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La porta scivolò nella parete
e si richiuse subito dietro al passaggio della sagoma.
Luomo ripiombò per un breve attimo nelloscurità
fitta fino a quando il comando vocale accese la luce
del piccolo monolocale. Apparve il volto rude ma ancora
giovane di Son Redrum. Quando si girò, incerto
sulle gambe e annebbiato dai fumi dellalcool,
si trovò di fronte alla canna di una minacciosa
pistola.
- E tu... chi diavolo sei? Che fai in casa mia? - chiese
Redrum accigliato, ancora confuso.
Laltro, immerso in una comoda poltrona, sorrise.
Una risata amara, non divertita. Rimase in silenzio.
Redrum, vedendo la reticenza dellaltro, iniziò
a scaldarsi: - Ehi, bastardo! Ti ho chiesto chi cazzo
sei? Chi... come sei entrato? - e inciampando nei suoi
stessi passi gli andò incontro, sempre più
infervorato.
- Non fare un altro passo.
- Che dici?
- Non muoverti. È più chiaro?
- Ehi, insomma - cercando di sistemare le cose, in
un momento di passeggera lucidità, - io non ti
conosco, bello. Che vuoi da me? Non ti ho fatto niente...
vuoi dei soldi? - frugandosi nei pantaloni sudici, in
modo talmente impacciato da rovesciarne tutto il contenuto
in terra.
- No, non mi conosci. Non ancora, almeno. - Si alzò
dalla poltrona e stese il braccio, puntando la pistola
con ancora più decisione.
- Ehi, ehi, amico, vacci piano. Parliamone.
- Non sono tuo amico.
- C-che vuoi insomma, si può sapere? - indietreggiava
impaurito, confuso dalla minaccia dello sconosciuto,
e finì col perdere lequilibrio cadendo
pesantemente sul pavimento.
- Cosa voglio? È semplice e dovresti averlo
intuito, ormai. - Sorrise ancora, e su quellespressione
cera tutta la malvagità di chi, cercando
avidamente la vendetta, sta finalmente per soddisfarla.
- Voglio la tua vita.
Gli si avvicinò, fino a fermarglisi sopra. Lo
squadrò unultima volta dal alto e, senza
unombra di pietà, premette il grilletto.
Due spari risuonarono fragorosi nella piccola stanza
disadorna.
Il sangue imbrattò oscenamente le pareti; poi
iniziò a riversarsi con lentezza sul pavimento
incanalandosi nel grezzo mosaico delle piastrelle.
Lassassino sorrise unultima
volta, isterico. Il suo volto era disteso ora, finalmente
appagato. Sollevato dal carico di un peso che non riusciva
più a sopportare.
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"Benvenuti
al notiziario della sera di 4U-TV. Come avete
appena sentito dai titoli, a due giorni di distanza
dalla sentenza, non accenna a placarsi la polemica
divampata in seguito alla conclusione del processo
a Son Redrum. Ricordiamo che limputato,
riconosciuto colpevole dellomicidio delle
piccola Ely Brahim, è stato condannato
a quindici anni e sei mesi per riconosciuta
infermità mentale, senza che venisse
accolta la richiesta di condanna a morte della
pubblica accusa; la pena, lo ha ribadito anche
oggi in modo chiaro il presidente della Corte,
dovrà essere scontata non presso un comune
penitenziario, ma in una struttura adeguata
ad accogliere casi clinici di simile gravità,
come esplicitamente stabilito dal collegio giudicante.
Ma colleghiamoci subito in diretta con il nostro
inviato, per aggiornarci in dettaglio su tutti
gli ultimi scottanti particolari della vicenda..."
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La voce del mezzobusto si disperse tra
i suoi confusi pensieri, rimanendo solo un fastidioso
mormorio di sottofondo da cui allontanarsi il più
possibile. Lars si avvicinò con passi pesanti
allampia finestra panoramica e attivò il
circuito che polarizzò solo una parte delle microsfere;
lopacità sfumò e il buio opprimente
della stanza lasciò un po di spazio alla
lieve luminescenza che filtrava dallesterno della
vetrata. Al di là, pullulante, fredda, imperturbabile,
la metropoli continuava a respirare con lo stesso affanno
dei suoi abitanti. Con la stessa falsa e forzata indifferenza.
Sotto il suo sguardo, dallalto del centoduesimo
piano del più alto grattacielo della città,
si stendeva il gigantesco pianoro del settimo livello,
un miglio esatto sopra il livello del mare. Lelitario
settimo livello "a un passo dalle stelle",
come recitava lo slogan.
Il paradiso esclusivo in cui veniva a rifugiarsi chiunque
ne avesse le possibilità finanziarie, lasciando
il resto del mondo al di fuori, sotto di sé.
La gabbia dorata in cui le intoccabili personalità
si chiudevano per illudersi di essere finalmente al
sicuro.
Mai avrebbe creduto che qualcuno potesse arrivare a
ferirlo fin lassù. Ora si chiedeva, più
di ogni altra cosa, cosa sarebbe accaduto se solo avesse
scelto di essere qualcun altro, di fare qualsiasi altro
comunissimo mestiere.
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"Il
giudice ha commentato brevemente, e ha giustificato
la sentenza addossando le colpe della mancata
condanna al massimo della pena, alle infrazioni
procedurali ravvisate nella raccolta e nellesposizione
degli indizi da parte della pubblica accusa.
Secondo le prime indiscrezioni trapelate finora,
le illegalità sarebbero collegabili a
una presunta..."
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Un rumore lieve emerse dal silenzio ovattato.
Lars si volse solo quando avvertì la presenza
dei passi leggeri di Sara, dietro di sé.
- COR: spegnere televisione. - Mise a posto qualche
soprammobile, poi gli si avvicinò cauta: - Lars,
che fai al buio...? - mormorò in tono dimesso,
- vieni via da lì, dài, ho preparato qualcosa.
- Non ho fame, grazie.
- Solo un boccone. Ti devi sforzare, devi reagire,
Lars. Non puoi andare avanti così.
- Vorrei essere forte come te.
Silenzio.
Sara gli si accostò e lo abbracciò forte
cingendolo allaltezza della vita. Lars distolse
lo sguardo dal vuoto oltre il vetro e la baciò
dolcemente. Lei raccolse dalla sua guancia le lacrime
che gli rigavano il volto.
- Oh... amore mio. Non puoi, non possiamo continuare
a torturarci così. So che è triste e brutto
dirlo; e so che Ely non sarà mai più con
noi, ma dobbiamo continuare a vivere. Ehi, guardami
- lo prese per il mento e lo fissò negli occhi
lucidi. - Lo dobbiamo fare anche per lei. Sono sicura
che lei vorrebbe così, sai?
Lars deglutì e sollevo il capo prendendola per
mano. - Vieni, devo parlarti.
- Ma è pronto e si raffredderà tutto
quan...
- È importante, ti prego.
Sara si accigliò, preoccupata. - Siediti - le
sussurrò lui, rimanendo per lunghi momenti muto
e imbarazzato, senza un capo a cui attaccarsi per iniziare
a dirle ciò che aveva da confessarle.
Inspirò a fondo, rilasciò il fiato rumorosamente
e poi posò con coraggio gli occhi su di lei.
- Ci sono stato, ho visto tutto - disse veloce, liberandosi.
- Lars, che stai dicendo? Non ti capisco.
- Tre settimane fa. Ho voluto vedere con i miei occhi
cosè veramente accaduto a Ely.
Sara cedette di schianto alle lacrime.
- Che cosa hai fatto, Lars? - balbettò. - Perché?
- Ho usato una scheda temporale e ho assistito allomicidio
di nostra figlia.
- Sei impazzito?! Potrebbero condannarti allergastolo,
per questo! E tu dovresti saperlo bene!
- Io ho pensato...
- E non hai pensato a me, a quello che avrei voluto
io?! - gli urlò in faccia. - Hai approfittato
della tua carica, hai usato gli strumenti crono-investigativi
per tuoi scopi personali, te ne rendi conto? No, è
evidente che non puoi, se lhai fatto veramente.
- Lho fatto per noi. E non pensare che sia stata
una decisione facile.
- Certo, certo... e magari avresti pensato di uscirne
anche pulito, vero?
- Non è quello che mi preoccupa. Cè
dellaltro, Sara.
Lei si alzò furente, scura in volto, e con passò
deciso si allontanò dal divano; Lars la prese
per un polso cercando di trattenerla. - Aspetta, ti
prego.
- Non voglio sapere nientaltro, razza di bastardo
incosciente. - Il pianto divenne isterico, incontrollabile.
Continuava ad agitarsi tentando di divincolarsi dallabbraccio
del marito, e in pochi attimi la lotta si tramutò
in una vera e propria colluttazione che si concluse
solo quando lui le sferrò un sonoro schiaffone.
- Ho ucciso Son Redrum! - le gridò addosso,
desideroso di scaricarsi il peso di dosso. Sara non
fiatò, ma lo allontanò con forza da sé.
- Pochi minuti fa - concluse lui.
- Redrum è in carcere, non puoi averlo...
- Mi sono procurato un accesso al flusso
temporale aperto, quello interdetto, e gli ho fatto
visita quindici anni fa, nel suo passato, quando ancora
non sapeva chi fossi. - Lei lo fissava ora con gli occhi
sbarrati. - Sara, ho vendicato Ely. Ho voluto, anzi,
ho dovuto farlo, o non avrei più avuto
pace. Se solo tu avessi visto cosa le ha fatto quel
mostro...
Sara gli si scostò lentamente, quasi senza forze,
si sedette e poi si coricò rannicchiandosi lentamente.
Appariva sconvolta. Estraniata, indifesa e soprattutto
inconsolabile.
- Redrum secondo i calcoli morirà tra due giorni,
quando le onde temporali investiranno il nostro continuum.
Poi partiranno le indagini per accertare la causa del
decesso e quando sguinzaglieranno i crono-investigatori...
beh, scopriranno che sono lassassino.
Lars le si avvicinò sedendosi sul bordo del
divano.
- Sara, non ti abbandonerò. Non mi prenderanno,
vedrai. Non sarà semplice ma conosco un modo
per... uscirne.
La città splendeva, immersa nella fastosa illuminazione
artificiale, con le strade invase da fiumi di persone
affannate ad affogare tutte le malinconie e le noie
nella fiera dellacquisto futile. Tutti quanti
esili e grigi nella loro affettata allegrezza. Musica,
sorrisi e balocchi per i bambini.
Il vocìo continuo della vita
in sottofondo lo invase con violenza improvvisa, e lo
colpì forte alla testa. Fu costretto a fermarsi
un attimo, a prendere fiato, mentre il fiume in piena
lo urtava, indifferente e inconsapevole del suo e di
mille altri drammi umani.
La testa, oltre a essere vittima di fitte lancinanti,
gli girava vorticosamente. Lars respirò a fondo,
cercò di rilassarsi e poi provò cauto
a riprendere il cammino verso il suo appuntamento; si
costrinse, quasi, o vi sarebbe giunto in ritardo col
rischio di farsi sfuggire unoccasione che non
gli si sarebbe più presentata.
Dopo pochi passi saffacciò
sulla piazza di St. Germain, sorpreso di riscoprirla
in tutta la sua bellezza, addobbata e ripulita per loccasione.
Nellampio cerchio centrale troneggiava una spettacolare
animazione olografica del Santo delle Stelle, colui
che tanta prosperità aveva portato alla razza
umana donandole nuovi mondi da sfruttare a piacimento.
Lui passò ben distante, aggirando di proposito
la folla che saccalcava attorno al pupazzo luminoso,
tra file di bancarelle di mestieranti e artisti vari.
Attraversò tutto lo spiazzo fino allaltro
capo, per infilarsi poi nel piccolo e buio vicolo delle
Tre Code; il suo uomo lavrebbe atteso al bar omonimo,
intento nella lettura del Newdays del giorno
prima.
Scoprì presto che il suo uomo
in realtà era una giovane donna; dava le spalle
alla strada e aveva gli occhi su un foglio plasto-elettronico:
era caricato con la prima pagina del vecchio Newdays,
come avevano concordato. Lars si avvicinò cauto,
ancora insicuro. La ragazza, dai capelli scuri e lunghi
raccolti dietro la nuca, lo squadrò da dietro
i suoi occhialini, probabilmente di quelli per la visione
notturna.
- Si sieda. Cosa le ordino?
Brahim lì per lì rimase immobile, sorpreso;
poi saccomodò lentamente, impacciato da
non si sa quale timore. Guardandola si disse che più
che una trafficante in congegni di traslazione temporale,
sembrava una sostenuta professoressa di fisica o di
matematica.
- Un bibita fresca. Una qualunque, grazie.
La ragazza prese il menù e fece lordinazione;
pigiò il pollice sul circuito di pagamento, facendo
uso della sua impronta digitale con sorprendente noncuranza.
- Sarà una vita dinferno - tagliò
corto lei. - È davvero sicuro di volerlo fare?
Solo allora Lars savvide che la donna giocherellava
con un qualcosa di trasparente e di impalpabile, una
specie sottile pellicola che si rigirava tra le dita,
usata quasi di sicuro per il camuffamento delle impronte.
- Pensa che non ci abbia riflettuto fino a farmi scoppiare
la testa? Crede che non abbia paura? Non faccio altro
che pensarci, e ripensarci.
- Quando lavrà fatto non avrà più
una vita. Solo un incubo infinito. Come non ne ha mai
immaginato uno. - Lo guardò, severa. Appariva
sinceramente preoccupata. Poi riprese: - Io non so come
sarà con precisione; so solo che non sarà
piacevole e... sentivo di doverglielo dire, ecco.
- La ringrazio, ma non possiedo alternative. Mi dica
solo come funziona.
Lei sospirò. - Daccordo,
come vuole lei. È semplice. Da quando avrà
compiuto il gesto, avrà ventitré minuti
di vita a disposizione; questo per ogni singolo corso
temporale in cui si ritroverà. Lapparecchio
la avvertirà automaticamente, di questo almeno
non deve preoccuparsi. Ma faccia attenzione: spetterà
sempre e solo a lei attivare il trasferimento.
- Capisco, toccherà a me - ripeté a stesso,
quasi a volerselo imprimere nella mente.
- Una distrazione le sarà fatale. Se londa
temporale, che trasporta le "informazioni"
della sua morte e che si sposta attraverso i differenti
piani dimensionali, dovesse raggiungere il presente
soggettivo in cui si trova, sorprendendola sul posto,
sarebbe spacciato. Le è chiaro?
- Sì, lo spero. In fondo non è così
complicato.
La ragazza prese la sacca consunta
da dietro la sua sedia e iniziò a rovistarvi
dentro. - Ricordi unultima cosa, altrettanto importate:
il traslatore la avviserà con un ronzio cinque,
due e un minuto prima che londa la raggiunga -
e così dicendo, mentre si alzava dal tavolino,
gli consegnò laggeggio; Lars se lo ritrovò
in mano quasi senza accorgersene: una ridicola scatoletta
di plastica di forma rettangolare, che aveva tutta laria
di essere un semplice e innocuo giocattolo. - Auguri
- concluse fissandolo. Si girò verso la strada,
lo guardò unultima volta di sopra la spalla
e poi si dileguò tra il fiume di passanti.
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The City
Files
Il noto procuratore federale
vittima di un raptus omicida
Lars Brahim
uccide e poi si suicida
Le indagini temporali
svelano il mistero. Vendica lassassinio
di sua figlia e poi si abbandona a una tragica
fine. Brahim si sarebbe "assassinato"
trasportandosi nel suo stesso passato
di Marcus Asvel
Cala il sipario sulla
vicenda che ha sconvolto lopinione pubblica
in questi ultimi giorni, e finalmente si rimuovono
i veli che lavevano avvolta nel più
fitto dei misteri. Il procuratore federale,
Lars Brahim, è stato riconosciuto
come colpevole dellomicidio di Son
Redrum (a sua volta assassino riconosciuto
della figlia dellalto magistrato), avvenuto
poco più di una settimana fa. La conferma
allipotesi che per tutti era stata la
più probabile fin dallinizio, si
è avuta per voce del titolare delle indagini,
il Delegato Hans Delbruck, nel corso
della conferenza stampa tenutasi stamattina
presso il palazzo della Procura.
"Abbiamo accertato", ha dichiarato
Delbruck, "attraverso accurate indagini
retro-temporali leffettiva colpevolezza
del sospettato principale, il Signor Brahim
Lars. Il dottor Brahim ha compiuto lomicidio
di Son Redrum trasferendosi diciotto anni nel
passato, servendosi di un traslatore illegale
che gli ha permesso di accedere a uno degli
universi aperti, quelli, per intenderci,
le cui conseguenze hanno una diretta influenza
sugli accadimenti del nostro continuum temporale,
la nostra dimensione presente. Non pago di aver
commesso un simile crimine", ha proseguito
il Delegato, "il Brahim ha coronato la
sua escalation di follia con un gesto tanto
disperato quanto assolutamente inconcepibile
per una mente che si possa ritenere sana ed
equilibrata: il suo stesso omicidio, o suicidio,
secondo i punti di vista. Per mezzo del medesimo
strumento, si è traslato nel passato,
appena cinque minuti indietro rispetto al suo
presente, e ha fatto fuoco su se stesso uccidendosi.
"Il caso, è quindi a tutti gli effetti
risolto e archiviato, non essendo il Brahim
più in alcun modo perseguibile dalle
vigenti leggi. Pensiamo inoltre" ha concluso,
"che il castigo a cui si è condannato
lo stesso Brahim sia ben peggiore di qualsiasi
altra pena ipotizzabile e crediamo sia doveroso
da parte del nostro Ufficio astenersi dal tormentare
ulteriormente questa povera anima lacerata già
a sufficienza dalla pena e dalla sofferenza".
Cosaltro aggiungere alle nostre considerazioni
e alle schiette parole espresse dal Dott. Delbruck,
se non la nostra compassione? Tutti noi ci sentiamo
in un qualche modo solidali con il dramma vissuto
da Lars Brahim e dalla sua famiglia, partecipi
dello strazio e del dolore che li ha trafitti
sconvolgendone le menti e la ragione; mai e
poi mai potremmo quindi condannare i loro gesti
o biasimare la loro vendicativa ferocia. Tutto
ciò che ci resta di questa amara vicenda
è solo un profondo e sincero senso di
pietà per una famiglia il cui destino
è stato segnato dallatroce e crudele
ritorsione delluomo investitosi come loro
Nemesi. MA
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Ciao Sara,
ti sono affianco, veglio
su di te mentre dormi. Tutto diventa più
difficile, a ogni minuto che passa. Pensavo
che non sarebbe stato facile, certo, ma non
credevo che sarei arrivato a maledirmi per ciò
che ho fatto. Ho creduto di poter ingannare
la morte, e la società che mi puniva
per unazione che ritenevo fosse giusta
compiere, e invece ho ingannato solo me stesso,
perché non è vita, questa. Non
può esserlo.
Il costringersi a essere
liberi è solo unaltra forma di
prigionia; una prigione tanto pesante e dolorosa
quanto lessere costretto in catene dacciaio.
Vivere nellangoscia continua di fuggire
alla propria morte, sempre presente appena dietro
le tue spalle, pronta a sorprenderti nellultima
fatale distrazione. Non posso farcela in eterno
e so che prima o poi cederò alle lusinghe
di un luogo che ora mi sembra tanto migliore
di questo. La tentazione di abbandonare tutto
è forte, a ogni istante di più,
eppure... eppure, non ne trovo il coraggio,
la forza. Come non la trovai allora, perché
la sola cosa che mi impedisca di arrendermi
sei tu. Il pensiero di doverti lasciare e di
non poterti più vedere.
È giunta lora,
devo trasferirmi. Ti lascio, osservando il tuo
viso sereno, immersa in chissà quale
splendido sogno. Lo spero. Un solo minuto ancora
ed è meglio che mi prepari, se davvero
voglio continuare ad ammirarti.
Tuo
Lars
|
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Che cosa accade ora a Brahim?
Pochi appunti per fare un po’ di chiarezza sugli avvenimenti
di Marcus Asvel
Per i lettori che non
avessero una sufficiente conoscenza delle dinamiche
che regolano le leggi temporali, cercheremo
ora di spiegare con concetti semplici ciò
che è successo e soprattutto ciò
che sta avvenendo anche in questo istante, affinché
si riesca ad avere un quadro della situazione
più chiaro e comprensibile. Il concetto
base da ricordare, fondamentale, è
la capacità di spostarsi su due differenti
modelli di piani temporali, a loro volta infiniti:
- il primo, quello comunemente denominato "chiuso"
e che tutti usiamo abitualmente per le nostre
più disparate escursioni turistiche,
è, diciamo così, "distaccato"
dal nostro, e le azioni che vi si compiono (di
qualunque natura esse siano) non influiscono
in alcun modo sul presente del nostro spazio-tempo.
- il secondo invece, quello "aperto",
è interdetto a qualsiasi tipo di accesso
non autorizzato (di solito è utilizzato
esclusivamente per le indagini retro-temporali),
perché gli eventi che vi accadono hanno
la capacità di condizionare, alterandola,
la nostra quotidianità, le vicende che
la circondano e con cui interagiamo più
o meno direttamente. Le più comuni infrazioni
del codice di regolamentazione degli spazi temporali
prevedono lergastolo; nei casi più
gravi è invece prevista la pena di morte.
Ora, la dinamica che ha portato alla morte di
Redrum è abbastanza facile e riassumibile
in poche parole: Brahim vuole uccidere Redrum
(per vendicare lomicidio di sua figlia),
ma questultimo, anche perché recluso
e sorvegliato strettamente, è difficilmente
avvicinabile. Decide così di procurarsi
un traslatore temporale illegale e si trasferisce
diciotto anni indietro, nel passato "aperto"
di Redrum. Lo uccide, e quando londa temporale
(contenente le "informazioni aggiornate"
sulla vita passata di Redrum) raggiunge il nostro
continuum, Redrum muore.
Per lomicidio-suicidio di Lars Brahim
il discorso è invece più complesso.
Brahim ha compiuto un omicidio e ha la certezza
che, una volta accertata la sua colpevolezza,
verrà condannato a morte. Lunica
"salvezza" è uccidere se stesso
in un passato aperto, allo scopo di non essere
più perseguibile penalmente. Il tal modo
Brahim modifica la struttura del suo continuum
soggettivo e quello di tutti noi. Ma per far
sì però che tale meccanismo funzioni
mantenendolo in vita, egli non può farsi
raggiungere dallonda temporale che provocherebbe
la sua morte, ed è così costretto
a trasferirsi di continuo in differenti e paralleli
piani del suo presente (e del nostro), creandone
ogni volta uno nuovo che scaturisce dalla sua
"esperienza personale" appena passata.
Ciò è possibile perché
il tempo di trasmissione dellinformazione
relativa al suo avvenuto decesso, tra un piano
del presente e laltro, è di ventitré
minuti; Brahim è quindi "libero"
di muoversi, in anticipo rispetto allinformazione,
da un universo allaltro allontanandosi
dal suo presente originale lungo la "diagonale"
dello spazio-tempo.
Questa la triste sorte che ha scelto per sé
Lars Brahim, pur di vendicare lomicidio
di sua figlia Ely. Costretto a trasferirsi in
un differente universo ogni ventitré
minuti, senza potersi mai fermare. Un
tormento unico e inimmaginabile, che non vorremmo
augurare nemmeno al nostro peggior nemico. MA
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È successo appena
pochi istanti fa. Tremo ancora dallo spavento
Non riesco più a
dormire quando vorrei e dovrei, e il sonno mi
sorprende quando meno me lo aspetto, nei posti
più impensabili e scomodi. I miei sensi
intorpiditi si rifiutano di assistermi... e
così non ho sentito il segnale che mi
avvertiva: nessuno dei tre previsti. Non so
come, forse perché ormai il mio stato
dallerta è perenne, anche se inconscio,
ma mi sono svegliato di soprassalto avvertendo
un immediato senso di pericolo. A quel punto
mancavano solo trentadue secondi alla fine.
Appena in tempo, Sara
Se penso che potrebbe accadere
senza che me ne accorga... dio non voglia. Sapere
di essere stati a un passo dalla morte non è
semplicemente brutto, è orrendo. Vivere
quei pochi secondi che ti separano dalla fine,
mentre sai che si avvicinano inarrestabili.
Si viene assaliti da unangoscia che ti
preme sul cuore e ti afferra per la gola; si
vive la paura che la sensazione possa non lasciarti
più.
Purtroppo non ti ho trovata
a casa. Probabilmente sei uscita per qualche
acquisto.
Volevo parlare. Vederti.
Sai, sto rimuginando, qui...
tra una frase e laltra. E a dire il vero
lo faccio di continuo, ultimamente. Mi chiedo
che senso abbia e se non stia sbagliando tutto.
Mi dico che sono un vigliacco, un egoista, e
non riesco a non pensare che ad ogni nuovo trasferimento
in un nuovo universo, oltre alla mia soddisfazione
nel poter continuare a vederti, dovrei anche
considerare, dare più importanza al fatto
che lascio dietro di me una scia infinita di
vedove. Ogni volta ti tradisco e trafiggo il
tuo cuore abbandonandoti per sempre. A ogni
nuovo incontro mi ritrovo davanti al tuo sorriso
sereno, e sono felice della tua felicità
nel vedermi, mentre altrove stai piangendo per
lennesima volta la mia scomparsa.
Basta, è davvero
troppo. Mi ripeti che sto facendo la cosa giusta,
ma mi sto convincendo che dovrei ignorare il
tuo parere e pensare, almeno per una volta nella
vita, anche al bene di chi mi è vicino.
E forse tra il lasciarmi sorprendere nel sonno
e il decidere coscientemente quando "farmi
finire", è bene che mi decida per
la seconda.
Devo solo trovare il coraggio.
Tuo per sempre,
Lars
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Girovagava nelle vicinanza di casa
sua, senza una meta, cercando letteralmente di ingannare
il tempo. Era una bella giornata e così aveva
deciso di passarla in modo sereno, senza incontrarsi
con Sara, contemplando il semplice scorrere della vita.
Si accomodò su una panchina
del lussureggiante Parco Centrale e aspettò che
i restanti venti minuti scivolassero via indisturbati,
senza tormentarsi in pensieri ingombranti.
Dopo poco gli venne incontro un giovane
uomo, piuttosto mal vestito e dallaspetto più
in generale svagato e trascurato.
- Buongiorno - gli sorrise.
Lei è il dottor Lars Brahim, giusto?
Lars sbarrò gli occhi, stupito
e spaventato al tempo stesso. - Forse rispose,
riprendendosi dalla sorpresa. - Lei chi... come fa a
saperlo?
- Ooh... lo so perché sono
giorni che la seguo. Il sorriso si trasformò
in ghigno. Lars lo guardò sederglisi affianco,
poi proseguì: - Il mio nome sa qual è?
Redrum. Sany Redrum, precisamente; anche se dovrebbe
importagli solo il mio cognome.
Lars sbiancò, muto e paralizzato
dalla rivelazione. Senza sapere che cosa fare o dire.
- Sa... ho riflettuto molto. Ho pensato,
valutato, soppesato. Poi ho deciso. Brahim gli
si scostò istintivamente. Ho deciso per
la vendetta, ma per quella più sottile e atroce.
Sany Redrum sfoderò tutti i
suoi denti in una risata che aveva del diabolico. E
Lars, di colpo, cogliendo ciò che avrebbe dovuto
intuire allistante, scattò in piedi e corse
via.
Via verso casa. Da Sara.
Una corsa forsennata, mentre i pensieri
più orrendi si accavallavano e si sovrapponevano,
in una sorta di perversa tortura psicologica. Tra un
ipotesi e laltra, qualche sconnessa preghiera
e langoscia che si impadroniva di ogni cellula
del suo corpo.
Attraversò lo spazio che lo
separava da casa con le ali ai piedi; urtando, sbandando
e urlando per farsi largo tra i passanti. Il portone,
landrone e le scale fino al primo piano, le percorse
quasi con un solo balzo. Premette il pollice sul meccanismo
digitale di apertura e spalancò la porta: il
salotto era vuoto, la cucina pure; non gli rimase che
precipitarsi al piano di sopra, in camera da letto.
Sara era distesa sul letto, sotto
le lenzuola.
- Oh, dio. Fa che non sia vero
mormorò Lars, gemendo . Sara non si muoveva.
Si accostò al giaciglio trattenendo
il fiato, col silenzio che gli ronzava nelle orecchie,
le tempie pulsanti e il cuore che picchiava in petto.
Un lieve respiro. Lars saccorse
che il petto le si gonfiava ritmicamente. Rimase lì
a guardarla per un po, a seguire il ritmo del
suo respiro. Dormiva beatamente, serena.
Finalmente rilasciò tutta laria
che aveva trattenuto fino ad allora, in un sospiro liberatorio.
Incerto sulle gambe molli, cercò a tentoni una
sedia dietro di sé e vi si lasciò cadere
sopra. Il traslatore ronzò: lavviso dei
cinque minuti, pensò. Poi, tirando fuori lapparecchio
dai pantaloni, saccorse che il segnale era quello
dei due minuti. Nella foga della rincorsa non aveva
nemmeno sentito quello precedente.
Bello scherzo, gli aveva fatto. Ma
era davvero uno scherzo o era un avvertimento, un "consiglio"?
Quelluomo chi era? Era davvero il fratello di
Redrum? Tante domande senza risposta. Tanti dubbi, si
disse, che non sarebbero mai dovuti esistere. E allora?
Allora basta veramente. Coinvolgere fino a questo punto
Sara, no. Mai più.
GNIIIIK.
Un solo minuto.
Lei non meritava la sua fine; lei
aveva tutto il diritto di vivere la sua vita, di scegliere
il modo migliore di farlo. E non che qualcuno altro
decidesse per lei come e quando farla morire.
BIP-BIP-BIP. Trenta secondi.
Sara si mosse, tirò fuori un
braccio scoprendosi parzialmente e finì per girarsi
sullaltro fianco. Quel suo bel braccio liscio,
morbido, snello ma sodo. Il suo profumo. Le sue dita
lunghe, delicate.
Addio, Sara.
BIP-BIP. BLIIIIIMP.
Il lungo segnale dallarme la
svegliò. Lì per lì non capì,
ancora assonnata. Guardò la sveglia, ma poi si
rese conto di non riconoscerne il suono. Si sollevò
mettendosi seduta e lo vide. Era sulla poltroncina,
in una posizione scomposta, con le braccia larghe e
penzolanti.
Capì. Non fiato, né
pianse.
Si avvicinò, si posò
sulle sue gambe e lo baciò delicatamente sulla
guancia.
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