Etimologia dell'etichetta: Cyberpunk
Bruce Bethke

All'inizio degli anni 80 scrissi un raccontino su un pugno di ragazzini hacker; già dalla prima stesura la storia ha avuto un titolo e, guarda caso, quel titolo era cyberpunk.

Il conio della parola cyberpunk è stato un atto creativo cosciente e deliberato da parte mia. Nel chiamare così il racconto già dalla prima stesura ho cercato attivamente di inventare un termine che segnasse una giustapposizione tra le attitudini punk e l'alta tecnologia. Le ragioni di un'azione di questo tipo erano puramente egoistiche e commerciali: desideravo dare al racconto un titolo scattante e di una sola parola che la gente potesse ricordare.

Ora come ora, non si può non dire che avevo visto giusto.

Come ho creato la parola? Nel modo in cui nasce ogni parola nuova, credo: attraverso la sintesi. Ho preso un pugno di radici (cyber, techno, e così via) e le ho mescolate con un po' di termini del mondo giovanile deviante e ho provato varie combinazioni fino a che una non suonava bene.

Quali concetti speravo di includere nel termine?

Capiamoci, doveva essere sia il titolo di un racconto che la descrizione di uno dei personaggi focali. Perciò i concetti dietro alla parola erano gli stessi delle idee che guidavano la storia:

  1. Che i bambini hanno un collegamento indefinito che permette loro di imparare i linguaggi molto più facilmente di quanto non riescano a fare gli adulti, e questa abilità non è limitata ai linguaggi 'organici'.
  2. Che gli adolescenti possono essere pericolosi perché vivono in una specie di stato eticamente neutro. Non hanno ancora il senso dell'empatia e non hanno ancora afferrato sul serio il collegamento tra le loro azioni causative e gli effetti risultanti.
  3. Che, così come la padronanza di un linguaggio è potere, l'abilità tecnologica è liberazione e nel 1980 eravamo lontano 20 o 30 anni dall'esplosione di quella tecnologia che avrebbe cambiato la distribuzione del potere nella società (va be', mi sono sbagliato sulle scadenze temporali).
  4. Che i genitori e le altre figure adulte dell'autorità sarebbero state male equipaggiate per trattare con la prima generazione di adolescenti cresciuti 'parlando il linguaggio dei computer'.
  5. Per questo, se pensate che i punk o i motociclisti erano un problema, aspettate di incontrare i… i… Possibile che non c'è una parola per descriverli?
Così mi sono messo a creare e a definire la parola che mancava.

La storia del racconto, secondo gli standard contemporanei, è piuttosto anonima: una banda di adolescenti ribelli che salta la scuola e va in giro per 'La Rete? Coi propri computer portatili, commettendo atti di vandalismo casuali e di disturbo. Il nostro eroe è un bravo ragazzo che si è trovato una cattiva compagnia; i genitori alla fine realizzano che c'è qualche problema e cercano di tagliare la relazione. Questo porta il ragazzo ad usare le proprie capacità tecniche per uno scopo preciso: ribellarsi ai genitori… e di vincere in quanto il cambio dei paradigmi è tutto a suo favore.

Nel giugno del 1980 lo spedii all'Asimov's dove l'allora curatore, George Scithers, l'apprezzò ma disse che i suoi lettori non avrebbero mai apprezzato una storia che finiva con la vittoria del pink. Ci attaccai una coda in cui Mikey ha quello che si merita e Scithers lo rifiutò sulla base del fatto che nel frattempo aveva consultato un vero esperto di computer e l'idea era troppo inverosimile: dei ragazzini punk con personal computer portatili delle dimensioni di un notebook? Ridicolo!

Il vecchio George ci avrebbe risparmiato un sacco di problemi se solo avesse comprato quella dannata cosa allora.

C'è una cronologia da seguire:

Un PUNTO IMPORTANTE! Non ho mai preteso di aver inventato il genere cyberpunk. Quell'onore appartiene principalmente a William Gibson, il cui romanzo Neuromante del 1984 è stata la vera opera di definizione del 'Movimento' (a quel tempo Mike Swanwick dichiarava che gli scrittori del movimento dovevano essere definiti neuromantici, in quanto la gran parte delle cose che facevano era Imitare Neuromante. Non si dovrebbe comunque dare il solo credito a Gibson, Pat Cadigan (Pretty Boy Crossover), Rudy Rucker (Software), W.T. Quick (Dream of Flesh and Sand), Greg Bear (Blood Music), Walter Jon Williams (Hardwired), Michael Swanwick (Vacuum Flowers)… la lista degli scrittori che nei primi anni '80 dettero dei contributi importanti per la definizione del genere sfida la mia capacità a ricordare i nomi. E non fu neppure un concetto immacolato: John Brunner (Shockwave Rider), Anthony Burgess (A Clockwork Orange) e forse anche Alfred Bester (The Stars My Destination) furono tutti degli antecedenti importanti della cosa che fu conosciuta come la narrativa cyberpunk.

Io? Mi è stato detto che il mio contributo principale è stato quello di aver inventato lo stereotipo dell'hacker punk coi capelli alla moicana, Quello e il fatto di aver dato il nome alla bestia, naturalmente.

Altre cose che si possono stabilire come fatti:

Mentre lavoravo al racconto avevo dei problemi a visualizzare un personaggio, Rayno. Voglio dire, avevo un'idea di base, era alla moda e sgargiante coi capelli ossigenati. Ma l'essenza del suo carattere stava nel fatto che era un'impostura! Rayno era un parassita che viveva delle capacità delle altre persone: una creatura che era solo stile, posa e immagine, senza alcun talento.

Come detto avevo dei problemi a visualizzarlo… fino a che per caso non ho scorto delle registrazioni iniziali di MTV di Billy Idol. Saltai su indicando lo schermo: 'è lui!'

Il che rende abbastanza divertente il fatto che negli anni '90 il vero Billy Idol ha adottato l'identità cyberpunk fino al punto di darne il nome ad un album. Se sapesse la verità… Pensate debba dirglielo?


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