Sogni di Metallo
L'UOMO DI LATTA


Fabio M. Germanà

Coloro i quali si accingono a leggere questo articolo probabilmente avranno già sentito parlare di Intelligenza Artificiale {IA}. Mi chiedo però quanti sanno  realmente cos'è, e che cosa si intende con "Intelligenza Artificiale". Dare una definizione esaustiva, in effetti, non è affatto semplice. Spero però che le righe che seguono possano servire a chiarire un po' le idee.
Sino a  non troppi  anni fa, l'esistenza  di  una  disciplina  denominata "Intelligenza Artificiale" era nota a pochi addetti ai lavori. Dal 1984, forse per il potere evocativo di questa data di sapore orwelliano, in Italia le cose sono cominciate gradualmente a cambiare. Da allora sono molti ad interessarsi all'argomento: le  pagine scientifiche  di quotidiani e settimanali, radio e televisione, riviste scientifiche, convegni di divulgazione e, più o meno, tutti gli usuali canali di nformazione.
Questo  apparente boom dell'IA non faccia però pensare ad un altrettanto diffuso interesse  ed  a una  profonda  conoscenza  della materia. Si può semplicemente affermare che si sa che la disciplina esiste, non molto di più.
Che cos'è dunque l'intelligenza artificiale ?
Sin dall'inizio dell'era tecnologica gli uomini sono stati affascinati dalla possibilità che le macchine offrono di sostituire l'uomo in alcune sue funzioni. L'interesse della grande industria, rivolto a minimizzare i costi e ad aumentare la qualità dei processi produttivi, ha facilitato il reperimento di fondi per la ricerca. Basti pensare ai numerosi sistemi meccanici di precisione, ai meccanismi di produzione, confezionamento e distribuzione. I risultati sono stati talmente importanti che ancora oggi la nostra società è costretta a convivere con gli effetti, non sempre apprezzabili, di una continua rivoluzione industriale.
Se sotto l'aspetto meccanico i progressi sono stati rilevanti, da un punto di vista "intellettivo" la strada da percorrere è ancora molto lunga. Le macchine di cui disponiamo sono piuttosto stupide, non riescono a fare molto di più che azioni ripetitive, non creative, e non hanno un minimo di iniziativa personale. L'umano tentativo di creare esseri intelligenti a propria immagine e somiglianza si è fermato dunque a metà ?
Certamente no!
Senza dubbio un certo tipo di fantascienza è servita da valvola di sfogo per questa "sindrome da Dio" da cui l'uomo sembra essere affetto. Ma la malattia purtroppo non è così facile da curare. Così proprio le grandi storie di fantascienza sono state, allo stesso tempo, anche uno stimolo per scienziati ed inventori per trovare valide soluzioni. Le attuali conoscenze non ci permettono di aspirare a grandi cose, almeno entro tempi brevi, così per adesso dovremo accontentarci di R. Daneel Olivaw, di Data, di C1-P8, di D-3B8 e degli altri robots che la science fiction ci offre. Ma torniamo al nostro interrogativo: Che cos'è l'intelligenza artificiale ?
L'intelligenza artificiale è quello studio che si prefigge la produzione di calcolatori talmente evoluti da simulare una mente umana, da compiere delle scelte logiche, da dare risposte a domande sempre nuove, da emulare le prestazioni umane in quei campi in cui l'uomo è più abile (almeno per il momento). I settori che la ricerca sulla IA intende esplorare riguardano necessariamente diversi argomenti. La lista che segue contiene un breve sommario di alcuni problemi che rientrano nell'ambito dell'Intelligenza Artificiale.

Sono numerosi i tentativi, più o meno riusciti, di realizzare una macchina realmente intelligente. Ad oggi sono stati scritti numerosi programmi (denominati sistemi esperti) con lo scopo di attribuire ad un computer quelle conoscenze, quelle capacità di comprendere, di intendere, di apprendere e di elaborare in modo nuovo e fantasioso le informazioni esterne, che sono tipiche della mente umana. Già negli anni quaranta, Alan Turing, uno dei pionieri dell'informatica, formulò una interessante ipotesi sull'intelligenza artificiale: si sarebbe potuta considerare "intelligente" una macchina quando in un dialogo con un uomo questi non sarebbe stato in grado di accorgersi di parlare con un oggetto meccanico. Secondo altri si potrà parlare di vera intelligenza artificiale di fronte ad una macchina in grado di capire il senso di una barzelletta, o di distinguere una frase logica da un non senso, o ancora quando esisterà un computer talmente evoluto da creare una propria invenzione.
In ogni caso non esistono al momento programmi talmente sofisticati da soddisfare nessuna di queste ipotesi. Nonostante ciò gli studi sulla IA hanno portato alla stesura di programmi sempre più completi e soddisfacenti.
Un valido esempio dei miglioramenti ottenuti nel corso del tempo è dato dallo sviluppo del software sugli scacchi. Molti resteranno sorpresi nel sapere che la prima macchina in grado di giocare a scacchi risale al diciottesimo secolo, molto tempo prima dell'ideazione di qualsiasi elaboratore elettronico. La macchina chiamata Turk consisteva in una sorta di uomo metallico che muoveva i pezzi sulla scacchiera. Ebbe un gran successo battendo molti tra i migliori giocatori del tempo e persino Napoleone (non certo noto per la sua capacità di accettare la sconfitta). Turk aveva un solo piccolo inconveniente: era una falsificazione. All'interno della macchina si celava infatti un giocatore in carne ed ossa. Ma per quanto falso, Turk dimostrò il grande interesse prodotto da una macchina che poteva pensare. Nel 1890 lo scienziato Leonardo Torres  costruì un congegno in grado di dare scaccomatto al re di un avversario umano entro 63 mosse usando re e torre. Negli anni cinquanta fu la volta del già citato Alan Turing. Esattamente nel 1951 scrisse quello che probabilmente si può considerare il primo programma per scacchi: Turbochamp.
Era un programma estremamente rudimentale, in grado di prevedere solo la mossa successiva, ma comprendeva bene le regole del gioco. Nello stesso periodo, nel laboratorio scientifico di Los Alamos, gli scienziati Wells, Walden, Kister, Stein, ed Ulam svilupparono un programma su un IBM da 30 tonnellate. Per facilitare i calcoli imbrogliarono un poco, disegnando una scacchiera di sole 6 caselle per 6, scegliendo di eliminare gli alfieri dal gioco. Gli attuali programmi di scacchi sono estremamente sviluppati, altamente perfezionati sia nelle aperture, sia nel medio gioco che nei finali; tanto è vero che Garry Kasparov  in occasione del torneo Intel Gran Prix di Londra è stato sconfitto in 56 mosse da un freddo calcolatore. Il programma vincente era uno dei migliori del settore: "Genius".
Gli esperti minimizzano riaffermando la superiorità dell'uomo sulla macchina, ma per la prima volta un grande campione, un campione del mondo, è stato battuto da una "mente artificiale".
Una delle sfide più stimolanti della ricerca sull'intelligenza artificiale riguarda i programmi che sono in grado di affrontare una conversazione. Secondo i sostenitori della cosiddetta IA forte (Hofstader, Minsky), tutti gli stati mentali sarebbero potenzialmente computazionali.  Secondo tali  teorici il  nostro cervello sarebbe il supporto su cui girano gli algoritmi che costituiscono ciò che chiamiamo mente. Le cose però non stanno proprio così, anche se molti schemi mentali sono trasferibili in una macchina. Si è tentato di scrivere programmi avanzati che possano attribuire alla "mente artificiale" una buona capacità di interloquire in modo sensato con un essere umano.
I programmi di conversazione sono spesso basati sul "gioco dell'intervista", una sorta di domanda/risposta. All'elaboratore elettronico spetta il compito di dare risposte, più raramente di permettersi domande.
Si parte dal presupposto che qualsiasi frase possa essere scomposta in una serie di elementi più semplici, ed in base a questi classificata. Il computer cerca delle parole chiave a cui fare riferimento. Esistono vari sistemi per estrapolare queste chiavi di interpretazione, ad esempio si è notato che la parola più lunga in una frase è generalmente la più importante. In questo modo
si può ridurre un lungo discorso in una serie di chiavi che permetteranno al calcolatore di accedere a quelle aree del database che contengono gli argomenti toccati dall'interlocutore umano. All'interno di tali aree si procede ad un'analisi più approfondita dell'intero discorso, affinchè il calcolatore comprenda e dia una risposta soddisfacente.
Tra i programmi che  hanno perseguito questo scopo vale la pena ricordare "Eliza" (Weizenbaum,1966), "Student" (Bobrow,1968), "Shrdlu" (Winograd,1973), "Parry" (Colby,1975), ed "Eloisa" (1994) scritto da F.Lentini, giovane ricercatore calabrese, esperto in IA e collaboratore scientifico della "Stampa".
Uno dei momenti fondamentali nella realizzazione di una "mente intelligente" è l'attribuzione di strumenti attraverso i quali possa prendere coscienza della realtà esterna, discernere i fenomeni con cui si confronta, e reagire ad essi. Si tenta di fornire qualcosa che possa sostituire i cinque sensi di cui l'uomo si serve per entrare in contatto con il mondo circostante. I sensori di cui le macchine possono disporre attualmente sono in grado di compiere una analisi della realtà che va ben al di là delle capacità umane. Purtroppo recepire non è tutto. Le informazioni vanno rielaborate, apprese, e vanno tratte le opportune conclusioni. Non è affatto semplice. Come dicevo la strada da percorrere è ancora lunga, ma niente potrà fermare il viaggio che l'umanità ha già intrapreso. I recenti risultati ottenuti permettono attese ottimistiche.
Una attenta analisi del trend dei successi in relazione al numero di test e sperimentazioni portati a termine, tenuto conto anche dell'aumentare della qualità dei progetti e di una maggiore severità nel controllo dei risultati, fa veramente ben sperare.


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