Su "tuttoscienze", l'inserto
di divulgazione scientifica de "La Stampa" compare l'11 gennaio 1995 un
articolo intitolato "Qualcuno sogna la macchina di Darwin - Automi da fantascienza".
L'autore, Piero Scaruffi,
espone brevemente gli studi che vengono portati avanti nel mondo,
in particolare in Gran Bretagna, Svizzera e Giappone, per lo sviluppo di
forme di vita artificiali.
Negli ultimi anni, infatti,
con l'aiuto dei computer si è studiata l'evoluzione di vite virtuali
o artificiali, dette Alife da "Artificial Life" (famoso in tal senso è
il cosiddetto "Gioco della Vita", programma elettronico che simula una
specie di riproduzione cellulare). Con semplici programmi, si possono cioè
vedere nascere e crescere degli agglomerati di esseri o cellule che non
sono altro che la rappresentazione di semplici algoritmi matematici.
Questo campo di studi si
sta fondendo a poco a poco con quello della robotica e delle intelligenze
artificiali (IA). Si stanno cioè costruendo, a piccoli passi, dei
"cervelli" per robot che consentano a questi di modificarsi non solo nel
modo di rispondere agli stimoli esterni, ma anche nella struttura fisica,
in pratica a compiere i passi dell'evoluzione.
Piccoli robot che si sviluppino
rispettando i postulati della teoria di Darwin, secondo cui la sopravvivenza
è garantita solo agli esseri che più sono adatti a
rispondere agli stimoli che arrivano dall'ambiente.
Il problema è cioè
quello di reagire, di opporsi alla "selezione".
E questo affascinante tema
è stato trattato più volte, pur in maniera non troppo evidente,
dagli scrittori di fantascienza.
Il modo più naturale
di sfuggire alle leggi della selezione è, per una specie, quello
di generare un numero molto elevato di nuovi elementi, cosicché
una parte, pur piccola, possa raggiungere lo stadio adulto.
Perché i cassetti
delle scrivanie, dei comodini sono pieni di spille di sicurezza? Proprio
per questo motivo! Nel racconto "Se tutte le ostriche nei mari...", di
Avram Davidson, si suppone l'esistenza di una specie che allo stato larvale
assume forma di spille da balia, allo stato medio la forma di ometti appendiabiti
e raggiunga allo stadio adulto la forma di bicicletta. Se non siamo pieni
di biciclette, nonostante il gran numero di spille di sicurezza, lo si
deve alla selezione naturale, che nel racconto è esemplificata così:
"Se ogni uovo di merluzzo, se tutte le ostriche nei mari fossero giunte
a maturazione, un uomo avrebbe potuto attraversare a piedi l'oceano sul
dorso di tutti i merluzzi e di tutte le ostriche che ci sarebbero state.
Ne morivano tanti e tanti erano mangiati da animali predaci che la natura
doveva produrne un massimo per permettere a un minimo di raggiungere la
maturità.".
E non sempre è detto
che la minima parte che riesce a sopravvivere sia data dagli elementi più
forti, più resistenti o più adattabili... a volte entra in
gioco anche un po' di furbizia. E così gli esseri viventi che sopravvivono
sono quelli che sono riusciti a "nascondersi" meglio. Questo è possibile
attraverso un processo di mimetizzazione (regolato anch'esso dalle dure
leggi della selezione naturale). Nel racconto "Mimesi" di Donald A. Wollheim
(apparso una quindicina d'anni prima del precedente) uno sconosciuto con
un mantello nero vive in strani atteggiamenti in una cittadina. Non parla,
non socializza... si scopre poi che non è un uomo, ma un essere
mimetizzato a forma di uomo, per nascondersi dai suoi predatori, voraci
nemici a forma di comignolo (I due racconti sono in effetti molto simili,
entrambi incentrati sulla mimetizzazione di una specie nel mondo umano,
il primo mette in risalto l'aspetto della selezione e della sopravvivenza
di pochi, il secondo l'aspetto della mimetizzazione per sfuggire alla selezione).
Anche da tali considerazioni
nasce la credenza che gli alieni "siano tra noi", con forma umana (in numerosi
film, ad esempio "L'alieno" o "Buckaroo Banzai", cito a memoria) o di gatto
("Il verde millennio" di Fritz Leiber) o con altre forme più o meno
stravaganti.
Probabilmente c'è
solo una razza che non è influenzata dalle leggi della selezione
e dall'evoluzione naturale: quella dei Vogon. Questi assomigliano più
o meno ai Klingon, razza aliena di Star Trek, ma sono ancora più
brutti. Nella "Guida galattica per gli autostoppisti" si racconta come
questo popolo abbia mantenuto l'aspetto di "miliardi di anni prima; quando
i vogon erano usciti per la prima volta strisciando dai pigri mari primordiali
di Vogsfera [...] le forze dell'evoluzione avevano rinunciato ad occuparsi
di loro: si erano come tirate in disparte, disgustate, e li avevano esclusi
dal loro elenco, considerandoli un orrido e increscioso errore. Così,
i vogon non avevano più potuto evolversi: non sarebbero mai dovuti
sopravvivere". Forse sono l'unica razza nella storia della fantascienza
ad essersi trovata a che fare con leggi di non-selezione.
E' ugualmente possibile
che alle leggi della selezione non ci si possa opporre con alcun metodo
naturale. L'uomo, ad esempio, non potrebbe mai vivere nello spazio, a meno
di non utilizzare a questo scopo la tecnologia.
Su Arrakis, il pianeta su
cui è imperniato il romanzo "Dune" di Frank Herbert, l'uomo non
potrebbe vivere se non per poche ore.
Solo con l'aiuto di tute
distillanti, di tende distillanti e di altri manufatti ad alta tecnologia
i Fremen riescono a vivere nel deserto del pianeta, riciclando addirittura
i loro stessi liquidi corporei (tanto preziosi che una lacrima, per un
Fremen, ha valore quasi più di ogni altra cosa).
Questo opporsi alla selezione
naturale con l'aiuto della scienza fa di uomo e tecnologia un tutt'uno:
la tecnologia diventa appendice dell'uomo e viceversa.
Nel romanzo "Il viaggio
dello Star Wolf" di David Gerrold questa simbiosi viene descritta attraverso
i "Morthan", derivati dall'uomo attraverso delicati interventi di ingegneria
genetica ed "enfatizzazioni biomeccaniche". Queste "superspecie avevano
tutte gli equivalenti genetici degli esseri umani, ma erano più
che umane (il nome deriva proprio da qui: più che è in inglese
more than). I Morthan erano stati progettati per vivere nudi sul pianeta
Marte, e in seguito anche su Venere".
Questo splendente panorama
si appannò di guai quando "[...] i Morthan iniziarono in breve a
incaricarsi del proprio destino , e diventarono essi stessi scienziati
e ricercatori".
L'uomo può andare
contro le leggi di selezione naturale, ma il rischio è che contro
di lui si rivoltino le sue creature, i suoi "mostri", e che perda
totalmente il controllo di essi (è il caso di "Frankenstein", dei
dinosauri di "Jurassic Park", del film "Il pianeta delle scimmie" in cui
la selezione umana di scimmie più intelligenti di altre porta all'evoluzione
di una razza che prenderà poi il sopravvento sull'uomo stesso, che
al contrario involve culturalmente).
E questo avviene sempre,
a meno che l'uomo stesso non fornisca alle sue creature delle leggi di
controllo, alternative a quelle naturali: è il caso delle tre (poi
quattro) leggi della Robotica, nate dalla penna di Isaac Asimov, per idea
iniziale di John W. Campbell (introdotte proprio per non perdere il controllo
dei cervelli positronici, di cui sono fornite quelle macchine tanto potenti
quanto innaturali che vanno sotto il nome di robot).
C'è un ultimo tipo
di selezione, che non ha molto di naturale: è la selezione umana,
a cui, spesso, non si vuole o non si può opporre resistenza. Anche
in questo caso si va alla ricerca del "migliore", del più adatto
a vivere un determinato ruolo.
E' il caso, ad esempio,
di Ender Wiggin, il "bambino prodigio" scelto per comandare la Flotta terrestre
contro gli alieni Scorpioni, dopo una lunga selezione, partita in tenera
età, continuata con prove dure, spesso inumane, e portata alla ricerca
di una totale efficienza personale, fisica, ma soprattutto cerebrale, in
ogni campo. Al fine della selezione anche qui chi non è adatto viene
considerato "morto" e a volte rimandato a vivere sulla Terra.
Concludo con un bizzarro
esempio di selezione umana: nel racconto "Diritto di voto" di Isaac Asimov
tra tutti gli aventi diritto al voto negli Stati Uniti, viene scelto dall'enorme
Multivac (computer di mole gigantesca) un solo uomo, rappresentante dei
parametri medi della società americana, per votare il Presidente:
"In questo mondo imperfetto, i cittadini sovrani della prima e più
grande Democrazia Elettronica avevano, per mezzo di Norman Muller - per
suo mezzo! - esercitato ancora una volta il loro libero e inalienabile
diritto di voto."
L'assurdità di una
cosa simile si commenta da sè.
E dovrebbe mettere in guardia
gli esseri umani dall'opporsi a certe regole della natura che sono fondamentali
per la conservazione di una cosa sola: la vita.
![]()
| Douglas Adams, The Hitch-Hikers Guide to the Galaxy, 1980, trad. it. "Guida galattica per gli autostoppisti", Mondadori | |
| Isaac Asimov, Franchise, 1955, trad. it "Diritto di voto", Mondadori | |
| Orson Scott Card, Ender's Game, 1985, trad. it. "Il gioco di Ender", Nord | |
| Avram Davidson, Or All the Seas With Oysters, 1958, trad. it. "Se tutte le ostriche nei mari...", Nord | |
| Donald A. Wollheim, Mimic, 1942, trad. it. "Mimesi", SIAD Edizioni | |
| David Gerrold, Voyage of the Star Wolfe, 1990, trad. it. "Il viaggio dello Star Wolf", Mondadori | |
| Frank Herbert, Dune, 1965, trad. it. "Dune", Nord |
Mondo
- Ultimi
arrivi - Autori
- Argomenti
- Testi
in linea - Speciali
Premi
della SF - IntercoM
rivista - Collegamenti
- Ansible