Replay di Stefano Nicosia

 

"Non c’è contatto di mucosa con mucosa, eppur mi infetto di te"
Marlene Kuntz

 

 

Patty era una ragazza frizzante: si vestiva con magliettine colorate, gialle, rosse, verdi, che le aderivano ad hoc a quelle due melette sode che aveva sul petto. Era piccola, ma voleva attrarre l’attenzione e con il suo look ci riusciva quasi sempre. Metteva spesso rossetti dei colori metallici più impensabili, che le davano un tocco di androgino molto attraente.

Si era presentata in anticipo ed il suo faccino era stato il primo ad infilarsi dentro la Vcam puntata sul portone.

Ecco che entrava svelta, dirigendosi sulle scale per salire al quarto piano.

Dopo 16 secondi esatti il portone cromato si richiudeva con un rumore sordo di servomeccanismi vecchia fattura.

Ok. Lei era arrivata. Ora mancavano gli altri due, che iniziavano ad accumulare quei venti minuti di ritardo classici. E allora era giusto il caso di versarsi un po’ di whisky!

La nuova linea 128 che avevano da poco inaugurato, era già affollatissima. Tagliava in due la Zona abitata, raccogliendo passeggeri pendolari qua e là, per portarli nella Zona telematica. Mirko in piedi dall’inizio del viaggio, boccheggiava in mezzo a quella scatola di sardine umane.

Sapeva che stava iniziando ad accumulare minuti di ritardo e che il suo amico alcolizzato alla fine si sarebbe incazzato.

Tre cubetti di ghiaccio croccavano nel bicchiere che Bruno stringeva in mano. Ingollava un sorso di quel vecchio whisky scozzese da discount alimentare mentre andava ad aprire a Patty.

Ormai Bruno era uno perso! Nonostante fosse ancora sulla soglia dei diciassette anni, aveva già incanalato la sua vita nel fiume torbido del godimento artificiale, alcol a parte. Secondo lui molti non capivano che il piacere maggiore che noi esseri razionali possiamo provare è mentale e non fisico. Le nostre maggiori potenzialità sono ficcate nelle sinapsi, lì tra neurone e neurone. Ma lui lo sapeva bene! L’orgasmo mentale era l’unica cosa che sparava alle stelle il suo ego. Infatti era stata ideata da lui questa cosa tutta virtuale. Aveva messo a disposizione l’appartamento e si era dato da fare per organizzarla bene.

Sgraffignando qua e là dagli usurai elettronici era riuscito a migliorare i sensori-effettori D dei suoi datagloves, un reticolo di minuscoli rilevatori a migliaia per cm². Così ora potevano trasmettere una sensazione realistico-percettiva perfetta per lo scopo. Inoltre, in questi mesi di superproduzione gli era stato facile procurarsi caschi di qualche anno per un’ottantina di crediti e così ne aveva aggiunti altri tre a quello che già aveva. Poi aveva comprato 4 DVx vergini, da inserire in ben 4 Recorders collegati all’unità VR di ciascuno di loro. Non azzardava previsioni infelici ma il rischio di crash totale era molto alto e neanche lui sapeva bene che macello ci sarebbe saltato fuori fra poche ore!

Il quarto elemento del manipolo di eroi, l’altra ritardataria, stava finendo gli ultimi minuti quotidiani con Nicolino e Giorgetto, le pesti scatenate che le erano toccate in sorte, dopo che per guadagnare qualcosa, aveva risposto ad un annuncio fatale: “Cercasi baby-sitter con disponibilità di almeno due ore al giorno per gemellini adorabili di cinque anni”.

Silvia la prosperosa: alta, mora e con un fisico più maturo dei suoi sedici anni. Prometteva bene la ragazza! La sua era la cosiddetta bellezza mediterranea, che resisteva ancora intatta come modello di arrapamento maschile.

DINNNNNNN

Finalmente!

Silvia guardava la faccia paffuta e sorridente della signora Minetti che dondolava nel Vcitofono ed era felice di riappropriarsi della sua libertà.

«E’ arrivata la mamma! E’ arrivata la mamma!»

I due mostri devastatori correvano alla porta e scomparivano nella mole strabordante della madre presa come sempre dall’euforia del momento.

«Allora cara, tutto bene oggi? Sono stati monelli?»

«No no, tutto a posto! Sono due angioletti i suoi figli!!» Risposta molto falsa.

«Bravi bravi… i miei tesori!! Calmi adesso però, lasciate entrare la mamma con la spesa!!»

E la grossa signora si chiudeva la porta alle spalle per dedicarsi alle mielose attenzioni dei suoi bambini.

Anche stavolta doveva subirsi la schifosa ipocrisia del dolce quadretto familiare di casa Minetti ed era già passata l’ora dell’appuntamento.

«Scusi signora, ma ormai sono le quattro passate e devo proprio andare!»

La grassa signora si liberava per un attimo dalle sanguisughe: «Ah si cara, hai proprio ragione!» ed estraeva venti crediti dalla tasca dell’ampio vestito giallo.

L’orario fissato erano appunto le quattro del pomeriggio, con l’impegno di finire presto, per tornare a casa prima di cena. Almeno questo era ciò che Bruno le aveva promesso, ma non era un tipo molto affidabile!

Mirko stava ora scendendo dal vagone giallo canarino della linea 128, che riversava in pochi secondi il numeroso carico umano sulla fermata 32: Lazzarum Zona.

Una gigantesca testa si muoveva sopra quelle di tutti i pendolari; poi si vedeva meglio una mano che la teneva per i capelli, mentre penzolava avanti e indietro sanguinando. Una testa tagliata che sgocciolava sulla folla. BLAST FIGHT, compariva a lettere cubitali: il nuovo multimiliardario Vgame della Microchip e la sua pubblicità olografica avevano invaso ogni spazio possibile.

Rimpiangeva un po’ l’afa irrespirabile che aveva lasciato dentro il vagone. Fuori il freddo era pungente, con una temperatura di circa 2 °C.

Era in ritardo! Aveva preso subito la scala A, ma un flusso umano disordinato lo rallentava. Accidenti! Su dai!!

Era sceso fulmineo in Bear Street e camminava a slalom sull’ampio marciapiede dell’appagante shopping urbano, groviglio di lusso e luci alogene.

Dietro una vetrina luminosa, una donna vestita di scuro, forse poco coperta per il freddo che c’era, si concedeva in calde effusioni con un giovane biondo, preso a baciare le sue belle labbra carnose. Tutta questa passione sotto ai suoi occhi lo metteva in agitazione; non voleva farsi scrupoli idioti ma non riusciva comunque a stare tranquillo. Sentiva di mettersi alla prova tra poco in un campo in cui non era un grande esperto.

Era in supermegaritardo e doveva sbrigarsi. Abbandonava il crogiolo di folla ed arrivava alla strada dell’appartamento, stretta fra i due edifici più bassi della piccola piazza Doggy. Sulle spalle ballonzolava un mobilepc agitato dai suoi passi veloci. Non capiva perché l’avesse portato: forse quell’affare addosso gli dava più sicurezza, anche se sarebbe stato molto meglio portare una scatola di preservativi. Forse!

Silvia era arrivata di fronte al palazzo tutta sola, con ben dodici minuti di ritardo.

Non c’era mai stata prima. Lazzarum era una Zona che non frequentava mai.

Il vasto cortile grigio di cemento era la vera desolazione. Niente all’infuori di una distesa piatta senza neanche le righine che si hanno nell’unione di due lastre: un'unica colata totale! Non aveva altra scelta se non quella di attraversarlo di corsa, per arrivare davanti al portone.

Silvia alzava lo sguardo sulla Vcam in attesa che qualcuno le aprisse.

Entrava. Si guardava attorno e poi andava dritta in fondo allo stanzone d’ingresso, che aveva solo larghe pareti bianche, probabilmente perché la portiera aveva spento i quadri animati. Chissà come mai!

Dava un po’ fastidio un bianco così puro, soprattutto prima di un esordio come questo! Quel bianco era blasfemo, sconveniente, come un rosario al collo di una prostituta. La opprimeva e si sbrigava a salire le scale per arrivare al quarto piano, appartamento 64.

Intanto Patty e Bruno avevano già fatto conoscenza. O meglio, si conoscevano già, ma solo ora avevano avuto modo di approfondire bene una simpatia reciproca. Per Bruno non andava sprecata quest’occasione di piacere: con una così doveva affondare subito il coltello. Non a caso aveva puntato sulla sua curiosità frivola per convincerla a provare il cybersesso.

Per lui questa era la settima volta che si tuffava nell’eden elettronico ed aveva sempre cercato di goderne al massimo. Patty prometteva una traduzione molto stimolante; c’era da divertirsi con quel corpicino energico! Era molto eccitato. Bisognava cominciare al più presto!

Dopo ben ventidue minuti di ritardo era finalmente arrivato anche Mirko ed adesso si poteva iniziare davvero.

«Allora siamo tutti pronti?» chiedeva Bruno con un nuovo bicchierino di whisky in mano, come un capitano di ventura (o forse meglio di disavventura!!), pronto a guidare la ciurma verso il terribile ignoto.

Un si giocoso era uscito dalla boccuccia verde metallo di Patty, che fremeva di calda eccitazione da ogni poro. Silvia invece, stava seriamente pensando di tirarsi indietro, di abbandonare all’ultimo minuto. Era stata troppo superficiale nel dire si a questa stupida esperienza tecnologica! Solo perché Bruno le aveva promesso che sarebbe venuto anche Mirko e lei voleva conoscerlo! In fondo però, non le andava di giocare così col suo corpo. Anzi, non tollerava affatto che qualcuno potesse giocarci, in nessun modo! Mirko era un bel ragazzo, le piaceva, non c’erano dubbi, ma tutto questo non bastava.

Mirko invece scoppiava di curiosità. Lui era lì proprio per lei, la tipa con le curve migliori che circolava al liceo.

«Ragazze» urlava Bruno richiamando l’attenzione delle pulzelle, «beccatevi queste palline» e dava a ciascuno due pastiglie viola, che servivano ad entrare meglio in gioco. L’aiuto degli stimolanti era necessario con le tecnologie max-invasive e tutti avevano ingoiato senza problemi; nemmeno Silvia aveva storto il naso più di tanto.

«Ok, adesso tirate tutti fuori le vostre Carte ottiche Sanitarie, perché dobbiamo tradurci lì dentro esattamente come mamma ci ha fatti, altrimenti il gioco non è più bello!» Anche questa era una cosa poco gradita da Silvia e molto da Patty, che smanettava nelle tasche e per prima la esibiva sotto il naso di Bruno allupatissimo. Poi l’infilava nella fessura apposita del case, che risucchiava velocemente la sua cartella sanitaria completa di scannerizzazione 3D corporea.

Bruno sempre più allegro per l’entrata in circolo del whisky, continuava con i preparativi del gioco interattivo: «Questi sono i vostri caschi» e prendeva gli elmetti con la placca visuale più grande che era riuscito a trovare. «Poi, ci vogliono i guantini gran soirèe, dai acchiappateli al volo» e gli lanciava un paio di datagloves ciascuno, «e per finire la biancheria intima… ecco gli slip ragazze!!» Teneva in mano una specie di calzoncini neri corti in PVC e bande di alluminio che avevano un rigonfiamento a palla sul davanti.

* * *

REC. I Recorders erano partiti.

Erano dentro.

Uno spazio rosa fucsia si espandeva intorno a lui; saliva una piacevole sensazione di caldo benessere, che l’atmosfera amniotica e gli stimolanti stavano amplificando in tutto il corpo.

Nel rosa infinito si creava una grossa bolla verde smeraldo che prendeva a gonfiarsi come le guance di una rana fino ad esplodere in una nube cobalto.

Dietro al fumo blu, il corpo iridescente di Silvia aspettava il suo arrivo. Parlare non aveva senso, perché in quel momento nessuno dei due avrebbe saputo cosa dire! Il silenzio lasciava il tempo per entrare meglio in simbiosi col nuovo ambiente surreale e permetteva di sentire il desiderio dell’altro permearlo tutto.

Silvia era meravigliosa in quella pelle bronzea: la sua vergine intimità mai concessa lo aspettava sospesa a mezz’aria.

Una spinta coi piedi all’insù per volare leggero verso di lei, al di là dei comuni limiti fisici.

Un abbraccio plastico, una fusione immateriale accompagnata da un piacere profondo. Un’erezione.

Sublime sensazione mentale. Mirko l’aveva tra le braccia e la sentiva parte del suo corpo indefinito, traslucido e opalescente. Non viveva più solo dentro di sé: adesso lei era parte della sua carne, era un’espansione di lui stesso.

Aveva invaso il continente femminile finora inesplorato, che si avvolgeva intorno a lui con delicati movimenti ritmati. Il piacere gli sgorgava dentro e Silvia era il suo catalizzatore. Tutta la sua mente la stava amando e sarebbe stato per sempre.

Vedeva fasci di luce scorrere veloci sul corpo di lei ed allungava una mano per provare a toccarla e scoprirne la consistenza. Ma appena la sfiorava si sfaldava come morbida crema e i seni si scioglievano in una pioggia di bianche margheritine che zampillavano davanti ai suoi occhi. Silvia era sgusciata via in quello spazio denso come le acque dell’oceano. Mirko nuotava dietro di lei desideroso di prenderla ancora, di toccarla ancora. Alla fine era riuscito a stringerle le braccia intorno alla vita.

Erano fusi di nuovo in una forma indefinita l’uno con l’altra.

Era questo… l’AMORE?!! Se la risposta era si, allora sicuramente si sentiva innamorato come un gioioso albero di Natale coperto di lucette colorate intermittenti.

In un’altra isola virtuale giacevano sdraiati all’ombra di un grosso platano d’oro Patty e Bruno. Lo stimolatore inguinale l’aveva avvicinata ad un piacere psicofisico che prima non conosceva; Patty era piena di una nuova felicità.

Bruno continuava a trastullare quel suo piccolo seno argenteo che manteneva la sua dolce durezza, perfettamente riprodotta dagli effettori allocati sotto il suo dataglove.

«Come ti è andata Patty?»

«Be’… Bello!! Mi è piaciuto! Ti ho sentito dentro… come non avrei mai pensato!»

«Davvero?! Mah…, per me non è stato così straordinario. Non è più come la prima volta, che sembra di scoparti l’infinito.» C’era un tono di superiorità in quelle parole, come fosse finita una grande passione. Ciò che aveva desiderato l’aveva ottenuto e adesso ne era già sazio. Patty aveva esaurito il suo apporto di piacere mentale ed era tornata nel mucchio informe dell’anonimato, nel mondo.

STOP. I Recorders si erano fermati.

Da saggio manipolatore di esperienze virtuali, Bruno aveva catturato suoni, immagini, contatti pseudofisici di ognuno di loro in 4 DVx da inserire nel suo archivio.

* * *

«Ciao Mirko.»

«Ciao Patty.»

«Come va?»

«Niente… bene.»

«Sai sto ancora pensando a Bruno, anche se non ne vale la pena.»

Lui, un po’ imbarazzato da questa chiamata inattesa, si era messo ad attorcigliare le dita come avesse un garbuglio vivente tra le mani.

«Sono stata un’ingenua, dovevo capirlo subito che era un pezzo di merda!»

«Mi dispiace che ci sei stata male perché ti ha lasciato così, subito. Ti pensavo una di quelle tipe facili, che non si fanno problemi.»

«Invece non è così!!» La sua voce era rotta da un’emozione inaspettata. Anche lei aveva la sua sensibilità e certi discorsi non le piacevano.

Proprio in quel momento l’avviso di un’altra chiamata sul Vphone li aveva interrotti.

«Scusa un attimo.»

I lineamenti esuberanti di Patty scomparivano dai pixel sullo schermo a parete in mezzo ai freschi ruscelli di montagna dei quadri animati.

Silvia. Era LEI.

«Ciao Mirko, volevo sapere se per stasera… vieni… poi?» Gli chiedeva con la sua voce timida.

«Si… solo un minuto che ho un’altra chiamata in attesa», e schiacciava il mute per non fare brutti casini di conversazioni.

«Patty ciao, ti devo lasciare adesso, scusa.»

«Ok ciao.»

Click. Chiamata finita. La boccuccia sorridente di Patty era rimasta un attimo ancora in video, anche se aveva già chiuso la chiamata. Ora doveva tornare da LEI, che lo aspettava in silenzio sull’altro canale, col mute inserito.

«Eccomi di nuovo qua!»

«Con chi stavi parlando?»

«Mmm con Patty.»

«Ah, ho capito!»

«No, non hai capito!! Ci siamo solo salutati! Stasera allora vengo da te e ti porto anche un regalo.»

«Ma dai!! Cosa sarebbe questa novità?»

«Niente, è un ricordo, poi vedrai!»

Dopo quelle parole di Patty, ciò che Bruno aveva fatto con lei iniziava a ronzargli in testa.

Forse il suo amico aveva sbagliato. Forse però, perché non ne era sicuro al 100%. Bruno si era divertito quanto gli bastava e adesso era tutto finito. Sedotta e abbandonata come nel miglior copione maschilista. Non sapeva se al suo posto si sarebbe comportato allo stesso modo! Non poteva biasimarlo troppo: il gene “uomo-cacciatore” deformava sempre le azioni dei ragazzi e questo valeva anche per lui. Inutile negarlo.

Però lui aveva condiviso qualcosa di più con Silvia: un sentimento.

* * *

Erano seduti uno davanti all’altra. Un momento di imbarazzo seguito da un po’ di silenzio: che ambiente confortevole era la casa di Silvia! Lei così serena, ma molto intrigante dietro quei suoi occhi lucenti. Grande passione si scatenava nella sua mente. Il trillo del desiderio impetuoso lo provocava: lì in casa sua… loro due soli…

«Come sei bella Silvia!» Un’avance in stile retrò, ma lei però aveva già mangiato la foglia e abbassava subito lo sguardo sul pacchetto rosa che le aveva portato. Una scatoletta piatta impacchettata all’ultimo minuto per creare la necessaria suspense.

Un DVx. Sopra, una scritta a penna buttata giù frettolosamente come il titolo di una delle tante compilation duplicate: Silvia.

«E questo cos’è?»

«E’ un regalo che voglio farti! Sei tu vista coi miei occhi: la ragazza che ho conosciuto dentro ad una nube cobalto. Lì ci sono registrati tutti i minuti che ho vissuto quando siamo stati collegati a casa di Bruno.»

«Cosa? Cos’è?!! Come hai fatto ad averlo?» gridava Silvia incazzata come non aveva mai visto.

«Bruno aveva salvato tutto su DVx quella sera e ne ho fatto una copia per te!»

«Cioè ogni cosa che abbiamo fatto l’altra volta l’avete registrata?»

«Mmm… si, Bruno l’ha registrata!» Confessava Mirko un po’ ingenuamente, convinto che in fondo non ci fosse niente di male.

«No! Maledizione! No!!» S’era messa a gridare. Gli avevano rubato le sue emozioni così?!! Avevano fregato la sua intimità in questo modo subdolo?! Lo sapeva che non ci sarebbe dovuta andare!!

«Vattene via!! Fuori di qui!» Urlava alzando la mano e puntandola contro la porta, non lasciando spazio a nessuna difesa, a nessuna scusa per Mirko.

Ma perché diavolo s’era incazzata così?!! Non riusciva a capirlo! Una serata iniziata così alla grande e finita decisamente di merda!

Si era ritrovato in pochi secondi sbattuto fuori da quella che desiderava diventasse la sua ragazza. E adesso che avrebbe fatto dei suoi sentimenti?

Il freddo esterno gli era piombato addosso come l’improvvisa solitudine in cui si trovava.

La Zona del sesso iniziava nella quarta strada a destra rispetto al vicolo in cui camminava ora. Avrebbe impiegato una decina di minuti per arrivarci: il momento era proprio quello giusto. La rabbia, la delusione, doveva sfogarsi!

* * *

Insegne luminose in esubero gonfiavano un’atmosfera intimo-consumistico-commerciale che colpiva il suo cervello incazzato in zone vulnerabili ora molto reattive. Una folla di giovani maschi iperstimolati sputavano valanghe di testosterone: lui si infilava premendo nel mucchio che s’era accumulato davanti alla seconda vetrina. Spingeva contro gli altri aggrappandosi a qualsiasi cosa lo aiutasse ad avanzare ed alla fine aveva sbattuto il naso sulla vetrina di plexiglas.

Di fronte a lui il corpo bianco latte si alzava sinuoso da una poltrona in velluto rosso coi braccioli tagliati. I tacchi a spillo altissimi reggevano uno strumento di piacere creato dall’uomo per l’uomo. Cosce longilinee molto affusolate, seno perfetto scolpito nel piombo, rivestito di morbida gelatina vulcanizzata per simulare la soffice carne ed uno sguardo provocatore. Nuda naturalmente! Tutta nuda come l’avevano fatta. E cazzo se l’avevano fatta bene! Faceva sbavare lì contro tutti gli arrapati come lui.

La Miss si aggrappava ad una sbarra lucida e andava su e giù muovendo in modo sinuoso ogni perfetto muscolo sintetico.

La faccia di Silvia era scomparsa: quello spettacolo erotico gli aveva fatto dimenticare ogni delusione. Non sentiva più neanche il freddo. Era contento di essere passato di lì!

Ora la macchina da sesso si lanciava verso tutti loro: come impazzita sbatteva la testa contro il plexiglas fra gli urli più allupati. Una valanga di mani sudate si appiccicavano sulla parete trasparente, al di qua di labbra verdi metallo, carnose e morbide, che baciavano e leccavano dall’altra parte.

Quello strano rossetto! Stesso colore che si era inconsapevolmente stampigliato sul suo nervo ottico e vi stazionava latente come un’immagine residua. Patty. Le sue labbra.

La Miss s’era fermata ed adesso aspettava in piedi al centro della vetrina, immobile e ponderata come una statua greca.

Aveva dello strepitoso la fila di ragazzi che si era formata in meno di due secondi. Tutti fremevano per godere di un suo spettacolino privé sganciando la bellezza di 256 crediti! Anche lui s’era accodato per inerzia, travolto dagli eventi, ed era finito tra due bestioni ipersteroidati, chiuso tra una pressa di muscoli. Per fortuna la fila umana si sarebbe ridotta alla svelta perché dentro c’erano una decina di cloni della Miss in vetrina, altrimenti pochi minuti ancora e rischiava davvero di rimanere schiacciato come un toast. Tutti spingevano da idioti tranne lui, che non si sentiva totalmente parte di questa massa.

Il viso di Patty ora gli girava per la testa: ma si… era lei l’uscita di sicurezza da questa cappa di delusione profonda. Aveva avuto l’illuminazione.

Lei sarebbe stata la sua rivincita su Silvia.

La voglia di sfogarsi con una figa sintetica era precipitata negli abissi del desiderio.

Aveva sfruttato a suo favore la pressione di schiacciamento e con due mosse nella giusta direzione era schizzato fuori dalla fila come un pisello dal baccello.

S’era lanciato in una corsa verso casa. Voleva chiamare Patty al più presto per invitarla da lui.

* * *

Patty non si faceva certi problemi. Non si sentiva a disagio mentre le parlava come invece accadeva con Silvia e le sue paranoie continue. Che vada pure al diavolo!

Doveva pensarci prima, l’ideale per lui era una tipa come lei, una ragazza con una gran voglia di catturare emozioni senza vari coinvolgimenti sentimentali ma solo e semplicemente sesso, anche se virtuale. Alla faccia della storia seria! Il suo amico l’aveva capito!

«Ti è piaciuto quello che abbiamo fatto due settimane fa da Bruno?» chiedeva Mirko a Patty connessa all’altro capo del Vphone.

«Si senza dubbio. Anche se con quello stronzo non farò più un accidente!»

«Vedrai che stavolta sarà tutto diverso!»

«Se lo dici tu!» Gli rispondeva con un sorrisino sulle labbra lucidate da un rossetto argenteo, come a lanciare una piccola sfida e questo lo eccitava ancora di più!

Non c’era dubbio, lei era la femmina perfetta!

La guardava ancora un po’ estasiato, poi spegneva a mano il Vphone che s’era rotto e non andava più in off automaticamente, quindi usciva di casa in fretta.

Doveva procurarsi caschi, guanti e slip per stasera. Infatti non poteva certo chiedere a Bruno l’appartamento, per collegarsi lì, dopo ciò che s’erano detti lui e Patty. Anzi, se avesse saputo che adesso ci stava provando, come amico si sarebbe un po’ incazzato. Conosceva il suo carattere ed era meglio evitare. Così aveva pensato di raccontargli un fantomatico incontro degli ultimi giorni, una figa spaziale che voleva convincere a venire a casa sua e per accalappiarla la VR sarebbe stata il massimo. Doveva prestargli assolutamente tutto l’armamentario.

* * *

Per un tempo che il comune buonsenso considera più che sprecato Mirko aveva sistemato khili di cavetti nei buchi giusti, iniettando spinotti maschi dentro slot femmine. Nuove periferiche venivano gradualmente digerite dal processore overclokkato al suono di corde da basso distorte. Dava la carica ascoltare dell’acerbo industrial-metal prima di un rapporto sessuale. Anche se poi era solo virtuale! Con Patty però, forse sarebbe andato anche un po’ oltre!

Ore venti.

Casa vuota per un magico incastro di impegni e cene con gli amici ed i suoi vecchi erano finalmente fuori.

L’attesa.

Non se l’era tirata molto: solo una mezz’ora di ritardo. Era arrivata con un top nero aderentissimo che non copriva il suo profondo ombelico molto sensuale. I capelli arancione morbido e le labbra rosso fuoco facevano il resto, pompandogli la giovane libido alle stelle. Era bella, era sua, era venuta per lui.

«Ciao.»

«Ciao Mirko» e sulla porta era scattato il bacio fiammeggiante N°1.

Una sensazione frizzante sulle labbra, come gli avessero punzecchiato le cellule con una leggera scarica elettrica.

«Posso entrare?» Chiedeva subito lei, vedendolo infilarsi dentro pensieri troppo intensi.

Ma ecco che lui svelto si riaggrappava allo spazio-tempo reale: «Ah si certo! Vieni pure» e le apriva completamente la porta per farla accomodare sul divano del soggiorno.

Patty aveva appoggiato quel soffice corpicino esuberante sulla pelle nera, liscia e morbida della poltrona e voleva rompere quell’atmosfera indefinita che si era creata: «Sono contenta di essere qui da te!»

Che dichiarazione sincera gli aveva fatto questa bella ragazzetta!

Lui le aveva sorriso.

«Vuoi qualcosa da bere? Cosa ti vado a prendere?»

«No niente, grazie!»

Accidenti questo “No” aveva bruciato l’opportunità di togliersi dall’impaccio dell’emozione. Era in totale imbarazzo seduto vicino a lei. Ma non aveva ancora capito se era timidezza oppure inquietudine causata da un certo disagio.

Mentre era impegnato in questi dubbiosi pensieri, Patty si era avvicinata a lui. Aveva catturato i suoi occhi per immobilizzarlo e lanciarsi sulla sua bocca nel bacio fiammeggiante N°2. Questa volta era durato di più aumentando anche in intensità. Si era staccata dalle sue labbra lasciandogli quattro secondi per riprendere fiato e quindi si era rituffata per il bacio fiammeggiante N°3.

Risucchio passionale di linfa vitale. Non avrebbe mai immaginato questa carica travolgente di Patty. Incredibile, ma non lo entusiasmava come si sarebbe aspettato; anzi ne era un po’ infastidito. Ma lo faceva con tutti al primo appuntamento?

Era molto probabile.

Di sicuro stavolta si erano bruciate tutte le tappe e forse troppo in fretta.

«Sei sempre così affettuosa con tutti?» Gli era scappato di bocca.

Patty non aveva gradito molto questa domanda maliziosa «Mm… no!» Gli aveva risposto silenziosa. Il suo sorriso euforico era svaporato: «Perché non ti piace essere baciato da me?»

«No, no… anzi» s’era subito difeso. I baci gli piacevano, era lei che non lo intrigava più. Non c’era rimasto tanto da scoprire.

Comunque ormai doveva andare avanti: «Ci trasferiamo in camera mia per collegarci, perché ho tutto là.»

«Ok.»

Due stanze a destra ed entravano nel tempio del disordine e del caos elettronico, che Mirko aveva cercato invano di domare per tutto il pomeriggio.

In mezzo a quel casino raggiungeva con destrezza ed esperienza la scrivania: «Ecco Patty, il tuo casco» e lo prendeva per darglielo. Mentre lo sollevava, sotto alcuni fogli riappariva inaspettato il DVx Silvia! Quella sottile piastra dorata era lì davanti ai suoi occhi.

Riaffiorava una sensazione fisica improvvisa di piacere, il ricordo di un’emozione che lo aveva cresciuto e cambiato.

Sapeva che in fondo non l’aveva dimenticata.

I suoi unici momenti d’amore erano dentro quel DVx luccicante, tutto il resto erano un insieme di delusioni e vendette infantili.

Lui non era come quel coglione di Bruno che puntava ad una collezione di scopate virtuali sempre più ampia. Ora lo sapeva!

Anche se la realtà aveva dato un’altra piega ai suoi sentimenti, Silvia era lo stesso un pezzo bellissimo della sua vita. Anzi l’emozione più bella.

E lui voleva rivivere quella, solo quella per sempre.

Come con un pezzo rock o con un film: ce l’aveva in mano e poteva sentirlo ancora, vederlo ancora. Per godersi il riff indiavolato quando attacca sul rullante a bomba; per esaltarsi di nuovo con la carica dei colpi di mitra che distruggono tutto nell’apoteosi dell’Hollywood style, e credersi un po’ meno prigioniero di un mondo ipocrita.

Era la stessa cosa.

Avevano inventato il tasto REC per fargli godere all’infinito attimi fantastici. Voleva sentirsi ancora innamorato come un gioioso albero di Natale.

Aveva inserito Silvia nel drive E, poi aveva calato il casco sulla testa. Patty era già entrata. Non aveva visto nulla e non si sarebbe mai immaginata di impersonare così bene la sua amica Silvia.

Uno spazio rosa fucsia metallizzato si espandeva intorno a lui. Nel rosa infinito si creava una grossa bolla verde smeraldo

Segnala questa pagina ad un amico - servizio offerto da Bravenet

Inserisci:

Stampa questa pagina