Altra Carne
[other flesh]

Pat Johanneson  

Il vecchietto sul tavolo non sembrava capace di far del male a nessuno, tantomeno di uccidere qualcuno. E questa era una cosa buona. Ne andava della mia reputazione.

I cavi si ritrassero nelle loro custodie nella parete che tornò a sciogliersi nella mimetizzazione di Dalì. Disintegrazione della Persistenza della Visione, questa volta. L'ultima volta era stata l'Ultima Cena, facendo sentire un po' raccapricciante il cattolico sbadato che è in me. Gli occhi di Gesù sulle mie spalle, che mi fissavano mentre azionavo la segreteria per trovarci la voce di lei. "Ho bisogno d'aiuto." Iniziava sempre così. Decisi che probabilmente avrei dovuto togliere l'Ultima Cena dal loop di playback appena ne avessi avuto la possibilità.

Guardai al cervello del tizio e ai vermi che erano occupati a fare il loro lavoro, strisciando sui contatti, convertendo il metallo in materia grigia. Nel giro di dieci minuti non ci sarebbe stato nulla in un'analisi medica della testa di questo tizio a mostrare che era stato collegato ad uno scaricatore, niente di anormale in tutta la sua testa, solo qualche macchia di tessuto morto. Normale per una persona anziana.

Lo richiusi, incollai la copertura (standard uomo-anziano-dai-capelli-bianchi-con-un-tocco-di-giallo) e lo trasportai nella stanza di risveglio, piena di giocattoli dottor-iali. Avevo anche una saliera mascherata per apparire come uno strumento medico. Sarcasm è il mio secondo nome, John Sarcasm Smith, capirete se non vi stringo la mano, ma prima mi devo togliere il sangue. Cosa che feci ad un catino d'acciaio inossidabile.

Si svegliò nel giro di un'ora e gli dissi di non guidare almeno per quattro giorni: non puoi imparare a forza tutto quando ottieni un corpo nuovo di zecca. Gli dissi di farsi sei isolati a piedi verso ovest e prendersi un tassì.

Quattro ore fa era stato una rossa prosperosa in modo devastante con tre cadaveri sulla coscienza e con la sfortuna di aver lasciato del sangue sull'ultima vittima, abbastanza per una panoramica totale del genotipo. Nel guardarlo andar via mi chiesi se avesse notato l'assenza dei seni e di quanto nuocesse di meno al suo di dietro. Almeno non aveva i fianchi ondeggianti dell'ultima donna-in-uomo che avevo fatto.

Osservai il mio lavoro che se ne andava a piedi, poi tornai in casa e chiamai la Cardinal Points dicendo loro di mandare un tassì all'isolato mille e due di Parkwest.


Lavoravo nel Lockheed e se questo per voi non significa niente non avete pratica con la segretazione della USASF.

Ero col gruppo che lavorava nell'interhook, l'interfaccia biomeccanica tra il pilota e l'aereo. Ero uno dei tecnici di livello medio sul versante bio della faccenda, con un permesso di sicurezza abbastanza alto da poter avere più di una pallida idea di ciò che dovevo fare. La mia specializzazione era lo stoccaggio della memoria biologica. Il cielo sopra White Sands era pieno di uccelli di guerra, soprattutto vecchie forniture di F/A-23 Bloodhawk e EA-91 Eagle Eyes. Gli aerei non erano la parte sperimentale del progetto; i piloti lo erano.

Bene, direte voi, l'ho letto su Popular Qualcosa, e allora? Ma questo accadeva sedici anni fa, molto prima che qualcuno al di fuori di una stretta cerchia di stellette della Forza Aerospaziale sapesse cosa stava succedendo. Io non lo sapevo realmente, me ne immaginai qualcosa, ma non lo dissi a nessuno. La pena di morte era in vigore, era periodo di guerra, ricordate?

Quale guerra? Il Grande Fiasco. Quello dove stavamo per calciare qualche serio Secondo sedere Sovietico tranne che quelli si sono sbriciolati. Si fa difficoltà a credere che li riprendiamo sul serio, non è vero? Ma ci siamo di nuovo, dimenticando il contesto storico.

Comunque, i piloti erano l'esperimento.


Suona il telefono.

Il mio telefono non suona mai. Nessuno ha il numero. Ho un aggego alla sua uscita che non permette al mio nome e al mio numero di lasciare la casa.

Così suona il telefono e io penso, merda.

Ho risposto, comunque. Che altro potevo fare? Se dovessero essere i poliziotti devono avere abbastanza nerbo per avvertirmi, e se fosse qualcun altro devo sapere dove hanno preso il numero.

"Pronto?"

"Ciao, Philip."

"Scusi, non conosco nessun..."

"Dacci un taglio," fa lui. " Non perdiamo tempo a tergiversare. Sono Genera."

Genera? Vagamente familiare... "Salve." Nessuno m'ha più chiamato Philip da quando ho smesso di di rispondere a quel nome. Quattordici anni fa.

"Ho saputo che hai un lavoro avviato. Che va bene."

"Da chi?"

"Non ti preoccupare. Ho bisogno dei tuoi servizi."

"Passi per i soliti canali."

"Aspetta un..."

Staccai il telefono. Dieci minuti dopo lo riattaccai e, naturalmente, stava suonando.

"Che c'è, dannazione?"

"Philip, è stato scortese. Non ho dovuto usare mai il tasto di redial su questo telefono, lo sai?"

"Mi preoccupa."

"Va bene. Comunque, ho bisogno dei tuoi servizi. A un mio amico serve un corpo."

"Sarebbe bene che fosse sicuro. Il telefono."

"Certo che lo è." Genera… ora ricordavo. Poliziotto, ex poliziotto. Non riuscivo a ricordare il nome vero, per ora no. Avevo fatto un lavoro di corpo per lui una volta. Ma dove aveva preso il mio numero? Non aveva importanza, non per ora comunque.

"Va bene," dissi. "Preso!"

"Un corpo nuovo."

"Bene, oh, Maschio o femmina? Mi occorre un'età, altezza…"

"Ti ho fatto un disegno. Quanto?"

"Ti ricordi l'ultima volta?"

"Sì."

"Aggiungi il quattrocento per cento."

"Va bene." Veramente la mia tariffa era salita del trecento, ma pensavo che mi doveva qualcosa per la telefonata. Il tocco personale, sapete!


Il cielo era grigio e dovevo accorgermi solo da quello che si stava preparando qualcosa. Io vado coi presagi, cose che appaiono sbagliate hanno un significato speciale per me. Rosso di sera, buon tempo si spera. Mi sto ancora dando i calci.

Ma non voglio scoprire troppo le carte.

Incontrai Genera (viene fuori che William Calyle è il suo vero nome) in un piccolo ristorante che serviva cibo cinese. Io avevo qualcosa di verde con troppo curry. La salsa di doia sopra non aiutava per niente.

"Allora dove hai preso il mio numero di telefono? E dove hai preso il mio nome." Genera apparve molto simile a quello che mi ricordavo. I capelli s'erano fatti bianchi, lo stomaco s'era allargato ma, ehi, stesso aspetto, per me. Io mi permetto di apparire di mezza età. Mi permette di entrare nel mio ruolo.

Per il nome è stato facile. Hanno un file al dipartimento."

"Sei di nuovo nella polizia? Ho una pistola, sai."

"Sì, ma non la porti."

Dannazione, era furbo. Non m'era accorto neppure che mi stesse scannerizzando. A meno che non avesse una squadra, ma era improbabile.

"E no, non sono più poliziotto. E' solo che hanno, uhm, codici d'accesso senza troppa fantasia."

"Oh," infornai del riso nero-verde, ci provai ma non sono bravo coi bastoncini. "Il disegno."

"Sicuro. A dire la verità dovresti già averlo."

"Hum?"

"Nel computer."

"Questa è una cazzata. Non hanno potuto raggiungerlo, non è connesso." In modo quasi deliberato, dovrei aggiungere.

"No, ma è acceso."

"Uh-huh," cercavo di cogliere il nesso.

"Al mio ragazzo basta."

"Stronzate."

"Controlla."

Almeno il pranzo lo pagò lui.


Pioveva quando tornai a casa, e questo era un altro segno. Quello delle previsioni, bastardo d'un mentitore, aveva giurato che sarebbe stato bello e soleggiato per tutto il resto della settimana. C'era un leggero presentimento in fondo al cervello che mi diceva che qualcosa era fuori posto, ma mi sedetti comunque al computer. Le parole mi danzavano davanti agli occhi:

"Prenditi un ragazzo che sappia scrivere" dissi a voce alta.

Disposizioni? Ripeté avrei voluto non aver mai comprato cip vocali con la voce di Mejel Barrett.

"Puliscilo e poi fallo andare." Dissi.

Una pausa. Il file è pulito. Non è virale, almeno non nel modo che Mejel potesse scoprire. Lanciato. E' un file-immagine standard con un attachment di testo.

Un lungo respiro. "Vai," dissi.


L'immagine era una 3V di un uomo alto 172 cm, età sui 39. Tutto era nella media sia come forma che come aspetto; il testo diceva che doveva avere occhi verdi e capelli scuri e radi. Lo avresti incontrato per strada e non avresti mai capito che qualche giorno prima era tutta un'altra persona.

Il corpo era abbastanza facile. Andai sul di dietro per la porta nascosta e presi una birra e una provetta etichettata di blu. Poi andai a sedermi sulla veranda, la pioggia che batteva sul corrugato verde di plastica sopra di me, e guardai al grigiore quasi che negasse la visibilità là fuori, divertendomi a pensare all'ultima volta che me ne era stato dato uno difficile.

Occhi verdi capelli scuri, questo era facile. Bello, facile. Il gusto della sfida era finito: Ma c'erano ancora un sacco di soldi, ci potete scommettere. E' per questo che lo facevo ancora, credo. Decisi che gli avrei dato anche un neo. Sul piede sinistro, proprio sopra il tallone. Da qualche parte ce la dovevo mettere la firma.

Il cielo si andava schiarendo molto dopo, quando tornai dalle mie fantasticherie. Mi succede a volte, mi perdo nella testa a pensare all'ingegneria. La birra era calda e svaporata e ce n'era ancora la metà, e il sole tramontava. Fini la birra e me ne andai in laboratorio.


In quattro giorni era nato, una tabula rasa dove imprimere l'amico di Genera. Il nuovo genotipo è proprio questo, un genotipo nuovo di zecca, non si sarebbe ritrovano in nessuno schedario della polizia o di chiunque altro. Vengono tutti dai cloni, ma io li rabbercio quel tanto che basta a renderli tutti unici.

E la clonazione è solo la parte meno illegale di tutta la faccenda.


Feci il numero dal mio apparecchio filtro e sentii Genera che diceva che sarebbe stato pronto appena lo fossi io. Almeno non era stato lui a richiamare.

Ci incontrammo in un locale greco fatta tutta la strada e girato l'angolo rispetto al locale cinese immerso-dentro-al-curry. Io mangiai qualcosa che potevo pronunciare e Genera mangiò qualcosa che non potevo pronunciare.

Arrivati verso la metà gli dissi che ero pronto. Mi disse che il suo ragazzo aveva quattordici anni e così non c'era da meravigliarsi che non sapesse scrivere. Gli disse che era patetico e mi porse il resto dei miei soldi, liquidi, nella vecchia e onorata valigetta nera.

Feci il nome di un posto per la raccolta e gli dissi che non volevo più vedere la sua facciaccia. Digrignò i denti e rispose che non era proprio quello che dicevano le sue donne. Me ne andai.

Avrei dovuto ucciderlo, ma non c'era un modo tranquillo per farlo. In più tutto ciò che avevo era la mia taser.

Inoltre, non lo sapevo.


Il corpo giaceva sul tavolo. Il tipo che stavo trasferendo mi aveva detto che non aveva mai sentito dire di queste merdate prima, se non fosse stato per Genera sarebbe stata solo questione di tempo prima che la polizia anti omicidio-stupro lo premdesse per via del genotipo. Odio sentire tutte queste stronzate. Preferirei non sapere cosa ha fatto un cliente. E' garantito che non è roba bella.

Così gli dissi di mettersi giù e attaccai gli elettrodi alla fronte, induttori del sonno.

Quando fu addormentato portai il lettino nel vero laboratorio, gli aprii il cranio e spinsi dentro i contatti di trasferimento in metallo e dissi al Dalì di dissolversi e darmi i cavi.

L'autentico trasferimento è controllato via computer, una volta collegati i cavi potrei anche andarmene a fare una birra. Non lo faccio mai. Sento che devo comunque sorvegliare, anche se poi dovesse andare andare male qualcosa dovrei sempre dipendere dal computer. I miei riflessi non potrebbero mai essere veloci a sufficienza e neppure la mia testa.

Così premetti l'interruttore e osservai le lucette verdi che lampeggiavano. Nessuna diventò rossa e neppure gialla. Accadde una sola volta, una rossa, e il computer la prese in tempo. Nessun problema.


Ho costruito tutto questo dopo il progetto interhook, dieci anni fa. L'ho usato diciannove volte. Lo conosco intimamente.

L'elettronica è messa assieme dall'interfaccia del sistema di volo, il luogo dove l'aereo si scarica dentro al pilota. Nell'interhook i sensi del pilota sono rimpiazzati. Il gusto, per esempio, diventa la miscela; un gusto dolce è ideale, amaro è troppo scarsa, salato è troppo ricca. La vista diventa istantaneamente la realizzazione cartografica del terreno, il sistema di bersaglio. La pelle dell'aereo diventa la carne del pilota. Il dolore, a seconda del tipo, del posto e dell'intensità, poteva indicare una rottura allo scafo, o un motore che perdeva colpi, o una perdita di carburante.

L'uso che faccio io di questa tecnologia, per quanto mi concerne, è semplicemente il logico passo successivo. Scaricare la personalità di u corpo è un processo a due passaggi: prima la mente originale viene trasferita su un buffer, un buffer proprio grosso, costruito con cervello clonato geneticamente inerte, e poi il buffer viene scaricato nel nuovo corpo. Due riversamenti al prezzo di uno.

Questa è la parte più illegale del mio lavoro; gran parte della tecnologia che uso è ancora tecnicamente segretata. Non chiedetemi di dirvi come l'ho ottenuta. Non ho intenzione di far rischiare la pena di morte ad un amico.


Quando i suoi occhi verdi si aprirono a fatica disse: "Philip Cabrierre, siete in arresto. Avete diritto…"

"Genera, pezzo di merda," dissi.

"…a restare in silenzio, qualsiasi cosa direte…"

"Dollhouse," dissi.

"… potrà essere usata contro di voi in un tribunale…"

"Mambo," dissi.

"… avete il diritto ad un…"

"Shitheel," dissi.

"… avvocato o a un programma difensivo. Se non potete permettervelo…"

"F-stop," dissi.

"… ne sarà…" Qui quasi si accasciò. Era la prima volta che dovevo usare la frase di arresto.

Nell'interhook c'è posto per una sequenza di reazione ipnotica. Tra i militari è usata di solito per indurre il pilota a portare a termine la propria missione, Non è certo auspicabile che un pilota, diciamo, si blocchi solo perché sta per sganciare una bomba H o tre su una città piena di innocenti. Così gli si dicono alcune parole e è tuo, spalancato, pronto a fare qualsiasi cosa tu gli chieda. Buttagli le bombe, soldato, Poi ripeti la frase per richiuderlo.

"Di chi è stata questa idea del cavolo?" chiesi poi.

"Capitano Carlyle," rispose.

Capitano eh? Genera, brutto stronzo.


M'erano stati dietro per sette anni. Genera (Carlyle) era sempre stato un poliziotto. Avevano comprato un gruppo di persone, non ultima quella dannata rossa di cui vi avevo parlato prima. Mi tenevano. La voce di questo tipo non era compiaciuta, semplicemente distaccata. Gli dissi di smettere di respirare. Quando fu del colore di quel blu là gli dissi di ricominciare.

Poi mi sedetti e lo guardai fisso negli occhi bianchi. "Ora sei in mio potere," dissi. "La tua missione" (come se potesse scegliere di accettarla, come se avesse scelta, spalancato a quel modo) "è di trovare e uccidere Genera. William Calyle. Tornerai alla tua stazione, o da dovunque altro tu venga. Ti comporterai normalmente fino a che non avrai l'opportunità di uccidere il capitano William Carlyle. Devi afferrare la prima occasione che ti si presenta. L'hai capito questo?"

"Sì," la sua voce era piatta e addormentata.

"Dichiarami il nome, il rango, la matricola e la missione.

"Sigvaldursson, Davis Antony. Caporale. Zero uno quattro tre tre uno due otto barra sette B. Devo cogliere la prima occasione per uccidere il capitano William Carlyle."

"Bene, qua la mano."


Osservai i cavi ritrarsi e venne fuori Cygnes réfléchis en éléphants. Era strano stare là sul tavolo mentre svolgeva tutto il lavoro.

"Va bene," lo istruii. "Ora salda lo scalpo e blocca l'interruttore d'esclusione." Sentii la saldatura (non l'avevo mai sentito fare un rumore così liquido) mentre la mia fronte si richiudeva. Poi tornarono tutte le sensazioni e mi venne un mal di testa del diavolo.

Mi tirai su comunque. "La parrucca bionda." Guardai giù al mio nuovo personale e fui impressionato. Aveva fatto un buon lavoro. Peccato non poterlo prendere come aiutante fisso. Ma aveva altri compiti. "Sì, quella." Poi dovrò fare un trapianto di capelli. La parrucca per ora avrebbe funzionato.


"Dollhouse," gli mormorai. "Mambo, shitheel, f-stop," e poi me ne anadai. Gli gettai un'occhiata da dietro le spalle e si stava stropicciando gli occhi e poi occhiava il mio sedere negli shorts attillati che avevo messo addosso. Sì, ragazzo, sembra proprio dura. Proprio un'altra ragazza mozzafiato che non riuscirai mai a conoscere.

Questo succedeva due settimane fa. Ho guardato i notiziari, ma ancora non c'è niente su Genera. Forse la suggestione ipnotica non funziona dopo la seconda frase in codice.

Forse dovrò farlo da solo. Darò un'altra settimana a Sigvaldursson e poi credo che comprerò una pistola. Generà non s'accorgerà di niente.

Quasi non vedo l'ora.



Pubblicata originalmente con il titolo Other Flesh in Intertext vol 6, n°2, tr.it. Santoni Danilo.

Pat Johanneson (johannes@www.brandonu.ca) ha pubblicato sempre in Intertext "Chronicler" e "Watching You". Ha anche un sua homepage con tutto il materiale da lui prodotto.