odiceenetico

IL COLORE DELL'ACQUA DEL PORTO
 

Nel mondo della fantascienza non c'è forse frase più famosa e più citata di quella con cui inizia Neuromante di William Gibson, una frase che forse è diventata il manifesto implicito della letteratura cyberpunk.

Il cielo sopra il porto aveva il colore della televisione sintonizzata su un canale morto.
Sono in molti ad averla vivisezionata e analizzata fin nei minimi particolari, pochi hanno pensato che al porto, dopo aver guardato al cielo si tende a guardare l'acqua.
Com'è l'acqua del porto alla fine degli anni '90?

illustrazione Antonio Folli


Voci
I. M. Banks

S. Baxter

Terry Bisson

G. Egan

William Gibson

Nicola Griffith

P. F. Hamilton

James Patrick Kelly

John Kessel

P. J. McAuley

K.S. Robinson

Rudy Rucker

J. Womack


Argomenti
Fantascienza
Hard SF
Intelligenza artificiale
Cyberpunk


illustrazione Antonio Folli

La fantascienza dopo che il futuro se n'è andato
Ken MacLeod

William Gibson, attualmente uno dei migliori scrittori di fantascienza, ha detto di recente: "La migliore SF degli anni '90 è quella sulla CNN. E' difficile battere quella schifezza di mulo che sbatte contro la stazione spaziale Mir!" Ed è fuor di dubbio che la cooperazione tra la Russia e l'occidente sulla stazione spaziale non possa rappresentare il simbolo perfetto dello stato attuale della situazione: il capitalismo attualmente sopravvissuto fa affidamento per il proprio supporto vitale sui progetti vecchi e decrepiti del socialismo di un tempo, sobbalzando da una crisi ad un'altra e muovendosi in tondo.
Che succede alla SF se il futuro si fa nero? Per rispondere a questa domanda occorre guardare indietro a quando il futuro appariva radioso. Il passato della SF come genere auto cosciente largamente centrato sull'America può essere mappato in modo abbastanza stretto con gli sviluppi sociali. Quellla che il critico di SF John Clute ha definito in modo appropriato Agenda SF ha prosperato all'incirca dagli anni '20 alla fine degli anni '50. Anche se inevitabilmente ha seguito le vicissitudini del boom, del crollo, della guerra mondiale e della guerra fredda (includendo gran parte della controcorrente, l'indecisione e la protesta) e ha abbracciato la maggioranza degli sviluppi dello stile letterario e della speculazione scientifico/tecnologica, l'Agenda SF ha mantenuto la propria coerenza come proiezione in movimento dell'avanzamento dell'umanità (e del capitalismo).
I livelli di consumo di questa Storia Futura includono per prima cosa l'esplorazione e poi la colonizzazione del sistema solare; il lancio di gigantesche arche interstellari, con dentro generazioni e generazioni che vivono e muoiono lungo la strada che porta ad Alpha Centauri; tutto fino a che un qualche Edisono/Einstein del futuro non farà crollare il problema insormontabile del limite della velocità della luce, aprendo così la strada per le stelle. Una grossa esplosione di pionieri umani si riverserà per la galassia e alla fine si arriverà all'unificazione in un Impero che, inevitabilmente, Declinerà e Cadrà… e dopo questa Caduta, si raggiungeranno nuove altezze.
E' così facile da far ridere. Nonostante tutte le lacune, gli appuntamenti dell'Agenda SF per il futuro hanno una grandezza e un'ambizione capaci ancora di ispirare. John Clute ne data l'inizio del declino con lo Sputnik, nel momento in cui divenne evidente che l'Agenda SF aveva raccontato la storia sbagliata, che l'era spaziale era arrivata ed era una visione più complicata, più ingarbugliata e più politica di quanto la predizione avesse consentito. Il vero cambiamento, comunque, giunse negli anni '60, in un turbolente schema di mutua interferenza tra la vecchia guardia dell'Agenda SF (insieme agli Younk Turks, tanto per complicare le cose) e quella che divenne famosa come la New Wave.
La SF della New Wave nacque dalla realizzazione che le società decadenti del futuro, a cui si alludeva con sarcasmo e di cui si censurava il comportamento negli sfondi dell'Agenda SF, erano già arrivate. Sesso droga e Rock&Roll, la guerra del Vietnam, il concetto singolare degli anni'60 che collegava la pillola anticoncezionale alle paure per la sovrappopolazione… divennero tutti determinanti più importanti di ciò che avanzava nella SF rispetto al programma spaziale umano, sempre più costoso e burocratico. La società o la psiche divennero le sedi per l'esplorazione, l'inner space, con lo spazio esterno come fondale. Scrittori come J.G. Ballard, Michael Moorcock e M. John Harrison disprezzarono coscientemente la SF allora esistente per ciò che ritenevano come ottimismo spensierato, cliché, personaggi fotocopia e, soprattutto, cecità rispetto a ciò che stava accadendo tutt'attorno. Com'era possibile, coscientemente, scrivere racconti di conquista coloniale nello spazio quando una guerra reale, sporta e coloniaòista, veniva combattuta proprio dalla società che si prendeva a modello per il futuro dell'umanità intera?
Un racconto di Ballard, The Killing Ground, mostrava un FLN inglese che combatteva contro gli USA occupanti in un mondo che era diventato 'una torcia di insurrezione globale, un Vietnam mondiale.' Le storie di Jerry Cornelius scritte da Moorcock finirono col diventare un'esplorazione delle gioie e dei dispiaceri della vita nel centro della decadenza che, anche in lunghezza, si contrapponevano in maestosità alle trilogie delle Fondazioni degli anni precedenti. E Harrison, in storie che rovistavano tra i rifiuti della fanatsy, della space opera e del realismo sociale di Runing Down, riuscì ad afferrare la depressione e la dannazione dell'Inghilterra del Tardp-Labour degli inizi degli anni '70.
Ma la new wave andò a sbattere contro lo steso muro della vecchia SF: arrivò il suo futuro Il boom post-bellico che in retrospettiva, soffonde con luce solare anche il racconto più entropico e pessimistico di quel periodo si spense. (Stand on Zanzibar [Tutti a Zanzibar] di Jon Brunner, pubblicato nel 1969 e ambientato nel 2010, dipinge in modo brillante un mondo raccapricciante che in verità è molto meglio di quello in cui viviamo, senza parlare di quello che ci ritroveremo da qui a 12 anni.) La new wave collassò in uno agocciolio di bava esausta.
Altri sviluppi (la nascita di una Hard SF autocosciente che non parlava a sproposito della fisica) fallirono nel riaccendere i motori del genere e (almeno per come mi ricordo io) la fine degli anni'70 e l'inizio degli anni '80 furono abbastanza tremendi. (E non solo nella SF!) Non appena terminò la recessione e la distribuzione delle fasce dell'industria manifatturiera si risolse in un boom finanziario e dei servizi con conseguente proliferazione della tecnologia informatica e della comunicazione, la SF si predentò con una risposta equivalente: il cyberpunk. Neuromancer [Neuromente] di William Gibson (1984) è un buon punto di riferimento.
Gibson non sapeva quasi niente di computer, ma ne ha scritto nel modo in cui gli utilizzatori (e specialmente i programmatori) lo vedevano: un qualcosa che contiene spazi in cui si può andare, problemi sotto cui scavare, trappole attorno a cui lavorare. Lo spazio interno andò ad unirsi allo spazio esterno come fondale: i personaggi di Gibson, e quelli del cyberpunk in generale, erano tutt'altro che interessati sociologicamente, almeno nel loro atteggiamento. La vera azione stava all'interno dei network informatici, nel... cyberspazio.
La parola, coniata per il romanzo, è ora, naturalmente, di dominio pubblico e il mondo del cyberpunk un'immagine comune: il futuro noir di Blade Runner e Jonny Mnemonic, dominato dalle mega corporation sotto il controllo dei loro picchiatori ninja. Il governo è irrilevante, l'ambiente una causa persa: The sky above the port was the colour of television, tuned to a dead channel è la frase iniziale di Neuromancer, e anche l'ultima su quell'argomento particolare.
E il cyberpunk a sua volta... ma voi state più avanti di me, vero? Il mondo di internet, il web e la caduta del Muro lo hanno reso, a sua volta, storia vecchia... degna ancora d'essere raccontata ma che non ci dice niente che non si veda già sulla CNN.
Il che ci porta all'adesso.
Science Fiction after socialism risponde agli anni '90 in modi la cui diversità rende difficile la categorizzazione: è abbastanza facile guardare indietro per notare le onde del passato (e ignorare, come ho fatto apertamente io qui, tante correnti trasversali e mulinelli e turbini) ma è difficile descrivere l'onda su cui stai nuotando (soprattutto per gli scrittori di SF, che nuotano per sopravvivere).
Alcuni, come Peter F. Hamilton, guardano avanti ad un futuro capitalismo risorgente dopo la presunta crisi. Altri, come lo scrittore australiano, Greg Egan, si focalizzano essenzialmente sulle punte avanzate della scienza attuale. Il futuro immediato fratturato in Fairyland di Paul J. McAuley si confronta con il presente a testa bassa, ma le opere più recenti si volgono verso un mondo post-umano di macchine coscienti da qui a miliardi di anni. Let's Put the Future Behind Us di Jack Womack, esplicitamente post-sovietico, esemplifica un'altra risposta, esaminare un presente dislocato piuttosto che un futuro prossimo o remoto. Storie alternate o pastiche autocoscienti (The Time Ships di Stephen Baxter) permettono un certo aggiramento del problema, per quanto interessanti ed eccitanti queste storie possano essere per se stesse. Kim Stanley Robinson combina politiche socialiste con ottimismo tecnologico (e qualche linea di pessimismo ecologico) nella sua ambiziosa trilogia di Marte. I pezzi di bravura dei romanzi della Cultura utopico-comunista di Iain M. Banks (per la maggior parte tracciati negli anni '70 e pubblicati negli anni '80) hanno gradualmente lasciato la strada a visioni più oscure e post-umane man mano che la sua lista di arretrati giovanili si è andata esaurendo.
Una traccia per un tema comune dell'attuale SF, tanto per dare forma all'onda in cui stiamo nuotando, potrebbe stare nella parola che, mi accorgo ora, ho usato molte volte: post-umano. Sia essa proveniente dall'intreccio genetico con gli alieni (Octavia Butler) che nell'emergenza dell'intelligenza artificiale auto-cosciente (la maggior parte di noi), connota comunque una confidenza continuata nel progresso tecnologico e scientifico combinata ad uno scetticismo circa le capacità dell'umanità ad alimentarlo. La torcia del progresso deve essere passta a menti migliori e a mani più forti delle nostre. Potrebbe non essere molto fantasioso vedere ciò come una riflessione di una società dove il progresso tecnico (per quanto discontinuo) coesiste fastidiosamente con la stagnazione sociale. La contraddizione tra forze e rapporti di produzione non può essere espressa in modo più crudo!
Il problema nel mondo reale rimane quello dell'azione umana. Non ci sono salvatori dall'alto, nè angeli nè alieni a salvarci. E, di certo, non c'è nessuno dietro lo schermo del computer. La coscienza artificiale si trova dove si trovava negli anni '40 e dove si troverà sempre: "...solo fra una ventina d'anni". Le menti migliori e le mani più forti dovranno essere le nostre.
La SF è tutt'altro che morta: la sua sofisticazione letteraria e scientifica sotto molti aspetti non è mai stata migliore. E anche se riflette un mondo in stallo e frammentato, continua ancora, mentre ci scrutiamo attraverso i nostri riflessi, a darci immagini al di là di quel muro di vetro che (con duro lavoro e un po' di fortuna) possiamo ancora abbattere.