Samuel
Ray Delany
Nato
il 1 aprile '42 nel quartiere di Harlem di New York da una famiglia agiata
di razza nera.
Si
iscrisse alla High School del Bronx e poi al City College.
Pur
seguendo un indirizzo scientifico egli non è certo uno scienziato
per vocazione, e negli anni dell'Università collaborò attivamente
alla rivista dell'Università, "The Promethean", nella rubrica delle
poesie.
Debutta
a diciotto anni col romanzo "The Jewl of Aptor".
Ha
interessi culturali molto vasti, da quelli scientifici alla poesia, dalla
musica alla letteratura.
Si
è sposato con la poetessa Marilyn Hacker.
Ha
viaggiato molto, in Turchia, Grecia, Italia, Francia, Gran Bretagna, poi
è tornato dai suoi a Manhattan.
Ora
risiede a Londra.
Uno
dei due o tre nomi emergenti da tutta quanta la Sf.
Bibliografia
essenziale
romanzi
-
"I
gioielli di Aptor" (The Jewel of Aptor,
’61), "Fantacollana" n. 1, ed. Nord, ’77, "I grandi della fantascienza"
n. 8, ed. Il picchio, '79
-
"Babel
17" (Babel-17, ’66), "Galassia" n. 143,
"Bigalassia" n. 28, ed. La tribuna, ’71, ’74, "Classici Urania" n. 130,
ed. Mondadori, ’88
-
"Einstein
perduto" (Einstein Intersection, ’67),
"Galassia" n. 147, "Bigalassia" n. 43, ed. La tribuna, ’71, ‘75
-
"Nova"
(Nova, ’68), "Cosmo argento" n. 22, ed. Nord. ’78
-
"Dhalgren"
(Dhalgren, ’75), "Slan" n. 69, ed. Libra, ’82, traduzione di Roberta Rambelli;
874 pagine, 25. 000 £ .
Volume ponderoso, questo
di Delany.
La trama è presto
detta: un ragazzo sui trent'anni, che non ricorda il proprio nome, e a
squarci il proprio passato, giunge a Bellona, città degli Stati
Uniti, in cui è successo qualcosa: una rivolta di negri, una bomba,
non si sa, ma comunque da allora è isolata dal resto del
mondo.
Ora, a Bellona, si vive
in un'atmosfera chiusa, è un mondo con i suoi dei, le sue
violenze, i suoi miti... e molto sesso.
Lui viene chiamato il "kid",
e fa il poeta, per poi ritrovarsi capobanda degli "scorpioni", comunità
violenta e superunita, e vedersi pubblicata una raccolta delle sue poesie.
Ha una ragazza e un ragazzo... l'omosessualità imperversa.
Gli episodi sono lineari,
ma, alla fine, il racconto si chiude su se stesso, "il kid" guarisce, ricorda
il proprio nome e fugge dalla città in un caleidoscopio di rimandi
alle pagine iniziali, in un ritorno della catastrofe sovrastante.
Bellissimo, secondo me,
il libro terzo, "La casa dell'ascia" in cui il Kid entra in contatto con
una famiglia in cui "la donna di casa", madre e sposa, non riesce e non
vuole accettare la realtà di quanto la circonda, e si rifugia, con
un tentativo ritualistico, in un'atmosfera medio-borghese, che verrà
bruciata viva dalla morte, accidentale o meno, del secondo figlio, quando
già il primo era fuggito con gli scorpioni.
Ricerche letterarie, di
comunicazione, portate agli estremi, e cadute stilistiche, soprattutto
nelle pagine in cui il Kid e Newboy, un altro poeta di passaggio per la
città, discutono di filosofia e critica letteraria.
I livelli interpretativi
subiscono un continuo slittamnento, assolutamente necessario per inglobare
il libro; chi pretendesse di imporre linearità molto rigide ai propri
schemi interpretativi qui fallirebbe di sicuro.
Non stanca: i colpi di
scena, i ripescaggi nella memoria interna al racconto, sono
continui, ed accattivanti.
Il finale io l'ho vissuto
come una specie di sfida al mio intelletto; le carte continuavano a cambiare,
la soluzione, che ad una pagina sembrava perfetta, la pagina dopo veniva
smontata; per rivelare, in conclusione, la non soluzione, la soluzione
aperta. E non dico di più: a voi interpretare, giocare, con questo
libro, che è poi quello che si vuole.
-
"Triton"
(Triton, ’76), "I libri di Robot" n. 8, ed. Nord, ’78, "Cosmo oro" n. 149,
ed. Nord, ’95
"Triton"
(Triton, '76), "I libri di Robot" n. 8, ed. Armenia, '78, traduzione di
Franco Gianbalvo, "Cosmo oro" n. 149, ed. Nord, '96, (c) '76, by Franco
Gianbalvo, 393 pagine; "Triton und Zeit", di Claudio D'Ettore: Nell'introduzione
a Che cosa significa pensare? Di Martin Haidegger Vattimo ritiene che l'autore
degli Holzwege pensi la condizione dell'uomo nell'epoca della metafisica
compiuta come una condizione di estremo pericolo.
Tuttavia
la Kehre tra il primo e il secondo Heidegger scandisce il passaggio a una
visione ontologica del rapporto dell'uomo con il suo destino. La gettatezza
dell'esserci nella storia è autentica, secondo Sein und Zeit solo
progettandosi come l'essere-per-la-morte, ma la deiezione dell'esserci
nel quotidiano, per la volontà di potenza della tecnica, getta nell'oblio
questa possibilità.
L'esserci
è incatenato alle cose intramondane e "l'anticipante farsi libero
per la propria morte" si conclude nella relazione dei soggetti a pure funzioni
di questo mondo, tagliata come virtuale e intangibile possibilità,
perché il mondo della pianificazione e della organizzazione totale
è il mondo della rimozione della storicità. Gli eventi in
quanto precalcolati non sono mai nuovi né veri; il soggetto pare
privato della progettazione autentica della propria morte, in quanto affermazione
della vita come vita.
Solo
la memoria, il raccoglimento del rimemorare per il secondo Heidegger libera
all'uomo la possibilità ultima di un rapporto con l'essere, altro
dalla semplice presenza dell'ente, in un rapporto inesauribile.
Heidegger
dice, ripetendo un famoso passo di Nietzsche, che il deserto cresce. Il
che vuol dire che l'inaridimento è in espansione ; l'inaridimento
che è più inquietante della distruzione perché impedisce
ogni crescita futura e ogni costruzione. Heidegger comunica ai suoi allievi:
"L'inaridimento della terra può andare di pari passo tanto con il
raggiungimento di un più alto tenore di vita dell'uomo, quanto con
l'organizzazione di una condizione uniformemente felice di tutti
gli uomini. L'inaridimento può coincidere con entrambe le cose e
circolare ovunque nel modo più inquietante perché è
capace di nascondersi.
L'inaridimento
è l'eliminazione di Mnemosyne, eliminazione che si sta svolgendo
a pieno ritmo. "
Delle
affinità legano il romanzo di Samuel Delany ad alcuni nodi tematici
di Heidegger. L'ossatura di Triton è senz'altro grandiosa, volendo
edificare tutto un mondo futuro, in una impressionante analitica, sotto
il segno dell'eterotopia, (come dice il sottotitolo "Un'ambigua eterotopia")
in una linea inaridente la parola.
Le
eterotopie inquietano perché minano segretamente il linguaggio",
dice Foucault, nell'introduzione a Le parole e le cose. L'eteroclito inpedisce
di trovare uno spazio comune, di definire un luogo comune.
Sotto
il segno di una possibilità inafferrabile scorre tutto il romanzo,
nel rapporto ineluttabile e irrealizzato tra Bron Helstrom e La Spiga.
Il
paesaggio sociale offre le più varie libertà di scelta che
soli il meriggio della tecnica potrebbe offrire: infinite religioni, ringiovanimento
del corpo, cinquanta o sessanta sessi base, possibilità di cambiarlo
in pochissimi giorni come di cambiare preferenze sessuali, ecc.
Tuttavia
il protagonista afferma piangendo: "Cosa succede a quelli come me che hanno
problemi e non sanno perché li hanno?Cosa succede a quel poveraccio
che, pur volendo, ha perso qualsiasi collegamento con la ragione organizzata,
fino all'atrofia. Basta decidere cosa si vuole per ottenerlo?Bene, che
dire allora di quello che sa solo ciò che non gli piace?"
È
il riconoscimento inaridito della mancanza, in termini heideggeriani, il
lamento della metafisica compiuta, che ha dimenticato in tutto l'essere.
Bron
Helstrom ricerca l'essere dell'essente. Lo cerca sbagliandosi ancora, credendo
di avvicinarvisi, congiungendosi all'oggetto della passione, immedesimandosi,
cambiando sesso, mentre una guerra inesplicabile terrorizza e stermina
i pianeti e i satelliti colonizzati del sistema solare.
Bron
terrorizzato dalla morte che dà la guerra, intraprende proprio una
ricerca dell'essenza (Wesen), dell'evento (Ereignis) dell'essere, secondo
una controfinalità di una disperazione in cerca di parole per esprimerne
adeguatamente le mosse. Ma le parole sfuggono, non rimane scritto che un
balbettio furioso.
Il
romanzo, a sua volta, termina nel terrore, nel panico di un'assenza radicale
di risultati, nel silenzio intorno a cui gravita fin dalla prima pagina.
Mnemosyne
(la Memoria) è stata liquidata, resa muta non tanto dall'afasia
di Helstrom, quanto dall'esito destinale del mondo della tecnica.
(da
"Intercom" n. 48, settembre '83, pag. 37)
-
"La
ballata di Beta-2" (The Ballad of Beta-2,
’65), "Galassia" n. 122, "Bigalassia" n. 28, ed. La tribuna, ’70, ‘74
-
"Storie
di Nevèrïon" (Tales of Nevèrïon,
'79), "Fantascienza" n. 7, ed. Armenia, '80, traduzione di Roberta Rambelli,
(c) '79, by Samuel R. Delany, 223 pagine
antologie
-
"Al
servizio di uno strano potere" (Driftglass,
'71), "Robot" n. 35, ed. Armenia, '79, traduzione di Paolo Busnelli, (c)
'71, by Samuel R. Delany, 256 pagine: comprende:
-
"Il
buco tra le stelle" (The Star Pit), 53
pagine (romanzo breve)
-
"Cane
in una rete di pescatore" (Dog a Fisherman's
Net), 17 pagine
-
"Corona"
(Corona), (c) '71 by Samuel R. Delany, originariamente apparso in "The
Magazine of Fantasy and Science Fiction", ottobre '67, 16 pagine, anche
in "Stelle lontane" (vedi), pag. 61
-
"Si,
e Gomorra" (Eye, and Gomorrah), 9 pagine,
anche in "Dangerous visions" (Dangerous Visions, '67), a cura di Harlan
Ellison, "Varia fantascienza", ed. Mondadori, '91, pag. 537; "... splendido,
racconta di un futuro in cui sono stati creati, per missioni extramondo,
degli esseri asessuati, detti Spaziali: "... neutri... creature che non
sono neanche androgine... "(pag. 544), e in cui ci sono anche i Frelk,
uomini con: "... il complesso sessuale della caduta libera. "(pag. 545).
Cosa significhi lo lascio scoprire a chi lo vorrà leggere. " (dalla
mia recensione a "Dangerous visions", "Intercom" n. 140/141, '95, pag.
45
-
"Vetro
levigato dal mare" (Driftglass), 16 pagine
-
"Al
servizio di uno strano potere" (We, in
Some Strange Power Employ. Move on a Rigorous Line), 45 pagine
-
"Gabbia
di ottone" (Cage of Brass), 10 pagine
-
"High
Weir" (High Weir), 18 pagine
-
"Il
tempo considerato come una spirale di pietre semipreziose"
(Time Considered as a Helix of Semi-precious Stones), (c) '69, by Samuel
R. Delany, originariamente apparso in "New Worlds", 32 pagine, anche in
"Stelle lontane" (vedi), pag. 85, "I premi Hugo 1955-1975", "Grandi opere"
n. 4, ed. Nord, '78, nella traduzione di Roberta Rambelli, pag. 587, e
in "Metamorfosi 1970" (World's Best Science Fiction: 1969, '69), a cura
di Donald A. Wollheim e Terry Carr, "S. f. b. c. " n. 38, ed. La tribuna,
'70, nella traduzione di Maria Teresa Guasti o Tito Lana o Sandro Sandrelli,
pag. 225, Hugo '70, miglior short story, Nebula '69, miglior racconto
-
"La
notte e gli amori di Joe Dicostanzo" (Night
and the Loves of Joe Dicostanzo), 16 pagine
-
"Stelle
lontane" (Distant Stars, '81), "Visual
publications", ed. Interno giallo, '92, (c) '81, by Byron Preis, Visual
Publications, 280 pagine: comprende, oltre ai racconti in "Al servizio...
":
-
"Prismatica"
(Prismatica, '77), traduzione di Anna Pensante, (c) '77. by Mercury Press,
originariamente apparso in "The Magazine of Fantasy and Science Fiction",
ottobre '77, 26 pagine
-
"Stella
imperiale" (Empire Star, '66), traduzione
di Gianpaolo Cossato e Sandro Sandrelli, (c) '66, by Ace Books, Inc. ,
66 pagine (romanzo breve), anche in "Robot" n. 13, ed. Armenia, '77, pag.
21
-
"Omegahelm"
(Omegahelm, '81), traduzione di Anna Pensante, (c) '81, by Samuel R. Delany,
10 pagine
-
"Rovine"
(Ruins, '68), traduzione di Anna Pensante, (c) '68, by Andrew Porter, originariamente
apparso, in una versione più corta, in "Algol" n. 13, gennaio '68,
8 pagine
Racconti
-
"Tak loofer",
"Diesel" n. 13, '91
Saggi
-
"Nota
dell'autore sulla revisione della trilogia delle Torri", "Pocket Sf" n.
548, ed. Longanesi, '76, pag. 1
-
"Di dubbi
e di sogni" (Of Doubts and Dreams, '81), introduzione a "Stelle lontane"
(vedi "antologie")
Opere
non tradotte
Romanzi
-
"Captives
of the Flame", '63
-
"Empire:
A Visual Novel", '78, disegni di Howard V. Chaykin
-
"Nevèrÿona"
(Bantam, '83), (University Press of New England, '94)
-
"Stars
in my Pocket Like Grains of Sand" (Bantam, '84), 1° parte di un dittico.
finalista 1° edizione Arthur C. Clarke
-
"The Splendor
and Mysery: of Bodies, of Cities" (Bantam, '87), 2° parte del dittico
-
"They
Fly ay Cyron" (Incunabula Press, '93)
-
"The Madman"
(Richard Kasak Books, '94)
-
"Equinox"
(Masquerade Books, '94, collana "Rinoceros")
-
"A Fabulous
Farmless Darkness" (Bantam)
Antologie
-
"Flight
from Nevèrÿon" (Bantam, '85)(University Press of New England,
'94)
-
"The Bridge
of Lost Desire" (Arbor House, '87), (University Press of New England'94)
Racconti
-
"The Dying
Castles", in "New Worlds" n. 200, '70, in collaborazione con James Sallis
e Michael Moorcock
-
"They
Fly at Ciron", in "Fantasy and Science Fiction", '71, in collaborazione
con James Sallis
-
uno in
"Mermaids!" (Ace Bokks, '86), monografico sulle sirene, a cura di Jack
Dann & Gardner Dozois, introdotto da Avram Davidson
Saggi
-
"The Jewel-Hinged
Jaw: Notes on the Language of Science Fiction", New York, '76, raccolta
di saggi
-
"Angouleme",
'78
-
"General
Protocols: Science Fiction and Mundane", in "Technological Imagination",
3° vol. (Coda Press, '80); pressochè identico appare in
"Analog", maggio '79
-
"Reflection
on Historical Models in Moder Language Science Fiction", in "Science Fiction
Studies" n. 7/2, luglio '80, pagg. 200/207
-
"Sratboard
Wine: More Notes and Language in Science Fiction" (Dragon Press, '85),
raccolta di saggi
-
"The Motion
of Light in Water: Sex and Science Fiction Writing in the East Village"
(Arbor House, '87), edizione inglese, '90, ristampa (Richard Kases Books,
'94), Hugo '89
-
"The American
Shore: Meditations on a Tale of Science Fiction by Thomas M. Disch"
Saggi
su Delany
-
"Ritratto
d'autore: Samuel R. Delany", di Giuseppe Caimmi e Piergiorgio Nicolazzini,
"Robot" n. 13, ed. Armenia, '77, pag. 13
-
"Introduzione"
a "Triton", di Giuseppe Lippi, "I libri di Robot" n. 8, ed. Armenia, '78,
pag. 7
-
"Le storie,
i luoghi, le cose... ", di Piergiorgio Nicolazzini, "Robot" n. 35, ed.
Armenia, '79, pag. 4
-
"Lo spazio
moltiplicato", di Piergiorgio Nicolazzini, idem, pag. 245
-
"Presentazione"
a "I gioielli di Aptor", di Riccardo Valla, "Fantacollana" n. 1, ed. Nord,
'77, pag. 245
-
"Presentazione"
a "Nova", di Riccardo Valla, "Cosmo argento" n. 22, ed. Nord, '78, pag.
I°
-
"Presentazione"
a "La ballata di Beta 2", di Vittorio Curtoni e Gianni Montanari, "Galassia"
n. 122, "Bigalasssia" n. 28, ed. La tribuna, '70, '74, pag. 5
-
"Presentazione"
a "Babel 17", di Vittorio Curtoni e Gianni Montanari, "Galassia" n. . 143,
"Bigalassia" n. 28, ed. La tribuna, '71, '74, pag. 5
-
Recensione
a "Triton", di Angelo Zaccone, "Robot" n. 8, ed. Armenia, '76, pag. 153
-
"Presentazione"
a "Einstein perduto", di Sandro Sandrelli, "Galassia" n. 147, "Bigalassia"
n. 43, ed. La tribuna, '71, '75, pag. 5
-
Recensioni
a "Einstein perduto", "Nova", "Triton", "Al servizio di uno strano potere",
in "Nei labirinti della fantascienza", a cura del collettivo "Un'ambigua
utopia", "Universale economica" n. 879, ed. Feltrinelli, '79, pag. 68
-
"Fantascienza
della fantascienza", di Barry Malzberg, "Aliens" n. 4, ed. Armenia, '80,
pag. 54, relativamente a "Si, e Gomorra"
-
"Fantascienza
della vita quotidiana-Delany in lotta con l'angelo dell'attualità",
di Diego Gabutti, "Un'ambigua utopia" n, 2, '80, pag. 45
-
"Introduzione"
a "Storie di Nevèrÿon", di Giuseppe Caimmi, "Fantascienza"
n. 7, ed. Armenia, '80, pag. 7
-
"Introduzione"
a "Dhalgren", di Ugo Malaguti, "Slan" n. 69, ed. Libra, '82, pag. 5
-
Recensione
a "Dhalgren", di Marcello Bonati, "The Dark Side" n. 1, '83, pag. 62
-
"Il laboratorio
dell'immaginazione sociale: "Dhalgren" di Samuel R. Delany", di Antonio
Caronia, "La città e le stelle" n. 3, ed. Nord, '85, pag. 45
-
"Triton
und Zeit", di Claudio D'Ettore, "Intercom" n. 48, '83, pag. 37
-
"Nuova
fantascienza avventurosa", di Diego Gabutti, "Dizionario della fantascienza",
ed. Milano libri, '81, pag. 97
-
"Il ciclo
del nuovo sole", di Stefano Tuvo e Luigi Urdith, "Ucronia" n. 2, ed. Ucronia,
'85, pag. 83, relativamente a "Dhalgen"
-
"Tempo
libero e società del futuro", di Gian Filippo Pizzo, "Future shock"
n. 3 (vecchia serie), '87, pag. 3, relativamente a "Triton"
-
"La ricerca
del mistero", in "Mondi interiori", di Alexei e Cory Panshin, "Saggi" n.
3, ed. Nord, '78, pag. 124, 129
-
Recensione
a "Stelle lontane", di Roberto Genovesi, "L'eternauta" n. 111, ed. Comic
art, '92, pag. 20
-
Recensione
a "Stelle lontane" di Fabio Nardini, "Isaac Asimov Sciance Fiction Magazine"
n. 1, ed. Telemaco, '89, pag. 187
Non
tradotti
-
"Samuel
R. Delany", di Jane B. Weedman, in "Reader's Guide to Contemporary Science
Fiction and Fantasy Authors" n. 10, collana diretta da Roger C. Schlobin
-
uno, su
"Triton", di Michelle Massé, in "Coordinates: Placing Science Fiction
and Fantasy", a cura di George E. Slusser, Eric S. Rabkin & Robert
Sholes (Southern Illinois University, '83)
-
riconsiderazione
su "Triton", di Michelle Massé, in idem
-
"Samuel
R. Delany", di Seth McEvory (Ungar, '85)
-
Intervista,
in "Science Fiction Mounthly" n. 3, vol. 2° (New English Library,
'74 (o 5, o 6)
-
"New Wave:
der Avantgarde der modernen amerikanischer Science Fiction?", di Heinrich
Keim (Corian-Verlag, '91
-
uno, di
Fagmar Barnouw, in "Die versuchte Realitat oder von der Moglichkeit, glucklichere
Welten zu denken: Utopischer diskurs con Thomas Morus zur feministischen
Science Fiction" (Coria-Verlag, '85)
-
"Dhalgren:
la tensiòn sobra los lomites", di D. Croci, premio Màs Allà
'91
-
"Silent
Interview: On Linguage, Race, Sex, Sf, and Some Comics" (University Press
of New England, '94)
© m. bonati
collegamenti
Diego
Gabutti, Fantascienza della vita quotidiana - Delany
in lotta con l'angelo dell'attualità
Mondo
- Ultimi
arrivi - Autori
- Argomenti
- Testi in
linea - Speciali
Premi
della SF - IntercoM
rivista - Collegamenti
- Ansible