Erewhon: testo e specchio di un mondo alla rovescia


Francesco Marroni

In un articolo dedicato al volume The Thirties (1940) di Malcolm Muggeridge, George Orwell sottolinea come Samuel Butler sia un esponente di quella che egli chiama letteratura di rivolta e disintegrazione: "Gibbon, Voltaire, Rousseau, Shelley, Byron, Dickens, Sthendal, Samuel Butler, Ibsen, Zola, Flaubert, Shaw, Joyce - in one way or another they are all of them destroyers, wreckers, sabotateurs"(1). E' assiomatico che, con la pubblicazione di Erewhon (1872), Butler mirava a mettere a nudo, spinto da un atteggiamento iconoclasta, le contraddizioni e le incongruenze dell'impalcatura ideologica su cui poggiava l'Establishment britannico. Più precisamente, si trattava di fare emergere - grazie all'adozione di una scrittura trasgressiva imperniata sulla tecnica satirica del rovesciamento - l'altro segno dell'episteme vittoriana, vale a dire quel segno linguistico programmaticamente escluso e negato in quanto veicolo di dubbio e incertezza. Di questo darsi di Erewhon come opera di smascheramento era ben consapevole l'autore, il quale, nella prefazione all'edizione riveduta del 1901(2), non trascurava di ricordare che il romanzo, al suo primo apparire, aveva rappresentato per l'opinione pubblica "the sound of a new voice, and of an unknown voice"(3), Una voce, giova aggiungere, la cui novità risiedeva in primo luogo nella sistematica sfida verbale lanciata, mediante lo strumento della satira, alla società vittoriana.

Certamente valgono qui le parole di Northrop Frye che, a proposito dell'utopia satirica, osserva che "social rituals are seen from the outside, not to make them more consistent but simply to demonstrate their inconsistency, their hypocrisy, or their unreality. Satire of this kind holds up a mirror to society which distorts it, but distorts it consistently"(4),

Così, la forza deformante dello specchio, intervenendo all'interno di un sistema dotato di codici e convenzioni apparentemente ben definiti, produce in Erewhon un autentico ribaltamento del senso con il conseguente disvelamento, in chiave parodistico-grottesca, di quanto si cela dietro il conformismo comportamentale e il radicato ritualismo etico-culturale. Sarebbe comunque riduttivo e fuorviante affermare che "the land of Erewhon is used by Butler as a background against which to discuss ideas that interest him"(5), anche perché in questo modo passerebbe in secondo piano la precipua letterarietà del romanzo insieme a quell'elemento fantastico che pure costituisce la molla fondamentale del suo linguaggio paradossale-trasgressivo. Più giustamente, E.M. Forster, in un articolo intitolato "A book that influenced me" (1944), nota che "[Erewhon] is difficult to classìfy - partly a yarn, partly an account of Utopia, partly a satire on Victorian civilization"(6), confessando qualche pagina dopo di avere subito l'influenza butleriana, non solo sul piano tematico, ma anche su quello della tecnica narrativa: "Erewhon also influenced me in its technique. I like the idea of fantasy, of muddling up the actual and the impossible until the reader isn't sure which is which, and I have sometimes tried to do it when writing myself"(7). Sebbene nell'accezione forsteriana il termine fantasy sfugga al concetto di "literature of subversion"(8), resta la pertinente osservazione sulla difficile classificazione dell'opera butleriana.

Del resto è pur vero che collocare Erewhon entro coordinate tipologiche rigidamente determinate significherebbe limitarne gran parte della sua portata polemica e innovativa.

Nonostante Butler stesso affermi che "Ererwhon was not an organic whole, Erewhon Revisited may fairly, claim to be one"(9), si può senz'altro sostenere che, laddove la "rivisitazione" del 1901 esibisce una carenza di tensione immaginativa non disgiunta da un più contenuto e diseguale intervento della vena satirica (10), Erewhon rivela un universo semantico compatto e. coerente soprattutto in virtù del procedimento unificante dell'inversione e del paradosso.

Come è noto, il titolo del romanzo, letto in ordine inverso, diventa Nowhere, vale a dire "nessun luogo"(11). Ma se etimologicamente utopia vuoi dire "il non luogo", è facile scorgere, alla luce del ribaltamento butleriano, una doppia valenza dietro la parola Erewhon: essa ci suggerisce sia un Locus reale (il contrario del non luogo) che omologicamente rinvia al contesto storico vittoriano; sia una distopia, cioè un'immaginazione antitetica a quella ideale della tradizione utopica intesa come eutopia (luogo del bene). Sia chiaro, in entrambi i casi il referente è sempre la società anglosassone, purtuttavia permangono l'ambiguità e l'ambivalenza del titolo che poi sono anche l'ambiguità e l'ambivalenza dell'opera(12).

In tal modo, Riggs, il personaggio-narratore (13), crede di scoprire, al primo contatto con il mondo Erewhoniano, un vero e proprio universo utopico, un paesaggio radioso che pare introdurlo in una dimensione celestiale:

Then I had a treat such as I can never convey on paper - a moment, perhaps, the most striking and unexpected in my whole life - the one I think that, with some three or four exceptions, I would most gladly have again, were I able to recall it. I got below the level of the clouds, into a burst of brilliant evening sunshine. I was facing the Northwest, and the sun was full upon me. Oh, how its light cheered me! But what I saw! it was all expanse as was revealed to Moses when he stood upon the summit of Mount Sinai, and beheld that promised land which it was not to be his to enter. The beautiful sunset sky was crimson and gold; blue, silver, and purple; exquisite and tranquillising; fading away therein were plains, on which I could see many a town and city, with buildings that had lofty steeples and round domes (p.70).

Erewhon si configura innanzitutto come enunciazione iperbolica. Il passo è infatti ricco di espressioni che, in modo più o meno evidente, rinviano ai meccanismi dell'iperbole. A dire il vero, le prime parole realizzano una litote iperbolica (Then I had a treat [...]) che enfaticamente vuole porre l'accento sulla limitatezza e insufficienza del segno linguistico nella rappresentazione di quel mondo meraviglioso. Lo stesso incalzante occorrimento delle forme aggettivali sembra tutto volto a ricercare una qualificazione quanto più precisa e completa di quell'universo.

D'altro canto, è pur vero che sin dal Capitolo III ("Up The River") il narratore, al cospetto del paesaggio montano, esclama: "The beauty of the scene cannot conveyed in language" (p. 49), sottolineando così, senza mezzi termini, l'eccezionalità della sua esperienza. La similitudine iperbolica di derivazione biblica (It was an expanse as was revealed to Moses [...]) con cui egli descrive il suo ingresso in terra Erewhoniana pare sancire definitivamente l'immagine di un viaggio nel paese ideale.

Né reazione meno entusiastica produce in Higgs l'incontro con alcuni Erewhoniani:

I am not much given to like anybody at first sight, but these people impressed me much more favourably than I should have thought possible, so that I could not fear them as I scanned their faces one after another (p. 72).

Non meno del paesaggio, gli abitanti di Erewhon suscitano la meraviglia e l'esaltazione del viaggiatore. La rassicurante visione di due ragazze che, in un ambiente idilliaco e pastorale, scherzano sollazzevolmente tra di loro pare confermare a Higgs la prima impressione: quanto sta per dispiegarsi al suo cospetto non potrà non essere una "terra promessa" ove poter fare più fortuna che in Inghilterra:

Their manner quite reassured me; and in half an hour or so I had packed up my swag, and was eager for the forward journey, feeling wonderfully strengthened and refreshed by good food and sleep, while my hope and curiosity were aroused to their very utmost by the extraordinary position in which I found myself (". 76).

Va da sè che nel desiderio del protagonista di continuare il viaggio esplorativo vi è qualcosa di più della conclamata sete di denaro che, all'inizio, pare costituire l'incentivo principale a spingersi al di là della catena montagnosa, over the range, come ci suggerisce il sottotitolo del romanzo. Al fondo agisce una tensione conoscitiva che il compatto sistema montuoso, come una muraglia in difesa di una verità o un segreto, continuamente stimola nel protagonista. Così, nel Capitolo I ("Waste Lands"), la sua curiosità ci viene subito rivelata:

What was beyond it? Ah! Who could say? There was no one in the whole world who had the smallest idea, save those who were themselves on the other side of it - if, indeed, there was any one at all. Could I hope to cross it? This would be the highest triumph that I could wish for; but it was too much to think of yet. I would try the nearer range, and see how far I could go (pp. 43-44).

Che la barriera naturale costituita dalle montagne s'inscriva funzionalmente nel tessuto narrativo appare abbastanza chiaro se pensiamo alla minuziosità e all'attenzione pittorica con cui la voce narrante descrive il paesaggio e rievoca le funamboliche prove e le molteplici peripezie che hanno caratterizzato il suo attraversamento. D'altronde, se non è sbagliato dire che "one of the chief charms of Erewhon is its realistic narrative - and this is particularly true of the opening chapters"(14), bisogna nondimeno precisare che proprio in queste pagine iniziali Butler si rifà direttamente alla sua conoscenza della Nuova Zelanda dove, come allevatore di pecore, aveva soggiornato dal 1860 al 1864(15). Comunque, il realismo descrittivo della prima parte conferisce alla storia avventurosa un tono di verosimiglianza a cui, di tanto in tanto, fa da contrappunto la pungente satira butleriana all'indirizzo di Higgs e del mondo del quale egli sembra essere il campione (16). Ne è un esempio la reazione del viaggiatore dinanzi alla scoperta della nuova civiltà.

Subito egli è pervaso dal convincimento che gli Erewhoniani non siano altro che le dieci tribù perdute di Israele. Ed è tanto eccitato all'idea che la Provvidenza lo abbia designato quale "strumento della loro conversione" da non riuscire a trattenere il proprio euforico stupore: "What folly it would be to throw such a chance away!" (p.76).

A dire il vero, una prima significativa avvisaglia di tale fervore propagandistico lo abbiamo quando Higgs cerca di convertire Chowbok, un vecchio capo indigeno che lo accompagna nella sua impresa fino a quando, spaventato dall'impervia e minacciosa natura del territorio montano, non decide di darsela a gambe. Anche in questo caso Io scrittore non può fare a meno di ironizzare sottilmente sull'acritica e utilitaristica visione religiosa del suo eroe:

I had set my heart upon making a real convert to the Christian religion, which he had already embraced outwardly, though I cannot think that it had taken deep root in his impenetrably stupid nature [...] I reflected, therefore, that the conversion of Chowbok might in some degree compensate for irregularities and shortcomings in my own previous life, the remembrance of which had been more than once unpleasant to me during my recent experiences (p.63).

Pertanto, combinando un fervente zelo missionario di evangelizzazione con il forte spirito imprenditoriale del capitalismo espansionistico, l'esploratore continua il suo viaggio con un progetto ben preciso nella mente. Da un lato, egli è convinto che lo sfruttamento dei territori scoperti e delle stesse popolazioni non potrà non consentirgli un arricchimento facile; dall'altro, sente che il suo arrivo tra queste genti non cristiane gli offrirà di guadagnarsi un posto in Paradiso non meno importante di quello terreno: "I should rank next to the Apostles, if not as high has they - certainly above the minor prophets, and possibly above any Old Testament writer except Moses and Isaiah" (p.76). E' appena il caso di osservare che la distanza che divide Butler dal suo personaggio è piuttosto rilevante - e soprattutto in tema di religione Higgs appare del tutto schiavo delle convenzioni(17).

Non v'è dubbio che, tenendo presente il confine segnato dalla fila di montagne, possiamo individuare un modello topologico in cui, secondo la semiotica dello spazio culturale di Lotman, si contrappongono un mondo chiuso (cioè, Erewhon) e un mondo aperto (quello al di qua della barriera). Dalla forza centripeta della conoscenza, Higgs è attratto verso il centro dello spazio interno che, nella sua immaginazione, si dà come locus utopico, luogo di ordine e di felicità(18). Che Erewhon non sia il paese ideale immaginato ma, in realtà, un posto dove ogni cosa sembra contravvenire alle norme dell'umano buonsenso, Higgs lo capisce non appena s'imbatte in un rappresentante della legge erewhoniana. Infatti, in una scena dal sapore vagamente swiftiano, un magistrato, non appena nota l'orologio del nuovo arrivato, decide di confiscare l'oggetto e di spedire Higgs in galera per flagrante violazione delle norme contro le macchine. E, per fortuna, il semplice fatto di avere i capelli biondi - qualità positiva ed eccezionale tra quelle popolazioni dalla carnagione piuttosto scura - sottrae il narratore da una più indignata protesta e a una pena detentiva più pesante. Tuttavia, se anche l'ordinamento sociale dello stato - non meno delle leggi, degli usi e dei costumi - si dimostra improntato a una visione culturale e assiologica che, dal punto di vista dell'outsider occidentale, non può non apparire assurda e paradossale - cioè caotica -, resta sempre l'immagine interna di quel mondo come struttura socialmente ordinata e perfetta. In altri termini, pur nella palese irrazionalità che governa il paese, all'interno del sistema erewhoniano tutto funziona alla perfezione. Non meraviglia quindi se tale universo autosufficiente non conosca né conflitti di classe né problemi di natura economica. L'ordine e la sicurezza sono le prerogative della collettività incontrata dal viaggiatore anglosassone. Prova ne è la descrizione dell'economia rurale che non lascia dubbio alcuno sul benessere degli erewhoniani, ammirati da Higgs per la loro bellezza e per una disposizione d'animo pacifica e gioiosa(19):

The men were as handsome as the women beautiful. I have always delighted in and reverenced beauty; but I felt simply abashed in the presence of such a splendid type - a compound of all that is best in Egyptian, Greek and Italian. The children were infinite in number, and exceedingly merry [...]

The country was highly cultivated, every ledge being planted with chestnuts, walnuts, and apple-trees from which the apples were now gathering. Goats were abundant; also a kind of small black cattle, in the marshes near the river, which was now fast widening, and running between larger flats from which the hills receded more and more (pp. 79-80).

Quindi, una società senza grossi problemi, senza tensioni sociali e movimenti rivoluzionari: tutti accettano le leggi di quel sistema per quanto stravaganti e contrarie alla logica possano essere. In effetti, l'opera di de-costruzione satirica si rivolge non tanto al mondo di Erewhon come struttura, quanto agli aspetti sovrastrutturali. Si pensi al Capitolo XV ("The Musical Banks"), ove il narratore ci ragguaglia sulla fede e sulla pratica religiosa degli erewhoniani. In questo caso la critica viene impostata in termini così criptici e cautamente indiretti che solo con il graduale procedere della lettura riusciamo a mettere a fuoco la metafora globale delle cosiddette "Banche Musicali"(20):

Now I had already collected that the mercantile affairs of the Erewhonians were conducted on a totally different system from our own; I had, however, gathered little hitherto, except that they had two distinct commercial systems, of which the one appealed more strongly to the imagination than anything to which we are accustomed in Europe, inasmuch as the banks that were conducted upon this system were decorated in the most profuse fashion, and all mercantile transactions were accompanied with music, so that they were called Musical Banks, though the music was hideous to a European ear (p. 137).

È ovvio che l'attacco è rivolto contro la falsa religiosità sia dei ministri del culto che dei fedeli - e qui in particolare si esprime "Butler's criticism of ethical dualism and of religious hypocrisy"(21) Coerentemente con la tecnica satirica del rovesciamento abbiamo la trasformazione della pratica della fede in attività commerciale. Beninteso, si tratta di un commercio solo apparentemente utile, giacché la moneta distribuita da queste banche risulta di nessun valore nelle operazioni finanziarie. Eppure tutti sono d'accordo nell'affermare che tale sistema monetario è di gran lunga più importante di quello alla base delle normali transazioni economiche: "[...] if there is one thing of which I am more sure than another, it is that the amount so kept had no direct commercial value in the outside world; I am sure that the managers and cashiers of the Musical Banks were not paid in their own currency" (p.138). Ne deriva che il sistema monetario fittizio delle Banche Musicali agisce - non in sintesi o in concorrenza - ma in parallelo (integrandolo) a quello "reale". La differenza sta nel fatto che l'"economia" gestita dalle pseudo-banche ha ragione di esistere soltanto per le (trans)azioni legate, direttamente o indirettamente, alla vita spirituale dell'individuo. E le manifestazioni esteriori della fede (la onnipresente musica vuole sottolineare tale esteriorità) è il modo - senza dubbio ipocrita e superficiale - con cui i fedeli di Erewhon credono di guadagnarsi il loro diritto alla pace anteriore. Ma non basta: il conformismo religioso è, in primo luogo, una maniera di suffragare e sostenere lo status quo, la cui passiva accettazione viene ripagata con una rassicurante sensazione di continuità e stabilità delle istituzioni.

E' innegabile che, attraverso l'ingenuo resoconto del personaggio-narratore, Butler vuole offrire al lettore un'immagine aspramente critica della chiesa anglicana. E che si tratti di una satira pungente appare chiaro quando leggiamo che

[...] the Musical Banks paid little or no dividend, but divided their profits by way of bonus on the original shares once in every thirty thousand years; and as it was now only two thousand years since there had been one of these distributions, people felt that they could not hope for another in their own time and preferred investments whereby they got some more tangible return (p. 141)(22)

In attesa di una nuova ripartizione degli "utili" (dopo quella avvenuta duemila anni addietro!), la valuta distribuita dagli "impiegati" - gente dall'aria sinistra vestita di nero - finisce per essere il segno concreto della speciosità che si nasconde dietro i sontuosi edifici è la pompa di questa istituzione. Insomma, come le monete coniate dalle Banche Musicali mostrano una bellezza tutta esteriore in netto contrasto con il materiale di nessun valore da cui sono ricavate, alla stessa maniera la pratica religiosa diviene il modo obbligato per conquistarsi una rispettabilità fatta più di apparenze e ritualismo che di sincero attaccamento alla fede. Detto diversamente, l'accecamento ideologico prodotto dal conformismo - e qui l'attacco alla respectability tocca nel vivo la società vittoriana(23) - ha finito per dare tanto potere ai detentori del conio falso che questo sistema (basato sullo specioso e sul fittizio), è diventato una sorta di tirannia a detrimento dell'autenticità e della spontaneità dei comportamenti sociali. Tutto questo non fa che smentire l'immagine di idillio pastorale che aveva accolto l'arrivo di Higgs.

La prima impressione viene quindi in parte rovesciata. Dalla dimensione utopica, attraverso la satira decostruttiva, si giunge alla delineazione di un universo monolinguistico, un universo in cui domina soltanto il linguaggio del potere e delle sue leggi(24). Infatti, se la struttura economica, almeno superficialmente, non presenta problemi per il benessere sociale, nondimeno la libera espressione dell'individuo pare schiacciata da una fitta rete di norme restrittive a tutela di un ipotetico interesse collettivo. Non la libera dialettica di una società democratica rispettosa delle minoranze e delle istanze individuali, ma il dominio massificante di un sistema che pare rinviare al modello della distopia.

A ben guardare, la fondamentale ambivalenza del testo butleriano emerge chiaramente nel Capitolo XVII ("Ydgrun and Ydgrunites"), ove si parla del culto della dea Ydgrun che, pur rappresentando una religione non ufficiale e piuttosto rudimentale, è per tutti gli abitanti di Erewhon "their great guide, the mariner's compass of their lives" (p.156). Per quanto il convenzionalismo vada, dal punto di vista butleriano, rifiutato decisamente nelle forme grette ed eccessive dal "Low Ydgrunism", il personaggio-narratore mostra di apprezzare quelli che egli chiama "high Ydgrunites", i quali, come viene sottolineato, "in the matter of human conduct and affair of life, appeared to me to have got about as far as it is in the right nature of man to go" (p.157). A conferma dell'ammirazione per questi uomni, subito dopo Higgs nota che "they were gentlemen in the full sense of the word" (p.157)(25). Parole che rivelano come, all'interno di un sistema distopico, vengano registrati elementi che, visti con gli occhi dell'Occidente, si connotano positivamente. La voce narrante quindi instaura con l'oggetto della sua scoperta un rapporto ambivalente di cui, d'altro canto, è partecipe anche lo stesso Butler. Anzi, prima ancora che nei confronti delle singole situazioni erewhoniane, lo scrittore appare assumere un atteggiamento instabile - e se si vuole anche contraddittorio - verso il suo personaggio che viene mostrato ora come portavoce ora come vittima della sua satira(26).

Anche il paradigma nascita/morte subisce un'inversione completa. Laddove per le popolazioni cristiane la nascita null'altro è se non l'inizio del passaggio dalla vita terrena alla vita eterna - la morte conclude la prima e apre la seconda -, per gli erewhoniani nascere significa l'inizio della fine, l'abbandono dell'esistenza anteriore (eterna) per entrare in un esistenza terrena che, con la morte, segnerà la scomparsa definitiva dell'individuo. Morire, allora, non vuol dire affatto aprire una porta verso l'eternità ma, al contrario, cancellare presente passato e futuro della persona scomparsa. I Capitoli XVIII ("Birth Formulae") e XIX ("The World of the Unborn") illustrano dettagliatamente la visione della pre-existence, secondo la quale si entra in questo mondo per un atto libero e cosciente compiuto dal "non-nato" nell'esistenza precedente. Come ha notato U.C. Knoepflmacher,

Through his emphasis on Erewhonian "birthformulae" which made children responsible for their own blemishes, he satirises the orthodox belief in baptism as a guarantee for redemption in afterlife. Through his creation of a myth about bodiless, prenatal existence, he was able to poke fun at the Judaeo-Christian concept of a bodiless, posthumous existence.(27)

Il ribaltamento è totale: se per gli erewhoniani l'esistenza prenatale ha un significato derivato da "a long mythology" (p.462), la vita ultraterrena non ne ha nessuno. Morire è come non essere più (o meglio: non essere stato mai), si è prima di nascere e non si è più di una volta morti. Ogni traccia del defunto scompare (è fatta scomparire) e si dubita perfino della sua effettiva esistenza terrena:

The Erewhonians regard death with less abhorrence than disease. If it is an offence at all, it is one beyond the reach of the law, which is therefore silent on the subject; but they insist that the greater number of those who are commonly said to die, have never yet been born - not, at least, into that unseen world which is alone worthy of consideration (p.126).

Eppure, nonostante tale deserto escatologico senza la ricompensa dell'aldilà, il popolo di Erewhon è convinto che questa società sia la migliore possibile. Tanto che, a proposito della complessa mitologia sui "non nati", il narratore tiene a sottolineare che

No Erewhonians believes that the world is as black as it has been here painted, but it is one of their peculiarities that they very offen do not believe or mean things which they profess to regard as indisputable (p.174).

Ad una prospettiva teleologicamente desolante fa riscontro un ottimismo generale che sembra escludere ogni forma di angoscia esistenziale. E in questo atteggiamento, come scrive Fred L. Polak, "the erewhonians think their own country a veritable utopian (as do the English of their own land")(28)

In definitiva, il viaggio conoscitivo si configura sempre più come viaggio alla scoperta di un universo capovolto in cui le situazioni paradossali e iperboliche prevalgono nettamente su quelle razionali e leggibili. E, sebbene Higgs confessi di essere un intollerante - "I cannot bear having much to do with people who think differently from myself" (p.93) -, non è, in fondo, la diversità a spaventarlo. Al cospetto del pensiero e delle teorizzazioni erewhoniane, egli mostra più interesse che orrore - ovvero, non si sente respinto da quel mondo apparentemente impazzito, ma spinto piuttosto a penetrarne i vari aspetti extraculturali. Di modo che, a ogni nuova esperienza, non può esimersi dal confrontarla con il mondo che ha lasciato alle spalle: i riferimenti "occidentali" stanno a ricordarci che, in effetti, parlando di quella società, il narratore sta cercando di decifrare - decomponendola e analizzandola - la civiltà da cui egli proviene. In questo contesto, l'adozione della strategia del paradosso, stravolgendo ed estremizzando il dato storico-culturale, finisce per gettare luce su quanto rimane sommerso e perciò invisibile nella società vittoriana (cioè, quanto non è civilization, non è testo). Si veda soprattutto il Capitolo X ("Current Opinions"), ove, mediante l'esposizione di alcune idee paradossali, il protagonista-narratore (e con lui anche Butler) impartisce una lezione morale su taluni comportamenti delle popolazioni occidentali:

This is what I gathered. That in that country if a man falls into ill health, or catches any disorder, or fails bodily in any way before he is seventy years old, he is tried before a jury of his countrymen, and if convicted is held up to public scorn and sentenced more or less severely as the case may be [...] But if a man forges a cheque, or sets his house on fire, or robs with violence from the person, or does any other such things as are criminal in our own country; he is either taken to a hospital and most carefully tended at the public expense, or if he is in good circumstances, he lets it be known to all his friends that he is suffering from a severe fit of immorality, just as we do when we are ill, and they come and visit him with great solicitude, and inquire with interest how it all come about, what symptoms first showed themselves, and so forth [...] (p.102).

Che il paradosso si dia innanzitutto come prodotto dell'immaginazione risulta evidente se si considera che tale figura logica si contrappone apparentemente sempre al buonsenso. Vale a dire enuncia un discorso che sembra non avere nesso alcuno con il referente, o per lo meno avere ridotto al massimo la funzione referenziale del segno. Nel caso butleriano, si tratta di una distorsione speculare che, portata al limite estremo, trae la sua forza rappresentativa proprio dal carattere dirompente e smascheratore di un processo creativo in cui "the reverse of truth is stated as though it were clear truth"(29) Cosicché in Erewhon, l'immagine rovesciata, che superficialmente si presenta illogica e assurda, disvela un disegno semantico che appartiene, più di quanto non si creda, alla realtà extralinguistica.

Alla luce di queste considerazioni si può concludere che ogni episodio narrato si organizza invariabilmente secondo due assi di lettura. Quello orizzontale che interessa, isotopicamente, la cultura e la struttura mentale degli erewhoniani. E quello verticale che, mediante l'esagerazione del paradosso, imbastisce una ricca metafora decostruttiva sugli usi e sui costumi della società anglosassone. Pertanto, se il crimine viene trattato come malattia e, per converso, la malattia come crimine, si deduce - a un livello interpretativo orizzontale - che per gli erewhoniani la massima virtù è la salute, l'integrità fisica; in un mondo in cui la morte vuol dire la fine materiale e spirituale dell'individuo, la sanitas diviene il bene più prezioso. Esiste però l'asse verticale che rinvia, paradigmaticamente, al ribaltamento speculare e alla sua valenza satirica. Vale in questo caso quanto ha scritto molto lucidamente A. Dwight Culler:

Negatively, we are told that it is no more foolish to be angry with a man for having a bad cold, which he can't help, than it is to be angry with him for having bad intentions, which presumably he can't help either; and positively, we are told that it is quite sensible to try to cure a man of embezzling as it is to cure him of tuberculosis.(30)

È significativo, del resto, che durante la sua breve prigionia, il protagonista sperimenti su se stesso la legge capovolta di Erewhon: per via di un banale raffreddore, subisce il rimprovero severo della figlia del carceriere, Yram, che, da un atteggiamento comprensivo e premuroso passa a una collera imprevedibile quanto esagerata. Da un altro versante, nei giorni di permanenza presso il più ricco cittadino della capitale, Senoj Nosnibor, Higgs scopre come il facoltoso padrone sia ben lieto di farsi curare dai più illustri "straighteners" (i medici della morale) in quanto malato di appropriazione indebita - una malattia di non grave entità di cui Nosnibor patisce gli improvvisi e irrefrenabili attacchi:

I saw the prescription. It ordered a fine to the State of double the money embezzled; no food but bread and milk for six months, and a severe flogging once a month for twelve. I was surprised to see that no part of the fine was to be paid to the poor woman whose money had been embezzled, but on inquiry I learned that she would have been prosecuted in the Misplaced Confidence Court, if she had not escaped its clutches by dying shortly after she had discovered her loss (p.108).

Né diverso destino avrebbe potuto attendere la vedova truffata. Difatti, mettendo fine al suoi giorni, ella non ha fatto altro che riconoscere indirettamente la grave colpa di ingenuità di cui si è macchiata e, nel contempo, anticipare il corso logico e naturale della giustizia alla rovescia del mondo di Erewhon. E laddove la parte lesa si salva dalle grinfie del "Misplaced Confidence Court" scegliendo la massima punizione fisica, la morte; il truffatore - colpevole soltanto di essere malato - se la cava con una fustigazione mensile somministrata, secondo uno scrupolosissimo dosaggio, dal raddrizzatore di famiglia.

A questo punto occorre notare come il narratore racconti di avere superato facilmente la barriera linguistica, evitando in tal modo la posizione minoritaria di chi è escluso dall'uso della parola, cioè dal dominio dello strumento essenziale per la comprensione della cultura.(31) Sin dal primo momento Higgs instaura un rapporto paritetico e positivo con la lingua erewhoniana:

The chief magistrate was a venerable-looking man, with white hair and beard and a face of great sagacity [...] He at length asked me a single short question, which I supposed meant "who are you?" I answered in English quite composedly as though he would understand me, and endeavoured to be my most natural self as well as I could (pp.80-81).

Contrapponendo la propria parola a quella erewhoniana il narratore si erge implicitamente a difensore del sistema culturale e ideologico di cui egli è portatore:

I said in English (trusting to tone and manner to convey my meaning) that I was exceedingly sorry if I had been found to have anything contraband in may possession; that I had had no intention of evading the ordinary tolls, and that I would gladly forfeit the watch if my doing so would atone for an unintentional violation of the law (p.83).

Tuttavia, il narratore sa bene che per sottrarsi al ruolo subalterno dell'outsider risulta fondamentale l'apprendimento dell'erewhoniano. Così, una nuova fase conoscitiva si apre quando Higgs comincia a padroneggiare la nuova lingua, che, nonostante la completa diversità dalle lingue europee, si rivela ricca ed espressiva non meno di quella inglese. In breve tempo il viaggiatore riesce a dominare i meccanismi linguistici così bene da capire quasi alla perfezione i suoi interlocutori e a esprimersi con altrettanta facilità. Per cui, nel momento in cui Higgs abbandona la prigione per andare nella capitale, egli amplia notevolmente sia i limiti topologici che i limiti linguistici. E questo uno stadio preliminare all'appropriazione da parte del personaggio del "Testo Erewhon", cioè un sistema altamente strutturato e gerarchizzato, impenetrabile e chiuso al caos proveniente dall'esterno. Si tratta di un Testo composto a sua volta di altri testi culturali la cui funzionalità nessun erewhoniano mette in discussione.

In tal modo, al centro dei Capitoli XXIII, XXIV, XXV (tutti intitolati "The Book of the Machines") vi è il grande testo della rivoluzione antitecnologica, ove si espongono le motivazioni ideologiche e socio-economiche che condussero alla distruzione delle macchine circa cinquecento anni prima. Di tale testo, in effetti, il narratore presenta una sua versione (citazioni lunghissime e brevi commenti) alla quale premette una frase che lo impegna sulla precisione e attendibilità della testimonianza: "the reader may rely on my accuracy" (p.197).

Di nuovo registriamo in Erewhon un doppio livello di lettura. Da un versante erewhoniano - seguendo cioè l'asse sintagmatico della diegesi -, abbiamo la puntigliosa documentazione della coerente ideologia attorno cui è organizzata quella società dopo il tramonto della civiltà tecnologica. Ma è chiaro che, dal punto di vista della satira butleriana, questi capitoli sono un poderoso attacco al mondo industriale e al suo culto della macchina. E proprio dalla macchina prende le mosse la satira che, facendo leva sul paradosso e sull'esagerazione iperbolica, si prende gioco della teoria evoluzionistica di Darwin. Giustamente Northrop Frye ha definito Erewhon "an early example of technological utopian satire"(32), ricordando come già la swiftiana isola volante di Laputa stigmatizzasse "some of the perils in combining human mechanical ingenuity with human folly and greed"(33). Certo, se è vero che in Erewhon "the weapon of irony is used as by Swift in Gulliver's Thavels"(34), occorre nondimeno aggiungere che Butler pare portare alle estreme conseguenze la tematica del rapporto uomo-macchina con la sua teoria - ispirata dall'evoluzionismo darwiniano - secondo la quale le macchine starebbero sviluppando un tipo di vita superiore mirante a ridurre la razza umana allo stato di schiavitù.

Nell'opera butleriana la satira contro il darwinismo è netta e mordace. Però non bisogna credere che lo scrittore avesse avuto da sempre tale atteggiamento idiosincratico verso il pensiero darwiniano. Anzi, come è stato notato, alla prima lettura di The Origin of Species (1859),

Darwin's theories come as a deliverance. They confirmed his break with the past, extricated him from his sense of guilt, and sanctioned the literalistic bent which had led him to dismiss a supernaturalism he could accept neither as truth nor as symbol(35).

In altri termini, le pagine rivoluzionarie della Origin giunsero a dargli ragione sulla sua scelta di rinunciare alla carriera ecclesiastica - interrompendo così una vocazione già appartenuta al padre e al nonno - e gli fornirono una visione del mondo alternativa che bene si attagliava alla personalità ribellistica del giovane Butler. Comunque, sin dall'articolo "Darwin on the Origin of Species: A Dialogue", pubblicato nel dicembre del 1862 nella rivista neozelandese Press, lo scrittore perveniva a una revisione in senso lamarckiano della teoria dell'evoluzionismo, sottolineando cioè che i fattori ambientali possono modificare gli esseri viventi. Per molti versi, l'immagine delle specie che passivamente subiscono le vicissitudini della selezione naturale risultava insufficiente a dare una risposta alle esigenze spirituali butleriane. Per cui egli giunse, attraverso il lamarckismo, alla formulazione di una teoria imperniata sulla "unconscious memory" intesa come eredità biologica di ciascun individuo(36). Insomma, quello che successivamente lo stesso Butler avrebbe chiamato "evoluzionismo teleologico".

Un radicale atteggiamento antitecnologico, non disgiunto dall'azione concomitante delle teorie darwiniane, è alla base di tre articoli incentrati sul tema del rapporto tra l'uomo e la macchina(37). In particolare, va ricordato "Darwin Among the Machines" (1863), in cui lo scrittore, non senza una forte carica ironica, afferma che la sopravvivenza dell'uomo sulla terra è legata all'immediata uccisione del suo nemico più grande: la macchina. A questo intervento, provocatorio e stravagante, si rifanno direttamente le pagine del "libro delle macchine":

The writer commences: - "There was a time, when the earth was to all appearance utterly destitute both of animal and vegetable life, and when according to the opinion of our best philosophers it was simply a hot round ball with a crust gradually cooling. Now if a human being had existed while the earth was in this state and had been allowed to see it as though it were some other world with which he had no concern, and if at the same time he were entirely ignorant of all physical science, would he not have pronounced it impossible that creatures possessed of anything like consciousness should be evolved from the seeming cinder which he was beholding? Would he not have denied that it contained any potentially of consciousness? Yet in the course of time consciousness came. Is it not possible then that there may be even yet new channels dug out for consciousness, though we can detect no signs of them at present?" (p.198).

Nella sua quest conoscitiva, il narratore s'imbatte finalmente nel libro profetico. Il testo centrale della cultura erewhoniana che ha segnato la grande svolta nella storia del popolo e tracciato le linee per la rifondazione etico-sociale di una civiltà post-tecnologica. Una sorta di proto-testo, quindi. Si tratta, in breve, di una scrittura che può essere interpretata senz'altro come grande paradosso amplificato. E che sia così appare evidente sin dalle prime pagine cosmogoniche volte a dimostrare come non esista soltanto la coscienza dell'uomo ma anche - sebbene in una fase infantile - quella della macchina. Sicché, il "Testo Erewhon" si configura come un insieme testuale; la sua attualizzazione si ha con la cooperazione e convergenza semantica di una serie di testi. Si vedano in proposito i Capitoli XXVI e XVII nei quali il vecchio profeta parla, rispettivamente, dei diritti degli animali e quelli dei vegetali. E' inutile aggiungere che la visione paradossale all'origine di questi documenti ci testimonia dell'esistenza di un universo culturale in cui l'immaginazione è andata al potere: l'organizzazione che la società erewhoniana si è data incarna appieno le strutture dell'immaginario - ed è questa la verità altra ed extraculturale a cui perviene Butler. La distruzione delle macchine è allora metafora della distruzione di quell'eccesso di ragione e di logos che pare negare la scrittura come fantastico; la scrittura come trasgressione e fuga delle limitazioni imposte dal sistema rigido dei codici sociali. Fuor di metafora, fuga da una società vittoriana dominata dall'ipocrisia e dai comportamenti angustamente ripetitivi - ed è noto che il giovane Butler parte per la Nuova Zelanda proprio per rompere polemicamente con una tradizione familiare che lo voleva ecclesiastico. In questo ambito s'inscrive il discorso sui "Colleges of Unreason" (Capitoli XXI e XXII), ove, secondo la prospettiva del ribaltamento satirico, si illustrano i metodi adottati per insegnare agli studenti a sragionare in coerenza con i fondamenti educativi della disciplina chiamata "ipotetica":

They argue thus - that to teach a boy merely the nature of the things which exist in the world around him, and about which he will have to be conversant during his whole life, would be giving him but a narrow and shallow conception of the universe, which it is urged might contain all manner of things which are not now to be found therein. To open his eyes to these possibilities, and so to prepare him for all sorts of emergencies, is the object of this system of hypothetics. To imagine a set of utterly strange and impossible contingencies, and require the youths to give intelligent answers to the questions that arise therefrom, is reckoned the fittest conceivable way of preparing them for the actual conduct of their affair in after life (pp.185-186).

Da più parti si è sottolineato come la satira dell'insegnamento "ipotetico" sia rivolta innanzitutto ai metodi educativi anglosassoni; un tema, questo, che lo scrittore svilupperà compiutamente in The Way of All Flesh, pubblicato postumo nel 1903. Eppure è innegabile che anche in questo caso registriamo l'ambivalenza butleriana, se è vero che la critica è pure diretta contro l'eccessivo razionalismo del mondo occidentale:

Life, they urge, would be intolerable if men were to be guided in all they did by reason and reason only. Reason betrays men into the drawing of hard and fast lines, and to the defining by language - language being like the sun, which rears and then scorches. Extremes are alone logical, but they are always absurd; the mean is illogical, but an illogical mean is better than the sheer absurdity of an extreme (p.187).

Così, rifiutando la visione totalitaria dell'utopista che vuole rimpiazzare l'intera natura con l'artificio razionale(38), Butler si batte in difesa del linguaggio dell'immaginario. In ultima analisi, in Erewhon si vuole dimostrare come la lingua perfettamente funzionale alla razionalità del sistema utopico non sia altro che una forma di totalitarismo in cui, soppressa la parola individuale, s'impone l'unica parola possibile - vale a dire quella dell'ideologia dominante:

If, then, reason would be non-existed were there no such thing as unreason, surely it follows that the more unreason there is, the more reason there must be also? Hence the necessity far the development of unreason, even in the interests of reason herself (p.187).

Il linguaggio deve essere pertanto anche quello della "sragionevolezza" se si desidera rappresentare, senza limitazioni verbali, la totalità dell'esperienza umana nel suo vario e composito dispiegarsi. Per questo il "Testo Erewhon" si manifesta e si muove tra poli di segno opposto: ragione/immaginazione, corpo/anima, uomo/macchina, utopia/distopia.

La fuga finale del protagonista con Arowhena - figlia di Nosuibor - mediante un pallone aerostatico, contrapponendosi topologicamente al viaggio per via terra, sembra indicarci, nell'ascensione verso il cielo di Higgs, il raggiungimento della verità cercata: cioè il segno linguistico dell'immaginazione. Non per nulla, su questa ascesa miracolosa, la fervida fantasia erewhoniana creerà una nuova mitologia, un altro testo fantastico e paradossale che va ad aggiungersi ai vecchi testi profetici. Il viaggiatore diviene il "Sun-Child" di una nuova religione, di un ribaltamento totale che rimette tutto in discussione, che fa ricominciare tutto da capo. Per questo motivo Erewhon Revisited non è più Erewhon, ma è già un altro territorio linguistico.

 

Francesco Marroni

Università "O. D'Annunzio" Pescara


Note

 

 

  1. S. Orwell e I. Angus (a cura di), "Notes on the Way", The collected Essays, Journalism and Letters of George Orwell, 4 Voll., Harmondsworth, 1972, Volume 2: My Country Right of Left 1940-1943, p. 30. A proposito di M. Muggeridge va ricordato il suo volume The Earnest Atheist A Study of Samuel Butler (London, 1936), ove, contrariamente all'opinione di Orwell, si afferma che Butler deve essere definito "not so much the Anti-Victorian, as the Ultimate Victorian" Cp. XI). Pure negli anni Trenta appare lo studio critico-biografico Samuel Butler (Milano, 1933), a firma di Elena Di Carlo Seregni, nel quale invece si osserva che lo scrittore fu "vittoriano per la cronologia, non per lo spirito" (p.1). Indubbiamente in linea con il giudizio orwelliano appare Anthony Burgess, per il quale Butler è il "distruttore dello spirito del vittorianesimo", grazie soprattutto a un'opera come Erewhon, "la prima, grande ventata letteraria contro l'ottimismo vittoriano" ("Quel placido nemico della Regina Vittoria", Corriere della Sera, 27 settembre 1982).{torna al testo}

  2. Sulle modifiche, talora sostanziali, apportate al testo della prima edizione, si veda Lee E. Holt, "Butler's Revisions of Erewhon", Publications of the Bibliographical Society of America, XXXVIII (1944).{torna al testo}

  3. S. Butler, "Preface", Erewhon, Harmondsworth, 1974, p. 34. Tutte le citazioni sono tratte da questa edizione, curata e introdotta da Peter Mudford.{torna al testo}

  4. N. Frye, "Varieties of Literary Utopia", in The Stubborn Structure, New York, 1970, p. 124. Il saggio qui raccolto era già apparso nella rivista Dedalus (Spring 1965).{torna al testo}

  5. P. Mudford, "Introduction", Erewhon, cit. p. 13. In questo lo studioso non è il primo. Infatti, sin dal 1924, Valery Larbaud vedeva quest'opera come una "suite d'essais humoristiques, satiriques et phìlosophiques" (S. Butier, Nouveaux Voyages en Erewhon, traduit de l'anghlis par V. Larbaud, Paris, 1924, p. XVI). Anche secondo Phllip Henderson "Erewhon contains most of Butler's main ideas" (Samuel Butler: the Incarnate Bachelor; London, 1967, p. 95). Nel suo giudizio Henderson pare ricalcare Malcolm Muggeridge che, nel già citato The Earnest Atheist nel 1936 scriveva: "Erewhon contains most of the ideas that Butler spent his life arranging and re-arranging" (p.208).{torna al testo}

  6. E. M. Forster, Two Cheers for Democracy, Harmondsworth, 1972 [1ª ed. 1951]. p. 223. Sull'influenza butleriana si veda soprattutto il saggio di L. E. Holt, "E.M. Forster and Butlen", PMLA, LXI (1946).{torna al testo}

  7. Ibid., p. 226, SuI tema della protesta contro le macchine, vale la pena qui ricordare il racconto forsteriano The Machine Stops che, come ha lucidamente notato Carlo Pagetti, "proprio per certe sfumature di pungente ironia, deriva più da Butler che da Wells" ("Una utopia negativa di E.M. Forster", Studi inglesi, I, 1974, p. 209).{torna al testo}

  8. Cfr. R. Jackson, Fantasy: the Literature of Subversion, London, 1981.{torna al testo}

  9. S. Butler, "Preface", cit., p. 36.{torna al testo}

  10. In Erewhon Revisited l'autore vuole dimostrare con quanta facilità si sviluppano tra i popoli leggende e miracoli che non hanno nessun fondamento - nella fattispecie la Resurrezione di Cristo, argomento già trattato in un pamphlet del 1865 (The Evidence for the Resurrection of Jesus Christ, as Given by the Four Evangeliss, as Given by the Four Evangelists, critically examined) e nel saggio teologico The Fair Haven del 1873. Su un piano tematico esiste, in effetti, una differenza sostanziale tra il romanzo del 1872 e il "ritorno" di circa trent'anni dopo; "In Erewhon war religiöse Kritik nur ein Thema, das unter vielen anderen behandelt wurde; in Erewhon Revisited werden religiose Probleme zur Trager des ganzen Werkes and verleihen ihm einen eindeuting geschlossen Charakter" (H. Böttger, Samuel Butlers sattrische Romane und ihre literaturische Bedeutung, Marburg, 1936, p. 54).{torna al testo}

  11. A proposito dell'anagramma topologico del titolo, A.E. Dyson ha avanzato un'interessante ancorché audace ipotesi interpretativa: "Erewhon is Nowhere spelt backwards, or very nearly: at one point the reversal is wrong, as a very cursory glance will show. Why did Butler allow this flaw in his reversal? Perhaps "Erewhon" did not look right to him, and we are dealing only with a trifling aesthetic preference. But perhaps he did not want the word exactly reversed; neatness and predictability are precisely the qualities that any ironist will mistrust" (The Crazy Fabric, London, 1965, pp. 120-121). Ma la tecnica del ribaltamento speculare (o quasi) non interessa soltanto il titolo del romanzo. Il nome della figlia del carceriere di Higgs, Ynin, letto alla rovescia, diventa Mary; e con un simile procedimento Senoj Nosnibor si rivela un nome indubbiamente anglosassone: Jones Robinson, o, per meglio dire, Robinson Jones (e qui è d'obbligo un rinvio al Robinson Crusoe, un romanzo che, sia pure indirettamente, deve avere ispirato l'autore di Erewhon). Anche il nome della divinità più popolare tra gli erewhoniani, Ydgrun, altro non è che la forma anagrammatica di Mrs Grund, la personificazione inglese del convenzionalismo più retrivo e perbenistico. Quanto agli altri nomi - in particolare Mahaina, Arowhena e Chowbok - si è avanzata l'ipotesi di una loro derivazione dalla lingua dei maori, gruppo etnico neozelandese appartenente alla razza polinesiana. (Ch. Joseph J. Jones, The Cradle of Erewhon. Samuel Butler in New Zeland, Austin [Texas], 1959, pp. 137-138).{torna al testo}

  12. Sull'ambiguità insita nel termine utopia si veda V. Fontunati, La letteratura utopica inglese, Ravenna, 1979, pp. 13-14.{torna al testo}

  13. In Erewhon, per la verità, il narratore resta sempre anonimo. Solo in Erewhon Revisited Butler gli dà il nome di Higgs. Infatti, nella "rivisitazione" entra in scena come voce narrante il personaggio di John - figlio di Riggs nato dal matrimonio con Arowhena -, al quale spetta il compito di rievocare le vicissitudini paterne al suo ritorno in terra erewhoniana.{torna al testo}

  14. John F. Harris, Samuel Butler, Author of Erewhon; The Man and His Works, London, 1916, p. 73.{torna al testo}

  15. Cfr. J. J. Jones, op.cit, p. 138.{torna al testo}

  16. Più di uno studioso butleriano ha sottolineato la caratterizzazione fortemente borghese del protagonista. Comunque, al di là delle singole considerazioni, valgono qui le parole dello stesso autore nella "Preface" a Erewhon Revisited: "He is a typical middle-class Englishman, deeply tainted with priggishness in his early years, but ib great part freed of it by the sweet uses of adversity" (Erewhon and Erewhon Revisited, London-New York, 1979, p.196){torna al testo}

  17. Cfr A.E. Dyson, op. cit., pp.122-123{torna al testo}

  18. cfr Ju. M. Lotman e B.A. Uspensij, Tipologia della cultura, Milano, 1975, pp. 156-157.{torna al testo}

  19. La descrizione della popolazione e del paesaggio erewhoniano deve molto all'amore butleriano per l'Italia Settentrionale, per non dire della grande ammirazione nutrita per le tele del Giorgione e di Salvator Rosa (P. Mudford, "Introduction", cit, p. 9). Si vedano inoltre il volumetto, a firma di A. Sella, Un fervido inglese amico dell'Italia' Samuel Butler (Novara, 1916); e il capitolo "Echi di viaggi in Italia" in E. Di Carlo Seregni, op. cit, pp. 88-108.{torna al testo}

  20. Riferendosi proprio a questa tecnica, E. M. Forster, op cit,, p. 225, ha definito Butler "a master of the oblique".{torna al testo}

  21. L.E. Holt, Samuel Butler, cit., p. 41.{torna al testo}

  22. Qui va notato come nell'edizione del 1872 Butler avesse cercato di smussare quanto più la sua satira religiosa. Tanto che, a proposito della ripartizione degli utili agli azionisti delle Banche Musicali, leggiamo che essa aveva avuto luogo duecento anni prima, facendo venire meno il riferimento cronologico all'avvento di Cristo che invece è presente nell'edizione riveduta.{torna al testo}

  23. Cfr. W.E. Houghton, The Vittorian Frame of Mind, New Raven-London, 1973, che, tra l'altro, scrive: "One of the leading properties, I need hardly say, was religious conformity. No one could be respectable who did not go to the church, and far ultra respectability to the Church of England" (p. 396).{torna al testo}

  24. In effetti, il monolinguismo del potere non è altro che l'istituzionalizzazione del linguaggio dell'immaginario (cioè la lingua "ipotetica" della unreason, del paradosso e dell'inversione) che, in un certo senso, diventa messaggio operante dopo la rivoluzione antitecnologica conclusasi con la distruzione delle macchine. È giusto allora dire che in Erewhon l'immaginario è costretto in una "ideologia" che contraddittoriamente (e forse anche dialetticamente) lo realizza e lo nega al tempo medesimo.{torna al testo}

  25. Si veda U.C. Knoepflmacher, Religious Humanism and the Victorian Novel: George Elior, Walter Pater; and Samuel ButIer: Princeton, New Jersey, 1970, ove, tra l'altro, si osserva: "While Low Ydgrunism implies a slavish, often hypocritical, submission to skin-deep conventions, High Ydgrunism is reserved for the best of the Erewhonians. The High Ydgrunites are an élite: they are manly, young, generous, and courageous" (p. 241).{torna al testo}

  26. Cfr. W.Y.Tyndall, Forces in Modem British Literature 1885-1956, New York, 1956, p. 156.{torna al testo}

  27. UC. Knoepflmacher, op. cit, p. 233.{torna al testo}

  28. EL. Polak, The Image of the Future, Leyden-New York, 1961, p. 355.{torna al testo}

  29. G. Highet, The Anatomy of Satire, Princeton, New Jersey; 1962, p. 61.{torna al testo}

  30. Dwight Culler, "The Darwinian Revolution and Literary Form", in The Art of Victorian Prose, a cura di G. Levine e W. Nadden, New York-London, 1968, p. 235.{torna al testo}

  31. Sono di particolare interesse, in proposito, le osservazioni sui modelli culturali da parte di Jurij M. Lotman: "Poiché è evidente che il microtesto elementare è la parola, si può dire che il rapporto fra la parola e la cultura è duplice. La parola appare come il primo elemento della cultura, mentre la cultura si presenta come una quantità di parole (di testi)" (Testo e contesto: Semiotica dell'arte e della cultura, a cura di Simonetta Silvestroni, Bari, 1980, p. 3).{torna al testo}

  32. N. Frye, op. cit, p. 125.{torna al testo}

  33. ibidem.{torna al testo}

  34. M. Elwin, "lntroduction", Erewhon (or over the Range), London, 1969, p. V.{torna al testo}

  35. U.C. Knoepflmacher, op. cit., p. 233. Sulla valenza doppia e contraddittoria assunta dal darwinismo nella formazione ideologica butleriana molto acutamente Kingsley Amis ha scritto che lo scienziato apparve allo scrittore sia nelle vesti di "a glorious liberator from the shackles of religious literalism", sia come "a fearful heresiarch encouraging a mechanicistiv view of human nature" ("Afterword, Erewhon, or Over the Range, New York-London, 1960, p. 236). Per uno studio particolarmente preciso e documentato su questo rapporto si rinvia al volume di Basii Willey; Darwin and Butler: Two Versions of Evolution, London, 1960. Pure di notevole interesse il saggio di G.C. Simpson, "Lamarck, Darwin and Butler: Three Approaches to Evolution", American Scholar, XXX (1961).{torna al testo}

  36. Cfr. G.D.H. Cole, Samuel Butler, London, 1971, pp. 23-25.{torna al testo}

  37. Gli altri due articoli sono "Lucubratio Ebria" e "The Mechanical Creation", entrambi pubblicati nel 1865 nella rivista neozelandese The Press.{torna al testo}

  38. Cfr R. Ruyer, L'Utopie et les Utopies, Paris, 1950, p. 46.{torna al testo}