Parassiti


Massimo Pietroselli


 

Howie sapeva che lo stavano cercando. Era da un sacco di tempo che quelli della Talos gli davano la caccia, e prima o poi lo avrebbero beccato. Ed era terrorizzato. Non che sarebbe successo niente, se lo avessero catturato (il reato di "unauthorized wildlife" prevedeva al massimo un mese di carcere duro), ma avrebbe significato la fine di pasti più o meno regolari e di un tetto sotto il quale dormire. E a Howie la cosa non andava. Si era abituato a quella vita, era più di un mese che viveva laggiù, ed era molto meglio che dormire per le strade della megalopoli poco lontano, col rischio di finire bruciato vivo da qualche gruppo di neonazisti o catturato da quei figli di puttana delle banche organi.

Sapeva che lo stavano cercando, quelli della Talos, e si preparò a fregarli ancora.

Sgattaiolò nel locale. Era uno dei suoi preferiti, ci si era rifugiato già più volte, e si poteva sgraffignare qualche bel bicchiere di whisky e delle tartine lasciate per i visitatori (non troppe, però, altrimenti avrebbero mangiato la foglia). E poi c’era un sacco di bella gente, anche se il locale diventava un mortorio, dopo una certa ora (sorrise alla battuta). Certo, non era una cuccagna come i ristoranti e i supermercati per i turisti, ma quelli erano troppo controllati, a quell’ora. Bisognava adattarsi: la vita non è un pasto gratis.

Dentro, come volevasi dimostrare, erano già tutti stecchiti. Tutti devitalizzati. Decine di persone bloccate nelle posizioni più strane. Ecco lì quel matto idealista, Victor Laszlo si chiamava (Howie conosceva tutti, al Rick's Café Americain, ci era stato pure da turista, a sbafo naturalmente): stava in piedi, le braccia alzate, fermo come uno stoccafisso davanti all'orchestrina, guardato con odio da un gruppetto di nazi, anche loro immobili, solo che loro immobili non sembravano strani, non più di quando erano vivi. Camminò tra la gente, arrivò al bar e scolò un bicchiere rimasto sul banco. Il liquore gli corse nello stomaco segnando la strada con una scia di tepore che gli calmò i nervi. Diede un'altra occhiata circolare, cercando il posto migliore dove nascondersi, e incontrò Rick che stava chino sulla sua scacchiera. Sul tavolo c'era un pacchetto di sigarette. Se gliene avesse fregata una, al vecchio? Quelli della Talos contavano anche le sigarette di Rick? Ci avrebbe scommesso, meglio lasciar perdere. Aveva sentito dire che avevano individuato uno, nel settore Far West, dopo una visita ginecologica ad una baldracca del saloon. Come aveva fatto, quello scemo, a trombarsi un pupazzo! Per quanto, guardando meglio la pupa di Laszlo, seduta con lo sguardo perso vicino al pianoforte con quel negro che suonava sempre quella lagna di canzone di cent'anni fa…

Via, meglio lasciar perdere. Con la coda dell'occhio, vide qualcosa muoversi accanto ai suoi piedi. Un ragno. Nero e grosso. Lo schiacciò. Alzò il piede, vide un grumo di circuiti frantumati. Chissà come facevano a sopravvivere alla devitalizzazione. Forse erano troppo semplici, come organismi, e sfruttavano l'energia residua immagazzinata. Una volta, aveva visto un pupazzo chiudere gli occhi, dopo la devitalizzazione, ma era successo solo una volta, e pochi minuti dopo che avevano staccato il flusso. Invece, quel cavolo di animaletti andavano avanti intere mezz'ore, dopo la chiusura. All'inferno. Se la Talos avesse trovato il ragno, avrebbe creduto che era stato spiaccicato da un turista. Troppa verosimiglianza era esagerata, ma i progettisti di quel mondo erano dei pignoli tremendi. Tutti i giorni i turisti ammazzavano lucertole, mosche, ragni e vespe artificiali, oppure se li portavano via per ricordo, ma naturalmente il flusso di energia che animava tutto quel baraccone non arrivava fuori del Parco. Chissà quanto costavano, quegli animaletti finti. Bé, dopotutto i turisti pagavano un biglietto salato, era loro diritto prendersi un souvenir.

Poi, Howie si immobilizzò, la pelle percorsa da un brivido. Aguzzò l'udito. Lo sentì di nuovo.

Il rumore di una camionetta! Un guardiano della Talos, di certo. Un pupazzo che controllava che non ci fossero che pupazzi, in quel mondo del cavolo. E veniva lì, al Café Americain! Howie cominciò a cercare un rifugio, terrorizzato. C'erano pochi minuti. Aveva perso tempo a fantasticare in quel bar, da vero imbecille, e adesso rischiava di farsi beccare!

Individuò subito un angolo del locale in ombra e vi si precipitò. Cambiò due o tre tavoli, forsennatamente, muovendosi impazzito come una mosca imprigionata in un bicchiere. Alla fine scelse un tavolo dov'era seduto un tizio. Lo riconobbe: quella sagoma di Peter Lorre, gli occhi da bue e una ciocca di capelli appiccicata sulla fronte.

- Ti dispiace se ti faccio compagnia, vecchio? Dopotutto, siamo perseguitati tutti e due- sussurrò. Sedette spalle alla porta, poggiò il gomito sul tavolo e la guancia sulla mano. Era una posizione facile da mantenere, anche per diversi minuti. Si mise in ascolto.

Non si sentiva niente, solo il suo stesso sangue che gli ronzava nell’orecchio. Se n'era andato, il Talos? Forse stava facendo un giro nella kasbah. Howie sarebbe andato lì a cercare parassiti, in quel casino, mica nel bar di Rick. Quell'attesa lo snervava. Roteò gli occhi per vedere se tutto fosse in ordine, se c'era qualcosa che potesse tradirlo. I vestiti erano a posto, roba vecchia in stile che aveva comprato da un rigattiere della città quando aveva deciso di trasferirsi laggiù, al settore Old Morocco. Era furbo, Howie, sapeva che parecchi scemi erano stati presi a causa dell'abbigliamento fuori posto. Il suo compare, Barnaba lo Sbevazzone, s'era imbucato nel settore Ancient Rome vestito degli stessi stracci con cui dormiva nella metro, Cristo se era scemo!, eppure era stato Barnaba a dargli l'idea del Parco, e adesso stava nel carcere duro. Era quasi meglio la metro, a quel punto.

Zitto! Howie smise persino di pensare quando sentì la porta aprirsi, persino il cuore gli si fermò. Passi, passi che conosceva bene, gli scarponi dei Talos. Uno solo. Adesso s'era fermato, stava di certo lanciando occhiate a destra e a sinistra, nascosto dietro gli occhiali d'ordinanza. Peter Lorre aveva la solita aria preoccupata, con quegli occhi a palla sembrava fissare il Talos. Howie pensò: sai che risate se anche il vecchio Peter è un parassita? Un sosia di Lorre avrebbe avuto pasti caldi per tutta la vita, lì da Rick!

I passi ripresero. Dove andava? Non verso di lui, grazie a Dio. Poi, il Talos si fermò di nuovo. E vattene! Un rumore, secco e improvviso. Howie quasi sussultò. Che cos'era? Un attimo dopo, capì. Un bicchiere rovesciato. Il Talos era al banco del bar!

- Forza, esci fuori.

La voce era indolente. Fa parte della tattica, Howie, non dargli retta. Ma era difficile mantenere la calma. Il braccio prese a formicolargli.

- Andiamo, bello, non ho tempo da perdere.

Io sì, invece. Ma perché i Talos continuano a funzionare quando si interrompe il flusso? Due circuiti diversi. Stanno a cuccia quando ci sono i turisti, quegli stronzi, e escono fuori quando uno vorrebbe farsi un cicchetto in pace.

- Non sto scherzando, parassita. Lo so che sei qui.

Col cavolo che lo sai.

- Lo so eccome. Si dà il caso che abbia riempito io questo bicchiere, mezz'ora fa. L'ho fatto per te. L'ultimo goccio. Ci sei cascato in pieno.

Howie si sentì morire. Stava mentendo? Ma allora come faceva a sapere che lui aveva bevuto quel whisky? No, Cristo, stavolta era proprio fregato. La fronte gli si bagnò di sudore freddo. Il braccio era morto, e la mano su cui era poggiata la guancia sembrava uno straccio bagnato.

- Forza, ti ho detto di non farmi perdere tempo o te ne accorgerai. Anche questo ragno spiaccicato è opera tua. Quando sono venuto, non c'era. Cristo, lasci più tracce tu di un lumacone su un pavimento tirato a lucido!

Poi stette zitto per un po'. Si era stufato? Ma no, ecco che riprendeva a camminare. Howie lo sentì andare su e giù, poi due o tre note strimpellate sul pianoforte.

- Hai trovato vestiti in stile, vedo. Sei furbo. Oppure sei di sopra, nell'ufficio di Rick?

Lo sentì salire le scale e provare una porta. Doveva tentare di raggiungere l'uscita? Ma il Talos sarebbe stato autorizzato a sparare, allora, e lo avrebbe fatto. Non puoi sperare in nessun sentimento umano da un pupazzo, poliziotto per di più!

- Chiusa a chiave. Niente da fare, sei per forza qui dentro. Adesso faccio un giro per i tavoli, che dici? Conosco quasi tutti, qui da Rick.

Ridiscese le scale. Si muoveva con calma, di certo studiava i pupazzi uno per uno. Howie lo sentiva avvicinarsi. Era coperto di sudore. Il Talos lo avrebbe individuato di sicuro, adesso. Tanto valeva farla finita. Gli faceva male il braccio, un male bestia. Non avrebbe dovuto bere quel bicchiere così in vista.

Così, alzò la mano, con cautela. Il braccio mandò una fitta dolorosa.

- Va bene, cowboy. Mi arrendo.

Howie si voltò. Il Talos era solo a un paio di tavoli da lui. Era grosso, metà della faccia coperta dagli occhialoni e il manganello in mano. Magari, se non si fosse arreso, si sarebbe preso anche una bastonata sui denti. Capacissimo di farlo, quel Talos. I progettisti del Parco erano così pignoli che mettevano in quei pupazzi tutto il peggio dell'uomo. Simulare un uomo con tutto lo schifo che si porta dentro, quei progettisti erano proprio dei nazi!

- Voi parassiti non la piantate proprio, eh? Non lo avete capito che prima o poi vi becchiamo tutti?

Howie si alzò lentamente.

- Forza, cammina avanti a me. Ti porto dentro.

Howie obbedì. Cominciarono a camminare. Il Talos gli stava dietro. Howie vide con la coda dell'occhio che aveva una X dorata sul braccio. Segno che aveva preso un mare di parassiti. Proprio a lui doveva capitare!

- Hai preso tu Barnaba lo Sbevazzone? E' un mio amico.

- Cammina. Guardati, tutto vestito come uno di qui. Credi di essere furbo, eh?

- Ho sbafato un bel po', qui, se proprio vuoi saperlo.

Il Talos non replicò. Passarono vicino a Ingrid, i suoi capelli si mossero e mandarono un buon profumo. Howie ripensò a quel tale e alla baldracca del saloon. Improvvisamente, ebbe paura del carcere. Non ci voleva andare, voleva essere libero. Meglio la metro.

- Senti, e se me ne vado da qui? Mi porti fuori dal Parco e amici come prima. Facciamo che se mi ribecchi qui dentro mi spari. Ti autorizzo io.

- Io ti sparo subito, se non la pianti.

- Andiamo! Qualche salatino e un po' di liquori. Che male faccio?

- Le forme di vita naturali non sono ammesse, nel Parco. Danneggiano l'ecosistema.

- Senti, qui al Parco siete pieni di parassiti. E' tutto un mangiare a sbafo. Voglio dire, ci sono un sacco di animali veri…ascolta, ho visto una fila di formiche, formiche vere, lunga da qui a Bombay. Che fate, voi Talos, schiacciate anche le formiche?

- No. Per quelle ci sono i disinfestatori. Talos era un automa che Efesto costruì per far la guardia a Creta, tanto per dirti come stanno le cose.

Howie pensò che era strano che quel Talos parlasse tanto.

- Buon per te. Meglio fare la guardia che il formichiere.

- Sta' zitto e cammina.

Era solo una sensazione. Un prurito strano nel cervello. Sicuramente non poteva essere vero, eppure provare non costava niente, e poteva rendere parecchio.

Così, Howie si voltò. Il Talos stava a un paio di metri da lui, il manganello pronto.

- Senti, bello, adesso mi avvicino un po'. Da amico. Quindi, buono con quell'aggeggio. Che ne dici?

- Dico che ti spezzo una gamba. Oppure ti sparo- e mise l'altra mano sul calcio della pistola. – Posso farlo, se opponi resistenza.

- Quale resistenza? Guarda, infilo le mani in tasca, così. Che posso farti? Voglio solo avvicinarmi.

Howie scrutò il Talos. Non gli vedeva gli occhi, ma sulla fronte apparve una ruga.

- Lo sai perché voglio avvicinarmi? Lo sai, vero?

- No.

- Bello, voglio sentire il tuo alito. Che ti costa?

Nessuna risposta. La mano stringeva il manganello.

- Sai cosa penso? Penso che il tuo alito puzza. No, no, non ti offendere, bello. Lo dicevo come un complimento. Penso che il tuo alito puzza di vivo.

Il Talos non parlava. Howie era sicuro di aver colto nel segno. Lo aveva spiazzato, se fosse stato veramente un pupazzo gli avrebbe già rotto il naso.

- Allora? Ho ragione?

- E se ti sparassi nello stomaco?

- Ho sentito dire che, se un Talos ammazza un parassita, legalmente non c'è problema, ma gli fanno dei controlli. Così, tanto per vedere se è uscito dai parametri. Non so se è vero, ma tu lo sai di certo.

Adesso Howie era certo di averlo in pugno. Il Talos chiese se aveva intenzione di darsi una mossa o no, e Howie rispose di no.

- Tu sei un parassita come me, caro mio- disse con aria trionfante. – Solo più furbo. Io mi sono travestito da marocchino, tu da poliziotto. Io dormo qui, tu nella rimessa dei Talos, e frequenti tranquillo i migliori ristoranti del parco, sia pure nottetempo, mentre io devo stare attento a fregare una coscia di pollo perché non so se le contate una per una.

Il Talos si tolse gli occhiali. Sembrava stanco e a disagio. Howie sorrise.

- Cavolo se sei furbo! Tanto di cappello. Da quanto stai qui?

- Quasi sei mesi.

- Sei mesi! Ti fai mandare qui anche la posta, ci giuro.

- Senti, spiritoso, adesso ti porto fuori dal Parco. Te ne vai e pace. Se ti ribecco qui, ti sparo. Mi hai autorizzato tu.

- T'avevo autorizzato quando credevo che eri uno di loro.

- E come ti sei accorto che non era così?

Howie disse che era stata una sensazione. Difficile da spiegare. Forse aveva parlato troppo. Il Talos annuì.

- Si soffre di solitudine, qui, a far sempre finta di essere un pupazzo- spiegò.

- Bé, la solitudine è finita. Adesso sai dove abito. Mi trovi da Rick, quando vuoi fare una partita a ramino.

- Tu smammi. Ti porto fuori e amen. Cammina.

- Buono col manganello, bello. Se no dico che tu sei finto come me. Vattene tu. Dopo un cicchetto, lo metto in conto a Rick.

La discussione andò avanti diversi minuti, sotto gli archi moreschi del Rick's Café Americain. Venne fuori che il Talos si chiamava Pedro e aveva fatto il bookmaker, prima di dichiarare bancarotta e di doversi nascondere ai creditori. Howie parlò della sua società con Barnaba lo Sbevazzone e chiese se quella storia della baldracca era proprio vera. Ma non voleva saperne di schiodare dall'Old Morocco e Pedro stette per tirargli una manganellata, ripetendo che due parassiti erano di troppo, lì. Ma non c'era niente da fare, Howie proprio non voleva schiodare. Intanto, Bogart continuava a pensare alla sua mossa e la Bergman ripassava le parole di As Time Goes By, nel loro mondo artificiale. Se ne fregavano, loro, di quelle banalità da esseri umani.

Alla fine, Pedro uscì dal locale, solo. Si avvicinò alla camionetta, parcheggiata nell'oscurità, e prese un telo di plastica. Tornò dentro. Uscì di nuovo qualche minuto dopo, tirando una bestemmia a denti stretti. Trascinava a fatica il sacco di plastica, dov'era adesso avvolto qualcosa che pesava almeno ottanta chili.

Riuscì finalmente a caricarlo sulla camionetta, si asciugò il sudore dalla fronte, riprese fiato e cancellò con i piedi i segni sul terriccio. Tornò di nuovo dentro armato di uno straccio, e alla fine uscì di nuovo. Adesso, lo straccio era bagnato. Buttò anche quello di dietro, montò sulla camionetta e partì.

L'aria fresca della notte lo fece stare meglio. Aveva fatto la cosa migliore, pensò. Uscì dall'Old Morocco, lontano dalle luci, lasciò la strada asfaltata e guidò per un po' tra le erbacce. Alla fine, fermò la camionetta e lasciò i fari accesi.

Con un sospiro, cominciò a scavare una fossa con una pala, nella zona illuminata dai fari. La notte era calda e stellata.

Fece un bel lavoretto, gettando di tanto in tanto occhiate di rimprovero al sacco di plastica poco distante. Pensò che se quello scemo non gli avesse detto che gli avrebbero dato una controllata, lo avrebbe lasciato secco da Rick, e così sarebbe stata la sua fine di onesto parassita del Parco.

- Forse dovrei ringraziarti- disse, e in quel silenzio la sua voce lo intimorì.

Adesso stava nella fossa, e tirava fuori le ultime palate di terra, che mandava un odore di morte e umidità. Alla fine, contemplò un il suo lavoro. Una bella buca, larga e profonda. Non lo avrebbero mai trovato, laggiù, fuori dalle rotte turistiche.

-Volevi tanto stare nel Parco...adesso ci starai per sempre.

Tirò la pala oltre la buca. Poggiò le mani sul bordo e fece per issarsi.

Successe qualcosa. Pedro sentì una puntura alla mano destra. La ritrasse di scatto, la guardò. Dal palmo della mano penzolava un piccolo scorpione, la chela attaccata alla pelle.

- Maledetti microrganismi – disse Pedro. Quei progettisti erano decisamente troppo pignoli. Staccò lo scorpione con cautela e, tenendolo tra due dita, lo schiacciò. Fece un rumore schifoso, che mise Pedro a disagio.

Alla luce dei fari, contemplò tra le dita la poltiglia che era stato lo scorpione.

Quando si rese conto che non c’erano circuiti, ma solo materiale biologico, capì di essere spacciato.

Fine