OSSERVAZIONI SUI TENTATIVI DI IMPOSTARE UNA INDAGINE CRITICA NEI CONFRONTI DELLA FANTASCIENZA 

Domenico Gallo 

Dopo un trentennio di science fiction in Italia caratterizzato da un andamento indubbiamente discontinuo e, specialmente nella fase attuale, contraddistinto da un uso diffuso del linguaggio e delle rappresentazioni dell'immaginario, si contano sempre più numerosi i contributi critici dedicati all'osservazione di questo genere.

Andrebbe sottolineato che, sovente, si è creata confusione sul significato e i metodi della critica, confusione che ha prodotto un offuscamento delle limitazioni del soggetto in studio, ed una sorta dì interscambiabilità tra i metodi critici come se fossero realmente equivalenti.

Questa mancanza di chiarezza nei confronti della fantascienza sembra dover risiedere nel ritardo con cui i metodi della critica letteraria "accademica" sono stati applicati a questo genere; troppo spesso la critica nella SF si è risolta in una riproposizione di metodologie simili a quelle usate per commentare brani di antologie scolastiche da parte di svogliati studenti di liceo. Di qui la difficoltà incontrata nell'imporre un metodo di indagine da parte dei "pionieri".

Storicamente, il primo contributo all'argomento è dovuto a Lino Aldani, celeberrimo come scrittore, che nel 1962 dà alle stampe il volumetto La fantascienza che diventa un vero e proprio vademecum dell'appassionato di SF. Una lettura odierna segnala soprattutto le difficoltà che ebbe Aldani a doversi occupare di tutto senza alcun riferimento bibliografico-critico; da qui l'apparente frammentarietà del testo provocata dalla necessità di occuparsi di una collocazione storica e ideologica, della interconnessione contenutistica tra i generi, di problemi di psicologia del testo e delle prime necessità di osservare le deformazioni di un genere attraverso i vari media (fumetti, cinema, grafica e mercati nazionali). Si può affermare che lo sforzo di Aldani è stato ripagato, poiché si può desumere da ogni capitolo del libro uno spunto che venne singolarmente sviluppato nel ventennio successivo. A margine va notata anche la bibliografia della SF fino alla data di pubblicazione, tema ora ripreso e sviluppato completamente.

Molto importante fu, anche, l'uscita di Nuove mappe dell'inferno, di Kingsley Amis, un panorama ricco di titoli ed esposto in stile scorrevole, particolarmente rivolto al periodo sociologico della science fiction. Rimane, comunque, criticamente vago e troppo legato alle seduzioni prodotte da trame spiccatamente immaginifiche.

Nel 1970 sono apparsi nelle librerie due volumi molto importanti che colmeranno un lungo vuoto (l'apparizione del volumetto di Piero Zanotto La fantascienza non è di rilievo). Si tratta di Che cosa è la fantascienza di Franco Ferrini e Il senso del futuro di Carlo Pagetti. ingiustamente dimenticato, il primo si segnala come capostipite dell'approccio strutturale alla science fiction. Ferrini passa in rassegna i temi centrali del genere mostrando una forte coesione tra la conoscenza fantascientifica e cognizioni di psicologia e sociologia che spesso vengono richiamate nel corso del testo. Un'opera, quindi, che se fosse stata assimilata avrebbe potuto dare delle direttive fruttifere per l'identificazione e la conoscenza del fenomeno science fiction.

L'opera di Carlo Pagetti ebbe molto più successo, forse per la maggiore analiticità espressa; lo scritto si occupa della fantascienza nella letteratura americana e non della fantascienza americana, espediente che permette di circoscrivere molto bene il campo e di considerare solo opere di un certo li vello. La prima parte del libro, forse la migliore, è costituita da una puntigliosa ricerca delle radici della science fiction nell'opera di Poe, Melville e Hawthorne, condotta attraverso raffronti di frammenti narrativi; la seconda parte, dedicata alla SF convenzionale, punta l'obiettivo su P.K. Dick, R. Bradbury, K Vonnegut e W. Burroughs jr. Il collegamento tra le due parti, che è poi la tesi del libro, consiste nell'idea che la science-fiction si innesti in quella parte della letteratura americana che si fa espressione della ricerca dell'utopia, cioè del "sogno americano" di conquista che Pagetti coglie nel passaggio dall'avventurosa storia del Mayflower e dei suoi pionieri, al conseguente allargamento delle frontiere verso Ovest fino alla conquista dello spazio.

Il pregio dell'opera sta dunque nella chiarezza delle sue tesi e nel portare avanti l'indagine fino a delle conclusioni. Pagetti dimostra di saper delimitare il problema, schematizzandolo laddove altri avrebbero fatto il contrario, usando più approcci, allargando le prospettive e producendo il caos.

Simile a Il senso del futuro, ma con l'occhio alla storia anziché all'interpretazione, troviamo Un miliardo di anni di Brian W.Aldiss. Un libro senza dubbio gradevole che raccoglie il materiale letterario del fantastico posizionato tra il 700 e l'800, proponendo il Frankenstein di Mary Shelley come capostipite della SF. Occupandosi con vasto sfoggio bio-bliografico della narrativa utopica fino alla descrizione di Verne e Wells, il libro diventa sempre più disordinato e impreciso man mano che ci avviciniamo ai giorni nostri, rimanendo coerente solo quando si occupa di un personaggio preciso (Merritt, Gernsback, Lewis...)

Si potrebbe definire un tentativo strutturalistico anche il lavoro di Jean Gattegno Saggio sulla fantascienza. Infatti, dopo gli usuali convenevoli verso i precursori e una suddivisione storica, si tenta un'analisi delle tematiche rilevarnti, identificate in "uomo, spazio e tempo". Indubbiamente ci avviciniamo ad una classificazione più operativa che non quella storica degli step della space opera, della tecnologia, della sociologia, della new wave e del riflusso, ma la carenza sta nel linguaggio non ancora rigoroso e scientifico. Si identificano degli stereotipi, ma le loro funzioni e dinamiche rimangono ancora oscure. L'azione e la trama rimangono le caratteristiche più appariscenti, e sembra che la creatività del genere si dipani indipendentemente dalla struttura formale.

Stimolante è sicuramente il secondo contributo di Franco Ferrini all'argomento. La musa stupefatta o della fantascienza risulta organizzata in due settori; il primo, storico, ripercorre le tappe della science fiction in un sintetico panorama che risulta assai ordinato, senza perdersi nell'appesantimento delle citazioni bibliografiche; il secondo è una raccolta di interventi editi in precedenza sul fantastico tra cui spiccano i nomi di Solmi, Callois, Todorov, Dorfles, Illuminati, Sontag, Deleuze e altri.

Gli interventi, seppure in parte molto noti, risultano ovviamente disomogenei, quasi un confronto al di là dello spazio del tempo, una diatriba frammentaria tra la psicanalisi, lo studio del mito, la letteratura mainstream, la sociologia, la scienza e il mondo della science fiction con le sue astronavi, suoi schemi, il suo ghetto.

Il 1975 è l'anno di Sadoul e della sua Storia della fantascienza. Forse si tratta dell'opera più rinomata e più diffusa, sostanziosa nelle sue quasi 400 pagine, di prezzo accessibile, formato agevole ed in bella mostra in tutte le librerie. Forse un caso unico per il genere, condannato alla clandestinità critica. Comunque l'opera ha molteplici difetti, o meglio limiti. Si tratta di una storia raccontata attraverso gli indici delle riviste, e che si basa essenzialmente sui riassunti delle trame della miriade di opere citate. Pur affascinante la quantità del materiale, rimane un libro inutilizzabile, dispersivo, molto simile ad una rassegna interminabile di "prossimamente" cinematografici.

Nel 1977 Ruggero Bianchi pubblica nella collana Il Castoro (una panoramica monografica degli scrittori, poi affiancata da una cinematografica dedicata ai registi) un lavoro su Isaac Asimov.

Dopo una introduzione storica alla science fiction ineccepibile, seppure molto breve, in cui si inquadrano i contrasti influenze della narrativa utopica, del romance e del romanzo gotico e quelle di un qualche razionalismo scientifico americano più tecnologico che filosofico, si dipanano le indagini sullo specifico di Asimov, scelto per il suo prestigio nel grande pubblico piuttosto che per sue eventuali particolarità narrative. Nonostante la presenza di Asimov si tratta di un'opera seria "colta", uno studio sui contenuti e sulle immagini sui valori ideologici, sulla letteratura di massa e, soprattutto, è come un battesimo ufficiale per la critica della SF perché si è inserito un autore di science fiction in una collana di larga diffusione dedicata alla letteratura.

L'Editrice Nord premia con la pubblicazione in una collana regolare le rielaborazioni delle tesi di laurea di Gianni Montanari e Vittorio Curtoni.

Ieri, il futuro. Origini e sviluppo della fantascienza inglese di Montanari, si svolge come una ragnatela in un intreccio iniziale di riviste, vicende, commenti, citazioni, ritratti, balzando da un filo a un altro e riuscendo a fornire un quadro credibile e scorrevole della science fiction anglosassone fino ad enucleare quelli che, nell'analisi del libro, appaiono come i cinque scrittori più rappresentativi: Russell, Clarke, Hoyle, Ballard e Wyndham. Tra i cinque ritratti, corredati dalle bibliografie italiane, spicca quello dedicato a James Ballard, contraddistinto dalle influenze surrealiste e della mitologia contemporanea.

Il secondo volume della serie saggi dell'editrice Nord viene firmato da Vittorio Curtoni. Anche questo scritto è un ampliamento della tesi di laurea che riguardava la fantascienza italiana. Sotto il titolo Le frontiere dell'ignoto. Vent'anni di fantascienza italiana, Vittorio Curtoni sorpassa effettivamente le frontiere di un paese sconosciuto. La science fiction italiana, relegata dietro pseudonimi e collane poco dignitose per lo più veicolatrici di space opera, dove gli autori amencanizzavano (o francesizzavano) non solo il nome, ma anche temi, stili e linguaggio, diventa un fenomeno complesso e confuso. Dopo un pregevolissimo primo capitolo incentrato su una panoramica di idee circa la SF, Curtoni cerca una strada nel labirinto, e la trova cogliendo i nomi degli autori più importanti, dei capiscuola. Tra tutti le analisi più approfondite toccano a Sandro Sandrelli, Lino Aldani e Ugo Malaguti. Il saggio si chiude con una panoramica sui non addetti ai lavori che si sono occupati di science fiction trattando con acutezza soprattutto Italo Calvino e Dino Buzzati.

Leggendo La giungla del futuro di Francesco Mei si è portati a concludere che si tratta di un'occasione perduta. Infatti si tratta di un ponderoso volume nel quale, qua e là, vi so no delle interessanti intuizioni, ma il risultato finale, d'insieme dell'opera, è un disastro. Tutto il saggio è condotto ignorando gli aspetti analitici e sintetici dell'esposizione, le citazioni si accavallano al testo senza ragione, le letture disordinate dell'autore assumono il ruolo di motivazioni critiche senza preoccuparsi della reale incidenza di queste sul fenomeno della science fiction. In appendice troviamo una vasta quanto errata biblio-filmografia che contribuisce a rendere l'opera assai poco rigorosa.

La fantascienza. Gli autori e le opere di Gianni Montana è un libro molto modesto e di poco impegno, ma assolutamente riuscito. Apparso in una collana di "guide pratiche", si segnala come un efficiente vademecum ricco di dati bibliografici, citazioni, titoli originali, pseudonimi. Indubbiamente riuscita del volumetto sta nel fatto che Montanari è un vero esperto del settore, che ha condotto la stesura con ordine, sviluppando quelle parti che più mancavano nelle bibliografie precedenti.

Quasi contemporaneamente Vittorio Curtoni e Giuseppe Lippi danno alle stampe Guida alla fantascienza, un'opera molto simile a quella di Montanari, soprattutto per la freschezza dello stile e l'alta fruibilità dei contenuti.

Si tratta di un'estensione in volume dei temi della rivista Robot di cui i due autori sono stati direttori. I capitoli migliori sono il secondo (ideologia nella fantascienza) ed il quarto (il futuro della fantascienza). Purtroppo il testo è assai breve e dotato di un settore cinematografico assolutamente inutile. Dunque un volume che si colloca in quello spazio morto che sta fra la fruizione passiva del lettore e l'interesse critico.

Il terzo volume della collana Saggi Nord è Mondi Interiori di Alexei e Cory Panshin. Buona parte dei capitoli del libro era stata già pubblicata sul Cosmo Informatore costituendone l'ossatura critica. Partendo dal romanzo cavalleresco di viaggi, i Panshin analizzano il concetto di "mondo dietro le colline", quella "terra incognita" dove possono articolarsi le storie fantastiche, dove il lettore può procedere alla "sospensione della credulità". Con l'andare del tempo questo meccanismo letterario (classicamente tipico della letteratura utopica, ma anche dei viaggi e del romanzo avventuroso) acquista delle valenze scientifiche perdendo anche l'unità delle coordinate temporali. E' la nascita della science fiction, dell'invenzione mirabolante, della giustificazione scientifica. Nella seconda parte del volume viene analizzata la science fiction contemporanea, seppure circoscritta a poche figure di alta risonanza, perdendo quella freschezza tipica dei primi capitoli.

L'introduzione al volume è costituita da un articolo di Carlo Pagetti, "La critica anglo-americana della fantascienza" un prezioso lavoro di inquadramento delle opere e dei tentativi in lingua inglese di studiare la SF. Pagetti coglie tre momenti fondamentali, quali l'indagine socio-culturale (K.Amis) caratterizzata da una visione della science fiction in termini di critica della società, la tradizione storico letteraria che si preoccupa dei collegamenti tra il genere e la narrativa americana, e l'indagine strutturale introdotta da Northrop Frye in cui la SF "emerge come una rete di miti e di complesse strutture linguistiche".

La grande scimmia. Mostri, vampiri, automi, mutanti di Alberto Abruzzese non si occupa in modo specifico della science fiction, ma ha sicuramente influenzato alcune iniziative nel campo della critica della SF in Italia, in modo particolare il lavoro del gruppo Pianeta Rosso. In quest'opera Abruzzese descrive come "la grande scimmia", cioè l'archetipo unico nel quale si riconoscono tutti i mostri dell'immaginario, sia passata da forme grafiche del tipo di quelle di Piranesi e Dorè (per citarne solo alcuni), attraverso un'operazione di riciclaggio, alle forme contemporanee della televisione, del fumetto e del cinema. Quindi si viene a cogliere una descrizione della science fiction come parte integrante dell'industria culturale nel suo procedimento di rappresentazione dei propri stereotipi.

Da dimenticare il libretto di Inisero Cremaschi Cosa leggere di fantascienza, un elenco di trame senza alcun nesso tra l'una e l'altra.

Molto simile al libro di Sadoul Storia della fantascienza, troviamo Storia illustrata della fantascienza di James Gunn. Troppo legata all'episodio in sé, quasi che la SF sia un affare privato tra autori, editori e fans, indipendentemente da parametri sociali e linguistici, ha comunque il pregio di essere, appunto, illustrata.

"La storia della fantascienza è anche la storia di come l'umanità ha cambiato atteggiamento di fronte allo spazio e al tempo". Con questa frase inizia l'edizione italiana dell'opera di Schoeles e Rabkin tradotta come Fantascienza. Storia, scienza, visione; ed è forse proprio questa frase la chiave di lettura dell'intero libro, dove la narrativa è vista come un progressivo allontanarsi da una concezione mitica della realtà verso un'altra improntata al razionalismo. Si nota infatti che il fantastico scientifico inizia a svilupparsi con la formalizzazione delle scienze e l'avvento della tecnologia; aspetti storici che, sicuramente, hanno prodotto una nuova visione della realtà, una nuova politica. Per questo gli avvenimenti della science fiction si infittiscono sempre più, perché la filosofia razionalista ed empirista si avvantaggia sempre più rispetto alle altre nella descrizione della realtà.

Sempre in contrasto con le categorie parallele della scienza e della visione si dipana la storia della science fiction incentrata sulle analisi delle opere e delle personalità dei suoi personaggi più rilevanti.

Nella sezione "Scienza" vengono prese in considerazione le evoluzioni più moderne delle branche del sapere scientifico proprio come in precedenza si era fatto con le tappe della science fiction; il quadro che ne deriva è quello di una stretta connessione fra le due categorie (o generi?), identificando nel pensiero scientifico un procedimento di verifica continua delle ipotesi in una eterna retroazione che purga e corregge queste ultime alla luce dell'influenza delle stesse tesi. Schoeles e Rabkin vengono così a concludere:

"l'emozionante differenza tra la scienza e le altre forme di conoscenza è la stessa che troviamo tra la fantascienza e gli altri tipi di narrativa: sia la scienza sia la fantascienza si sforzano coscientemente di riconoscere le convinzioni su cui si basano e la loro validità." (p. 234)

Nella parte dedicata alla "visione" è descritto il rapporto tra la science fiction e le forme attraverso le quali suole esprimersi prendendo in considerazione alcuni temi come: mondi immaginari, sesso, forme aliene, utopie.

Va riportato che l'edizione italiana è stata gravemente mutilata rispetto all'originale americano. Mancano infatti le analisi a dieci romanzi tipici della SF, forse un esempio di approccio al caso particolare che avrebbe potuto essere interessante.

Con Nei labirinti della fantascienza curato dal collettivo "Un'ambigua utopia", troviamo realizzato quell'intento (che a Inisero Cremaschi nel suo Cosa leggere di fantascienza era fallito. Sono rappresentate più di cento schede di romanzi che rappresentano un dignitoso panorama del genere e che colgono appieno l'intenzione di fungere da stimolo al lettore occasionale. Non sono certo un esempio di critica, tutto al più vaghi spunti. Va ricordato l'ottimo saggio introduttivo di Antonio Caronia "Incarnazioni dell'immaginario" che rimane, però, slegato dalle schede successive. Comunque si introduce chiaramente una letteratura di fantascienza collocata tra i generi della letteratura popolare, richiedendo un metodo critico particolare, rifiutando delle impostazioni crociane che, all'opposto, non potrebbero che portare verso un rifiuto quasi totale

questa forma certamente non poetica. L'indagine, a questo punto, diventa interdiciplinare, spostandosi verso l'epistemologia e la psicologia. Si cerca di definire l'esistenza di una distanza tra il reale e l'immaginario, e si rischia di trovarla di misura nulla.

Diego Gabutti, per quanto riguarda la critica della science fiction, è senz'altro un personaggio scomodo. Ce ne possiamo accorgere dall'oblio al quale è stato destinato dai media che si occupano del fantastico. Prima con Fantascienza e comunismo ed in seguito con il Dizionario della fantascienza ha cercato di proporsi agli occhi del mondo della fantascienza per venirne non tanto rifiutato quanto ignorato. La lezione di Mac Luhan ha cortocircuitato le sue provocazioni. Probabilmente legato alle teorie sulla science fiction della rivista. Robota Nervoso, sembra incentrare il suo pensiero sul concetto base di questa defunta pubblicazione, espresso nell'editoriale del secondo numero: "... La fantascienza, fallita sicuramente come ideologia consolatoria di produzione borghese, si fa materiale" (Pag. 2). Proprio in questo mi sembra di scorgere il nucleo delle scelte apparentemente slegate di Fantascienza e Comunismo; infatti, come Gabutti nota nel suo primo volume, " i prodotti dell'evasione riusciti non sono opere d'arte fallite, e che le opere d'arte riuscite sono - Queste si - prodotti d'evasione falliti" (pag.31.). Ci troviamo, forse, di fronte all'aspetto più estremo e più massimalista degli studi di Antonio Caronia influenzato dall'opera di Jean Baudrillard, a cui sembra rispondere il rigore di Gyorgy Lucaks e di Theodor Adorno.

Il Dizionario della fantascienza è più scanzonato, ripropone gli stessi autori chiave dell'opera precedente, ma in modo più provocatorio e autarchico, privilegiando allo stile del critico quello dell'ironico romanziere.

Nel 1980 prende il via con periodicità annuale la rivista curata da Inisero Cremaschi La collina. Il titolo prende spunto da quel "mondo dietro la collina" individuato dai Panshin, di cui parlavamo in precedenza, dove si: svolge l'opera fantastica. Negli intenti di questi primi quattro numeri doveva esserci quello di cogliere nelle sue pagine i fermenti di un rinnovamento culturale che aveva il fantastico come punto coagulante, proprio quel neofantastico propagandato dal curatore. I materiali, sicuramente prodotti in epoche diverse e per differenti occasioni, risultano disomogenei, talmente discordanti nei metodi e nelle intenzioni da non servire neanche come panorama; il neofantastico si presenta come un denominatore troppo vasto per far risaltare una linea precisa.

Nel 1978, a Palermo, la Cattedra di Estetica della Facoltà di Lettere e Filosofia organizza il Convegno Internazionale La fantascienza e la critica. Contemporaneamente al convegno viene edito un catalogo a cura di Luigi Russo intitolato Vent'anni di fantascienza in Italia: 1952 - 1972, una storia illustrata dell'editoria italiana di fantascienza. Tre anni dopo ancora Luigi Russo cura una selezione dei testi riuniti nel volume La fantascienza e la critica che costituiscono l'ossatura degli interventi al convegno di Palermo.

Tra ventisei interventi pubblicati sugli oltre cinquanta presentati al convegno spicca "La fantascienza e il novum"' di Darko Suvin. Questo novum è il meccanismo che caratterizza la produzione di un'opera di fantascienza, è "Il denominatore comune la cui presenza e logicamente necessaria... affinché noi possiamo definirla fantascienza" (pg.25), è quell'elemento totalizzante che nella science fiction deve essere così determinante da influenzare la narrazione stessa. Dalla definizione di questo concetto e dalla sua complessa sintassi si raggiunge l'obiettivo tanto agognato: la definizione di science fiction, un processo di discriminazione.

Un altro intervento che influenzerà alcuni settori critici italiani è senza dubbio quello di Jean Baudrillard "Simulacri e fantascienza". La sua definizione che suddivide i simulacri in tre classi è risultata particolarmente adatta all'opera di Philip K.Dick i cui simulacri passano da quelli del secondo ordine (i classici della science fiction) a quelli del terzo ordine, simulacri della simulazione, calati nella scoperta di una realtà diversa, una iperrealtà dove i riferimenti di spazio e di tempo si sfasano, si fondono, si annullano. La critica italiana dedicata alla science fiction è tutta racchiusa nell'intervento di Carlo Pagetti "La fantascienza: la scienza come favola - la favola come ideologia". In esso Pagetti mostra come la letteratura si faccia veicolo di comunicazione del mito della scienza in una società che, dopo la realizzazione della Rivoluzione Industriale, cambia i propri riferimenti filosofici. Un intento diacronico ne fa cogliere tre momenti principali: quello del "scientific romance" dove si muove l'opera di Wells, quello degli anni di Gernsback e Campbell, dell'ottimismo e della propaganda tecnologica, per arrivare al ripensamento e all'ironia della rivista Galaxy.

Adolfo Fattori raccoglie sotto il titolo L'immaginazione tecnologica. Teorie della fantascienza numerosi saggi sul genere tra cui molti inediti in Italia. L'intento può riassumersi in una continuazione e in una particolarizzazione dell'opera precedente di Alberto Abruzzese nella Grande scimmia, cioè lo studio dell'immaginario tecnologico nella sua progressiva acquisizione di potere all'interno dell'immaginario collettivo.

Con Analisi dell'incubo. L'utopia negativa da Swift alla fantascienza l'autrice, Daniela Guardamagna, si occupa della struttura dell'utopia, della sua decadenza, e dello sviluppo della distopia. Questa tendenza all'utopia negativa, sviluppatasi con l'affermazione storica del comunismo marxista (caratterizzato dall'identificazione del soggetto rivoluzionario nel proletariato risiedente nella storia e nella realtà quotidiana) e la conseguente eliminazione del concetto un po' aristocratico e borghese del luogo dell'utopia lontano e slegato dalle situazioni del quotidiano, viene vista come una pessimistica estrapolazione del futuro sulla base di critiche alla società contemporanea.

La casa Editrice Nord propone in due parti separate la celeberrima opera di Sam Moskowitz Explorer of the infinite nell'esatta traduzione italiana. Si tratta di una serie di biografie che furono in parte già edite come introduzioni; quindi non si tratta di materiale critico ma solo di un quadro molto preciso di queste figure rilevanti.

Dopo il volume della serie Il Castoro dedicato a Isaac Asimov, ne esce uno scritto da Gianfranco De Turris e Sebastiano Fusco sulla figura di Howard P. Lovecraft. Il problema che questo volume pone è soprattutto critico; si tratta forse del primo volume sulla fantascienza interamente dedicato ad un'impostazione di destra. A questo seguiranno Poul Anderson tecnocrate e bardo di Adolfo Morganti e Dal mito alla fantasia, un'antologia critica di recente pubblicazione.

Il problema della critica di destra è ben diverso da quello che può rappresentare un'opera raffazzonata; in questo caso ci troviamo davanti ad una vera metodologia critica, cioè una coerente estrapolazione logica di certe ipotesi primarie. L'inaccettabilità di questo metodo risiede comunque nella mancanza di validità delle ipotesi su cui si basa. Citavamo precedentemente le tesi di Schoeles e Rabkin sull'allontanamento dai miti primordiali e sulla progressiva affermazione del razionalismo quale metodo efficiente di descrizione della realtà. Ed è proprio in questo che viene a mancare il fondamento dell'interpretazione Tradizionale. In particolare citiamo il saggio di Adolfo Morganti intitolato "Il fantastico e il metodo scientifico" caratterizzabile dalla grave mancanza di una risposta a una domanda fondamentale, cioè chiedersi se, analogamente alla realtà descritta dalla scienza, esista una realtà descritta dall'approccio Tradizionale. Indubbiamente questa realtà non esiste, il richiamo al mito è falso in quanto il mito tradizionale della destra non ha ragion d'essere, e l'operazione di riproposizione consiste in un riciclaggio di forme vuote, di mitologie mitiche, di sogno dentro sogno. Tanto per fare un esempio, si potrebbe osservare che il Conan come mito, non avendo contatti con il fenomeno della televisione, non può produrre una sociologia delle comunicazioni di massa da renderlo in grado di descrivere le caratteristiche della realtà contemporanea e su esse quindi di incidere. La destra, semmai, produce una critica molto simile, nella struttura, alla narrativa di Borges, pur senza averne l'indubbia classe.

Nella primavera del 1982 l'editrice Nord in collaborazione con la Facoltà di Lingue dell'Università di Pescara, edita il primo numero della rivista La città e le stelle. Si tratterà, indubbiamente, di una data storica, che segna il tentativo di dare una caratteristica continuativa ad una pubblicazione interamente dedicata allo studio della fantascienza. Mi sembra di vedere coronati in questi fogli soprattutto gli sforzi di Carlo Pagetti, maturati dal confronto con simili esperienze situate all'estero, come, ad esempio, Science Fiction Studies, a cui la rivista italiana si richiama.

Il primo numero, dedicato alla fantascienza inglese, fornisce un quadro non completo, e, per l'appunto, stimolante, quasi una sfida a misurarsi sul campo contraddistinto dalla pluralità metodologica. Il secondo numero è dedicato alla narrativa americana e, particolarmente, a quella contemporanea di Philip Dick e della produzione fantascientifica femminile.

Sempre dall'Università di Pescara, indubbiamente il nucleo centrale dello studio sulla fantascienza, vanno segnalati due interessanti saggi. Il primo di Leo Marchetti intitolato La narrativa di Kurt Vonnegut jr. ed un altro di Serenella Valori e Nicoletta Vallorani L'androgino e l'uomo femminile.

Ne L'androgino e l'uomo femminile vengono analizzate le opere delle due autrici più prestigiose: Ursula Le Guin e Joanna Russ. Nel primo dei due saggi che compongono il testo Serenella Valori analizza La mano sinistra delle tenebre secondo i dettami del novum di Suvin identificando nella figura dell'androgino quelle caratteristiche tali da influenzare la narrazione. Nicoletta Vallorani nel suo The female man: la fantascienza e il femminismo analizza il romanzo ancora inedito in Italia di Joanna Russ alla luce delle sue caratteristiche di romanzo femminile.

Sotto il titolo L'Einstein perduto. Interpretazioni a confronto sulla fantascienza vengono raccolti gli interventi. di un convegno tenutosi a Ferrara. Si può dire che il tratto unificante dei vari interventi sia costituito dalla relazione dell'infaticabile Carlo Pagetti, dal titolo "La fantascienza: lettura del novum cognitivo o fenomeno di massa?". Nello scritto viene analizzata la science fiction nei suoi due aspetti determinanti di genere letterario: nella sua tendenza di convergenza e di riflessione e nella sua esplicazione sociale dove il fantastico viene a frammentarsi negli aspetti della vita quotidiana.

Renato Giovannoli con il suo La scienza della fantascienza pone basi nuove per il dibattito critico. Il saggio si articola sulla tesi per cui la fantascienza abbia leggi e comportamenti simili a quelli della scienza. Infatti, quando nella letteratura SF si trova una soluzione ad un certo problema, questa si afferma all'interno del genere proprio come succede all'interno del dibattito scientifico. Inoltre la storia della fantascienza riflette i periodi della storia della scienza nelle sue rivoluzioni e nelle affermazioni. La fantascienza contamina costantemente la scienza da cui, a sua volta, viene contaminata; si delinea in questo modo la scienza della fantascienza, cioè la sua evoluzione temporale nei termini delle proprie premesse. Tutto questo presentato con un ottimo stile divulgativo, guadagnando in chiarezza senza perdere in precisione, garantendo costantemente la leggibilità come in un buon romanzo e rimanendo stimolante come nessun altra opera del genere.

L'ultimo arrivato è il libro di Isaac Asimov, un'antologia caotica denominata Guida alla fantascienza, su cui non vale la pena di soffermarsi se non per sogghignare delle ingenuità critiche di questo celeberrimo narratore.

Vale la pena di segnalare due testi ad uso e consumo dei corsi universitari: Utopia e fantascienza raccoglie un ceri numero di saggi piuttosto scorrelati fra loro tra i quali ricordiamo quello di Valerio Fissore sulla struttura del racconto di fantascienza in relazione a quello utopico. Giorgio Spina con "Utopia e satira nella fantascienza inglese" traccia una storia della SF attraverso la descrizione dell'opera di Wells, Huxley, Orwell, Asimov, Bradbury.

Alcuni volumi sono stati dedicati interamente ai capostipiti del genere. Molto interessante risulta Una lettura politica di Jules Verne di Jean Chesneaux che analizza le correnti politiche che sembrano aver influenzato l'autore senza cadere nella semplicistica attribuzione di conformismo borghese.

Meno approfondita, invece, 20.000 pagine alla ricerca Jules Verne di Jon Hobana.

Ad Herbert George Wells è dedicata la monografia di Julij Kagarlickij; nell'opera vengono prese in considerazione la vita, l'opera, gli influssi e le idee fino a pervenire ad un esauriente ritratto.

Ruggero Bianchi cura l'antologia critica Poe dal gotico alla fantascienza, dove vengono sviscerati gli innumerevoli aspetti del multiforme scrittore americano. Per quanto riguarda il risvolto fantascientifico, anche se non ha senso separarlo dal resto, se ne occupano Riccardo Valla e Valerio Fissore in due saggi specifici.

Per completezza bibliografica citiamo Il fantastico, la fantascienza e la favola dove sono inseriti dei capitoletti su Bradbury, Burroughs, De Camp, Sturgeon e Wells.

Una struttura editoriale particolare si riscontra nel volume di Piero Zanotto La fantascienza e nel più recente L'immagine e la parola dove, con intento divulgativo, si trova un po' di tutto, dal cinema al fumetto, dalla letteratura fino al fandom.

Tracce di discorso critico si possono trovare qua e là nel la Grande Enciclopedia della fantascienza che nei suoi dieci volumi ha alternato articoli, racconti e illustrazioni. Va ricordato che l'undicesimo volume è costituito da un dizionario sulla fantascienza.

Per quanto riguarda la bibliografia, il primo catalogo delle opere di fantascienza apparso in Italia vide la luce nel 1968 a cura di Alfio Bertoni e Gianluigi Massaja; ora ci sono due volumi curati da Gianni Pilo aggiornati fino al 1982.

E' indubbio che le pagine dedicate alla fantascienza siano state molte, che le basi per lo studio ci siano, ma che circolazione hanno avuto queste opere all'interno dell'ambiente? In generale per l'appassionato tutto ciò ha poca importanza, la dignità letteraria che cerca per il proprio genere non è stimolata da un desiderio di conoscenza, ma da una sorta di inferiorità psicologica nei confronti di altra letteratura. Anche questo è un errore critico, la fantascienza è letteratura. di consumo, ha una sua logica, un suo linguaggio, ma pretendere qualcosa di diverso sarebbe snaturarla dalle sue caratteristiche distintive. 


Collegamenti

la fantascienza italiana
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