Eureka [E.A.Poe]: di Leo Marchetti

Eureka di E.A. Poe: dagli atomi di Epicuro alla Relatività

Nell'ultimo anno della sua breve esistenza Poe lesse ad un pubblico tutto sommato middle brow, una conferenza dal titolo arcaico ma significativo, che a noi lettori novecenteschi schiude insospettabili articolazioni ermeneutiche. Il testo, che l'autore Edgar Allan Poedefinisce "a prose poem" possiede sia la qualità classica, laica e materialistica tipica della scuola stoica - insomma una sorta di tardivo peri jusewV- sia quella di una proiezione verso il futuro che tiene conto delle più aggiornate scoperte scientifiche. Il background di una simile operazione appare chiaramente settecentesco, vale a dire in trasparenza si nota la convinzione illuminista dell'autore che lo studio e la divulgazione 'alta' abbiano un ruolo fondamentale nell'emancipazione dell'umanità. Peraltro si tratta di teoria non scevra di risvolti ironici e satirici se pensiamo all'opinione che della audience aveva lo scrittore, il quale aveva definito "preposterous" il gusto New Englander dell'arredamento e "a race of Fairies in the vicinity of West Point" la Poesia di J .R. Drake, per non dire del salace trattamento riservato ai trascendentalisti e all'intelligentsja yankee in genere; una ragione questa che accomuna le hoaxes poesche alla tradizione swiftiana più che all'edificazione di Emerson. In questa ambigua collocazione della `ricezione` che la conferenza suscita - nel lettore più che nell'ascoltatore ovviamente - possiamo tuttavia individuare alcuni spunti tematici per una storia della forma dell'episteme che ha ispirato la concettualizzazione. Su un altro versante interpretativo vale la pena di sottolineare la portata `creativa`, il piano fantascientifico dell'opera che spinge il discorso assiomatico della scienza - che l'autore sembra non senza ironia abbracciare, date le premesse - in una luce quasi religiosa, visionaria e anticipatrice. La stessa dedica ad A. Von Humboldt, un geografo maestro della divulgazione colta e autore egli stesso di una cosmologia (Kosmos), situa il poemetto - se è lecito chiamarlo così - in un'aura conoscitiva, gnoseologica, densa di riferimenti, ma anche di estrapolazioni, all'attività scientifica e al nascente clima positivista. Pertanto, il registro poesco, com'è noto, non rinuncia mai al tono `eterogeneo`, rapsodico, improntato alla problematizzazione piuttosto che alla rivelazione dei fenomeni. Già nella prefazione, con accenti segnatamente romantici, ricerca una solidarietà esistenziale fondata sulla coleridgeiana imagination più che sulla scienza:

Ai pochi che mi amano e che io amo, a coloro che sentono più che a coloro che pensano, ai sognatori e a coloro che credono nei sogni come fossero la sola realtà offro questo libro pieno di verità, ma per la bellezza che abbonda nella sua verità, e che lo rende vero. [1]

Una notazione siffatta inevitabilmente situa l'opera in una dimensione "human centered" come ha osservato G. Poulet, [2] intrisa com'è di riferimenti a un `full design` che rende il cosmo, al pari del giardino di Ellison, una metafora sia della riconoscibilità platonica del Bello Ideale sia della vocazione umana ad essere immanente ad un simile sistema del mondo. Ma il cosmo di Poe più che una mappa della fine orologeria studiata da Newton e Laplace -di cui pur disquisisce per decine di pagine -si configura come campo privilegiato di una ricerca romanzesca in cui all'equazione keatsiana "Truth is Beauty" si affianca una riflessione sulle potenzialità fantastiche della ricerca stessa secondo un paradigma che potremmo sintetizzare intuizione versus esperienza. A Poe interessa la leggibilità fantastica del cosmo al pari della leggibilità fantastica della tradizione (la scrittura entombed dei geroglifici, la crittografia, le convenzioni del gotico) per un discorso sul futuro piuttosto che sulla cultura biblica dell'America provinciale. Al centro di Eureka vi è una tematica centrifuga che si oppone al Trascendentalismo e alle sue condotte fisiocratiche; la conferenza si articola cioè su una serie di argomenti che proiettano il lettore fuori dall'osservazione minuta della `catena dell'essere` emersoniana di Nature le cui finalità perbeniste non potevano che esserle estranee. Poe assume un palcoscenico più ampio e tuttavia meno vago dell'`infinito` dei filosofi: "The Universe of Stars" intendendo l'universo osservabile con i più potenti telescopi e l'equilibrio delle forze che regolano gli ammassi di materia siderale. Al lettore non sfugge il fatto che proprio nella trattazione di simili forze, alla cupa e ingenua provvidenzialità yankee Poe sostituisca un immaginario fondato -per la parte epistemologica che contiene -sulle scoperte di Coulomb, Lavoisier e sulle Lectures on Electricity di G. C. Morgan (1794). La stessa terminologia è alquanto simile al linguaggio assiomatico di alcune leggi appena scoperte:

La quantità di elettricità sviluppata nell'avvicinamento di due corpi è proporzionale alla differenza tra le rispettive somme degli atomi di cui i corpi sono composti (…) la diffusione, -la dispersione -la radiazione in una parola è direttamente proporzionale ai quadrati delle distanze.[3]

Nondimeno seguire l'autore su questo terreno significherebbe aderire ad una proposta alquanto sterile sul piano del disegno teleologico dell'opera e dei possibili significati simbolici: la scienza e la filosofia tradizionale intese come sistemi chiusi empiricamente dimostrabili, vengono già in una parte introduttiva messe alla berlina per così dire, con una serie di puns sui nomi di personalità del passato che hanno segnato la storia del pensiero occidentale. Aries Tottle, Cant, Hog, Neuclid, Miller, sarebbero secondo l'autore responsabili di una ingannevole lettura del cosmo e nella sua versione a priori (verità evidenti di per se) e nella versione a posteriori o induttiva "interamente basata sulla sensazione". Dagli assiomi dei primi, suggerisce l'autore, derivano illustri discepoli fra i quali "tale Tuclide, un geometra" e "un certo Kant, un tedesco, iniziatore di quella specie di trascendentalismo che, con il semplice scambio di una C al posto del K, porta ancora il suo nome". [4] Al "pastore di Ettrick" (Hog) non riserva un trattamento migliore: "Egli procedeva osservando, analizzando e classificando i fatti, le instantiae naturae, come un po' artificiosamente erano chiamati, inscrivendoli poi entro leggi generali (...) baconiano era un aggettivo equivalente a hogiano, ma più nobile ed eufonico". [5] All'origine di una simile rivisitazione farsesca della filosofia è l'immaginaria lettera nella bottiglia trovata nel Mare Tenebrarum, un oceano, scrive Poe, "ben descritto dal geografo nubiano Tolomeo Ephestion, ma poco frequentato ai nostri tempi se non dai trascendentalisti e da alcuni altri per capriccio". [6] Assumendo tale corollario, l'operazione per tanti versi ludica di Eureka appare in tutta la sua luce decostruttiva -se ci è consentito un termine strettamente funzionale -e creativa, vale a dire opera che all'astronomia di Herschel e Lord Rosse fa seguire una sorta di emanazione o diaspora teorica molto simile a quella concezione `elettrica` del cosmo fondata sull'attrazione e la repulsione della materia. Basta sostituire alla materia stellare quella argomentativa e ci accorgiamo che il gioco poesco risulta in sintonia col procedimento che descrive: "la più grande estensione concepibile dello spazio è un regno oscuro e fluttuante, che si stringe e si espande secondo le mutevoli energie dell'immaginazione". [7] Da cui si desume che opere

come il De Solis ac Lunae defectibus di Boscovitch, la Theoria motus Corporum Coelestium di Gauss, e le più famose Philosophiae naturalis principia mathematica di Newton e l'Exposition du système du monde di Laplace, rimangono sullo sfondo a fornire un'ossatura credibile all'argomentazione che punta sempre più verso la definizione di un universo `privato` concepito massonicamente per scandalizzare. La stessa Causa Prima dei filosofi razionali viene sbrigativamente rimossa e al suo posto ipotizzata la relatività della stessa concezione scientifica dell'osservazione:

Una causa prima. E che cosa è una causa prima? Il limite ultimo di tutte le cause. E che cosa è il limite ultimo delle cause? La finitezza, il finito. Pertanto la medesima scappatoia è impiegata nei due procedimenti, Dio sa da quanti filosofi, per sostenere ora il finito ora l'infinito; (...) Sino ad oggi, l'universo siderale è stato sempre considerato come coincidente con l'universo propriamente detto. (...) Questa fu l'insostenibile idea di Pascal, che forse stava compiendo invece il più importante tentativo mai compiuto di rendere con una perifrasi il concetto tanto discusso della parola 'universo'. [8]

Inoltre, sullo stesso argomento della relatività dell'osservazione, facendo propria la posizione del Dr. Nichol [9] su Newton scrive:

In realtà non abbiamo ragione di supporre che questa grande legge, come ora ci si rivela, sia la forma definitiva o la più semplice, e pertanto universale e onnicomprensiva, di un grande ordinamento.

È lecito supporre che nel disegno di Poe vi sia principalmente la volontà di aprire qualche breccia nel monolitico edificio della gravità non tanto per amore di una specialistica correzione al sistema di Newton e KepIero -quantunque narcisisticamente l'opera risulti non immune da tale confronto -quanto piuttosto per dar vita ad una sorta di contro-metafisica o disegno alternativo al cui centro dell'interesse sono poste nichilisticamente la repulsione e l'entropia:

Ogni deviazione dalla norma implica una tendenza a ritornare a questa. Una differenza dal regolare, dal giusto, dal retto, può essere intesa soltanto come la conseguenza del sopraggiungere di una difficoltà; e se la forza che supera la difficoltà non è continuata infinitamente, l'inestirpabile tendenza al ritorno sarà alla fine libera di agire per la sua soddisfazione. [10]

Con una straordinaria commistione di quella che oggi chiameremmo `fisica dei quanti` per gli aspetti infinitesimali della materia e fisica dei corpi siderali per quanto riguarda la dimensione macroscopica, Poe avanza ambiziosamente l'idea che l'elettricità sia una sorta di anima dell'universo che si sostituisce gradualmente ad una primitiva "Volition of God" in realtà concepita più come deus ex machina argomentativo che per una qualsivoglia esigenza religiosa:

Il pensiero di Dio deve essere inteso come originante la diffusione, accompagnandola e regolandola, per ritrarsi infine da questa nel momento in cui essa ha termine. Allora ha inizio la reazione, e con la reazione il `principio`, nel senso in cui impieghiamo la parola. [11]

E ci sembra del tutto incidentale che in una simile perorazione ci sia anche l'allusione anticipatrice, esaltata da Valery, [12] circa la sovversione delle geometrie euclidee, in realtà già studiate parzialmente da Gauss, Bòlyai e Lobacevskij, e rivendicata da Poe come genuino atteggiamento che si costituisce come intuizione di una verità più che nella forma della dimostrazione fenomenica:

Ora è chiaro non solo che ciò che è evidente per una mente può non esserlo per un'altra, ma che ciò che è evidente per una mente in un dato momento può non esserlo affatto in un altro momento per la stessa persona. È chiaro inoltre che quanto oggi è ovvio persino alla maggioranza del genere umano o alla maggioranza delle menti migliori del genere umano, può essere domani alla medesima maggioranza più o meno evidente, o può non esserlo per nulla. [13]

Il discorso dell'autore mira ad accordare un'esigenza descrittiva che, prendendo in prestito il titolo di un'opera di De Quincey, potremmo chiamare The System of the Heavens as Revealed by Lord Rosse's Telescope, e un'esigenza creativa basata sull'assunto laico ed apocalittico che l'universo finito delle stelle sia una realtà soggiacente a leggi che ne decretano l'inevitabile collasso:

In altre parole, se ne deduce che nel momento in cui l'influsso elettrico (la repulsione) prepara la superficie per l'espulsione, l'influsso gravitazionale (l'attrazione) è appunto pronto a espellerla. Dunque anche qui, come sempre, il corpo e l'anima camminano mano nella mano. [14]

Alla luce di simili definizioni l'elettricità si carica quindi di significati che, se escludiamo la valenza mistica, non possono che avere le caratteristiche fantascientifiche che siamo abituati a dare nel nostro secolo ai fenomeni solo parzialmente intuiti Copertina Eurekadall'immaginazione scientifica; inoltre non si può misconoscere nell'ambito di tale intuizione la parentela con l'uso terapeutico dell'elettricità nell'Ottocento e la similitudine concettuale col magnetismo animale osservato da Mesmer e applicato da Poe in due racconti fondati su tale fenomeno: The Facts in the Case of M. Valdemar e Mesmeric Revelation. L'elettricità assume l'importanza che il chimismo possiede per Goethe e Schelling nel definire l'anima delle sostanze e del mondo, sorta di cerniera fra la filosofia naturale e la filosofia trascendentale in grado di confermare la continuità dell'Identità Assoluta fra natura e uomo. Su uno stesso versante idealistico -nonostante le smentite dell'autore contro il 'noumenismo' dei tedeschi -Poe concepisce l'elettricità -prescindendo in ciò dai risultati di Ohm, Faraday e Ampère -come forza anarchica dalle potenzialità infinite e complementari a quelle del `corpo` che identifica con l'`attrazione` e quindi con la gravità. Facendo non a caso un paragone con la creazione letteraria, lo scrittore stabilisce una sibillina e impossibile reciprocità fra le opere di Dio (che poi sarebbe nella sua terminologia 'l'universo spirituale elettrico') e le imperfette opere dell'uomo, per affermare, in sostanza, una qualità peculiare dell'elettricità, cioè quella di essere svincolata dalla relazione causa/effetto:

Per esempio nella costruzione di un intreccio, nella finzione letteraria, dobbiamo mirare a combinare gli avvenimenti in modo tale che noi stessi non saremmo capaci di decidere, per ciascuno di essi, se questo dipende da un altro o se ne è la causa. Naturalmente, in questo senso una perfezione di intreccio è di fatto praticamente irraggiungibile, ma solo perché è modellato da una intelligenza finita. Gli intrecci di Dio sono perfetti, e l'universo è un intreccio di Dio. [15]

Lungi dall'assoggettare l'intelletto agli 'aridi' risultati della scienza (dull realities li aveva chiamati nella poesia To Science) la sua 'irradiazione', diversamente dalla gravità newtoniana, ha un inizio e una fine, un climax in cui cessa la 'Volition of God' e comincia quello che chiama "the awful present" e l'ancor più catastrofico futuro. Nella perfetta isolation di un cosmo circoscritto in cui `si ritira` la volontà divina, come nella Casa Usher e nella dimora sotterranea del Pit and the Pendulum, assistiamo alla spettacolarizzazione del genio romantico in una sorta di Totentanz che ha per oggetto l'Io e la sua capacità di creare una realtà conflittuale con le premesse di ordine e razionalità della scienza o della natura:

Di quando in quando però un vero filosofo, uno di quelli il cui delirio prende una piega ben conosciuta, il cui genio per parlare più riverentemente, ha, come per le lavandaie, un'inclinazione molto pronunciata a sciorinare cose a dozzine, ci mette in grado di vedere precisamente quel punto, che ormai abbiamo perso di vista, in cui le serie di rivoluzioni in questione arrivano, e giustamente, ad un fine. [16]

Sempre più ci accorgiamo che il modello nebulare di Laplace è ben poca cosa per una costruzione che doveva risultare 'tremendous' e sublime, mirata a fornire una mappa terrificante del vuoto circostante l'universo come gli analoghi della casa, del vortice e del pozzo. [17] Poe problematizza la cultura razionale settecentesca introducendovi il mistero di una forza come l'elettricità ("a million-fold electric velocity" definirà il vortice cosmico) in grado di preparare una catastrofe ben più spaventosa di quelle osservate nei racconti. Alla fine una visione del futuro sigilla il poemetto con una caleidoscopica successione di avvenimenti che è una sintesi dell'Armaghedon biblico e di una avveniristica teoria dei buchi neri:

Essendo l'equilibrio tra le forze centripete e centrifughe di ogni sistema necessariamente distrutto nel raggiungi mento di una certa prossimità ai nuclei degli ammassi ai quali appartiene, avverrà ad un tratto una precipitazione caotica, dei satelliti sui pianeti, dei pianeti sui soli e dei soli sui nuclei, e il risultato generale di questa precipitazione sarà l'assembramento delle miriadi di stelle attualmente esistenti nel firmamento in un numero quasi infinitamente minore di sfere quasi infinitamente più grandi. Essendo smisuratamente minori, i mondi di quell'epoca saranno incommensurabilmente più grandi dei nostri. Allora, fra impenetrabili abissi, splenderanno inimmaginabili soli. [18]

In realtà Poe non assume quasi mai i panni profetici del predicatore, i suoi spiragli di intuizione li desume dal dibattito scientifico contemporaneo e li rimodella nella foggia fantastica dell'unidentified quotation. Ad esempio, il prof. J. Robinson intorno al 1810-15 scrive una serie di avvertimenti circa l'uso blasfemo e sovversivo che si fa nelle università scozzesi del concetto di etere, quasi sempre, secondo il suo punto di vista osservante e conservatore, per negare Dio e indirettamente l'ordine sociale: "(...) riducendo con garbo Dio a nient'altro che ad un movimento ondulatorio più esteso e perfezionato, e i suoi processi mentali ai gorgoglii d'un miasma paludoso". [19] Mentre lo stesso problema, se intendere la gravità un fenomeno assoluto o relativo, viene affrontato dal prof. J. Playfair sulla Edimburgh Review n. 13 del 1808 nei termini seguenti:

Non abbiamo la certezza che essa sia del tutto universale -che, per esempio, il calore e la luce siano soggetti alla sua azione -e, ciò che è più importante per il problema in questione, siamo sicuri che tutte le cause del movimento non sono ancora state ricondotte ad una sola; così come non sappiamo se la gravitazione dipende dall'urto o l'urto dalla gravitazione. [20]

Di conseguenza, nell'imagination poesca è leggibile sia l'assoggettamento del discorso scientifico ufficiale alla spettacolarizzazione di una conferenza non certo accademica che fonda di fatto un genere fantascientifico che trasferisce nella fiction l'episteme vigente, sia il versante dell'avventura intesa come avventura nella natural philosophy. Si tratta, alla fine, del palcoscenico più solenne adottato da Poe per un'avventura ancora una volta nel `vortice`. Il suo universo ha le stesse barriere fisiche che ritroviamo intorno al marinaio, a Roderick Usher e all'Io narrante del Pit; al Polo si sostituisce qui un'amplificazione estrema e l'avventura si connota come avventura della mente che lascia presagire però una mise en scène bella e pronta per le generazioni successive. Basta sostituire al "sublime apogeo che profetizzerà la grande fine" di sapore tutto sommato cosmogonico e romantico, l'ampia risonanza novecentesca che il tema del `Nightfall` avrà nella narrativa e nella stessa predizione scientifica per capire la portata allusiva di Eureka e il rinnovamento che inaugura per via negativa -cioè sbarazzandosi di un elemento fondamentale come il viaggio -nel terreno stesso dello spazio dell'avventura. Per concludere, come nel finale del Pym, il conferenziere non può che lasciare il campo a quella che in diverse occasioni definisce "una maestosa intuizione", vale a dire un avvenire che alla pittoresca apocalisse fatta di `angeli dell'abisso`, cavalieri e piaghe bibliche sostituisce un immaginario laico che attinge dalla fisica teorica le proprie proiezioni fantastiche:

La nuova genesi descritta non sarà che un temporaneo differimento di questa fine, Mentre si compirà la consolidazione, gli ammassi stessi con una velocità prodigiosamente crescente si saranno slanciati verso il loro vero centro generale, e ora con una forza elettrica mille volte maggiore, proporzionata solo alla loro grandezza materiale e alla spirituale passione per l'unità, i maestosi avanzi della tribù delle stelle sfolgoreranno infine in un comune amplesso. L'inevitabile catastrofe è prossima. [21]

Leo Marchetti

Università "G. D'Annunzio"
Pescara



NOTE

l] Edgar Allan Poe, Eureka, Roma, Theoria, 1982, p. 29. Anche le citazioni che seguiranno saranno tratte dalla presente edizione italiana tradotta da A. Quadrino.
2] G. Poulet, Les metamorphoses du cercle, Paris, Flammarion, 1979, pp. 295-319.
3] Eureka, p. 57.
4] Ibidem, p. 35.
5] Ibidem, p. 35.
6] Ibidem, p. 33.
7] Ibidem, p. 49.
8] Ibidem, p. 47.
9] Ibidem, p. 65. John P. Nichol (1804-1859) era professore di astronomia all'università di Glasgow e stava facendo un giro di conferenze negli Stati Uniti nello stesso periodo in cui Poe scrisse Eureka.
10] Ibidem, p. 75.
11] Ibidem, p. 79.
12] Cfr. P. Valery, "On Poe's Eureka", in AA.VV. TheRecognition of E.A. Poe, Selected Criticism sin ce 1829, ed. by E. W. Carlson, The University of Michigan Press, Ann Arbor, 1966.
13] Eureka, p. 81.
14] Ibidem, p. 95.
15] Ibidem, p. 127.
16] Ibidem, p. 128.
17] Cfr. G. Poulet, Op. cit., pp. 296-302.
18] Eureka, p. 141.
19] In R. Olson, Filosofia scozzese e fisica inglese 1750-1880, Bologna, 11 Mulino, 1983, p. 161.
20] Ibidem, p. 166.
21] Eureka, p. 141.

 

 

Per ulteriori informazioni fai click sui seguenti collegamenti:

IntercoM: La città e le stelle

 

Segnala questa pagina ad un amico - servizio offerto da Bravenet

Inserisci:

Stampa questa pagina