P.K.Dick-Dal corpo al cosmo di Linda De Feo


Recensione a cura di Marcello Bonati

Dal Corpo Al Cosmo


"Philip K. Dick-Dal corpo al cosmo", di Linda De Feo
Cronopio
Collana: "Virus" n. 2
Genere: Saggistica
Pagine: 168
Anno: 2001
€ 13,29

 

L’altro saggio su Dick a cui abbiamo accennato parlando di "Universi che cadono a pezzi" della Rispoli, e che, scritto da una sociologa, vede Dick proprio da un punto di vista sociologico.

E che, così come l’altro era scritto in un linguaggio veramente comprensibile da tutti, questo è capibile solo dai soliti pochi eletti, o, forse, ai soli sociologhi contemporanei; infatti è scritto nel linguaggio loro, colmo di termini che non solamente non sono assolutamente comprensibili alle persone comuni, ma neppure a delle persone colte che…non fossero sociologi.

Ciò che vi si dice, perquanto, risulta comunque comprensibile, nelle sue linee generali, ed è un discorso che parte da una considerazione indubitabile, e cioè dell’essere stato Dick, un gran consumatore di droghe, e di avere inserito il tema droga, sotto varie forme, nelle sue opere.

Una cosa che salta subito all’occhio è che la De Feo non è una di noi, una della fantascienza; e che il testo non è rivolto a noi, ma ai sociologhi; la fantascienza, infatti, vi viede detta, per così dire, dal principio, e, prevalentemente nel terzo dei quattro capitoli che lo compongono, ve ne si dice cose che, proprio per l’essere dette così dall’esterno, penso possano risultare stimolanti, nuova linfa ai nostri dibattiti che, così, rischiano di non doversi più impantanare nelle acque stagnanti del ghetto fantascientifico.

E, questo atteggiamento dell’autrice, viene detto fin dall’inizio: "…pur rubricabile nell’ambito della produzione fantascientifica…Nonostante il "tropismo per il fantastico"…appaia l’elemento naturale in cui si sviluppa l’opera dickiana, ogni tentativo di iscriverla in una definizione precisa si rivela destinato a fallire…la sua opera, partendo dai canoni di una science fiction ortodossa, si proietta su un orizzonte speculativo che pone molteplici interrogativi di natura filosofica." (pagg. 10-11; le sottolineature sono mie).

Per tornare al discorso che fa la De Feo, partendo, come abbiamo detto, dal discorso droga, è una disquisizione, davvero centrata, sulle trasformazioni che la nostra società ha recentemente subito, o che stà subendo, trasformazioni che riguardano il nostro essere sociale, che, con Internet, l’ingegnaria genetica ed in generale la globalizzazione si è, e si stà, modificando in una maniera tanto macroscopica come, forse, solamente avvenne nella prima rivoluzione industriale; e che è stata ampliamente anticipata da Dick, che quindi, qui, viene visto come una di quelle poche persone che vissero nel futuro, inevitabilmente incomprese ai loro tempi, uno che sapeva, insomma, leggere nelle pieghe del tempo le sue possibili trasformazioni.

Discorso che, giunto al suo completamento, si trasforma in uno di carattere prettamente filosofico, nel quale ho scoperto con piacere quanto io stesso, sinceramente, pensavo di Dick; che lo vede, cioè, come un pensatore che prefigura un cammino che, verosimilmente, sembrerebbe condurre al superamento del nichilismo: "Dick sembra rivelare il disperato impulso di rimettere in gioco il destino, di schiudere ventagli di inedite possibilità, e di distogliere lo sguardo impietrito dal freddo orrore con cui la morte incenerisce, indicando un modo, forse il solo, di essere nel nulla. Se è vero che, con la disgregazione delle certezze metafisiche assolute, all’uomo è data la possibilità di riemergere come fonte di elaborazione di significati e come protagonista nell’opera di ricostruzione di un senso da attribuire all’universo caotico dell’esistenza, è vero anche che l’adozione di un punto di vista relativizzante, minando alla base il mito scientista, non asservendo l’uomo a qualcosa di già dato, e non riducendolo a passivo epigono del passato, riscatta, insieme all’individualità del soggetto, la sua libertà e la sua responsabilità… nichilismo affermativo, della possibilità, che funga da premessa per il suo stesso superamento…" (pagg. 136-7; le sottolineature sono mie).

Una pecca del volume è la mancanza di un indice analitico, mentre vi è una "Bibliografia", essenziale, ad uso, prevalentamente, della consultazione dei testi citati.

Dunque, ben vengano questi contributi esterni, che saranno, sicuramente, sempre di più, ed aspettiamoci quindi di poter leggere cose su di noi in linguaggi decisamente differenti da quello a cui siamo abituati.

 

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