Sì, certamente. Conosco i miei diritti d’imputato,
so che quello che riferirò in questo nostro colloquio, le mie risposte alle
sue domande, in sostanza tutto ciò che dirò potrà essere usato contro di
me. E che quindi sono libero di non rispondere a lei e agli altri membri del
collegio inquirente negandole la mia collaborazione. Ma capirà ben presto
che fare chiarezza su questo spiacevole incidente non potrà che giovarmi;
nessuna reticenza da parte mia quindi, abbiate fiducia…
… (omissis) …
Se mi sembra adeguata la parola incidente?
Senza dubbio, dal mio punto di vista, e da quello di tutti coloro che sono
stati coinvolti in questa impresa. Sì, incidente, e che altro?
…
Sorpresa, disgusto, rabbia, orrore. Questo
quello che ho provato. Nei primi attimi sicuramente l’aspetto emotivo è
prevalso anche in me, che diamine! Poi la nostra responsabilità, tipica di
chi è votato alla scienza, è quella di indagare le cause, con tutti gli
strumenti tipici della razionalità umana. E questo non può essere confuso
con la mancanza di sentimenti, con il cinismo. Sa che chi aveva acquistato l’esclusiva
mediatica dell’avvenimento non ha avuto il pudore di nascondere la sua
soddisfazione per il picco di share conquistato durante l’incidente e nei
minuti successivi? Quello sì che è cinismo!
…
Mi scusi per lo sfogo, ma non è bello essere
trattati così dagli organi d’informazione, soprattutto da certi: tu fai
la loro fortuna, poi loro si nutrono del tuo cadavere. Bastardi…
…
Helias Colombo, nato a Berlino il 27.11.2006.
Coniugato con Tamar Goldsmith. Residente a Tabaueran.
…
E’ un atollo dell’arcipelago delle Line.
No, non c’è numero civico. L’atollo non è piccolissimo, ma io abito
dall’altra parte dell’isola rispetto all’unico centro abitato, Nabari.
…
Non è un problema, ormai nel nostro ambiente
si lavora a distanza, in multiteleconferenza. Devo dire che le poche volte
che ho dovuto recarmi in sede è stato solamente per motivi – per così
dire - di rappresentanza. Ma posso garantirle che ognuno di noi responsabili
delle diverse aree del Progetto poteva benissimo restare a casa propria e
lavorare per via telematica. In particolare nel mio caso devo confessarle
che ho sempre manifestato una certa pigrizia nell’allontanarmi da casa.
…
L’ha detto! Un paradiso. Tra i pochi rimasti
sul pianeta. Ci si sveglia all’alba col canto degli uccelli marini. L’aria
è sempre limpida e fresca, il clima una continua primavera. Le maschere a
carboni attivi non sappiamo nemmeno cosa siano quando siamo là: niente
motori, gas tossici, problemi di sovraffollamento. Sì, certo, è una
sistemazione un po’ costosa, ma in buona parte ripagata dai benefici
fiscali.
…
Mi ritengo un privilegiato. Ma si tratta anche
di sapere cosa si vuole. C’è gente con il mio stesso reddito che
preferisce svenarsi per acquistare una penthause nel centro di Bangalore. De
gustibus...
…
Cinquecentocinquantamila euro annui. Tre anni
di contratto. Più un milione di premio nel caso di riuscita dell’impresa.
La scadenza del mio mandato era lo scorso 30 dicembre in coincidenza dell’evento
la cui conclusione - diciamo così - sfortunata, mi ha portato a questa
spiacevole situazione personale. Che spero si risolva in tempi brevi.
…
La domanda per gli arresti domiciliari è
stata rigettata in prima istanza. Pericolo di fuga. Anacronistico, non
trova? Ora i miei avvocati si sono rivolti alla corte suprema
internazionale, dipartimento diritti umani. Ancora pochi giorni e dovrei
essere fuori, così mi assicurano almeno. Ma io credo che tutto questo in
fondo non sarà necessario, sono sicuro di poter provare la mia innocenza.
Vedrà, ho delle novità in merito.
…
Giovane dice? No, non in modo particolare.
Anche gli altri dirigenti. Il responsabile del settore visione artificiale,
ad esempio, ha compiuto ventitré anni lo scorso novembre. Una bella festa.
Ecco vede, si trova ogni tanto un buon motivo per andarsene dall’atollo,
quattro ore di Personal Plane ed eravamo a Stoccolma con tutti gli altri.
Negli ultimi decenni si sono molto accelerate le carriere in ambiente
scientifico e tecnologico, non lo sapeva? Io mi sono laureato nel 2021 al
Politecnico di Zurigo, in matematica. Il 2023 è stato l’anno del master
in robotica, al M.I.T.. Fino al 2027 sono stato responsabile della ricerca
alla Immer Geradeaus GmbH. Progettavamo piccole macchine d’uso domestico.
Quelle che così tanto hanno migliorato la qualità della vita negli ultimi
anni. La vasca da bagno intelligente e autopulente l’abbiamo lanciata noi
per primi, poi i giapponesi ci hanno copiato. Sì, le vecchie cattive
abitudini non le hanno ancora perdute! Ci siamo rifatti con i veicoli
automatici; con delle banali migliorie sul sistema di automanutenzione
abbiamo dato del filo da torcere ai gialli: loro avevano pensato che il
cliente fosse appagato nell’essere esentato dalla guida. Errore! Non c’è
niente di peggio che perdere tempo con un veicolo che ogni tanto si guasta e
non si autoripara. Bene, è stato questo grosso successo che mi ha permesso
di entrare nel Progetto, a soli ventidue anni. Sa, essere in quell’ambiente
di lavoro è stata un’esperienza eccitante, i migliori cervelli del mondo
impegnati in una ricerca di punta, sicuramente il Progetto simbolo del
settore tecnologico che più ha avuto impatto sull’umanità nell’ultimo
decennio e sul quale sono state convogliate la maggior parte delle risorse.
Diciannove mesi da ricercatore e poi l’incarico che le dicevo,
responsabile del settore Evoluzione decisionale. Eccomi qua, nemmeno
ventisette anni e una brillante carriera alle spalle, la celebrità e adesso…
ah ah… anche un po’ di galera, beh, poco male, c’è chi dice che tutti
i grandi ci debbano passare. Un uomo vissuto, non le pare? Ma no, non si
deve stupire per la mia età. Lo so che per voi, uomini di legge, i tempi
sono più lunghi, l’apparato statale con i suoi concorsi, così
anacronistici, …le inefficienze… ma vi rimane sempre la sicurezza del
posto di lavoro, e anche uno stipendio niente male, o sbaglio?
…
Veramente? Molti magistrati hanno dato le
dimissioni? Prendono molto di più come legali per aziende private, anche
piccole? Addirittura? Lavori di bassa manovalanza? Ma con tutti i robot che
abbiamo prodotto. E io pensavo che in quei pochi lavori manuali residui
fossero utilizzati solo immigrati quartomondiali, o insegnanti dopolavoristi…
…
Ha ragione. Noi uomini di scienza non sempre
siamo attenti alle trasformazioni sociali, ai rapidi mutamenti. Ha ragione,
è vero, ma siamo così appassionati al nostro lavoro, è così
coinvolgente, così eccitante, ci assorbe le energie e tutto il nostro
tempo. Ma ne vale la pena: siamo rimasti in pochi ad avere la possibilità
di creare qualcosa di nuovo, siamo forse noi gli unici artisti rimasti in
questo scorcio di secolo, abbiamo sostituito pittori, poeti, registi.
…
Il committente del Progetto? Beh, è un
Consorzio che unisce tutti i più grandi centri di ricerca del pianeta, in
particolare quelli che hanno deciso d’investire nella robotica. Gli
investimenti sono enormi, in particolare a partire dalla seconda metà degli
anni venti, passata la sbornia epocale per le biotecnologie.
…
No, non le Università, ormai la ricerca di
punta con una qualsiasi anche minima ricaduta tecnologica è pagata,
programmata, pilotata da istituti privati. C’è rimasto qualche spicciolo
di finanziamento pubblico, ma è ben poca cosa.
…
In che senso parlarle del Progetto?
…
Dall’inizio? Tutta la storia? Ma è una cosa
che ha riempito i media negli ultimi mesi!
…
Ah, ho capito, per gli atti del processo. No,
non volevo mettere in dubbio la preparazione sua e dei suoi colleghi, non me
l’aspettavo, tutto qua. Posso farlo in maniera sintetica, altrimenti ci
finisce il pomeriggio...
…
Ma…
…
Sì, tempo ne abbiamo, ho capito.
…
Va bene, sono qui a sua disposizione.
…
Spiegherò tutto fin dall’inizio come lo si
farebbe ad un bambino.
…
Da dove possiamo incominciare? Ecco, vede, la
ricerca, in particolare nel campo dell’intelligenza artificiale, lavora
per obiettivi. A volte, nel passato, è stato posto un traguardo, anche
lontano, che si riusciva a malapena ad intravedere, e questo ha assunto un
valore simbolico, ed è stato in grado di catalizzare le energie degli
scienziati, di scatenare le fantasie della gente e di allungare la mano dei
finanziatori. Qualche esempio? Calcolare il primo milione di cifre di p ,
una sfida lanciata negli anni quaranta del secolo scorso…
…
Il pi greco? E’ un numero irrazionale, forse
il più famoso nella storia della matematica, più di √2 e di e, il
numero di Nepero, la base dei logaritmi naturali… ma veramente lei non
conosce il p ?
…
Un numero irrazionale, infinite cifre decimali
non periodiche, che non si ripetono a gruppi finiti. Non c’è modo di
conoscerle se non attraverso calcoli molto elaborati. Proprio per questo l’approssimazione
del p era diventata la misura della potenza di calcolo per quelle prime
rudimentali macchine. Stavo dicendo dunque che a quei tempi un imprenditore,
titolare di una catena di ristoranti economici e grande appassionato di
matematica, destinò un consistente premio in denaro a chi sarebbe riuscito
a costruire e programmare un computer in grado di calcolare il primo milione
di cifre decimali di p . Obiettivo raggiunto in meno di venticinque anni da
un matematico di Cambridge. E guarda caso proprio in quel periodo le
capacità di calcolo automatizzato aumentarono di un fattore dieci ogni
quattro anni, cioè così velocemente da non aver paragone non solo nello
sviluppo dell’informatica, ma nemmeno in nessun altro settore nella
tecnologia di ogni tempo. Sembra preistoria, ma è successo poco più di
mezzo secolo fa. Altra sfida epica nella storia dell’intelligenza
artificiale: progettare un software in grado di battere a scacchi il
campione del mondo in carica. Un miraggio, un sogno da visionari nel 1958,
quando si cominciò a parlarne. Milioni di dollari d’investimenti, una
gara che coinvolse programmatori e hardwaristi di tutto il mondo
tecnologicamente avanzato. Si svilupparono i primi programmi elementari, con
sorpresa si videro computers partecipare a tornei scacchistici per
principianti al fine di testarne la forza di gioco, si organizzarono i
campionati mondiali per software dedicati e finalmente, nel 1997 il mondo
intero fu testimone della prima sconfitta in un match in sei partite del
campione del mondo di allora, Gerry Kasparov, da parte di Deep Blue, un
computer dell’IBM, programmato da un gruppo d’informatici che erano
anche scacchisti di medio livello. E la posta in gioco offerta inizialmente
da un miliardario brasiliano, noto per le sue originali iniziative, fu alla
fine ben poca cosa rispetto al prestigio acquisito dagli artefici del
programma. Una annotazione di costume inerente al fatto in questione: nel
2011 Vincenzo Cannavacciuolo, un non più giovane scacchista professionista
italiano che in breve tempo aveva isorprendentemente scalato le classifiche
internazionali fu squalificato durante le semifinali del torneo dei
candidati al campionato del mondo. Un microchip inserito nel lobo parietale
destro lo - diciamo così – "assistiva" durante lo svolgimento
della partita. Tutto il mondo scacchistico…
…
Ma è stato lei a chiedermi di raccontarle
tutto, in maniera esauriente, fin dall’inizio!
…
D’accordo. Comunque. Proprio in quegli anni
al volgere del millennio un nuovo obiettivo cominciava a far sognare gli
appassionati di intelligenza artificiale. Un obiettivo che prefigurava uno
straordinario ulteriore sviluppo dell’informatica e, dopo decenni di vane
attese, finalmente concrete clamorose applicazioni nel campo della robotica.
La miccia per un programma di ricerche a largo spettro che avrebbe avuto
clamorose ricadute sull’umanità. Un qualcosa che, inoltre, poteva far
presa sul grande pubblico, come poi esattamente è stato, ed entusiasmare
anche i potenziali finanziatori. Si sarebbe trattato di costruire una
squadra di automi, di robot, in grado di sconfiggere la squadra di umani
campioni del mondo di calcio in carica. Allora si parlava di squadre
nazionali in verità, non si era previsto che sarebbero scomparse sotto la
pressione dei club sostenuti da sponsor sempre più invadenti. Vabbè, ma
questi sono dettagli, la sostanza è rimasta.
…
Sì sì, già a quei tempi, sorprendente no?
Pensi che l’annuncio della prima Robot World Cup fu dato nel ‘95. Due
anni di tempo e nel 1997 si tenne il primo di una lunga serie di campionati
di calcio per robot: la RoboCup 97 si tenne a Nagoya (sempre loro!). Da
allora in poi un campionato all’anno. Le previsioni di allora: una squadra
di automi in grado di battere la nazionale campione del mondo entro, pensi
un po’, il 2050.
…
Eh sì, siamo in anticipo, di almeno una
quindicina d’anni, se il progetto non subirà interruzioni…
…
Certo che sono preoccupato, non lo sarebbe lei
vedendo cinque anni del proprio lavoro andare in fumo? E quello di cinquanta
suoi colleghi? E le centinaia di milioni di euro investiti?
…
Sì, di questo. Non per me, non per il mio
futuro. Io ho agito al meglio e non ho colpe. La giustizia farà il suo
corso.
…
Come scusi?
…
Sì, la prima edizione è stata proprio nel
’97.
…
Ma è stato grazie a quei primi goffi
tentativi se siamo riusciti a realizzare quello che oggi è sotto gli occhi
di tutti.
…
Sa, deve pensare a qualcosa di molto diverso
rispetto a quello che ora siamo abituati a vedere. A quei tempi pioneristici
vi erano differenti categorie. Una innanzitutto per "simulatori",
squadre di 11 agenti software che giocavano in un campo virtuale; e poi ben
tre categorie per automi reali: piccoli robot, di media taglia e con gambe.
Sì, i primi due andavano su ruote. Per esigenze di semplificazione poi le
squadre erano di cinque, a volte solo di tre elementi. Le categorie avevano
precisi limiti dimensionali e le partite si giocavano su tavoli da ping-pong
o su superfici di poco più grandi. E i "robot con gambe"? Ne
avevano quattro! Sì, andatura quadrupede.
…
Ah ah, è vero: il nome esatto avrebbe dovuto
essere "robot con zampe". Certo. Comunque ben presto si passò
alla categoria "umanoidi", mi sembra per la prima volta nel 2003.
E rimasero allora due soli campionati: per agenti virtuali, software
simulanti e giocatori reali, questi ultimi ovviamente umanoidi. La prima
RoboCup giocata con squadre da 11 automi di fattezze umane su un vero campo
da calcio fu quella del 2019, a Perth. Sembrava essere stato raggiunto un
traguardo entusiasmante, e lo era in effetti per quei tempi. Bastava però
assistere a poche azioni di una partita per capire che 7-8 adolescenti,
seppur obesi e con ritardi nello sviluppo psicomotorio, sarebbero stati
sufficienti per sconfiggere la squadra di robot campioni del mondo,
risultato d’investimenti colossali ed estenuanti ricerche e
sperimentazioni.
…
Certamente. La strada da percorrere era ancora
lunga.
…
Oh, sì grazie. Ne ho proprio bisogno. Anche
qualcosa da bere.
…
Una birra va bene.
…
No, non si sta poi così male.
…
Una stanza solo per me con tutto il
necessario. Riesco a lavorare, lo faccio almeno sedici ore al giorno. Per
capire dove è sorto il problema e vedrà che a qualcosa di buono sono alla
fine arrivato.
…
Mia moglie? Sì certo, posso contattarla. Solo
lei, e uno dei miei avvocati. E poi ovviamente l’accesso in modalità di
sola lettura alla banca dati del settore di mia competenza. E’
sufficiente.
…
Ventitré anni.
…
Insegna. Storia della letteratura ebraica.
Università del Negev, Beer Sheba.
…
Lei e la sua signora avevate già due figli
alla nostra età? Altra epoca, subito dopo la grande deflazione. Cosa vuole,
viviamo tempi restrittivi in merito. O,74 figli a testa è la rate più
bassa che abbiamo visto negli ultimi anni. Poco male per noi adesso. Non ci
abbiamo proprio mai pensato d’iscriverci alla lotteria per il diritto alla
generazione. In futuro chissà, abbiamo almeno trent’anni davanti per
pensarci.
…
Già, fortuna che non siamo religiosi
praticanti. Io non entro in sinagoga dal tempo del bar-mitzvah e anche mia
moglie….
…
Quando vuole posso ricominciare.
…
Sì, certo, veniamo al dunque. Il consorzio
nasce il 25.12.2028, i cacciatori di teste di una agenzia specializzata in
due mesi recuperano cinquanta ricercatori. Cinquanta tra le menti più
brillanti del pianeta. Requisiti fondamentali: avere meno di venticinque
anni; esperienze di ricerca di punta nei settori architettura di agenti,
sinergie sensoriche, strategie evolutive di sistemi complessi,
modellizzazione cognitiva; e, soprattutto, non avere nessun precedente
contatto con i gruppi concorrenti giapponese, indiano e nordamericano. Sono
stato tra i prescelti. Ho accettato: le prospettive erano buone e la Immer
Geradeaus non stava passando un buon momento per la concorrenza di una
azienda singalese con una politica dei prezzi molto aggressiva.
…
Sono sempre stati quattro i settori distinti
del progetto, ciascuno con un responsabile che coordinava il lavoro di un
numero di ricercatori che variava da nove a sedici. I nomi dei settori di
ricerca sono affascinanti: Energia e muscolatura artificiale, Coordinamento
senso-motorio, Evoluzione decisionale, Addestramento tecnico-tattico.
Obiettivo intermedio: in due anni vincere la RoboCup del 2031, poi altri due
per battere gli umani campioni del mondo.
…
Abbiamo stravinto. Superiori da tutti i punti
di vista: agilità di ogni singolo automa, coordinamento nel gioco, perfetta
esecuzione della tattica del fuorigioco, potenza e precisione nel tiro e nel
colpo di testa. Il portiere poi, era veramente insuperabile e, visto che
avevamo pensato di dargli fattezze femminili (sa, per accontentare una
collega veterofemminista) i giornalisti sportivi l’avevano battezzata Sara
Cinesca. Un trionfo, nemmeno una possibilità per le squadre avversarie. Per
la prima volta l’obiettivo previsto in modo così ardito nell’ultimo
decennio del secolo scorso, diventava effettivamente raggiungibile. La
Robocup International Federation decise così di sospendere per due anni i
campionati affinché il nostro team si preparasse al meglio per lo scontro
con gli umani.
…
Sono sempre stato nel settore Evoluzione
decisionale, in parole povere noi dovevamo insegnare agli automi come
prendere le migliori decisioni possibili nel minor tempo possibile. Le
migliori al fine di vincere la partita naturalmente...
…
Certo che ci interfacciavamo con gli altri
gruppi.
…
La mia promozione? Come sono diventato
coordinatore?
…
No, è stato l’unico settore che lo ha
cambiato in corso d’opera. Per una faccenda legata ad una certa divergenza
d’opinioni tra il sottoscritto e il dirigente precedente.
…
Lo trovavo piuttosto conservatore, la
strategia di ricerca che ci imponeva non era la più promettente. Io avevo
delle idee - diciamo così - più spregiudicate. Visto che nelle simulazioni
i miei risultati erano sempre i migliori e che lui, chissà perché, invidia
forse, proprio non ci voleva sentire, ho pensato di contattare direttamente
i dirigenti del Consorzio. Presentati i nostri due diversi punti di vista
non hanno avuto dubbi e sono stato promosso.
…
Beh, era così evidente! E’ stato grazie a
questo cambio, senza alcun dubbio, che abbiamo stravinto l’ultima RoboCup.
…
No, è rimasto con noi. De Sitter è uno che
sa perdere. Ha continuato a collaborare e il suo contributo è stato
indispensabile. Una testina fina, sarebbe stato un peccato perderlo, anche
perché il rischio che andasse a lavorare per la concorrenza esisteva,
eccome! Ha mantenuto lo stesso stipendio, semplicemente ero io che decidevo
in quale direzione andare. Tutto qui.
…
E’ vero, nei match della RoboCup non ci sono
arbitri.
…
Perché? Perché sono inutili. I robot non
commettono scorrettezze, le partite sono leali. Le linee del campo sono
sensorizzate, quando poi la palla esce dal terreno di gioco od entra in rete
tutti i giocatori se ne accorgono in maniera praticamente istantanea. Niente
guardalinee ovviamente. Per gli umani è un’altra cosa. La tentazione di
prevaricare, di aggirare i regolamenti per trarne un beneficio è sempre
presente. Per questo esistono ancora le giacchette nere. E devo dire che
questo diverso atteggiamento nei confronti delle regole è stato forse il
maggior problema che abbiamo dovuto affrontare nell’ultima fase.
…
Va bene, ne parleremo in dettaglio in seguito.
…
Certo, il mio avvocato mi ha comunicato che
Tsu. K. Chang, il responsabile del settore Addestramento tecnico-tattico è
stato fermato solo per pochi giorni e poi rilasciato perché dichiarato
estraneo al fatto. So bene poi che i ricercatori delle altre aree del
Progetto sono stati ascoltati solamente come testimoni. Capisco quindi di
essere l’unico imputato rimasto e in effetti, non potevate che comportarvi
così, ma non per questo ho perduto la certezza di poter provare la mia
innocenza.
…
No, non è facile spiegarle in modo semplice
le linee guida del nostro lavoro…
…
Ci proverò. Evoluzione decisionale. Si tratta
di rendere sempre migliori i comportamenti dell’automa in risposta agli
stimoli esterni. Per migliori si intende i più funzionali al raggiungimento
dello scopo per il quale l’automa è stato progettato e costruito. I più
produttivi, in una mentalità imprenditoriale. Nel nostro caso il problema
è reso più complesso perché si tratta di ottimizzare una squadra di
robot, i cui singoli comportamenti devono essere sinergicamente
interdipendenti al perseguimento di uno scopo comune, la vittoria in un
match di calcio. Vede, l’apprendimento negli esseri viventi superiori è
legato all’esperienza. Si impara valutando le conseguenze dei propri
comportamenti, scegliendo di ripetere solo i più vantaggiosi. E’ la
stessa cosa che facciamo con i robot. Sono molte le tecniche usate nello
scenario dei cosiddetti sistemi esperti: l’approccio evolutivo, la
programmazione genetica, le reti neurali; ma il concetto di fondo è
semplice: l’automa impara nell’affrontare in maniera reale o simulata
una grande quantità di situazioni, di problemi simili a quelli che, una
volta adeguatamente preparato, dovrà affrontare nella sua esistenza da
prodotto finito.
…
Se li abbiamo allenati? Eccome, sui tiri da
fermo e in corsa, sui colpi di testa, sui cross. E non solo virtualmente! E
poi sulla posizione da tenere in campo... nelle loro R.A.M. ci sono i dati
completi di centinaia di migliaia di partite giocate da squadre al più alto
livello, praticamente tutto il calcio degli ultimi 80 anni, da quando sono
nate le riprese televisive. Il gruppo addestramento tecnico-tattico ha
lavorato soprattutto su questo. Tutto ciò però non sarebbe stato
sufficiente per battere gli umani…
…
Perché sono veloci nel comunicare tra di
loro, anche in modo non verbale, astuti, abili nell’ingannare gli
avversari e nel prevedere un attimo prima quello che faranno. E, all’occorrenza,
sanno quando è opportuno commettere scorrettezze, e questo era per noi un
terreno assolutamente inesplorato.
…
Stavamo vincendo due a uno prima dell’incidente,
mancavano dodici minuti alla fine, ce l’avevamo quasi fatta. Moralmente
siamo noi i vincitori!
…
Come ci siamo riusciti? L’idea era che fosse
fondamentale capire le intenzioni degli avversari un attimo prima che le
mettessero in pratica. Il terzino incrocia lo sguardo dell’attaccante per
prevederne il dribbling, così fa il portiere per tentare di parare un
rigore. Ed è fondamentale capire se il nostro avversario ha intenzione di
commettere un fallo. Era necessario leggere in tutto il corpo di un umano
per prevedere le sue azioni. In sostanza per battere la squadra di calcio
campione del mondo bisognava che i nostri giocatori conoscessero non solo i
comportamenti dei campioni di calcio del presente e del passato, ma anche
debolezze, astuzie, limiti e grandezza dell’uomo, della persona umana. Il
viso degli uomini in particolare, a saperlo leggere, è come un libro aperto
nel quale sono dipinti i diversi stati d’animo, l’inarcarsi di un
sopracciglio è segnale d’incertezza, l’irrigidirsi di un muscolo
labiale di tensione, il rilassamento delle gote di stanchezza. Ma è tutto
il corpo che comunica e, mi creda, non tutti i movimenti dei calciatori sono
finalizzati all’azione di gioco. C’è qualche tifoso in grado di
prevedere SEMPRE da che parte partirà il dribbling del suo attaccante
preferito. Si è mai chiesto come è possibile? Semplicemente perché
SEMPRE, un attimo prima di scartare a destra, quell’attaccante, in modo
del tutto automatico compie un piccolo, insignificante, impercettibile,
inutile gesto, che ne so, un lieve scuotimento della testa, un contrarsi
dell’anulare sinistro; se scarta a sinistra non lo fa. Spesso nemmeno il
tifoso sa come, ma inconsapevolmente riconosce quell’involontario segnale
ed è SEMPRE in grado di prevedere l’azione del suo campione. I nostri
automi avrebbero dovuto essere in grado di percepire rapidamente tutto
questo per poter prevedere le azioni degli avversari. Inoltre, e questa era
la scommessa, dovevano riconoscere nel calciatore che fronteggiavano l’intenzione
di un comportamento scorretto. E lei non ha idea di come giocatore umano sia
fortemente tentato di commettere dei falli giocando contro un robot… sa,
non esiste nel codice morale di una persona l’informazione ‘è cattiva
cosa far del male ad una macchina’, mentre se sostituisce alla parola ‘macchina’
la parola ‘persona’ le cose cambiano, eccome!
…
Se erano programmati per recare danno all’avversario?
No, solamente a leggerne nelle espressioni del viso eventuali cattive
intenzioni e ad agire di conseguenza, difendendosi anche con azioni al
limite del regolamento.
…
La prima legge dei robot: "Un robot non
può recar danno ad un essere umano né può permettere che, a causa del
proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno"? E’ di
tutta evidenza il fatto che non poteva far parte della programmazione
comportamentale dei nostri automi, pena il loro immobilismo sul campo di
gioco. Come avrebbero potuto entrare in contatto spalla a spalla con un
umano, calciare il pallone con un piede dell’avversario in rapido
movimento a pochi centimetri dall’impatto, o forzare un takle? O anche
semplicemente tirare violentemente il pallone visto che esiste sempre il
rischio di colpire un giocatore dell’altra squadra sulla traiettoria e
procurargli così dei danni fisici?
…
Del senno di poi son piene le fosse! Ogni
anno, da un secolo ormai, ci sono centinaia di migliaia di persone che
muoiono in incidenti stradali. Cosa facciamo? Mettiamo in galera i
produttori di automobili? E l’inventore del motore a scoppio? Lo facciamo
passare alla storia come il principale responsabile del più grande e
prolungato massacro di massa che si sia mai visto nella storia dell’umanità?
…
Come li abbiamo addestrati? Abbiamo insegnato
loro a conoscere gli uomini!
…
Milioni di sequenze audiovisive in cui tutti
gli aspetti della vita umana erano rappresentati.
…
Da tutte le videoteche pubbliche on-line.
…
Sequenze di vita reale, ma anche fiction
cinematografiche e televisive.
…
Dovevamo farlo!
…
Se era previsto un evento come quello che è
successo? Ma mi prende per matto? Assolutamente no!
…
Perché? Come è potuto accadere? Per
settimane intere mi sono chiesto dove avevamo sbagliato. Incessantemente. E
sapesse come ci si può ben dedicare a questo tipo di lavoro in cella, in un
certo senso è l’ambiente ideale… Poi, finalmente, due giorni fa ho
trovato la risposta.
…
Nessun errore!
…
Ho controllato tutte le linee di codice dei
sistemi di sicurezza e, in un punto è stato inserito un modulo ricorsivo
che inibiva tutte le funzioni protettive; ho consegnato il materiale, il
codice originale certificato dalle autorità di controllo e quello sabotato
al mio avvocato. Ho fiducia che questo sia sufficiente per scagionarmi
completamente.
…
Questo è compito vostro!
…
Sicuramente qualcuno molto esperto in questo
genere di cose e, soprattutto, molto informato del lavoro all’interno del
nostro gruppo.
…
Posso solo fare delle ipotesi.
…
In molti hanno tratto giovamento all’incidente:
i team concorrenti dell’ultima RoboCup che possono rientrare in gioco
grazie a regolamenti più restrittivi; le industrie e i centri di ricerca di
altri settori tecnologici, comunicazioni, terraformazione, tachitrasporto
che, se il programma RoboCup venisse interrotto definitivamente vedrebbero
aprirsi la possibilità di maggiori finanziamenti; la Rete Universal, che
aveva l’esclusiva planetaria per l’avvenimento e che ha visto aumentare
del 15% la propria capitalizzazione sul mercato borsistico e che ha rialzato
sensibilmente le tariffe per le inserzioni pubblicitarie. Il sabotaggio
potrebbe essere stato effettuato per via telematica grazie alla
collaborazione di qualche hacker di punta o, più semplicemente, con la
complicità diretta di qualcuno all’interno del gruppo di lavoro. Nel caso
che ci sia la diretta responsabilità di un qualche mio collaboratore oltre
all’ovvietà del movente economico non è da escludere anche qualche
vendetta personale nei miei confronti, visto che, come poi è stato, la
responsabilità dell’incidente sarebbe ricaduta su di me...
…
La mia interpretazione del fatto?
…
Inibite le funzioni protettive il
comportamento dei robot non aveva più gli indispensabili limiti di
autocontrollo. Probabilmente 7R, l’ala destra, ha equivocato l’atteggiamento
dell’arbitro nei suoi confronti, in particolare il suo sguardo aggressivo
e perentorio, e l’ampio gesticolare delle braccia. Ho guardato e
riguardato i video innumerevoli volte, la dinamica dell’aggressione
riproduce quella di una rissa da strada, forse memorizzata nella visione di
un trash movie di qualche decennio fa. Dopo una prima fase di avanzamento
minaccioso da parte del robot è seguita la reazione dell’arbitro, con le
braccia tese in rapido movimento, a mio parere interpretata dalla macchina
come esibizione preliminare di una qualche arte marziale e quindi come sfida
personale, provocazione al combattimento. Se il poveretto si fosse ricordato
che aveva di fronte un automa e non un uomo tutto questo non sarebbe mai
successo. Ecco, se gli organizzatori hanno avuto una colpa è stata quella
di non aver sufficientemente informato l’arbitro. Il resto è stato una
logica conseguenza delle prestazioni fisiche del robot: un solo colpo di
karatè è stato sufficiente per staccargli la testa di netto. Fin qui tutto
chiaro.
…
Questo è stato sicuramente l’aspetto più
interessante…
…
Terribile certo.
…
Interessante dal punto di vista mio, intendevo
dire, dello scienziato…
…
Sì certo una vita umana, lo sfregio del
cadavere…
…
Insomma…
…
Ebbene non lo so. Non lo so. Questa è l’unica
risposta che fino ad ora sono in grado di darle. Non so perché 7R ha
cominciato a calciare quella testa mozzata. Non so perché tutti gli altri
si sono comportati così, usare la testa dell’arbitro al posto del
pallone. E stata un’ottima riproduzione di un folle comportamento
collettivo. Se è stata vera pazzia da parte delle macchine o una loro
consapevole e colpevole simulazione finalizzata ad evitare eventuali
punizioni non lo so. Ci devo studiare sopra. Davvero.