NUMERO UNO
Inverno 1981 - Primavera 1982

La Fantascienza Inglese del '900:

aspetti di una tradizione narrativa


Nota editoriale


Carlo Pagetti



La città e le stelle è stato scelto come titolo di questa rivista, con esplicito riferimento a un celebre romanzo di Arthur Clarke, perché ci pare rendere con efficaciauna delle dicotomie fondamentali su cui gioca il discorso narrativo della Fantascienza, vale a dire, da una parte l'interesse per le modalità del rapporto tra scienza e società, per i prodotti della tecnologia contemporanea e per l'apparato dei mas-tmedia - di solito rappresentato attraverso situazioni e metafore legate all'universo della città industriale - dall'altra parte la proiezione avventurosa e fantastica che ha trovato espressione nella moderna mitologia della conquista e della colonizzazione delle "stelle".

Le motivazioni che possono aver spinto a dar vita a una rivista di critica della SF, seguendo la linea rigorosamente scientifica perseguita da Science Fiction Studies e, con qualche oscillazione, da altre pubblicazioni specialistiche come Extrapolation e Foundation partono dalla constatazione dell'importanza di un genere narrativo ancora poco studiato in Italia (e, fino a una decina d'anni fa, anche nel resto del mondo), ma che ha espresso - o a cui si ricollegano in vario modo - alcuni tra i più interessanti scrittori contemporanei: la Le Guin, Dick e Vonnegut negli Stati Uniti, Ballard, Aldiss, Clarke - ma anche Burgess e la Lessing - in Gran Bretagna, Lem in Polonia, i fratelli Strugatsky nell'Unione Sovietica - e anche il nostro Italo Calvino.

Il discorso critico, promosso soprattutto nei paesi di lingua inglese (non a caso le riviste sopra citate vengono pubblicate rispettivamente in Canada, Stati Uniti, Gran Bretagna), ad opera di studiosi come Darko Suvin, ha acquistato un notevole rilievo nel contesto della riflessione sui generi narrativi e sulla letteratura di massa e di consumo, ponendosi a tratti come il terreno privilegiato dell'analisi di forme e formule narrative emergenti, del loro rapporto con i mass-media, del dibattito contemporaneo tra le due culture.

Inoltre, anche a un livello più propriamente sociologico e degli studi culturali, dove i confini tra i diversi generi (in particolare, tra la fantascienza e la letteratura fantastica) o tra le diverse forme espressive (cinema, fumetto, ecc.) sono più sfumati, lo studio della SF permette di indagare su una delle articolazioni più complesse e radicate della cultura contemporanea.

A parere di chi scrive, dunque, il salto qualitativo e il ricco scambio di esperienze critiche operato durante il Convegno di Palermo dell'ottobre 1978, presieduto da Darko Suvin, e i cui Atti sono apparsi nel volume La fantascienza e la critica a cura di Luigi Russo (Feltrinelli, 1978), può essere valorizzato da una pubblicazione che si spera periodica, in grado di trarre giovamento dalle prime geniali intuizioni di Sergio Solini, dalle aperture sociologiche di Gillo Dorfles e Umberto Eco, negli anni '60, dall'impegno di critici "militanti" come Riccardo Valla e, in altro modo, Franco Ferrini, e dalle più recenti e serie esplorazioni nate all'interno dell'Università (penso a Ruggero Bianchi, Teresa De Laurentis, Vita Fortunati, Sandro Portelli, Giacinto Spagnoletti e ad alcune giovani leve come Daniela Guardamagna e i collaboratori di questa rivista).

Pur nell'indispensabile pluralismo metodologico dei contributi (di cui questo numero monografico dà ampia prova), mi pare comunque necessario sottolineare l'intenzione di evitare i due opposti equivoci di un approccio troppo specialistico, spesso agiografico o puramente contenutistico, come di un discorso solo superficialmente "accademico", in realtà tendente alla facile notazione sociologica o alla riflessione astrattamente teorica, senza il sostegno di una adeguata conoscenza del fenomeno e della abbondante produzione critica di questi ultimi anni.

È parso quasi doveroso dedicare il primo numero de La città e le stelle a una ricognizione della SF inglese del '900, che costituisce una linea narrativa minoritaria, rispetto ad altre più illustri tradizioni, ma assai ricca e vitale anche al di fuori di un genere specifico, sia per le origini (Wells, Stapledon), sia per la vivacità dei contributi di scrittori del secondo dopoguerra come Wyndham, Clarke, Ballard, Aldiss, sia per l'interesse mostrato verso la SF da romanzieri provenienti da altre aree narrative (qui presenti come la Lessing, ma almeno anche Burgess dovrebbe essere menzionato).

Nella scelta e nella impostazione dei contributi, d'altra parte, non si è persa di vista la distinzione operata da Darko Suvin e da altri studiosi contemporanei tra la SF vera e propria e altri generi confinanti, come la narrativa utopica e quella fantastica: ecco perché né Orwell né Tolkien appaiono in queste pagine, sebbene l'uno e l'altro abbiano esercitato sulla SF contemporanea di lingua inglese un influsso vigoroso e, talvolta, determinante.

Non può essere infine dimenticato il ruolo concreto svolto, nella nascita di questa rivista, dalla Editrice Nord che, dopo aver dato vita ad alcune esperienze critiche in altre direzioni (una collana di saggi di carattere storico, i volumi de La Collina, curati da Inìsero Cremaschi) è oggi disponibile a esplorare la strada di una critica più scientifica, affidandosi a un gruppo di studiosi che, dal prossimo numero (che dovrebbe essere dedicato alla SF americana degli anni '70), sarà il più ampio e diversificato possibile, ma che, per intanto, salvo che per una meritoria eccezione (l'amico Monti del Magistero di Torino), appartiene all'istituto AngloAmericano della Facoltà di Lingue di Pescara, a dimostrazione, ci si augura, di un impegno di lavoro che proficuamente collega la maggiore casa editrice nazionale nel campo della SF e una piccola, ma non inattiva, Università del Centro-Sud.

CP