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2001 Robert J. Sawyer All Rights Reserved
Questo articolo è apparso su
Parsec Magazine nell'uscita Spring/Summer del 2001
Accade ogni volta: incontro qualcuno,
si informano su ciò che faccio per vivere, dico
loro che scrivo romanzi di fantascienza e mi chiedono
se ce n'è qualcuno che è stato trasformato
in film.
Questa domanda nasconde due malintesi,
uno ingenuo e l'altro seccante.
Il malinteso ingenuo è che molti
romanzi, o almeno una buona parte, siano trasformati
in film. La verità è che è molto
difficile che qualcuno ce la faccia. Infatti perfino
i romanzi più importanti non vengono prodotti
per lo schermo. Si considerino i vincitori del premio
Nebula, l'Academy Award del mondo della fantascienza.
Sono trentasei i romanzi che hanno ottenuto il trofero
(compreso il mio The
Terminal Experiment, che ha vinto nel 1995). Di
questi 36, quanti pensate che siano stati trasposti?
Solo due... e come spesso accade, i primi
due: Dune di Frank Herbert (che vinse il Nebula
nel 1965) e Flowers for Algernon di Daniel Keyes
(che lo vinse nel 1966 e fu filmato col titolo di Charly).
Tutti gli altri, inclusi classici del calibro di The
Gods Themselves di Isaac Asimov , Ender's Game
di Orson Scott Card, Rendezvous with Rama di
Arthur C. Clarke, Neuromancer di William Gibson,
The Left Hand of Darkness di Ursula K. Le Guin,
The Forever War di Joe Haldeman, Ringworld
di Larry Niven e Red Mars di Kim Stanley Robinson,
rimangono lontani dallo schermo.
E se dei libri di questa statura non
vengono trasformati in film, si consideri quanto sia
improbabile che un romanzo di valore medio di uno scrittore
normale venga filmato. Di fatto solo pochissimi romanzi
di SF sono stati trasposti per il grande schermo e nella
maggior parte dei casi i i prodotti che ne sono scaturiti
sono stati atroci. The Postman di David Brin
e The Puppet Masters di Robert A. Heinlein sono
dei grandi libri, ma gli adattamenti puzzano. (Probabilmente
il miglior film che sia mai stato tratto da un romanzo
di SF è stato il libero adattamento del 1968
di La Planète des singes di Pierre Boulle,
che uscì 33 anni fa col titolo Planet of the
Apes, quello originale.)
Di recente ero a pranzo con degli amici
e, come spesso ci accade a noi gente appena arrivata
alla mezza età, venne fuori l'argomento di un
possibile ritiro dal lavoro. Una delle mie amichi obiettò
che io non avevo nulla di cui preoccuparmi: mi bastava
semplicemente che un paio di libri venissero trasformati
in film e sarei stato a posto. Le risposi che era proprio
come progettare di vincere la lotteria, le probabilità
erano all'incirca le stesse.
Infatti la maggior parte degli autori
non arricchisce anche se viene fatto un film da un loro
romanzo. La cifra per un'opzione (quello che i produttori
ti pagano per non vendere a nessun altro per un anno
i diritti a filmare) partono da circa 5.000 dollari
per un anno: certo una bella spinta, ma dicerto non
è qualcosa che ti cambi la vita. E il compenso
per un autore allorchè viene realizzato un film
da un suo romanzo va da 150.000 a 300.000 dollari: un
pagamento unico e forfettario che fa si che gli agenti
delle tasse se ne portino via il 50%. E' vero che anche
dopo che il governo ti si è portato via la sua
parte rimane un bel mucchio di soldi, ma è ancora
solo un decimo di di quanto una persona media abbia
bisogno per andare in pensione con uno stipendio da
classe media.
E ora il malinteso seccante? Sta nella
convinzione che un libro sia una forma d'espressione
di seconda categoria. A meno che la storia non venga
usata per un film, siamo portati a credere che il libro
sia un insuccesso.
Fesserie. Nonostante la perniciosa scuola
d'autore dei registi (che diffonde la bugia che
il regista sia l'unico creatore del film) il cinema
è una cosa collaborativa in modo enorme e, per
questo, è un esercizio di compromessi. Un romanzo,
d'altra parte, è una visione pura e non inquinata
di una persona sola: è esattamente ciò
che intendeva l'artista, senza concessioni o restrizioni
economiche.
(Non sto facendo il discorso della volpe
e l'uva: i miei romanzi Golden
Fleece, The
Terminal Experiment e Illegal
Alien sono stati tutti opzionati e al momento sembra
che Illegal Alien possa proprio venir filmato
il prossimo anno; un'eccellente sceneggiatura è
stata scritta da Michael Lennick e David Coatsworth
e il produttore esecutivo di The Sixth Day di
Arnold Schwarzenegger si è proposto di produrlo.)
La gente capisce questa cosa solo in
riferimento ad altre arti. Nessuno ha mai detto a Michelangelo
dopo aver terminato a scolpire il David che, be', sì,
certo è una statua proprio bella, ma vedi finchè
non ci fanno un programma a che può servire?
Eppure lo stesso principio si dovrebbe ovviamente applicare
ai libri nei confronti dei film: la versione definitiva
di Dune è il romanzo di Frank Herbert,
non il film o la recente miniserie prodotta da Sci-Fi
Channel. E il mio romanzo preferito di tutti i tempi,
Gateway di Frederik Pohl, non potrà migliorare
di nulla se un giorno qualcuno ne trarrà un film.
I libri sono un fine per se stessi, non delle proposte
indirizzate ad Hollywood; se il libro è un successo
o un fallimento non ha nulla a che vedere col fatto
se la Fabbrica dei Sogni se ne interessi o no.
E allora, la prossima volta che vi metterete
a parlare con un autore, se sono mai stati tratti dei
film dai suoi libri. Al contrario, chiedetegli dove
potete acquistare una copia dell'autentica, completa
e definitiva opera d'arte: il mondo originale del sognatore
su carta stampata.
Dopotutto, come sa ogni persona, il libro
è sempre meglio del film.
[Tit. Orig.
Books
and Movies, © 2001 - 2003 Robert J. Sawyer, tr.
it. Danilo Santoni]
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