Il cinema fantastico contemporaneo ha assunto
caratteristiche fortemente divergenti rispetto ai propri presupposti storico-formali.
Tralasciando le produzioni delle origini, in cui tutto il cinema, per il
solo fatto di rappresentare delle immagini in movimento su uno schermo,
incarnava l'immaginario in maniera portentosa (sia Méliès
che l'espressionismo tedesco, ma anche i Lumiere, Buster Keaton, o lo stesso
Griffith), possiamo osservare come, per decenni, l'elemento fantastico
sia rimasto circoscritto a un pubblico specialistico, sia ad alcune figure
registiche. Si è passati da un momento sostanzialmente artigianale
(quello di George Pal e di Jack Arnold, per intenderci), con pellicole
fortemente di genere, a un cinema più intellettuale (in cui Stanley
Kubrick, John Losey, John Boorman orientano sia il pubblico che la critica
verso le potenzialità espressive di questo genere). Ora ci troviamo
di fronte nuovamente a una forte tendenza di genere, ma con una risposta
del pubblico molto rilevante.
Il polo creativo di questo cinema, con sceneggiature
e scelte registiche molto personali, ruota creativamente attorno a un gruppo
ristretto di registi tra cui spiccano senz'altro John Carpenter, David
Lynch e David Cronemberg. Non sarebbe privo d'interesse analizzare quale
funzione di precursori hanno portato avanti George Romero e Ken Russell
nei loro confronti, ma quello che più interessa sviluppare al momento
è una riflessione su alcune tematiche più immediate.
Il cinema fantastico vive del continuo rapporto tra la realtà
rappresentata e la realtà oggettiva dello spettatore. Ovviamente,
a seconda che la trama percorra i binari della science fiction (con i suoi
paradigmi molto rigorosi) o quelli dell'horror, questo rapporto presenta
differenti caratterizzazioni. Per la science fiction questa interazione
tra la realtà rappresentata e quella empirica dello spettatore si
raccoglie attorno le categorie dello straniamento cognitivo (1);
per l'horror, invece, la realtà dello spettatore e quella del film
devono inizialmente coincidere, per poi divergere radicalmente a causa
di qualche avvenimento anomalo. L'uso di queste categorie garantiva differenziazioni
efficaci tra il cinema fantastico e quello realista, sempre tollerando
le eccezioni che alcuni geni sono stai capaci di creare. Il cinema degli
anni '80 ha iniziato progressivamente a trasgredire questi canoni teorici,
e a trovare in questa trasgressione una delle sue caratteristiche più
interessanti.
A proposito di After Hours di Martin Scorsese
si è osservato che "una realtà osservata troppo da vicino
diventa un incubo" (2); questo film,
o altri come Blue Velvet, Dead Ringers o Wild at Heart non sarebbero classificabili
come opere fantastiche (come, a suo tempo, sarebbe dovuto accadere con
Assault on District 13 di John Carpenter), se non che l'iperrealismo delle
inquadrature, la perfezione dell'effetto speciale, non richiedono più
allo spettatore la sospensione temporanea dalla realtà; piuttosto
lo tengono in bilico nell'equivoco di un'esperienza possibile. Ciò
che assimila queste pellicole al genere fantastico, agghiaccianti proprio
per la collocazione quotidiana, è che "la realtà è
costruita con l'andamento dell'incubo" (3).
A proposito di Rumble Fish, After Hours e Blue Velvet si è detto
che "questi film lavorano sul superamento e la contraddizione dell'iperrealismo
che ha dominato il più fertile cinema americano degli anni '70,
e che per tutti e tre si è costruita la vicenda con la tipica scansione
dell'incubo notturno" (4).
Dunque la realtà è un incubo,
o almeno lo diventa se si spinge la riflessione su di essa alle estreme
conseguenze. Ciò che spaventa sono sostanzialmente i cambiamenti.
In Possession di Andrej Zulawskj, l'estrema tensione che si viene a creare
nella coppia, l'incomunicabilità (una volta tanto raffigurata al
al di là della preoccupazione borghese della perdita di senso esteriore
del proprio linguaggio, bensì provocata dall'irrompere di un linguaggio
nuovo, un linguaggio alieno), l'inquietudine del contesto urbano di una
metropoli tedesca, Berlino, in cui coesistono indifferenti una reale periferia
metropolitana e un centro città che possiede misteri di cui non
ha coscienza, sfociano nella visione di un mostro. Ma la visione
dell'alieno non fa che ridurre drasticamente lo spazio creato per l'immaginario.
La visione di qualcosa che non si può vedere svolge una funzione
rassicurante: solo l'intervento di un fattore mostruoso, quindi esterno
e raro, può mettere in crisi il tessuto della realtà convenzionale.
Deve però essere notato che l'effetto fantastico di maggiore pregnanza
si era realizzato precedentemente alla visione dell'alieno, e si manifestava
nella devianza della protagonista (Isabelle Adjani) raffigurata nell'ambiguità
di un'esperienza vivibile anche dallo spettatore. Tutto il cinema fantastico
è permeato da una paura primordiale, quella della pazzia dei protagonisti.
Dalla summa costituita da Invasion of Body Snatchers di Don Siegel, in
cui l'ordine è ristabilito a priori perché lo spossessamento
è provocato da una causa esterna, i baccelloni, e non da un tradimento
interiore, fino a oggi assistiamo a un duello linguistico sulla rimozione
di questo tabù (si pensi, a titolo di esempio, ad Images di Robert
Altman come una delle rare infrazioni). Così in Possession lo spettatore
vede rinsaldarsi, almeno a livello teorico, l'ordine proprio perchéindebolito
dall'esterno e non dall'interno.
Tra i precursori del cinema iperreale di cui
ci occupiamo, riscontriamo che in Erasehead di David Lynch l'immaginario
non si risolve limitandolo nei confini di un corpo, seppure mostruoso,
perché sono tutti i particolari della realtà raffigurata
ad avere le caratteristiche dell'incubo. Mentre la Berlino del film di
Zulawskj contiene l'azione della devianza, circondandola con una indifferente
normalità, la Filadelfia in cui si muove Henry Spencer, il protagonista
di Erasehead, è completamente mutata assieme a lui. Dalla rappresentazione
dello spazio urbano (assimilabile forse solo all'unico esterno del cortometraggio
di Samuel Bekett, Film) a quella della fabbrica, fino a concepire un mondo
tra gli elementi del termosifone, tutto, comprese le comparse e le suppellettili,
è stato oggetto di una mutazione irreversibile.
In un genere come il fantastico, in cui uno
dei temi che lo caratterizzano è proprio la storia del corpo (dal
corpo alieno, all'ibrido ricostruito di Frankenstein, fino al corpo artificiale
della tuta spaziale o dei corpi biomeccanici del cyberpunk), "la paura
è vedere la propria identità dissolversi e corrompersi nella
mutazione incontrollata di un corpo impazzito" (5).
Videodrome di David Cronemberg rappresenta nel corpo, tramite le mutazioni
che assistiamo nel protagonista, una serie di mutazioni scientifico-sociali
che avvengono nella realtà; non è solo una fessura nel ventre
che permette a Max Renn (James Wood) l'inserimento della videocassetta,
ma il sottintendere tutto un meccanismo di compatibilità tra umano
e artificiale. Quindi assistiamo a una mutazione del corpo nel senso stretto
in cui la intende la biologia, ma questa mutazione potrebbe non essere
spontanea, casuale, bensì indotta. "Il capitalismo si impadronisce
degli esseri dall'interno. (...) Gli individui sono equipaggiati di modi
di percezione o di normalizzazioni del desiderio al pari delle fabbriche,
delle scuole, dei territori" (6).
Le teorie relative alle trasformazioni che
si possono presentare nei sistemi naturali e sociali si dividono, sostanzialmente,
in due categorie: la teoria trasformazionista e la teoria della mutazione/selezione.
La teoria trasformazionista fa risalire le
modificazioni di un certo sistema a cambiamenti qualitativi negli elementi
che lo costituiscono. Contrariamente, la teoria della mutazione/selezione
sostiene che i cambiamenti nel complesso di un sistema derivano da alterazioni
nelle proporzioni numeriche tra le forme differenti dei singoli elementi.
La mutazione avviene casualmente, e non per un piano di sviluppo preordinato;
e crea un elemento nuovo. Sarà tramite una maggiore attività
riproduttiva (o, equivalentemente, una inferiore mortalità) che
la popolazione si arricchirà di elementi di forma nuova, e quindi
avverrà la selezione.
Le differenze tra queste teorie consistono:
Potrebbe essere semplicistico affermare che
queste mutazioni tendono a minacciare l'armonia sociale più evidente,
cioè quella del corpo sociale borghese. Nel cinema di David Cronemberg,
ad esempio, possiamo notare che i protagonisti rappresentano, anche se
per ragioni differenti, nodi di contraddizione nel contesto sociale borghese.
Seth Brundle (Jeff Goldblum), lo scienziato di The Fly, conduce la propria
ricerca secondo metodologie assolutamente contrastanti ai parametri in
vigore negli U.S.A. Oppone una figura quasi faustiana a un ambito in cui
il costante controllo dei finanziatori sui risultati della ricerca e la
necessità del lavoro d'equipe sono diventati caratteri imprescindibili
(inoltre la mutazione in corso nel DNA dello scienziato, causata da una
trasgressione delle regole, sembra essere un'analogia dell'AIDS, con tutte
le conseguenze morali e sociali che comporta). I gemelli Mantle (Jeremy
Irons) di Dead Ringers, nel loro sofferto processo di ricongiunzione che
li porterà inevitabilmente alla morte, perdono progressivamente
tutte le caratteristiche di socialità (tra cui la sessualità)
con le quali risultavano perfettamente integrati nel loro ambiente. In
The Dead Zone, Johnny Smith (Christopher Walker), emarginato proprio per
le sue caratteristiche mutanti, potrà risaldarsi alla società
da cui è diventato differente solo tramite una catarsi anarcoide
difficilmente comprensibile al tessuto sociale emarginante. Max Renn, in
Videodrome, portatore dell'infezione della nuova carne, mutando fisiologicamente,
e irreversibilmente, perde ogni possibilità teorica di una reintegrazione.
Questi mutanti finiranno tutti distrutti,
come la biologia darwiniana prevede; l'individuo mutato è, per definizione,
differente da quello già adattato, e, nella maggior parte dei casi,
la mutazione, agendo con casualità, è deleteria per il soggetto
e porta alla distruzione del ceppo mutante. La stessa figura della donna
mutante, e degli strumenti chirurgici per lei ideati, nel contesto di Dead
Ringers, resta a un livello teorico in cui non esiste interazione con i
gemelli. La donna mutante non resta gravida; la mutazione si manifesta
come transitoria e non progredisce in nuove forme. Ciò che distrugge
la mutazione, come prescritto dalle teorie darwiniane, è proprio
un minore tasso di riproduzione rispetto alla popolazione dominante (e
nel caso di Dead Ringers si tratta proprio della sterilità).
Il rapporto con il corpo, visto attraverso
la biologia, non si ferma ad un'arida e meccanicista rappresentazione del
traslato organismo biologico-organismo sociale, in cui è troppo
semplice identificare il deviante con una malattia che interessa una parte
del corpo ammutinandosi. C'è in Cronemberg un'aspetto visuale, forse
artistico, che vede nel corpo una fonte d'ispirazione. Questo soffermarsi
sulla forma deviante, sull'estraneo che nasce dal nostro corpo, che aspira
a diventare l'oggetto cercato dai movimenti di macchina, il soggetto dei
primi piani, ci porta a considerare l'impatto visivo del cinema iperrealista.
Senza soffermarsi sulle inquadrature scarsamente significative di 9 and
Half Weeks di Adrian Lyne (paradossalmente significative proprio per l'assoluta
mancanza di significato, in cui un primissimo piano di un pomodoro inverosimilmente
perfetto raffigurava l'analogia di un corpo inverosimilmente perfetto),
dobbiamo considerare come la realtà osservata da vicino sia proprio
quella dell'ottica mostruosa che in Wild at Heart è significativamente
scandita dalle inquadrature a tutto schermo dell'accendersi dei fiammiferi,
dalla combustione delle sigarette, come dall'inquadratura dell'orecchio
in Blue Velvet o di certe immagini di Twin Peaks.
Il nucleo attorno a cui ruotano sia il cinema
di Lynch che quello di Cronemberg, sembra consistere in una attrazione
verso quei territori che sono contenuti dalla normalità, che ne
sono rivestiti. Per Lynch, dietro la superficie dei normali rapporti si
cela una realtà atroce, costituita da perversioni sessuali, violenza,
efferati omicidi (sia negli ultimi due film, sia in Twin Peaks); per Cronemberg
dentro il corpo si cela la possibilità di una mutazione inconcepibile.
E' una realtà permeata dalle onde invisibili del segnale del Videodrome,
dove è sufficiente sintonizzarsi sulla giusta frequenza. Come nell'etere
coesistono infinite realtà multimediali di cui, per il momento,
solo una è usufruibile dal soggetto, mentre le altre esistono solo
potenzialmente, così questi mondi notturni si snodano e si sviluppano
segreti. A proposito di Blue Velvet viene osservato come "evidenti dicotomie
rappresentative sottolineano l'esistenza di due mondi in un'unica persona:
di qui famiglie riprese nella loro quieta routine borghese, di là
una famiglia distrutta dalla follia e dalla perversione sessuale" (7).
Si tratta della notte (intesa come spazio sociale diverso da quello dominante,
già proprietà dei vampiri e degli altri mostri) di
After Hours o di Into the Night. Una volta che Max Renn si sintonizza sul
nuovo canale, muta in un commutatore bio-elettronico in grado di essere
attraversato dai segnali della nuova realtà, che, da virtuale che
era, riesce a coprire tutta la sfera fenomenologica fino a diventare assolutamente
attuale.
Certamente Dead Ringers rappresenta un nodo
fondamentale di questo cinema contemporaneo, visualmente estremistico e,
al tempo stesso, rigorosamente concettuale. Questo film è estremamente
interno alla storia del cinema in quanto ne rappresenta due temi tra i
più classici e significativi: i gemelli e la visione.
Senza riprodurre nello specifico le particolarità
di questa tematica (8), notiamo
come Dead Ringers trasgredisca il teorema che vuole i gemelli, identici
nella carne, irrimediabilmente opposti nel carattere; in particolare uno
buono e dolce e l'altro malvagio e freddo. Cronemberg determina i gemelli
Mantle in un'ottica di intercambiabilità interiore, capace di disorientare
lo spettatore nel processo di distinzione, esattamente come accadeva nell'accavallarsi
dei due tragitti temporali de L'année Derniére à Marienbad
di Alain Resnais, procedendo verso una totale sovrapposizione. Inoltre,
come è stato da più parti notato, mentre nella canonica storia
dei gemelli tutto l'intreccio narrativo è finalizzato alla tragica
recisione del cordone ombelicale, che porterà solo uno dei due a
sopravvivere e a costituirsi come unità, in Dead Ringers, invece,
la coppia di inseparabili si protende verso la creazione di un organismo
triadico (ovviamente mutante).
Se tutto il cinema horror era stato precedentemente
impostato sulla paura di vedere qualcosa che ci facesse paura, e non tanto
sul vedere qualcosa di pauroso, Cronemberg riesce a ricanonizzare il proprio
narrato nelle categorie originali del genere, proprio in un periodo in
cui la perfezione dell'effetto speciale l'aveva profondamente svuotato
di significato. La bellezza interiore, ciò che sta dentro i corpi,
diventa l'oggetto perduto del cinema horror; qualcosa che può esistere
come ente focalizzante l'immaginario, come nuovo irraggiungibile tabù.
"Lubrifica accuratamente l'indice e il medio della mano destra ed esplora
la vagina di Claire Niveau. Invece di un collo dell'utero ne sentirai tre.
Traduzione: ti sei appena scopato una mutante". Così viene descritta
la mutazione che sta alla base di Dead Ringer, non mostrata perché
irrappresentabile, ma più significativa di quella che, ad esempio,
è visibile dallo spettatore di The Fly.
Dead Ringers è un film estremamente
ricco di riferimenti estetici più formali, ma non per questo meno
significativi; la qualità delle inquadrature e la scelta dei colori
e delle luci mette David Cronemberg in relazione alle opere di Peter Greenaway.
Se gli interni del ristorante di The Cook, the Thief, the Wife and her
Lover ricordavano Piranesi, o gli esterni di Drowning by Numbers la pittura
fiamminga, Cronemberg chiude la storia dei gemelli Mantle facendo scivolare
la mdp sulle superfici dei loro corpi, seguendo le pieghe immaginarie dei
tessuti dei drappi in una riesposizione cosciente del Cristo Morto di Andrea
Mantegna o della Pietà di Masaccio. Siccome in The Belly of an Architet
la la dissimetria biologica della malattia del protagonista rispecchia
una riflessione a largo raggio sulle dissimetrie della natura e dell'arte,
come non chiederci se il corpo dell'arte non sia stato da sempre una raffigurazione
delle forme mutanti?
1. Si veda Darko.Suvin, Le metamorfosi della fantascienza
(Metamorphosis of Science Fiction), Mulino, Bologna, 1985. é
2. Emanuela Martini, "Una postfazione: Che fine ha
fatto Roman?", Cineforum 286, pag. 104. é
3. Emanuela Martini, op. cit., pag. 105.é
4. Emanuela Martini, "Velluto Blu", Cineforum 260,
pag. 43.é
5. Mario Sesti, "Il Visibile e il Mostruoso", Cineforum
286, pag. 34.é
6. Paul Virilio, "L'Uomo Soggiogato" in Macchinazione,
inserto de Il Manifesto.é
7. Adelina Preziosi, "Velluto Blu", Segno Cinema 26,
pag. 79.é
8.A questo proposito si rimanda alla monografia "Il
Doppio e il suo Multiplo" apparsa sul fascicolo n. 38 di Segno Cinema.é
After Hours (Fuori orario) di Martin Scorsese, USA, 1986.
Assault on Precint 13 (Distretto 13 - Le brigate della morte) di John
Carpenter, USA 1976.
The Belly of an Architet (Il ventre dell'architetto) di Peter Greenway,
GB, 1987.
Blue Velvet (Velluto blu) di David Lynch, USA, 1986.
The Cock, the Thief, the Wife and her Lover (Il cuoco, il ladro,sua
moglie e l'amante) di Peter Greenaway, GB, 1989.
The Dead Zone (La zona morta) di David Cronemberg, USA, 1983.
Drowning by Numbers (Giochi nell'acqua) di Peter Greenaway, GB, 1988.
Eraserhead (La mente che cancella) di David Lynch, USA, 1976.
Film di Alan Schneider, USA, 1964.
The Fly (La mosca) di David Cronemberg, USA 1986.
Images di Robert Altman, Eire, 1972.
Into the Night (Tutto in una notte) di John Landis, USA, 1985.
Invasion of the Body Snatchers(L'Invasione degli ultracorpi) di
Don Siegel, USA, 1956.
9 and Half Weeks (Nove settimane e 1/2) di Adian Lyne, USA, 1985.
Possession di Andrej Zulawskj, Francia-RFT, 1981.
Rumble Fish (Rusty il selvaggio) di Francis Ford Coppola, USA, 1983.
Twin Peaks (I segreti di Twin Peaks) di David Lynch (TV).
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