Andrea Iovinelli


Sono nato il 3 gennaio del 1974 a Roma, da mamma Emilia e papà Aniello. Mi sono subito distinto fin dai miei primi vagiti, che ancora riecheggiano assordanti nelle orecchie dei miei poveri parenti, da allora irrimediabilmente compromesse.

Inizialmente detto "Palla", per la mia particolare conformazione fisica e facciale, ho ben presto invece assunto le caratteristiche tipiche di coloro che, nella capitale, vengono comunemente chiamati come: "a secco!". In parole povere, appartengo a quella classe di soggetti che mangia senza ingrassare.

La mia attività preferita è sempre stata il gioco, e l’intrattenimento in generale in seguito, e chiamatemi pure stupido. Stefano, il mio fratellone, in questo è sempre stato il mio punto di riferimento. Ho sempre "subito" ed assorbito la sua influenza in fatto di gusti e preferenze, e senza la sua "prima visione" ora non sarei ciò che sono. Notavo, assimilavo e metabolizzavo. E così ho sviluppato un mio mondo, modellato su quello già lungamente testato e approvato da uno più grande di cinque anni di me; mica stupido. Ci completavamo (e continuiamo a farlo) alla perfezione: lui i cowboy e io gli indiani; lui gli americani ed io i tedeschi, e così via. Col crescere poi, senza più bisogno di rivalità alcuna, ci siamo ritrovati con quei gusti e quelle preferenze "gemelli" che ci permettono di andare tanto d’accordo.

E la fantascienza? Direi che il mio amore per essa segue un preciso e ben identificabile percorso evolutivo che si snoda attraverso tre fasi conoscitive, tre epoche della mia vita.

 

L’infanzia e le nuvole del fantastico

È papà a spingermi per primo verso il mondo della fantasia, facendomi conoscere i fumetti: prima osservando i "Topolino" di mio fratello, poi con la lettura di Asterix e Lucky Luke, su tutti. In TV intanto imperversava "Super Gulp!" e, più grandicello, gettavo già un’occhiata terrorizzata allo spaventoso (ero piccolo... appena neonato!) "Spazio 1999". Meno paura mi suscitavano quel bonaccione Cap. Kirk e l’orecchiuto Dott. SpAck.

 

L’adolescenza tra i robottoni a mandorla

Sono più grande, e la televisione è invasa da quel noto fenomeno di massa, che tante sterili polemiche scatenerà, chiamato "il mostro diseducativo dei cartoni animati giapponesi". Io naturalmente, figlio di Goldrake, Mazinga, Jeeg e di tutti i loro parenti, cresco maleducato e psicologicamente, irrimediabilmente menomato. Leggo "Il Giornalino", gran bella esperienza, mentre al cinema "Guerre Stellari" ed i suoi seguiti fanno storia. Sarà un bel punto di riferimento per il futuro, mi segnerà, assieme ad una "meteora" animata apparsa brevemente sugli schermi italiani che mi colpì in modo profondo e significativo, sebbene fossi ancora piccolo: "Gundam", il robot bianco più robot di tutti, e più affascinate della storia. Un bel balzo in avanti, ed un altro ruolo fondamentale per la mia progressiva crescita fantascientifica, lo ricopre senz’altro "Nathan Never". Con lui mi avvicino alla SF narrativa, quella più matura, anche se il mio approccio era distaccato e quasi inconscio; il suo inarrestabile e misero declino incorso negli ultimi anni è per me un duro colpo.

 

La riscoperta delle nuvole e quella del romanzo

Allontanatomi ingiustificatamente dai fumetti, me ne riavvicino con "Lazarus Ledd" e riscopro il mondo fantastico che avevo abbandonato. Su una terza di copertina di uno dei suoi primi albi, rimango folgorato da una visione mistica: mi riappare quel "robot bianco più robot di tutti" di cui sopra, ed è subito amore! Sarà la mia "condanna", perché da quel momento rimango invischiato nel gorgo senza uscita dei manga (così tanto vicini alla mia sensibilità fantascientifica) e, più in generale, del mondo del fumetto che da allora non abbandonerò più. Stimolata così la mia curiosità culturale, mi avvicino alla narrativa, ed è uno choc, perché mi rendo conto di essermici avvicinato troppo tardi; ormai il solco è incolmabile, e le mie lacune me le porterò dietro per sempre! Sigh! Scopro magiche pagine di Asimov, Dick, Bradbury, Matheson, dei "nuovi" Gibson, Simmons e W.J. Williams, e il rimpianto è ancora più grande. Mi affanno nella lettura dei grandi del passato, e mi affascina la Golden Age ed il resto è... adesso!

Andrea Iovinelli



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