[Tecgnosis, Infomisticism, and the War Against Entropy – The Metaphysics of Information – The Techgnostic Vision]
Accanto
all’espansione tecnologica dell’era informatica il XX secolo ha visto anche
un’espansione per quanto riguarda la comprensione che abbiamo della natura
dell’informazione. Attraverso teorici del calibro di Claude Shannon,
l’umanità ha iniziato a comprendere la relazione fondamentale che sembra
esistere tra linguaggio, informazione, energia ed entropia. Ha iniziato a
svilupparsi una fisica dell’informazione che suggerisce che le relazioni
informative sono importanti quanto quelle materiali e quelle causali mediate
nello spazio e nel tempo. Alcuni cosmologi guardano ora al cosmo come ad un
sistema di tipi diversi di processi di informazione, forse anche ad un infoverso.
Così l’era informatica segna un cambiamento nella nostra visione del mondo,
così come della tecnologia. La
visione meccanicista dell’era industriale sta lasciando il posto a qualcosa di
nuovo.
I
pensatori che meglio hanno esplorato le implicazioni metafisiche di quest’idea
non sono né dei mistici né degli scienziati informatici. Piuttosto sono stati
degli scrittori di fantascienza come Thomas Pynchon, Philip K. Dick, Isaac
Asimov e Michael Moorcock. L’essenza di questa visione mistica può essere
riassunta come segue:
1.
l’universo è un sistema vivente, che si auto evolve e che è
multidimensionale. Laddove il flusso dell’informazione viene ostacolato e
ristretto (sistemi chiusi) nascono l’entropia e la degenerazione; (si veda più
avanti, La metafisica dell’informazione)
2.
all’interno di sistemi aperti che ricevono trasferimento di energia e
di informazione dall’esterno, le strutture dissipatorie in realtà espellono
l’entropia, aumentano l’improbabilità e promuovono la complessità;
l’importanza dell’informazione in definitiva sta nel rendere l’universo
auto-cosciente per poter vincere la propria inevitabile morte entropica del
calore. (Si veda più avanti, La visione
tecnognostica)
E
allora che dovremmo fare della attuale era informatica? I tecnognostici
suggerirebbero che questo non è altro che un livello di un processo chiave in
fase di sviluppo. La nanotecnologia apre la possibilità che la vita possa
iniziare ad avere un controllo maggiore sulla materia; la biotecnologia che si
possa iniziare ad avere un controllo maggiore sul nostro codice genetico; la
neurobiologia che si possa svelare in codice cerebrale... e l’interconnessione
nel suo insieme (internet) potrebbe essere parte di uno sforzo planetario per
combattere gli altri processi entropici (il surriscaldamento globale e altre
forze di disgregazione ecologica) che questo stadio dell’esistenza ha messo in
moto. I nostri sembrano essere tempi di crisi e di cataclismi, ma dal punto di
vista della teoria della complessità tutto ciò è attendibile. I sistemi in
evoluzione sono sempre in equilibrio sull’orlo del disastro, lontani
dall’equilibrio quel tanto che basta ad evolvere, ma abbastanza bilanciati da
non cadere al di là del bordo nella disorganizzazione totale.
I
tecnognostici direbbero che questo non è altro che l’inizio di un’avventura
importante per il genere umano. O per qualsiasi forma di post-umanità che
stiamo iniziando a creare. Il nostro ruolo non è centrale; indubbiamente ci
sono altre forme di auto-coscienza, così come della vita intelligente. Ma il
nostro ruolo è critico per il nostro pianeta così come per noi stessi. Stiamo
per ricomporre un “Universe Wide Web” di intercomunicazione cosmica.
Potremmo trovarci sul punto di comprendere il nostro universo come un infoverso
in cui la mente è una forza chiave, piuttosto che un epifenomeno accidentale.
Ci troviamo sul punto di avere un ruolo ben più grande in un processo
universale che abbiamo solo intravisto attraverso una finestra, fino ad ora
oscurata… una guerra contro l’entropia e la morte, condotta attraverso
l’apertura di porte fino ad ora sigillate.
La
fisica dell’informazione conduce in definitiva le persone verso domande più
profonde, inclusa quella sollevata originalmente, quella sull’escatologia o il
destino dell’universo. Alcuni fisici suggeriscono che l’universo ha
due soli destini possibili, a seconda della curvatura della costante di
spaziotempo: espansione continua, in cui si allargherà fino alla fine entropica
del calore; oppure ricolassamento, in un Big Stop che potrebbe poi essere il
seme di un successivo Big Bang. Ma queste riflessioni sul destino
dell’universo non tengono conto di una terza possibilità. Alcuni fisici come
Frank Tipler suggeriscono che all’ultimo momento tutta la vita cosciente si
riunirà in una supermente, il Punto Omega, con cui porre sotto il proprio
controllo il cosmo, annullando la fine del calore. Questo punto di vista è
l’inverso del Deismo, postulando in definitiva il Creatore alla fine del tempo
piuttosto che all’inizio.
Il
concetto di Tipler è che vari processi negentropici stanno attualmente portando
l’universo verso l’improbabilità, in questo caso verso la cosa più
improbabile che si possa immaginare, una Mente Universale. Ma si può adottare
una specie di posizione debole nei confronti della teoria tipleriana e affermare
semplicemente che l’universo sta diventando sempre più auto-cosciente
(attraverso gli organismi di senso della vita cosciente) e dunque un sistema più
auto-organizzato che riduce la propria entropia. (Se possa mai diventare
totalmente auto-cosciente è una cosa che può essere lasciata ai mistici.) Cioè
l’universo non è una scatola che richiede un diavoletto di Maxwell che ci
gira dentro. La scatola è il diavoletto, diventando sempre più cosciente di ciò
che vi è dentro e anche di ciò che vi è al di fuori.
L’altra
cosa che assume una tale teorizzazione sulla fine dell’universo è che
l’universo è un sistema chiuso. La fisica di Einstein suggerisce che è
(sarebbe) finito anche se sterminato. Ma il nostro è l’unico universo? O non
coesiste con altri universi paralleli, interconnessi attraverso i wormhole dello
spazio-tempo, nel qual caso è forse un sistema aperto capace di importare
negentropia dall’esterno? Per di più la predizione della fine del calore non
tiene conto del caos. Come è stato suggerito il caos non è la stessa cosa del
disordine. Ciò che i fisici chiamano caos (processi iterativi non lineari)
spesso sono di fatto descrizioni di sistemi che obbediscono a termodinamiche di
non equilibrio: in altre parole appaiono essere negentropici ed inoltre, come
indicano gli esami dei frattali e degli strani attrattori, il caos mostra una
specie bizzarra di ordine non-ovvio e di livello superiore.
Seguendo
Teilhard de Chardin, alcuni “info-mistici” non idealisti suggeriscono che,
mentre l’universo è composto di materia, sta evolvendo verso l’informazione
pura o la mente pura. Mentre la materia nell’universo sta cadendo
nell’entropia, all’ultimo vita e coscienza potrebbero riuscire a sfuggire a
questo destino divenendo forme di informazione che sono indipendenti dalla
materia, per esempio schemi di organizzazione, ed entrare nell’iperspazio o in
altre dimensioni. Definisco questi mistici come non idealisti in quanto essi
accettano l’emergenza: non vedono la mente come precedente alla materia, ma
piuttosto come qualcosa che è emerso dalla materia e che alla fine riuscirà ad
abbandonare il proprio substrato materiale. Potrebbe essere la via di fuga
dall’entropia.
In
conclusione la metafisica ritorna sempre alla questione di teleologia o scopo e
significato. L’infomisticismo inizia dalla premessa che sembrano esserci cose
significative riguardo all’universo, le curiose costanti che sono le basi del
Principio Cosmologico Antropologico Forte (l’universo sembra ottimizzato per
l’emergenza di osservatori coscienti che, in accordo con un’interpretazione
della meccanica quantistica, occorre che esistano per collassare la funzione
d’onda dell’universo). Ma tende verso il panteismo, in quanto ciò è in
definitiva parte del Progetto dell’Universo di salvarsi dall’entropia, un
fatto di necessità e di legge naturale piuttosto che di un’intenzione
primaria. L’emergenza di sistemi riproduttivi (auto-replicanti), riflessivi
(auto-organizzanti) e poi riflettivi (auto-coscienti), capaci di preservare e
anche creare ordine, fa parte di questo ‘piano’.
Anche
se ho fornito la traccia schematica di ciò che può essere definita la visione
tecnognostica o infomistica del mondo, ho lasciato comunque uno degli elementi
più critici: l’idea di una qualche iniziale caduta o disgregazione che ha
tagliato fuori l’umanità dall’intercomunicazione universale, qualcosa di
analogo al frantumarsi del vascelli nella cabala ebrea. Il miglior esponente di
questo punto di vista è Philip K. Dick i cui ultimi scritti suggeriscono che
fino ad un certo punto la Terra faceva parte di un qualche vasto network
informatico pan-galattico con centro attorno ad Albemuth o Sirio, ma che poi la
connessione fu danneggiata (per ragioni sconosciute, anche se la data che egli
da per questo evento corrisponde alla distruzione del Tempio di Gerusalemme nell'anno
70 dell'era cristiana). Con la conseguenza, secondo Dick, che una Prigione Nera
di Ferro discese attorno alla Terra. Trovando che la Terra era tagliata fuori
dal resto dell’universo, le popolazioni di Sirio inviarono un satellite (VALIS)
per cercare di lacerare il rumore che oscurava il pianeta con l’invasione
divina di un segnale puro, razionale e ristoratore.
Dal
punto di vista tecnognostico i sistemi isolati e chiusi devono necessariamente
degenerare. L’entropia vi entra una volta che non possono più scambiare con
il resto dell’universo materia, informazione ed energia. Gli esseri umani lo
farebbero molto rapidamente se non prendessero costantemente nuova materia
dall’ambiente; apparentemente l’uomo rimpiazza ogni molecola delle sostanze
nel proprio corpo all’incirca ogni sette anni. Gli organismi viventi e i
sistemi ordinati in definitiva sono dei gorghi o vortici, schemi di
organizzazione che risucchiano continuamente nuova materia e nuova energia.
Espellono entropia nell’ambiente (materia di scarto) ma la riducono in loro
stessi. (Non possono farlo per sempre , alla fine la vita multicellulare deve
soccombere all’entropia sotto forma di morte biologica.) Ma i sistemi chiusi
sono sistemi entropici. I fondamentalismi bloccano nuove idee, le società
chiuse bloccano le innovazioni e le comunità biotiche chiuse bloccano
l’introduzione di nuovi flussi genetici. Cadono nell’entropia più
rapidamente dei sistemi aperti.
Così
il problema della teodicea o dell’esistenza dell’entropia si spiega come un
malfunzionamento nella comunicazione. Lo scopo della Terra non è semplicemente
quello di riunire tutte le menti umane in un pianeta-mente come Gaia, in
definitiva la meta è di spezzare la Prigione Nera di Ferro e riunirsi al
network galattico riducendo lo stato entropico entro cui si trova attualmente.
Dick accenna anche che questo potrebbe significare il trionfo sulla morte,
Alcuni biologi pensano che gli organismi acquistino errori genetici attraverso
la loro vita (sia attraverso il deterioramento per l’uso o una qualche
preprogramazione che da entrambe le cose), e che la morte avvenga allorché gli
errori superino talmente tanto il segnale o il codice dell’organismo da non
riescire più a mantenersi in una omeostasi dinamica. L’incapacità del corpo
a funzionare taglia il sangue al cervello e così si estingue il codice della
personalità o identità della persona. La morte è l’estinzione
dell’informazione (ma la riproduzione sessuale e la cultura ne preservano un
po’, nella forma del gene e del meme.)
© 2001 Steve Mizrach, apparso originalmente in tre parti distinte dal titolo originale Tecgnosis, Infomisticism, and the War Against Entropy – The Metaphysics of Information – The Techgnostic Vision. Traduzione italiana Danilo Santoni