dio.

Dopo mangiato passò da un giornalaio che teneva molti giornali stranieri. Erano arrivate le edizioni del sabato precedente e il suo annuncio stava su tutti, tradotto, laddove necessario, nella lingua del posto. Mezza pagina in un quotidiano nazionale non era economica in nessuna parte del mondo, ma, comunque, il denaro non era mai stato un problema.

Adulteri! Sodomiti!
Pentitevi e sarete salvi!
Abbandonate ora le vostre perversità o morrete e brucerete per sempre!
Si sarebbe potuti essere più chiari di così? Nessuno poi poteva venire a lamentarsi a dire che non era stato avvertito.

 

Nel 1981 Matthew Shawcross aveva comprato una stazione TV via cavo piccola e fatiscente nella "Bible belt" che fino a quel momento aveva diviso le sue ore di trasmissione tra video clip gracchianti e in bianco e nero di cantanti gospel degli anni '50 e numeri locali di livello artigianale con addestratori di serpenti (protetti dalla fede, per non parlare della rimozione delle ghiandole velenifere dei loro animaletti) e ragazzini epilettici (incoraggiati dalla preghiera dei loro genitori - e da una attenta privazione temporale dei medicinali - a farsi condurre dallo spirito). Matthew Shawcross trascinò la stazione dentro gli anni '80, spendendo una fortuna in un ID della stazione di una trentina di secondi animato al computer (una flotta di navi spaziali piroettanti e merlate che sparavano missili a forma di crocefisso verso una mappa in rilievo degli USA, intagliandone il logo della stazione, una statua della libertà che al posto della torcia tiene in mano un crocefisso), trasmettendo gli ultimi e più lucenti video clip di "gospel rock", telenovelas "cristiane" e spettacoli "cristiani" a premi e, soprattutto, identificando temi (come il comunismo, la depravazione, l'ateismo nella scuola) che potevano servire come temi per fare dei telethon per trovare soldi per espandere la stazione di modo che i futuri telethon potessero essere più positivi.

Dieci anni dopo possedeva uno dei network via cavo più grossi del paese.

John Shawcross si trovava al college, sul punto di prendere la laurea in paleontologia, quando l'AIDS iniziò a far notizia in modo eclatante. Mentre l'epidemia andava ingrossandosi sempre più e le celebrità spirituali che più ammirava (suo padre incluso) iniziavano a proclamare che la malattia era il volere di Dio, si trovò ad esserne sempre più ossessionato. In un'età in cui la parola miracolo appartiene alla medicina e alla scienza, ecco qua una epidemia, direttamente dal Vecchio Testamento, che distrugge i perversi e risparmia i giusti (a parte qualche emofiliaco e qualche bisognoso di trasfusioni) che provava a Shawcross, al di là di ogni dubbio, che i peccatori potevano essere puniti in questa vita, oltre che nell'aldilà. Decise che questo andava benissimo per almeno due motivi: non solo perché i peccatori per i quali la dannazione era sembrata una minaccia remota e improbabile ora avevano una ragione potente e mondana per ravvedersi, ma anche perché i giusti si sarebbero rafforzati nella loro decisione a seguito di questo segno indiscutibile di supporto e approvazione celeste.

In breve, la semplice esistenza dell'AIDS fece sentire bene John Shawcross che, gradualmente, si convinse che un qualche tipo di coinvolgimento personale con l'HIV, il virus dell'AIDS, lo avrebbe fatto sentire meglio. Di notte rimaneva sveglio a letto a riflettere sulle vie misteriose del Signore e a chiedersi come avrebbe potuto fare a rientrarci pure lui. La ricerca sull'AIDS si sarebbe indirizzata verso la cura, come poteva fare a giustificare un proprio impegno?

Poi, alle prime ore di una mattina gelida, fu svegliato dai rumori nella stanza accanto alla sua. Risolini, borbottii e il cigolio delle molle del letto. Si premette il cuscino sulle orecchie e cercò di riaddormentarsi, ma quei rumori non si potevano ignorare, né si poteva ignorare l'effetto che causavano sulla sua carne fallibile. Si masturbò un po' col pretesto di cercare di soffocare un'erezione indesiderata, ma si fermò a un passo dall'orgasmo e rimase disteso e tremante in uno stato di percezione morale amplificata. Era una donna diversa ogni settimana, le aveva viste che se ne andavano di mattina. Aveva cercato di far ragionare il suo compagno di studi, ma era stato beffeggiato per le sue preoccupazioni. Shawcross non dava la colpa al povero ragazzo; c'è forse da meravigliarsi se le persone ridevano della verità quando ogni film, ogni libro, ogni rivista, ogni canzone rock sanzionavano ancora promiscuità e perversione, affermandoli come normali e buoni? La paura per l'AIDS poteva anche salvare milioni di peccatori, ma altri milioni la ignoravano, convinti in maniera assurda che il loro partner non potesse essere mai infetto, o credevano nei preservativi per frustrare il volere di Dio!

Il problema era che grossi segmenti di popolazione, a dispetto della loro lascivia, non erano rimasti infettati e che l'uso dei preservativi, secondo alcuni studi che aveva letto, sembrava proprio ridurre il rischio di trasmissione. Questi fatti disturbavano non poco Shawcross. Perché mai un Dio onnipotente avrebbe creato uno strumento imperfetto? Era una cosa possibile, ammise a sé stesso, ma lo colpiva in modo piuttosto spiacevole: una roulette russa sessuale era difficile che fosse un'immagine adatta alla capacità del Signore di perdonare.

Oppure (e Shawcross fremeva mentre la possibilità cristallizzava nel suo cervello) era forse possibile che l'AIDS non fosse altro che una semplice ombra profetica, che alludesse ad un'infezione futura mille volte più terribile? Un avvertimento per i viziosi affinché cambiassero le proprie abitudini mentre erano ancora in tempo? Un esempio per i giusti per come seguire i Suoi desideri?

A Shawcross vennero i sudori. I peccatori della porta accanto gemettero come se fossero già all'inferno, il sottilissimo muro divisorio vibrò, il vento si levò a scuotere gli alberi neri e a grattare la finestra. Che cos'era questa idea selvaggia in testa? Un autentico messaggio di Dio o il prodotto della sua comprensione imperfetta? Gli occorreva un segno. Accese la luce del comodino e prese la Bibbia. Con gli occhi chiusi aprì il libro a caso.

Riconobbe il brano al primo sguardo. Non avrebbe potuto fare altro, lo aveva letto e riletto un centinaio di volte e lo conosceva quasi a memoria. La distruzione di Sodoma e Gomorra.

All'inizio cercò di negare il suo destino: non era degno! Lui stesso un peccatore! Un bambino ignorante. Ma nessuno era degno, tutti erano peccatori, ogni persona era un bambino ignorante agli occhi di Dio. Era l'orgoglio, non l'umiltà, a parlare contro la sua scelta da parte di Dio.

Con l'arrivo della mattina, nessuna traccia di dubbio era rimasta.

Abbandonare paleontologia fu un grosso sollievo; per difendere il creazionismo con ogni convinzione occorreva un certo modo di pensare molto speciale e lui non era mai stato abbastanza sicuro di riuscire a padroneggiarlo. La biochimica, al contrario, la padroneggiava con facilità(conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, che aveva preso la decisione giusta). Raggiunse il massimo ogni anno e andò ad Harvard per un PhD in biologia molecolare, poi un lavoro di post dottorato al NIH e entrò nel senato accademico in Canada e Francia. Visse per il suo lavoro spronandosi senza posa ma stando sempre bene attento a non essere troppo esposto nei suoi successi. Pubblicò pochissimo, di solito come modesto terzo o quarto coautore e quando alla fine tornò a casa in volo dalla Francia, nessuno nel suo campo sapeva, o si sarebbe curato del fatto che John Shawcross era tornato, pronto ad iniziare il suo vero lavoro.

Shawcross lavorava da solo nel palazzo bianco e luccicante che fungeva sia da laboratorio che da abitazione. Non poteva rischiare di avere dei collaboratori anche se avessero avuto convinzioni vicine alle sue. Non aveva svelato il suo segreto neppure ai genitori; aveva detto loro che era impegnato in genetica molecolare teorica, il che era solo una menzogna per omissione… e non aveva bisogno di chiedere denaro a suo padre settimana per settimana in quanto, per ragioni fiscali, il 25% degli immensi profitti dell'impero Shawcross erano accreditati automaticamente a suo nome.

Il laboratorio era stipato di scatole di un grigio brillante da cui cavi a nastro serpeggiavano verso i PC, dell'ultima generazione, completamente automatici, sintetizzatori e sequenziatori del DNA, RNA e proteine (tutti disponibili facilmente per chi avesse avuto il denaro a sufficienza). Una mezza dozzina di bracci robotizzati faceva tutto il lavoro di routine: impipettare e diluire i reagenti, etichettare provette, caricare e scaricare centrifughe.

All'inizio Shawcross passò gran parte del tempo a lavorare coi computer, consultando database per informazioni di sequenze e strutture che potessero fornirgli punti di partenza, guadagnando poi tempo con un supercomputer per predire le forme e le interazioni di molecole ancora sconosciute.

Quando si rese possibile la diffrazione acquosa dei raggi X, il suo lavoro si velocizzò di un fattore 10; sintetizzare e osservare le proteine e gli acidi nucleici effettivi era ora più veloce e più attendibile del procedimento spaventosamente complesso (anche con le migliori scorciatoie, approssimazioni e trucchi) che consisteva nel risolvere l'equazione di Schrödinger per una molecola formata da centinaia di migliaia di atomi.

Base per base, gene per gene, il virus Shawcross cresceva.
 
 

Come la donna si tolse l'ultimo indumento, Shawcross, che se ne stava seduto nudo sulla sedia di plastica della stanza del motel, disse: "Lei dovrebbe aver avuto rapporti sessuali con centinaia di uomini."

"Migliaia. Dolcezza, non vuoi guardare da un po' più vicino? Puoi vedere bene da lì?"

"Ci vedo bene"

Lei si allungò con le mani ancora per un momento a coppa sui seni, poi chiuse gli occhi e iniziò a far scivolare le palme attraverso il proprio busto.

Questa era la duecentesima occasione in cui Shawcross aveva pagato una donna per tentarlo. Quando cinque anni prima aveva iniziato il processo di desensibilizzazione lo aveva trovato quasi insopportabile. Stasera sapeva che se ne sarebbe rimasto seduto tranquillamente ad osservare la donna che raggiungeva, o almeno avrebbe abilmente finto di raggiungere, l'orgasmo senza sperimentare su di se neppure un barlume di desiderio.

"Penso che lei prenda delle precauzioni."

Lei sorrise ma tenne gli occhi chiusi. "Certo che sì! Se un uomo non si vuole mettere il preservativo può andare a fare i suoi comodi da un'altra parte. E lo infilo io, non glielo faccio fare a lui. Quando lo infilo io ci resta. Perché, hai cambiato idea?"

"No. Solo per curiosità."

Shawcross pagava ogni volta per intero e in anticipo per l'atto che non avrebbe svolto e, sempre, spiegava per bene dall'inizio alla donna che ad ogni momento avrebbe potuto cedere, avrebbe potuto prendere la decisione di alzarsi dalla sedia ed unirsi a lei. Non c'era nessun impedimento accidentale a giustificare la sua inazione, niente altro che il suo libero arbitrio si ergeva tra lui e il peccato mortale.

Stasera si stava chiedendo perché mai continuava. La "tentazione" era diventata un rituale formale, senza dubbio alcuno sui risultati.

Nessun dubbio? Di certo era l'orgoglio a parlare, il suo nemico più vile e persistente. Ogni uomo e ogni donna camminano sull'orlo di un precipizio che dà sull'inferno, rischiando più che mai di cadere fra quelle fiamme fameliche quando lui o lei meno se lo aspettano.

Shawcross si alzò e si diresse verso la donna. Senza esitazione posò una mano sulla sua caviglia. Lei aprì gli occhi e si mise a sedere, osservandolo con divertimento. Poi afferrò il suo polso e iniziò a trascinargli la mano lungo la gamba, premendola forte contro la pelle calda e liscia.

Proprio sopra al ginocchio fu preso dal panico… ma solo quando le sue dita raggiunsero il bagnato liberò la mano con uno strattone e con un verso come un frigno strozzato.

Andava sempre migliorando.
 
 

Il virus Shawcross sarebbe stato un capolavoro di ingegneria biologica (qualche cosa che William Paley non avrebbe potuto neppure immaginare e che nessun evoluzionista senza dio avrebbe mai osato attribuire all'orologiaio cieco del caso). Il suo tratto unico di RNA avrebbe descritto non uno, ma quattro organismi potenziali.

Lo Shawcross virus A (SVA, la forma anonima) sarebbe stato altamente infettivo ma totalmente benigno. Si sarebbe riprodotto all'interno di una varietà di cellule ospiti nelle membrane della pelle e delle mucose, senza causare la minima disfunzione delle normali funzioni cellulari. Il suo rivestimento proteico era stato disegnato in modo tale che ogni lato esposto mimava qualche porzione di una proteina umana; il sistema immunitario, cieco a tale sostanza, per evitare di attaccare il corpo stesso, sarebbe stato ugualmente cieco verso l'invasore.

Piccole quantità di SVA si sarebbero aperta la strada nel flusso sanguigno infettando i linfociti T e dando il via alla fase due del programma genetico del virus. Un sistema di enzimi avrebbe fatto la copia dell'RNA di centinaia di geni da ogni cromosoma del DNA delle cellule ospiti e queste copie sarebbe state incorporate nel virus stesso. Così la generazione successiva del virus avrebbe portato con se un'impronta genetica dell'ospite in cui si era creata.

Shawcross aveva chiamato questa seconda forma SVC, con C che stava per commissionato, dato che ogni unico profilo genetico dell'individuo avrebbe portato ad un ceppo unico di SVC, o per celibe, perché in ogni persona celibe sarebbero stati presenti soltanto SVA e SVC.

 L'SVC sarebbe riuscito a sopravvivere solo nel sangue, nel liquido seminale e nei fluidi vaginali. Come l'SVA sarebbe stato immunologicamente invisibile, ma con una particolarità: la sua scelta di camuffamento avrebbe variato ampiamente da persona a persona cosicchè se anche il suo travestimento fosse stato imperfetto e si fossero potuti produrre degli anticorpi per una dozzina (o un centinaio, o un migliaio) di ceppi particolari, la vaccinazione universale sarebbe rimasta impossibile.

Come l'SVA, non avrebbe alterato le funzioni dei suoi ospiti, con una eccezione minore: Nell'infettare le cellule nelle membrane delle mucose vaginali, nella prostata o nell'epitelio seminifero, avrebbe causato la produzione e la secrezione da queste cellule di dozzine di enzimi disegnati specificamente per degradare ogni specie di preservativo. I fori creati da una breve esposizione sarebbero stati invisibili, ma da un punto di vista biologico sarebbero stati enormi.

Nel reinfettare le cellule T, l'SVC sarebbe stato capace di prendere una "decisione informata" su come doveva essere la generazione successiva. Come l'SVA avrebbe creato un'impronta genetica della propria cellula ospite, L'avrebbe poi confrontata con la propria copia ancestrale immagazzinata. Se le due impronte fossero state identiche, provando così che il ceppo commissionato era rimasto all'interno del corpo da cui era iniziato, la discendenza sarebbe stata ancora, semplicemente, dell'altro SVC.

Al contrario, se le due impronte non fossero state sovrapponibili, come risultato del fatto che il ceppo era migrato nel corpo di un'altra persona (e se degli specifici marcatori di genere avessero mostrato che i due ospiti non fossero stati dello stesso sesso), il virus risultante sarebbe stato di una terza varietà, SVM, e avrebbe contenuto entrambe le impronte. La M stava per "monogamo" o "(certificato) matrimoniale". Shawcross, un inguaribile romantico, trovava di una dolcezza quasi insopportabile il pensare che l'amore di due persone l'uno per l'altra fosse espresso in questa maniera, profondamente a livello sub cellulare, e che un uomo e una donna, proprio attraverso l'atto di fare l'amore, sottoscrivessero letteralmente nel proprio sangue un contratto di fedeltà fino alla morte.

L'SVM sarebbe stato, esternamente, abbastanza simile all'SVC. Naturalmente nell'infettare una cellula T avrebbe confrontato l'impronta dell'ospite con la sua copia immagazzinata e se avessero coinciso tutto sarebbe filato liscio e si sarebbe prodotto dell'altro SVM.

Shawcross aveva chiamato la quarta forma del virus SVD. Si sarebbe formata in due modi: direttamente dall'SVC quando gli indicatori di genere avrebbero segnalato che era avvenuto un rapporto omosessuale, oppure dall'SVM quando la scoperta di una terza impronta genetica avrebbe suggerito che il contratto di matrimonio molecolare era stato violato.

L'SVD avrebbe forzato le cellule del suo ospite a secernere degli enzimi che avrebbero catalizzato la disintegrazione delle strutture proteiche vitali delle pareti dei vasi sanguigni. I colpiti da un'infezione di SVD avrebbero dovuto fronteggiare un'emorragia massiccia per tutto il corpo. Shawcross aveva sperimentato che i topi morivano nel giro di due o tre minuti dopo un'iniezione di linfociti pre infettati, e i conigli nel giro di cinque o sei minuti, con una leggera variazione del tempo a seconda della scelta della parte dove iniettare.

L'SVD era disegnato in modo tale che il suo rivestimento proteico si degradasse nell'aria o in soluzioni al di fuori di uno stretto spettro di temperatura e pH e il suo RNA non era infettivo. Prendere l'SVD da una vittima morente sarebbe stato quasi impossibile. A causa della velocità della morte, un adultero non avrebbe avuto il tempo di infettare il coniuge. La vedova o il vedovo, naturalmente, sarebbe stato condannato ad una vita di celibato, Shawcross non riteneva la cosa poi tanto spietata: ci vogliono due persone per fare un matrimonio, pensava lui, e una certa parte di colpa può sempre essere imputata anche all'altro partner.

Anche assumendo che il virus avrebbe raggiunto in modo preciso gli scopi designati, Shawcross riconosceva alcune complicazioni:

Le trasfusioni sanguigne sarebbero diventate impraticabili fino a quando non si sarebbe riusciti a trovare un metodo inattaccabile di uccidere in vitro il virus. Cinque anni fa una cosa del genere sarebbe stata tragica, ma Shawcross era incoraggiato dagli ultimi lavori sui componenti sanguigni sintetici e di coltura, e non aveva alcun dubbio che questa epidemia avrebbe portato più fondi e più mano d'opera in quest'area. I trapianti si sarebbero fatti meno frequenti, ma Shawcross pensava che fossero in qualche modo frivoli, con un uso costoso e raramente giustificabile delle scarse risorse.

I dottori, le infermiere, i dentisti, i paramedici, la polizia, le pompe funebri… be', di fatto, tutti avrebbero dovuto prendere precauzioni estreme per evitare l'esposizione al sangue altrui. Shawcross era impressionato, anche se naturalmente non sorpreso, per la preveggenza di Dio in questo caso: il virus dell'AIDS, più raro e meno mortale, era servito da precursore, incoraggiando pratiche che sconfinavano nella paranoia in dozzine di professioni, moltiplicando in modo impressionante le vendite dei guanti di gomma. Ora l'eccesso di precauzioni sarebbe stato del tutto giustificato, in quanto tutti sarebbero stati infettati, come minimo, con l'SVC.

Lo stupro di una vergine da parte di un vergine sarebbe diventato una specie di matrimonio riparatore biologico, tutto il resto avrebbe voluto dire assassinio e suicidio. Naturalmente la morte della vittima sarebbe stata tragica, ma la morte più che certa dello stupratore sarebbe stata un deterrente schiacciante. Shawcross decise che il crimine sarebbe virtualmente scomparso.

L'incesto omosessuale tra gemelli identici sarebbe sfuggito alla punizione, dato che il virus non avrebbe avuto modo di distinguere. Questa mancanza irritava Shawcross, specialmente a seguito del fatto che non riusciva a trovare nessuna statistica pubblicata che potesse permettergli di giudicare la diffusione di un tale comportamento abominevole. Alla fine decise che questo difetto minore avrebbe costituito un residuo necessario e simbolico (una specie di fossile morale) del potenziale inalienabile dell'uomo di scegliere coscientemente il male.
 
 

Fu nell'estate boreale del 2000 che venne completato il virus e testato come meglio si poteva in esperimento di cultura dei tessuti e su animali di laboratorio. Al di là di stabilire la fatalità dell'SVD (creata da simulazioni in provetta dei peccati di carne dell'uomo), i topi i ratti e i conigli erano di scarso valore in quanto molto del comportamento del virus era legato alla sua interazione con il genere umano. Nelle colture di cellule umane, comunque, il meccanismo sembrava dipanarsi in modo completo ed esatto e non andando mai oltre, a seconda delle appropriate circostanze; generazione dopo generazione l'SVA, l'SVC e l'SVM rimanevano stabili e benigni. Naturalmente si potevano fare altri esperimenti, si poteva prendere altro tempo per ponderare le conseguenze, ma si sarebbe andati avanti comunque.

Era tempo di agire. I nuovi medicinali indicavano che l'AIDS ormai era fatale solo di rado, almeno per quelli che potevano permettersi il trattamento. Il terzo millennio si stava avvicinando velocemente, un'opportunità simbolica da non ignorare. Shawcross stava portando avanti il lavoro di Dio, che bisogno c'era per il controllo di qualità? E' vero che era uno strumento umano imperfetto nelle mani di Dio e che ad ogni livello dell'operazione aveva annaspato e sbagliato una dozzina di volte prima di raggiungere la perfezione, ma questo accadeva in laboratorio, dove gli errori si potevano scoprire e correggere facilmente. Di sicuro Dio non avrebbe permesso niente di meno di un virus infallibile, il suo volere aveva creato l'RNA, per tutto il mondo.

Così Shawcross si recò da un agente di viaggio e poi si infettò con l'SVA.
 
 

Shawcross si diresse verso Ovest, attraversando subito il Pacifico, lasciando per ultimo il proprio continente. Visitò città molto popolate: Tokyo, Beijing, Seoul, Bangkok, Manila, Sidney, Nuova Delhi, Cairo. L'SVA poteva sopravvivere all'infinito, addormentato ma potenzialmente infettivo, su ogni superficie che non venisse intenzionalmente sterilizzata. I sedili di un jet o i mobili di una stanza d'albergo non vengono portati in autoclave molto spesso.

Shawcross non frequentò prostitute: era l'SVA che voleva diffondere e l'SVA non era una malattia venerea. Al contrario fece semplicemente il turista, andando a vedere cose importanti, facendo spese, prendendo i mezzi pubblici, nuotando nelle piscine degli alberghi. Si rilassò in modo forsennato, adottando un programma di ricreazione senza rimorsi che, si accorse ben presto, solo con l'intervento divino riusciva a tollerare.

Così non fu sorpreso che, quando arrivò a Londra, fosse ridotto a un relitto, uno zombie abbronzato con una camicetta a fiori scolorita e con gli occhi appannati come le lenti multistrato della sua telecamera obbligatoria (anche se senza pellicola). Stanchezza, ritardi degli aerei e cambi infiniti di cucina e condizioni ambientali (resi, paradossalmente, peggiori da una monotonia glutinosa di fondo che ritrovava nei cibi e nelle città sempre più tutte uguali), il tutto aveva contribuito a portarlo lentamente in uno stato mentale confuso e sognante. Sognava aeroporti ed alberghi e aerei e si risvegliava negli stessi posti incapace di distinguere tra ricordo e sogno.

La sua fede, naturalmente, tenne duro, invulnerabilmente assiomatica, ma nonostante ciò lui si preoccupava. Viaggiare sui jet ad alta quota significava esporsi maggiormente ai raggi cosmici, era sicuro che i meccanismi del virus per l'auto controllo e la riparazione delle mutazioni fossero stati testati in modo giusto? Dio avrebbe vegliato sulle migliaia di miliardi di duplicazioni. Comunque, si sarebbe sentito meglio una volta arrivato a casa dove avrebbe potuto testare il ceppo che si era portato dietro per ogni evenienza.

Esausto rimase nella stanza d'albergo per giorni, mentre avrebbe potuto starsene fuori ad accalcarsi con i londinesi, senza parlare della folla di turisti internazionali che sfruttavano al meglio la fine dell'estate. Solo ora iniziavano a diffondersi le notizie sulla sua infezione, dopo avvenimenti di morti misteriose; le autorità sanitarie stavano investigando, ma avevano avuto poco tempo per assemblare tutti i dati e, naturalmente, erano riluttanti a fare annunci prematuri. Comunque era troppo tardi, anche se avessero trovato Shawcross e lo avessero subito isolato e avessero chiuso tutte le frontiere, la gente che aveva infettato fino ad ora aveva già portato l'SVA in ogni angolo del globo.

Perse il volo per Dublino. Perse il volo per l'Ontario. Mangiò e dormì e sognò di mangiare, dormire e sognare. Il Times arrivò ogni mattina sul tavolo della colazione, dedicando ogni giorno sempre più spazio alle prove del suo successo, ma ancora senza il tipo speciale di titolo che attendeva di più: un riconoscimento bianco su nero dello scopo divino dell'infezione. Gli esperti dichiaravano che tutti i segni dell'infezione indicavano l'uso di arma biologica dal furore omicida, con Libia ed Iraq come primi sospettati; fonti dei servizi segreti israeliani avevano confermato che tutti e due quei paesi avevano esteso enormemente i loro programmi di ricerca negli ultimi anni. Anche se qualche epidemiologo aveva capito che stavano morendo solo gli adulteri e gli omosessuali, l'idea non era ancora filtrata fino alla stampa.

Alla fine Shawcross dette la disdetta in albergo. Non c'era più bisogno che si mettesse a girare per il Canada, gli Stati Uniti o l'America Centrale e quella del sud: tutti i notiziari mostravano che altri viaggiatori avevano fatto da un bel po' il lavoro a posto suo. Prenotò un bel volo che lo riportasse a casa, ma aveva nove ore di tempo da ammazzare.
 
 

"Non farò una cosa del genere! Riprenditi i soldi e vattene"

"Ma…"

"Sesso diretto, c'è scritto giù all'ingresso. Non sai leggere?"

"Non voglio fare del sesso. Non voglio toccarti. Non capisci. Voglio che ti tocchi. Voglio soltanto essere tentato…"

"Be', vattene a passeggio per la strada con tutti e due gli occhi bene aperti, sarà una bella tentazione." La donna lo fissò con astio ma Shawcross non si smosse. C'era in gioco un principio importante. "Ti ho pagata!" frignò.

Gli buttò le banconote sulle gambe. "E adesso t'ho ridato i tuoi soldi. Buona notte."

Lui si alzò in piedi. "Dio ti punirà. Morirai di una morte orribile, col sangue che ti scapperà da ogni vena…"

"Ci sarà del sangue che uscirà fuori da te se mi costringi a chiamare il tizio che deve aiutarti a lasciare il palazzo."

"Non hai letto dell'infezione? Non capisci cos'è, cosa significa? È la punizione di Dio per i fornicatori…"

"Oh, ma vattene, bestemmiatore."

"Bestemmiatore?" Shawcross era meravigliato. "Non sai con chi stai parlando. Sono lo strumento scelto da Dio!"

Lei lo fissò con aria torva. "Tu sei il buco del sedere del diavolo, ecco chi sei. E ora fila via."

Mentre Shawcross cercava di farle abbassare lo sguardo, lo afferrò uno stordimento particolare. Lei stava per morire e ne sarebbe stato responsabile lui. Per molti secondi questa semplice idea si impossessò del suo cervello, nuda, terribile, oscena per la sua chiarezza. Aspettò che si sollevasse il solito coro di astrazioni e razionalizzazioni per nasconderla.

E attese.

E alla fine capì che non poteva lasciare la stanza senza fare il possibile per salvarle la vita.

"Ascolta, prendi questo denaro e fammi parlare, non c'è altro. Fammi parlare per cinque minuti e poi me ne andrò."

"Parlare di che?"

"Dell'epidemia. Ascolta! Ne so più io di qualsiasi altra persona sulla faccia della terra." La donna fece delle smorfie di incredulità e impazienza. "E' vero! Sono un virologo esperto, lavoro per… ehm, lavoro per il Centro Controllo delle Malattie ad Atlanta in Georgia. Tutto quello che sto per dirti sarà reso pubblico nel giro di qualche giorno, ma a te lo dico ora perché per il tuo lavoro sei a rischio e un paio di giorni potrebbero essere troppi."

Spiegò nella maniera più semplice che poteva i quattro stadi del virus, il concetto di impronta ospite immagazzinata, le conseguenze fatali se mai dovesse entrare l'SVM di una terza persona nel suo sangue. Per tutto il tempo lei sedette in silenzio.

"Hai capito quello che ho detto?"

"Certo. Ma questo non vuol dire che ci creda."

Saltò in piedi e la scrollò. "Sono mortalmente serio. Ti sto raccontando la verità assoluta. Dio sta punendo gli adulteri! L'AIDS era solo un avvertimento: questa volta non sfuggirà nessun peccatore. Nessuno!"

Lei si tolse di dosso le sue mani. "Il tuo Dio e il mio Dio non hanno molto in comune."

"Il tuo Dio!" sputò lui.

"Oh, non posso averne uno io? Pensavo che lo avessero messe in qualche Statuto dell'ONU: Ognuno è fornito alla nascita di un proprio Dio, se lo rompe o lo perde per strada non verrà sostituito gratuitamente."

"Ora chi è che sta bestemmiando?"

Si strinse nelle spalle. "Be', il mio Dio ancora funziona, ma il tuo all'apparenza mi sembra un bel disastro. Il mio può essere che non risolva tutti i problemi del mondo, ma almeno non si fa in quattro per renderli peggiori."

Shawcross era indignato. "Pochissima gente morirà. Qualche peccatore, non se ne può fare a meno. Ma pensa a cosa sarà il mondo quando finalmente passerà il messaggio! Nessuna infedeltà, nessuno stupro, tutti i matrimoni dureranno fino alla morte."

Lei torse la bocca per il disgusto. "Tutto per ragioni sbagliate."

"No! Deve iniziare a quel modo. La gente è debole, ha bisogno di una ragione, una ragione egoistica, per essere buona. Ma col tempo sarà migliore: un'abitudine, poi una tradizione, poi parte della natura umana. Il virus non avrà più importanza. La gente sarà cambiata."

"Be', forse; se la monogamia è ereditabile, suppongo che la selezione naturale alla fine…"

Shawcross la fissò, chiedendosi se stesse impazzendo, poi gridò: "Fermati! Non esiste una cosa come la 'selezione naturale'!" Non gli era mai stata impartita nessuna lezione di darwinismo in nessun bordello a casa sua, ma poi che cosa ci si poteva aspettare da un paese retto da socialisti senza Dio? Si calmò leggermente e aggiunse: "Io intendo un cambiamento dei valori spirituali della cultura mondiale."

La donna si strinse nelle spalle, indifferente all'uscita esplosiva. "So che non tene frega niente di quello che penso, ma te lo dico lo stesso. Sei il più infelice e il più incasinato uomo che abbia visto in tutta la settimana. Così hai scelto un particolare codice morale per vivere, è un tuo diritto e buona fortuna a te. Ma non credi veramente a quello che fai, sei così incerto sulla tua scelta che hai bisogno che Dio butti fuoco e zolfo su tutti quelli che hanno fatto una scelta differente, solo per convincerti che sei nel giusto. Dio non obbliga nessuno e così vai in cerca di disastri naturali (terremoti, inondazioni, carestie, epidemie) scegliendoli come esempi della 'punizione dei peccatori'. Pensi di provare che Dio è dalla tua parte! Tutto quello che riesci a mostrare è la tua insicurezza."

Guardò l'orologio. "Bene, i tuoi cinque minuti sono passati da un bel pezzo e io non parlo mai di teologia gratis. Comunque ho un'ultima domanda, se non ti dispiace, dato che dovresti essere l'unico 'esperto in virologia' che incontrerò per un bel pezzo."

"Domanda pure." Stava per morire. Aveva fatto del suo meglio per salvarla e non c'era riuscito. Be', centinaia di migliaia sarebbero morti con lei. Non poteva far altro che accettare la cosa, la sua fede lo avrebbe mantenuto sano.

"Questo virus che ha progettato il tuo Dio si suppone che colpisca solo adulteri e omosessuali, vero?"

"Certo. Non hai sentito? Questo è il punto centrale! Il meccanismo è ingegnoso, l'impronta del DNA…"

Lei parlò molto lentamente, aprendo più del necessario la bocca, come se stesse rivolgendosi ad un sordo o ad una persona demente. "Supponi che una coppia dolcissima, monogama, sposata, faccia del sesso. Supponi che la donna rimanga incinta. Il bambino avrà esattamente lo stesso gruppo di geni di entrambi i genitori. Che gli accade allora? Cosa accade al bambino?"

Shawcross riuscì solo a fissarla. Cosa accade al bambino? Il suo cervello era immobile. Era stanco, sentiva nostalgia di casa… tutta quella pressione, tutte quelle preoccupazioni… aveva attraversato mille vicissitudini, come ci si poteva aspettare che avesse i riflessi pronti, come ci si poteva aspettare che spiegasse anche i più piccoli dettagli? Che succede al bambino? Cosa succede al figlio innocente, appena creato? Lottò per concentrarsi, per organizzare i pensieri, ma l'orrore assoluto di ciò che lei suggeriva strattonava la sua attenzione, come una piccola mano fredda e insistente che lo spingeva, millimetro dopo millimetro, verso la pazzia.

Di botto scoppiò a ridere; quasi piangeva per il sollievo. Scosse la testa verso quella stupida puttana e disse: "Non puoi farmi questo scherzetto. Ho pensato ai bambini dal '94! Al battesimo del piccolo Joel, il figlio di mio cugino." Fece una smorfia e scosse di nuovo la testa, stordito dalla felicità. "Ho sistemato il problema: ho aggiunto dei geni all'SVC e all'SVM per dei recettori di superficie ad una mezza dozzina di proteine del sangue fetale: se si attiva uno dei recettori, la generazione successiva del virus è puro SVA. E' sicuro anche per l'allattamento al seno, per circa un mese, perché le proteine fetali impiegano un po' ad essere rimpiazzate."

"Per circa un mese," fece eco la donna. Poi, "Vuoi dire che hai aggiunto i geni…"

Shawcross stava già scappando dalla stanza.

Corse, senza meta, finchè non si ritrovò senza fiato e scoordinato, andò zoppicando per strada, col capo tra le mani, ignorando sguardi e insulti dei passanti. Un mese non era sufficiente, lo aveva sempre saputo, ma per qualche motivo s'era scordato proprio quello che aveva intenzione di fare a proposito. C'erano stati troppi dettagli, troppe complicazioni.

Dei bambini stavano già morendo.

Si fermò in una strada laterale deserta, alle spalle di una fila pacchiana di night-club e crollò a terra. Si sedette contro un muro gelato di mattoni, tremante e raggomitolato su se stesso. Della musica lo raggiungeva, debole e distorta.

Dov'è che aveva sbagliato? Non aveva forse portato alle sue logiche conseguenze la rivelazione delle intenzioni di Dio nel creare l'AIDS? Non aveva forse dedicato tutta la sua vita a perfezionare una macchina biologica capace di distinguere il bene dal male? Se qualcosa di così mostruosamente complesso, e così dolorosamente ideato, come il suo virus ancora non riusciva a svolgere quel compito…

Onde di oscurità attraversavano la sua visione.

E se avesse sbagliato fin dall'inizio?

E se dopotutto nulla del suo lavoro era stato voluto da Dio,?

Shawcross contemplò questa idea con una specie di tranquillità da shock di guerra. Era troppo tardi per fermare la diffusione del virus, ma poteva andare dalle autorità e fornire loro i dettagli che altrimenti avrebbero scoperto dopo anni. Una volta che avessero saputo dei recettori proteici del feto, nel giro di qualche mese sfruttando la conoscenza sarebbe stata possibile una qualche medicina protettiva.

Tale medicina avrebbe permesso l'allattamento al seno, le trasfusioni sanguigne e il trapianto di organi. Avrebbe permesso anche agli adulteri di copulare e agli omosessuali di praticare le proprie abominazioni. Sarebbe stata completamente neutra sotto il profilo morale, la negazione di tutto ciò per cui aveva vissuto. Guardò su, verso il cielo vuoto con un crescente senso di panico. Poteva fare questo? Tirarsi su le maniche e ricominciare daccapo? Doveva farlo! Dei bambini stavano morendo. In qualche modo doveva trovare il coraggio.

Poi accade. La grazia fu restaurata. La sua fede rifluì in lui come una marea di luce, sconfiggendo i suoi dubbi assurdi. Come aveva fatto a pensare alla resa quando la soluzione reale era così ovvia e così semplice?

Si alzò in piedi, poi ricominciò a correre recitando dentro di se in continuazione per essere sicuro che questa volta fosse quella buona:

Adulteri! Sodomiti! Madri che allattate al seno i figli dopo le quattro settimane di vita!
Pentitevi e sarete salvi…

Apparso originalmente in Pulphouse Issue 8
Ristampato in Eidolon 11, pp. 7-17, January 1993
Traduzione italiana Danilo Santoni
Copyright 1992 Greg Egan.
ristampato per gentile concessione dell'autore