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2001: ODISSEA NELLO SPAZIO
Introduzione
Uscito nel 1968, 2001 Odissea nello Spazio,
un film realizzato da Stanley Kubrick, ha suscitato
fin dal primo momento un vivo interesse per le generazioni
della cultura pop e psichedelica degli anni 60. Ma lo
spessore e la complessità di tale film ci distolgono
dal formulare spiegazioni troppo generiche e semplicistiche.
Secondo Kubrick: ognuno è libero di speculare
a suo gusto sul significato filosofico e allegorico
di 2001 odissea nello spazio. Io ho cercato di rappresentare
unesperienza visiva, che aggiri la comprensione
per penetrare con il suo contenuto emotivo direttamente
nellinconscio.
2001 rappresenta infatti unesperienza non verbale:
su due ore e diciannove minuti, vi sono poco meno di
quaranta minuti di dialogo. Il film è dunque
una esperienza intensamente soggettiva, capace di raggiungere
gli stati profondi della coscienza dello spettatore,
proprio come fa la musica.
Malgrado ciò nel film la soggettività
collabora vivamente con la riflessione per ridare unità
ad un contenuto spesso frammentario e disorganico. Questa
intima unione fra sensibilità e intelletto che
si realizza nello spettatore permette di catalogare
il film come esperienza visiva assegnandogli un preciso
posto allinterno della coscienza.
Esso invita alla riflessione, stimola lintelletto
a risolvere le numerose situazioni incomprensibili e
problematiche del film. Labilità del regista
sta nel riprodurre allinterno del film shock tali
da rendere lo spettatore attivo nel procedimento di
comprensione dei frammenti per condurlo direttamente
nel carattere della postmodernità.
Questo lavoro cercherà di dimostrare un possibile
confronto fra lopera di Kubrick e il pensiero
filosofico moderno, sottolineando come lintero
film abbia forti legami con la tradizione della filosofia
esistenzialista.
La trama
Alle origini delluomo, un misterioso
monolito compare sulla Terra. La sua presenza attiva
lintelligenza dei primati che comprendono luso
delle ossa degli animali uccisi come armi per uccidere
gli altri animali. 2001. Sulla Luna, in prossimità
del cratere Tyco, è stato trovato un monolito
la cui esistenza viene tenuta sotto il massimo segreto.
Il monolito improvvisamente lancia un segnale indirizzato
verso il pianeta Giove. Diciotto mesi dopo lastronave
Discovery si dirige verso il pianeta. A bordo si trovano
due astronauti, Frank e David, tre ricercatori ibernati
e il computer della nuova generazione, Hal 9000, in
grado di controllare il funzionamento di tutta lastronave,
nonché di dialogare con gli astronauti. Linfallibile
computer segnala un guasto in uno degli elementi esterni
dellastronave ma il pezzo, sottoposto a numerosi
test, risulta essere in ottime condizioni di funzionamento.
I due astronauti debbono arrendersi al fatto che Hal
ha sbagliato e decidono di disattivarlo. Hal fa allora
in modo che il pezzo venga rimesso al suo posto e trancia
il tubo dellossigeno di Frank. Quando David, uscito
per recuperare il cadavere del compagno, tenta di rientrare
il computer glielo impedisce. Lastronauta distrugge
la memoria del computer, apprende il vero scopo della
missione ( raggiungere Giove per scoprire il mistero
del monolito ) e arriva sul pianeta su cui morirà
per rinascere a nuova vita.
Il linguaggio
Il linguaggio cinematografico costituisce
uno degli elementi fondamentali per la comprensione
del film e del ruolo che oggi la tecnica moderna del
cinema ha assunto. Kubrick nelle sue opere mostra di
aver compreso la lezione di una modernità
illogica e priva di senso in cui la crisi epistemologica
ha generato una crisi globale che ha investito lidentità
dellindividuo e i sistemi di valori etici e morali:
il film è infatti in primo luogo lespressione
più autentica di tale frammentismo e ciò
viene demarcato attraverso i tagli, le continue dissolvenze
e le interpolazioni che lopera ripropone. Il carattere
discontinuo di 2001 Odissea nello Spazio
viene sapientemente realizzato da Kubrick attraverso
la possibilità della simultaneità del
linguaggio cinematografico moderno, che ci permette
di evidenziare come da un lato luomo, nello stesso
istante, viva esperienze così diverse e inconciliabili,
e dallaltro in luoghi diversi e isolati sia protagonista
delle stesse esperienze nel medesimo istante. Questo
carattere di universalismo che il cinema possiede conferisce
al regista la scelta di sviluppare nellopera cinematografica
la condizione frammentaria del reale attraverso la tecnica
del discontinuo, nel tentativo costante però
di tracciare un disegno organico e unitario che elimini
le spinte centrifughe e la componente disorganica.
Nella consapevolezza del relativismo delle esperienze,
il cinema, attraverso lo scorrere continuo dei frammenti
della pellicola tale da sviluppare una sequenza di immagini
inscindibili tra di loro, diventa perciò loccasione
di prendere coscienza del passato e del presente per
diventare padroni del nostro essere spirituale e dare
vita e colore allesistenza che può riscattarsi
solo da una prospettiva di un presente che rivaluta
il passato.
In questo senso lesperienza dello shock di cui
parla Walter Benjamin nella raccolta Angelus Novus,
può essere concepita come parte integrante della
struttura discontinua del film attraverso la quale prende
forma il messaggio e il senso dellopera.
Lo spettatore deve porsi nei confronti del film con
un atteggiamento di difesa che gli permette di proteggersi
dagli shock, proprio come descrive Baudelaire nella
poesia Le soleil della raccolta Fleurs du mal, in un
duello continuo di scherma che accompagna lartista
durante il processo della creazione artistica.
Lo spettatore, proprio come lartista nellopera
Baudeleriana, viene perciò stimolato alla difesa
degli Shock nelle singole impressioni e nella riflessione
che intraprende assegna ad ogni evento un preciso
posto temporale nella coscienza, attribuendogli
un senso e un valore preciso.
La forte carica emozionale che deriva dagli shock dellesperienza
creativa dellartista viene riproposta davanti
allo spettatore nellopera cinematografica. In
tal modo lo spettatore è introdotto allinterno
del film, in medias res, partecipa attivamente e soggettivamente
nellesperienza del processo di creazione
dellartista e manifesta quel complesso meccanismo
di feedback con il quale diventa un unicum inscindibile
con lopera cinematografica. Si instaura così
quel rapporto tra shock e azione inibitoria nella coscienza
chiarito dalla raccolta Angelus Novus di
Walter Benjamin:
Quanto maggiore è la parte dello shock
nelle singole impressioni; quanto più la coscienza
deve essere continuamente allerta nellinteresse
della difesa dagli stimoli; quanto maggiore è
il successo con cui essa opera; tanto meno esse penetrano
nellesperienza; tanto più corrispondono
al concetto di esperienza vissuta. La funzione peculiare
della difesa dagli shock si può forse scorgere,
in definitiva, nel compito di assegnare allevento,
a spese dellintegrità del suo contenuto,
un esatto posto temporale nella coscienza. [1]
Nel film Kubrick si avvale di questo processo; possiamo
indicarne delle tappe:
1. Lapparizione del monolito
e lo stupore delle scimmie;
un mattino il capo del branco delle scimmie,
il primo a svegliarsi, nota la presenza di un parallelepipedo
nero eretto, di media grandezza. Le scimmie lo accerchiano
con grida acute e alcune si raggruppano e lo circondano,
o addirittura si avventurano a toccarlo. Il monolito
è sin dallinizio il simbolo che scardina
la normalità dellesistenza: la sua forma
perfetta si staglia davanti ad una landa desolata raffigurata
da forme irregolare e indefinibili. Il Requiem di Ligeti
contribuisce ad aumentare il carattere misterioso dellapparizione
delloggetto enigmatico: il tono di ampio crescendo
continuo e corale che procede per onde che si innalzano
e rifluiscono, può sembrare tanto un lamento
collettivo delle scimmie quanto un attacco o una minaccia,
o ancora unanticipazione sacra che culmina con
accordi acuti.
2. Dopo il monolito:
lidea; poco dopo, scomparso il
monolito, il capo clan, frugando tra ossa di tapiro,
ha lidea (suscitata, suggerisce il montaggio,
dal ricordo del monolito) di prenderne uno per servirsene
come strumento per colpire altre ossa, farle saltare,
poi distruggerle. Ha anche lidea (suggerita dallinquadratura
mentale di un tapiro che si accascia) di servirsene
come arma per uccidere la bestia.
3. Le scimmie carnivore e la prima arma;
Le scimmie si servono dellosso
arma per procacciarsi il cibo e conquistare una fonte
dacqua. Attorno al punto dacqua ha luogo
un violento scontro tra due clan. La tribù di
cui seguiamo la storia utilizza losso arma
per prendere vantaggio sugli avversari e stordire il
loro capo. Lapparizione del monolito ha segnato
un passaggio fondamentale: luomo si è trasformato.
Il primo segno di questa trasformazione è una
intuizione, una nuova associazione mentale che gli ha
fatto scoprire luso dello strumento per aggredire
più efficacemente, cioè per essere vincente
nella lotta per lesistenza. La scimmia diventa
carnivora, uccide per una sorgente dacqua e si
sente potente. Levoluzione della specie ha avuto
inizio con la competizione, la lotta per la vita, uno
dei fondamentali meccanismi dellevoluzione sia
biologica che culturale.
4. Il lancio dellosso;

limmagine della conquista della
sorgente dacqua si conclude in un gesto di trionfo,
il capo clan lancia in aria losso, che comincia
a ricadere a ralenti ma al suo posto vediamo un veicolo
spaziale di forma allungata fluttuare nello spazio.
Levoluzione, sembra dirci Kubrick, non si è
mai arrestata: lintelligenza ha permesso alluomo
di superare lo stadio animale per affermare il suo predominio
di fronte alle altre specie delluniverso.
5. Lo spazio:
il percorso a 360° dell hostess in assenza
di gravità; durante il volo dellAries una
hostess serve lequipaggio e il passeggero con
un vassoio da pasto adatto allassenza di gravità,
camminando al suolo con delle suole adesive. Luomo
ha realizzato definitivamente il suo dominio nelluniverso
attraverso lintelligenza e la tecnologia. Ma tale
processo sembra aver operato una frattura fra soggetto
e oggetto: il cervello e il sistema nervoso si sono
sviluppati al di fuori delluomo, in intelligenze
artificiali e in servizi di comunicazione interplanetari.
La stazione spaziale e le astronavi sono ambienti asettici,
freddi dove i rapporti interpersonali sono falsi e ipocriti
e la vita rimane congelata. (gli astronauti ibernati
nel Discovery). Kubrick mette in scacco la fiducia nel
positivismo ottocentesco e il valore della ragione che
ha bloccato listintività umana, racchiudendola
nelle forme della tecnologia, (le immagini della lotta
fra i due lottatori nella televisione), e ha portato
luomo allinterno dei meccanismi alienanti
della nuova società. Limperialismo dellintelligenza
si è tradotto nella rimozione totale delle emozioni
e degli istinti, e quindi nella separazione dalla natura
e della vita con cui essi mantengono luomo in
rapporto più diretto e immediato. Mentre la natura
e la vita procedono dialetticamente per cicli di morte
e nascita, lintelligenza procede linearmente forzando
questi ritmi naturali e pretendendo il suo dominio sulla
realtà, divenendo in tal modo mostruosa e distruttiva.
Il mondo di 2001 è pronto a morire, è
maturo per la morte, come sottolinea la musica intensamente
malinconica di Kachaturian che accompagna lesistenza
monotona e vuota dei cosmonauti allinterno del
Discovery.
6. Lapparizione del monolito
sulla Luna e leco;
nel corso di un volo in una navetta lunare a bassa
quota, al di sopra dei crateri, veniamo a sapere che
il monolito trovato è stato in apparenza sepolto
deliberatamente, 4 milioni di anni prima e che
emette un campo magnetico molto forte. La navetta atterra
nei pressi di uno scavo illuminato aperto attorno a
questoggetto. Gli uomini in scafandro marciano
verso il monolito; uno degli studiosi porta la mano
verso il monolito; uno di loro cerca di fotografare
loggetto enigmatico, ma si inizia a sentire nel
casco una sorta di sibilo stridente. Ancora una volta
il monolito nero riappare per rompere e mettere in crisi
lapparente sicurezza, linsieme delle conquiste
realizzate dallintelligenza umana. Luomo,
sembra dirci la presenza del monolito, deve abbandonare
lo stato evolutivo a cui è giunto, per poter
giungere allo stadio del superuomo. Lintelligenza
è stata essenziale nellevoluzione umana,
ma ora non basta più, per quanto sviluppata e
sofisticata sia diventata.
7. La regressione allinfanzia
di HAL;
dopo aver recuperato il corpo senza vita del compagno,
Dave si dirige verso il vano circuiti della memoria
di HAL, e li disattiva malgrado le implorazioni del
computer, che chiede a Dave di calmarsi, si scusa e
poi lo supplica, quindi arriva alla fine al punto di
cantare una canzone che gli è stata insegnata
alla sua nascita. Disattivato HAL, scatta
un messaggio pre registrato che informa Dave
sul vero scopo della missione, di cui era a conoscenza
il solo HAL: il monolito trovato sulla Luna emetteva
segnali in direzione di Giove, ma la sua funzione è
rimasta misteriosa. In questa scena emerge uno dei protagonisti
più interessanti del film, il computer HAL. Non
è una figura in carne ed ossa, ma la sua presenza
è ovunque: si percepisce attraverso i dialoghi
con gli astronauti e si rivela nella figura dellocchio
camera che scruta lequipaggio analizzandone
i più piccoli particolari. Anche in questo personaggio
si manifesta la natura contraddittoria dellintelligenza
umana in esso riposta: lapparente sicurezza esteriore
rivela una necessità tutta interiore di far riemergere
il carattere umano in esso presente. Egli
è apparentemente privo di sentimenti e segue
soltanto la sua logica di salvezza della missione, ma
in realtà pone se stesso la di sopra di tutto
a costo di distruggere la vita umana. La psicoanalisi
infatti insegna che gli istinti e gli impulsi rimossi
dalla ragione o inconsci continuano a lavorare in profondità,
condizionando le scelte apparentemente logiche della
ragione, rendendo ancor più pericoloso il suo
procedere stabile e sicuro. HAL, sotto la sua corteccia
elettronica, nasconde ricordi infantili e sentimenti
umanissimi (la spersonalizzazione delluomo sembra
qui accompagnarsi allumanizzazione della macchina):
via via che Dave esclude i circuiti che presiedono alle
funzioni più evolute e sofisticate della sua
intelligenza, emerge la paura e una cantilena che si
perde nellindistinto, nel ritorno alla dimensione
pre verbale. Il carattere distruttivo dellintelligenza
avvolge anche HAL, figura che non riesce ad uscire dal
labirinto della ragione, dal suo metodo di conoscenza
e comunicazione (Heuristic and ALgoritmic), perché
non possiede la chiave dellistinto
umano di Dave.
8. Il viaggio oltre linfinito;
la porta della dimensione spazio tempo si apre
ed inizia un viaggio nella luce, nei colori, nelle forme,
nel mistero della materia; lo sguardo esterrefatto dellastronauta
rimescola alle fantasmagoriche visioni, fino ad essere
unificato con esse. Luomo supera lo stadio
animale con la tecnologia e raggiunge lo stato del superuomo
liberandosi di quella stessa tecnologia. Dave
ha fatto ricorso alla distruttività e ai suoi
istinti animali per uccidere HAL, il mostro onnipresente
e minaccioso. Qui è iniziata la trasformazione
delluomo verso il superuomo. Il passaggio è
sottolineato dal viaggio allucinatorio di Dave: le forme
regolari e simmetriche della realtà lasciano
il posto a figure irregolari e indefinibili, ad un arcobaleno
di colori che rendono evidente lo sforzo del personaggio
per entrare nelloltre.
9. Lo specchio nella stanza in stile Régence;
la capsula con la quale Dave ha affrontato il viaggio,
si ritrova in una vasta e lussuosa suite dhotel
in stile Régence, chiusa ermeticamente e illuminata
dal pavimento, circondata da rumori riverberati. Ci
sembra di vedere un altro uomo, ma è lo stesso
Dave, molto invecchiato, nel suo scafandro; esplora
la camera, entra in una stanza da bagno, si vede in
uno specchio, avvertiamo il rumore di una presenza,
si volta e torna verso la camera principale: cè
un uomo in vestaglia. E lo stesso Dave, ancora
più vecchio, che mangia, si volta, poi si alza
lentamente e viene verso di noi, guarda se cè
qualcuno nella stanza del bagno, poi come se avesse
constatato che non cè nessuno, torna a
sedersi alla tavola imbandita. Spostando la mano fa
cadere un calice, poi si volta verso il letto e vede
una forma strana distesa sopra un letto. E sempre
Dave, molto vecchio, che alza la mano per indicare il
monolito, ritto di fronte al letto. In questa scena
Dave ha riconquistato lunità con il mondo
che aveva perso attraverso il dominio dellintelligenza.
Soggetto e oggetto tornano a coincidere, lio si
ritrova nella totalità della realtà. Limmagine
in cui Dave si specchia e inizia a vedere le trasformazioni
del Dave invecchiato, confermano lipotesi evidenziando
come luomo sia ritornato allinterno del
processo di creazione e distruzione della natura.
10. La metamorfosi di Dave;
la Luna, poi la Terra, una luce come di un altro pianeta
di dimensioni equivalenti arriva da sinistra: è
la testa di un feto gigantesco assomigliante a Dave,
si volge verso la Terra e poi gira lo sguardo verso
di noi.
La lettura del film
2001 Odissea nello Spazio: non ci sono
stati altri viaggi. Così recitavano le locandine
del film alle porte della sua prima apparizione al pubblico.
Un titolo ambiguo e di difficile interpretazione che
richiama alla nostra mente le peregrinazioni di Ulisse,
allinterno però del vasto panorama moderno
della tecnologia e delle contemporanee scoperte scientifiche.
Il risultato di questo strano connubio è
tuttavia sorprendente e affascinante, ricco di innumerevoli
colpi di scena nel quale il pubblico rimane spesso disorientato,
ma piacevolmente attratto dal suo carattere profondamente
enigmatico.
Il film, come evidente nel titolo, è il viaggio
del moderno Ulisse, Dave Bowman, luomo arco, la
corda tesa verso linfinito, lassoluto. Non
è chiara quale sia la meta del viaggio, in fondo
il film, che si conclude con limmagine di un feto
astrale, nega una conclusione vera e propria per inserirsi,
quasi umanamente, allinterno di quel ciclo naturale
dove ogni cosa nasce, si sviluppa e muore per una successiva
rigenerazione.
Certa è comunque la sua distanza dallodissea
omerica, e più in generale dal genere epico,
nel quale i personaggi e le loro vicende si costruivano
allinterno di un disegno ideologico unitario e
organico che celebrava i valori di unintera civiltà.
Nel film, al contrario, i personaggi restano abbandonati
al loro destino, riscoprono un totale smarrimento di
fronte alla vastità di uno spazio infinito dove
luomo ha perso le sue coordinate.
Il senso delle vicende, di cui i personaggi si rendono
protagonisti, e i valori etici e morali non sono dati
come nel romanzo epico, ma vanno ricercati costantemente
con la più nuda consapevolezza che difficile
è la conquista dellobbiettivo e la posta
in gioco è il destino dellidentità
dellintero genere umano.
Il viaggio dunque non è il semplice sfondo del
film, piuttosto uno dei temi centrali in quanto esso
costituisce la possibilità e soprattutto la necessità
di riscoprire la dimensione autentica delluomo,
la sua vera natura che il mondo della tecnologia e delle
ideologie hanno coperto.
Larte, in questo caso il cinema, si propone di
affrancare lo spirito delluomo, di liberarlo dalle
sovrastrutture dellumanità, rendendoci
coscienti attraverso la sua conoscenza contemplativa
e non utilitaria degli scompensi del reale. Ci mette
di fronte allo specchio, proprio come fa Bowman nella
stanza in stile Regéncy, permettendoci di ritrovare
attraverso una sorta di regressione verso la nostra
infanzia quel rapporto di immediatezza e ingenuità
con il mondo che lumanità ha nascosto dietro
alle sue false illusioni del progresso.
Molti sono i riferimenti alle opere filosofiche di Nietzsche,
uno dei principali filosofi del '900 che per primo ha
anticipato lesigenza di trovare un carattere di
autenticità allinterno di una identità
umana lacerata.
Nietzsche, nellopera Nascita della Tragedia, elabora,
attraverso un confronto con il mondo degli antichi,
una profonda analisi del novecento, evidenziando, secondo
la lezione di Schopenhauer, laspetto contraddittorio
di questo secolo in una volontà irrazionale che
tenta di razionalizzare la realtà anche nella
sua natura spesso illogica e insensata. Il filosofo
dichiara ancora una volta la distanza abissale che separa
la nostra civiltà da quella greca, (distanza
che si riscopre dunque anche in rapporto allepica
e alla tragedia greca) nella quale la dimensione caotica
dello spirito dionisiaco rimaneva affiancata a quella
della luce e della chiarezza dello spirito apollineo.
Nella modernità la componente dello spirito dionisiaco
è stata fagocitata da quella razionale e razionalizzante
dello spirito apollineo decretando in tal modo non solo
la fine della tragedia ma anche quel carattere di indubbia
organicità e compattezza che si creava al suo
interno dal conflitto dialettico di queste due parti.
Lopera moderna si apre ad un messaggio problematico
nel quale è difficile trovare la risposta di
senso, il sistema dei valori della tragedia antica.
La sconfitta, la frustrazione, il senso di impotenza
sono aspetti ormai evidenti nei protagonisti del film
che scoprono nella tecnologia lillusione di dare
un senso alla realtà, di razionalizzarla mascherando
però il carattere caotico e irrazionale dello
spirito dionisiaco.
Il conflitto lacerante tra spirito apollineo e spirito
dionisiaco si risolveva nella antichità nella
promessa di una rigenerazione delleroe: langoscia
e la sofferenza di una doppia realtà
lasciava il posto ad una catarsi, ad una purificazione
interiore che cancellava, nel momento della morte, la
sofferenza dellindividuo per riportarlo ad una
nuova vita.
Nella modernità la scomparsa della componente
irrazionale dello spirito apollineo, a causa di una
ragione totalizzante e chiarificatrice, ha decretato
la fine della possibilità della rigenerazione:
HAL, il computer umanoide, muore e la sua morte è
definitiva, senza possibilità di proiettarsi
verso una nuova esistenza; la sua morte è ricostruita
nel passaggio che ripercorre le tappe verso la sua infanzia,
è un ritorno al passato che preclude leternità
del suo sistema.
Ma cè un uomo, e questo è Dave Bowman,
luomo arco, che esce dal mondo della tecnologia
per ritrovare nella natura istintuale e pulsante delluomo
lautenticità della propria identità.
Scollega il computer, lascia il carattere dogmatico
e assoluto della ragione, per ritrovare lingenuità
del primate e una nuova ragione questa volta aperta
e problematica.
Supera la fase di servitù nei confronti della
morale e della scienza per risvegliare la libertà
che è in lui; la sua è una volontà
che da critica diventa man mano produttiva verso lessenza
dionisiaca della libertà umana e il gioco creativo
della vita.
eppure proprio da una riflessione
dellanima era nato il mondo, dal suo ri-flettersi
e innamorarsi della propria immagine che proiettata
nel mezzo tenebroso, apparve come immagine e riflesso
divino. La Tenebra, presa da cupidigia per lo splendore
apparso nel suo mezzo, trattenne questa immagine come
spoglia preziosa e, separandola dal suo principio luminoso,
coinvolse la Luce nel recupero delle sue particelle
rapite. Ma queste, nella loro discesa, divennero irriconoscibili,
perché, trascinarono con sé il torpore
di Saturno, la collera di Marte, la concupiscenza di
Venere, lavidità di Mercurio, la bramosia
di Giove. Questi rivestimenti offuscarono la luce dellanima,
nascosero la sua presenza, resero difficile il suo riconoscimento
non solo agli altri, ma allanima stessa che, conciliandosi
col suo rivestimento terreno, perse coscienza di sé
[2]
Lanima aveva decretato il suo destino: ritrovare
la verità.
La comprensione razionale del mondo aveva spinto lintelletto
greco su un nuovo cammino, patrimonio oggi di tutti
gli uomini e di tutti i tempi, la riflessione razionale,
la filosofia.
Il film, attraverso gli interrogativi delluomo
sullessere e sul vero, ripercorre le tappe della
scienza aristotelica in assoluto, la filosofia prima:
lessere in quanto essere e il soprasensibile,
o Metafisica.
Kubrick ripropone dunque la secolare domanda sullessere
e sul vero allo spettatore. Non è però
una domanda univoca perché ripercorre le diverse
declinazioni che linterrogativo ha assunto durante
la storia occidentale: lessere, il vero, lidentità
delluomo, la possibilità della conoscenza
da parte della razionalità, la scienza e la tecnica
come nuovo rapporto tra lio e il mondo.
Sollecitato da questi interrogativi, ma in qualcuno
forse appagato, lo spettatore è lasciato con
tutti gli altri solo di fronte a se stesso, al pensiero
e alla storia. Le domande come le risposte restano aperte,
e, forse, tali resteranno per sempre.
2001 Odissea nello Spazio, può collocarsi allora,
ad esempio, allinterno della tradizione esistenzialista.
Diventa il tentativo di liberare lanima dalla
condizione di opacità. Il film, come già
sottolineato precedentemente, ha in sé i termini
del linguaggio nietzschiano: il passaggio dellanima
e quindi delluomo da una condizione alienata a
una più viva coscienza di sé tramite lesperienza
tragica. Dave si difende dalla morte e dallonnipotenza
esterna dellio, nella fattispecie della brutalità
tecnologica rappresentata dalla negazione della
identità individuale e dalla morte decisa e attuata
da HAL dei suoi compagni.
Ora può seguire il suo destino: intraprende il
viaggio. Nellorizzonte siderale, segnato come
limite da superare attraverso la figura del monolito,
lastronauta, con le sue sole forze, si spinge
oltre luomo per ritrovarsi, per riprendere
su di sé la potenza dellistinto. Per realizzare
il suo obbiettivo deve però sconfiggere il deus
ex machina, quella tecnologia già pre
posta a risolvere, come la divinità nellantico
teatro, la sua esistenza.
Le metafore sceniche non terminano a causa di una altra
figura enigmatica, la presenza del monolito.
Questo oggettofigura, enigmatico e simbolico allo
stesso tempo, assume la controfigura in
quasi tutte le scene del film. Esso è per così
dire coprotagonista sia degli animali nel momento evolutivo
sia degli astronauti, tra cui di Dave stesso. Perfetto
nella sua geometria, si staglia, si oppone allo sguardo,
Nero come manifestazione e impenetrabilità, cangiante
nelle profondità astrali. Viene scoperto dagli
uomini futuri, quegli uomini che hanno dal
'700 in poi rinnegato la metafisica come valevole per
la scienza e la tecnica. La metafisica è ora
accusata di aver dimenticato le questioni reali e concrete,
perdendo inevitabilmente il suo valore di veridicità;
essa è ormai definita come loblio dellessere.
Appare chiaro che, il monolito, il cui disseppellimento
è testimoniato dalla visita di ricercatori astronauti,
è linterrogativo che il regista Kubrick
pone alluomo di oggi: è possibile affrontare
allinfuori della razionalità i temi dellessere
delluomo e del suo rapporto con il mondo? E
realmente certo che la strada da percorrere sia privare
la ragione umana della necessità di riportare
allunità fondamentale, alla sintesi, alluno
la conoscenza. Forse è giunto il tempo di riscoprire
o formulare la Metafisica.
Dave, il tramite di Kubrick con lo spettatore, è
luomo che guardandosi nello specchio e ripresentando
a se stesso la propria anima, rinnova la domanda del
regista riproponendola al pubblico.
Lanima, descritta nel passaggio da Macrobio, era
nata come pura interiorità: Platone ne aveva
rafforzato la sua natura spirituale attraverso la distanza
dal mondo e invitandola a concentrarsi tutta sola
in se stessa e a non creder nientaltro che a se
stessa. Ma nellevoluzione del pensiero filosofico
e precisamente con Cartesio assistiamo alla trasformazione
dalla sua natura spirituale alla sua esteriorizzazione
nel mondo: Cartesio infatti radicalizzando il
dualismo platonico finisce con labolirlo, risolvendo
il mondo come rappresentazione razionale dellanima.
Lanima a questo punto non è più
raccolta nella sua interiorità, ma diventa coestensiva
al mondo. [3]
La verità del cogito cartesiano è
di altro tipo: è unintuizione che si impone
a noi con indiscutibile immediatezza al di fuori e al
di sopra di ogni dubbio. E il primo, più
caratteristico, esempio di una verità assolutamente
evidente. Con la scoperta del cogito, Cartesio dà
inizio alla metafisica soggettivistica moderna
Con
essa si riconosce al pensiero una situazione assolutamente
privilegiata, quale sostanza che non richiede
nulla di altro da sé, cui venire riferita o appoggiata.
Il pensiero, così inteso, non risulta soltanto
la prima verità, ma il punto di partenza di qualsiasi
ulteriore verità. [4]
Come si sa Cartesio per giungere dallio
al mondo deve passare per lessere divino. Lidea
di perfezione, nella triplice distinzione di idee in
avventizie, fittizie e innate, confermata dallidea
della nostra imperfezione, non può sorgere dallimperfezione,
ma deve nascere in noi da un essere perfetto: lessere
divino. Egli rappresenta la sostanza nel più
completo significato della parola.
La metafisica cartesiana si apre al carattere reale
e concreto del mondo senza mai lasciare il suo contatto
con lessere divino: Dio infatti non può
permettere che noi abbiamo idee chiare e distinte alle
quali non corrisponda nulla di reale. In senso assoluto
il termine sostanza conviene a Dio (Aristotele), in
senso relativo esso è applicabile anche alle
realtà create, anche se la loro esistenza è
legata allessere divino. Lio è una
sostanza finita e il suo attributo diventa il pensiero;
le altre sostanze non pensanti sono i corpi, il loro
attributo è lestensione.
La geometria viene definita da Cartesio come un idea
chiara e distinta che coniuga in sé i caratteri
di perfetta evidenza e di concretezza poiché
fornisce anche lidea del movimento come spostamento
da un punto allaltro dello spazio. Risulta dunque
che lidea dellio pensante e non esteso,
e quella del corpo esteso e non pensante sono idee interamente
e realmente distinte che non sono costruite dallio
ma devono derivare dalle cose materiali e concrete.
Con Cartesio dalla metafisica qualitativa
aristotelica si ha levoluzione verso la metafisica
quantitativa. I suoi principi dellevidenza e delle
idee chiare e distinte hanno posto in stato di evoluzione
le scienze e la ricerca delle verità. Dobbiamo
dire che da allora sono stati compiuti grandi sforzi
per liberare le scienze dal vincolo metafisico.
Cartesio ha umanizzato la scienza destinandola definitivamente
al campo della razionalità, del pensiero, liberandola
da animismo e magia, forze occulte o astrali; dopo di
lui si cercherà di affrancare la scienza, la
ragione da qualsiasi principio esterno. La gnosi cartesiana
è allo stesso tempo testimonianza dellesistenza
divina e della sua intrinseca perfezione, giustificazione
della razionalità delluomo e legame di
esso al mondo.
Il monolito può riassumere la concezione della
nuova metafisica, è lestensione perfetta
e distinta che lega lidea al mondo concreto dei
corpi e che rinnova continuamente linterrogativo
kubrickiano se sia possibile affrontare i temi dellessere
e del vero attraverso una metafisica che assuma i caratteri
di evidenza logica e di estensione materiale.
Con Nietzsche assistiamo poi ad una destabilizzazione
della concezione cartesiana di metafisica: essa sembra
ormai aver perso qualsiasi legame con lessere
divino, sostituita da un atteggiamento di indagine scientifica
che basa il proprio criterio di veridicità unicamente
sul riscontro diretto dei fatti osservati. Nietzsche,
che vive la parabola della concentrazione dellanima
su se stessa, coglie il processo di esteriorizzazione
e lo descrive come passaggio dall'anima come fondamento
soggettivo (anima egologica), all'anima intesa come
atto del pensare (anima funzionale). Così per
questo filosofo, nelle opere Nascita della tragedia
e Sullutilità e il danno della storia
per la vita, alla scienza è riservato un
orizzonte più ampio e disinteressato, libero
dal pathos metafisico.
Questa riflessione inaugurata Nietzsche porterà
a sostituire lanima della filosofia
moderna, che si esprimeva nel soggetto impersonale della
rappresentazione, con lanima che la
scienza esprimerà come ordine della rappresentazione,
come insieme dei saperi che comprendono anche il sapere
che parla del soggetto. A questo punto lanima
non è più egologica ma funzionale, non
riflette più lIo individuale e soggettivo
o lIo ideale e intersoggettivo, ma lorganizzazione
del mondo tramite un corpo di discipline a cui la tecnica
da attuazione con le sue procedure. [5]
La concentrazione dellanima su se stessa ha
come conseguenza la neutralizzazione, come sostiene
il filosofo Galimberti, tra interiorità ed esteriorità,
tra realtà ed apparenza, scompare definitivamente
la linea di demarcazione tra attività e passività.
L'uomo della modernità non è più
in grado di partecipare attivamente al gioco della vita,
di incidere con la propria creatività in un mondo
che ormai è diventato ipertecnologico. La sua
forza sta nella adattabilità a tale struttura,
sottrarvisi vorrebbe dire morire. Risultato di tutto
ciò è un essere che ha perso la facoltà
del pensare, delegandola ad automi sempre più
intelligenti e antropomorfizzati, a differenza invece
dell'uomo stesso che coinvolto in questo meccanismo
perverso ha indebolito le proprie facoltà intellettive.
Se la scienza assume ora il compito e le funzioni della
metafisica pur rivendicando la sua emancipazione dallessere
divino cartesiano e dalla tradizione razionalista e
avviene la coincidenza tra interiorità e esteriorità,
il problema diventa quello della significatività.
Heidegger lo propone in quanto luomo è
un chi, una esistenza (existenz) e il suo
modo di essere è essere nel mondo
come apertura ad esso. Il Da-sein, lesser-ci,
è nel senso di essere aperto e di essere lapertura
al mondo. Il modo con cui il Dasein si apre al mondo
è la significatività. Aperto originariamente
al mondo tramite i modi esistenziali della situazione
emotiva, della comprensione e del discorso, luomo
gode della comprensione dellessere dellente
ed è in base ad essa che pone in questione il
proprio essere. Egli si scopre gettato nel ci
dellapertura, mentre la comprensione è
proiezione attiva, è progetto o interpretazione
di qualcosa in quanto qualcosa, cioè in quanto
rinvia ad altro nella rete di significatività
del mondo. La cura è lessere
del Da-sein umano, lunità di esistenzialità
(progetto) che insieme alla significatività del
mondo ne segna la finitezza, riscoprendo il suo essere
ogni volta assegnato al mondo e dipendente da esso.
Il modo di essere imperfetto però del Dasein
stesso fa decadere luomo dal proprio autentico
poter essere se stesso nel mondo quotidiano. Il percorso
suggerito dal filosofo per unesistenza autentica
delluomo è di assumere la morte come apertura
dellesserci alle altre possibilità in modo
autentico: precorrendo la morte lesserci non si
chiude in una situazione definitiva, ma assume se stesso
come eterno poter essere, divenire, ponendosi di fronte
alle infinite possibilità che la realtà
gli offre, scegliendo responsabilmente di fronte ad
esse, senza irrigidirsi nelle scelte che opera.
Nellontologia heideggeriana interiorità
ed esteriorità ritrovano dunque una dignità
reciproca e si separano, mantenendo i legami.
Secondo il linguaggio heideggeriano, Dave compie il
suo viaggio, sceglie di rifiutare la condizione passiva
dellessere gettato nel mondo per precorrere la
morte e riscoprire la propria autenticità.
Solo allora la sua anima può ritornare a rispecchiarsi
nella terra, ritornare grande e immensa, come lo era
al momento della sua nascita, quanto luniverso
che la circonda.
La figura del monolito e gli shock dellopera
cinematografica chiamano continuamente in causa lo spettatore,
invitandolo attraverso lesperienza del film, a
distogliersi dalla molteplicità dei fenomeni
per ritrovare la significatività, elemento a
cui sembra rivolgersi il gesto della deissi finale,
il dito proteso e indicante il monolito.
Richiamare in causa la soggettività delluomo
significa riaprire lorizzonte della significatività
allintenzionalità e alla progettualità
della coscienza.
Attraverso il film siamo continuamente spinti a superare
lanalisi e lordine dei fenomeni, per ritrovare
la necessità di un recupero degli universali,
che la scienza moderna ha negato attraverso il suo materialismo
e determinismo. Scrive Husserl: Lesclusività
con cui nella seconda metà del secolo XIX, la
visione del mondo complessiva delluomo moderno
accettò di venir determinata dalle scienze positive
e con cui si lasciò abbagliare dalla prosperity
che ne derivava, significò un allontanamento
da quei problemi che sono decisivi per unumanità
autentica. Le mere scienze di fatti creano meri uomini
di fatto.
Lidea di una metafisica quantitativa cartesiana
e della creazione di una filosofia trascendentale di
stampo kantiano, ripresa successivamente dalla fenomenologia
di Husserl, rinnovano i dubbi e i rischi moderni di
una scienza che rivendica la propria possibilità
di risolvere nellorizzonte di un panorama sempre
rivolto al reale e al concreto i temi sullessere
e sul vero.
Dave, unità di Kubrick con lo spettatore, è
anche unità con tutti gli uomini autentici. Gli
interrogativi di Dave e di Kubrick stesso diventano
ricerca dellautenticità per lo spettatore.
Luomo-spettatore è costretto a rifiutare
la sua funzione spettatrice, è chiamato in causa
direttamente in quanto è essere umano che ha
la strada aperta per porsi linterrogativo della
sua autenticità. E ancora una volta domande e
risposte restano aperte sullumano e sul mondo.
Bibliografia
1. Walter Benjamin, Angelus
Novus
2. M acrobio, Commentariorum in
Somnium Scipionis libri duo, Padova 1981, Libro I §12
3. U. Galimberti, Psiche e teche,
p.644, Feltrinelli ed.2000
4. L. Geymonat, Storia del pensiero
filosofico, Vol. II, pag284, ed A. Garzanti 1970
5. U. Galimberti, Psiche e teche,
p.646, Feltrinelli ed.2000
6. M. Chion, Unodissea nel
cinema. Il 2001 di Kubrick, Lindau ed.2000
Immagini tratte dal film 2001:
ODISSEA NELLO SPAZIO, Stanley Kubrick collection, DVD
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