Un erede per P.K. Dick… di Giuseppe Iannozzi

Do Androids Dream of Electric Sheep?
Un erede per Philip K. Dick…
K. W. Jeter discepolo di Dick il candidato favorito

...impossibile!

Chi può oggi avanzare la pretesa di essere l’erede di Philip K. Dick? Ad essere sincero nutro l’impressione che oggi come oggi nessuno si possa arrogare appieno il diritto di ritenersi l’erede spirituale-artistico di P. K. D.; lo scrittore, quand’era ancora in vita sottolineò: “Cara Ursula, siamo due esiti gemelli di una singola esperienza interiore.”, riferendosi alla celeberrima scrittrice Ursula LeGuin. Non è difficile immaginare che Philip vedesse in Ursula il suo alter ego, la sorella gemella morta, Jane Charlotte; entrambi nacquero prematuramente di sei settimane, Philip sopravvisse, così non fu per Jane. Nel corso della vita Philip ha più volte sottolineato nella sua opera artistica, così come nella vita, la separazione dalla sorella come una ferita insanabile, una ferita che ha profondamente inciso la sua fantasia mistica di quegli universi che cadono a pezzi prima che possano tradursi anche solo in una apparente realtà parallela. Come ha giustamente evidenziato Lawrence Sutin nello splendida biografia dickiana Divine invasioni “il trauma della morte di Jane rimase l’evento centrale della vita psichica di Phil. Tale tormento si estese lungo tutta la sua esistenza, manifestandosi in rapporti difficili con le donne, in un’attrazione a risolvere i dilemmi dualistici –fantascienza/mainstream, reale/falso, umano/androide – e, alla fine (grazie a una semi-fusione di cuore e ragione che Phil non aveva mai raggiunto), nella cosmologia della duplice origine descritta del suo capolavoro Valis (1981).
Importante documento è una lettera di Phil del 1975 dove spiega con eleganza allucinata-realistica la sua visione del mondo: “Questo non è un mondo malvagio, come riteneva Mami (fondatore del manicheismo, che equipara le faccende terrene al Male). Sotto il Male, vi è un mondo di Bene. Il Male vi è stato in qualche modo sovrapposto (Maya)… Un giorno i contenuti della mia mente iniziarono a muoversi sempre più velocemente, finché cessarono di essere contenuti e diventarono oggetti percepiti. Non avevo più concetti sul mondo, ma lo percepivo senza preconcetti e senza mediazione intellettuale. A quel punto somigliava al mondo di UBIK. Come se tutti i concetti della mente di una persona, una volta fusi, diventassero di colpo vivi, un’entità vivente, che nasce dall’interno della testa di una persona, vede secondo il suo modo superiore di vedere, senza tenere in alcun conto ciò che uno ha imparato, visto, conosciuto. Il principio della manifestazione, come quando la materia non vivente diviene vivente. Come se le informazioni (concetti-pensieri), una volta spinte al limite, subissero una metamorfosi in qualcosa di vivo. Allora forse nel mondo esterno tutta l’energia dell’informazione, una volta spintasi sufficientemente in là, farà la stessa cosa. Fondersi in qualcosa che sia ovunque (la forza di Ubik) e sia senziente e vivo. Allora interno-esterno, prima-adesso, causa-effetto, tutte le antinomie svaniranno. Vedremo solo un’entità vivente nella sua creazione incessante all’opera… (la creazione continua ha raggiunto la sua completezza)(Dicotomie come grande-piccolo, io-non io saranno sorpassate).
La produzione letteraria di Philip Dick, distesa lungo un arco di 30 anni, è ricca di titoli che vanno dalla fantascienza al noirmainstream: Dick è stato uno scrittore visionario ma anche, e soprattutto, un cantore dell'incomunicabilità; in un'intervista del 1976 lo stesso Dick afferma: "Io so che siamo sotto la protezione di una potente intelligenza extraterrestre e se uno vuole chiamarla Dio, benissimo. Se un altro vuole chiamarla diversamente, benissimo. Nel mio libro viene chiamata VALIS, che sta per Vast Active Living Intelligent System. Preferisco questa parola a Dio. E questo VALIS interviene nelle faccende umane, per regolarle, coordinarle… Dato che una categoria come quella del tempo è quasi impossibile da definire e forse è illusoria, forse è illusorio anche il cambiamento. Forse siamo nel 70 dopo Cristo, forse viviamo ancora sotto l'Impero Romano... Ho una fortissima sensazione che ci troviamo in una specie di labirinto costruito per noi, che ci stiano valutando... Esiste una realtà molto prossima alla nostra, una realtà diversa che ormai punzecchia la nostra e che probabilmente farà irruzione presto. Noi scopriremo allora che ci troviamo in un mondo che possiede più dimensioni di quelle che avevamo immaginato".
I suoi personaggi sono eroi e antieroi allo stesso tempo, come Rick Deckard, personaggio immortale de Il cacciatore di androidi; il cacciatore (!) nutre il sogno e l’ambizione di poter aver i soldi necessari per comprarsi un animale vero in un mondo dove tutto è un falso, un falso d’autore, ma comunque un falso. Altro personaggio dickiano immortale è Joe Chip, protagonista di Ubik che è sempre alle prese con porte che rifiutano di aprirsi: Joe Chip non ha valuta necessaria per pagare il pedaggio e le porte elettroniche lo denunciano. Questi personaggi esemplari sono una sorta di sopravvissuti semplicemente sopravvissuti a se stessi e forse neanche: il mondo dickiano è una trappola, tutto cambia troppo rapidamente perché gli eroi (antieroi) possano comprendere la realtà interiore, i mondi paralleli che si sovrappongono e si disgregano dentro di loro, poi, la realtà è un accessorio, una realtà tradotta come una sorta di Dio impossibile da conquistare se non attraverso una pallida allucinazione mistica. Il mondo dickiano è questo e molto di più. In vita P. K. D. non ha avuto la fortuna che avrebbe meritato: la sua fama come autore di fantascienza e mainstream è postuma, purtroppo. La morte è la migliore strada verso la consacrazione artistica, questo sembra volerci ricordare Vittorio Curtoni nell’articolo PKD moratorium apparso sul n. 61 di Delos: “Robusta gloria, insomma, anche se postuma: entrare nell'empireo delle icone di un'epoca non è da tutti, e soprattutto non accade spesso a un autore di fantascienza; però io mi chiedo come giudicherebbe lui questo rigoglio di studi sul suo pensiero, di esegesi, di convegni internazionali organizzati dall'accademia più paludata. Ne sarebbe contento? Può anche darsi. Non ne sono troppo sicuro.” Ciò detto, a questo punto sembrerebbe impossibile trovare un erede per P. K. Dick, eppure K. W. Jeter potrebbe essere l’erede se non pienamente spirituale, almeno l’erede artistico più vicino a Dick, autore discepolo di Dick che ha scritto due nuovi capitoli a Do Androids Dream of Electric Sheep?, ovvero BLADE RUNNER 2: THE EDGE OF HUMAN (1995) e BLADE RUNNER : REPLICANT NIGHT (1996).. Ma partiamo dall’inizio, quando il giovane Jeter con in mano la prima bozza del romanzo Dr. Adder si presentò davanti a uno scontroso Dick: questi lo respinse, non perché ritenesse Jeter un cattivo scrittore, piuttosto per il fatto che Dick sospettava del giovane Jeter credendolo un infiltrato dell’FBI. P. K. Dick già da tempo si era convinto che l’FBI seguisse ogni suo spostamento e il giovane Jeter per Dick aveva la faccia proprio da bravo ragazzo dell’FBI pronto a farsi in quattro per accusarlo di attività sovversive marxiste. Insomma, il primo incontro fra i due non fu dei più felici: dovranno passare gli anni bollenti delle rivoluzioni sociali perché Dick accetti di incontrare nuovamente Jeter. Quando poi avrà letto Dr. Adder, Dick dirà di Jeter: “Nel 1972 quando lessi Dottor Adder per la prima volta, non conoscevo W. K. Jeter… Se c’è una cosa che odio sono i romanzi che mi vengono dati da leggere… perché francamente, di questi tempi ci sono pochissimi romanzi che valgano la pena…. Dopo aver letto quel primo terzo di Dr Adder la mia vita è definitivamente cambiata. Non si trattava solo di un buon romanzo: avevo fra le mani qualcosa di grandioso… Non voglio cedere alla facile tentazione di dire che Dr Adder era in anticipo sui tempi. Non lo era affatto. E’ arrivato al momento giusto. In realtà, la cosa sbagliata era un’altra: era la fantascienza che non era al passo coi tempi. Nutro la ferma convinzione che se Dr Adder fosse stato pubblicato nel 1972 sarebbe stato un grande successo commerciale, e che, inoltre, il suo impatto sul genere sarebbe stato enorme. Il genere fantascientifico si stava indebolendo sempre più. Per anni si era fossilizzato. Si era infiltrato in esso uno stanco impasse. Sono state prodotte, pubblicate e vendute infinite storie di combattimenti con la spada e di personaggi con il mantello che fanno magie (in altre parole, cloni dei libri con gli Hobbit.) Così la fantascienza è stata trasformata in una barzelletta, pur riconoscendo l’esistenza di eccezioni come Campo Archimede di Tom Disch e il Signore della Svastica di Norman Spinrad… Pochi mesi fa a una conferenza ho sentito una persona molto influente nel campo della fantascienza che diceva: Non esiste un buon romanzo di fantascienza che sia mai stato rifiutato da un editore! Quanto è tragicamente falsa questa affermazione! Voi lettori dovete credere alle mie parole: esistono davvero buoni romanzi di fantascienza che non vengono pubblicati perché al giorno d’oggi ci sono relativamente pochi editori coraggiosi… Dimenticatevi i nanetti con i piedi pelosi all’insù e le lotte all’arma bianca su pianeti immaginari. Questo romanzo parla del “nostro mondo”, quindi è un romanzo pericoloso, proprio come lo erano, da un certo punto di vista, i racconti raccolti da Harlan in Dangerous Visions. Il che è straordinario. Ed è proprio di questo che noi abbiamo bisogno.” (Philip K. Dick, dalla postfazione a Dr Adder di K. W. Jeter, Santa Anna, California, 1 agosto 1979 – traduzione di Fabio Zucchella, 1997 Fanucci)”. Dr. Adder esce in America nel 1984 e il romanzo non manca di suscitare forti polemiche: violento, dissacrante, nero, è un ritratto spietato quanto realistico delle aspirazioni umane sempre tese all’esasperazione, un romanzo che consacra K. W. Jeter nell’Olimpo dei Grandi.
K. W. Jeter nasce nel 1950 a Los Angeles: laureato in sociologia presso l'università statale di San Francisco, è stato anche docente di narrativa e sceneggiatore; il suo eclettismo lo porta ben presto ad approntare alcune ricerche sociali intorno all’AIDS. Jeter, amante sia della fantascienza, sia dell'horror, si impone in America come uno dei migliori scrittori di SF; in Italia il successo di Jeter arriverà nei primi anni Novanta con l’edizione italiana di Dr. Adder. Il romanzo viene accolto con sufficienza da molti; ma è anche vero il contrario, perché molti riconosco da subito in K. W. Jeter quell’artista/innovatore spregiudicato paradossalmente moralistico, originale di cui l’America e la fantascienza avevano bisogno per rinnovarsi culturalmente. "Questo romanzo è un pugno nello stomaco che una volta per tutte distruggerà tutte le concezioni sui limiti della letteratura fantastica", così scrisse il grande scrittore P.K. Dick di quest'opera formidabile e per contenuti e per anticipazioni stilistiche. Dr. Adder è ambientato in una Los Angeles del vicino futuro vagamente simile a quella di Blade Runner, una città degradata, patria di freak e di puttane, venditori di droga e di assassini; Dr. Adder propone una serie di personaggi odiosi e aberranti, a partire dal protagonista da cui prende il titolo. Dr. Adder regna supremo in questo mondo: lui è l’unico uomo che può soddisfare le più ambigue fantasie sessuali attraverso spregiudicate alterazioni chirurgiche delle parti genitali. In contrapposizione a Dr. Adder si erge John Mox, capo della Video Chiesa delle Forze Morali, che controlla Orange County, all'opposto culturale di Los Angeles. Ma Max non è un personaggio migliore del Dr. Adder: anche lui è uno che non può fare a meno dei servizi del mostruoso chirurgo, e la battaglia che alla fine scaturirà tra le forze del male non induce a preferire nessuna delle due possibili soluzioni. Blade Runner 2 (The Edge of Human, 1995) è la possibile continuazione del film di R. Scott: Blade Runner 2 non è un capolavoro, e riesce a convincere soprattutto quanti hanno amato la pellicola di Riddley Scott. In Blade Runner 2 i temi dickiani ci sono tutti, ma sono inevitabilmente commerciali; migliore è La notte dei replicanti (Replicant Night, 1996) terzo capitolo della serie Blade Runner, dove la realtà è una continua mistificazione del reale e dell’irrealtà. Tuttavia sono altre le opere di K. W. Jeter che maggiormente convincono il serio lettore di SF. Noir, ad esempio, è un romanzo nero, di quelli che fanno di Jeter un grande ritrattista della moderna società: “Il mio protagonista McNihil avrebbe bisogno dello stesso intervento chirurgico agli occhi, grazie al quale vede Los Angeles scomparsa (e che mai fu) sovrapposta a quella autentica e falsa di Noir… al posto di vecchi film noir che per McNihil costituiscono la realtà (la realtà ‘reale’) dovrebbero esserci l’opera lirica, i depliant turistici e tutto il ciarpame insabbiato in fondo ai nostri cuori… Il McNihil di Noir è, se non un autoritratto in senso autobiografico, almeno un autoritratto in senso psicologico. Lui ‘vede’ le cose come me. Se non vede più quello che vedono gli altri, ed è quindi in una certa misura cieco, poco gli importa…Sbatte gli stinchi contro cose per lui invisibili… e voi no? La differenza sta nel fatto che lui (e questo è il genere di bugie credibili che si possono concepire in un’opera di fantasia) vede altre cose, e le vede in modo più chiaro e veritiero, e così risolve, da bravo detective, il mistero di Noir… La fantascienza, almeno quella che scrivo io, è un genere letterario ibrido, risultato dell’impatto tra elementi dissimili: metallo e carne, macchine ed emozione, spaventose ossessioni sul futuro contrapposte al rimpianto per il passato. Se veniamo fuori dalle macerie con la pelle più o meno intatta, se il sangue dalla mia ferita sulla fronte gocciola nei vostri occhi oltre che nei miei, tanto meglio per tutti; a incontri come questi non dovremmo chiedere più di una stimolante lesione, e le cicatrici sono il miglior souvenir dei vecchi amori. Questo è di dominio pubblico…” (dalla postfazione a Noir scritta appositamente per l’edizione italiana per mano di Jeter – Solaria n.1, Fanucci)
La Notte dei ReplicantiLos Angeles è tecnologia e simulazione: i pirati informatici sono passibili di condanna a morte per violazione del copyright e ai margini delle strade si annida la povertà. McNihil vede Los Angeles in “bianco e nero” attraverso i suoi “occhi modificati”; chiamato a scoprire il perché di un delitto che sembra mettere in agitazione non poche persone, McNihil finirà, nel corso delle indagini, con lo scoprire un “impero occulto” tanto perverso quanto ributtante che vuole assumere il controllo sociale di una Los Angeles già marcia di suo sin dalle fondamenta. Jeter, in occasione dell’uscita del suo ultimo romanzo Noir, il 7 gennaio 1999, attraverso internet, chiacchierò a lungo con i suoi lettori: riporto in questa sede alcuni brevi stralci della conversazione che bene evidenziano la sua figura (e statura) artistica (La chiacchierata completa in lingua originale è presente sul sito www.eventhorizon.com):

Ed_Bryant - Buonasera e benvenuti. Il nostro ospite di oggi è K.W. Jeter, e penso che per questo gruppo Jeter non abbia davvero bisogno di presentazioni. Mi basta menzionare Dr Adder, The land of Dead, Replicant night, tra gli altri. E il più recente, Noir, un libro che, tra le altre cose, sembra suggerire che in futuro i violatori della proprietà intellettuale saranno puniti con la morte.

Tom_Disch - Parlaci di Noir. Significa nero, giusto?

KWJeter: In questo caso sì. Come film noir, e anche ciò che Faren Miller chiamava sf noir, facendo riferimento a quello che lei pensava fosse la mia maniera di scrivere. Io penso di essere d'accordo con questo punto di vista. Poche settimane fa a una conferenza dicevo che per me i vecchi film in bianco e nero sono simili a quello che gli aborigeni australiani chiamano “tempo del sogno”. Essi sono il mondo reale, nel modo più vero possibile. Guardare questi vecchi film è come ricevere dei messaggi da casa. Io penso che abbiano un loro verità emozionale che al cosiddetto mondo reale manca. Io non sono mai molto preoccupato per la verità storica - quello che si suppone accada davvero...

Tom_Disch: Io sono dell’opinione che i vecchi noir facciano questo effetto perché attribuiamo ad essi un senso retrospettivo; per così dire li inseriamo in una prospettiva... Succederà anche ai nuovi film col passare del tempo.

KWJeter: E’ possibile. Sono sicuro che è quello che succederà ai film di Jon Dahl

Tom_Disch: Perché è così speciale per te Ida Lupino?

KWJeter: C'è una tremenda vulnerabilità, una vulnerabilità intelligente, in lei. Sembra essere sempre cosciente che le sue azioni la stanno conducendo verso una tragedia; non è mai semplicemente una pecora condotta al macello.

Tom_Disch: E' stata anche una delle prime star femministe. Ha diretto lei stessa alcuni dei film nei quali lavorava.

KWJeter: Sì, ha un po' anticipato i tempi. Ha fatto anche un mucchio di lavori per la tv. Comunque, c'è una specie di melanconico fatalismo nei migliori noir e Ida Lupino mi sembra incarni perfettamente questa sensazione.

Tom_Disch: Per questa motivo è così speciale per Noir?

KWJeter Vedi, il protagonista è quasi un mio autoritratto psicologico. Lui, letteralmente, vede il mondo attorno a sé come se fosse parte di uno di questi vecchi film. E così quando guarda qualche belloccia del futuro, non vede quello che c'è davvero ma vede quello che vuole vedere, cioè Ida Lupino

Tom_Disch: Una belloccia del passato?

KWJeter: …Che però è molto più vera per lui. Lei è più profonda, più triste, più dolce, e allo stesso tempo, ha la consapevolezza che in una maniera fondamentale sta mentendo a se stessa. Se ci pensi è quasi una definizione esistenziale della vita di uno scrittore. Barry Malzeber probabilmente sarebbe d'accordo con me su questo punto. Anche una definizione della mia vita, o di quella di tutti gli altri scrittori. Sono stato molto influenzato sotto questo punto di vista dalla malinconia del grande scrittore vittoriano Giorge Gissing.

Ed_Bryant: Hai messo l’accento sulla questione della definizione esistenziale della vita di uno scrittore: come ha reagito la comunità degli scrittori alle prospettive che hai delineato nel romanzo a proposito della proprietà intellettuale nel prossimo futuro? Molti di noi non sono affatto sicuri di sapere che cosa succederà con l'avvento dei nuovi media...

KWJeter: Sì, la questione della proprietà intellettuale - non sono affatto preoccupato per questo. Penso che i difensori del copyright abbiano essenzialmente vinto la battaglia. Di recente il Senato ha ratificato una legge che tutela ulteriormente la proprietà intellettuale. E credo che difficilmente risentirò quella stupida affermazione che suona: “l'informazione deve essere libera”

K. W. Jeter non è, e non potrà mai essere, l’erede-simulacro che P. K. Dick avrebbe voluto, ma a mio giudizio è l’autore che maggiormente ha compreso gli universi dickiani. Oggi Ursula LeGuin è un’autrice che ha ancora molto da dire, il suo impegno politico/sociale è una costante più che mai viva nei suoi scritti; tuttavia temo che se oggi Dick fosse ancora vivo avrebbe da muoverle alcune critiche. Penso invece che con Jeter Dick si troverebbe maggiormente d’accordo: Dr. Adder è a tutt’oggi il capolavoro di K. W. Jeter, ma anche Noir è un romanzo con forti implicazioni sociopolitiche visionarie da poeta maledetto, un romanzo che Phil avrebbe sicuramente apprezzato.
Tirando le somme Ursula LeGuin potrebbe essere la sorella spirituale di P. K. Dick mentre K. W. Jeter un virtuale fratello minore, il suo erede artistico e vagamente spirituale. A questo punto sarebbe forse il caso di fare una dissertazione su cosa sia più importante per essere un erede a pieno titolo, se sia più importante lo spirito o la dimensione artistica, ma non mi sembra il caso di provarmi in una simile inutile impresa: per come la vedo io Phil non ha un singolo erede, piuttosto ha dei continuatori del suo pensiero, e K. W. Jeter insieme a U. K. LeGuin sono i prosecutori del suo pensiero. Non metto in dubbio che il panorama letterario fantascientifico annoveri tanti altri eredi virtuali del poeta della fantascienza P. K.D., ma sono semplicemente degli epigoni come Robert C. Wilson e Andreas Eschbach, autori che valgono se non paragonati a Dick, e temo che con questa severa mia opinione sia tutto detto.

Bibliografia essenziale dei romanzi di K. W. Jeter

SEEKLIGHT (1975)
DREAMFIELDS (1976)
MORLOCK NIGHT (1979 - scritto nel 1976-77: trad. it. La notte dei Morlock, Urania, 1998)
SOUL EATER (1983)
DR ADDER (1984 - scritto tra il 1971 e il 1972; trad. it. Dr Adder, 1997 Fanucci)
GLASS HAMMER (1985; trad. it. Telemorte, Urania 1986)
INFERNAL DEVICE (1987; trad. it. Le macchine infernali, 1998, Urania)
DARK SEEKER (1987)
DEATH ARMS (scritto tra il 1972 e il 1974, pubblicato nel 1987)
MANTIS (1987)
FAREWELL HORIZONTAL (1989; trad. it. L'addio orizzontale, 1992, Urania)
IN THE LAND OF THE DEAD (1989)
THE NIGHT MAN (1989)
MADLANDS (1991; Madlands: Terre Impossibili, 1995, Urania)
WOLF FLOW (1992)
BLADE RUNNER 2: THE EDGE OF HUMAN (1995) (trad. It. Blade Runner 2 – 1995, Sonzogno)
BLADE RUNNER : REPLICANT NIGHT (1996; trad. it. La notte dei replicanti, 1997, Fanucci)
NOIR (1998; trad. it. Noir, 2000, Solaria n. 1, Fanucci)


 

Per ulteriori informazioni fai click sui seguenti collegamenti:

www.kwjeter.com
P.K.Dick: Speciali IntercoM
Bladerunner: Speciali IntercoM

 

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