Brian W. Aldiss
Nato a East Derehan,
Norfolk,Inghilterra, il 18 agosto ’25, a diciott’anni ha combattuto la
Seconda Guerra Mondiale per, poi, vagabondare a lungo per il mondo: India,
Birmania, Assam, Ceylon, Sumatra, Malaysia, Hong Kong e lavorare quindi
in una biblioteca a Oxford.
Nel ’54 vince
un concorso letterario indetto dall’Observer.
Ha avuto, da
un primo matrimonio, due figli, ed altri due dal secondo, con Margaret
Manson, due maschi e due femmine in totale.
Ha diretto la
rivista di critica fantascientifica Sf Horizons, da lui fondata
nel ’66 con Harry Harrison; è stato, dal ’58 al ’69, direttore letterario
dell’Oxford Mail e, nel ’71, corrispondente artistico del Guardian.
Nel '78 era
responsabile della sezione fantascienza della Penguin Books e presidente
della British Science Fiction Association.
Scrittore critico
e curatore di antologie nel campo fantascientifico, ha scritto anche un
paio di libri mainstream, The Hand-Readed Boy e A Soldier Erect,
che entrarono nella classifica dei best seller, e alcune poesie.
Sempre al di
fuori della fantascienza, ha scritto anche un libro di viaggi, Cities
and Stones, dedicato alla Jugoslavia.
Esordisce col
racconto "T",su Nebula, nel '56.
È uno
degli esponenti di spicco della corrente letteraria della New Wave, assieme
a James G.Ballard il maggiore della Gran Bretagna.
Vincitore
del B.S.F.A. Award negli anni 1971, 1973, 1982 e
1985
Vincitore dell'Hugo Award nel 1962
Alessandro Monti, Modelli
di duplicazione integrativa e variabilità polisemica della forma:
«Old Hundredth» e «A Kind of Artistry» di Brian
Aldiss
Bibliografia essenziale ragionata
romanzi
"Il giorno del re condannato"
(Day of Doomed King, '65),
squisitamente
ed interamente fantasy, "...scritto mentre ero in viaggio attraverso la
Macedonia, riflette il mio amore per quel paese..." (idem,pag.7).Vi si
narra di un viaggio onirico che un re serbo intraprende nel proprio inner
space, mentre giace ferito mortalmente in un luogo sacro, suggestionato
da un ricco paravento che cade sotto il suo sguardo febbricitante.
"La fonte" (The Source,
'65),
apparso
originariamente su "New Worlds", è stato scritto: "...in un periodio
in cui mi entusiasmava la psicologia junghiana..." e "Si incentra su un
interrogativo...: in che modo l'uomo moderno viene a patti con la natura
in generale e con la sua in particolare?" (idem).Vi si narra di un lontanissimo
futuro in cui i discendenti dell'Uomo provenienti addirittura da un'altra
galassia giungono sulla Terra alla ricerca della più grande conquista
dell'Uomo.Qui il loro capo ha un'esperienza in qualche modo trascendentale
che lo porterà a rimanervi ed a scoprire che: "La più grande
conquista dell'uomo è adempiere al proprio destino." (pag.52).
"L'imbroglione del villaggio"
(The Village Swindler, '68),
come
dice lo stesso Aldiss è un racconto piuttosto datato, basato come
è sui trapianti cardiaci, cosa che lo rende per nulla fantastico.
Ma risulta essere un buon racconto maentream, basato sul: "...divario esistente
tra ricchi e poveri, una realtà che non ha tempo." ("Introduzione",
pag.7).
"Il verme che vola" (The
Worm that Flies, '68) (1),
altero
esempio di come un racconto con una premessa fantascientifica, se ambientato
in un futuro sufficientemente lontano, e pertanto sufficientemente differente
sostanzialmente dal nostro presente, si possa trasformare in un racconto
fantasy.Qui il futuro è addirittura la fine dell'universo, e la
premessa fantascientifica è l'introduzione dell'immortalità
per ogni essere vivente dagli scienziati ("uomini... scienziati... arrivarono
a comprendere il succo dei corpi e diedero a ogni persona e a ogni corpo
e a ogni albero la vita eterna. Noi esistiamo da quel tempo, così
lontano che abbiamo dimenticato cio che fu fatto allora." (pag.81)), presumibilmente
anche per ostacolare il processo entropico dell'universo, che, però,alfine
trionfa ugualmente.
"Il momento dell'eclisse"
(The Moment of Eclipse, '69),
altro
racconto totalmente maenstream, dall'atmosfera magistralmente sostenuta,
in cui un elemento che parrebbe renderlo un racconto fantastico di sapore
ottocentesco, si spiega, nel finale, razionalmente.
"Così lontano da
Praga" (So Far from Prague, '69),
ancora
maenstream, tutto giocato sulla tecnica dell'inner space, sulla soggettivazione
ed il flusso di coscienza, già largamente utilizzate nella letteratura
"normale", e che Aldiss utilizzerà a più riprese nella Sf.
"Il giorno che ci imbarcammo
per Citera" (The Day We Embarked for Cythera, '70),
piuttosto
criptico, ha due livelli narrativi, uno in cui un gruppo di attori di Pulcinella
conversano in una campagna vicino ad una città in cui reciteranno
per un Re, con nani, dinosauri verde-arancio, filosofeggiando, e un'altro
in cui macchine carnivore inseguono e divorano macchine erbivore. Davvero
non sono riuscito a cavarne un senso, anche se, come al solito, l'atmosfera
che vi si viene a creare è, direi, accattivante.
"Castello con penitenti"
(Castle Scene with Penitents, '73),
un
fantasy dalle tinte morbide, in cui l'unico elemento veramente fantastico
è la presenza di un personaggio che un tempo faceva parte degli
uomini volanti; è incentrato su di un discorso sull'arte e gli artisti
in generale.
"Creature dell'apogeo"
(Creatures of Apogee, '77),
di
esso l'autore stesso dice: "...una sorta di breve cronaca dagli inferi,
ha dato vita a una delle due idee portanti dei miei romanzi di Helliconia." (2)
("Introduzione", pag.6).E, in effetti, vi si trova in nuce l'idea chiave
del ciclo di Helliconia: "...nel corso di un unico anno, dalla calura del
perielio alla frescura dell'apogeo e di nuovo indietro, non solo vite,
ma generazioni e intere civiltà compivano il ciclo di nascita e
decadenza, nascita e decadenza."(pag.145), che verrà sviluppata
a partire da ben cinque anni dall'apparizione di questo racconto.
"Le piccole pietre di
Tu Fu" (The Small Stones of Tu Fu, '78) (3),
inizia
come un racconto sui viaggi nel Tempo molto sofisticato, in cui solo brevi
cenni ("...il mio lungo soggiorno nella sua epoca." (pag.147); "Sebbene
voi sosteniate di essere nato nel lontano futuro..." (pag.151); "...pensavo
alla battaglia di cui aveva parlato, e a cui avevo assistito alcuni secoli
prima." (pag.154)), mettono il resto della narrazione in una prospettiva
assai diversa, per finire, invece, con un ribaltamento che rimette in primo
piano le speculazioni filosofiche del vecchio saggio che ne è protagonista,
ma non certo escludendo l'elemento fantastico, ma bensì accentuandolo.
"Un romanzo dell'equatore"
(A Romance of the Equator, '80),
una
vera e propria fiaba, con tanto di gazzelle che si trasformano in fanciulle
e con una morale finale incentrata sulla specificità ed individualità
dell'amore: "Poichè siamo diverse, dobbiamo essere amate in modo
diverso.(...) Ci sono nell'amore leggi che soddisfano i bisogni di tutte
le varie personalità." (pag.158); "...parla d'amore, l'amore incapace
di prendere una decisione" ("Introduzione", pag.8).
"Viaggio verso Cappella"
(Journey to the Goan Star, originariamente apparso come "The Captain's
Analysis",
'82)-
piuttosto
lungo, è notevolmente complesso. Vi si utilizza uno stilema classico
della Sf, quale il viaggio interstellare, per fare, in effetti, un viaggio
nell'inner space.Basilarmente, non viene rispettato quel tacito accordo
tra scrittore e lettore per cui, alla fine di una narrazione, deve essere
svelato quale sia, diciamo, il livello reale, oggettivo, in cui la narrazione
stessa è collocata, e questo come spesso Dick faceva, anche se in
altro modo. E, in effetti, è proprio la realtà stessa il
vero soggetto del racconto, il dilemma epistemologico fra realtà
oggettiva e soggettiva.La psicoanalisi è presente in dosi massicce
ed assolutamente centrale, essendo proprio uno psicoanalista uno dei personaggi
più importanti; invero il più importante, in quanto in prima
persona. E non pensiate che "Cappella" sia un refuso; non è "Capella":
"...una stella binaria, lontana quarantasei anni luce dalla terra." (pag.173),
ma proprio "Cappella": "...il termine musicale per un corale privo di accompagnamento..."
(sic!) (pag.170). Le brevi apertura e chiusura che lo collocano in una
dimensione da manoscritto ritrovato, non fanno che confondere ulteriormente
le idee, che, al limite, sennò, alla fine, in un modo alquanto precario,
potrebbero conciliarsi, ma lasciando comunque tutti quei punti oscjuri
necessari a non poterlo, in effetti, oggettivizzare del tutto.
"La ragazza che cantava"
(The girl Who Sang, '82),
ambientato
sul pianeta Helliconia, in un periodo in cui stava: "...entrando nell'autunno
di un altro Grande Anno..." (pag.198), si svolge durante una grande guerra
che sconvolge il continente di Campanlat, in una città che stà
per essere conquistata.È, in sintesi, la storia di un egoismo, di
una storia d'amore che avrebbe potuto essere veramente tale, ma che è
rovinata dall'egoismo e dall'avidità di lui.Molto bello il climax
che si viene a creare, tra l'esotico e l'alieno, ma con ricche dosi di
umanità.
"Le consolazioni dell'età"
(Consolations of Age, '83),
molto
breve, è la lineare narrazione della tardiva riappacificazione di
due capi tribù ormai giunti alla vecchiaia, dopo una vita di odio
reciproco.
"Lo sfondo azzurro" (The
Blue Background, '83),
racconto
maenstream, ambientato in uno sperduto villaggio della Slovacchia agli
inizi del secolo.
"La pianura, la sterminata
pianura" (The Plain Endless Plain, '84),
racconto
di Sf, un cui una tribù decisamente aliena fugge ad un Nemico tecnologicamente
avanzato, riproducendosi esponenzialmente, attraverso una pianura, appunto,
sterminata.
"Non hai mai chiesto il
mio nome" (You Never Asked My Name, '85),
ambientato
in una Terra postatomica, è la storia di un androide creato per
il piacere degli uomini che convince un abitante di una città-fortezza
che si è isolata dal mondo in rovina, ad andare con lei: "Forse
il mondo devastato somiglia all'inferno, ma forse è all'inferno
che il genere umano appartiene, non ai luoghi perfetti."(pag.255).
"North scarning" (North
Scarning, apparso originariamente come "The Older Evil", '86),
"...è
un racconto di fantasmi, l'unico che abbia mai scritto, incentrato su uno
spettro con cui ho avuto dimestichezza per molti anni." ("Introduzione",
pag.8).Sembra, dunque, vi sia qualcosa di autobiografico; in ogni modo
è un racconto di ricordi, con continui e prolungati flash back sull'infanzia
di un uomo che torna alla sua casa natale: "Il Vecchio Count si aggirava
tra i piani superiori quasi ogni notte, e il terrore che suscitava era
spaventoso." (pag.259); "I passi erano sempre più vicini, finchè
non sono stati all'altezza dei miei occhi.Non vedevo nulla ma...oh, mi
sentivo...gelata!" (pag.262).E, nel presente, in cui: "Trent'anni dopo,
la gente del posto viveva ancora nella paura dello spettro..." (pag.268),
riaffiora il ricordo che quello spettro era altro da quello che tutti,
fino al presente, hanno creduto: "Il male era stato più antico di
quanto avessero immaginato, e più durevole, e ancora perdurava sotto
falso nome." (pag.270).
"La grande domanda"(The
Big Question, '86),
stranissimo
e corto, è caratterizzato dal fatto di essere composto interamente
da frasi terminanti con un punto interrogativo: "Comprese (un esponente
di quello strano periodo...(XX secolo)) le stesse regole della grammatica,
che consentivano alle frasi di terminare senza lo stuzzichino, la succulenta
carota del punto interrogativo?" (pag.272). A parlare è un uomo
che vive fra un secolo, in una società in cui la Relatività
di Einstein ed il principio di indeterminatezza di Heisenberg hanno permeato
completamente l'intera cultura.
"Come si aprì una
porta sul mio cuore" (How an Inner Door Opened to my Heart, '88),
ambientato
in un: "...mondo annientato dalla malattia...malattie sessuali..." (pag.280);
un gruppo di giovani artisti che si fanno chiamare I Sei vivono in salute
e nella ricchezza perchè ideatori di alberi artificiali: "...che
fino a un secolo prima esistevano realmente sulla terra." (pag.279).Incredibile
la scena che si svolge fuori dalla residenza dei Sei: "CASTITA' SIGNIFICA
VITA, gridavano i cartelloni, MASTURBAZIONE È SALVEZZA, gridavano.IL
SESSO PROVOCA IL CONTAGIO, gridavano." (pag.287).
"Subentra Bill Carter"
(Bill Carter Takes Over, revisione di "Oh, for a Closer Brush with God",
'89),
piuttosto
umoristico, parla di un mondo in cui: "Quando nel corso dell'ultimo anno
del XX° secolo Dio si manifestò a un mondo pieno di afflizioni,
scelse di farlo in forma non antropomorfa." (pag.290).Svariate manifestazioni
di Dio nuotano in vasche in ogni casa, ufficio, stanza di ospedale, ovunque:
"Dio...Fece ondeggiare una pinna e compì lentamente il giro della
vasca.Era una vasca di dimensioni standard.Le vasche-Dio erano prodotte
in serie e avevano le stesse dimensioni in tutto il mondo, poco meno di
due metri quadri per un metro e quattro di altezza.Era aperta e non conteneva
nulla se non aria e Dio." (pag.289)."L'unico occhio di Dio assomigliava
parecchio a una peonia.I petali si aprirono.Tra i grossi stami, qualcosa
luccicava." (pag.290).
E,
con questo, abbiamo finito questa ottima carrellata su buona parte del
periodo produttivo del Nostro.
Come
abbiamo visto il sottotitolo non è molto significativo, e, d'altronde,
lo stesso autore ci aveva avvertiti: "Alcuni
dei
racconti contenuti in questo volume sono stati concepiti come fantascienza.
E si sono rivelati storie di fantasy."
("Introduzione",
pag.6).Ci aveva anche detto quali di questi racconti lui preferisse: "Com'è
prevedibile, preferisco
certi
racconti ad altri. "Lo sfondo azzurro", "Il vecchio centesimo", "Le piccole
pietre di Tu Fu", "Il momento
dell'eclisse",
conservano per me tutto il loro interesse iniziale-e forse non solo perchè
trattano d'arte, in una forma o
nell'altra."
(idem, pag.7). Resta da parlare dello stile, e, qui, veramente non si sa
bene quale aggettivo dover usare, per
quello
di Aldiss, sempre così...buono! Riesce sempre, attraverso le parole,
a creare un clima ben definito, funzionale
alla
trama e alle sensazioni e pensieri che vuole stimolare nel lettore.Il racconto,
breve o corto, gli è molto congeniale,
non
gli permette cedimenti di stile quasi inevitabili nell'opera lunga. Dopo
"Crash", "La mostra delle atrocità" e
questa
antologia dovremo tenere d'occhio con più attenzione questa collana
della Rizzoli.
NOTE
da
"Intercom" n.140/141, '95