Il Divoratore di Mondi di Gregory Benford


Recensione a cura di Marcello Bonati


Gregory Benford
Il Divoratore di Mondi (Eater, 2000; edizione originale: Avon, '99; poi: Eos, 2001)
Traduzione di Vittorio Curtoni
Mondadori
Collana: Urania (n.1421)
Genere: Fantascienza
Pagine: 332
Anno: 2001
€ 3,56 (£6.900)

 

Questo recente romanzo di Benford ha un grosso pregio e un grosso difetto; il pregio è quello di mostrare molto bene l’ambiente degli scienziati, dei ricercatori, che, poi, è una delle caratteristiche migliori della sua intera produzione, mentre il difetto è quello di contenere troppi dati scientifici, un po’ sullo stile della Hard Sf di vecchia memoria; che appesantiscono troppo il tutto.

Vi si racconta di un essere dall’alienità estrema, un buco nero, attorno al quale si sono venuti a creare dei vortici magnetici, che è diventato in qualche modo, senziente, dopo che un’antica civiltà non aveva trovato altro da fare, per sopravvivergli, che…entrarvi. E che arriva, dopo miliardi di anni di vagabondaggio per l’Universo, alla nostra Terra.

L’autore dice di aver avuto l’idea da "Cosmical Magnetic Fields", un testo classico dell’astrofisica dei plasmi di Eugene Parker.

Personalmente, preferisco di gran lunga il Benford di romanzi più umanistici come il recentemente proposto da "Solaria" "Un oscuro infinito"; ma penso che per chi ne sapesse bene di astronomia, o fisica, o, ancor meglio, di tutte e due, potrebbe ricavarne una lettura gradevole.

Fra le appendici, anche un "L’autore-Gregory Benford", di Giuseppe Lippi, buono, ma non certo come la prefazione al romanzo che abbiamo detto, del Pergameno.

 

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