Tecnognosi, infomisticismo e la guerra contro l’entropia

[Tecgnosis, Infomisticism, and the War Against EntropyThe Metaphysics of InformationThe Techgnostic Vision]


Steve Mizrach


 Accanto all’espansione tecnologica dell’era informatica il XX secolo ha visto anche un’espansione per quanto riguarda la comprensione che abbiamo della natura dell’informazione. Attraverso teorici del calibro di Claude Shannon, l’umanità ha iniziato a comprendere la relazione fondamentale che sembra esistere tra linguaggio, informazione, energia ed entropia. Ha iniziato a svilupparsi una fisica dell’informazione che suggerisce che le relazioni informative sono importanti quanto quelle materiali e quelle causali mediate nello spazio e nel tempo. Alcuni cosmologi guardano ora al cosmo come ad un sistema di tipi diversi di processi di informazione, forse anche ad un infoverso. Così l’era informatica segna un cambiamento nella nostra visione del mondo, così come della tecnologia.  La visione meccanicista dell’era industriale sta lasciando il posto a qualcosa di nuovo.

I pensatori che meglio hanno esplorato le implicazioni metafisiche di quest’idea non sono né dei mistici né degli scienziati informatici. Piuttosto sono stati degli scrittori di fantascienza come Thomas Pynchon, Philip K. Dick, Isaac Asimov e Michael Moorcock. L’essenza di questa visione mistica può essere riassunta come segue:

1.    l’universo è un sistema vivente, che si auto evolve e che è multidimensionale. Laddove il flusso dell’informazione viene ostacolato e ristretto (sistemi chiusi) nascono l’entropia e la degenerazione; (si veda più avanti, La metafisica dell’informazione)

2.    all’interno di sistemi aperti che ricevono trasferimento di energia e di informazione dall’esterno, le strutture dissipatorie in realtà espellono l’entropia, aumentano l’improbabilità e promuovono la complessità; l’importanza dell’informazione in definitiva sta nel rendere l’universo auto-cosciente per poter vincere la propria inevitabile morte entropica del calore. (Si veda più avanti, La visione tecnognostica)

E allora che dovremmo fare della attuale era informatica? I tecnognostici suggerirebbero che questo non è altro che un livello di un processo chiave in fase di sviluppo. La nanotecnologia apre la possibilità che la vita possa iniziare ad avere un controllo maggiore sulla materia; la biotecnologia che si possa iniziare ad avere un controllo maggiore sul nostro codice genetico; la neurobiologia che si possa svelare in codice cerebrale... e l’interconnessione nel suo insieme (internet) potrebbe essere parte di uno sforzo planetario per combattere gli altri processi entropici (il surriscaldamento globale e altre forze di disgregazione ecologica) che questo stadio dell’esistenza ha messo in moto. I nostri sembrano essere tempi di crisi e di cataclismi, ma dal punto di vista della teoria della complessità tutto ciò è attendibile. I sistemi in evoluzione sono sempre in equilibrio sull’orlo del disastro, lontani dall’equilibrio quel tanto che basta ad evolvere, ma abbastanza bilanciati da non cadere al di là del bordo nella disorganizzazione totale.

I tecnognostici direbbero che questo non è altro che l’inizio di un’avventura importante per il genere umano. O per qualsiasi forma di post-umanità che stiamo iniziando a creare. Il nostro ruolo non è centrale; indubbiamente ci sono altre forme di auto-coscienza, così come della vita intelligente. Ma il nostro ruolo è critico per il nostro pianeta così come per noi stessi. Stiamo per ricomporre un “Universe Wide Web” di intercomunicazione cosmica. Potremmo trovarci sul punto di comprendere il nostro universo come un infoverso in cui la mente è una forza chiave, piuttosto che un epifenomeno accidentale. Ci troviamo sul punto di avere un ruolo ben più grande in un processo universale che abbiamo solo intravisto attraverso una finestra, fino ad ora oscurata… una guerra contro l’entropia e la morte, condotta attraverso l’apertura di porte fino ad ora sigillate.

 

La metafisica dell’informazione

 

La fisica dell’informazione conduce in definitiva le persone verso domande più profonde, inclusa quella sollevata originalmente, quella sull’escatologia o il destino dell’universo. Alcuni fisici suggeriscono che l’universo  ha due soli destini possibili, a seconda della curvatura della costante di spaziotempo: espansione continua, in cui si allargherà fino alla fine entropica del calore; oppure ricolassamento, in un Big Stop che potrebbe poi essere il seme di un successivo Big Bang. Ma queste riflessioni sul destino dell’universo non tengono conto di una terza possibilità. Alcuni fisici come Frank Tipler suggeriscono che all’ultimo momento tutta la vita cosciente si riunirà in una supermente, il Punto Omega, con cui porre sotto il proprio controllo il cosmo, annullando la fine del calore. Questo punto di vista è l’inverso del Deismo, postulando in definitiva il Creatore alla fine del tempo piuttosto che all’inizio.

Il concetto di Tipler è che vari processi negentropici stanno attualmente portando l’universo verso l’improbabilità, in questo caso verso la cosa più improbabile che si possa immaginare, una Mente Universale. Ma si può adottare una specie di posizione debole nei confronti della teoria tipleriana e affermare semplicemente che l’universo sta diventando sempre più auto-cosciente (attraverso gli organismi di senso della vita cosciente) e dunque un sistema più auto-organizzato che riduce la propria entropia. (Se possa mai diventare totalmente auto-cosciente è una cosa che può essere lasciata ai mistici.) Cioè l’universo non è una scatola che richiede un diavoletto di Maxwell che ci gira dentro. La scatola è il diavoletto, diventando sempre più cosciente di ciò che vi è dentro e anche di ciò che vi è al di fuori.

L’altra cosa che assume una tale teorizzazione sulla fine dell’universo è che l’universo è un sistema chiuso. La fisica di Einstein suggerisce che è (sarebbe) finito anche se sterminato. Ma il nostro è l’unico universo? O non coesiste con altri universi paralleli, interconnessi attraverso i wormhole dello spazio-tempo, nel qual caso è forse un sistema aperto capace di importare negentropia dall’esterno? Per di più la predizione della fine del calore non tiene conto del caos. Come è stato suggerito il caos non è la stessa cosa del disordine. Ciò che i fisici chiamano caos (processi iterativi non lineari) spesso sono di fatto descrizioni di sistemi che obbediscono a termodinamiche di non equilibrio: in altre parole appaiono essere negentropici ed inoltre, come indicano gli esami dei frattali e degli strani attrattori, il caos mostra una specie bizzarra di ordine non-ovvio e di livello superiore.

Seguendo Teilhard de Chardin, alcuni “info-mistici” non idealisti suggeriscono che, mentre l’universo è composto di materia, sta evolvendo verso l’informazione pura o la mente pura. Mentre la materia nell’universo sta cadendo nell’entropia, all’ultimo vita e coscienza potrebbero riuscire a sfuggire a questo destino divenendo forme di informazione che sono indipendenti dalla materia, per esempio schemi di organizzazione, ed entrare nell’iperspazio o in altre dimensioni. Definisco questi mistici come non idealisti in quanto essi accettano l’emergenza: non vedono la mente come precedente alla materia, ma piuttosto come qualcosa che è emerso dalla materia e che alla fine riuscirà ad abbandonare il proprio substrato materiale. Potrebbe essere la via di fuga dall’entropia.

In conclusione la metafisica ritorna sempre alla questione di teleologia o scopo e significato. L’infomisticismo inizia dalla premessa che sembrano esserci cose significative riguardo all’universo, le curiose costanti che sono le basi del Principio Cosmologico Antropologico Forte (l’universo sembra ottimizzato per l’emergenza di osservatori coscienti che, in accordo con un’interpretazione della meccanica quantistica, occorre che esistano per collassare la funzione d’onda dell’universo). Ma tende verso il panteismo, in quanto ciò è in definitiva parte del Progetto dell’Universo di salvarsi dall’entropia, un fatto di necessità e di legge naturale piuttosto che di un’intenzione primaria. L’emergenza di sistemi riproduttivi (auto-replicanti), riflessivi (auto-organizzanti) e poi riflettivi (auto-coscienti), capaci di preservare e anche creare ordine, fa parte di questo ‘piano’.

 

La visione tecnognostica

 

Anche se ho fornito la traccia schematica di ciò che può essere definita la visione tecnognostica o infomistica del mondo, ho lasciato comunque uno degli elementi più critici: l’idea di una qualche iniziale caduta o disgregazione che ha tagliato fuori l’umanità dall’intercomunicazione universale, qualcosa di analogo al frantumarsi del vascelli nella cabala ebrea. Il miglior esponente di questo punto di vista è Philip K. Dick i cui ultimi scritti suggeriscono che fino ad un certo punto la Terra faceva parte di un qualche vasto network informatico pan-galattico con centro attorno ad Albemuth o Sirio, ma che poi la connessione fu danneggiata (per ragioni sconosciute, anche se la data che egli da per questo evento corrisponde alla distruzione del Tempio di Gerusalemme nell'anno 70 dell'era cristiana). Con la conseguenza, secondo Dick, che una Prigione Nera di Ferro discese attorno alla Terra. Trovando che la Terra era tagliata fuori dal resto dell’universo, le popolazioni di Sirio inviarono un satellite (VALIS) per cercare di lacerare il rumore che oscurava il pianeta con l’invasione divina di un segnale puro, razionale e ristoratore.

Dal punto di vista tecnognostico i sistemi isolati e chiusi devono necessariamente degenerare. L’entropia vi entra una volta che non possono più scambiare con il resto dell’universo materia, informazione ed energia. Gli esseri umani lo farebbero molto rapidamente se non prendessero costantemente nuova materia dall’ambiente; apparentemente l’uomo rimpiazza ogni molecola delle sostanze nel proprio corpo all’incirca ogni sette anni. Gli organismi viventi e i sistemi ordinati in definitiva sono dei gorghi o vortici, schemi di organizzazione che risucchiano continuamente nuova materia e nuova energia. Espellono entropia nell’ambiente (materia di scarto) ma la riducono in loro stessi. (Non possono farlo per sempre , alla fine la vita multicellulare deve soccombere all’entropia sotto forma di morte biologica.) Ma i sistemi chiusi sono sistemi entropici. I fondamentalismi bloccano nuove idee, le società chiuse bloccano le innovazioni e le comunità biotiche chiuse bloccano l’introduzione di nuovi flussi genetici. Cadono nell’entropia più rapidamente dei sistemi aperti.

Così il problema della teodicea o dell’esistenza dell’entropia si spiega come un malfunzionamento nella comunicazione. Lo scopo della Terra non è semplicemente quello di riunire tutte le menti umane in un pianeta-mente come Gaia, in definitiva la meta è di spezzare la Prigione Nera di Ferro e riunirsi al network galattico riducendo lo stato entropico entro cui si trova attualmente. Dick accenna anche che questo potrebbe significare il trionfo sulla morte, Alcuni biologi pensano che gli organismi acquistino errori genetici attraverso la loro vita (sia attraverso il deterioramento per l’uso o una qualche preprogramazione che da entrambe le cose), e che la morte avvenga allorché gli errori superino talmente tanto il segnale o il codice dell’organismo da non riescire più a mantenersi in una omeostasi dinamica. L’incapacità del corpo a funzionare taglia il sangue al cervello e così si estingue il codice della personalità o identità della persona. La morte è l’estinzione dell’informazione (ma la riproduzione sessuale e la cultura ne preservano un po’, nella forma del gene e del meme.)


© 2001 Steve Mizrach, apparso originalmente in tre parti distinte dal titolo originale Tecgnosis, Infomisticism, and the War Against EntropyThe Metaphysics of InformationThe Techgnostic Vision. Traduzione italiana Danilo Santoni