Le metamorfosi della fantascienza di Darko Suvin


Vita Fortunati

 

È con interesse che abbiamo letto il libro Metamorphoses of Science Fiction, di Darko Suvin, professore di Inglese e di Letteratura comparata alla Mc Gill University. Il libro raccoglie una serie di saggi scritti in un arco di tempo che va dal 1958 al 1976 e rappresenta un tentativo di lettura unitaria di opere letterarie che riguardano l'Utopia e la Fantascienza, non solo angloamericana e francese, ma anche russa.

Solo di recente, infatti, si può dire che la Fantascienza è uscita da un pericoloso "ghetto" ed è stata oggetto di studi critici adeguati; ne è una prova il libro La Fantascienza e la Critica a cura di Luigi Russo che raccoglie gli atti del Convegno internazionale tenuto a Palermo. Ad un fenomeno di massa di ampie proporzioni, ad un numero elevato di appassionati "fans", a tirature molto alte di riviste e di libri di fantascienza, non ha corrisposto un'altrettanta messe di studi critici. Si contano sulle dita il Italia gli studiosi che si sono occupati di utopia e di fantascienza con sistematicità e rigore.

Sono invece molti anni che Darko Suvin si occupa di questo argomento, anche quando in Italia era impopolare e per lo meno bistrattato e misconosciuto nell'Accademia. In questo libro il lettore può quindi valutare il progressivo approfondimento dello studioso su questo tema e le varie tappe della sua lenta gestazione (circa vent'anni). La divisione del libro in due parti: "Poetics" e "History" riflette il suo impianto metodologico. Dapprima vi è la proposta di definire la fantascienza, non estrapolando empiricamente alcuni temi dai testi, come il più delle volte si è fatto, ma partendo da precise premesse teoriche, che servono a stabilire la retorica (le convenzioni, gli espedienti e gli artifici tecnici) di questo genere.

In un secondo momento vengono analizzate le variazioni, le "metamorfosi" (termine che Suvin afferma di prendere in prestito dal materialista Lucrezio) di queste forme in rapporto alle diverse situazioni storico-sociali in cui lo scrittore si trova ad operare. Metamorphoses of Science Fiction mostra di aver raggiunto un giusto equilibrio tra esigenze formali e esigenze storiche. L'esigenza di scientificità nell'analisi del testo, lo studio delle sue leggi interne non appaiono mai fini a se stesse, ne troppo dogmatiche e perentorie, ma sono sempre accompagnate dall'intento di capire, di sottolineare gli scarti tra opere scritte in epoche immediatamente contigue. "Per poter capire, più correttamente, il critico, dovrà, io credo integrare diacronia in sincronia, conoscenza socio-storica in conoscenza formale" (p. 84).

Darko Suvin prende le mosse da una revisione o meglio da una riqualificazione del concetto di "ScienceFiction" esaminando i due termini che la compongono. Science è per Suvin un termine "alto", non si identifica ne con la tecnologia, ne con "l'estrapolazione futurologica" di apparecchiature e complicati marchingegni, ma è da intendersi come conoscenza, non una conoscenza generale, ma conoscenza dell'uomo. Science in questa accezione è vicina al termine tedesco "wissenschaft" e al francese "science", sono le "science humaines" o scienze storico-culturali (p. 13).

È scientifico tutto ciò che contribuisce ad aumentare il nostro grado di sapere dell'uomo, sulla sua organizzazione sociale. Oltre a questa accezione umanistica, non dimentico della lezione marxiana, Suvin lega strettamente la conoscenza con la capacità di modificare, di trasformare il reale.

L'altra componente della fantascienza è la "fiction", come finzione, rappresentazione: è l'elemento dell'invenzione, o, riprendendo la definizione di R. Ruyer sull'Utopia, la capacità di esplorare i possibili laterali dell'espressione.

L'unione di questi due termini "science + fiction"

configura dunque un genere specifico, la fantascienza appunto, quale attività letteraria che, tramite un'operazione di finzione, non solo aumenta la nostra conoscenza del reale, ma riesce anche ad attingere qualcosa di nuovo dal punto di vista conoscitivo sull'organizzazione socio-politica dell'uomo e della società. Il lettore troverà, infatti, in questo libro un concetto ricorrente che ne costituisce la trama: il concetto di "novum cognitivo", si tratta di un termine non a caso mutuato da Ernest Bloch che vuole suggerire quanto siamo venuti dicendo, e cioè l'aspetto di novità epistemologica dell'oggetto rappresentato (le società fantasticoideali) e nel contempo l'eversione, l'ereticità legata a tutto ciò che è veramente nuovo, "altro".

"... un novum è una falsificazione a meno che non partecipi in qualche modo a ciò che Bloch ha chiamato 'la prima linea del processo storico' che per lui (e anche per me) come marxista significa un processo intimamente collegato alla lotta per la de-alienazione dell'uomo e della sua vitasociale" (pp. 81-82).

Il concetto di "novum cognitivo" ha dunque un preciso sapore dal punto di vista politico, rafforzato dall'altro concetto fondamentale, elaborato dallo stesso Suvin per questo genere, di estraneità, estraniamento (termine mutuato sia dal formalista russo V. Shklovsky "ostranenie" che da B. Brecht "verfrumdung"). Non a caso Darko Suvin è uno studioso di Brecht, e come per il grande "maestro" tedesco, anche per lui questo termine è potenzialmente "eversivo", in quanto il distacco ironico che presuppone, permette la messa in discussione dell'assetto borghese, ed è, in quanto tale, "un'operazione mentale, uno sguardo al contempo conoscitivo e creativo". "Il paese altro è che uno specchio per il mondo. Ma è uno specchio che non solo riflette, ma anche trasforma, grembo vergine o e dinamo alchemica: Lo specchio è un crogiuolo" (p. 5). Queste premesse sono gravide di conseguenze per quanto riguarda l'accezione del genere il questione. Se da una parte esse offrono un eccellente strumento d'analisi per distinguere la Fantascienza da altri generi (non solo il naturalistico-mimetico, ma anche il meraviglioso e il fantastico secondo la definizione di Todorov), dall'altra restringono in un senso e allargano in un altro il concetto di letteratura fantascientifica. L'efletto restrittivo riguarda una serie di opere che non hanno un sufficiente grado di "novità cognitiva", ma che pure tradizionalmente sono e sono state incluse nella Fantascienza; si tratta per Suvin di una sorta di Fantascienza volgare, "un rimasticamento di western o di racconti più o meno sovrannaturali", di secondo livello, indegna di essere inclusa nel genere, perché dominata da una forma di escapismo mistificante che degrada il potenziale cognitivo del genere. Si vedrà in seguito come questa espulsione ponga una serie di interrogativi e di perplessità. L'allargamento riguarda invece un'altra serie di opere, questa volta appartenenti alla letteratura "alta" che vanno dall'Utopia di T. Moro a News From Nowhere di W. Morris, alla New Atlantics di F. Bacon.

La Fantascienza nell'accezione di Suvin fagocita e si appropria, secondo noi indebitamente, di un altro genere, quello utopico, che lo precede sia storicamente sia come messa a punto di strumenti retorici, largamente utilizzati fino ai nostri giorni anche da quelle opere volgarmente intese di fantascienza. Non è, si badi bene, una mera questione terminologica, in quanto non ci sembra che utopia e fantascienza possano essere così facilmente rovesciate l'una sull'altra.

Infatti sbaglierebbe chi credesse di trovarsi di fronte a un libro di fantascienza; il libro tratta soprattutto di letteratura utopica e paradossalmente il titolo più corretto sarebbe appunto "le metamorfosi del genere utopico". È anche vero, però, che in questo caso si riproporrebbe a livello metodologico un annoso dilemma: è l'anatomia della scimmia che permette di capire l'anatomia dell'uomo o non viceversa sono le forme più evolute che permettono di capire gli antecedenti e le forme primitive e meno evolute? Nel caso particolare è legittimo partire dalla fantascienza contemporanea magari degradata e falsa, per risalire diacronicamente all'archetipo, l'Utopia di T. Moro? Se questa era l'intenzione di Suvin, c'è da dire che non ci sembra costantemente perseguita o per 10 meno non sufficientemente esplicitata. Non si tratta d'insegnare Suvin le caratteristiche formali del romanzo utopico non ce lo permetteremmo, per il semplice motivo che agli inizi dei nostri personali studi ci siamo ampiamente giovati del suo saggio fondamentale sull'utopia come genere letterario apparso nel 1973 sulla rivista "Studies in the Literary Imagination", che è del resto stato incluso nel volume, capitolo III Defining the literary genre of Utopia: some historical semantics, some genology, a proposal and a plea.

Le categorie del novum cognitivo e dell'estraneità che Suvin ha contribuito a far emergere, sono da alcun autori (N. Frye e C.S. Elliott), noi compresi, assunte quali categorie fondamentali del genere utopico. Facendo rientrare nella fantascienza anche l'utopia, non si riconosce a quest'ultimo genere la sua specificità e priorità. D'altra parte non si coglie la novità di tutta una serie di opere, se si vuole di "paraletteratura", che nell'ultimo mezzo secolo hanno modificato in parte la struttura del genere utopico, vi hanno aggiunto o tolto qualche elemento fino a configurare un fenomeno una massa di opere, che attendono di essere analizza te con strumenti in parte nuovi e che comunque non possono essere uguali agli stessi usati per l'analisi del genere utopico. La fantascienza è un "magma", "una nebulosa dai confini incerti", in cui è vero che esistono opere volgari, opere di pura propaganda, opere come dice Suvin, "divulgatrici dell'ideologie dominanti", nelle quali si riconosce una continua contaminazione con i generi più svariati. La fantascienza prende di volta in volta a prestito temi e strutture del romanzo gotico, del romanzo poliziesco, del feuiletton ottocentesco. In queste opere le caratteristiche formali del genere utopico classico vengono modificate, distolte, stravolte; ma è appunto questo uno dei problemi della fantascienza almeno in quella degli ultimi cinquant'anni. Non è sufficiente dire che si tratta di fantascienza deteriore, falsa, non autentica perché segue le leggi del mercato. Si tratta piuttosto di studiare quanto della struttura di base del romanzo utopico rimanga nel romanzo fantascientifico e quanto l'emergere di nuovi problemi politico-sociali abbia modificato queste costanti.

Sono probabilmente la passione e l'impegno politico che hanno causato questa sorta di "diplopia" metodologica nella quale Fantascienza e Utopia si sovrappongono e si confondono. Impegno e passione che costituiscono una delle qualità indubbie del volume. Lo stile non è accademico, anche se lucido e rigoroso. Il linguaggio non è mai piatto, ma suggestivo e ricco di metafore, la pagina può essere accidentata, ma il linguaggio come altra forma di impegno umano e politico, come scoperta di mondi, di proposte politiche capaci di cambiare la vita della società e la nostra stessa. "In tutta la fantascienza significativa, la fuga è in direzione di un vantaggioso punto di vista, da cui abbracciare i rapporti umani attorno all'autore. È una fuga da vecchie norme vincolanti verso un flusso temporale diverso e alternativo, un espediente per far scattare l'estraniamento storico e una disponibilità almeno iniziale ad accogliere nuove norme della realtà, il novum di una storia umana de-alienante" (p. 84).

Emblematiche le citazioni che precedono il libro e i vari capitoli che sottolineano da una parte la preparazione e l'entroterra filosofico di Suvin e dall'altra, come la famosa scritta sui muri della Sorbona "Soyez réalistes - demandez l'impossible", l'atmosfera entusiasta degli anni nei quali la maggior parte dei saggi sono stati redatti.

Fermi restando i dubbi metodologici che abbiamo prima espresso, ci sembra che questo libro contenga, oltre a un affascinante tentativo di sistematizzazione di un genere letterario, saggi di notevole rilievo, purtroppo ancora sconosciuti in Italia. Infatti solo due dei saggi contenuti nel volume sono già stati tradotti in italiano e pubblicati: il primo: La Fantascienza e il Novum e il secondo, su G.G. Wells, apparso in "Strumenti Critici" nel 1972.

È da augurarsi, dunque che possa seguire anche in Italia una traduzione dell'opera di Suvin.

Vita Fortunati Università di Bologna