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Alcuni spicchi di critica - Alex,
Ludwig e Gioachino
Moltissimi critici hanno rilevato, con
piena ragione, quanto fondamentale sia lelemento
musicale in Arancia Meccanica più che
in altri film di Kubrick. Qui, infatti, la musica viene
a essere parte integrante del racconto cinematografico
delle gesta di Alex e, addirittura, motivo del suo agire.
Pensiamo ad alcuni esempi: Alex e i drughi lungo il
Tamigi: i drughi hanno appena mancato di rispetto al
loro leader e Alex, non appena sente la Gazza Ladra
di Rossini, diffusa da uno stereo nelle vicinanze, SA
quello che deve fare: è la musica (è Alex
a dircelo) che diventa motore della sua azione.
Oppure: Alex e la cura Ludovico: Alex è emotivamente
ferito più dalla musica che dalle immagini di
cui gli viene imposta la visione.
Gli esempi citati mettono in risalto tutti la medesima
cosa: sarebbe a dire lo stretto legame che esiste tra
ciò che Alex fa e vive e la musica che fruisce.
In particolare, mi pare di poter, con buona pace di
tutti, scindere in due lanima di Alex (come scindibile
è il suo nome: Alex): una parte di questa
è lo specchio del vissuto personale di Alex e
suo rappresentante musicale è Ludwig van Beethoven
con la Nona Sinfonia (il Ludovico Van, come affettuosamente
lo chiama Alex); laltra parte è invece
artefice del rapporto tra Alex e il mondo esterno e
suo ambasciatore sonoro è il pesarese Gioachino
Rossini con lOuverture della Gazza Ladra
alternata a quella del Guglielmo Tell.
Detto questo, si possono individuare rapporti ancora
più strutturati tra la musica che sentiamo (diegetica
o extra-diegetica) e ciò che Alex fa mentre la
sentiamo.
Cominciamo con il Ludovico Van:
Alex torna a casa, dopo lattacco allo scrittore
e a sua moglie e, nella solitudine della sua stanza,
accarezzando quel simbolo fallico che è il pitone
che tiene nel cassetto del comodino, si mette ad ascoltare
il secondo movimento della Nona, esaltante inno alluomo
(e dunque al suo ego): tanto che la mente di Alex, stimolata
da quelle magnifiche e possenti note, comincia a propinargli
frenetiche visioni di violenza che paiono tratte a forza
da B-Movies di cui, con buone probabilità, il
giovane protagonista si è massicciamente nutrito.
E mentre ascolta, Alex, verosimilmente posseduto dal
suo flusso di coscienza, si masturba con voluttà.
Il mattino dopo, altra conferma di questo stretto rapporto:
Alex apre la porta di camera sua (chiusa da una serratura
a combinazione numerica) e la zoomata allindietro
sottolinea limprobabile quanto forte nesso di
cui stiamo parlando, visto che Alex ci appare in relazione
prospettica con il poster di Beethoven che tiene appeso
alla parete di camera sua.
La marcia dellInno alla Gioia, riletta secondo
lidea del futuro in cui è ambientato il
film, accompagna Alex al negozio di dischi, dove arriva
vestito alla maniera di Beethoven e dove fieramente
ostenta il suo Ego beethoveniano (grazie al quale fa
conquiste).
Ed è attraverso questo stesso pezzo di musica
che i responsabili della cura Ludovico (Ludovico, guarda
caso!) instillano ad Alex il ribrezzo di se stesso e
di quello che fa (a riprova del fatto che la musica
di Beethoven e lanima di Alex sono una cosa sola).
Anche lo scrittore, accortosi (sempre grazie alla musica!)
che quellAlex capitatogli in casa è quello
stesso che anni prima ha fatto violenza a sua moglie
e lha costretto su una carrozzina, tenta di vendicarsi
con lausilio della Nona di Beethoven: tantè
che Alex, cui ormai ripugna tutto ciò che gli
ricorda lo spirito libero che è stato, cerca
la morte gettandosi dalla finestra della casa dello
scrittore, in cui è tenuto come ostaggio.
Passiamo ora a Gioachino Rossini.
Alex non ha un nomignolo affettuoso, per questo compositore.
La sua musica, nel film, accompagna le scene di violenza
e di sesso: è, per dir così, la colonna
sonora dellagire sociale (nel senso
più lato del termine) del nostro protagonista.
La Gazza Ladra accompagna lo scontro tra Alex
e i drughi e la banda di Georgie Boy e il viaggio verso
la casa dello scrittore; il Guglielmo Tell, in
versione parodisticamente accelerata scandisce le fasi
dellaccoppiamento tra Alex e le due ragazze incontrate
nel negozio di dischi. E ancora la Gazza Ladra
a far da motivo conduttore allassalto, da parte
di Alex, alla signora dei gatti.
Beethoven la sua musica - è lanima
stessa di Alex, la sua componente più intima
e pura; Rossini è quello in cui questa componente
si trasforma una volta varcata la soglia di casa. Del
resto, questa diversa funzione della musica dei due
grandi compositori ha una ragione anche storica, se
uno Schopenhauer poteva definire il suo tempo corrotto
a partire dal fatto che egli stesso apprezzava più
la musica di Rossini che quella di Beethoven: Beethoven,
in effetti, ha distrutto gli argini della forma sonata
a partire dalla rivoluzione interna dellindividuo,
ha fatto del suo messaggio un messaggio universale proprio
per lattenzione e lamore riservati allUmanità
e allindividuo, leroe sorto dalle ceneri
della Rivoluzione Francese: quel puro e intatto spirito,
insomma, che aleggiava nelle pagine dei romantici tedeschi
e di cui Beethoven è stato senzaltro il
più potente interprete.
Anche Rossini ha operato la sua bella rivoluzione, è
fuor di dubbio: solo che, per lappunto, questa
è rivolta allesterno, ha quale perno laltro
da sé, tutto quello che lUomo circonda:
Rossini è il creatore dellassurdo, del
demenziale: la follia che permea tutte le sue opere
è di carattere comunitario, è pazzia generalizzata
(penso al coro Nella testa ho un campanello, dallItaliana
in Algeri): e proprio per questo aspetto di rottura
delle regole sociali, Rossini può e deve essere
considerato uno spirito libero. Dunque, quale scelta
migliore, nellun caso e nellaltro? Beethoven
per il sé e Rossini per laltro da sé.
Per chiudere il discorso sulla musica, accennerò,
anche se brevemente, ad alcune delle altre musiche che
accompagnano il film:
- Ancora Beethoven, in un ruolo importante: le quattro
perentorie note che formano la cellula melodica della
Quinta Sinfonia, si sono trasfigurate nel campanello
dingresso della casa dello scrittore. Lo scrittore,
di cognome fa Alexander e già questo richiama
la sua parentela con Alex: egli è, come Alex,
un rivoluzionario: ma è troppo politicizzato,
è il classico scrittore che ha scelto di essere
di sinistra più per posa che per un sincero modo
dintendere la politica e la vita: ci ricorda gli
antipatici snob dei giorni nostri che predicano bene
e razzolano male. Ecco quindi lintento irrisorio
di quella parodia beethoveniana. Quando qualcuno suona
alla sua porta, scatta un motivo che dovrebbe essere
eroico, ma che, così trasformato, suona come
ridicolo: la sua libertà è finta, il suo
grido di rabbia rivoluzionaria soffocato e stemperato
dallagio e dalla ricchezza che lo circondano:
perciò è giusto che il vero
spirito libero, Alex, si vendichi su di lui.
- Rimaniamo in casa dello scrittore: Alex usa violenza
allo scrittore e a sua moglie canticchiando la famosa
canzone Singin in the Rain e accompagnando
le sue note con passi di danza alla maniera di Fred
Astaire: solo che qui gli innocui passi dellattore-ballerino
si sono trasformati nei violenti calci che Alex sferra
in faccia allo scrittore e nei poderosi ceffoni che
appioppa alla sua consorte. Ecco, sono quasi certo che
Kubrick abbia scelto questa canzone per sottolineare
la componente ludica della violenza di Alex. Per lui,
fare violenza è come giocare: far del male e
offendere il proprio prossimo è dunque possibile
anche mimando i passi di una danza gioiosa, se si è
liberi come il vento. Inoltre, quanto possa la musica,
in questo film, è sottolineato anche da questa
medesima canzone: infatti, lo scrittore riconoscerà
Alex solo e soltanto dopo che questi si sarà
messo a canticchiarla.
La Ruota della
Fortuna
Le alterne fortune dellumanità,
nel passato, sono state non di rado rappresentate dallefficacissima
immagine della Ruota della Fortuna: appollaiati su essa,
nella parte superiore, i nostri antenati hanno spesso
posto tronfi re che tutto ispiravano fuorché
devozione e rispetto, sentimenti per solito comuni verso
simili incarnazioni del Potere: questo perché
quella corona che sembrava tanto saldamente attaccata
al loro capo nella parte superiore della Ruota, quando
cioè i suoi titolari erano a testa in su, scivolava
poi via miseramente nella parte inferiore di quella
medesima Ruota, senza che i suoi possessori, ormai a
testa in giù, potessero opporre altro che stupita
rassegnazione allinesorabile caduta.
Limmagine della Ruota torna chiaramente anche
in Arancia Meccanica e i panni di quegli antiche
re sono vestiti dal giovane Alex: chi Alex umilia e
offende nella prima parte del film, puntualmente si
vendica nella seconda, quando la Ruota ha fatto il suo
giro. Il barbone che Alex aggredisce insieme ai fidi
drughi allinizio del film prende la sua vendetta
subito dopo che Alex è stato rilasciato dai responsabili
della Cura Ludovico: e questa scena, non a caso, presenta
numerose analogie con quella dellinizio, tanto
che si può definirla rigorosamente speculare
a quella: se era il barbone a essere solo, nella prima,
qui è Alex a essere solo e aggredito da un intero
gruppo di persone.
Persino il padre e la madre di Alex, in un certo senso,
gliela fanno pagare per tutte le notti insonni e le
angosce che il degenere figlio ha fatto vivere loro:
hanno infatti adottato un bravo ragazzo londinese che
ha preso il suo posto nella sua stanza e nel cuore dei
suoi genitori.
Ma la vendetta più atroce e significativa è
quella dello scrittore, cui del resto Alex ha sconvolto
la vita. Lintento parodico verso questa squallida
figura non è venuto meno e lo dimostra il fatto
che adesso, al posto di quella sinuosa ninfa rossovestita
che era sua moglie, accanto allo scrittore cè
un energumeno occhialuto, a metà strada tra Tarzan
e Superman. Lo scrittore dapprima non riconosce Alex,
anche perché questultimo indossava una
maschera, la notte dellaggressione: Alex rivela
involontariamente la propria identità cantando
Singin in the Rain mentre è semi-appisolato
nella vasca da bagno. E lo scrittore decide di vendicarsi
colpendo Alex nel suo profondo: si è detto della
parentela tra Alex e lo spirito di cui sono intrise
le composizioni beethoveniane. Bene: lo scrittore sottopone
il giovane Alex allascolto forzato della Nona
Sinfonia del grande compositore e questi, disgustato
da quelle note, cerca di togliersi la vita gettandosi
dalla finestra.
La Ruota della Fortuna, nella vicenda di Alex, fa un
giro completo: alla fine del film Alex, dopo aver perso
la corona e lonore, viene reincoronato nientemeno
che dal Primo Ministro che lo ingaggia nelle file della
polizia (e in effetti i poliziotti londinesi sono noti
per la loro violenza): si chiude, dunque, il cerchio:
Alex era violento e violento torna a essere, e questa
volta per conto dello Stato, dunque nella massima legalità.
Riassumendo, la vicenda ha più o meno una struttura
di questo tipo:
A (Alex violento e libero)
B (Alex in prigione e poi sotto cura;
Alex da carnefice a vittima)
A' (Alex di nuovo violento, ma questa
volta per conto dello Stato).
Fatta luce sulla struttura circolare
del film, ci pare giusto dire qualcosa delle dinamiche
che la vicenda mette in moto. Tanto il romanzo di Burgess
quanto il film che Kubrick ne ha ricavato, hanno lo
stesso identico titolo: Clockwork Orange. Ma
che diavolo sarà mai, vien da chiedersi, questa
arancia a orologeria? Da quale mente sarà
mai scaturito un marchingegno di questa natura? Gli
esegeti ci hanno spiegato che, dalle parti di Burgess,
così si definiscono i tipi bizzarri, un po
fuori di melone (leggi: Alex).
Però bisognerebbe dare il giusto peso a quel
clock: infatti, almeno per quanto riguarda il
film di Kubrick, ci pare che non sia senza importanza
lo scorrere del tempo. La vicenda di Alex è tutta
incuneata in una fortissima tensione temporale: e questa,
più che Alex stesso, sembra quel meccanismo a
orologeria: meccanismo predisposto a scandire un countdown.
Un indizio: il numero di matricola che viene assegnato
ad Alex al suo arrivo in carcere: 655321. Non assomiglia
maledettamente alla sequenza degli ultimi sei numeri
di un conto alla rovescia? Peccato per quel cinque che
si ripete, inceppando il meccanismo. Del resto, il countdown
di cui parlo riguarda la guarigione di Alex,
il suo reinserimento nella società dei normali
che forse avrebbe visto il proprio concretarsi se al
posto di quel cinque ci fosse stato un bel quattro
Se sottoponessimo al giudizio di Kubrick questa lettura,
forse la smentirebbe, esattamente come fece con chi
gli fece notare come il nome del cervellone di 2001:
A Space Odyssey, HAL, fosse composto dalle tre lettere
che, nellalfabeto, precedono immediatamente quelle
della maggiore azienda produttrice di hardware di allora,
la IBM. Tuttavia, visto che a noi non toccherà
mai lonore di essere smentiti o applauditi da
lui in persona, affidiamo questa nota alla maggiore
o minor benevolenza di chi la leggerà. Chiusa
parentesi.
Il tradimento dei drughi e il conseguente arresto del
giovane Alex, è noto, fa da spartiacque tra la
prima parte del film e la seconda (o, in linea con quanto
prima esposto, tra la prima e la seconda metà
del cerchio): il brusco cambiamento di ritmo risalta
anche agli occhi di chi non sta analizzando il film:
le frenetiche avventure di Alex e dei suoi compagni
lasciano improvvisamente il posto alla composta inesorabilità
della Giustizia. Alex, quasi come una nave, salpa verso
la (mancata) guarigione dopo una inaugurazione specialissima
che ha il suo cerimoniere nel drugo Dim (in inglese:
sciocco) e come strumento della cerimonia non la classica
bottiglia di champagne, ma una bella bottiglia di Latte
Più. Ecco dunque come la divisione tra i due
spicchi di questarancia trova anche il modo di
essere ironicamente annunciata: ed è in errore,
secondo noi, chi ritiene meno efficace la prima parte
rispetto alla seconda. Il ritmo non subisce una battuta
darresto, in tale passaggio: semplicemente si
trasfigura in qualcosa di completamente diverso. Ciò
che era luce divien buio, ciò che era gioia divien
dolore: e forse è questa inversione di rotta,
in un certo senso manichea a spiazzare lo
spettatore e a lasciarlo deluso. Ciò perché,
senza chegli se ne sia reso ben conto, è
diventato complice degli scherzosi anche se sanguinari
riti di Alex e si ritrova da un momento allaltro,
esattamente come il protagonista, sbalzato in un contesto
che è tutto il contrario del suo naturale. Tuttavia
è proprio da questo momento che il dito del regista
aziona il cronometro: è da qui che parte quel
countdown cui si accennava più sopra:
ed è, di conseguenza, da qui che la tensione
conosce un crescendo continuo.
Mi spingo più in là (conscio del mio ardire):
quello di Alex è un vero e proprio calvario,
esattamente come quello di Cristo. Anche Alex, come
il Figlio di Dio, viene tradito. Anchegli viene
giudicato e schernito (sequenza nella Stazione di Polizia):
anchegli è tratto in arresto. E anchegli,
a un certo punto, si offre spontaneamente, quale vittima
sacrificale, a una passione, a una sofferenza tanto
fisica quanto psichica (per il Cristo il fine era la
redenzione dellUomo, per Alex è la redenzione
di Sé, cercata nella Cura Ludovico): le successive
tappe, in cui Alex è offeso, umiliato e picchiato
somigliano a ciò che accade mentre il Cristo
copre la distanza che lo separa dal monte Golgota: e
anche Alex va vicino a morire. Narra il Vangelo che,
dopo la morte di croce, Cristo risorge: anche quella
di Alex è una risurrezione.
Vorrei ulteriormente approfondire quanto ho appena detto
circa il fine della Cura Ludovico: essendo quel Sé
che sintende redimere il Sé di Alex ed
essendo Alex nientaltro che larchetipo dellessere
umano, ne risulta, con una deduzione da sillogismo aristotelico,
che il fine, anche per Alex, come per Cristo, è
la redenzione dellUomo. Solo che il disincanto
(qualcuno direbbe il pessimismo) con cui Kubrick guarda
allUomo, lo porta a conclusioni tutto fuor che
vittoriose, posto che rinunciare alla nostra
natura violenta sia da considerarsi una vittoria. Alex
risorge, proprio come il Cristo: ma nella redenzione
del Cristo si compie perfettamente quella dellUomo,
il suo sacrificio è servito. Alex, invece, nella
sua risurrezione, ripiomba, insieme a quellUomo
di cui è il più puro rappresentante, nel
suo stato violento, da cui inutilmente lo Stato, vale
a dire la Civiltà, aveva tentato di riscattarlo.
Forse è questo il famoso filo rosso che lega
tutta lopera di Kubrick, che a un occhio distratto
può sembrare disomogenea: lUomo è
naturalmente violento, e non ha la possibilità
di diventare altro rispetto a quello che è (e
in fondo, sembra dirci Kubrick, nemmeno un valido motivo
per diventarlo).
Le dinamiche del film, dunque, sono tutte in funzione
di questa guarigione mancata: il crescendo emotivo (e
poi tacciano Kubrick di freddezza!) che
scandisce il film, dallentrata in carcere fino
al volo dalla finestra della casa dello scrittore
volo preparato fortemente da tutto ciò che lo
precede enfatizza ancor più la sconfitta
della Civiltà e la vittoria della Natura (conflitto
simbolicamente rappresentato dagli occhi di Alex, uno
truccato e uno no).
E il moto di queste dinamiche è circolare, come
del resto circolare è il moto di quella Ruota
della Fortuna di cui si diceva allinizio: dopo
tutto quanto detto, se i conti tornano, su quella Ruota
stiamo girando tutti, giorno dopo giorno, tra sconfitte
e vittorie più o meno grandi.
Il compito più
difficile
Trentun anni sono ormai trascorsi dalluscita
nelle sale di questo capolavoro.
Non è ignoto a nessuno lo scalpore che sollevò
la pellicola di Kubrick, lo scandalo che provocò
la sua divertita irriverenza. Il regista venne accusato
di ogni cosa: di blasfemia, di istigazione alla violenza,
di offese alla morale comune ecc ecc. Tuttavia, di solito,
più di sei lustri di distanza bastano e avanzano
perché limpatto di un film venga assorbito
da chi lha accusato: non così pare essere
per Arancia Meccanica, circa il quale continua
a resistere, con ostinata tenacia, tutto quellinsieme
di pregiudizi che furono allora espressi da una parte
dellopinione pubblica, soprattutto cattolica.
E il compito più difficile è appunto quello
di sottrarre questo film alla nomea che lo circonda
di violento e immorale e di porlo sotto una nuova luce,
molto più in linea, riteniamo, con le reali intenzioni
del suo Autore. Infatti, siamo convinti che Arancia
Meccanica sia piuttosto un film contro la
violenza e non a favore della stessa, come da sempre
si tende a credere.
In particolare, la polemica si dirige contro un ben
preciso tipo di violenza: quella che lo Stato opera
nei confronti dellIndividuo o, se vogliamo portare
il discorso su un piano più universale, quella
che la Civiltà usa nei riguardi della Natura.
Per attuale che sia il messaggio di cui un film si fa
portatore, sarebbe un errore non inquadrarlo nel contesto
storico in cui è stato formulato. Questo vale
anche - e soprattutto - per film come Arancia Meccanica:
gli anni che immediatamente precedono la sua uscita,
infatti, sono stati anni molto movimentati, sia dal
punto di vista politico, sia dal punto di vista economico;
sia da quello militare che da quello del progresso.
Dunque, se dobbiamo scegliere una chiave di lettura,
ci sentiamo di propendere per quella che ha per protagonista
il binomio Stato-Individuo: le dinamiche tra questi
due enti hanno infatti segnato fortemente
quel torno danni di cui parlavo pocanzi.
E il film in oggetto risente fortemente di queste dinamiche
e del clima che esse crearono.
Premesso che lo scenario politico-sociale dellepoca
permea fortemente di sé tutta la pellicola, passiamo
ora a considerare come ci viene raffigurato lUomo/Alex.
Si è giunti alla conclusione, lo ricordiamo,
che nella visione antropologica di Kubrick lUomo
è violento per sua stessa natura: ciò
lo solleva da ogni colpa e da ogni responsabilità,
visto che di tutto ciò che gli è congenito
un essere non può rispondere. Accusarlo per la
sua natura violenta sarebbe infatti come condannarlo
del fatto di muoversi in posizione eretta o del fatto
di possedere un pollice opponibile. È così:
e non potrebbe essere altrimenti, sembra aggiungere
Kubrick.
LUomo/Alex, dunque, non è imputabile della
violenza che commette, visto che essa è parte
integrante del suo codice genetico: egli è puro
come lacqua di sorgente. Quello che lo rende colpevole
è il passo successivo, che si concreta nello
scontro con la Civiltà, con quel mondo di Regole
e Doveri che egli non comprende e perciò non
accetta. Nemico di ogni compromesso, lUomo/Alex
si diverte moltissimo a orinare sugli steccati che attorno
al vivere sociale ha innalzato la Civiltà e a
schernire il suo Prossimo, che sia vittima di quella
stessa Civiltà (il barbone) oppure il suo più
illustre rappresentante (il Primo Ministro).
Se un personaggio come quello di Alex ha dato tanto
fastidio a taluni, se è stato motivo di tanto
scalpore è solo ed esclusivamente perché
Alex e lUomo sono una cosa sola. Il suo personaggio
crea una fortissima immedesimazione e questo, a quei
taluni di cui sopra, è parso assolutamente inammissibile.
Gli interessati non hanno saputo vedere al di là
del proprio risentimento: il guaio è che, con
film come questo, una critica può più
di mille lodi: tantè che persino da certi
che, bontà loro, lo riconoscono per il capolavoro
che è, Arancia Meccanica non è
stato ancora capito. Nessuno, che io sappia, si è
ancora sbilanciato, nonostante tutta lacqua che
nel frattempo è passata sotto i famosi ponti.
Ammesso dunque che lUomo e Alex sono una cosa
sola, ammesso che la violenza di cui Alex si macchia
è parto del suo DNA più che del suo Io
cosciente, rimane da far vedere COME Arancia
Meccanica venga a essere un film contro la violenza.
In effetti, finora, non ci siamo per nulla premurati
di raggiungere il nostro fine, che pure abbiamo noi
stessi definito difficile
Le cose dette sin qui,
però, sono comunque importanti, in quanto sono
da considerarsi senzaltro come le fondamenta su
cui poggia la tesi che ci interessa dimostrare.
LUomo/Alex è per sua natura violento: egli
è il protagonista di un film: in questo film
si compiono le sue gesta
Come è possibile
che questo film non sia violento? Lo è. Arancia
Meccanica mette in scena lo scontro tra Stato e
Individuo e il dilemma che tanto Burgess che Kubrick
intendono sottoporre allattenzione di noi spettatori
è il seguente: se sia meglio un Individuo senza
regole, senza legge e tuttavia libero e felice (A-lex)
oppure uno Stato che questo stesso Individuo schiaccia
e opprime, al fine di salvaguardare quelle regole e
far osservare quella legge.
Il meccanismo adottato da Kubrick ricorda la medicina
omeopatica: la violenza viene combattuta con la violenza.
E proprio mostrando la violenza che lo Stato ferocemente
attua sullIndividuo che Kubrick ce la rende odiosa:
laddove una semplice allusione non sarebbe risultata
altrettanto efficace, ne converrete. Inoltre, si è
accennato a diversi tipi di violenza: mentre quella
di Alex è come un gioco, un inconsapevole gioco
infantile (pensiamo ai passi di danza alla Fred Astaire
agilmente mossi nella casa dello scrittore o anche alla
lotta con la signora dei gatti, condotta con lausilio
di un enorme fallo di pietra), quella messa in pratica
dalle Istituzioni è fredda, terribile e spietata
(un esempio su tutti: il razionale rigore che anima
i responsabili della Cura Ludovico, che ad altro non
serve se non a dare a quella che è una volgare
tortura, la dignità di un esperimento scientifico).
La violenza di Alex è ludica: quella delle Istituzioni
è lucida.
Per raffigurare le imprese di Alex e dei drughi, Kubrick
inventa delle riprese spettacolari, trova delle soluzioni
di montaggio inedite che, senza dubbio, hanno fatto
epoca: per raccontarci i metodi cui la Giustizia ricorre
per punire Alex e rettificarne lo stile di vita, Kubrick
sfrutta invece il più classico dei classici:
la satira. Pensiamo a quellidiota di Deltoid o
alla ridicola parodia di Hitler che è la guardia
del carcere o, ancora, alla figura meschina del Primo
Ministro, cui interessa soltanto rastrellare voti. Nei
personaggi che stanno da questa parte della barricata,
Kubrick trova modo di esprimere anche quellamore,
quasi leonardesco, di cui dà prova anche in altre
parti della sua opera, per le espressioni che contraggono
il volto umano: pensiamo al disgusto di Deltoid quando
si accorge di aver bevuto lacqua in cui è
immersa la dentiera della madre di Alex, alla feroce
e convulsa pazzia che deforma il volto dello scrittore
quando tortura psicologicamente il nostro eroe, agli
occhi strabuzzati della guardia carceraria. Come è
possibile vedere, la violenza messa in scena è
mitigata da numerosi e vari espedienti.
Concludendo: quella di Kubrick, secondo la quale lUomo
è per sua natura violento e destinato a non poter
essere altro che violento, è una tesi senzaltro
rivoluzionaria: il fatto stesso però che lo Stato
violenti la mente dellIndividuo costringendolo
a provare disgusto di se medesimo; il fatto che per
sedare una violenza episodica ne metta in pratica una
sistematica; il fatto che accolga nelle sue file lIndividuo
violento pagandolo per essere ancora più violento:
anche solo queste tre motivazioni dovrebbero finalmente
convincere anche i più ritrosi a rivedere questo
film sotto unaltra luce e a considerarlo non più
come un inno alla violenza (lunico inno che cè
nel film è alla Gioia), ma piuttosto un
apologo contro quella stessa violenza: se Kubrick infatti
vede lIndividuo come violento per natura e voi
no, la sostanza non cambia: quella dello Stato, unico
vero bersaglio polemico di Burgess come di Kubrick,
è una violenza vigliacca e inaccettabile.

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