Così facendo, pur dando vita a idee piuttosto sorprendenti e notevoli, la narrazione era sempre scadente e l'attenzione allo stile praticamente nulla.
La sperimentazione stilistica è stata uno dei contrassegni degli scrittori della new wave. Presero gli strumenti della narrativa mainstream e li adattarono ai loro bisogni. Innovazioni stilistiche come espressionismo, flusso di coscienza e monologo interiore erano sconosciuti alla fantascienza. Insieme a questi stili innovativi spostarono il loro interesse verso scienze 'più leggere' come la psicologia e l'antropologia, esplorando temi teologici, sociali e sessuali, prestando una attenzione massima alla caratterizzazione, cosa in cui Zelazny era un maestro.
Zelazny ha iniziato la sua carriera di autore nel 1962 scrivendo racconti di sera mentre lavorava per la Social Security Administration e ha continuato così fino al 1969, quando ha deciso di fare lo scrittore a tempo pieno.
Fin dall'inizio Zelazny è letteralmente esploso sulla scena letteraria : nel 1963 riceve la sua prima nomination per il premio Hugo per "A Rose for Ecclesiastes". Nel 1966 e nel 1967 due suoi raccolti lunghi competono uno contro l'altro. Vince l'Hugo nel 1966 per il miglior romanzo, This Immortal, e di nuovo nel 1968 per Lord of Light. Vince anche il premio Nebula nel 1965 per il romanzo breve He Who Shapes e per il racconto lungo The Doors of His Face, the Lamps of His Mouth.
Dopo il 1969 si concentrò soprattutto nella scrittura di romanzi continuando a ricevere riconoscimenti sia dal pubblico che dagli altri scrittori. Nel 1975 vinse il premio Nebula e il premio Hugo per il romanzo breve Home is the Hangman. Vinse l'Hugo altre tre volte, nel 1983 per il racconto lungo Unicorn Variation, nel 1986 per il romanzo breve Twenty-Four Views of Mount Fuji by Hokusai e nel 1987 per il racconto lungo Permafrost. Ha vinto anche molti premi stranieri tra cui il Prix Apollo per la traduzione francese di Isle of the Dead.
La produzione di Zelazny si distingue sotto molti aspetti dalla media della produzione fantascientifica: credeva che non ci fosse nulla nella letteratura mainstream che non avesse un posto anche nella fantascienza. Era uno studioso dei classici... era uno studioso di tutto. Non si stancò mai di imparare e mantenne per tutta la vita un eterogeneo programma di lettura. E non c'era niente nella vita di Zelazny che in una forma o in un'altra non rispuntasse nella sua narrativa. Le sue opere sono piene di miti, leggende e folclore; riferimenti alla grande tradizione letteraria, alla poesia, alla musica jazz e a quella folk; temi dell'immortalità, dell'amore, del libero arbitrio, dell'esistenzialismo, della vendetta, della religione; e tutto è scritto con una prosa poetica che gli ha fatto guadagnare il titolo di genio.
La sua abilità nello scrivere da sola lo avrebbe reso un brillante autore, ma la sua capacità nel creare personaggi delle dimensioni da eroe e pur sempre veri psicologicamente l'ha reso impressionante. Lo sviluppo del personaggio è il tema primario di tutta la sua opera, di fatto alcuni critici hanno definito questa crescita psicologica del personaggio 'il grande tema di Zelazny'. La convinzione che si possa raggiungere una crescita psicologica solo attraverso l'esperienza personale è ciò che fa muovere le sue storie. E sono i demoni personali del suo personaggio e ciò che fa (o che non riesce a fare) per vincerli che rende le sue storie così complesse e dinamiche.
E' stato scritto che il successo dei personaggi di Zelazny sia una misura diretta della loro relazione con la legge elementale dell'universo, una relazione governata dalla filosofia personale di Zelazny di Forma e Caos: la sua filosofia presuppone che due forze uguali e opposte siano all'opera nell'universo, che interagiscano dinamicamente e che si rispecchino in ogni forma vivente. La forma si può descrivere come la spinta creativa, la compulsione a sintetizzare. Il caos si può descrivere come la spinta analitica, la compulsione a spezzettare e suddividere nei componenti più semplici. L'interazione delle due forze crea il cambiamento e il cambiamento è fondamentale per l'universo. La pulsazione della loro interazione è il suo ritmo. Gli umani si fissano su cose terrene e sui piaceri e diventano così desiderosi di possederli che si costruiscono i complessi psicologici. I complessi bloccano la coscienza del ritmo che scorre in loro. Zelazny, comunque, è convinto che se si riescono a rompere i complessi sotto l'impatto dell'esperienza, gli umani riusciranno a sollevarsi verso stati di coscienza più salutari. La coscienza del ritmo che scorre dentro di se è ciò che l'uomo indica come istinto o intuizione.
Dunque per Zelazny la meta dell'umanità è quella della crescita psicologica, un processo catalizzato dalle esperienze della vita e da brevi lampi di intuizione che forniscono visioni di questa meta. Questa filosofia, o piuttosto lo sviluppo personale che essa richiede, è ciò che guida le trame della maggior parte delle storie di Zelazny.
Possiamo analizzarla in tre sue opere:
Gallinger non vuole accettare la cosa. Trova Braxa e la riporta al tempio, piega la massiccia guardia marziana e si getta nel penetralium senza fermarsi a togliere gli stivali. Recita un nuovo ed eretico vangelo prendendosi gioco delle stesse parole che pronuncia. Lui ha regalato a Braxa una rosa, una forma di vita totalmente nuova per Marte. Con queste azioni, incidentalmente, realizza una antica profezia e le vite di Braxa e del bambino vengono risparmiate. Ma fuori del tempio il capo delle Sacerdotesse M'Cwyie gli dice che Braxa non l'ha mai amato in quanto stava solo facendo il suo dovere per far realizzare la profezia. Sebbene abbia avuto successo nel salvare un'intera razza dall'estinzione, è personalmente distrutto e cerca di commettere suicidio ingerendo una forte dose di pillole di sonnifero. La cosa non gli riesce e si risveglia nell'infermeria della nave nel viaggio di ritorno verso la Terra.
La vanità di Gallinger è un complesso psicologico che blocca la sua crescita. Come succede spesso nella vita, il meccanismo per il cambiamento in Gallinger è l'amore. Il suo amore per Braxa tempera la sua arroganza e gli insegna l'umiltà. Ciò viene mostrato di nuovo con le parole di Emory, che incontrandolo durante la sua ricerca disperata di Braxa nel deserto afferma: "Ti stai comportando in modo diverso da un paio di mesi. In certe occasioni sei stato proprio civile... Non conoscevo niente che ti interessasse tanto." L'unica risposta di Gallinger è il suo piegare la testa. Il cambiamento decisivo e irreparabile arriva quando Gallinger apprende che l'amore di Braxa era una bugia. La notizia va al di là della sua capacità di sopportazione. Gli viene finalmente mostrato che è soltanto un uomo, non certo migliore di qualsiasi altro, e che può essere usato e gettato via come chiunque altro; cerca di uccidersi per non dover fronteggiare tale realizzazione. Ma Zelazny non vuole che ciò accada. Forza il suo eroe a vivere e a imparare dalla sua esperienza.
Non è soltanto Gallinger a cambiare, le sue azioni forzano il cambiamento sull'intera società marziana. Ridona fertilità al pianeta morto. Si oppone al pessimismo auto-distruttivo delle Madri, portato avanti dalle loro scritture religiose, con scritture dalla Bibbia, il Libro dell'Ecclesiaste, col suo atteggiamento pessimistico dicendo che tutto è vanità. Deve bestemmiare la loro religione per adempiere alla loro profezia religiosa. Gallinger è l'agente del caos che rivitalizza la forma stagnante dell'antica cultura che sta uccidendo i marziani. Alla fine le Madri realizzano che c'è dell'altro da sperimentare oltre a ciò che hanno conosciuto. Si uniranno ai maschi umani, ricostruiranno la loro civiltà e coltiveranno fiori su Marte. L'uomo e Marte apportano mutamento l'uno all'altro e con questo cambiamento entrambi cresceranno.
Lord of Light
Durante la sua assenza di 50 anni gli dei, fortemente indeboliti, non riescono a fermare il diffondersi dell'Accelerazione e del Buddismo. Non hanno più il controllo sull'intera popolazione. Un altro dei primi di nome Nirriti, che era il cappellano dell'equipaggio e che ha lasciato il Cielo di sua spontanea volontà, decide di sfruttare l'occasione e lancia una guerra santa cristiana per distruggere totalmente la religione Indù. All'incirca nello stesso periodo, Yama-Darma, Signore della Morte, uno dei vecchi alleati di Sam, si occupa del riassemblamento del suo atman e della sua reincarnazione per guidare di nuovo la loro lotta contro il Cielo. Ma Sam e le sue forze alla fine si uniranno ai dei Indù contro un nemico più grande, Nirriti. Dopo questa seconda grande battaglia a Khaipur, la fazione di Sam si trova tra i vincitori: Nirriti viene distrutto e i vecchi dei sono sufficientemente indeboliti per permettere agli uomini di vivere come vogliono; solo Vishnu, il Preservatore, regna sul Cielo.
Nella relazione tra Induismo e Buddismo Zelazny ha trovato una metafora perfetta per la sua dottrina. I paralleli tra la relazione storica delle due grandi religioni e il romanzo sono ovvi. Buddha trovò l'Induismo statico e corrotto, appesantito dai suoi rituali morti e insignificanti, insensibile all'uomo comune e troppo complesso per essere compreso. Sam trova che il sistema Indù del romanzo abbia gli stessi problemi. La missione di Buddha sulla Terra era di riformare la vecchia religione, non di iniziarne una nuova, la missione di Sam è identica, riformare la vecchia religione con l'Accelerazionismo. Entrambi sono persone del cambiamento.
E vediamo il cambiamento portato nel mondo dalle azioni di Sam. Lui deve essere una forza della distruzione per restaurare il giusto ritmo nella vita degli uomini. Lo stesso Sam evolve nel corso della storia. La sua immortalità gli garantisce l'arco di tempo necessario a tale cambiamento personale. Ognuno dei suoi nomi riflette una differente persona che è diventato, tanto da fargli dire in merito al Buddha: "... Non ricordo più se fui veramente io, quell'uomo oppure se fu un altro. Ma ormai mi sono allontanato da lui." (Signore della luce, 269) All'inizio adotta un approccio machiavellico, facendo qualsiasi cosa pensi sia necessaria a raggiungere i suoi scopi. Sebbene passi anni interi come Buddha, non crede ad una sola parola dei suoi insegnamenti, desidera ancora uccidere Brahma e Shiva nella città Celestiale, va ancora in battaglia contro gli dei. E perde perché ha difettato: ha fallito nell'integrare tutte le forze creative e distruttive dentro di se. Ma alla fine della storia, Sam è diventato tutti gli uomini/dei che è stato e la sua parte prevale. E' riuscito a raggiungere la vera illuminazione.
He Who Shapes
La ragione per cui Render fallisce in questa storia è perché non riesce ad imparare dall'esperienza. Non è più capace di analizzarsi come farebbe con uno dei pazienti. Tutta la sua carriera come Shaper è tentativo complesso di fuggire la propria realtà esplorando i problemi degli altri in un mondo fatto da lui. Il ro-womb coi suoi banchi di bottoni gli da quel controllo sul mondo che crede di avere su di se nel mondo reale. Si è rinchiuso in un'esistenza statica, rifiutando di cambiare, di ammettere i propri problemi. E così quando il suo controllo vacilla per un momento (in entrambi i mondi) pretende che non sia successo.
A Render vengono date molte opportunità di vedere il suo difetto fatale, ma ogni volta razionalizza i propri errori. Zelazny ha innalzato questo protagonista per farlo cadere e quando arriva il momento cade di brutto. Non c'è pietà. Nella sua spirale di caduta verso la pazzia, intrappolato nel mondo da incubo di Eileen, Render è costretto a fronteggiare ciò che lo ha escluso per tanto tempo: l'incidente automobilistico.
Zelazny scrive:
In termini di forma e caos, le dinamiche che sottostanno a A Rose for Ecclesiastes e Lord of Light sono virtualmente identiche. In entrambe le storie un uomo confronta una società antica così strutturata dai contesti religiosi da diventare statica. Il mondo Indù di Lord of Light è governato da dei corrotti che mantengono il proprio potere negando il progresso agli abitanti del pianeta. Le Madri in A Rose for Ecclesiastes negano che esista qualche altro destino oltre a quello intrecciato dalle loro scritture. Entrambe le società evitano il cambiamento e entrambi gli eroi delle storie le spingono al cambiamento. In quanto il cambiamento permette la crescita e la crescita è quello che Zelazny vede come ultima meta della nostra esistenza.
He Who Shapes è molto diverso dalle altre due storie. Zelazny ha modellato questa storia secondo la tragedia classica e per lui la cosa più tragica per un uomo è di diventare statico nella propria esistenza. Se il suo protagonista fallisce, lo fa perché non può o non vuole cambiare, crescere psicologicamente. Mentre le esperienze di Render gli forniscono l'animo per il cambiamento (e le sue capacità certamente lo renderebbero possibile!) lui non lo accetta. Se forma e caos sono le forze fondamentali dell'universo, e cercano sempre di bilanciarsi, allora il caos è costretto ad irrompere nel mondo 'stabile' di Render in un modo o in un altro. Negandogli l'ingresso per tanto tempo ha fatto sì che il caos aumentasse fino a sopraffarlo.
Se i personaggi riescono
nella loro relazione con la legge fondamentale dell'universo, allora questa
legge è il cambiamento. Gallinger e Sam trionfano rispetto a grosse
differenze perché riescono a cambiare per affrontare la sfida e
perché sono strumenti di cambiamento su larga scala. Charles Render
fallisce perché non accetta il cambiamento e alla fine gli si riversa
addosso quando è troppo per essere controllato.