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Il ristorante vegetariano era
sulla piazza di Soho Garden. All'interno alcune persone stavano gustando
spezzatino di soia e birra analcolica, i piatti della serata.
Icarus aveva dondolato la testa
per tentare di alleviare il dolore al collo. Si era seduto al tavolo iniziando
a scorrere il menù. Alla sua destra una coppia stava parlando sorridendo,
roba di letto. Da qualche parte nella sua testa aveva recuperato un ricordo,
amore, e lo aveva portato a livello cosciente. Immagini erano passate
davanti ai suoi occhi, si era ricordato che era divertente, e dopo gli
veniva sempre sonno. Aveva mangiato chiuso nei suoi pensieri. Prima di
uscire dall'ufficio aveva passato dieci minuti ad archiviare documenti:
tabulati, statistiche, note brainstorming. Centinaia di fogli visti
e memorizzati. Ora una sezione del suo cervello analizzava quei dati:
li confrontava, metteva in archivio, ipotizzava strategie e marketing,
tempi e metodi.
Un rumore lo aveva fatto voltare.
Un televisore stava trasmettendo le immagini di un documentario sulle
tigri del Bengala di cui rimanevano poche decine di esemplari. Il primo
piano sul muso della tigre aveva occupato lo schermo, poi aveva continuato
ad ingrandirsi ed era uscito fuori dallo schermo.
Icarus aveva chiuso gli occhi,
ma quel muso era rimasto impresso nellarea neuronale della vista.
Quella roba che gli avevano venduto a Carnaby Street era una merda. Aveva
riaperto gli occhi, ma ora il ristorante era scomparso e quella cazzo
di tigre continuava a girargli intorno. Aveva urlato, si era rannicchiato
sulla sedia di bambù: la bestia ormai gli era arrivata molto vicino
e stava sussurrandogli qualcosa che non aveva capito. Poi era svanita
così com'era apparsa ed il ristorante era tornato al suo posto:
la gente ai tavoli si era voltata e lo stava guardando incuriosita.
- Tutto bene, signore? - aveva
chiesto il cameriere. - Chiamo un dottore? -
- No... tutto bene - aveva
risposto. Aveva pagato il conto con la sua carta. Il cameriere lo aveva
guardato: i suoi ventitré anni erano pochi per la Black Card. Due
settimane prima la televisione aveva detto che la World Bank ne aveva
emesse poco più di ottomila in tutto il mondo.
Icarus era uscito e aveva preso
un taxi. Era sceso alla fine di Oxford Street, accanto a Marble Arch dove
abitava. Le fitte alla testa erano migliorate. Aveva iniziato a camminare,
ma si era reso conto di aver perso subito l'orientamento. Era di nuovo
sul viale che costeggiava Hyde Park. Faceva caldo. Più avanti c'era
del movimento lungo la strada: auto che si fermavano, gente che passeggiava.
Si era avvicinato mentre il suo cervello continuava a lavorare sui dati:
lunedì ci sarebbe stato il consiglio d'amministrazione e lui ci
teneva a fare bella figura.
Era arrivato vicino a quel
movimento: puttane, ecco di cosa si trattava. Si era seduto e aveva iniziato
a seguire le contrattazioni divertito: gli era sembrato una specie di
assurdo balletto con file improvvise che si formavano davanti alla prescelta
di turno. La biondina non era niente male. Le aveva fischiato.
- Ehi... bello! Vuoi venire?
Sono cento sterline. - No, proprio niente male. - Trecento sterline e
sono tua tutta la notte. Dove vuoi: up, down, backdoor...
Più tardi nella macchina
di lei, Icarus aveva aperto il finestrino e il vento gli aveva alleviato
il mal di testa. Avevano fatto un giro e si erano fermati a bere qualcosa
a Covent Garden, poi si erano diretti verso casa di lui. Quando erano
arrivati la biondina aveva parcheggiato la macchina sotto il suo portone
in un angolo buio. Nel momento che si era fermata, Icarus era riuscito
a capire che cosa gli aveva detto la bestia quando era apparsa al ristorante.
Uccidi.
Meccanicamente aveva preso
la gola della ragazza e stretto. Lei aveva urlato tentando di allentare
la morsa che la stava strangolando, ma non cera riuscita. Si era
afflosciata sul sedile e a quel punto Icarus laveva mollata. Aveva
staccato le cinture di sicurezza legandole le mani al volante, poi laveva
svegliata.
- Che cazzo mi hai fatto stronzo!
- aveva urlato cercando di divincolarsi. - Scioglimi! Brutto frocio pervertito!
Icarus le aveva sorriso e poi
spinto la mano sulla fronte incollandole la nuca al poggiatesta. Le aveva
strappato il vestito e toccato il seno quasi con disinteresse. Era salito
con la mano sul volto e poggiato lindice su una palpebra. Lei aveva
chiuso gli occhi per reazione ed aveva iniziato ad urlare. Icarus aveva
spinto con il dito. Forte, sempre più forte. La palpebra aveva
iniziato a lacerarsi. Qualche goccia di sangue era schizzata dallocchio
ed il suo dito era penetrato dentro lorbita. La biondina si era
morsa la lingua dal dolore ed il sangue le aveva riempito la bocca. Aveva
vomitato, poi era svenuta di nuovo.
Icarus aveva finito di introdurre
il dito e aveva iniziato a tirare. Con un rumore sordo il bulbo oculare
si era staccato. Dallorbita vuota era iniziato a zampillare sangue
che gli era schizzato sul vestito e sul viso. Aveva ripetuto loperazione
con laltro e li aveva messi nelle tasche del suo Valentino. Poi
era sceso dalla macchina e laveva lasciata riversa sul sedile.
Mentre infilava la chiave nel
portone si era reso conto di essere a buon punto nellanalisi decisionale
dei dati archiviati. Sulle scale si era accorto che del sangue gli stava
colando dal naso. Lo aveva tamponato con la manica del vestito. Era entrato
nel salone del suo appartamento mentre le narici continuavano a sanguinare.
Era già avvenuto altre volte. Gli avevano detto che non doveva
preoccuparsi, ma che doveva avvertirli subito.
Aveva inserito la Black Card
nella fessura e digitato il numero. Le fitte alla testa ora erano cessate
e rimaneva solo un fastidioso pulsare alle tempie.
- Ciao Icarus. E avvenuto
di nuovo? - aveva risposto il volto che era comparso nel video
- Sì. Il naso continua
a sanguinare, ho mal di testa.
- In ufficio se ne sono accorti?
- E avvenuto dopo che sono uscito.
Il volto dallaltra parte
aveva acceso una sigaretta e poi alzato il ricevitore del telefono. Aveva
chiamato qualcuno. Icarus lo aveva sentito solo dire "Va bene"
mentre continuava a tamponarsi il naso con un fazzoletto.
- Che succede? - aveva chiesto.
Con il ricevitore ancora allorecchio
il volto gli aveva detto di mettersi più vicino al video. - Dobbiamo
resettare il processore - aveva fatto una lunga tirata.
- Allora? Che succede? Si può
sapere?
- Sei ipereccitato. Dobbiamo
abbassare i tuoi tempi di reazione o stendi le zampe. Il tuo cuore non
reggerebbe.
Si era avvicinato al video
domandandosi se era il caso di dirgli che aveva appena strappato gli occhi
di una puttana. Aveva sentito il processore impiantato alla base del cranio
mettersi in funzione e il mondo esterno era scomparso. Una luce viola
che gli era venuta addosso dal video e lui aveva avvertito qualcosa nella
parte più interna della testa. Come una miccia che si accendeva.
Lultima cosa che aveva
udito era stato il volto che aveva detto al ricevitore "E
andato". Poi la sua testa era esplosa.
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