Nel mettermi a scrivere mi sorge subito una domanda, a quale generazione della fantascienza appartengo?
Ho 46 anni e tanto indietro non posso andare: escludiamo quindi la golden age della fantascienza. E non è un gran rimpianto: ci vuole una gran pazienza a rileggere ora le opere di quel periodo, se si escludono i grandissimi capolavori (per contarli, le dita di una mano sono anche troppe).
Anche la New Wave per me è passata troppo presto. Mentre la fantascienza si andava svecchiando e cercava di darsi un valore culturale, ero preso soprattutto dalla narrativa francese tra ottocento e novecento (leggi 'grande amore per Hugo, Balzac...'). E poi mi sono interessato, forse per reazione, alla grande sperimentazione che passa per Joyce, Faulkner, Dos Passos... e arrivando infine, nel 1981, alla fantascienza ho trovato la New Wave come la brutta copia di qualcosa già fatto altrove e molto meglio.
Ho partecipato alla mia prima convention fantascientifica a Montepulciano e il giorno che arrivai c'era una conferenza di Kim Stanley Robinson, parlava del fenomeno cyberpunk ed erano le prime volte che circolava quel nome in Italia.
Io ero con gli altri della redazione di The Dark Side e avevo appena scritto un articolo per quella rivista proprio sul cyberpunk (credo che fosse stato anche già pubblicato) e alla fine della conferenza successe una cosa buffa: un collaboratore a TDS che sedeva di fronte a me, si girò e mi chiese, "Ma che Robinson ha letto il tuo articolo?". Scoppiai a ridere e gli risposi che era più probabile che avesse letto le stesse cose che avevo letto io.
Poi su Intercom pubblicai molte cose cyberpunk (Kadrey, Weiner,...)
Ho venduto anche due racconti miei (Tempi Moderni e Vita di sogno) che in qualche modo possono essere collegati al filone cyberpunk.
La parte più importante della mia miltanza fantascientifica ha come comun denominatore quindi il cyberpunk. Eppure... se dovessi dire, è un genere che non amo molto. Lo trovo ripetitivo sotto molti aspetti e spesso sono state prodotte opere scritte proprio male. Un motivo c'è, senza dubbio, ma se ne riparlerà.
E allora? per quanto riguarda la mia generazione d'appartenenza?
Penso sia meglio partire dagli autori.
Quali sono gli autori di fantascienza che preferisco?
In ordine:
    Connie Willis
    Roger Zelazny
    Walter Jon Williams
    Dan Simmons
    Judith Moffett
    Lucius Shepard
    Pat Murphy
Hanno qualcosa in comune per poter dar vita ad un 'filone letterario'?
Credo di no, ma c'è qualcosa che li accomuna, tutti hanno scritto opere che possono essere racchiuse in quella che io chiamo 'fantascienza plausibile'.
Con 'fantascienza possibile' indico qualcosa di epidermico che provo (forse solo io) nel leggere un libro.Facciamo un esempio:
Dick.
La svastica sul sole è un grosso romanzo e posso benissimo metterlo tra i romanzi che salverei dall'inondazione (a proposito, la mia copia l'ho persa, non riesco più a trovarla!), Noi marziani mi è piaciuto sempre molto, I giocatori di Titano si legge molto bene, ma molti altri suoi romanzi (prendiamo per esempio Cronache del dopobomba) ad un tratto diventano inaccettabili: persone che levitano e che volano, esperienze fisiche in mondi onirici...
Non c'è sospensione del giudizio che tenga, le trovo implausibili. Per non parlare poi di 'vampiri', quando li incontro in qualche autore mi fanno smettere subito di leggere il libro.
Un altro esempio è Ballard, scrittore di fantascienza totalmente (per me) non plausibile.
Un piccolo incidente che ho avuto con la 'fantascienza plausibile'.
Questa estate parlando con Franco Ricciardiello, il discorso è caduto su Connie Willis. Lui mi parlava molto bene de I sogni di Lincoln, l'unico romanzo che io ritenga 'non plausibile' della scrittrice. Quando l'ho detto a Franco ho notato che è rimasto un po' interdetto e deve aver pensato qualcosa dentro di se. In seguito l'ho scoperto, leggendo il libro di Franco: secondo il mio metro di giudizio il suo è un romanzo implausibile sul genere di quello di Willis.
Pensava a questo.