Zot

Luciano Pini

Sullo schermo del pc si rovesciavano a scatti righe su righe d’informazioni. Il tenente Timothy McBarnie, un tipo tarchiato sui  cinquanta dal viso tondo, faticava assai con gli occhi  a seguire quel ritmo, ma con la mente captava ogni virgola ed elaborava. Stava  lì fisso, sguardo vitreo, come ipnotizzato mentre sulla  sua fronte madida  si riflettevano i dati lampeggianti; almeno  così il sergente Jeane Avia lo vide quando gli passò accanto.
"Ci sei o vai per la tangente," gli sussurrò  chinandosi all’altezza d’orecchio dell’uomo. Questi sollevò  appena una mano dalla tastiera: era cosciente.
Avia, sulla trentina, piacente, ma dal portamento rigido e mascolino, lesse per alcuni secondi le saltellanti notazioni; quindi sbuffò come se trattenesse a fatica uno scoppio di riso. "Scippi! Ne avrai fino a domani. Ti saluto ..." disse dandogli una pacca sulla spalla. McBarnie neppure dondolò tanto stava rigido. La donna ne fu sorpresa: gli venne da dire  “sembri in catalessi”, invece biascicò "Vado in mensa, ciao."
"Aspettami, ho finito," rispose a sorpresa  McBarnie  come risvegliato dalla magica parola “mensa”. All’istante si rilassò, spense il pc ma rimase seduto; fissava  ancora lo schermo opalescente. Lei, mani sui fianchi, lo guardò indispettita e chiese  "Allora?" ma chiaramente intendeva “ti muovi, ho fame!”
"Nove  morti su duecentottantanove scippi nell’arco di un solo mese" disse McBarnie restando seduto.
"E le vittime sono sempre le più anziane," specificò  Avia, che fece dietrofront e s’incamminò decisa verso il corridoio.
"No. Mi riferisco agli  scippatori."
Gli rispose una specie di risatina di compatimento. "Sei fuso," la voce di Avia rintronò nel corridoio.
"No ... mia cara. E’ uno solo l’anziano morto scippato. Infarto. Procurato dallo spavento."
Il sergente  si voltò a fissarlo: lui stava alzandosi faticosamente dalla poltroncina, lo sguardo perduto all’infinito... come un idiota.
"Ci sarà un’inversione di dati. Non può matematicamente verificarsi una situazione del genere. Quei fottuti sono troppo furbi e agili nello scappare."
"Infatti  non sono nè caduti dalle moto, nè finiti contro un muro o finiti sotto  un’auto..." disse McBarnie  mentre s’incamminava svogliatamente  per il corridoio. "... sono saltati in aria" e fece “bum” con la bocca mentre prendeva sottobraccio la collega.
"Bum," ripetè Avia sorridendo. "Ma certo ... è la punizione del grande Zot." Questa volta  ridacchiò  apertamente. "Evviva esiste un dio vendicatore non solo nei fumetti."
"C’è poco da scherzare. La cosa è seria. Quei poveracci sono saltati come su delle mine."
"Quei bastardi ... vuoi dire!" lo corresse Avia fissandolo ora interessata.
"Oggi ne è saltato uno." Trasse un dispaccio dal taschino della camicia "Anzi  due, perché ..."
"... vanno sempre in coppia quei figli di ..." l’interruppe Avia raggiante. "Se fosse  vero, con questo ritmo, in un annetto s’è ripulito l’intera città. Evviva Zot!" e alzò le braccia al cielo. McBarnie scosse il capo. "Come hai fatto a scoprire  tale carneficina?" chiese infine Avia.
"Avevo letto un lampo di questa notte che descriveva il fatto. Quello trovato stamattina mi sembrava un doppione. Invece sono due diversi scippi. Così, per scrupolo, ho consultato nel pozzo. Mia cara, sono proprio nove i  fatti a pezzi in meno di un mese." Lo disse piuttosto come se facesse una domanda al mondo intero; estrasse un fazzoletto e si asciugò la stempiatura sudata.
Avia lo guardò con fare incredulo. "Prenderò, allora, dello spezzatino" Erano entrati in mensa.

Daniel Habram rilesse il dialogo, fece un paio di correzioni. Il suo volto espresse soddisfazione. Digitò, entrò nel menù desiderato e salvò il file. Tutte operazioni automatiche che compì quasi senza pensare. La sua mente invece macinava, traslava, confrontava idee e spunti come se stesse collocando al suo posto vari pezzi di un complicato puzzle. Riprese subito  a digitare.

“ZOT”. Aveva deciso di intestare così la pratica. Però quando McBarnie scrisse  la sigla sull’esterno della cartelletta colma di fogli d’appunti non sorrise. Ci mise un bel po’ di tempo  a ricatalogare le notizie riguardanti le... vittime? Accidenti come doveva chiamare quei nove disgraziati, tre coppie e tre solitari; fra questi ultimi una ragazza diciannovenne  era, per così dire, sopravvissuta: dilaniata quasi interamente sull’intero lato destro del corpo, aveva perso anche parte della memoria. Tutti erano tossico-dipendenti, tranne un tredicenne di colore. Età media: diciassette anni. Volti imberbi, strafottenti. Di una coppia esistevano solo le foto dei cadaveri: irriconoscibili. Unica foto segnaletica quella della ragazza; schedata per prostituzione.
Gli “incidenti”  erano avvenuti nel quartiere orientale, quello frequentato da ricchi pensionati. Le auto e le moto usate per la fuga  erano tutte  saltate in aria.  Solo  la  ragazza  risultava appiedata.  Nessuno degli  scippati avevano  sporto   denuncia: erano stati i testimoni ad  avvertire la polizia, ma   le loro dichiarazioni risultavano  piuttosto  discordanti. Unico dato comune: lo  scippato   pareva essere sempre una persona anziana, di razza bianca e di  sesso  maschile, che non era mai stato possibile rintracciare.
"Ti sei messo proprio di buzzo buono a frugare fra quei rotti inc..." gli disse Avia sbirciando sulla scrivania di McBarnie "... e grazie di aver accolto la mia battuta."
"Z.O.T. ... non è esattamente quello che intendevi tu, ma Zone Oriental Threatening," specificò scherzando il tenente.
"Grande! Ci sta dentro un quarto della  città."
"Spiritosa! Intendo il quartiere dei “grigi“, i pensionati. Insomma la nostra ZONA SCIPPI per eccellenza."
"Scusa se te lo chiedo, ma non stavi indagando sul caso Ranieri/Douglas?"
"Risolto."
"Bel colpo. E’ stato Douglas ... vero?"
"No. Suicidio..."
"Ma vaffanc..." imprecò Avia schizzando via.
"Hei... ma è la verità!" le urlò dietro McBarnie e gli venne da ridere perché sostanzialmente aveva ragione lei: erano stati inequivocabilmente i Douglas ad indurre al “suicidio” il povero Ranieri, incolpato di “pirateria”. Ma  era  troppo complicato  da   spiegare sul  momento. "Fermati Avia. Ho assoluto bisogno di te," e visto che la collega continuava la fuga urlò "Sergente. E’ un ordine!"

Habram s’interruppe: gli pareva che a questo punto doveva introdurre qualcosa di più forte. Di ironia ne aveva già sparsa a sufficienza. Ci pensò su per qualche minuto guardando senza vedere all’intorno nell’ampio salone pieno di luce; dalle alte vetrate smerigliate entrava l’ultima luce del giorno e ogni cosa aveva preso un fantastico color rosa seppia. Sembrava d’essere immersi in una vecchia fotografia ...

Avia fissava Estella con santa pazienza, combattendo contro  la volontà di togliere lo sguardo da quell’assurda macabra maschera; stava in attesa che lei rispondesse, e capiva che non le sarebbe stato facile, anzi pensava che la cosa non fosse proprio possibile. Alla ragazza mancavano quasi tutti i capelli, aveva un’orbita vuota e quello che restava dell’orecchio appariva accartocciato ... insomma l’intera parte destra del viso fino alla metà del mento appariva  raggrinzita per la bruciatura. L’infermiere, in piedi dietro alla carrozzella dove stava seduta Estella, cominciò a sussurrarle delle parole d’incoraggiamento all’orecchio sano.
Estella sorrise, ma per Avia posta lì di fronte sembrò piuttosto un  ghigno orrorifico. Vide  i pochi denti rimasti e altro, fin quasi al condotto tracheale,  C’erano i forti colori dell’arcobaleno in quell’antro  martoriato. E da lì uscì incredibilmente una voce.
" Ricordo la bbbor...il bbborsello marrrone ... gggonfio "Estella  sgranava l’occhio sano: aveva la pupilla dilatata.
" Lui, com’era? Vecchio o giovane, alto o basso ... "
" BBBianco ... " rispose.
Avia guardò interrogativamente l’infermiere. Questi alzò leggermente le spalle.
" BBBianchisssimo ... " ripetè la ragazza.
Avia abbassò lo sguardo confusa e lo sguardo le cadde sulla gamba destra completamente fasciata fino al ginocchio; lì finiva e si agitava contemporaneamente al moncherino del braccio destro.
" Credo, sergente, che non possa dire altro " intervenne l’infermiere " Ha già detto molto di più di quanto pensassi. Fa buoni progressi. Oltretutto è in fase di disintossicazione. Un periodo tremendo per lei "
Avia fece cenno che capiva. Poteva bastare, per il momento, anche se avrebbe voluto sapere ben altre cose. Sorrise alla ragazza con trasporto e se ne andò lentamente; l’istinto era di fuggire.
Cominciava a capire perché il suo capo si fosse messo a indagare su quei casi di morte violenta. C’era qualcuno in città, un vero e proprio giustiziere, che imbottiva dei borselli d’esplosivo, se li  faceva volutamente scippare, per poi farli esplodere nelle mani dei pov...
 

" Questo è quanto ha saputo dire "
“Un borsello, marrone, gonfio” ripensò McBarnie. Non afferrava il senso del “bianchissimo”; allora  disse: " Vieni con me. Mi è venuta un’idea "
" Povera me " insinuò Avia. Lui fece finta di non aver sentito, la sorpassò, scantonò nel corridoi semibuio e s’infilò nell’ascensore fermo al piano; Avia, contrariata, fece appena in tempo a tuffarvisi dentro. Voleva chiedere dove stavano andando, ma le bastò osservare il pulsante acceso: sotterraneo. Andavano al magazzino dei reperti.
Entrarono direttamente nello scantinato fortemente illuminato  e sbarrato, dopo pochi metri dalla porta dell’ascensore, da un lungo bancone difeso da una griglia di ferro, le cui maglie tradivano ruggine e una scarsa pulizia. Al di là s’allungavano quasi a perdita d’occhio scaffali metallici, posti in fitte file parallele, ingombri  d’oggetti di ogni genere, sciolti, in scatole sempre semichiuse o in sacchetti trasparenti mai integri e resi opachi da  polvere secolare; ciascuno rivelava oltre il contenuto un cartellino fitto d’appunti spesso più grande dell’oggetto custodito. La dentro era come se il tempo si fosse fermato alla metà del secolo. Non si scorgeva anima viva.
" Mouse... ci sei? " chiese ad alta voce McBarnie sporgendo il capo nella feritoria della griglia.
" Mike ... vecchio segugio ... che sorpresa! Pensavo fosti già andato in pensione " rispose un rinsecchito individuo apparso come  dal nulla. Stava in maniche di camicia della divisa, ma con il berretto d’ordinanza calcato fino alle orecchie; da lì partivano folte basette biancastre che giungevano fin sotto le mascelle ad incorniciare un viso  tutto zigomi e naso aquilino. In compenso il suo sguardo acuto e il suo sorriso ispiravano simpatia e comunicativa.
" Non dirmi che senti  freddo ... topastro " disse McBarnie indicando  il suo berretto.
" Vorrei vedere te, qui sotto tutto il santo giorno, con la mia pelata " sorrise a bocca aperta mostrando una dentatura invidiabile " E questa chi è? " chiese strizzando le palpebre. Le sue pupille ebbero come un luccichio " E’ la figlia di ... Romeo, vero? " Puntò un dito lungo e nocchiuto come una canna di bambù.
" Centro. Avia dagli una bambolina ... " motteggiò McBarnie.
" Mi avevano detto che ti eri arruolata ... non sapevo però  che eri finita in quella gabbia di pazzi " e indicò con il pollice il soffitto " Ciao, ben arrivata ... " ma non porse la mano, rattristò il tono di voce e continuò " sai, sono stato   per un certo periodo anche in coppia con tuo padre. Poi mi sono ... "
" Mouse, per favore. Conosciamo tutti la tua storia. Ora vorremmo trovare il bandolo di un’altra  tragica matassa " tagliò corto McBarnie.
" E la cerchi qui? "
" Sicuro! Guarda un po’ questo elenco e queste date. Sui cadaveri sono stati rinvenuti, con agli effetti personali,  anche brandelli di varie altre cose ... vorrei esaminarle. "
Mouse prese il foglio, lo avvicinò un po’ al  viso e subito disse:" Sono casi recenti ... non ancora archiviati " quindi premette un bottone nascosto. Uno scatto e parte del bancone e della grata si aprirono lasciando libero un passaggio " Trovi tutto sul tavolone in fondo " e indicò una direzione " Vuoi una mano? " chiese.
" No, grazie. Ce la caviamo da soli " ripose McBarnie incamminandosi.
" Ciao, Avia " le porse la mano " Sei proprio una bella ragazzona.  Somigli a tuo padre " poi ci ripensò un attimo "Prendilo come un complimento. Gli volevo bene, io ... "
Mentre s’inoltravano in quel dedalo di scaffali Avia chiese: "Capo come ti ha chiamato quello? ... Mike? "
" Lascia perdere. E’ una lunga storia. Forse ... te la racconterò,  un giorno "
Il tavolone era ingombro all’inverosimile di ogni tipo d’involucro. I due si fermarono a guardare perplessi. Ma Avia notò  subito una particolarità: in quell’apparente caos c’era un ordine ben preciso " Sono raggruppati per data ... una fortuna "
" Maus è un precisino ... almeno un tempo lo era. Ed ora sotto a cercare ... " e McBarnie iniziò ad elencare una serie di possibili  oggetti che, secondo lui, si dovevano ritrovare comuni in ognuno di quei pacchetti.
" Non portate via niente  ...capitooo! " si udì echeggiare nello scantinato.

Non ci volle molto a rinvenire quello che cercavano; tre  scatole di cartone e cinque buste di plastica. Indossarono dei sottili guanti di lattice e cominciarono silenziosamente a frugare, ognuno per conto proprio, fra gli effetti personali, i sacchettini contenenti frammenti  e  gli oggetti ritrovati addosso e intorno alle  vittime: i due sapevano cosa cercare. Dopo mezzora  avevano riempito nove sacchetti, ognuno  dei quali composto esattamente dallo stesso tipo di materiale.
" Li faremo analizzare, naturalmente, ma credo proprio che non ci siano dubbi. Tutta questa roba proviene dalla stessa partita di pelle. Anzi dalla stessa ditta produttrice " McBarnie prese a caso due brandelli di pelle marrone, una piuttosto grande, l’altra piccola, da due mucchi differenti " Guarda qui. Su entrambi i pezzi si possono leggere le stesse  sigle ... impresse e dorate "Nonostante le bruciature spiccavano una V, una R, una S.
" Se è per questo qui c’è un frammento d’ottone contorto, probabilmente parte di una piccola serratura, dove  la V e la S sono chiare e composte nello stesso carattere di quelle tue. Tre su nove non può  considerarsi una coincidenza "
" Solo l’esplosivo usato non è uguale per le varie deflagrazioni "fece notare McBarnie mostrando le diverse colorazioni delle bruciature " E questo mi lascia perplesso "
"  Probabilmente il dinamitardo ha dovuto rivolgersi a diversi fornitori. Oppure lo ha fatto per non dare adito a sospetti ..."
" Può darsi. Ma è’ proprio per questo che mi sembra strano abbia usato sempre gli stessi ... borselli. Non dovrebbe essere difficile rintracciare il produttore o il commerciante o il negozio ... "
" A meno che non si tratti di uno stock, una vecchia vendita promozionale o ... un furto. In questi casi siamo nella  merda    più completa ... "

Habram considerò per un momento l’opportunità di cambiare le volgarità della donna; no, era una giovane e doveva far notare in qualche modo la differenza di generazione: il tenente era vicino alla pensione, un poliziotto vecchio stampo. Eppoi i suoi lettori erano collocati nella fascia mezzana dell’età, quella  che   non da a vederlo,  ma gode  delle  parolacce e  se  ne fa  un vanto sproloquiare apertamente ...
Doveva piuttosto verificare quelle sigle ... venutegli alla mente istintivamente: V.R.C.
Very Regenerate Skins  era il nome, se ben ricordava, della ditta che occupava dieci anni fa i locali dove ora abitava. Infatti nel laboratorio, poi dismesso,  fabbricavano con  ritagli  di  pelle proprio borse,  borselli,  portafogli e molti altri  oggetti che portavano  il  marchio  V.R.C..  Lui comprò  la palazzina, la fece ristrutturare  lasciando intatte le ampie vetrate e i larghi   spazi dove erano ubicati i macchinari.
Se lo ricordava  bene com’era prima il laboratorio, poteva descriverlo perfettamente nel racconto quando i suoi due poliziotti, dopo le molte indagini, sarebbero giunti a scoprire l’indirizzo  del fabbricante dei borselli ...
Suonarono alla porta. Scocciato   guardò l’orologio:  erano le otto pomeridiane; non aspettava nessuno. Comunque ne  fu quasi contento: proprio l’ora di smettere di lavorare, almeno per quel  giorno.
Si trovò di fronte un tipo tarchiato, stempiato, dal viso tondo e dallo sguardo penetrante, accompagnato da una giovane donna assai piacente, ma dal portamento rigido; vestivano in modo anonimo ma sobrio, che però  ricordava  istintivamente una divisa. L’uomo estrasse una tessera che gli venne posta davanti al naso. Habram avvampò; li riconobbe.
" Ma ... non è possibile ... " balbettò  Habram facendo alcuni passi indietro. I due poliziotti si guardarono interrogativamente. " Voi ... voi siete su quel ... " con una mano  indicava il pc.
" Lei è Daniel Habram? " chiese McBarnie anche se era  certo di aver azzeccato indirizzo.
" Sì ... certo " rispose istintivamente Daniel " Ma cosa volete da me? " domandò a sua volta.
" Informazioni. Solo informazioni " precisò Avia nel tentativo di calmare quell’uomo che da paonazzo era diventato bianco come un cencio lavato. “Vuoi vedere che  abbiamo centrato il nostro uomo al primo colpo!” pensò e la sua mano destra si portò istintivamente  nei paraggi  della pistola  che  teneva  appesa sotto la giacca sbottonata del tailleur.
" Si calmi, Signor Habram. Desideriamo sapere solo se ci sa dire dove si è trasferito il laboratorio di pellami che prima operava in questo stabile ... "
" La vierreesse  non ... non esiste più da ... da oltre dieci anni.  Qui ci abito io ora ... e faccio lo scrittore ... "
" Lo sappiamo, Signor Habram. Tuttavia pare che la V.R.S. sia in qualche modo ancora sul mercato. Possiamo accomodarci e parlarne tranquillamente? " chiese McBarnie avanzando lentamente e guardando intorno con circospezione. Il sole stava ormai calando e nel grande salone si stavano  producendo  ombre spettrali. Dietro ad un’ampia libreria aperta che fungeva da divisorio s’intravedeva una scrivania sulla quale brillava lo schermo acceso di un pc.
Habram si passò una mano sulla fronte per asciugarsi il sudore che cominciava  a formarsi  e anche per fugare dalla mente l’angoscia che l’aveva invaso all’apparire dei poliziotti. Poliziotti che non potevano esistere perché erano frutto della sua fantasia; a meno che non fosse esaurito per il troppo lavoro e quelli ...
Si lasciò cadere sul divano a semicerchio come vinto dalla stanchezza; non aveva comunque staccato lo sguardo dai “suoi” due personaggi. Solo McBarnie si sedette quasi di fronte a lui. Avia restò in piedi guardandosi in giro: cercava un interruttore per fare un po’ di luce. Habram intuì, battè due volte le mani e una serie di lampade poste intorno al divano si accesero.
Per qualche minuto nessuno aprì bocca, poi improvvisamente presero  a parlare tutti e tre insieme; nessuno comunque rise. Fu Habram ad aprire le danze.
" Io so esattamente cosa desiderate sapere da me ... " disse confusamente " E lo so perché sono io che ho inventato questa storia ... "
" Ma che bravo " disse stupito McBarnie.
" Non mi fraintendete. Io non centro niente con le esplosioni, con  la erreviesse, con le indagini ... "
" Cosa cercate di nascondere ... " intervenne spazientita Avia.
Habram  la fissò indispettito. " E’ incredibile come state rispettando  l’impronta psicologica che vi ho affibbiato " disse, quindi si alzò, sollevò  parte del piano del basso mobiletto che fungeva da tavolino posto davanti al divano; apparvero delle bottiglie di liquore. Riempì un bicchiere con del burbon, lo tracannò socchiudendo gli occhi. " Non ve ne offro perché siete in servizio. Così almeno risparmiamo una stupida domanda e una ovvia risposta " Quindi fece per muoversi, ma Avia accennò a fermarlo. McBarnie la indusse a lasciare fare; lo scrittore pareva essersi ripreso e il tenente  voleva vedere fino a che punto: poteva tornare finalmente utile.
Habram,  sempre con il bicchiere in mano, raggiunse il pc e digitò sulla tastiera con la mano libera; la stampante pigolò per qualche secondo. Tre cartelle vennero strappate dal modulo continuo, una per una, e consegnate al poliziotto.
" Leggete. Forse capirete qual’è la mia vera posizione ... in questa assurda storia "
Avia si portò al fianco di McBarnie che si era nel frattempo alzato e mentre i loro occhi scorrevano il testo i loro corpi a poco a poco svanirono nel nulla.

Il bicchiere gli cadde di mano; si sbriciolò ai suoi piedi con un tonfo sordo senza eco.  Daniel fissò esterrefatto quei minuti frantumi sparsi per un buon raggio: ai limiti riposavano tre fogli di stampante intonsi. Si lasciò scivolare sul divano: con la mente cercava un appiglio per non mettersi ad urlare.
Era la prima volta che si sentiva così frastornato. Ma poi cosa veramente gli era accaduto?
Ansimava come se avesse inseguito qualcuno  che non si era fatto prendere. Poi, in un attimo, la rivelazione: aveva pensato così intensamente come proseguire nella storia che se l’era raffigurata. La stanchezza, forse, gli aveva giocato un brutto scherzo: aveva confuso la fantasia con la realtà. Infatti se ben considerava quello che aveva immaginato (?) poteva  servire al racconto: “i due poliziotti erano giunti, dopo varie difficoltà, a rintracciare l’attuale occupante il vecchio laboratorio, erano andati a trovarlo - la descrizione del luogo e del nuovo proprietario poteva far le combaciare con se stesso e con  la sua casa (non era la prima volta che traslava la realtà nei racconti)- e avevano chiesto informazioni.” Il resto era il frutto di un inconscio senso di colpa (?) per una visita che gli era stata fatta circa un anno prima dal vecchio proprietario del laboratorio che gli era tornata alla mente  non appena aveva visto i  due poliziotti.
“Il sig. Zelany si era presentato chiedendo il permesso di frugare nei sotterranei; dovevano esserci alcuni scatoloni di ritagli di pellami, piuttosto pregiati, che  Zelany aveva appositamente salvato dal riciclaggio  in vista di tempi migliori. I tempi non erano diventati migliori anzi, gli aveva detto Zelany, ora era anche vedovo: la moglie era morta durante una rapina, per la precisione per via  di uno scippo...”
Ecco, qui,  forse gli era nata l’idea del racconto: la vendetta.
“Il Sig. Zelany aveva continuato dicendo d’essere  certissimo che con quel pellame messo da parte poteva riscattare il suo  triste momento. Sperava proprio di ritrovare quello che aveva nascosto in una specie di nicchia in fondo agli scantinati; sicuramente nessuno ci era andato a curiosare. Benché  incredulo Habram aveva acconsentito alla ricerca, e i quattro grossi scatoloni, un po’ ammuffiti ma intatti, furono rintracciati là dove diceva Zelany. Il  vecchio proprietario, per  ringraziamento, aveva inviato ad Habram, qualche tempo dopo, una ventiquattrore e un saccone da viaggio evidentemente confezionati con quella pelle ritrovata; ognuna portava il marchio V.R.S.”
Oddio, che confusione aveva nella mente! Perché non aveva raccontato di quella visita e di quel regalo ai poliziotti? Elementare W... quella parte del racconto doveva (ancora) scriverla.
Non gl’importava l’ora tarda che si era fatta, si chinò sulla tastiera e ricominciò a digitare.

" Gli esami di laboratorio ci hanno dato ragione " disse McBarnie porgendo ad Avia i referti.
" Non c’era da dubitarne. Ed io ho, forse,  un’altra bella notizia" Avia porse a sua volta una lunga lista di nomi e indirizzi " La V.R.S. non esiste più da dieci anni. Ne era proprietario un certo Fritz Zelany che non ha più recapito in città. Ho fatto richiesta negli altri States. Ma ho nome e indirizzo del nuovo proprietario dello stabile dove stava il laboratorio ...  A proposito questo tizio dispone di una linea telefonica “personale” ... quindi non figura sugli elenchi " sospirò.
" Hai appurato che cosa fa ... per campare "
" Non ancora. Ma ormai è diventato un vezzo richiedere linee ”personali” ... per non essere disturbati. Lo fanno ormai  attori, presentatori televisivi, scrittori di successo, mafiosi ”incensurati” ecc. Piuttosto c’è un’incongruenza che riguarda il vecchio proprietario. Il suo laboratorio non produceva oggetti di pura pelle, ma  prodotti in pelle riciclata. I borselli usati dal dinamitardo sono invece di pelle autentica e anche piuttosto pregiata "
Rimasero zitti a guardarsi negli occhi, pensierosi.
" Perché non facciamo  una visita al nuovo inquilino. Potrebbe conoscere il recapito dello ... come si chiama? "
" Zelany.  Fritz ... come il famoso “amico” "
McBarnie non raccolse ......