Samuel Ray Delany



 

Nato il 1 aprile '42 nel quartiere di Harlem di New York da una famiglia agiata di razza nera.
Si iscrisse alla High School del Bronx e poi al City College.
Pur seguendo un indirizzo scientifico egli non è certo uno scienziato per vocazione, e negli anni dell'Università collaborò attivamente alla rivista dell'Università, "The Promethean", nella rubrica delle poesie.
Debutta a diciotto anni col romanzo "The Jewl of Aptor".
Ha interessi culturali molto vasti, da quelli scientifici alla poesia, dalla musica alla letteratura.
Si è sposato con la poetessa Marilyn Hacker.
Ha viaggiato molto, in Turchia, Grecia, Italia, Francia, Gran Bretagna, poi è tornato dai suoi a Manhattan.
Ora risiede a Londra.
Uno dei due o tre nomi emergenti da tutta quanta la Sf.


Bibliografia essenziale



romanzi


Volume ponderoso, questo di Delany.
La trama è presto detta: un ragazzo sui trent'anni, che non ricorda il proprio nome, e a squarci il proprio passato, giunge a Bellona, città degli Stati Uniti, in cui è successo qualcosa: una rivolta di negri, una bomba, non si sa, ma comunque da allora è isolata dal resto del mondo.
Ora, a Bellona, si vive in un'atmosfera chiusa, è un mondo con i suoi dei, le sue violenze, i suoi miti... e molto sesso.
Lui viene chiamato il "kid", e fa il poeta, per poi ritrovarsi capobanda degli "scorpioni", comunità violenta e superunita, e vedersi pubblicata una raccolta delle sue poesie. Ha una ragazza e un ragazzo... l'omosessualità imperversa.
Gli episodi sono lineari, ma, alla fine, il racconto si chiude su se stesso, "il kid" guarisce, ricorda il proprio nome e fugge dalla città in un caleidoscopio di rimandi alle pagine iniziali, in un ritorno della catastrofe sovrastante.
Bellissimo, secondo me, il libro terzo, "La casa dell'ascia" in cui il Kid entra in contatto con una famiglia in cui "la donna di casa", madre e sposa, non riesce e non vuole accettare la realtà di quanto la circonda, e si rifugia, con un tentativo ritualistico, in un'atmosfera medio-borghese, che verrà bruciata viva dalla morte, accidentale o meno, del secondo figlio, quando già il primo era fuggito con gli scorpioni.
Ricerche letterarie, di comunicazione, portate agli estremi, e cadute stilistiche, soprattutto nelle pagine in cui il Kid e Newboy, un altro poeta di passaggio per la città, discutono di filosofia e critica letteraria.
I livelli interpretativi subiscono un continuo slittamnento, assolutamente necessario per inglobare il libro; chi pretendesse di imporre linearità molto rigide ai propri schemi interpretativi qui fallirebbe di sicuro.
Non stanca: i colpi di scena, i ripescaggi nella memoria interna al racconto, sono continui, ed accattivanti.
Il finale io l'ho vissuto come una specie di sfida al mio intelletto; le carte continuavano a cambiare, la soluzione, che ad una pagina sembrava perfetta, la pagina dopo veniva smontata; per rivelare, in conclusione, la non soluzione, la soluzione aperta. E non dico di più: a voi interpretare, giocare, con questo libro, che è poi quello che si vuole.
"Triton" (Triton, '76), "I libri di Robot" n. 8, ed. Armenia, '78, traduzione di Franco Gianbalvo, "Cosmo oro" n. 149, ed. Nord, '96, (c) '76, by Franco Gianbalvo, 393 pagine; "Triton und Zeit", di Claudio D'Ettore: Nell'introduzione a Che cosa significa pensare? Di Martin Haidegger Vattimo ritiene che l'autore degli Holzwege pensi la condizione dell'uomo nell'epoca della metafisica compiuta come una condizione di estremo pericolo.
Tuttavia la Kehre tra il primo e il secondo Heidegger scandisce il passaggio a una visione ontologica del rapporto dell'uomo con il suo destino. La gettatezza dell'esserci nella storia è autentica, secondo Sein und Zeit solo progettandosi come l'essere-per-la-morte, ma la deiezione dell'esserci nel quotidiano, per la volontà di potenza della tecnica, getta nell'oblio questa possibilità.
L'esserci è incatenato alle cose intramondane e "l'anticipante farsi libero per la propria morte" si conclude nella relazione dei soggetti a pure funzioni di questo mondo, tagliata come virtuale e intangibile possibilità, perché il mondo della pianificazione e della organizzazione totale è il mondo della rimozione della storicità. Gli eventi in quanto precalcolati non sono mai nuovi né veri; il soggetto pare privato della progettazione autentica della propria morte, in quanto affermazione della vita come vita.
Solo la memoria, il raccoglimento del rimemorare per il secondo Heidegger libera all'uomo la possibilità ultima di un rapporto con l'essere, altro dalla semplice presenza dell'ente, in un rapporto inesauribile.
Heidegger dice, ripetendo un famoso passo di Nietzsche, che il deserto cresce. Il che vuol dire che l'inaridimento è in espansione  ; l'inaridimento che è più inquietante della distruzione perché impedisce ogni crescita futura e ogni costruzione. Heidegger comunica ai suoi allievi: "L'inaridimento della terra può andare di pari passo tanto con il raggiungimento di un più alto tenore di vita dell'uomo, quanto con l'organizzazione di una condizione uniformemente  felice di tutti gli uomini. L'inaridimento può coincidere con entrambe le cose e circolare ovunque nel modo più inquietante perché è capace di nascondersi.
L'inaridimento è l'eliminazione di Mnemosyne, eliminazione che si sta svolgendo a pieno ritmo. "
Delle affinità legano il romanzo di Samuel Delany ad alcuni nodi tematici di Heidegger. L'ossatura di Triton è senz'altro grandiosa, volendo edificare tutto un mondo futuro, in una impressionante analitica, sotto il segno dell'eterotopia, (come dice il sottotitolo "Un'ambigua eterotopia") in una linea inaridente la parola.
Le eterotopie inquietano perché minano segretamente il linguaggio", dice Foucault, nell'introduzione a Le parole e le cose. L'eteroclito inpedisce di trovare uno spazio comune, di definire un luogo comune.
Sotto il segno di una possibilità inafferrabile scorre tutto il romanzo, nel rapporto ineluttabile e irrealizzato tra Bron Helstrom e La Spiga.
Il paesaggio sociale offre le più varie libertà di scelta che soli il meriggio della tecnica potrebbe offrire: infinite religioni, ringiovanimento del corpo, cinquanta o sessanta sessi base, possibilità di cambiarlo in pochissimi giorni come di cambiare preferenze sessuali, ecc.
Tuttavia il protagonista afferma piangendo: "Cosa succede a quelli come me che hanno problemi e non sanno perché li hanno?Cosa succede a quel poveraccio che, pur volendo, ha perso qualsiasi collegamento con la ragione organizzata, fino all'atrofia. Basta decidere cosa si vuole per ottenerlo?Bene, che dire allora di quello che sa solo ciò che non gli piace?"
È il riconoscimento inaridito della mancanza, in termini heideggeriani, il lamento della metafisica compiuta, che ha dimenticato in tutto l'essere.
Bron Helstrom ricerca l'essere dell'essente. Lo cerca sbagliandosi ancora, credendo di avvicinarvisi, congiungendosi all'oggetto della passione, immedesimandosi, cambiando sesso, mentre una guerra inesplicabile terrorizza e stermina i pianeti e i satelliti colonizzati del sistema solare.
Bron terrorizzato dalla morte che dà la guerra, intraprende proprio una ricerca dell'essenza (Wesen), dell'evento (Ereignis) dell'essere, secondo una controfinalità di una disperazione in cerca di parole per esprimerne adeguatamente le mosse. Ma le parole sfuggono, non rimane scritto che un balbettio furioso.
Il romanzo, a sua volta, termina nel terrore, nel panico di un'assenza radicale di risultati, nel silenzio intorno a cui gravita fin dalla prima pagina.
Mnemosyne (la Memoria) è stata liquidata, resa muta non tanto dall'afasia di Helstrom, quanto dall'esito destinale del mondo della tecnica.
(da "Intercom" n. 48, settembre '83, pag. 37)
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collegamenti
Diego Gabutti, Fantascienza della vita quotidiana - Delany in lotta con l'angelo dell'attualità

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