Sulla natura linguistica del ciberspazio e comunità virtuali

[On the Linguistic Nature of Cyberspace and Virtual Communities]


Anna Cicognani


Introduzione

Una definizione di spazio elettronico o ciberspazio [i termini Ciberspazio e spazio elettronico saranno qui usati come sinonimi] così come è stato coniato da Gibson [1] ha rappresentato l’argomento centrale per gli studiosi di un’ampia gamma di discipline [2-8]. Non è stata ancora trovata una definizione di ciberspazio che sia accettata generalmente, anche se molti tentativi fanno riferimento ad un corpus letterario che è più descrittivo e narrativo che scientifico [1-9]. Anche se sarebbe importante esplorare ed estendere tali definizioni, lo scopo di questo saggio è di considerare in modo più ampio la natura dello spazio elettronico che viene percepita, allo scopo di specificare quali azioni e quali operazioni siano naturalmente richieste in tali percezioni. I ricercatori stanno dando spiegazioni differenti sul come linguaggio e comunicazione possano sistematicamente evolvere i mezzi e modelli specifici.

Questo saggio esplora come il ciberspazio possa essere considerato in termini di una costruzione linguistica, cosicché sia possibile introdurre ulteriori ipotesi sull’uso e sulla natura delle Comunità Virtuali. Per iniziare l’esplorazione dell’approccio linguistico alla natura del ciberspazio saranno discusse alcune tra le differenze e le similitudini che il ciberspazio ha rispetto ad altre forme di spazio (mentale, fisico, sociale). [10]

Per prima cosa considererò il linguaggio come un sistema simbolico [11-12] ed introdurrò l’ipotesi di "ciberspazio come linguaggio", fornendo esempi della sua natura simbolica e linguistica. Questa ipotesi potrà essere corroborata dall’esame di alcuni oggetti trovati nel ciberspazio, come browser e pagine (la materia) del World Wide Web.

Per seconda cosa, con riferimento alla teoria della metafora nella scienza di Kuhn, esplorerò l’aspetto metaforico dello spazio, da cui si potranno estrarre alternative sulla natura dello spazio elettronico. In particolare le Comunità Virtuali a base testuale offrono un aggancio comunicativo che si estende al di là del semplice scambio di informazioni. La materia del ciberspazio sarà investigata attraverso concetti come Zone Temporaneamente Autonome, virus e presenza linguistica e comportamenti.

Infine, una breve riflessione sul come considerare ciberspazio e Comunità Virtuali da una prospettiva linguistica ha il vantaggio di focalizzarsi su alcune caratteristiche del loro uso e della loro evoluzione. Per esempio, Speech Acts [13], cose che "possono essere fatte con le parole" o "azioni linguistico performative", possono essere applicate e possono trovare il loro dominio nel campo del design.

Ciber + spazio

La natura fisica del ciberspazio è stata considerata un soggetto non degno di dimostrazione scientifica [6] e neppure la sua natura dinamica può essere ristretta facilmente in una definizione statica [14]. Qui saranno usate, per introdurre il concetto di ciberspazio come linguaggio, alcune idee e alcune teorie che non sono state formulate in modo particolare riguardo ad ambienti elettronici [2,3,15-17].

È mia intenzione mantenere un uso flessibile del termine spazio, in quanto non è stato ancora posto un uso chiaro della parola. Per di più alcuni studiosi, considerando anche l’influenza di nuove tecnologie di comunicazione sulla nostra percezione del tempo, non hanno trovato interesse particolare nella sua definizione [18]0.

Lefebvre [16] apre il suo libro con:

Non molti anni fa la parola spazio aveva un significato strettamente geometrico: l’idea che evocava era semplicemente quella di un’area vuota. Nell’uso erudito era di solito accompagnata da epiteti del tipo euclideo, isotropo o infinito e l’impressione generale era che il concetto di spazio fosse in definitiva un concetto matematico. Per questo, parlare di spazio sociale sarebbe suonato strano. (p.1)

Qui Lefebvre per la prima volta ha cercato di riformulare il concetto di spazio con la terminologia delle scienze sociali, per considerare l’idea e il concetto di spazio come fosse aperto a teorie non matematiche e per la prima volta vengono attribuite allo spazio caratteristiche della ‘materia’. Lefebvre distingue tre tipi di spazio:

Ognuno di questi tipi non è separato dagli altri. Infatti, individualmente superano la nozione di spazio per sé [a]: non sono ‘a se stanti’ ma interconnessi; assieme danno forma alla complessità della natura dello spazio e delle sue variabili. Lefebvre è interessato a dimostrare chiavi di decodifica per la materia dello spazio, al di là delle intuizioni e delle dimostrazioni matematiche. Lo spazio delle interazioni sociali non può essere considerato in modo separato dalla natura o dalle astrazioni logiche. La stessa cosa si può dire del ciberspazio: non si può considerare in modo separato dallo spazio fisico, quello mentale e quello sociale.

Lefebvre fornisce una intelaiatura dei tipi di attività che possono aver luogo in questi tre generi di spazio. Dalla sua intelaiatura ho compilato un sottogruppo di caratteristiche che sarebbero funzionali per la comprensione della natura del ciberspazio. Le caratteristiche che seguono, in parte prese da Lefebvre, possono essere usate ed applicate alla comprensione della materia del ciberspazio, anche se non sono esaustive.

C’è un parallelo interessante tra il pensiero di Lefebvre e quello di Popper. Le definizioni di Popper dei ‘tre mondi’ [17] coincidono, sotto molti aspetti, con quelle del pensatore francese:

All’interno di queste definizioni dello spazio si può ipotizzare che il ciberspazio rispetti la stessa tripartizione. O potremmo pensare al ciberspazio come a una quarta partizione dello spazio.

Ciberspazio, una metafora dello spazio o uno ‘spazio per’ le metafore?

La comunicazione elettronica, nel creare il cosiddetto spazio elettronico, non ha distrutto o negato il ‘senso del luogo’ [19] e neppure ne ha inventato/creato uno nuovo. Virilio [18] suggerisce che la velocità crescente dell’informazione determina un cambiamento nella sua vivibilità e nella sua percezione (come qualità e quantità di informazione consegnata in un certo periodo di tempo). Meyrowitz [19] afferma che la frammentazione dello spazio [b] non "riferisce menzogne" sulla propria natura, ma racconta le sue "molte verità": la divisione dei componenti spaziali rivela dell’altro sulla struttura dello spazio. Ogni componente può essere pensato e compreso come una sezione di interesse. Uno spazio pluralista sorge dall’accesso multiplo all’informazione. Nello stesso momento, nello stesso luogo, protocolli differenti ci connettono con luoghi paralleli: e-mail, comunità virtuali, world wide web, videoconferenze. La frammentazione ci aiuta da una parte a separare la qualità e la quantità di informazione, dall’altra a controllare il suo accesso e la sua gerarchia. Lo spazio elettronico può essere usato in molti modi differenti (li chiameremo protocolli [c]) creando un’identificazione multipla per un player [d] all’interno dei suoi confini.

Anche se una definizione di ciberspazio non è stata finalizzata [e], mi riferirò, da qui in avanti, al ciberspazio come ad "un flusso elettronico di informazione", indicando che il ciberspazio non si riferisce solo, e semplicemente, ad un ambiente generato al computer, ma che ha a che fare, soprattutto, con velocità, accesso e manipolazione dell’informazione. Fintanto che accetteremo che l’informazione e fatta dal linguaggio (e strutturata su di esso), possiamo concentrare la nostra attenzione su come un gruppo gerarchizzato di informazione possa caratterizzare il ciberspazio. Il pensiero di Kuhn sulla metafora nella scienza 15 può aiutare ad introdurre l’idea di ciberspazio come linguaggio. Egli sottolinea:

La metafora volge un ruolo essenziale nello stabilire collegamenti tra il linguaggio scientifico e il mondo. Questi collegamenti non sono dati, comunque, una volta per sempre. La teoria muta, in particolare è accompagnata da un cambiamento in alcune delle metafore rilevanti e nelle parti corrispondenti della rete di affinità attraverso cui i termini si collegano alla natura. ([15], p.539)

Egli mette in evidenza come le metafore possano oscillare all’interno del linguaggio che cambia la ‘natura’ delle cose a cui si riferiscono:

La terra era come Marte (ed era così un pianeta) dopo Copernico, ma prima tutti e due si trovavano in famiglie naturali diverse. ([15], p.359)

Le metafore definiscono nuove classi (famiglie) di cose in virtù del loro potere linguistico, cioè della loro funzione rappresentativa. Per Kuhn attraverso la metafora il mondo viene continuamente ri-definito ed è in mutamento. Analogamente, il ciberspazio appartiene alla famiglia delle ‘costruzioni spaziali’ e per questo alla metafora delle rappresentazioni del mondo. Se cambiano queste rappresentazioni, anche il ciberspazio sarà ri-definito. In particolare il ciberspazio sembra spostarsi verso una costruzione linguistica, vista la natura del suo contenuto e dei suoi strumenti. Quand’è che (se mai lo sarà) il ciberspazio si sposterà dall’essere una rappresentazione spaziale, e per questo una metafora dello spazio, per essere uno spazio per metafore?

Si potrebbe affermare che il ciberspazio sia già uno spazio per metafore se si considerano, per esempio, le icone e le interfacce GUI: ma ancora la caratteristica di vivibilità (in virtù della quale gli organismi possono dimorare) non è soddisfatta completamente. La vivibilità si accompagna con sistemi capaci di nascere, crescere, riprodursi e morire.

Dal concetto di metafora nella scienza di Kuhn, seguendo i suoi esempi, sostengo che il ciberspazio deve ancora diventare uno spazio ‘per se’, nel senso che i suoi ‘cosa è’, o kath hauto, non sono chiari, mentre può essere descritto il suo ‘come è’, o kata sumbebekos. Il ciberspazio non ha sviluppato un sistema consistente di metafore e rappresentazioni che possono essere considerate ‘a se stanti’ in confronto alla trade spazio fisico-mentale-sociale. Usa ancora strutture e immagini (immagini linguistiche) prese dal ‘come-è’ del mondo.

Il ciberspazio è una costruzione linguistica, poiché qualsiasi ‘oggetto’ trovato nel ciberspazio è il risultato un qualche tipo di linguaggio (HTNL, compilatori, linguaggi MUD/MOO, clienti, server e contenuto). Non solo i linguaggi di programma stabiliscono collegamenti tra il ciberspazio e il mondo (come nella tesi di Kuhn sulla metafora), ma producono essi stessi il ciberspazio. Il programmatore ha la capacità di cambiare causa ed effetto del ciberspazio. E’ allo stesso tempo costruttore e residente, progettista ed utilizzatore. [f]

Il sistema del ciberspazio

Il ciberspazio è parte del mondo (anche in uno dei tre tipi di Popper)? O è ‘un altro mondo’, nel senso di una quarta partizione di spazio come in Lefebvre?

Uno dei problemi principali che si incontrano allorché si cerca di definire il ciberspazio è se considerarlo un sistema, un sottosistema o un sistema auto-referenziale in confronto allo spazio. Come sistema, sarebbe autonomo rispetto allo spazio, il che vuol dire che potrebbe anche diventare un sistema di luoghi, ergo, un gruppo di luoghi collegati da relazioni mutue, avendo tutte le caratteristiche che ciò implica (relazioni di causa-effetto, struttura temporale, altre generazioni di sottosistemi spaziali). Come sottosistema, un sistema che è parte di un altro, diventerebbe uno dei luoghi all’interno dello spazio, ma rimarrebbe collegato ad esso e non potrebbe essere consierato come uno spazio ‘per se’. Come sistema auto-referenziale o ‘spazio ibrido’, un sistema che è parte di un altro ma fa riferimento solo a se stesso e alle proprie variabili, apparterrebbe al sistema principale dello spazio e allo stesso tempo pretenderebbe indipendenza da esso. In questo caso lo spazio ibrido apparterrebbe ad uno spazio ‘metapermanente’, vi sarebbe localizzato (uno spazio che nominalmente appartiene allo spazio originale ma è indipendente rispetto alla sua origine). Il ciberspazio richiederebbe la costruzione della propria struttura, che non dovrà riflettere quella dello spazio originale, ma può ‘reiventarsi’ con un nuovo sistema di metafore (proprio coe una Zona Autonoma Temporanea).

La natura del ciberspazio sembra porsi soprattutto nella terza definizione, quella di spazio ‘ibrido’. Nessuno è pronto ad ammettere una vita separata per il ciberspazio, non è ‘staccato’ e indipendente dallo spazio fisico. Poggia ancora sulla fisicità del silicio.

D’altra parte, come per alcune descrizioni accettata comunemente e date dai loro autilizzatori all’RV (Realtà Virtuale), all’IRC (Inter Relay Chat) e MUD (Multi User Dungeons) [9, 21], il ciberspazio è uno spazio ‘sovrano’ in cui si possono sviluppare relazioni e comunità.

La materia del ciberspazio

Come visto in precedenza, nel termine ciber+spazio, lo spazio assume il significato di materia fisica, laddove ciber gli fornisce la caratteristica immateriale. Il termine ‘ciber’ viene da ‘cibernetica’ che significa ‘condurre, pilotare’. Negli ultimi anni ha assunto il significato di ‘ciò che appartiene al mondo digitale’. Per di più raggiunge un punto in cui può essere assimilato a ‘virtuale’. Gli studiosi sono pronti ad ammettere che il ciberspazio non sia un luogo per manifestazioni molecolari, nel senso descritto in precedenza. Qualsiasi fenomeno che ha luogo è, infatti, un risultato di trasformazioni elettroniche di eventi linguistici.

Allora, quale è la ‘materia’ del ciberspazio? Come visto in precedenza, nessuno degli studiosi considerati trova alcuna materialità nel ciberspazio. La ‘toccabilità’ è ancora una caratteristica principale nel definire la ‘fisicità’ (l’essere molecolare). Il ciberspazio non è uno spazio fisico e la sua abitabilità è discutibile. Se pensiamo alla vivibilità come ‘presenza molecolare’, allora possiamo affermare che il ciberspazio non è vivibile. [g]

Confrontando le osservazioni da Lefebvre, sui differenti tipi di spazio, osservo che:

Ho affermato che la materia del ciberspazio è il linguaggio: è scritto con esso ed è navigabile attraverso di esso: gli strumenti di navigazione non sono altro che pezzi di software, quindi: linguaggio.

Il vantaggio del linguaggio compilato sta nella sua versatilità globale: se compilato (e a volte anche se non, come nel caso dell’Hyper Text Markup Language) crea informazione che può essere condivisa, trasmessa e interpretata da una grossa quantità di computer. [h] Il linguaggio del computer non sembra essere affetto da ‘babelizzazione’: anche se il software può essere scritto in lingue differenti, nell’esecuzione funziona allo stesso modo (e appare uguale). Altri approcci al ciberspazio sono illuminanti in merito alla sua natura.

Zone temporaneamente autonome 

Esploriamo ora un’altra strada per spiegare la materia del ciberspazio. In questo paragrafo darò uno sguardo al concetto di TAZ (Temporary Autonomous Zone), Zone Temporaneamente Autonome , che potrebbe apparire abbastanza distante dall’approccio linguistico proposto in quest’opera. È utile invece mostrare come il ciberspazio risponda ad una struttura linguistica.

Il concetto di TAZ viene così espresso:

TAZ è come un sollevamento che non si dirige direttamente allo Stato, un’operazione di guerriglia che libera un’area (di terreno, di tempo, di immaginazione) e poi si dissolve per riformarsi oltrove/in altro momento, prima che lo Stato possa schiacciarla. Poiché lo Stato è preoccupato soprattutto per la Simulazione piuttosto che per la sostanza, la TAZ può ‘occupare’ clandestinamente queste aree e portare avanti i propri propositi festosi per un po’ con relativa calma. [3]

Un mezzo privilegiato per trasmettere informazione è anche un mezzo privilegiato per far crescere le TAZ. Così è per la Rete.

Abbiamo parlato della Rete che può essere definita come la totalità di tutto il trasferimento di informazione e di comunicazione. […] Così all’interno della Rete è iniziata ad emergere una specie in ombra di contro-Rete, che chiameremo Web […] Generalmente useremo il termine Web per far riferimento ad una struttura aperta alternativa e orizzontale di infoscambio, il network non gerarchico… […] La TAZ ha una collocazione temporanea ma concreta nel tempo e una locazione temporanea ma concreta nello spazio. Ma chiaramente deve anche avere una ‘locazione’ nel Web e questa locazione è di un tipo differente, non concreta ma virtuale, non immediata ma istantanea. Il Web non solo fornisce un supporto logistico per la TAZ, l’aiuta anche ad esistere; parlando crudemente si potrebbe dire che la TAZ ‘esiste’ sia nello spazio informatico che nel ‘mondo reale’ […] Se la TAZ è un campo nomade, allora il Web aiuta nel fornire l’epica, i canti, le genealogie e le leggende della tribù. [3]

La Rete, in quanto "totalità di tutto il trasferimento di informazione e di comunicazione", è il luogo dove può emergere il potere degli atti linguistici (e dell’infoscambio). Inoltre le TAZ sono soprattutto costruzioni di linguaggio: la guerriglia di cui parla Bey è un terrorismo poetico. È un terrorismo linguistico in cui il potere evocativo delle parole rivela la forza e la debolezza del sistema di network, attraverso il linguaggio e per mezzo di esso.

Virus e informazione

Un tipo di vita può essere riscontrato sia nelle TAZ che nel ciberspazio: questa forma è un virus. L’informazione, nella Rete, è facilmente trasmittibile, così lo è un virus. La parola ‘virus’ si è spostata dal campo della biologia in quello del Sistema Informatico [i]: un virus diventa naturalmente parte del sistema da cui è stato generato. Se i virus sono i segni principali dell’esistenza degli organismi, allora la vita nella Rete [l] deve essere considerata una possibilità concreta.

Presenza Linguistica nel ciberspazio

Lo stesso linguaggio vive la propria evoluzione; viene modificato continuamente all’interno del ciberspazio: non appena la Rete cresce con nuove interfacce, il ‘linguaggio di rete’ assorbe neologismi e scopre strade tra i molti protocolli e interfacce che costruiscono il ciberspazio. La complessità della Rete e delle sue comunità segue quella del linguaggio: se il linguaggio migliora, migliora la Rete. Solo interfacce avanzate (grazie a linguaggi di programmazione avanzati) hanno potuto creare il ciberspazio, le comunità virtuali e gli oggetti virtuali.

Per di più il linguaggio è indistruttibile. Così come lo è il ciberspazio e la Rete. La natura della Rete è (de)strutturata in modo tale da escludere una reazione a catena piramidale. Se accadesse un crollo locale, l’intera rete non ‘crollerebbe’ e l’informazione troverebbe altre vie per passare. Per di più la Rete è basata su due elementi principali, telecomunicazioni e computer. Nessuno dei sue sembra essere sul punto di sparire.

Linguaggio e privacy

Nel ciberspazio non è possibile alcun pericolo fisico, per questo non ci occorrono rifugi fisici, ma rifugi elettronici (e linguistici). La nostra privacy è di nuovo una questione linguistica. Essa viene garantita da PGP [m]. Qualsiasi coercizione si trovi nel ciberspazio ha radici nel linguaggio e può essere cambiata, migliorata o resa peggiore dal linguaggio. C’è una relazione mutua tra la materia del ciberspazio e lo stesso ciberspazio, tra linguaggio e ciberspazio: uno influenza e modifica l’altro e viceversa, in un flusso continuo.

Comportamenti linguistici nel ciberspazio

Ho affermato che il nostro comportamento nel ciberspazio è forzato dal linguaggio. Per di più il mio approccio non è di definizione, ma soprattutto di spiegazione. Comprendere le caratteristiche del ciberspazio ci potrebbe aiutare a scoprire modi per abitarlo.

Uno dei primi concetti collegati alla residenza è il comportamento. Alcuni studiosi hanno iniziato a riflettere sulle relazioni tra le complessità dello spazio e le nostre reazioni. Sto cercando di usare gli stessi concetti in relazione al ciberspazio.

Il mondo reale vive, coopera e risponde all’esistenza del ciberspazio. Come per Benedikt [2]:

Col ciberspazio il mondo reale (permetteteci del consenso qui per quanto riguarda la sua fisicità) non diventa eterealizzato e così, nell’aggregato, meno ampio o meno reale; né il mondo ‘mentale’ si fa concreto e così, esso stesso, meno mentale o spirituale. Piuttosto, col ciberspazio, uno spazio totalmente nuovo sorge dalla stessa complessità della vita sulla terra: una nuova nicchia per il regno che sta tra i due mondi. Il ciberspazio diventa un’altra sede per la stessa coscienza. E questa emergenza, proliferazione e complessificazione della coscienza dev’essere di certo il suo progetto dell’universo. (p.124)

Il comportamento nel ciberspazio è regolato dagli strumenti, possiamo cambiare comportamento cambiando strumenti (web brouser, grafica computerizzata ad immersione totale, chattaggio elettronico) che vorrebbe dire che il comportamento cambia se/allorché cambia il linguaggio. Gli strumenti sono pezzi di software, in fin dei conti, e l’hardware è la ‘materia’ su cui girano. Più questi strumenti evolvono e più aumenta il nostro grado di libertà.

Con l’espandersi dell’ampiezza di banda e col crescere della vigoria di computo, i luoghi del ciberspazio si presenteranno sotto aspetti sempre più multisensoriali e accattivanti. Appariranno, si faranno sentire e saranno sentiti in modo più realistico, renderanno possibili auto-rappresentazioni più ricche degli utilizzatori, risponderanno alle azioni dell’utilizzatore in tempo reale e in modi complessi e saranno sempre più elaborati e progettati in modi artistici. Non ci limiteremo ad osservarli, ci sentiremo presenti in essi. ([7], p.114)

Le risorse linguistiche del ciberspazio sono tanto numerose quanto è permesso produrre, compilare e usare come fonti dai linguaggi di programmazione. Il ciberspazio è in costruzione e così è per il suo linguaggio.

Negli ultimi anni sono stati fatti degli studi sulla comunicazione mediata da computer (CMC) e sulle sue dinamiche linguistiche. [n] Questi studi hanno dimostrato come adattiamo i nostri modi di comunicazione al nuovo mezzo (per esempio le e-mail) e come stiano evolvendo le nostre espressioni all’interno di questo mezzo per avere il massimo vantaggio dalle sue possibilità. Affermano anche che le comunità ‘digitali’ locali possono sviluppare ‘dialetti’ e gerghi locali. [o]

Riassumendo, ci sono due usi principali del linguaggio utilizzato nel ciberspazio:

Entrambi questi usi sono legittimi e fondamentali per l’esistenza del ciberspazio. Per di più la nostra stessa ‘identità’ nel ciberspazio è collegata a come usiamo il linguaggio e a come possiamo costruire un ‘avatar’, [p] una persona che ci rassomigli o che assomigli a come pensiamo di essere. Più il linguaggio è raffinato e più il ciberspazio diventa sede di comunità virtuali che, alla fine, riusciranno a porre la propria indipendenza dalla struttura del mondo fisico.

Alcune considerazioni finali

Questo lavoro ha cercato di mostrare come alcune teorie sulla spazio [3, 15-17] possano essere analizzate per comprendere meglio la natura emergente dello spazio elettronico. Mentre ci sono molti dibattiti complessi nella ricerca che fanno riferimento alla progettazione di Comunità Virtuali e ciberspazio(spazi) (per esempio costruzioni linguistiche, metafora, virtualità, velocità di informazione, e così via) il teorizzare in merito al ciberspazio e alla sua evoluzione deve ancora sviluppare una forte base filosofica e teoretica.

Alcune delle teorie esposte [16, 17] danno i primi accenni per questo scopo mentre alcune altre [2, 3, 7, 19] sviluppano una proposizione più specifica per il ciberspazio. La metafora diventa una figura retorica importante e l’articolo di Kuhn, come citato in precedenza, ci informa in merito alla relazione tra linguaggio e scienza.

Gli studiosi non stanno cercando una definizione di ciberspazio, così come non stanno cercando una definizione di spazio, cosa che va al di là anche di questo lavoro. Comunque, i linguaggi di programmazione e le interfacce di Rete mostrano una possibile direzione verso una ‘forma’ dello spazio elettronico. Le caratteristiche del ciberspazio possono essere ricercate nelle caratteristiche del(i) liguaggio(i) su sui si basa.

Più gli utilizzatori e gli sviluppatori riusciranno a comprendere in merito alle relazioni tra linguaggio e ciberspazio e più potranno usare metafore specifiche per muovervisi e dimorarvi. In particolare, i MUD/MOO e il Web sono luoghi interessanti per osservare il comportamento e le dinamiche sociali. Gli atti di parola, cose che possono essere fatte con le parole [13], si possono ridefinire nello proprie forme performative per il ciberspazio. Vorrei enfatizzare di nuovo quanto questo campo della linguistica possa essere utile per una formalizzazione di un progetto di lingua per il ciberspazio. [26]

La ricerca futura continuerà a seguire metafore spaziali e linguistiche per un’organizzazione ottimale del ciberspazio, nella convinzione che un’architettura del ciberspazio non sia soltanto possibile, ma anche necessaria. Una comprensione più profonda della natura linguistica del ciberspazio potrebbe portare allo sviluppo di forme più costruttive di disegno e di comunicazione.


INDICAZIONI BIBLIOGRAFICHE

  1. Gibson, William. Neuromancer. New York: Ace Books, 1984.

  2. Benedikt, Michael, edited by. Cyberspace: first steps. Cambridge: MIT University Press, 1991.

  3. Bey, Hakim. T.A.Z. The Temporary Autonomous Zone. Ontological Anarchy, Poetic terrorism. Brooklyn, New York: Autonomedia, 1985.

  4. Cicognani, Anna. Verso una nuova virtualità. L'uomo, l'artificiale e la tecnologia. Graduation thesis, Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, 1994.

  5. Heim, Michael. The metaphysics of Virtual Reality. New York: Oxford University Press, 1993.

  6. Maldonado, Tomàs. Reale e virtuale. Milano: Feltrinelli, 1992.

  7. Mitchell, William. City of bits. USA: MIT University Press, 1995.

  8. Quéau, Philippe. Le virtuel. Vertues et vertiges. Paris: INA, 1993.

  9. Rheingold, Howard. The Virtual Community. London: Martin Secker & Warburg Ltd, 1994.

  10. Clarke AA ed altri, A language for cooperation?, in Linguistic Concepts and Methods in CSCW. Connolly H. e Pemberton L. (a cura di), London, Springer, 1996.

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  12. Eco U. Le forme del contenuto, Milano, Bombiani, 1971.

  13. Austin, John Langshaw. How to do things with words. Boston: Harvard University Press, 1962.

  14. Novak, Marcos. "Liquid Architectures in Cyberspace." In Cyberspace: First Steps. pp.225-254. Edited by Michael Benedikt, Cambridge: MIT Press, 1992.

  15. Kuhn, Thomas. "Metaphor in science." In Metaphor and thought. pp.533-542. Edited by Andrew Ortony, Cambridge: Cambridge University Press, 1979.

  16. Lefebvre, Henri. The construction of space. Transl. by Donald Nicholson-Smith, Oxford: Blackwell, 1991. Original ed.: "La production de l'espace", Editions Anthropos.

  17. Popper, Karl. Objective knowledge: An Evolutionary Approach. Oxford: Oxford University Press, 1972.

  18. Virilio, Paul. Speed and politics: an essay on dromology. Transl. by Mark Polizzotti, New York: Columbia University Press, 1986. Original ed.: "Vitesse et politique: essai de dromologie", Paris: Galilee.

  19. Meyrowitz, Joshua. No sense of place. The impact of Electronic Media on social behaviour. New York: Oxford University Press, 1985.

  20. Rucker R, Sirius RU, Mu Q, (a cura di). Mondo 2000 Users' guide to the new edge.Mondo2000 Piblications, 1992.

  21. Cherny L. The modal complexity of speech events in a social MUD, Electronic Journal of Communication. 1995; 5:4.

  22. Rushkoff D. Media Virus! Hidden agendas in popular culture. Sydney, Dandom House, 1994.

  23. Juno A. Vale V. Pranks! #11. USA: RE/Search Publications 1987.

  24. Paccagnella L. Sociologia del cyberspazio. La costruzione sociale della realtà sulle reti telematiche. Tesi non pubblicata. Università degli Studi di Trento.

  25. Stephenson, Neal. Snow Crash. New York: Bantam, 1992.

  26. Cicognani A, Maher ML. Design speech acrs. How to do things with words in virtual communities. In, CAAD Futures conference proceedings, Munich August 3-6 edited by R. Lunge, Kluwer Acadenic Publishers, 707-717.

NOTE

[a] I tre tipi di spazio di Lefebvre non devono essere intesi come tre ambienti d'azione separati. La nozione di uno spazio "per se" viene per prima da Aristotele e dall'essenzialismo, una teoria che afferma che "gli oggetti hanno essenza e che c'è una distinzione tra tra una affermazione essenziale e una non essenziale o accidentale [...] all'inizio della moderna filosofia l'idea che l'identità di un oggetto sia costituita da ciò che esso è svolge un ruolo importante nei pensatori razionalisti continentali." ["Essentialism" in(Audi, 1995)]. Il kath hauto o l'affermazione per se o ciò che un oggetto sia sono necessari all'oggetto. Assieme al kata sumbebekos (come è un oggetto) definiscono i predicati dell'oggetto. [torna al testo]

[b] Possiamo definire uno spazio come "frammentato" quando in quello spazio hanno luogo molte attività substanziali. tutte allo stesso tempo. Lo spazio diventa multidimensionale  e 'substanziale' è qui la parola chiave per descrivere lo spazio come un ambiente multitasking. [torna al testo]

[c] Esempi di porotocollo nello spazio elettronico sono FTP, Telnet, http e così via. I documenti RFC li definiscono in dettaglio. Un indice esauriente di RFC può essere trovato all'indirizzo http://ds.internic.net/ds/dspg1intdoc.html al momento di redazione di questo scritto. [torna al testo]

[d] Con la parola "player" ci riferiamo ad un utilizzatore capace di reagire/interagire con lo spazio elettronico. [torna al testo]

[e] Benedikt (1991) cerca di definire il ciberspazio come: "... una realtà multidimensionale, artificiale o 'virtuale' globalmente collegata, sostenuta da computer, accessibile via computer e generata al computer" (p.122); Gibson tenta con "il ciberspazio è un'allucinazione consensuale creata dalla gente." [Rucker, 1992 #313], o "il ciberspazio è il luogo dove ti trovi quando stai parlando al telefono", John Perry Barlow. [torna al testo]

[f] Lo stesso ciberspazio può essere considerato come un gruppo di eventi resi possibili da degli script. Gli "Script" sono gruppi di istruzioni in linguaggio o gerghi ingormatici. Possono essere compilati, per diventare eseguibili, o possono essere lasciati al software di un browser (per esempio l'HTML e i browser per il WEB). [torna al testo]

[g] Non ci chiederemo, come fa Woolley, "potrebbe questa essere una nuova realtà?", nel capitolo sul ciberspazio (p.135). Il concetto di reale e di virtuale è stato analizzato in dettaglio in Maldonado (Maldonado, 1992) e Cicognani (Cicognani, 1994). [torna al testo]

[h] L'HTML (HyperText Markup Language), per esempio, è un linguaggio che, qualunque sia la piattaforma su cui giri, può essere interpretato da differenti World Wide Web browser (Netscape, Mosaic, Cello), e da altri pacchetti software [torna al testo]

[i] I virus informatici sono bene descritti in Rushkoff (Rushkoff, 1994). Anche i "prank" (Juno e Vale, 1987) possono essere considerati una delle "malattie" del sistema informatico. [torna al testo]

[l] (Mitchell, 1995), per un approccio preliminare alla costruzione di `cities of bits'. [torna al testo]

[m] Pretty Good Privacy. Questo sistema di criptazione è stato sviluppato da Phillip Zimmermann nel 1990. Si vedano i Cypherpunk archives in http://www.hks.net/cpunks e la documentazione inclusa con il sotware che è freeware. [torna al testo]

[n] Si veda http://shum.cc.huji.ac.il/jcmc/jcmc.html, e Paccagnella (Paccagnella, 1994) per bibliografie dettagliate. [torna al testo]

[o] Qualcuno (si veda http://www.dsiegel.com/tips/wonk9/usage.html) afferma anche che  "la lingua inglese è molto simile all'HTML". [torna al testo]

[p] Questa parola indica la rappresentazione di un'entità negli spazi elettronici (si veda anche Stephenson, 1992), [torna al testo]

 


Ringraziamenti

Questo lavoro è un’evoluzione di Which language for cyberspace?, presentato al CVE 1996 di Nottingham. La ricerca viene condotta all’interno della Faculty of Architecture presso la University of Sydney, Key Centre od Design Computing, alla quale va la mia gratitudine. L’aiuto e l’appoggio di Mary Lou Maher e Justin Milne sono ampiamente riconosciuti.

© 2001 Anna Cicognani PhD [Key Centre of Design Computing, Department of Architectural and Design Science, Faculty of Architecture, University of Sydney, NSW 2006, Australia. E-mail: anna@arch.usyd.edu.au]

Titolo originale, On the linguistic nature of cyberspace and virtual communities; Traduzione italiana, Danilo Santoni