NUMERO SEI
Autunno - Inverno 198
7

SF

tradizione e innovazione


Dalla tradizione letteraria all'invasione dei mass-media


Carlo Pagetti


La science-fiction è un fenomeno ormai così ramificato, da coprire aspetti tra loro distanti della letteratura e della cultura contemporanea. La ricostruzione di una tradizione letteraria, che affonda le sue radici nell'utopia e nella narrativa di viaggi immaginari, non esclude la necessità di individuare una fase ottocentesca, allorché la rivoluzione industriale determina nuove forme di organizzazione culturale, ed esprime con il gotico, con il romance faustiano, con il divulgazionismo scientifico (componenti tutte presenti in Poe), i generi più adatti a confluire nei "viaggi meravigliosi" di Verne e nei scientific romances di Wells.

Nel nostro secolo, la nascita di una narrativa 'popolare' e di consumo in America ha dato una ulteriore svolta alla SF, attraverso le space operas di Edgar Rice Burroughs e la scientifiction di Gernsback, ma, nello stesso tempo, un più consapevole discorso letterario è stato irrobustito dalle distopie di London e Zamjatin, Huxley e Orwell. Appunto, le due forme di fiction hanno proceduto con significative divaricazioni, tanto che alla SF delle riviste specializzate ha corrisposto l'uso, spesso ironico e strumentale, dei materiali dell'immaginario tecnologico fatto dalla narrativa postmoderna. La frattura non sembra riguardare solo il pubblico americano, disposto ad assorbire i più riduttivi processi di schematizzazione del 'genere,'. In un'intervista pubblicata recentemente in appendice all'eccellente romanzo dei fratelli Strugatski Stalker ("Urania" n. 1066), Arcadi Strugatski descrive in termini negativi la produzione sovietica corrente: "Il livello popolare è caratterizzato da personaggi semplificati, da connessioni irreali fra uomo e uomo, uomo e scienza, uomo e natura. Sono prodotti che nascono dalla cattiva letteratura poliziesca. Facciamo un esempio: due scienziati sono su un razzo diretto verso Venere e i due si spiegano a vicenda com'è il pianeta, quanto è lungo il viaggio, come si guida l'astronave... una specie di diario di bordo molto più pesante di un paio di mattoni...". Ma Stalker è un romanzo efficace quasi quanto Solaris di Lem, e, da parte sua, la SF americana ha espresso autori così diversi, ma ugualmente uguali, come Dick, Vonnegut, la Le Guin. Fantascienza di consumo e tradizione utopica si avvicinano certamente in Inghilterra, coinvolgendo romanzieri del calibro dì Doris Lessing e di Anthony Burgess, e anche dello stesso Ballard. Assai lungo (ma, in ogni caso, ci impegniamo, prima o poi, a farlo) sarebbe il discorso per quanto riguarda l'Italia, e probabilmente anche la Francia e le-letterature iberiche, dove una cultura aperta al fantastico ha tuttavia maggiori difficoltà a misurarsi con l'immaginario scientifico e tecnologico, senza sottomettersi supinamente ai modelli anglo-americani. Eppure, è difficile non parlare di fantascienza, per certi racconti di Italo Calvino. Ma è significativo che Oreste Del Buono, presentando alcuni racconti di Lino Aldani (Parabole per Domani, Chieti, 1987), usi praticamente in modo intercambiabile i termini "fantastico" e "fantascienza

In ogni caso, la qualità metamorfica dell'immaginario tecnologico ha trovato un terreno adatto alla crescita nei tessuti della comunicazione di massa, e delle sue forme emergenti almeno fin dagli anni '30 - il decennio di Superman e della Guerra dei mondi radio-trasmessa da Orson Welles.

Dopo l'ultima guerra mondiale, la creazione e l'utilizzazione, al fini dell'intrattenimento di massa, di strumenti comunicativi sempre più perfezionati e sempre più in grado di reinventare illusionisticamente il reale sullo schermo di un televisore o di un cinema, ha spostato gradatamente l'accento sul carattere simulato e artificiale del messaggio tecnologico, e ha riaffermato la centralità della SF come letteratura della simulazione e dell'immaginazione metropolitana e post-indu-striale.

Rimane, tuttavia, la necessità di operare precise distinzioni tra le varie forme espressive, per non cadere in un facile sociologismo alla moda, che mette sullo stesso piano un personaggio letterario, un film, un te-sto narrativo. Riconoscere che la SF è attiva sia nel cinema che nel romanzo moderno (e poi anche nei fumetti, negli spots pubblicitari, ecc.) è importante; meno corretto è concepire come intercambiabili l'una o l'altra espressione, senza tener conto della specificità dei linguaggi, dell'esistenza di una tradizione e di un preciso contesto culturale. Perciò suscitano perplessità operazioni come quella tentata da F. Adornato, che ha curato - in un' unica infornata - saggi e interventi dedicati a Indiana Jones e a E.T., ai Blues Brothers e a Blade Runner, ai Bronzi di Riace e a Rocky-Rambo, a Fuga da New York e al Tenente Colombo (Eroi del nostro tempo, Bari, 1986).

Fin dal primo numero, La città e le stelle ha cercato di ricostruire alcuni nodi problematici nella storia e nello sviluppo della narrativa di SF, privilegiando l'area anglo-americana. Tradizione e prospettive postmoderne sono i due estremi entro cui si distende l'asse fantascientifico. Il discorso sul cinema, sulla televisione, sui fumetti richiede una diversa modalità di approccio critico. Lo sanno tutti quelli di noi che apprezzano il lavoro di Franco La Polla, recente autore di una importante storia del cinema americano, acutissimo estimatore delle serie televisive e cinematografiche di Star Trek, e studioso - senza confusione di ruoli - del romanzo americano novecentesco. Lo sanno, tanto per fare un altro esempio, anche i lettori di Alfabeta che, in passato, hanno avuto modo di apprezzare i saggi minuziosi di Teresa de Lauretis e dì Ugo Volli.

Ma, naturalmente, ci sono tanti modi di accostarsi alla SF, ed è senz'altro utile studiarla anche come sintomo, fenomeno, novità. Le recensioni di Oreste Del Buono rimangono, nel loro genere, esemplari, e una storia della fantascienza in Italia dovrebbe tenerle nel conto dovuto, come dovrebbe occuparsi dell'impegno di traduttori e curatori quali Riccardo VaIla. Se non ci fossero intelligenti recensori pronti a valutare gli ultimi arrivi, mancherebbe un'antenna essenziale alla cultura. In ogni caso, anche i recensori, di solito, si muovono in un ambito abbastanza preciso di competenze. Una critica che voglia proiettarsi - con maggiore o minore successo - in una prospettiva di più lunga durata, deve avere strumenti di registrazione più solidi, magari più pesanti e meno maneggevoli, in grado di scavare più in profondità.

Abituato a essere considerato per quello che teme di essere, cioè, un critico 'accademico' (anche se non ha mai apprezzato l'atteggiamento spesso presuntuoso e poco informato dell'accademia nei confronti della SF), il curatore de La Città e le Stelle ha accolto con gioioso stupore l'ipotesi, avanzata da due giovani intellettuali post-moderni di Alfabeta, di essere troppo vicino al cosiddetto fandom. La città e le stelle è ovviamente vicina a chi legge Fantascienza e, possibilmente, non ha come unico metro di valutazione l'ultimo film o l'ultimo libro di successo. Una rivista di critica di SF, arida com'è, si rivolge a chi la SF la legge e la conosce con sufficiente disinvoltura, non a chi vuole annusare mode ed emozioni dell'Eterno Effimero.

Non è possibile, di fatto, esulare, anche per la SE, dal concetto di 'tradizione', ed è egualmente necessario procedere a una delimitazione teorica del campo d'indagine. E inutile ricapitolare per l'ennesima volta il dibattito teorico in corso. Vale la pena,, piuttosto, di rinviare ancora alla presentazione del primo numero de La città e le stelle. Nessuno discute sull'interesse della narrativa di Lovecraft (a cui l'estensore di queste note dedicò un saggio 'accademico' nel lontano 1967), ma Lovecraft rientra solo molto marginalmente nel 'genere' SF, né vi rientra Tolkien, anche se tutti e due questi scrittori hanno potuto influenzare gli autori di SF molto più di un qualche pedantesco imitatore di formule e di tipologie fantascientifiche. Fantasy e ScienceFiction non possono coincidere meccanicamente, a meno che non si torni a un'estetica di tipo crociano in cui esiste solo il Bello, in qualunque luogo esso si manifesti, o non si ripieghi sul più trito sociologismo, che, appunto, ciarla di "cultura" mettendo assieme i dischi volanti e quelli della Hit Parade.

Se non vogliamo essere rigorosi come Suvin, o come altri teorici contemporanei (tra cui Giovanni Arganese, di cui pubblichiamo un puntuale contributo), bisognerà almeno concordare sul fatto che la tradizione utopico-satirica, nel momento del formarsi del romanzo moderno, e quindi con i Gulllver's Travels di Swift, abbia una diretta relazione con la SF. Per l'800 occorre tener presenti i racconti di Poe, e, in modo più limitato, quelli di Hawthorne, assieme al Frankenstein di Mary Shelley, in cui agisce certamente l'eredità del gotico, ma che esplorano la sfera dell'immaginario scientifico e tecnologico in una dimensione romantica e faustiana. Dopo la narrativa utopica vittoriana, è probabile che Verne e Wells abbiano avuto un ruolo centrale nella fondazione della SF novecentesca, delle cui diramazioni e scomposizioni 5 e già detto. Che poi il discorso sul 'genere' non sia per niente facile e definitivo, Io ammette anche lo studioso più rigido, che è costretto, a livello esemplificativo, a collocare sempre alcuni autori e alcune opere in una zona di confine tra un genere e l'altro.

La città e le stelle non pretende una esaustività impossibile da ottenere. Si limita a dare un'impostazione monografica per forza di cose selettiva e parziale, à in-dicare, insomma, un percorso. In questo numero, l'analisi di autori ottocenteschi fondamentali e delle diverse forme narrative da loro sperimentate (il saggio filosofico, il racconto, il romanzo gotico e quello fantastico) si confronta con alcuni recentissimi esiti riguardanti la SF e il suo studio. La SF. viene, quindi, vista nell'ottica di una densa analisi teorica, di un prodotto televisivo e poi cinematografico significativo come Star Trek, dei tentativi di rinnovamento degli 'specialisti' americani. Altre tendenze avrebbero potuto essere utilmente esplorate: la SE delle donne, la SF e la scienza degli anni '80, Star Wars e il 'fenomeno' Spielberg, il nesso tra autobiografia e SE presente in alcuni dei più importanti romanzi degli ultimi anni. Essenziale era ribadire la complementarietà dei due poli: quello della tradizione letteraria e quello della cultura contemporanea. Con una forse inevitabile citazione del recente romanzo di successo di Crichton, val la pena ricordare che la SF è una sfera.

Carlo Pagetti Università di Torino

 * Fatte salve le esigenze di scientificità che La città e le stelle ha espresso fin dall'inizio, è stato ritenuto opportuno ricorrere a citazioni in italiano, salvo che in quei casi in cui l'approccio critico richieda citazioni in lingua originale.