I Nuovi Alieni della Fantascienza
(The New Aliens of Science Fiction)
Nicola Griffith


 

La fantascienza americana e quella inglese riflettono la cultura americana e quella inglese. In un momento qualsiasi, se si desidera sapere quale particolare gruppo di persone stia preoccupando il resto della società, non c'è da far altro che dare un'occhiata a quale tipo di alieni si sta interessando in quel momento il genere.

La fantascienza si è sempre occupata dell'esplorazione dell'Alieno, del Non Io, dell'Altro. Permettetemi di farvi fare un giro panoramico della storia di questo alieno, di mostrarvi le tendenze (ci sarà sempre lo scrittore isolato, come Lem, che, purtroppo, metterà i bastoni tra le ruote di questa mia teoria perfetta) per tornare poi a quello che oggigiorno la fantascienza considera alieno.

I primi alieni della SF dei pulp erano i mostri viscidi dagli occhi d'insetto provenienti dagli inferi del sistema solare. Per nulla uguali a noinell'aspetto avevano la caratteristica d'essere sempre riconoscibili e di essere dei maschi essenzialmente adolescenti: capi militari, senza prole a gironzolargli tra i piedi a disturbare il divertimento, e che (se si deve dar retta alle copertine dei pulp) molto spesso rapivano donne umane di bella presenza e scarsamente vestite per scopi scellerati.

Negli anni trenta e quaranta, durante il triste periodo della depressione e immediatamente prima della seconda guerra mondiale, i viscidi mostri verdi si trasformarono nei robot e negli androidi. Questi uomini di metallo (alcuni di questi robot avevano dei nomi di donna, ma noi non ci lasciammo fregare) erano lisci, senza emozioni e... be', piuttosto teutonici. Poi venne il periodo maccartista. Nell'adattarsi alla paranoia del tempo gli alieni divennero quelli che apparivano come noi, che fingevano di essere noi stessi per conquistare il mondo. Gli alieni erano esseri vegetali cresciuti da dei baccelli nel giardino dietro casa che avevano preso il posto di Mamma e Papà, oppure degli extra terrestri ameboidi che si spostavano invisibili sulle spalle dei loro ospiti.

E poi arrivarono gli anni sessanta. Durante questa era di erba e pace ci sentimmo un po' più disposti verso l'alieno. In The Chrysalids di John Wyndham, la radiazione del post-olocausto porta a mutazioni minori, come sei dita dei piedi o la telepatia. Coloro che deviavano dalla norma, perfino quelli che appaiono normali (forse soprattutto quelli che appaiono normali), vengono inseguiti e uccisi, La cosa interessante di The Chrysalids, naturalmente, è che la storia è narrata dal punto di vista di un mutante. Per quanto riguarda le simpatie del lettore, non c'era più quella linea di divisione netta tra Noi, umanità, e Loro, nemici mostruosi. Per la prima volta ci viene chiesto di immaginarci come Gli Altri e di identificarci con essi. Durante le marce per i diritti civili, mentre nelle nostre orecchie risuonava il sogno di Martin Luther King, la fantascienza ci diceva che L'Altro era anch'esso umano. L'idea di alienità era diventata immediatamente un'idea di grado.

Il tentativo di fare un passo in avanti fu il ritratto di alieni che erano degli umani normali, biologicamente parlando, ma che erano stati allevati da alieni e per questo non proprio appartenenti al sistema. Se vieni allevato da balordi e stranieri, dove poggiano le tue simpatie? Uno degli esempi principali viene da Heinlein: Valentine Smith, lo Straniero in terra straniera. (Ad Hollywood un processo simile stava avvenendo in un altro genere, il western. Si prendano per esempio tutti quei film dove una donna incinta viene rapita dagli Apache. La madre muore durante il parto. Il bambino bianco cresce credendosi un Apache e comportandosi come tale... almeno fino a che la cavalleria non arriva a dirglielo, diavolo, è un uomo vero, non un selvaggio).

Così. Con gli anni sessanta i nostri alieni erano passati dalla Non-umanità del viscidume verde alla Falsa-umanità robotica, alla Finta-umanità dei mutanti e del popolo dei baccelli. Ora si trovavano in bilico tra la forse-sì/forse-no umanità.

E le donne dov'erano?

Nella SF iniziale i personaggi femminili servivano da fidanzata ignorante dello scienziato, o da premio dell'eroe per il buon lavoro svolto. Negli anni cinquanta e sessanta alle donne fu permesso d'essere eroiche fintato che lo facevano nel loro campo: madri coraggiose che difendevano i propri figli, o casalinghe umane che organizzavano un caffè pomeridiano con altre casalinghe aliene raggiungendo così anche la pace mondiale. La maggioranza delle donne (naturalmente non tutte, ricordate, sto parlando di tendenze per grandi linee) erano brillanti esempi narrativi di socializzazione. Ma negli anni '60, nel mondo reale, le donne iniziarono a protestare questa socializzazione. Ci alzammo su per dire: "Non è questo ciò che siamo!" E così gli scrittori maschi di SF, un po' interdetti, ma pronti alla sfida, si volsero ad un esame di ciò che le donne potevano essere.

Questo esame si manifestava soprattutto attraverso la scrittura su società di solo donne: i testi di battaglia dei sessi, tanto per usare un termine di Russ. Le donne in questi libri non erano completamente umane. Venivamo descritte come prive di sentimento sessuale, o come ricolme di sentimento sessuale ma frustrate e amareggiate per il non avere uomini con cui esprimere tale sentimento; non comprendevamo l'arte; non comprendevamo la scienza, e perciò eravamo sempre tecnologicamente arretrate. Società solo femminili venivano descritte molto spesso come statiche, gerarchiche e sul modello di quelle degli insetti (si veda ad esempio Consider Her Ways di Wyndham). Questo tipo di narrativa si discostava molto poco dagli assunti culturali tradizionali, spesso niente di più del semplice rovesciamento dei ruoli maschio/femmina. I personaggi femminili erano semplicemente alieni perché non erano propriamente donne.

Alla fine degli anni '60 e all'inizio degli anni '70, le donne scrittrici si assunsero il compito di parlare dell'alieno. Scrittrici come James Tiptree Jr., Joanna Russ, Vonda N. McIntyre e Suzy McKee Charnas esaminarono l'alienazione provata dalle donne nella società occidentale. Iniziando negli anni sessanta per tutti gli anni settanta e fino gli inizi degli anni ottanta, alcuni scrittori si allontanarono dai testi sulla battaglia tra i sessi, l'idea degli uomini contro le donne, per un esame del concetto di genere. I più riusciti sono i lavori di Russ, Tiptree, Theodore Sturgeon, Octavia Butler e (forse il più conosciuto) La mano sinistra delle tenebre di LeGuin. Ma anche il libro di LeGuin propone una società senza generi in cui si fa riferimento a tutti i personaggi come un lui fino a quando non diventano specificamente femminili per fare del sesso con un altro personaggio, che è diventato specificamente maschile. Si può dire che La mano sinistra delle tenebre sia veramente sugli uomini e sul genere e che sia il potenziale (e, più in argomento, la volontà) di assumere un genere non-maschile che rende i personagi così alieni.

A questo punto un sacco di scrittori maschi cominciarono a sfornare materiale terribile e reazionario: Edmund Cooper si macchiò di questa cosa così come Heinlein. (Ci sono sempre delle eccezioni. Tra coloro che almeno ce la misero tutta occorre mettere John Varley e Samuel R. Delany.)

Poi, secondo me, gli scrittori di SF sollevarono lo sguardo, videro la natura inevitabile dei nuovi alieni all'orizzonte (sia gli alieni della sessualità che quelli del genere) e si impaurirono. Negli anni ottanta, poi, ci fu un'improvviso risveglio d'interesse nella SF concettuale: scienza dura, avventura d'azione, la riemergenza della produzione della famosa Golden Age (e il conseguente fenomeno della 'condivisione'). Ci fu anche, naturalmente, il cyberpunk.

Il cyberpunk, nel suo aspettò più etichettato e di derivazione (e naturalmente c'è molto cyberpunk che non è nè di etichetta nè derivativo) non mi sembra altro che una semplice rivisitazione delle idee dei film neri e una regressione alla scuola letteraria dell'Adolescente Trionfante. In tal modo non è molto di più di un ibrido di nichilismo (tutte quelle vie principali grigie e piovigginose dove nessuno si cura di niente e dove niente fa la differenza) e il romanzo da una-botta-e-via (nomi fatti con lo stampino, la foga per i beni di consumo durevoli, descrizione di vestiti femminili, di solito attillati, con tacchi a spillo e lucenti). Al suo meglio il cyberpunk discute concetti di alienazione, soprattutto nel rapporto tra la gente e le macchine, ma di solito (e Pat Cadigan è un'eccezione lucente a questa regola) avviene all'interno del contesto degli stessi argomenti vecchi e tradizionali sugli uomini e sulle donne.

Col calmarsi del colpo di coda degli anni ottanta, sesso, sessualità e genere tornarono ad essere argomenti caldi. Molte scrittrici, sia mainstream che SF, emersero per la prima volta o riemersero. Scrittrici come Margaret Atwood e Marge Piercy, Gwyneth Jones e Joan Slonczewski, Suzette Haden Elgin e Eleanor Arnason stavano scrivendo tutte romanzi che guardavano a come erano diventate le donne o come rimanevano Altro. La maggior parte dei loro personaggi romanzeschi erano lesbiche o bisessuali. Naturalmente questi libri li leggevano anche gli uomini e poi, in modo abbastanza sorprendente, iniziarono a scriverli. Si veda per esempio The Child Garden di Geoff Ryman.

C'è un gruppo di ragazzi, soprattutto inglesi, ma non so perchè, che ha iniziato a scrivere romanzi e racconti con come protagonisti donne lesbiche o bisessuali: mi vengono in mente soprattutto Simon Ings, Colin Greenland e Eric Brown, ma sono certa che ce ne siano molti di più. Ed ora, negli anni novanta, gli uomini americani sembrano essere entrati in scena: l'ultimo romanzo di Allen Steele ha come protagonista una lesbica, un racconto di Mark Tiedermann, Rust Castles, cita due lesbiche... anche nella fantasy gli uomini stanno allegramente scrivendo di donne che amano altre donne: Memory & Dream di Charles de Lint è un esempio, The Warrior's Tale di Cole e Bunch è un altro, ma ce ne sono molti altri, in entrambi i generi.

E allora, perchè uomini retti si sono messi a scrivere delle lesbiche? Secondo me alcuni fanno ciò che aveva fatto Wyndham con The Chrysalids: stanno esplorando genuinamente l'alieno, cercando a tutti i costi di capire, e di far capire, le donne che amano le donne in un mondo centrato sul maschio. E' difficile non applaudire a questi tentativi, anche quando gli autori fanno occasionali errori marchiani sulla natura della Donna Lesbica. Ma altri, che io non applaudo, si limitano semplicemente a sfruttare quello che ritengono il clima politico. I giovani scrittori maschi d'oggigiorno si credono una specie di giovanotti moderni aggiornati e femministi. Sanno che non è di moda che Big John, l'uomo virile, salvi il mondo tutto da solo e, durante il percorso, piloti tutto ciò che vola, beva tutto ciò che viene versato e corra dietro a qualsiasi gonnella. Cambiano Big John in Big Joan. Ma cambiano solo questo: finiamo con una Lesbica Eroina che salva il mondo e, durante il percorso, pilota tutto ciò che vola, beve tutto ciò che viene versato e corre dietro a qualsiasi gonnella... Questa, gli scrittori dicono a se stessi (e a tutti gli altri), non è una storia schifosa d'avventura, ma SF di tipo slipstream e all'avanguardia. "Guardate" dicono, "stiamo esplorando tutti questi... come dire, gruppi alienati: donne e (ooh, brivido perverso) lesbiche."

Gli uomini, naturalmente, non sono gli unici imputati. Donne con scarsa immaginazione stanno facendo gli stessi errori di cliché con i loro personaggi maschili omosessuali. Per qualche ragione sembra una cosa più comune nel fantasy che nella fantascienza. Prima che qualcuno salti a qualche conclusione, io non sto dicendo che gli uomini non dovrebbero scrivere sulle donne e viceversa, o che i non omosessuali non dovrebbero scrivere sugli omosessuali. Voglio solo che la gente eviti i cliché, che pensi un po' prima di mettere le sue atrocità bene intenzionate sulla carta.

E la maggior parte degli scrittori nel nostro genere sono bene intenzionati. Ci sono altri che non lo sono.

Il 1994 ha visto la pubblicazione di uno schifoso libretto dal titolo Colorado 1998. E' stato scritto da un uomo di nome Mark Olsen, il direttore delle comunicazioni per Colorado for Family Values, quelle dolci persone che hanno cercato di conservarsi come reliquie all'interno di leggi discrimantorie contro lesbiche e omosessuali. Questo libro si ripropone di descrivere come apparirebbe realmente l'America se i devianti governassero il mondo. (Devo ammettere che provo un certo imbarazzo per il fatto che ci sia voluto un fondamentalista dalla mente ristretta per immaginare sulla carta stampata come potrebbe essere il mondo se gli omosessuali andassero al potere. Perchè non lo ha immaginato qualcuno di noi? Spero realmente che qualcuno si metta a scrivere una storia di devianti-che-governano-l'universo. Mi piacerebbe leggerla.)

Colorado 1998, col suo ritratto bestiale delle lesbiche (grugniamo per tutto il tempo, camminiamo in modo strano, come dei tassi, e abbiamo modi terribili a tavola), è un classico racconto sui ruoli rovesciati dove lo scrittore rivela i propri pregiudizi.. Nel tentativo di mostrare quanto siano terribili le lesbiche, Olsen non fa altro che reggere uno specchio per le persecuzioni e l'odio che attualmente hanno luogo contro i devianti. Non c'è alcuna differenza sostanziale tra questo libro e i testi sulla battaglia dei sessi degli anni cinquanta, sessanta e settanta. Come molti turisti del genere (P.D. James è un'altra), Olsen sta trent'anni indietro rispetto a tutti noi.

Il 1994 ha visto il sorgere di qualcosa che può essere definito Lasbian Chic. Non certo per coincidenza quell'anno ha visto anche l'aumento di donne che scrivevano sulle donne. Melissa Scott, con Trouble and Her Friends, è stata esplicita in merito alla alienità nell'essere deviante, e femmina, nel futuro. La narrativa breve di Carrie Richerson è raggelenate ed eccitante e diversa: le sue donne non sono solo lesbiche, ma anche morte, un doppio botto. The Furies di Suzy McKee Charnas getta uno sguardo coraggioso e impassibile su come donne e uomini possano essere totalmente alieni le une agli altri; sulla differenza nella loro differenza; e ai modi in cui donne e uomini possano tentare (o no, se fosse necessario) di trovare un terreno comune.

Noi sappiamo che questi argomenti (sesso, sessualità, genere) sono qui presenti nella SF perchè c'è un premio, il Tiptree. Sappiamo che il premio si trova qui non solo perchè la comunità della SF si è unita munificamente per finanziarlo, ma perchè ha diffuso le controversie, soprattutto da quelli che non hanno vinto e ne sono rimasti un po' contrariati. Sono molti gli scrittori, dalla vecchia guardia della SF come David Brin a turisti recenti come la già menzionata P.D. James, che hanno postulato futuri in cui le donne sono il sesso dominante. Mentre questa narrativa potrebbe essere un ribaltamento dei ruoli, non è necessariamente un allargamento dei ruoli.

Così, siamo a metà degli anni novanta. Gli scrittori di SF hanno questa vasta storia di esame dell'alieno su cui muoversi: mostri viscidi cogli occhi di insetto, robot, mutanti e popolo dei baccelli, donne, lesbiche e omosessuali. Ma il percorso non si arresta qui. Si guardi a quello che succede in California e in Florida: la paura crescente e la rabbia verso gli immigranti. Penso che presto vedremo della fantascienza su alieni immigranti e su come turbino il tessuto della società venendo nel nostro mondo per usare le nostre risorse e su perchè non se ne tornano semplicemente da dove sono venuti. Un altro argomento caldo è l'azione affermativa, discussioni sul modo di comportarsi nei confronti di minoranze raziali e dei disabili. Non sarei sorpresa di vedere i nuovi alieni della SF nei malati e nei disabili, e che chiedono che l'umanità presti attenzione a loro e li tratti con dignità e rispetto.

Qualsiasi cosa succeda, sono sicura che col maturarsi della fantascienza continuerà ad interessarsi sempre più del lato Noi dello spettro Noi-Loro. Continuerà ad esaminare l'alieno e a far comprendere l'alieno. O almeno continuerà a provarci.



© Nicola Griffith
E' vietata la riproduzione anche parziale del testo senza l'autorizzazione dell'autrice
Titolo originale, The New Aliens of Science Fiction, apparso originariamente in Nebula Awards 30, nel maggio del 1996
traduzione Italiana, Danilo Santoni

della stessa autrice: