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Come as you are, as you were,
As I want you to be
As a friend, as a friend, as an old enemy
Take your time, hurry up
The choice is yours, don't be late
Take a rest as a friend as an old memoria (x4)
Come dowsed in mud, soaked in bleach
As I want you to be
As a trend, as a friend, as an old memoria (x4)
And I swear that I don't have a gun
No I don't have a gun (x2)
...
Memoria(x4)
(No I don't have a gun)
And I swear that I don't have a gun
No I don't have a gun (x4)
Nirvana
La giornata era iniziata grigia.
Il solito stordimento accompagnato da una rabbiosa tristezza
mortificava l'espressione del volto sprimacciato contro
il cuscino.
Danzanti luci ancora si riflettevano nella memoria,
ma incoerenti com'erano non avevano alcun significato
decifrabile. Ricordava poco o nulla della serata, ma
il mattino era quello tipico che gli faceva detestare
d'esser ancora al mondo. 
Si impose d'alzarsi dal letto: la testa gli doleva e
la camera era sottosopra, come al solito, un bordello.
Una bottiglia di vodka piena a metà sul pavimento
l'invitava, ma non era dell'umore giusto. La calciò
via. Disturbato si accese una sigaretta cercando in
mezzo alla confusione un paio di jeans e una maglietta
non troppo puzzolente. Fumava con rabbia & la cenere
cadeva a terra come pioggia. La luce lo disturbava.
Un vago profumo d'incenso ancora saturava l'aria insieme
al pesante puzzo di mille sigarette fumate la sera prima.
Sul letto riposava una siringa e una mezza dose. La
chitarra riposava silenziosa accanto al letto a due
piazze, un letto sempre più vuoto & che raccoglieva
il suo corpo stracco solo a notte fonda. Non sapeva
dire assolutamente che ora del giorno fosse, ma la giornata
doveva essere iniziata da un bel pezzo: era normale
per lui svegliarsi quando il sole di Dio era già
avviato a consumarsi nella babele di suoni stonati della
vita lungo le strade.
La sua compagna non c'era, non c'era mai, la troia,
mai quando aveva bisogno di lei.
Non si era mai rassegnato che lo trattasse così.
O meglio che non lo trattasse proprio.
Ormai non scopavano neanche più.
Si schiarì la voce e buttò a terra la
cicca schiacciandola sotto il piede: una piccola ustione
che non avvertì o che ignorò. Poi, con
voce triste, ripeté:
My girl, my girl, don't lie to me
Tell me where did you sleep last night
In the pines, in the pines
Where the sun don't ever shine
I would shiver the whole night through
My girl, my girl, where will you go
I'm going where the cold wind blows
In the pines, the pines
... sun ... shine
I would shiver ... whole ... night throughhhhhhhh*
Le parole vomitate dalla sua bocca gli sembravano straniere,
ma era l'espressione migliore di quello che provava.
La troia.
Si passò una mano tra i capelli biondo cenere,
ma questi gli ricaddero sul volto lasciando scoperto
solo un occhio arrossato perso nel vuoto della realtà,
che impregnava ogni cosa del suo microuniverso. Si sentiva
spremuto, una cosa che non aveva più niente da
dire, ma che provava dolore, un dolore assurdo che gli
era impossibile da lenire. Cercò ancora di cantare
qualche strofa delle sue canzoni, ma la voce si rifiutava
di venire. Solo la rabbia e la tristezza erano prigioniere
delle canzoni. Inciampò in qualcosa e cadde ginocchioni
vomitando sulla moquette. La testa gli girava, il mondo
impazziva & lui anche. Camminò gattoni come
un bambino, senza alcun senso dell'orientamento, fino
a quando si lasciò cadere sulla schiena. Non
se n'era reso conto, ma piangeva mute lagrime, mentre
le parole della colonna sonora della sua vita facevano
eco nel cervello. No, nel suo cuore.
Si sentiva di merda e il mondo era ancora più
merdoso a guardarlo mentre se ne stava steso a terra
come un vecchio boxeur che solo attende che l'aneurisma
cerebrale finalmente ponga fine alla vita una volta
per tutte.
Cominciò a ridere senza motivo & intanto
cantava, cantava con rabbia e tristezza la sua anima
che era sol più infinita tristezza. Tristezza.
Tristezza. Tristezza, l'ossessione ultima.
With the lights out it's less dangerous
Here we are now, entertain us
I feel stupid and contagious
Here we are now, entertain us
A mulatto, an albino, a mosquito, my Libido
a denial
Dov'era finito il mondo?
Che cazzo di fine aveva fatto?
Quando s'era spento?
E perché lui non era stato avvertito?
Non gliene fotteva un cazzo. Che andassero tutti quanti
al diavolo.
Al diavolo, Polly!
Poteva restarsene sdraiato a terra e far finta che
Poteva ma non era giusto.
Poteva far finta che tutto era stato una finta, ma non
sarebbe stato giusto.
Poteva far finta. Ma a che scopo? Nessuno.
Provava disgusto persino per la rabbia e la tristezza
che di dentro covava. Erano diventate due compagne assai
fastidiose e permalose: doveva dedicare tutta l'attenzione
a loro & non gli stava bene. Non più. Anche
quando era finito in coma a Roma, quelle sporche troie
non l'avevano mollato un attimo: si erano appostate
al suo capezzale & l'avevano costretto con la forza
a risvegliarsi quando lui solo desiderava d'esser dimentico
di sé per l'eternità. Un nero corvo beccava
la materia grigia & la ragione non voleva che saperne
di spegnersi. E le troie ridevano, & a turno gli
staccavano un pompino mentre lui, dentro, dentro, soffriva.
E nessuno che lo sospettasse. Solo il corvo sapeva la
verità e lo torturava: a piccoli brani il cervello
se ne andava in pappa ma non la coscienza, perché
quella rimaneva vigile a mirare un abisso distorto di
fantasmi e satiri addomesticati ad ingoiare la tenerezza
della sua anima.
Se solo fosse rimasto in coma per sempre!
No, non avrebbe funzionato. Non avrebbe
Cazzo!
Il mondo non concede pace a uno che è stanco,
non gli dice mai che se ne può andare e dimenticare
il passato, non gli concede la possibilità di
annullare la sua identità. Questo pensava, o
meglio questo era quanto intuiva. Intuiva che la sua
vita era un discorso lasciato in sospeso. Un cadavere
appeso alla croce, & se è appeso a una fottuta
croce, mai e poi mai avrà pace. Un cadavere è
tanto simile a un feto abortito da una puttana e lasciato
a marcire dentro una lattina di cibo precotto. E lui
adorava il cibo precotto, quelle assurde lattine senza
senso, che erano la sua dieta insieme all'anima della
chitarra.
Le lattine di cibo sono il Nirvana.
I'm so lonely but that's okay I shaved my head...
And I'm not sad
And just maybe I'm to blame for all I've heard...
But I'm not sure
I'm so excited, I can't wait to meet you there...
But I don't care
I'm so horny but that's okay...
- Non posso.
- Tu non puoi mai, cazzo! Non puoi mai venire.
- Kurt, non alzare la voce con me.
- Sei una puttana
Solo una puttana dice
- Cosa?!
- Hai capito cosa.
- Non ho capito & non ho tempo da perdere.
- Non hai mai tempo, mai una volta. Che cazzo ci farai
con tutto 'sto tempo per te?
- 'Fanculo.
- 'Fanculo a te.
La testa gli doleva & la voce
di lei era accesa nel cuore: lampeggiava e gridava,
una sirena spiegata d'un'ambulanza che si perdeva, si
perdeva punto e basta.
A fatica si impose di rialzarsi; stare in piedi gli
costava fatica.
Inciampò: una scatola di cornflakes o qualche
altra stupida scatola, forse un barattolo. Non gliene
fotteva un cazzo. Non più.
Gli dispiaceva solo per sua figlia: non l'aveva mai
conosciuta veramente. Nata e portata via. Ventisette
anni, una carriera, il collasso orgasmatico di stare
in scena e sulla breccia dell'onda, tutto un
aborto che aveva ricercato con tutto se stesso.
Ed ora, quei ventisette anni gli pesavano e gli facevano
male: non era preparato ad essere invaso da milioni
di curiosi & sentirsi sempre fuori posto, tremendamente
solo, violentato, v-i-o-l-e-n-t-a-t-o, Violentato, VIOLENTATO,
V-I-O-L-E-N-T-A-T-O.
Accese un'altra sigaretta: gli occhi gli bruciavano
come se della candeggina li avesse lavati.
La chitarra
La teneva in braccio come fosse la
sua bambina. Le dita sapevano quali corde toccare: il
tocco magico c'era sempre, le note erano le stesse di
sempre ma mai uguali & non era stupido o assurdo,
era la verità.
- Fammi sentire mia figlia.
- Kurt
- No
Così non va, non va proprio. Non è
così che dovrebbero andare le cose fra noi.
- E come, allora?
Silenzio.
- Dovremmo stare più vicini.
- Kurt, tu sei matto!
Già, le note erano sempre le
stesse, solo più tristi, evocatrici d'una rabbia
impotente.
- Che succede Kurt?
- Devi dirmelo tu!
Non era mai successo niente come dire
che era sempre successo troppo senza che s'incontrassero
mai veramente. Solo pochi istanti l'uno vicino all'altra.
Ma lei, anche in questi momenti, sapeva essere distante.
Lei, lei non aveva mai fatto parte della sua vita. Ma
l'aveva contaminata, la vita. E la morte.
La chitarra, la sua tenera bimba, così fragile!
Si sorprese a ballare ubriaco stringendola a sé.
Oh, era ubriaco di tristezza, pronto a fare il grande
passo. Non poteva più rimandare, perché
troppo amava quella bimba fra le sue braccia, capricciosa,
tenera, innocente, rabbiosa, affamata, delicata, bisognosa
di cure. La chitarra & la figlia & la moglie,
chi gli era fedele? Chi l'amava senza nulla chiedere
in cambio se non amore? Amore
assurdo, assurdo
e basta! Non reggeva più la pesantezza di non
essere con loro. E ventisette anni possono essere più
di quanti uno osi immaginare quando tutto l'intorno
è gonfio di niente.
La lasciò cadere a terra in mezzo alle altre
cose, la chitarra.
Barcollando si trascinò fino in bagno per guardare
ancora un volta faccia a faccia Kurt Cobain.
- Kurt ci sei?
- Ci sono
Non ci sono
Ci sono
Non
ci sono
C'ero!
- Kurt?!
- Kurt, cosa?
- Cosa vuoi? Kurt, sei Kurt Cobain.
- E che significa?
- Sei stanco, Kurt.
- Sì, sono stanco. Tanto.
-
-
?!
- Dunque hai deciso.
- Già.
Era sempre lui allo specchio: il riflesso
era quello che conosceva bene.
Piangeva. E lo specchio piangeva lui, Kurt Cobain.
Gli occhi erano vuoti, due pozzi neri scavati dentro
il cranio, & lo fissavano. 
Le dita a sfiorare il contatto
ritratte
i passi in cadenza che possiede il suolo solo lui
Batte e ribatte solido compatto denso corpo sonoro
La pelle che s'apre al respiro, nei pori gli umori
la pelle che impara l'odore diventa sapore emana calore
Carne, Sangue, che si possa guardare
che si possa toccare che si possa plasmare
A me non torna niente, niente torna
mai
In basso è come in alto
e fuori è come dentro a lato come al centro
In basso è come in alto e fuori è come
dentro a lato come al centro**
Bene, era stato l'ultimo faccia a
faccia: tutto era stato deciso da tempo, ma lui solo
ora ne aveva preso coscienza. L'aveva sempre avuta,
ma non gli aveva prestato ascolto con tutto se stesso.
O gli aveva prestato attenzione, forse troppa, &
se ne era quasi dimenticato d'avercela una coscienza.
Non poteva rimandare oltre. Doveva avere una fine il
tormento che covava di dentro. Doveva amarsi un po'
di più, dare finalmente qualcosa di concreto
a se stesso: ritornare In Utero.
La quiete stagnava come un fantasma
in ogni angolo.
Si svegliò madido di sudore. Un altro incubo.
Non un goccio di saliva in bocca: arsura.
Era successo un'altra volta.
L'incubo si era fatto realtà & in questo
aveva vissuto il suo vero "Io".
La realtà, il tempo, lo spazio che viveva e occupava,
non gli appartenevano. Questo lui lo sapeva bene. Lui
apparteneva all'incubo & solo in esso poteva godere
del diritto di libero arbitrio.
- Qualcosa non va?
- No, cara. Torna a dormire.
- Ma?
- Nessun 'ma'.
Si alzò dal letto stancamente per chiudersi subito
in bagno: lo specchio era lì, davanti a lui,
che lo specchiava, ma lui sapeva che il volto riflesso
non era il suo, solo un feticcio.
Si schiumò la faccia per radersi, ma poi decise
che non era il caso. Continuò a fissare il feticcio
nello specchio.
Gli occhi tristi di Kurt non gli davano requie. Doveva
sapere. E per sapere c'era un solo modo.
Uno solo.
Baciò la moglie addormentata, andò in
soggiorno e prese in braccio il vecchio fucile da caccia
che gli aveva lasciato in eredità suo padre.
Un colpo. BANG.
La notizia del suicidio di Kurt Cobain
dilagò: fans isterici piangevano l'idolo d'una
generazione. In tutto il mondo.
Gli occhi tristi di Kurt furono trasmessi via etere
in ogni angolo, o quasi, del pianeta.
Uno sconosciuto, un comune giovane
borghese, lo stesso giorno del suicidio di Kurt, si
era dato la morte: anche lui aveva una moglie, una figlia,
& maldestramente, con gli amici, il sabato sera
provava a suonare in garage. La moglie lo pianse ma
nessun altro. In paese tutti dicevano che l'uomo era
sempre stato affabile con tutti & mai aveva manifestato
segni di debolezza mentale. Il suo suicidio era stata
una sorpresa per tutti, comunque una notizia da poco
che sui giornali del giorno dopo trovò uno spazio
ridotto nella "Cronaca nera locale", cinque
righe. Prima del fattaccio, l'uomo era da tutti considerato
come una persona felice.
Il senso autodistruttivo di Cobain:
mostra felice all'obiettivo del fotografo olandese Niels
Van Iperen una lattina di cibo precotto.
Solo in quell'occasione ho visto gli occhi di Kurt
felici.
Kurt era goloso di cibo precotto.
Qualche anno dopo il suicidio, davanti alla tomba di
Kurt, il cesto delle offerte funebri, composto dagli
amici e dalla famiglia secondo il rito buddista, fu
riempito soltanto con i suoi Cd preferiti, corde di
ricambio per chitarra, petali secchi di gardenie e una
buona scorta di cibo in scatola. Era tutto ciò
di cui Kurt Cobain aveva bisogno per raggiungere il
suo personalissimo Nirvana
Quello vero.
you know you're right
i'm so warm and calm inside
no longer have to hide
let's talk about someone else
sterling silver begins to meet
nothing really bothers her
she just wants to love herself
will move away from here...
GIUSEPPE IANNOZZI
Note:
* Estratto da una
lirica di Huddie Ledbetter
** Estratto da una
lirica dei CSI, Noi non ci saremo Vol. II, parole
di Giovanni Lindo Ferretti
N.d.A.: tutte le liriche citate sono state scritte
da Kurt Cobain tranne dove indicato diversamente.
Il racconto è stato scritto di getto con la
musica dei Nirvana in cuffia sparata a tutto volume.
Non sono state operate correzioni tranne che per la
punteggiatura. Le frasi ambigue o contraddittorie
non hanno subito alcun rimaneggiamento da parte dell'autore,
in quanto esprimono il Nirvana di un momento creativo.
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