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UN
AMERICANO DEL CONNECTICUT ALLA CORTE DI RE ARTÙ
- Un romanzo di Mark Twain, una satira minore dello
scrittore statunitense -

Mark Twain
Un americano del Connecticut alla corte di Re Artù
[A Cunnecticut yankee at king Arthur's court (1889)
]
Traduttore: Roberto Pasini
Genere: Letteratura fantastica
Ciclo: Opera singola
Codice libro: CN0158
Data di uscita: 5/2002
ISBN 88-429-1212-3
Pagg. 302
Euro 11.50 (L. 22267)
GIUDIZIO: 4 PUNTI 5
Mark Twain è lo pseudonimo di Samuel Langhorne Clemens,
scrittore statunitense (1835 - 1910): è stato litografo,
pilota fluviale sul Mississippi, giornalista fra i cercatori
d'oro nonché scrittore. La sua fama è legata ai ritratti
umoristici e picareschi che fece dell'America in romanzi
come Le avventure di Tom Sawyer (1876), Vita sul
Mississippi (1883) e Le avventure di Hucleyberry
Finn (1884). L'ultimo periodo creativo di Mark Twain
è contrassegnato da un certo pessimismo che ritroviamo
in lavori quali Wilson lo svitato (1894) e L'uomo
che corruppe Hadleyburg (1900). Mark Twain è l'ideale
filo di congiunzione fra E. A Poe e H. Melville. Le
opere di M. Twain sono oggi importanti perché strumento
indagatore della società americana: Twain disegna una
analisi sociale e della lingua con una ironia che si
concede poche reticenze
Un americano del Connecticut alla corte di Re Artù,
romanzo del 1889, scritto che accoglie già il pessimismo
che caratterizzò l'ultima produzione dello scrittore,
è un classico minore della letteratura americana: un
romanzo surreale, spesse volte divertente, spesse volte
noioso. Questo romanzo non è solo il prodotto della
fantasia di M. Twain, è soprattutto una satira contro
la civiltà americana riuscita solo a metà a voler essere
generosi, fin troppo.
Gli americani hanno l'abitudine di tenere nel cassetto
del comodino o la Bibbia o la pistola o entrambe, anche
se i più dicono la pistola l'unica bibbia per sopravvivere
nel paese più intollerante e fascista del mondo. Qualcuno,
insieme alla Bibbia d'ordinanza, si arrischia
a tenere un romanzo di Mark Twain quasi a significare
che la parola ferisce più di una pallottola, anche se
io nutro forti dubbi in merito. Comunque, qualche buon
americano che piscia sulla bandiera degli Stati Uniti
ancora c'è, anche se deve stare molto attento a quello
che dice e fa. Forse il buon americano è quel lettore
che oggi tiene un libro di Mark Twain nel comodino piuttosto
che la Bibbia. Ma insieme a un libro di Mark Twain,
fidatevi, tiene anche la pistola perché non si sa mai.
Un americano del Connecticut alla corte di Re Artù
viene proposto nel catalogo dell'Editrice Nord in una
nuova traduzione e con una nuova veste grafica. Il romanzo,
pur accogliendo molti elementi fantastici, non si può
definire opera fantasy tout court: è una satira sostanzialmente,
che sfrutta gli elementi fantastici per dar corpo ad
una ironia a tratti mordace, a tratti timida. Le avventure
di Hank Morgan, il protagonista del romanzo, per quanto
picaresche, spesse volte si risolvono in una nuvola
di fumo, ovvero diventano soggetto dell'ironia stessa
quasi a significare che una avventura per esser tale
necessita di non essere poi troppo avventurosa. Toni
cupi e profondi si alternano a toni disincantati, qualche
riflessione pessimista, uno stile misurato e bilanciato,
fanno di Un americano del Connecticut alla corte
di Re Artù un lavoro discreto, godibile, una storia
ottima per gli adolescenti moderni sempre più prigionieri
della Playstaion e delle stronzate sparate da false
rockstar come Britney Spears, Marilyn Manson, Eminem
ma anche da Laura Pausini e Eros Ramazzotti che tanto
cari sono all'America italianizzata.
La trama, in breve: Hank Morgan, dopo aver ricevuto
un colpo in testa si ritrova nell'Inghilterra
del sesto secolo e subito deve ingegnarsi a pensare
a come salvare la pelle, perché qualcuno subito lo vede
come una minaccia, un pericolo che bene può stare solo
nelle segrete del Re.
Tuttavia Morgan, conoscendo il futuro, riesce a compiere
delle "magie"che lasciano tutti, o quasi,
a bocca aperta: ad esempio, sapendo che il sole si sarebbe
oscurato a seguito di una eclisse, fa credere a quelli
del sesto secolo che lui è in grado di accecare il sole.
Grande è la paura: il sole oscurato per volere di un
uomo, miracolo o diavoleria che sia, per gli zoticoni
del VI secolo Morgan diventa subito un uomo degno di
rispetto e ammirazione. Con simili trucchi che valgono
al massimo un paio di baiocchi bucati, Morgan viene
nominato Sir Boss e si avvia a diventare Primo Ministro
di Re Artù. Tuttavia non tutti amano Sir Boss, e Merlino
troverà il modo di mettergli i bastoni fra le ruote.
E gli eventi cominciano a precipitare...
Un americano del Connecticut alla corte di Re Artù,
nella traduzione di Roberto Pasini, molto moderna, forse
troppo, è un libro interessante, un libro che se oggi
fosse stato scritto da un autore contemporaneo avrebbe
sicuramente fatto indignare non pochi bigotti e benpensanti.
Il romanzo, come tutte le opere di Mark Twain, anche
nel suo tempo ottenne non poche critiche dai benpensanti,
ma divenne comunque un classico della letteratura americana.
Ad esempio, in Fahrenheit 451, forse il romanzo
migliore di Ray Bradbury, l'autore fa molti riferimenti
e all'ironia di Mark Twain e alle sue opere.
Un americano del Connecticut alla corte di Re Artù,
pur non essendo il capolavoro dello scrittore statunitense,
è un buon romanzo che consiglio di leggere a tutti,
adolescenti e non, perché molti adulti, ultimamente,
ho come l'impressione che siano tornati ad essere dei
ragazzini. Ma soprattutto lo consiglio a quella Oriana
Fallaci che ha avuto la sfacciataggine di scrivere il
libro più razzista che in questi tempi ho avuto il dispiacere
di leggere, La Rabbia e l'Orgoglio. Ragazzi,
leggete non solo Un americano del Connecticut alla
corte di Re Artù, leggete anche altre sue opere,
perché sono sicuramente letture migliori della Fallaci
di oggi che si è prostituita all'ipocrisia senza manco
pensarci su due volte.
GIUSEPPE IANNOZZI
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