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Il modo di Herovit (Herovit's World, ’73)
di Barry N. Malzberg
in "Cinquant'anni di futuro", "Speciale Urania" n. 12,
ed. Mondadori, 2002
traduzione di Giuseppe Lippi
Edizione originale: (Random House, ’73)
382 pagine, 5,10 €; 139 pagine, pagg. 191-334
Contenuto in questa antologia celebrativa per i cinquant’anni
di "Urania", è un romanzo assolutamente atipico; è,
infatti, non un romanzo di fantascienza, ma sulla
fantascienza.
Vi si racconta, semplicemente, della vita quotidiana
di uno scrittore di Sf, immersa, come quella di chiunque
altro, nei soliti mille problemi, fra conti da pagare,
bevute mattutine di whisky e paure di impotenza sessuale.
Ma è, per un qualche verso, anche un romanzo
di Sf, in quanto, ad un certo punto, il protagonista,
sfinito da essi, getta la spugna, e lascia che
a dover proseguire a sopportare le traversie della sua
vita sia il suo alter ego letterario, il suo pseudonimo,
col quale già da tempo aveva delle conversazioni nelle
quali, questi, il suo lato peggiore, il "…"pulp
writer" che è in ogni romanziere americano." (Lippi,
pag. 333), tentava di prendere, appunto, il sopravvento.
Ma non solo; nel finale, addirittura, sarà il protagonista
della serie di romanzi che loro hanno scritto
a prendere possesso del corpo di Herovit, per la catarsi
conclusiva.
Ma, ovviamente, ciò che vi è di realmente interessante
non stà in ciò, ma nello spaccato di vita americana
reale che vi si tratteggia, e, in particolare,
sul mondo della fantascienza, sul quale vi si dice,
ovviamente, molto, che trova un suo sunto in
questa frase: "Ci credete, nelle vostre sciocchezze.
Parlate dei problemi dell’universo, di invasioni aliene,
del volo nello spazio, di mondi che esplodono e del
destino della galassia, ma non riuscite a risolvere
il problema delle vostre vite o a guadagnare più di
un centesimo a parola. E nel tempo libero tutto quello
che sapete fare è lamentarvi della paga bassa e degli
editori…" (pag. 297).
Significativamente, vi si insiste spesso sulla scarsa
apparentabilità fra realtà e finzione, qui, letteraria:
"…la vita…non imita l’arte, e anzi, non si parlano nemmeno."
(pag. 302).
Come apprendiamo dalle "Tavole delle corrispondenze",
a cura di Giuseppe Lippi, che ne sono appendice, Malzberg
ha più volte abbandonato la Sf, indignato dall’ambiente,
per poi farvi sempre ritorno; e, questo, è uno dei tanti
"manifesti" coi quali ha lasciato.
Sappiamo bene che il mondo della Sf, negli States, non
è certo il più adatto per uno scrittore di qualità,
o che, perlomeno, volesse fare un qualche discorso innovativo,
o sperimentale; e Malzberg era, ed è, un tipo così,
che certo non si accontenta di dover scrivere ciò che
il mercato richiede, ma che vuole, e scrive, cose sue,
che spesso vanno assolutamente contro, al mercato, e
che hanno saputo aprire la strada a moduli che, oggi,
sono stati accettati, ed assorbiti.
Come quel suo uso del tutto personale, differentissimo
da Ballard, dell’inner space, che, in lui, unito alla
sua pungente carica satirica, diventava uno strumento
per scrivere della Sf che sembra classica, e
che, perlomeno, ne ha la struttura base, ma che diventa
qualcosa di assolutamente differente, principalmente
moltro più attenta all’Uomo, alla sua psiche, di quanto
mai la Sf sia stata.
E, qui, questo, lo si vede molto bene, evidenziatissimo;
i travagli esistenziali del protagonista, che è poi
una non molto celata trasposizione dell’autore stesso,
sono osservati "dall’interno", con una scrittura
che rivela, primariamente, una conoscenza reale
dell’animo umano, per come ne segue gli andamenti fluttuanti
della coscienza: "…abbandonarsi al flusso della propria
coscienza." (pag. 328); e, ciò, risulta ancor meglio
per il taglio che l’autore dà al racconto, che vede
valorizzata, la quotidianità, arricchita di significato
profondo anche nei suoi aspetti che potrebbero essere
vissuti, e descritti, come cose da poco.
E, poi, altra caratteristica assolutamente fondamentale
di tutto lo scrivere di Malzberg, vi è una buona dose
di sesso, anch’esso ironizzato, il più delle volte,
ma comunque, normalmente, umanamente centrale,
nella vita; e col contrappunto della asessualità, della
Sf, dove il protagonista dei suoi romanzi, in novanta
e passa avventure, non ha mai…scopato.
Come abbiamo detto, il testo è corredato da quella "Tavole
delle corrispondenze", nella quale si danno, e si congetturano,
corrispondenze fra i personaggi e persone reali che
hanno avuto parte nella vita dell’autore; ma, anche,
da delle "Note al testo", a firma di Anthony R. Lewis,
in occasione della ristampa dell’opera in "The Passage
of the Light, The Recursive Science Fiction of Barry
N. Malzberg" (Nesfa Press, ’94), con un po’ di curiosità,
e di battute.
Il volume che lo comprende, poi, è tutto molto valido,
a partire da riproposte di testi ormai classici, da
Ballard a Gibson, racconti nuovi di Watson e Egan, e
l’ultimamente immancabile Evangelisti, oltre ad un nutrito
"Contributi" che, con questo, ne costuituisce l’appendice,
con interessantissimi, e, il più delle volte, evocatori
articoli di molti dei maggiori artefici della rivista
mondadoriana.
a cura di Marcello Bonati
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