The Day of the Triffids:
la storia, lo spazio, il tempo
Leo Marchetti


La storia

Alcuni topoi della narrativa di Wyndham sono di chiara derivazione wellsiana, basti pensare all'uso del rovesciamento paradossale della realtà, all'utopia positiva e negativa della scienza (vedremo come questi contrari siano ambedue presenti nel futuribile di entrambi gli scrittori), alla fantasia apocalittica del "mondo sconvolto", alla speranza palingenetica di una rebirth umanistica e razionale.

Uno stesso paese dei ciechi popola il romanzo che John Wyndham scrisse nel 1951 quando all'impero delle formiche sostituisce la minaccia vegetale dei trifidi. Non mancano peraltro nemmeno alcuni elementi più scopertamente allegorici come la manipolazione faustiana della scienza secondo il noto paradigma dell'esperimento contro natura (Il cibo degli Dei, L 'isola del Dr. Moreau).

A questa matrice bisogna aggiungere il senso del meraviglioso e dell'avventura che tanta parte ebbe nella fantascienza degli anni '30 soprattutto con l'esotismo flamboyant di personaggi come Flash Gordon, Tarzan, John Carter di Marte che, a nostro avviso, non vanno sottovalutati nell'individuazione sia di alcune componenti picaresche della migliore fantascienza sia di quell'impossibile credibile aristotelico di cui parla Gillo Dorfles (1).

Per completare il quadro delle fonti macrotestuali che possono aver ispirato l'autore di The Day of the Triffids, dobbiamo tener conto della notevole produzione americana e inglese di quegli anni incentrata sui temi della catastrofe post-atomica e dell'invasione aliena con espliciti agganci mimetici al clima di paura e di tensione che la rivalità fra i due blocchi alimentava. Né va dimenticato il sottofondo, lo scenario sconvolgente della guerra appena trascorsa soprattutto nella sua dimensione londinese. La città aveva sperimentato alcuni fatti vissuti come "fantascientifici" per quegli anni: le V1 e le V2 lanciate da territori lontani e pressoché irrilevabili dal punto di vista dell'osservazione, la vita nei sotterranei della metropolitana, la scarsità di cibo e di generi di prima necessità, tutti elementi di cui troviamo echi in 1984 di G. Orwell e naturalmente nel romanzo in esame.

In un capitolo che funziona da Prologo, dal titolo alquanto cinematografico "The End begins", ci viene raccontata la storia di una cometa - già avvistata come fatto insolito e per certi versi divertente nella mitica e lontana California - che avvicinatasi troppo alla terra provoca la cecità nella stragrande maggioranza dei suoi abitanti.

Il risveglio del protagonista in una camera d'ospedale dove era ricoverato bendato proprio per un incidente agli occhi, avviene paradossalmente in coincidenza con il caos derivante dalla cecità generale.

Se una prima considerazione si può fare, bisogna sottolineare la tematica oppositiva luce-tenebra e la palese inscrizione degli avvenimenti in una temporalità della Caduta, del Doom (2) che prefigura la sopravvivenza in altre forme, secondo l'archetipo dell'Armaghedon biblico. D'altronde il problema della sopravvivenza è centrale nella fantascienza inglese; basti come esempio di tanta letteratura cataclismatica il Ballard di The Wind from Nowhere o The Drought.

A questa prima "piaga" si aggiunge l'elemento terrificante dei Trifidi, piante carnivore semoventi in grado di percepire e attaccare consapevolmente gli uomini. Il prodotto è un classico risultato della scienza "perversa": le micidiali piante nascono dalla ricerca genetica commissionata ad alcuni scienziati da una ditta di olio di pesce in Occidente e da laboratori segreti nella Kamchatka per quanto riguarda i russi. Vi si innestano motivi avventurosi e fumettistici quando i semi "fecondi" della pianta vengono rubati ai sovietici con una operazione di spionaggio rocambolesco. Finiti in mare per un incidente, ritroveremo i terribili vegetali, dalle proprietà pressoché sconosciute, diffusi in ogni angolo della terra tenuti più o meno sotto controllo dagli uomini, a seconda della capacità organizzativa, del clima, e della diffusione. La catastrofe arriverà quando l'umanità ormai incapace di "vedere" si trasforma in pascolo - alla maniera degli Eloi wellsiani - di questa ennesima variante del mostro: "It's ill to loose the bands that God decreed to bind" è scritto nell'epigrafe del Dr. Jekil and Mr. Hyde, una storia isomorficamente anticipatrice di numerose "scissioni" della natura e dell'equilibrio umano inteso con l'ottica un po' conservatrice di una golden age nostalgicamente perduta o da recuperare.

Anche il personaggio principale di Wyndham - William Masen - si conforma a un tipo medio di eroe che, se defmissimo piccolo-borghese, risulterebbe illuminato negativamente, data l'origine rivoluzionaria e continentale del termine. In inghilterra gli uomini medi hanno fatto la storia del paese - si pensi alla tipologia del Robinson Crusoe - e continuano a impersonare modelli positivi contrapposti al caos, allo sconvolgimento della privacy, alla massificazione dei comportamenti.

Wimam, come Robinson, ha urgenza di tagliare i ponti con una tranquilla programmazione familiare, per cercarsi un lavoro gratificante. Una straordinaria iniziazione lo attende: il giovane passerà dall'immaturità alla lotta per la sopravvivenza, all'incontro con la donna, alla piena coscienza di sé.

Tutta la vicenda ci viene narrata in prima persona con la tecnica della "plausibilità" comunicata al lettore fin dall'inizio con un invito a prestar fede al proprio point of view - contrapposto alla frivolezza e al sensazionalismo della Stampa (3) - secondo la tipica impostazione poesca e poliziesca del true reporter, insomma dal "real stranger than fiction" (4), per avere la complicità del lettore.

Date queste premesse pseudomimetiche, il romanzo risulta alquanto debole proprio laddove cerca la verosimiglianza e l'avallo della scienza: alcune incongruenze su questo piano saltano subito agli occhi, si pensi all'esplicito rifiuto dell'allegoria e della morale antiutopica:

"Nor did most people endorse the theory that they were a kind of sample visitation - harbingers of worse to come if the world did not mend its ways and behave its troublesome self, Nor did their seeds float to us through space as specimens of the horrid forms life might assume upon other, less favoured worlds -" (5). A tale scopo Wyndham abbozza nei primi capitoli anche una discreta psicologia per il giovane protagonista che viene caratterizzato (autodefinito dall'io narrante) in relazione a una realtà spaziale (Londra sconvolta dal passaggio della cometa, poi apprenderemo possa essersi trattato invece dall'esplosione di un satellite artificiale a causare la cecità generale) anch'essa sufficientemente definita in termini realistici. il risveglio in ospedale del protagonista che crede sia domenica a causa dell'assenza totale di rumori ricorda la minuta descrizione della camera fatta da Gregor Samsa nelle Metamorfosi di Kafka, Poi questa preoccupazione si perde, la psicologia stempera nella cristallizzazione del ruolo a tutto tondo, il salvataggio dell'eroina - Josella Playton - si tinge di situazioni da "cappa e spada" e le peregrinazioni della coppia in una Londra echeggiante The Waste Land, con folle cieche in cerca di cibo, non possono essere lette - nonostante le profferte di realismo dell'autore - che con l'ottica allegorica di una umanità regredita e bestiale,

Brani di poesia e testi di canzoni intercalano talvolta il testo dando l'impressione di un certo recupero del romanzo settecentesco imparentato con la diaristica e il giornalismo.

La narrazione diventa man mano movimentata e avventurosa, alla didattica antinucleare e al pacifismo si sostituisce l'azione e l'avventura del protagonista costretto a vagabondare fra bande paramilitari formate da alcuni scampati "vedenti" e gruppi inferociti di " nonvedenti" dediti al sacchegio e alla rabbia impotente verso le residue autorità che hanno il loro quartier generale nella Torre dell'Università. Tuttavia la prosa picaresca è interrotta ogni tanto da riflessioni aspiranti alla lirica con risultati, in verità sostanzialmente melodrammatici: la ragazza che fra le rovine canta una ballata di Byron, potrebbe ricordarci la "solitary reaper" di Wordsworth ma il contesto è decisamente dissacrante.

Le intenzioni didascaliche dell'autore sembrano prevalere quando vengono affrontati alcuni temi dichiaratamente "militanti" nei primi anni '5O, come l'atomica in grado di accelerare o catalizzare le mutazioni biologiche e, l'adesione anche a livello letterario, al clima ideologico della "guerra fredda" su posizioni scopertamente occidentali: la Russia definita come misteriosa e sospetta al di là della iron curtain. Lo stesso Lysenko viene citato come esponente di una corrente biologica "politicizzata" contrapposta alla ricerca precedente ritenuta dall'autore più efficiente e neutrale.

In questa cornice, i Trifidi vengono scoperti in Russia e poi casualmente importati nella tranquilla Inghilterra. Il fatto appartiene senz'altro alla serie delle grandi catastrofi preconizzate dalla fantascienza inglese di ogni tempo: il sole che si spegne, l'era glaciale, la società post-atomica, i bug-eyed-monsters, ma a volere estremizzare il discorso, potrebbe contenere anche di una metafora del comunismo.

Senza dimenticare, tuttavia, che tutta la produzione di Wyndham risulta improntata a un umanesimo continuamente messo a repentaglio dalla scienza. Si tratta quasi sempre di una filosofia profetica tesa a ricercare le coordinate della umanità e della disumanità piuttosto che il facile sensazionalismo o la paradigmatica allegoria politica.

Le sue storie si leggono "col fiato sospeso" perché introducono il perturbante nella everyday life, e il lettore passa dal novel al romance senza accorgersene.

Tale impegno è osservabile dal primo romanzo The Secret People (1935) dove predominavano i toni dell' avventura esotica, con una deuteragonista femminile molto simile a certe stilizzazioni di Alex Raymond, e nondimeno teso a sottolineare i limiti "naturali" dell'uomo, a uno degli ultimi racconti come Consider ker ways (1956) dove, grazie a un esperimento scientifico, una donna si ritrova in una società futura di donne-insetti tutte di sesso femminile. Sembrerebbe questa una utopia femminista ma, a ben guardare, emerge il carattere distopico di un simile rivolgimento biologico. La giovane protagonista, aggiornata time-traveller in un mondo dove una epidemia selettiva ha fatto scomparire gli uomini, alla fine ucciderà il biologo responsabile della mutazione.

In modo analogo anche la storia narrata in The Day of the Triffids ha una sua intima coerenza alla luce del paradigma apocalittico Caduta-Rinascita vissuto all'ombra dell'elemento negativo della scienza e dell'elemento positivo del common sense e dell'innocenza.

I due giovani attraversano Londra - ormai preda di piccoli eserciti personali che lasciano intendere quale sia l'istituzione politica possibile dopo la catastrofe: il totalitaristrio di nuovi signori della guerra e il frazionamento feudale del potere - in cerca di un nuovo Eden che pare implicitamente promesso dal dono della vista, che è anche luce e grazia per una probabile salvezza.

Il fatto che William Masen sia destinato a sopravvivere si capisce anche dalla particolare competenza - oltre alla parziale immunità derivatagli da un precedente contatto - in materia di Trifidi; egli ne conosce i movimenti, lo sviluppo e le qualità biologiche, ed è allenato a reciderne il gambo con armi di fortuna. L'eroe piccolo-borghese diventa cosi una sorta di San Giorgio in un universo preda del Male. D'altronde la vocazione al moralismo dell'autore è più evidente se teniamo conto del rapporto col personaggio femminile stabilito dal protagonista: è ancora la donna a tentare il nuovo Adamo - (Josella ha scritto un libro dal titolo Sex is my Adventure per ovviare alle ristrettezze economiche in cui era costretta a vivere in seguito alla scelta di indipendenza dalla famiglia) che intrattiene con la compagna, date anche le circostanze, una relazione cameratesca che solo dopo alcuni capitoli si aprirà a una dichiarazione d'amore fatta in questi termini:

"Josella, I said. 'M'm?" she replied, scarcely emerging from her thoughts. "Josella", I said again. "Er - those babies. I'd be sort of terribly proud and happy if they could be mine as well as yours". (6) Precedentemente i due avevano dormito in camere separate in un lussuoso appartamento abbandonato e Bill era rimasto alquanto turbato nell'apprendere dai militari che le vecchie leggi sul matrimonio ormai non esistevano più, "There is still God's law, and the law of decency". L'autore fa dire allo speaker che cerca di fissare le nuove norme comportamentali.

Non a caso Bill aspira e vivere nella comunità religiosa di Mrs. Durrant piuttosto che in esperimenti sociali di più dubbia e radicale portata: ritroviamo perfino gli schieramenti politici nel mondo sconvolto dalla cecità e dai trifidi, un portavoce-sindacalista dei ciechi, teppisti stile Cockwork Orange, militari aspiranti a un nuovo medioevo, borghesi armati per difendere i confini della loro privacy. Siamo di fronte a una favola metastorica che emblematicamente però pone l'accento sulle possibili sconnessioni del mondo in un'epoca in cui l'avventura borghese piuttosto che svolgersi su isole e territori vergini non può che andare incontro a incubi e regressioni che cancellano l'average point of view e la categoria sociologica del cosiddetto cittadino medio.

Nella favola angosciosa di Wyndham i due protagonisti passano indenni attraverso malattie e contaminazioni con un percorso reiterante il modello letterario cavalleresco.

I Trifidi, come la peste, cancellano intere comunità e "signorie", mentre i superstiti psicologicamente legati al passato (Wiliam e Josella fra questi) pensano che la salvezza ancora una volta verrà dagli Americani, confermando così la fede in una "cuginanza" che aveva avuto nella guerra il suo momento di massima tensione ideale. Passano quattro anni e Londra diventa una città morta, i sopravvissuti conducono una esistenza rurale continuamente esposta alla ninaccia mortale dei Trifidi, mentre è incoraggiata la procreazione per una nuova umanità del futuro.

Queste speranze palingenetiche sono frustrate però dal progressivo imbarbarimento della cultura e della morale; alla coppia protagonista - che ormai ha avuto un bambino al quale viene dato il nome David - non resta che ritirarsi sull'isola di Wight, che assume così i connotati di Terra Promessa in vista di una nuova Invasione Normanna oltre il canale, quando i sopravvissuti sbarcheranno in Inghilterra per distruggere i Trifidi.

Lo spazio

Lo "spazio romanzesco" secondo R. Bourneuf e R. Ouellet (7) può dividersi in due fondamentali filoni concettuali, quello del grande romanzo psicologico dove gli spunti geometrici e geografici servono come elementi per approfondire la vita interiore dei personaggi; e quello riservato agli avventurieri di Melville e di Jules Verne: i cinque continenti senza limiti rigidi dove i personaggi vengono lanciati in metodiche esplorazioni e coperte.

The Day of the Triffids appartiene molto larvatamente al primo gruppo e in larga misura al secondo, seppure i limiti spaziali che il romanziere impone all'azione riguardino soltanto l'isola britannica.

Il romanzo comincia con una tecnica filmografica che allarga progressivamente l'orizzonte della ripresa: la camera d'ospedale, i corridoi, i diversi piani dell'edificio, una via di Londra, interi quartieri della città. La ritrovata capacità di "vedere" del protagonista coincide così con una sorta di sipario aperto su una scena totalmente nuova rispetto al mondo conosciuto prima della momentanea cecità.

L'azione inizia in medias res, quando il grande sconvolgimento si è già verificato. In un capitolo analettico seguente sapremo poi attraverso l'esperienza personale dell'Io narrante - playback senza mediazioni che affida al personaggio tutto il racconto - quali fossero stati i fatti che hanno portato alla cecità collettiva (si suppone la cometa) e alla diffusione dei Trifidi (egli stesso lavorava in una ditta impegnata allo sfruttamento commerciale della pianta). Sempre con gli occhi dell'io narrante penetriamo tra la folla e nei quartieri di Londra chiamati puntualmente col loro nome in modo che vengano accentuate la familiarità e il protagonismo della città, incorporata al personaggio e spazio interiore nella misura in cui i luoghi noti fanno parte della memoria personale ma anche patriotticamente collettiva di tutti gli inglesi.

L'Inghilterra si configura nel libro come microcosmo ma anche come centro del mondo, la realtà dell'intero globo viene vissuta attraverso gli echi della stampa e comunque come sequenze di fatti remoti (proprio nel senso di rimossi) e lontani:

"Within a few weeks reports of walking plants were pouring in from Sumatra, Borneo, Belgian Congo, Colombia, Brazil, and most places in the neiglibourhood of the equator." (8) La stessa penisola della Kamchatka dove i Trifidi sarebbero stati scoperti assume la connotazione di luogo alieno da cui proviene analogamente ai satelliti artificiali - la minaccia al mondo civile-Inghilterra. Altre capitali come New York, Buenos Aires, Bombay, Parigi, San Francisco, vengono appena citate come supposte sedi di altrettante sventure, implicitamente confermando il completo isolamento di Londra (l'autore non si sofferma mai nel libro a parlare, per esempio, di che fine abbiano fatto i canali di comunicazione) considerata come luogo privilegiato dell'azione: "It must be, I thought, one of the race's most persistent and comforting hallucinations to trust that 'it can't happen here' - that one's own little time and piace is beyond cataclysms. And now it was happening here." (9) L'Inghilterra come "littie time and place" è anche al centro della satira orwelliana in Nineteen Eighty-four dove l'isola è ridotta all'anonima Airstrip number One e le maggiori nostalgie dell'autore vanno nel senso di una passata, precisa, identità edoardiana. Nel romanzo di Wyndham persiste la vocazione patriottica di una "centralità" non trascorsa dell'Inghilterra come spazio interiore ma anche come luogo fisico sul quale si giocano i grandi destini del mondo.

Tutta la vicenda - di carattere planetario dati i fatti narrati - non va oltre l'Oxfordshire e l'isola di Wight come percorso esperienziale del protagonista

In un capitolo finale dal titolo emblematico "world narrowing" alcuni sopravvissuti decidono la ritirata strategica verso l'isola di Wight, sicuramente più difendibile e, rinnovato Eden per una nuova "conquista", come ci viene anticipato in una prolassi finale:

"...the day when we, or our children, or their children, will cross the narrow straits on the great crusade to drive the triffids back and back with ceaseless destruction until we have wiped the last one of them from the face of the land that they have usurped." (10)


Il tempo

Il tempo della storia narrata in The Day of the Triffids si situa in un futuro riconoscibile a portata di mano, che per molti aspetti coincide con il tempo in cui si muove il narratore-autore, vale a dire i primi anni Cinquanta.

Se a questi due tempi aggiungiamo il " terzo tempo" (11) del lettore, che abbraccia due decenni successivi, ci accorgiamo che l'intera temporalità del romanzo si dispiega su una cronologia "presente" con qualche anticipazione, come i satelliti artificiali poi largamente inglobati dall'esperienza del lettore immediatamente successivo.

Il point of view dell'unico personaggio narrante (eccetto qualche racconto secondario, di personaggi secondari, annotato dal protagonista) è quello del redattore di un diario romanzato e dialogato avente la funzione fittizia di "ponte" fra il tempo dell'avventura e la storia oggettiva, secondo il device suggerito dall'autore stesso:

"And there my personal story joins up with the rest. You will it in Elspeth Cary's excellent history of the colony." (12) La scelta della prima persona aumenta il suspense e il senso di insicurezza che coinvolge il lettore in una vicenda rivissuta al presente senza l'onniscenza della terza persona.

Ora, se questa tecnica risulta sicuramente più efficace per creare il clima da romanzo poliziesco che conduce il lettore in crescendo verso atroci dénouements, peraltro ci espone a dover subire le riflessioni moraleggianti del protagonista nella seconda parte dei capitoli, quando egli sembra digerire gli avvenimenti e darsi nuovo coraggio alla luce delle conoscenze acquisite.

Sul piano più generale, una temporalità apocalittica informa la vicenda. Il ciclo narrativo parte dalla convinzione del protagonista di un miglioramento da ottenere (riacquisizione della vista) a un processo di peggioramento repentino che rientra nella logica biblica del "flagello" (13).

L'andamento della storia può essere cosi riassunta:

A. Miglioramento da ottenere
B. Peggioramento e processo aggressivo
C. Miglioramento e salvezza dopo i meriti e le buone azioni

Siamo di fronte quindi a un tipico ciclo della Caduta e del Riscatto secondo la modellizzazione giovannea e di altri profeti: "Io creo dei nuovi cieli e una nuova terra" (Isala), "Chi è giusto e vive secondo giustizia egli sicuramente vivrà" (Ezechiele), per quanto riguarda l'itinerario del personaggio principale; mentre per l'umanità nel suo complesso vale il paradigma del Castigo (cecità, Trifidi) dopo la Trasgressione (armi nucleari, satelliti), Umanità che, potrà sopravvivere, nella misura in cui passa attraverso il filtro di un nuovo monachesimo o comunitarisrno delle origini.

In questo modo, The Day of the Triffids, conferma la capacità di un Wyndham ormai maturo, ben consapevole della tradizione wellsiana, di portare all'interno dei suoi modelli SF sia alcune significative formule ora del romanzo avventuroso ora di quello avveniristico, sia le annotazioni sociologiche della narrativa "realistica", sia, infine, il substrato mitico del romance.

© Leo Marchetti
Note
  1. Cfr. G. Dorfles, "L'impossibile nel verosimile" in A.A.V.V., La fantascienza e la critica, Milano 1980, pp. 44-51.
  2. Cfr. G. Durand, Le strutture antr pologiche dell'immaginario, Bari 1972, in particolare il capitolo "I simboli catamorfi", pp. 105-115.
  3. J. Wyndham, The Day of the Trifflds, Harmondsworth 1977 (Michael Joseph 1951) pp. 37-40.
  4. Cfr. E.A. Poe, "The 1002th Tale of Sheherazade": si tratta dell'epigrafe del racconto.
  5. The Day of the Triffids, cit. pag. 26.
  6. ibidem, pag. 123.
  7. Cfr. R. Bourneuf -R. Ouellet, L'universo del Romanzo, Torino 1976 (1972) pp. 96-97
  8. The Day of the Triffids cit. pag. 38.
  9. ibidem pag. 86.
  10. ibidem pag. 272.
  11. Cfr. Bourneuf-Ouellet cit. pag. 137.
  12. TheDay cit. pag. 272.
  13. Cfr. F. Kermode, Ilsenso della fine, Milano 1972 (1966) e C. Bremond, "La logica dei possibili narrativi" in L' analisi del racconto, Milano 1969 (1966) pp. 99-122.