Sullo schermo del pc si rovesciavano a
scatti righe su righe d’informazioni. Il tenente Timothy McBarnie, un tipo
tarchiato sui cinquanta dal viso tondo, faticava assai con gli occhi
a seguire quel ritmo, ma con la mente captava ogni virgola ed elaborava.
Stava lì fisso, sguardo vitreo, come ipnotizzato mentre sulla
sua fronte madida si riflettevano i dati lampeggianti; almeno
così il sergente Jeane Avia lo vide quando gli passò accanto.
"Ci sei o vai per la tangente," gli sussurrò
chinandosi all’altezza d’orecchio dell’uomo. Questi sollevò
appena una mano dalla tastiera: era cosciente.
Avia, sulla trentina, piacente, ma dal
portamento rigido e mascolino, lesse per alcuni secondi le saltellanti
notazioni; quindi sbuffò come se trattenesse a fatica uno scoppio
di riso. "Scippi! Ne avrai fino a domani. Ti saluto ..." disse dandogli
una pacca sulla spalla. McBarnie neppure dondolò tanto stava rigido.
La donna ne fu sorpresa: gli venne da dire “sembri in catalessi”,
invece biascicò "Vado in mensa, ciao."
"Aspettami, ho finito," rispose a sorpresa
McBarnie come risvegliato dalla magica parola “mensa”. All’istante
si rilassò, spense il pc ma rimase seduto; fissava ancora
lo schermo opalescente. Lei, mani sui fianchi, lo guardò indispettita
e chiese "Allora?" ma chiaramente intendeva “ti muovi, ho fame!”
"Nove morti su duecentottantanove
scippi nell’arco di un solo mese" disse McBarnie restando seduto.
"E le vittime sono sempre le più
anziane," specificò Avia, che fece dietrofront e s’incamminò
decisa verso il corridoio.
"No. Mi riferisco agli scippatori."
Gli rispose una specie di risatina di
compatimento. "Sei fuso," la voce di Avia rintronò nel corridoio.
"No ... mia cara. E’ uno solo l’anziano
morto scippato. Infarto. Procurato dallo spavento."
Il sergente si voltò a fissarlo:
lui stava alzandosi faticosamente dalla poltroncina, lo sguardo perduto
all’infinito... come un idiota.
"Ci sarà un’inversione di dati.
Non può matematicamente verificarsi una situazione del genere. Quei
fottuti sono troppo furbi e agili nello scappare."
"Infatti non sono nè caduti
dalle moto, nè finiti contro un muro o finiti sotto un’auto..."
disse McBarnie mentre s’incamminava svogliatamente per il corridoio.
"... sono saltati in aria" e fece “bum” con la bocca mentre prendeva sottobraccio
la collega.
"Bum," ripetè Avia sorridendo.
"Ma certo ... è la punizione del grande Zot." Questa volta
ridacchiò apertamente. "Evviva esiste un dio vendicatore non
solo nei fumetti."
"C’è poco da scherzare. La cosa
è seria. Quei poveracci sono saltati come su delle mine."
"Quei bastardi ... vuoi dire!" lo corresse
Avia fissandolo ora interessata.
"Oggi ne è saltato uno." Trasse
un dispaccio dal taschino della camicia "Anzi due, perché
..."
"... vanno sempre in coppia quei figli
di ..." l’interruppe Avia raggiante. "Se fosse vero, con questo ritmo,
in un annetto s’è ripulito l’intera città. Evviva Zot!" e
alzò le braccia al cielo. McBarnie scosse il capo. "Come hai fatto
a scoprire tale carneficina?" chiese infine Avia.
"Avevo letto un lampo di questa notte
che descriveva il fatto. Quello trovato stamattina mi sembrava un doppione.
Invece sono due diversi scippi. Così, per scrupolo, ho consultato
nel pozzo. Mia cara, sono proprio nove i fatti a pezzi in meno di
un mese." Lo disse piuttosto come se facesse una domanda al mondo intero;
estrasse un fazzoletto e si asciugò la stempiatura sudata.
Avia lo guardò con fare incredulo.
"Prenderò, allora, dello spezzatino" Erano entrati in mensa.
Daniel Habram rilesse il dialogo, fece un paio di correzioni. Il suo volto espresse soddisfazione. Digitò, entrò nel menù desiderato e salvò il file. Tutte operazioni automatiche che compì quasi senza pensare. La sua mente invece macinava, traslava, confrontava idee e spunti come se stesse collocando al suo posto vari pezzi di un complicato puzzle. Riprese subito a digitare.
“ZOT”. Aveva deciso di intestare così
la pratica. Però quando McBarnie scrisse la sigla sull’esterno
della cartelletta colma di fogli d’appunti non sorrise. Ci mise un bel
po’ di tempo a ricatalogare le notizie riguardanti le... vittime?
Accidenti come doveva chiamare quei nove disgraziati, tre coppie e tre
solitari; fra questi ultimi una ragazza diciannovenne era, per così
dire, sopravvissuta: dilaniata quasi interamente sull’intero lato destro
del corpo, aveva perso anche parte della memoria. Tutti erano tossico-dipendenti,
tranne un tredicenne di colore. Età media: diciassette anni. Volti
imberbi, strafottenti. Di una coppia esistevano solo le foto dei cadaveri:
irriconoscibili. Unica foto segnaletica quella della ragazza; schedata
per prostituzione.
Gli “incidenti” erano avvenuti nel
quartiere orientale, quello frequentato da ricchi pensionati. Le auto e
le moto usate per la fuga erano tutte saltate in aria.
Solo la ragazza risultava appiedata. Nessuno degli
scippati avevano sporto denuncia: erano stati i testimoni
ad avvertire la polizia, ma le loro dichiarazioni risultavano
piuttosto discordanti. Unico dato comune: lo scippato
pareva essere sempre una persona anziana, di razza bianca e di sesso
maschile, che non era mai stato possibile rintracciare.
"Ti sei messo proprio di buzzo buono a
frugare fra quei rotti inc..." gli disse Avia sbirciando sulla scrivania
di McBarnie "... e grazie di aver accolto la mia battuta."
"Z.O.T. ... non è esattamente quello
che intendevi tu, ma Zone Oriental Threatening," specificò scherzando
il tenente.
"Grande! Ci sta dentro un quarto della
città."
"Spiritosa! Intendo il quartiere dei “grigi“,
i pensionati. Insomma la nostra ZONA SCIPPI per eccellenza."
"Scusa se te lo chiedo, ma non stavi indagando
sul caso Ranieri/Douglas?"
"Risolto."
"Bel colpo. E’ stato Douglas ... vero?"
"No. Suicidio..."
"Ma vaffanc..." imprecò Avia schizzando
via.
"Hei... ma è la verità!"
le urlò dietro McBarnie e gli venne da ridere perché sostanzialmente
aveva ragione lei: erano stati inequivocabilmente i Douglas ad indurre
al “suicidio” il povero Ranieri, incolpato di “pirateria”. Ma era
troppo complicato da spiegare sul momento. "Fermati
Avia. Ho assoluto bisogno di te," e visto che la collega continuava la
fuga urlò "Sergente. E’ un ordine!"
Habram s’interruppe: gli pareva che a questo punto doveva introdurre qualcosa di più forte. Di ironia ne aveva già sparsa a sufficienza. Ci pensò su per qualche minuto guardando senza vedere all’intorno nell’ampio salone pieno di luce; dalle alte vetrate smerigliate entrava l’ultima luce del giorno e ogni cosa aveva preso un fantastico color rosa seppia. Sembrava d’essere immersi in una vecchia fotografia ...
Avia fissava Estella con santa pazienza,
combattendo contro la volontà di togliere lo sguardo da quell’assurda
macabra maschera; stava in attesa che lei rispondesse, e capiva che non
le sarebbe stato facile, anzi pensava che la cosa non fosse proprio possibile.
Alla ragazza mancavano quasi tutti i capelli, aveva un’orbita vuota e quello
che restava dell’orecchio appariva accartocciato ... insomma l’intera parte
destra del viso fino alla metà del mento appariva raggrinzita
per la bruciatura. L’infermiere, in piedi dietro alla carrozzella dove
stava seduta Estella, cominciò a sussurrarle delle parole d’incoraggiamento
all’orecchio sano.
Estella sorrise, ma per Avia posta lì
di fronte sembrò piuttosto un ghigno orrorifico. Vide
i pochi denti rimasti e altro, fin quasi al condotto tracheale, C’erano
i forti colori dell’arcobaleno in quell’antro martoriato. E da lì
uscì incredibilmente una voce.
" Ricordo la bbbor...il bbborsello marrrone
... gggonfio "Estella sgranava l’occhio sano: aveva la pupilla dilatata.
" Lui, com’era? Vecchio o giovane, alto
o basso ... "
" BBBianco ... " rispose.
Avia guardò interrogativamente
l’infermiere. Questi alzò leggermente le spalle.
" BBBianchisssimo ... " ripetè
la ragazza.
Avia abbassò lo sguardo confusa
e lo sguardo le cadde sulla gamba destra completamente fasciata fino al
ginocchio; lì finiva e si agitava contemporaneamente al moncherino
del braccio destro.
" Credo, sergente, che non possa dire
altro " intervenne l’infermiere " Ha già detto molto di più
di quanto pensassi. Fa buoni progressi. Oltretutto è in fase di
disintossicazione. Un periodo tremendo per lei "
Avia fece cenno che capiva. Poteva bastare,
per il momento, anche se avrebbe voluto sapere ben altre cose. Sorrise
alla ragazza con trasporto e se ne andò lentamente; l’istinto era
di fuggire.
Cominciava a capire perché il suo
capo si fosse messo a indagare su quei casi di morte violenta. C’era qualcuno
in città, un vero e proprio giustiziere, che imbottiva dei borselli
d’esplosivo, se li faceva volutamente scippare, per poi farli esplodere
nelle mani dei pov...
" Questo è quanto ha saputo dire
"
“Un borsello, marrone, gonfio” ripensò
McBarnie. Non afferrava il senso del “bianchissimo”; allora disse:
" Vieni con me. Mi è venuta un’idea "
" Povera me " insinuò Avia. Lui
fece finta di non aver sentito, la sorpassò, scantonò nel
corridoi semibuio e s’infilò nell’ascensore fermo al piano; Avia,
contrariata, fece appena in tempo a tuffarvisi dentro. Voleva chiedere
dove stavano andando, ma le bastò osservare il pulsante acceso:
sotterraneo. Andavano al magazzino dei reperti.
Entrarono direttamente nello scantinato
fortemente illuminato e sbarrato, dopo pochi metri dalla porta dell’ascensore,
da un lungo bancone difeso da una griglia di ferro, le cui maglie tradivano
ruggine e una scarsa pulizia. Al di là s’allungavano quasi a perdita
d’occhio scaffali metallici, posti in fitte file parallele, ingombri
d’oggetti di ogni genere, sciolti, in scatole sempre semichiuse o in sacchetti
trasparenti mai integri e resi opachi da polvere secolare; ciascuno
rivelava oltre il contenuto un cartellino fitto d’appunti spesso più
grande dell’oggetto custodito. La dentro era come se il tempo si fosse
fermato alla metà del secolo. Non si scorgeva anima viva.
" Mouse... ci sei? " chiese ad alta voce
McBarnie sporgendo il capo nella feritoria della griglia.
" Mike ... vecchio segugio ... che sorpresa!
Pensavo fosti già andato in pensione " rispose un rinsecchito individuo
apparso come dal nulla. Stava in maniche di camicia della divisa,
ma con il berretto d’ordinanza calcato fino alle orecchie; da lì
partivano folte basette biancastre che giungevano fin sotto le mascelle
ad incorniciare un viso tutto zigomi e naso aquilino. In compenso
il suo sguardo acuto e il suo sorriso ispiravano simpatia e comunicativa.
" Non dirmi che senti freddo ...
topastro " disse McBarnie indicando il suo berretto.
" Vorrei vedere te, qui sotto tutto il
santo giorno, con la mia pelata " sorrise a bocca aperta mostrando una
dentatura invidiabile " E questa chi è? " chiese strizzando le palpebre.
Le sue pupille ebbero come un luccichio " E’ la figlia di ... Romeo, vero?
" Puntò un dito lungo e nocchiuto come una canna di bambù.
" Centro. Avia dagli una bambolina ...
" motteggiò McBarnie.
" Mi avevano detto che ti eri arruolata
... non sapevo però che eri finita in quella gabbia di pazzi
" e indicò con il pollice il soffitto " Ciao, ben arrivata ... "
ma non porse la mano, rattristò il tono di voce e continuò
" sai, sono stato per un certo periodo anche in coppia con
tuo padre. Poi mi sono ... "
" Mouse, per favore. Conosciamo tutti
la tua storia. Ora vorremmo trovare il bandolo di un’altra tragica
matassa " tagliò corto McBarnie.
" E la cerchi qui? "
" Sicuro! Guarda un po’ questo elenco
e queste date. Sui cadaveri sono stati rinvenuti, con agli effetti personali,
anche brandelli di varie altre cose ... vorrei esaminarle. "
Mouse prese il foglio, lo avvicinò
un po’ al viso e subito disse:" Sono casi recenti ... non ancora
archiviati " quindi premette un bottone nascosto. Uno scatto e parte del
bancone e della grata si aprirono lasciando libero un passaggio " Trovi
tutto sul tavolone in fondo " e indicò una direzione " Vuoi una
mano? " chiese.
" No, grazie. Ce la caviamo da soli "
ripose McBarnie incamminandosi.
" Ciao, Avia " le porse la mano " Sei
proprio una bella ragazzona. Somigli a tuo padre " poi ci ripensò
un attimo "Prendilo come un complimento. Gli volevo bene, io ... "
Mentre s’inoltravano in quel dedalo di
scaffali Avia chiese: "Capo come ti ha chiamato quello? ... Mike? "
" Lascia perdere. E’ una lunga storia.
Forse ... te la racconterò, un giorno "
Il tavolone era ingombro all’inverosimile
di ogni tipo d’involucro. I due si fermarono a guardare perplessi. Ma Avia
notò subito una particolarità: in quell’apparente caos
c’era un ordine ben preciso " Sono raggruppati per data ... una fortuna
"
" Maus è un precisino ... almeno
un tempo lo era. Ed ora sotto a cercare ... " e McBarnie iniziò
ad elencare una serie di possibili oggetti che, secondo lui, si dovevano
ritrovare comuni in ognuno di quei pacchetti.
" Non portate via niente ...capitooo!
" si udì echeggiare nello scantinato.
Non ci volle molto a rinvenire quello che
cercavano; tre scatole di cartone e cinque buste di plastica. Indossarono
dei sottili guanti di lattice e cominciarono silenziosamente a frugare,
ognuno per conto proprio, fra gli effetti personali, i sacchettini contenenti
frammenti e gli oggetti ritrovati addosso e intorno alle
vittime: i due sapevano cosa cercare. Dopo mezzora avevano riempito
nove sacchetti, ognuno dei quali composto esattamente dallo stesso
tipo di materiale.
" Li faremo analizzare, naturalmente,
ma credo proprio che non ci siano dubbi. Tutta questa roba proviene dalla
stessa partita di pelle. Anzi dalla stessa ditta produttrice " McBarnie
prese a caso due brandelli di pelle marrone, una piuttosto grande, l’altra
piccola, da due mucchi differenti " Guarda qui. Su entrambi i pezzi si
possono leggere le stesse sigle ... impresse e dorate "Nonostante
le bruciature spiccavano una V, una R, una S.
" Se è per questo qui c’è
un frammento d’ottone contorto, probabilmente parte di una piccola serratura,
dove la V e la S sono chiare e composte nello stesso carattere di
quelle tue. Tre su nove non può considerarsi una coincidenza
"
" Solo l’esplosivo usato non è
uguale per le varie deflagrazioni "fece notare McBarnie mostrando le diverse
colorazioni delle bruciature " E questo mi lascia perplesso "
" Probabilmente il dinamitardo ha
dovuto rivolgersi a diversi fornitori. Oppure lo ha fatto per non dare
adito a sospetti ..."
" Può darsi. Ma è’ proprio
per questo che mi sembra strano abbia usato sempre gli stessi ... borselli.
Non dovrebbe essere difficile rintracciare il produttore o il commerciante
o il negozio ... "
" A meno che non si tratti di uno stock,
una vecchia vendita promozionale o ... un furto. In questi casi siamo nella
merda più completa ... "
Habram considerò per un momento
l’opportunità di cambiare le volgarità della donna; no, era
una giovane e doveva far notare in qualche modo la differenza di generazione:
il tenente era vicino alla pensione, un poliziotto vecchio stampo. Eppoi
i suoi lettori erano collocati nella fascia mezzana dell’età, quella
che non da a vederlo, ma gode delle parolacce
e se ne fa un vanto sproloquiare apertamente ...
Doveva piuttosto verificare quelle sigle
... venutegli alla mente istintivamente: V.R.C.
Very Regenerate Skins era il nome,
se ben ricordava, della ditta che occupava dieci anni fa i locali dove
ora abitava. Infatti nel laboratorio, poi dismesso, fabbricavano
con ritagli di pelle proprio borse, borselli,
portafogli e molti altri oggetti che portavano il marchio
V.R.C.. Lui comprò la palazzina, la fece ristrutturare
lasciando intatte le ampie vetrate e i larghi spazi dove erano
ubicati i macchinari.
Se lo ricordava bene com’era prima
il laboratorio, poteva descriverlo perfettamente nel racconto quando i
suoi due poliziotti, dopo le molte indagini, sarebbero giunti a scoprire
l’indirizzo del fabbricante dei borselli ...
Suonarono alla porta. Scocciato
guardò l’orologio: erano le otto pomeridiane; non aspettava
nessuno. Comunque ne fu quasi contento: proprio l’ora di smettere
di lavorare, almeno per quel giorno.
Si trovò di fronte un tipo tarchiato,
stempiato, dal viso tondo e dallo sguardo penetrante, accompagnato da una
giovane donna assai piacente, ma dal portamento rigido; vestivano in modo
anonimo ma sobrio, che però ricordava istintivamente
una divisa. L’uomo estrasse una tessera che gli venne posta davanti al
naso. Habram avvampò; li riconobbe.
" Ma ... non è possibile ... "
balbettò Habram facendo alcuni passi indietro. I due poliziotti
si guardarono interrogativamente. " Voi ... voi siete su quel ... " con
una mano indicava il pc.
" Lei è Daniel Habram? " chiese
McBarnie anche se era certo di aver azzeccato indirizzo.
" Sì ... certo " rispose istintivamente
Daniel " Ma cosa volete da me? " domandò a sua volta.
" Informazioni. Solo informazioni " precisò
Avia nel tentativo di calmare quell’uomo che da paonazzo era diventato
bianco come un cencio lavato. “Vuoi vedere che abbiamo centrato il
nostro uomo al primo colpo!” pensò e la sua mano destra si portò
istintivamente nei paraggi della pistola che teneva
appesa sotto la giacca sbottonata del tailleur.
" Si calmi, Signor Habram. Desideriamo
sapere solo se ci sa dire dove si è trasferito il laboratorio di
pellami che prima operava in questo stabile ... "
" La vierreesse non ... non esiste
più da ... da oltre dieci anni. Qui ci abito io ora ... e
faccio lo scrittore ... "
" Lo sappiamo, Signor Habram. Tuttavia
pare che la V.R.S. sia in qualche modo ancora sul mercato. Possiamo accomodarci
e parlarne tranquillamente? " chiese McBarnie avanzando lentamente e guardando
intorno con circospezione. Il sole stava ormai calando e nel grande salone
si stavano producendo ombre spettrali. Dietro ad un’ampia libreria
aperta che fungeva da divisorio s’intravedeva una scrivania sulla quale
brillava lo schermo acceso di un pc.
Habram si passò una mano sulla
fronte per asciugarsi il sudore che cominciava a formarsi e
anche per fugare dalla mente l’angoscia che l’aveva invaso all’apparire
dei poliziotti. Poliziotti che non potevano esistere perché erano
frutto della sua fantasia; a meno che non fosse esaurito per il troppo
lavoro e quelli ...
Si lasciò cadere sul divano a semicerchio
come vinto dalla stanchezza; non aveva comunque staccato lo sguardo dai
“suoi” due personaggi. Solo McBarnie si sedette quasi di fronte a lui.
Avia restò in piedi guardandosi in giro: cercava un interruttore
per fare un po’ di luce. Habram intuì, battè due volte le
mani e una serie di lampade poste intorno al divano si accesero.
Per qualche minuto nessuno aprì
bocca, poi improvvisamente presero a parlare tutti e tre insieme;
nessuno comunque rise. Fu Habram ad aprire le danze.
" Io so esattamente cosa desiderate sapere
da me ... " disse confusamente " E lo so perché sono io che ho inventato
questa storia ... "
" Ma che bravo " disse stupito McBarnie.
" Non mi fraintendete. Io non centro niente
con le esplosioni, con la erreviesse, con le indagini ... "
" Cosa cercate di nascondere ... " intervenne
spazientita Avia.
Habram la fissò indispettito.
" E’ incredibile come state rispettando l’impronta psicologica che
vi ho affibbiato " disse, quindi si alzò, sollevò parte
del piano del basso mobiletto che fungeva da tavolino posto davanti al
divano; apparvero delle bottiglie di liquore. Riempì un bicchiere
con del burbon, lo tracannò socchiudendo gli occhi. " Non ve ne
offro perché siete in servizio. Così almeno risparmiamo una
stupida domanda e una ovvia risposta " Quindi fece per muoversi, ma Avia
accennò a fermarlo. McBarnie la indusse a lasciare fare; lo scrittore
pareva essersi ripreso e il tenente voleva vedere fino a che punto:
poteva tornare finalmente utile.
Habram, sempre con il bicchiere
in mano, raggiunse il pc e digitò sulla tastiera con la mano libera;
la stampante pigolò per qualche secondo. Tre cartelle vennero strappate
dal modulo continuo, una per una, e consegnate al poliziotto.
" Leggete. Forse capirete qual’è
la mia vera posizione ... in questa assurda storia "
Avia si portò al fianco di McBarnie
che si era nel frattempo alzato e mentre i loro occhi scorrevano il testo
i loro corpi a poco a poco svanirono nel nulla.
Il bicchiere gli cadde di mano; si sbriciolò
ai suoi piedi con un tonfo sordo senza eco. Daniel fissò esterrefatto
quei minuti frantumi sparsi per un buon raggio: ai limiti riposavano tre
fogli di stampante intonsi. Si lasciò scivolare sul divano: con
la mente cercava un appiglio per non mettersi ad urlare.
Era la prima volta che si sentiva così
frastornato. Ma poi cosa veramente gli era accaduto?
Ansimava come se avesse inseguito qualcuno
che non si era fatto prendere. Poi, in un attimo, la rivelazione: aveva
pensato così intensamente come proseguire nella storia che se l’era
raffigurata. La stanchezza, forse, gli aveva giocato un brutto scherzo:
aveva confuso la fantasia con la realtà. Infatti se ben considerava
quello che aveva immaginato (?) poteva servire al racconto: “i due
poliziotti erano giunti, dopo varie difficoltà, a rintracciare l’attuale
occupante il vecchio laboratorio, erano andati a trovarlo - la descrizione
del luogo e del nuovo proprietario poteva far le combaciare con se
stesso e con la sua casa (non era la prima volta che traslava la
realtà nei racconti)- e avevano chiesto informazioni.” Il resto
era il frutto di un inconscio senso di colpa (?) per una visita che gli
era stata fatta circa un anno prima dal vecchio proprietario del laboratorio
che gli era tornata alla mente non appena aveva visto i due
poliziotti.
“Il sig. Zelany si era presentato chiedendo
il permesso di frugare nei sotterranei; dovevano esserci alcuni scatoloni
di ritagli di pellami, piuttosto pregiati, che Zelany aveva appositamente
salvato dal riciclaggio in vista di tempi migliori. I tempi non erano
diventati migliori anzi, gli aveva detto Zelany, ora era anche vedovo:
la moglie era morta durante una rapina, per la precisione per via
di uno scippo...”
Ecco, qui, forse gli era nata l’idea
del racconto: la vendetta.
“Il Sig. Zelany aveva continuato dicendo
d’essere certissimo che con quel pellame messo da parte poteva riscattare
il suo triste momento. Sperava proprio di ritrovare quello che aveva
nascosto in una specie di nicchia in fondo agli scantinati; sicuramente
nessuno ci era andato a curiosare. Benché incredulo Habram
aveva acconsentito alla ricerca, e i quattro grossi scatoloni, un po’ ammuffiti
ma intatti, furono rintracciati là dove diceva Zelany. Il
vecchio proprietario, per ringraziamento, aveva inviato ad Habram,
qualche tempo dopo, una ventiquattrore e un saccone da viaggio evidentemente
confezionati con quella pelle ritrovata; ognuna portava il marchio V.R.S.”
Oddio, che confusione aveva nella mente!
Perché non aveva raccontato di quella visita e di quel regalo ai
poliziotti? Elementare W... quella parte del racconto doveva (ancora) scriverla.
Non gl’importava l’ora tarda che si era
fatta, si chinò sulla tastiera e ricominciò a digitare.
" Gli esami di laboratorio ci hanno dato
ragione " disse McBarnie porgendo ad Avia i referti.
" Non c’era da dubitarne. Ed io ho, forse,
un’altra bella notizia" Avia porse a sua volta una lunga lista di nomi
e indirizzi " La V.R.S. non esiste più da dieci anni. Ne era proprietario
un certo Fritz Zelany che non ha più recapito in città. Ho
fatto richiesta negli altri States. Ma ho nome e indirizzo del nuovo proprietario
dello stabile dove stava il laboratorio ... A proposito questo tizio
dispone di una linea telefonica “personale” ... quindi non figura sugli
elenchi " sospirò.
" Hai appurato che cosa fa ... per campare
"
" Non ancora. Ma ormai è diventato
un vezzo richiedere linee ”personali” ... per non essere disturbati. Lo
fanno ormai attori, presentatori televisivi, scrittori di successo,
mafiosi ”incensurati” ecc. Piuttosto c’è un’incongruenza che riguarda
il vecchio proprietario. Il suo laboratorio non produceva oggetti di pura
pelle, ma prodotti in pelle riciclata. I borselli usati dal dinamitardo
sono invece di pelle autentica e anche piuttosto pregiata "
Rimasero zitti a guardarsi negli occhi,
pensierosi.
" Perché non facciamo una
visita al nuovo inquilino. Potrebbe conoscere il recapito dello ... come
si chiama? "
" Zelany. Fritz ... come il famoso
“amico” "
McBarnie non raccolse ......